Manifesto per la felicità
Prof. Bartolini
NB:
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- I grafici sono tutti quelli necessari per l’esame.
- Inoltre non sono stati tradotti i box che trovate a queste pagine: 140, 186, 218, 159.
Introduzione
Negli ultimi anni la possibilità di misurare la felicità in modo affidabile ed economico ha acceso un importante dibattito. Per molti paesi, e per alcuni anche per periodi molto lunghi (dal secondo dopoguerra), sono disponibili dati sulla felicità.
Le misure della felicità sono:
- Soggettive (riguardano il benessere percepito dagli individui)
- Oggettive (suicidi, alcolismo, droghe, disagi mentali…)
Tali dati mostrano che, nei paesi occidentali, nel secondo dopoguerra la soddisfazione degli individui per la propria vita non è migliorata; invece nei paesi più poveri la gente sembra più felice di quella dei paesi ricchi.
Il denaro non fa la felicità
Ciò si è evidenziato molto negli Stati Uniti dove si dimostra che la crescita economica, e quindi il maggior denaro, non generi felicità, anzi la distrugge nel tempo modificando le abitudini e condizionando la cultura dei singoli individui. Viene definito quindi "paradosso della felicità" che mostra l'esistenza di una correlazione negativa o nulla tra la felicità e l'accesso ai beni di consumo.
Tale paradosso ci suggerisce che la crescita economica non sia un mezzo per migliorare la percezione che gli individui hanno della propria vita. Possiamo vedere come quindi gli effetti positivi sul benessere dovuti al miglioramento nel tempo delle condizioni economiche siano stati compensati dagli effetti negativi dovuti al peggioramento delle relazioni tra le persone.
Parte prima. Il manifesto in breve
1. La malattia
1.1. I sintomi: infelicità e fretta
Negli USA negli ultimi 35 anni c’è stata una forte crescita economica, ma gli americani si sentivano peggio, sempre più infelici e dilagavano le malattie mentali. I dati empirici dimostrano una variazione negativa della felicità. La motivazione principale è che l’orario di lavoro degli americani si è allungato nel corso degli anni, e quindi hanno sempre meno tempo.
1.2. La malattia: il declino delle relazioni
La ricerca mostra che il declino della felicità e l'aumento delle ore di lavoro sono sintomi del peggioramento delle relazioni intime e sociali. I dati sulla felicità americana del periodo 1975-2004 mostrano che l'aumento del reddito ha avuto un impatto positivo su essa, ma è stato compensato da alcuni fattori negativi quali l'aumento della solitudine, difficoltà comunicative, paura, senso d'isolamento, diffidenza, instabilità delle famiglie, diminuzione della solidarietà e dell'onestà e della partecipazione sociale e civica.
Queste conseguenze sono le incarnazioni del concetto di beni relazionali che hanno un forte impatto sulla felicità: la crescente infelicità degli Stati Uniti è che l'effetto negativo sulla felicità della povertà relazionale è stato più forte di quello positivo della maggior ricchezza di beni al consumo.
Per quanto riguarda l'aumento delle ore di lavoro, osservando sempre il periodo 1975-2004, si dimostra che gli individui che presentano povertà relazionale lavorano in media di più; per cui l'aumento degli orari di lavoro (e maggior interesse verso il denaro) in America è stato influenzato dal peggioramento delle relazioni. Gli individui cercano nel lavoro una compensazione al peggioramento delle condizioni relazionali, ma allo stesso tempo il tempo dedicato al lavoro li sottrae alle relazioni aumentando infelicità. Si entra quindi in un circolo vizioso che genera solo infelicità.
1.3. Crisi sociale e abbondanza economica
Secondo l'approccio NEG (negative endogenous growth) crisi sociale e dinamismo economico sono legati positivamente in quanto la crescita può rappresentare la causa e conseguenza del degrado relazionale. Il denaro offre molte forme di protezioni alla povertà di relazioni. Se un anziano è solo la soluzione è una badante; se i bambini sono soli la soluzione è la baby-sitter, ecc. Se l'individuo è solo, o ha relazioni difficili, può cercare un riscatto nel consumo e nel lavoro. Inoltre la pubblicità ci ricorda la soluzione ai nostri problemi relazionali attraverso il consumo.
Quindi i beni ci “difendono” dal degrado di qualcosa che prima era gratuito. Ciò spinge i soggetti a lavorare e produrre di più, alimentando la crescita economica. Un discorso analogo vale per la qualità dell'ambiente: le vacanze ci offrono dei luoghi incontaminati che non troviamo più in città. Tutto ciò alimenta il circolo vizioso: la crescita economica generata da questi meccanismi alimenta il degrado relazionale e ambientale.
Il Capitalismo NEG è quindi il tipo di organizzazione che tende a produrre questo degrado di beni relazionali e ad alimentare il circolo vizioso della crescita economica negativa: la crescita nutre il declino relazionale e ambientale, e ciò alimenta la crescita stessa deteriorando ulteriormente le relazioni. Secondo l'approccio NEG il degrado relazionale e ambientale è centrale nella spiegazione dell'incapacità dell'economia americana sia di generare felicità e tempo libero sia nella capacità di generare crescita.
In Europa la situazione è leggermente migliore rispetto all'America, ma la società europea non è immune da questa malattia. Qui l’economia è cresciuta meno e gli orari di lavoro sono diminuiti. Siccome è la tendenza dei beni relazionali che contribuisce a spiegare queste differenze, possiamo affermare e osservare empiricamente che la felicità e le relazioni sono debolmente cresciute in Europa (a differenza degli USA in cui ha avuto variazioni negative).
Quindi dagli USA possiamo dedurre che il prezzo della crescita sono le relazioni. Allora il gioco della crescita non vale la candela del benessere.
2. Le cause della malattia: il cambiamento dei valori
2.1 Cultura del consumo e relazioni
La qualità delle relazioni dipende dalla cultura: quella che funziona peggio è la cultura del consumo. La cultura del consumo consiste nel dare più rilevanza alle motivazioni estrinseche (motivazioni esterne, come il denaro) che alle motivazioni intrinseche (quelle interne come amicizia, solidarietà, senso civico…). Gli individui che adottano valori consumisti attribuiscono più importanza al denaro, beni di consumo e il successo mentre meno alle relazioni in generale.
Questi individui godono di minor benessere: sono meno soddisfatti della loro vita, meno felici, hanno meno frequenti emozioni positive, più stress, più probabilità di contrarre malattie come la depressione oppure guardano più tv, consumano più alcool e droga.
Il minor benessere degli individui consumisti non è sorprendente date le difficili relazioni. Questa situazione deriva da alcuni atteggiamenti relazionali sviluppati dagli individui con inclinazioni consumiste: c’è una tendenza alla reiterazione (reiterazione = bassa generosità, empatia, capacità relazionale, sfiducia su cui gli individui fondano i rapporti), ovvero a considerare gli altri come oggetti.
I ricercatori affermano che c'è un effetto circolare che conduce cultura al consumo e povertà relazionale da alimentarsi a vicenda: la cultura consumistica induce gli individui ad organizzare le proprie vite in modi che non consentono la soddisfazione dei bisogni relazionali e questo induce gli individui ad una accresciuta cultura del consumo.
I valori che negli USA sono in espansione: dal 1975 al 1991 la percentuale di americani che considera importante avere soldi è aumentata dal 38% al 55% mentre quella di chi considera importante un lavoro retribuito di più dal 45% al 60%.
2.2 L’economia di mercato diffonde la cultura del consumo
Il sistema economico e le istituzioni formative sono i principali responsabili alla diffusione dei valori del consumo. Il ruolo dell'organizzazione economica può essere compreso alla luce della teoria della sostituzione delle motivazioni. Secondo questa, gli incentivi monetari (es. multa in caso di ritardo di un figlio a scuola) hanno effetti opposti a quelli cui ci si aspetta. Questo perché gli incentivi modificano la motivazione alla base dell’azione: le motivazioni intrinseche sono sostituite da quelle estrinseche. Si ha un cambiamento della percezione degli individui sul perché fanno qualcosa.
Un esempio che ci fa capire ciò è l'effetto perverso dell'introduzione di multe a carico dei genitori che prelevano i loro figli in ritardo dagli asili. Con l'introduzione delle multe notiamo un aumento dei ritardi: ciò perché i soggetti hanno sostituito il loro senso di responsabilità verso le maestre con l'essere puntuali per evitare di prendere una multa per cui la motivazione monetaria mina quella del senso di responsabilità e la sostituisce.
L’economia di mercato è proprio il tentativo di costruire un sistema economico che faccia a meno delle motivazioni intrinseche e che metta in relazione gli individui per motivi strumentali. In sostanza, è un sistema che mette in relazione gli individui per motivi strumentali; il mercato enfatizza la capacità di stare insieme per motivi strumentali (estrinseci). Ma organizzare le relazioni economiche sulla base di motivazioni estrinseche, porta ad una diffusione di valori consumisti. E dalla teoria della sostituzione delle motivazioni, capiamo che questo porta alla sostituzione delle motivazioni intrinseche da quelle estrinseche.
Il problema che si crea è che negli individui consumisti, i bisogni di attività motivate intrinsecamente persistono nonostante ciò. Quindi tali individui tendono a godere di minor benessere perché danno uno scarso ascolto a tali bisogni profondi, i quali non riescono ad essere riconosciuti dagli individui consumisti.
Quindi l’aspetto negativo del mercato è che, mentre fornisce i vantaggi della prosperità economica, sparge gli svantaggi della diffusione di valori consumisti.
2.3 I media promuovono i valori del consumo
I media, soprattutto la pubblicità, hanno un ruolo fondamentale per diffondere i valori consumisti. Essi, anche se conoscono l’importanza dei bisogni relazionali, cercano di persuaderci che comprare beni può fornirci vantaggi non materiali come amore, successo, sicurezza. Il loro scopo è quello di creare una associazione tra prodotto ed emozione positiva.
La funzione principale del marketing è quella di collegare caratteristiche personali al consumo. (es: chi compra un automobile e chi un'altra). Il consumo è diventato una forma di espressione individuale "compro dunque sono".
2.4 La vita dei bambini
Ci sono due motivi per porgere l’attenzione a come è cambiata la vita dei bambini: il primo è perché è importante analizzare l'età infantile per capire l'importanza dei valori nel determinare la capacità di avere relazioni ed essere felici; il secondo è che l'evidenza ci mostra che il declino della felicità ha natura generazionale. Notiamo che stanno crescendo generazioni sempre più incapaci di vivere felicemente: ogni generazione sperimenta nel corso della vita un benessere minore della generazione che l’ha preceduta.
Ciò non è dovuto dalla povertà e nemmeno alla diffusione del lavoro delle madri, divorzi e declino dell'autorità genitoriale. Le motivazioni del disagio giovanile sono due:
- L’evoluzione della città (ritorniamo più avanti).
- I bambini stanno subendo una crescente pressione per assumere i ruoli sociali di produttori e consumatori, e gli attori principali di ciò sono la scuola, i media e la famiglia. Il problema è aver reso i bambini dei piccoli adulti: hanno relazioni difficili, riduzione del loro tempo, assediati da media e pubblicità. L’aumento della esposizione dei bambini ai media determina una diffusione dei valori consumistici e peggioramento della qualità delle loro relazioni, con conseguenze sul benessere. In loro le cause del peggioramento del benessere risultano amplificate rispetto agli adulti, e quindi rappresentano l’epicentro del problema.
2.5 La compressione del senso della possibilità
Gli esseri umani si distinguono per due capacità rilevanti: la capacità di adattamento e il senso della possibilità (definito da Renato Palma). Quest’ultimo non è altro che la capacità di cambiare l'ambiente adattandolo alle proprie esigenze. Il cervello umano ha inventato la capacità di progettare cambiamenti e questo senso della possibilità ci ha resi capaci di adattare l'ambiente alle nostre necessità inventando tecnologie, istituzioni, ambienti sociali e culture che hanno lo scopo di migliorare la nostra vita.
Le istituzioni principali quali famiglia e scuole, privilegiano però la capacità di adattamento individuale assumendo l'ambiente dato, scoraggiando quindi il senso della possibilità e la capacità di adattare tale ambiente. La scuola rappresenta un esempio di compressione del senso di possibilità in quanto l'organizzazione del percorso scolastico è basata su alcune regole che si mantengono invariate nel tempo promuovendo invece l'immobilità, subordinazione e un potere che esclude gli studenti da ogni decisione rilevante che li riguarda.
Il senso della possibilità viene confinato alla ricerca del profitto, competizione, acquisizione. Per questo molte persone sperimentano una percezione di pressione e coercizione nella determinazione delle loro vite. Siccome quello che viene richiesto dalle istituzioni culturali e formative ai giovani è la rinuncia ad un tratto distintivo della nostra specie, per questo c’è un costante rapporto conflittuale tra giovani e adulti divenuto ormai strutturale.
2.7 La vita urbana
L’evoluzione della città riveste un ruolo fondamentale nel degrado relazionale e benessere di bambini e adulti. Le città moderne hanno reso i bambini più soli, e la loro possibilità di godere di autonomia relazionale dipende dalle scelte dei genitori. Il motivo è che le città hanno ridotto l’esistenza di tessuti relazionali fuori dal portone di casa.
Da quando le città sono nate, queste si focalizzavano sull’esistenza di aree sociali come piazze che privilegiavano la relazionalità. In epoca moderna due sono stati i cambiamenti:
- Industrializzazione: ha portato alla scomparsa degli spazi urbani comuni, per far spazio a periferie autonome in cui lo spazio comune urbano è stato sostituito da costruzioni private.
- Il traffico: da quando sono comparse le automobili hanno trasformato l'ambiente in un luogo pericoloso per gli esseri umani, l’auto è pericolosa, inquina, rallenta gli autobus. Per questi motivi i bambini passano molto più tempo a casa, e le spese che facciamo per giocattoli servono a plasmare la loro povertà relazionale. Ciò vale anche per gli anziani.
La città è il paradigma del processo NEG, distruttore di beni relazionali e sostenitore della crescita. Il declino della qualità degli spazi comuni crea un’industria del tempo libero urbano: la città moderna risponde alla povertà dei luoghi di incontro a basso costo con la ricchezza di opportunità costose per il tempo libero, e in questo caso le differenze di reddito pesano di più sul benessere in quanto chi ha molti soldi accede ai divertimenti urbani mentre chi non li ha è costretto a vedere la televisione. Questo è un incentivo alla crescita.
2.8 Stati Uniti: l’espansione delle città a bassa densità
Le città americane durante il boom edilizio hanno seguito il modello della città a bassa densità (case monofamiliari con giardini) non pensate per i pedoni come nelle città europee ma per le macchine, perché le distanze che separano le case dai centri di interesse, come i negozi, sono molto grandi.
Nei sobborghi americani non ci sono nemmeno i marciapiedi ma periferie lontane da teatri, musei, ristoranti per cui l’attività culturale è scarsa. In questa situazione i grandi centri commerciali sono divenuti luoghi delle relazioni offrendo un rifugio pedonale dove i bambini sono al sicuro. Ma le opportunità relazionali sono immerse nel contesto della stimolazione al possesso. Da ciò però vengono esclusi chi non può comprare.
In queste città un trasporto pubblico ad alta frequenza ha costi proibitivi e ciò penalizza i bambini, gli anziani, i giovani senz'auto fondando l’ambiente urbano sull’esclusione sociale. Diviene quindi necessario disporre di denaro per il tempo libero, case e auto comode.
2.9 Estate 2007: implosione del capitalismo NEG
La crisi del 2007 è l’epilogo della crescita generata dal radicamento in America del capitalismo NEG. L’inizio della crisi è stato determinato dal crescente debito delle famiglie americane per finanziare il consumo e vivere al di sopra delle loro reali possibilità. Il mondo è stato poi contagiato dalla crisi americana attraverso titoli tossici costruiti cartolarizzando i debiti delle famiglie, mescolando debiti ad alto e b.
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