Che materia stai cercando?

Riassunto esame Economia della felicità, prof. Bartolini, libro consigliato “Manifesto for Happiness. Shifting society from money to well-being Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Economia della felicità, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato Manifesto for Happiness. Shifting society from money to well-being (in inglese) dal docente Bartolini Stefano.

Voto conseguito: 30/30

Esame di Economia della felicità docente Prof. S. Bartolini

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

personale rispetto ad una persona socialmente attiva; una persona socialmente attiva non è

preoccupata per niente del reddito di riferimento (di un altro gruppo).

Le persone con povertà relazionali dipendono molto più dal denaro rispetto alle altre. Infatti le

persone isolate sono le più preoccupate di quanto più o meno guadagnano se stessi (-19%) e le altre

persone(-38%). Le persone invece con attività sociali sono le meno preoccupate al proprio reddito

(il quale impatta solo al 50% il proprio benessere) e non sono affatto preoccupate dei paragoni

sociali (-105%).

Quando diminuiscono i beni relazionali, i confronti sociali diventano sempre maggiori. La solitudine

alimenta l’invidia. Il benessere di queste persone sarà influenzato da altre persone. Alti paragoni

sociali e povertà relazioni sono le facce della stessa medaglia.

La ricerca di benessere può essere una conseguenza alla povertà relazionale: più soldi sono un

rifugio dal peggioramento delle vite.

4. ESEMPIO DI MASSA DI INVIDIA E SOLITUDINE: CINA, INDIA E USA (≠)

Negli Stati Uniti il declino dei beni relazionali e aumento dei confronti sociali sono strettamente

correlati. Questo modello di invidia e povere relazioni colpiscono anche la Cina. Da una indagine, è

emerso che questa è il primo paese tra i paesi in via di sviluppo nel confronto internazionale del

materialismo. Questa indagine ha mostrato che il 70% dei cinesi si sente sottoposto a molte

pressioni per avere successo e fare soldi.

Negli ultimi decenni, i cinesi hanno visto crescere invidia e paragoni sociali, parallelamente ad un

declino delle relazioni (dovuta ad un incremento del materialismo). Dal 1990 al 2007 c’è stato un

calo della fiducia, attività associativa, comportamento civico, diffusione della solitudine.

Anche l’india ha mostrato modelli simili per paragoni sociali e povertà relazionale crescente.

Questo mostra coerentemente che c’è una correlazione tra povertà relazionale e invidia sociale.

Inoltre Cina, india e Usa cono i principali protagonisti del Paradosso di Easterlin. Nel quadro

dell’approccio NEG, l’aumento della povertà relazionale e confronti sociali amplificano il successo

economico e il declino del benessere.

5. CONCLUSIONE (≠)

La crescita endogena negativa (NEG) è l’unica spiegazione alla coesistenza a lungo termine del

declino del benessere e dei beni relazionali, il confronto sociale in aumento e la crescita economica

rapida.

L’approccio NEG fornisce la spiegazione che il declino del capitale sociale e la rapida crescita possono

coesistere perché si alimentano a vicenda. Il capitale sociale ha contribuito alla prosperità

economica dell’Occidente molti decenni fa, ma negli ultimi, soprattutto in USA, la crescita del

capitale sciale è stata sostituita dalla crescita difensiva, la quale alimenta l’erosione del CS.

BOX- LA FELICITA’ È DISTRIBUITA IN MODO PIU UNIFORME NEI PAESI “SOCIALMENTE” PIU RICCHI

In che misura la distribuzione del reddito

influisce sulla distribuzione del benessere tra i

gruppi di reddito? Dipende dalla fiducia degli

abitanti di un paese nei confronti degli altri

abitanti.

Osserviamo il grafico, in cui una variabile è la

fiducia in termini % e l’altra è la differenza di

Life Satisfaction tra ricchi e poveri. Nei “paesi

più ricchi di fiducia” c’è meno differenza tra

benessere di ricchi e poveri. Più bassa è la

fiducia, più il denaro conta per il benessere.

Si può pensare che queste disparità di

benessere siano dovute a differenze di reddito. Per esempio in Russia la disparità di reddito è

maggiore rispetto che in Svizzera e Olanda.

Tuttavia, la differenza di reddito influenza solo

parzialmente le differenze di benessere tra

gruppi di reddito. Tenendo fermo l’indice di Gini

sulla disuguaglianza di reddito, i paesi in cui la

fiducia è piu elevata mostrano una minore

disuguaglianza di felicità tra gruppi di reddito.

Questo è confermato dalla figura.

Tanto maggiore è il reddito per il benessere,

tanto maggiori disparità di reddito si traducono in

disparità di benessere tra gruppi di reddito. Siccome le buone relazioni rendono il denaro meno

importante per il benessere, nei paesi socialmente piu ricchi il gap di LS si riduce.

CAPITOLO 7: SOLITUDINE, PAURA E MALESSERE COME MOTORE DELLA CREESCITA

AMERICANA

La crescita economica è stata negli ultimi decenni sostenuta dalle spese per la difesa contro il declino

dei beni relazionali. I settori dell’economia che aumentano perché trainati dall’aumento della

solitudine, conflitti, paura e malessere crescono a ritmi maggiori rispetto il resto dell’economia.

Alcuni di questi settori: costi di transazione, sicurezza e controllo sociale, costruzione a assistenza

sanitaria.

1. L’AUMENTO DEI COSTI DI TRANSAZIONE (≠)

La sostituzione dei beni liberi con beni costosi funziona anche nei modelli di produzione. La perdita

di fiducia, norme sociali condivise, onestà ed etica rendono le transazioni commerciali più

difficoltose.

I costi di transazione sono una serie di costi associati allo scambio di beni e alla protezione della

proprietà privata, e comprendono costi relativi alla protezione contro l’opportunismo. Esempio:

possiamo sostituire la fiducia nei dipendenti con telecamere; spese per consulenti legali per

proteggere la società; spese per consulenti aziendali; protezione dei segreti industriali; stesura ed

esecuzione dei contratti. Sono tutti esempi di sostituzione di fiducia con beni costosi.

Questi costi aumentano al calo della fiducia, correttezza, etica degli affari e del lavoro degli altri ed

alimentano la crescita del PIL, abituando le persone a lavorare in mezzo a relazioni diffidenti.

2. L’INDUSTRIA DELLA PAURA: SICUREZZA E CONTROLLO SOCIALE (=)

Dagli anni ’70 c’è un aumento della spesa per la sicurezza e controllo sociale. Polizia e guardie sono

aumentate del 40% e gli avvocati del 150%.

L’erosione della fiducia ha portato ad alti costi derivanti dall’enorme apparato disciplinare

americano.

Un riflesso di questo tipo di società malata è la crescita nel tempo del LAVORO DI GUARDIA (polizia,

supervisori da lavoro, guardie private, personale militare, guardie carcerario) documentato da uno

studio di Bowles, che non è altro che il lavoro destinato alla protezione delle persone, delle

proprietà, e del mantenimento della disciplina sui luoghi di lavoro. Il lavoro di guarda è una spesa

difensiva e sostituto della fiducia: le persone si controllano quando non si fidano delle altre. Il lavoro

di guardia risulta più alto negli USA piuttosto che paesi europei. Qui, nel 2002, 1/5 dei lavoratori

era impiegato in un lavoro che implicava di controllare qualcun altro.

Per quanto riguarda i “supervisori da lavoro” in USA, un lavoratore su 6 controlla altri lavoratori.

Inoltre, dal 1973 al 2009, la popolazione carceraria è passata da 200.000 a 2.2 milioni. Anche le spese

relative al sistema carcerario e alla giustizia penale sono aumentate e possono essere considerate

spese difensive. Tra la popolazione carceraria, quella di maggior dimensione è quella di colore nero,

che ha subito una forte impennata.

Inoltre, la spesa per “lavoro di guardia” è solo una piccola parte della spesa totale per controllo e

sicurezza, alimentata dal declino della fiducia. Infatti le persone si difendono dal declino della fiducia

anche con l’acquisto di beni come: allarmi, sistemi di monitoraggio, codici di accesso…

3. L’INDUSTRIA DELLA SEGREGAZIONE ECONOMICA: L’ESPANSIONE URBANA (≠)

Negli USA l’espansione urbana ha contribuito al boom edilizio che ha contribuito alla crescita

americana fino la recessione del 2008.

Ma l’espansione urbana è anche stato il motore della crescente segregazione delle famiglie

americane sulla base del reddito: queste tendono a raggrupparsi in quartieri in cui risiedono famiglie

con redditi simili (suburbanizzazione). C’è quindi una tendenza alla scomparsa di quartieri misti dal

punto di vista di reddito familiare.

Alla radice dell’suburbanizzazione c’è il crollo della fiducia tra persone con reddito diverso, collegato

alla crescita della disuguaglianza di reddito. Inoltre, la paura e insicurezza di molte famiglie nei

confronti di certe zone urbane ha alimentato la segregazione del reddito, facendole spostare in zone

più tranquillo con famiglie di reddito simile.

Quindi la crescita urbana è la conseguenza della crisi delle relazioni tra diverse classi di reddito, che

a sua volta alimenta questa crisi perché le famiglie con redditi diversi tendono a non incontrarsi più.

Inoltre questi gruppi di reddito finiscono per non avere piu nulla in comune, perché tendono a vivere

nel proprio quartiere e non condividere piu con le famiglie di reddito diverso i parchi, scuole, servizi

pubblici.

Quindi la crescita NEG determina un modello di espansione urbana che risponde ad una crisi di

relazioni e la alimenta ancora di piu.

4. L’INDUSTRIA DEL MALESSERE: L’ASSISTENZA SANITARIA (≠)

La crescita economica americana è stata alimentata in modo sostanziale dal settore sanitario. Dal

2000 al 2011 c’è stato un aumento del 30% della spesa sanitaria, arrivando a un 18% del valore del

PIL. In Europa invece, la spesa sanitaria su Pil rimane sul 10%. Quindi gli USA non hanno eguali.

Nell’aumento sproporzionato del costo della sanità americana, l’aumento della domanda di questa

riveste un ruolo fondamentale. La spesa per l’assistenza sanitaria è stimolato dal peggioramento

della salute degli americani.

Negli ultimi 50 anni, l’epidemiologia ha documentato che infelicità, relazioni scadenti, conflitti

sociali comportano alti rischi per la salute, sia mentali che fisiche perché indeboliscono il sistema

immunitario e cardiovascolare. Ecco perché gli americani stanno sempre peggio a livello di salute.

Questo implica che la spesa sanitaria mira a riparare le conseguenze dell’infelicità e povertà

relazionale. Questa parte di spesa sanitaria è di natura difensiva. Quindi l’industria sanitaria in forte

espansione è l’esempio della dimensione sproporzionata di alcuni settori americani, alimentati dal

declino delle relazioni e infelicità.

BOX. VITE IN DIFFICOLTA’, SALUTE TRAVAGLIATA: ESEMPI DI

MASSA DAGLI USA

Uno dei maggiori segni del malessere americano è

l’incredibile numero di morti per overdose. Nel 2016 se ne

contano tra 59000 e 65000.

La maggior causa scatenante è dovuta alla diffusione nella

società americana di oppioidi legali (per la cura di dolori

cronici) e illegali (droghe). La dipendenza da droga e il dolore

cronico sono effetti collaterali dell’infelicità.

Un altro studio sugli americani bianchi non ispanici prodotto da Case

e Deaton (figura a lato) ha fornito prove riguardanti al fatto che il

malessere ha portato ad un’alta scala di mortalità (suicidi,

avvelenamenti da droghe e alcool, malattia epatica cronica) dal ’95-

15. La causa di tutto è l’insoddisfazione e disagio, sviluppate dalla

mezza età, che confluiscono in questi problemi sopra descritti.

Questi studi evidenziano una inversione di tendenza Americana rispetto l’aumento della longevità

mondiale. La classe media americana infatti è la più colpita dalla deindustrializzazione e

disuguaglianza, trovandosi emarginata dalla classe ad altro reddito e dalle altre razze (sviluppando

quindi insoddisfazione).

Quindi insoddisfazioni e frustrazione possono trasformarsi in deterioramento di salute e in un

aumento della spesa sanitaria.

5. AMERICA E EUROPA A CONFRONTO (=)

La crescita economica negativa ha fornito la spiegazione che la povertà relazionale ha contribuito

alla crescita economica americana ma contemporaneamente alla loro infelicità.

Crescita economica ed orari di lavoro

L' Europa è cresciuta meno dell'America negli ultimi decenni con l'eccezione del Regno Unito che ha

un tasso di crescita superiore agli altri paesi europei e quello americano. Abbiamo differenze anche

per quanto riguarda le tendenze degli orari di lavoro; quelli europei sono più brevi e hanno tendenza

alla diminuzione con l'eccezione della Gran Bretagna in cui gli orari di lavoro sono crescenti e

mostrano un profilo simile a quello americano.

Gli americani hanno orari di lavoro più lunghi e fanno meno ferie. Nel 1955, nella situazione di

partenza, gli americani lavoravano meno degli europei, ma adesso la situazione si è ribaltata. Quindi

UE e USA sono diverse, con l’unica eccezione per la Gran Bretagna

Inoltre, come emerge da alcuni studi, possiamo vedere che mentre

negli USA il tempo di lavoro a casa (pulire, lavare, ecc) è diminuito,

questo è aumentato in Europa. Ma sommando tempo il tempo di

lavoro e tempo di lavoro a casa (totale lavoro) possiamo vedere

che gli americani hanno meno tempo libero degli europei.

Inoltre il lavoro a casa, in epoca moderna, non andrebbe

considerato sempre come un lavoro in senso stretto (talvolta

cucinare è un piacere). E per contro, questo rafforzerebbe i

rapporti familiari.

Beni relazionali e felicità

É possibile che in Europa vi sia stata una minor esigenza di difendersi dal degrado relazionale e ciò

abbia contribuito a raffreddare la dinamica degli orari di lavoro e della crescita.

Da un articolo di Saracino, nel periodo 1980-2002, osserviamo quindi delle tendenze migliori in

Europa per la felicità e beni relazionali (articolo documenta che le tendenze della felicità e beni

relazionali sembrano aumentate in Europa, a differenza degli Stati Uniti, anche se in modo debole).

Inoltre l'andamento dei beni relazionali in Europa risulta migliore che in America ad eccezione

sempre della Gran Bretagna.

(appendice grafici)

Crescita NEG, EUROPA, STATI UNITI

Il confronto tra EU e USA ha mostrato i segni della crescita endogena negativa.

La crescita endogena negativa suggerisce che è proprio il maggior degrado relazionale americano

che contribuisce a spiegare le diverse tendenze di crescita, degli orari di lavoro e della felicità tra

Europa e Stati Uniti in quanto in Europa i meccanismi NEG sembrano meno forti.

La minor crescita europea non è segnale di superiorità e dinamismo del modello americano. Il

modello europeo infatti ha una maggior sostenibilità sociale e relazionale che gli permette una

minor esposizione a processi di crescita indesiderabili.

PARTE TERZA – DA COSA DIPENDE LA QUALITA’ DELLE RELAZIONI?

Un vasto insieme di studi di psicologia sociale, sociologia, biologia evolutiva, antropologia e storia

naturale può essere usato per rispondere a quali sono i motivi della crescente povertà relazionale

americana. Tali studi evidenziano che l’orientamento alla competizione negli USA è alla base del

declino delle relazioni americane.

1. LA COMMERCIABILITA’ DEI BENI (=)

Un’economia di mercato sceglie di soddisfare i bisogni attraverso la trasformazione dei beni in

merci, rendendoli cioè oggetto di scambio. Di conseguenza il successo di tale economia nel generare

benessere dipenderà dalla misura in cui riesce a trasformare i beni in merci.

Ma essere commerciabile non è la condizione naturale per un bene, e la costruzione di essa ha

richiesto anni di innovazioni tecnologiche e istituzionali. Infatti:

• Es. una condizione per la scambiabilità di un bene è che su esse vi siano diritti di proprietà, che

prevedono l’esclusione di terze parti. Ma sono stati necessari millenni affinché potessero essere

sviluppati tecniche di esclusione che permettessero un aumento delle possibilità di tutela della

proprietà privata e quindi estendere l’uso del sistema di mercato per soddisfare i bisogni.

• Es. riguardo alla trasformazione della conoscenza umana in merce. Possiamo notare che il forte

progresso tecnologico negli ultimi 2 secoli è stato possibile dall’introduzione di forme di diritti

di proprietà sulle idee. Ciò ha reso conveniente dedicare risorse allo sviluppo di innovazioni. Ma

la soluzione più semplice per stimolare la produzione di conoscenza è stata sicuramente

l’incorporazione della conoscenza in oggetti materiali (motore, macchina agricola..).

• Siccome l’aria non è commercializzabile, nessuno ci vende un’aria migliore.

Anche i beni relazionali non hanno natura commerciabile e questo perché ogni bene è venduto per

motivi strumentali cioè di guadagno personale: di conseguenza il mercato è inadatto alla

soddisfazione dei bisogni affettivi perché il comprare prestazioni affettive è impossibile in quanto

vengono svuotate del loro significato.

2. IL CAMBIAMENTO DEI VALORI (=)

Anche se il mercato non riesce a produrre beni relazionali, non significa che li debba distruggere. Il

pensiero tradizionale sostiene che l’espansione delle relazioni di mercato hanno portato al declino

della società e delle relazioni sociali. I rapporti di mercato cambiano i valori individuali, orientano il

comportamento individuale al vantaggio personale e favoriscano la diffusione di valori materialisti

e consumisti che impattano negativamente sulle relazioni. Vari studi sostengono la diffusione di

valori consumisti e materialisti nella società americana (es. aumento degli individui che ritiene che

avere un buon lavoro o un mucchio di soldi, i quali sono entrambi beni di consumo, sia componente

di buona vita).

3. CULTURA DEL CONSUMO E POVERTA’ RELAZIONALE. (=)

La psicologia sociale ha studiato il nesso tra i valori consumisti e le relazioni. Uno studio di questi

riguarda quello di Tim Kasser, nel Libro “The High Price of Meterialism”.

Questi studi si concentrano sul ruolo della “cultura del consumo” consistente nell'avere forti

aspirazioni economiche e forti aspirazioni al successo. Danno quindi piu alte probabilità alle

motivazioni estrinseche (denaro, beni di consumo, successo) rispetto quelle intrinseche (affetto,

relazioni, solidarietà…). Piu le persone si preoccupano di denaro, immagine, stato sociale, tanto più

è il loro disagio dovuto da un impoverimento relazionale.

Altri studi indagano sul legame tra cultura del consumo e felicità. Mostrano che gli individui con più

valori consumisti hanno minor felicità, maggiore ansia, irritabilità, rischio di depressione di quelli

meno consumisti. Un motivo di minor benessere è che maggior importanza danno ai valori materiali,

peggiore è la qualità della loro esperienza relazionale. Kasser mostra che gli individui consumisti

sperimentano un maggior senso di isolamento sociale. Secondo Kasser i valori del consumo sono

legati alle peggiori qualità delle relazioni con amici e partner affettivi.

Questi studi dimostrano quindi che le relazioni peggiorano perché si diffonde un sistema di valori

(consumisti) associato a difficoltà relazionali.

BOX. COME SI MISURA LA CULTURA DEL CONSUMO

Vi sono diversi modi per misurare la cultura del consumo. Uno è chiedere a gli intervistati quanto

sono d’accordo con affermazioni sull’importanza di beni materiali (mi piace possedere cose che

impressionano la gente? Mi piace un sacco il lusso nella mia vita? Alcuni dei risultati più importanti

nella mia vita includono l’acquisizione di beni materiali?); altri casi viene chiesto che importanza

danno a questioni come famiglia, edonismo, spiritualità. I risultati delle risposte si ottengono

attraverso indici ottenuti dalle risposte stesse.

Altri studi hanno valutato il grado di materialismo chiedendo loro di elencare gli obiettivi della vita

e poi di darli un ordine di priorità.

4. PERCHE’ LA CULTURA DEL CONSUMO DISTRUGGE LE RELAZIONI? (=)

Una risposta fu data da Kesser, il quale ha etichettato come la “reiterazione dell’altro” (ovvero a

considerare gli altri come oggetti) si riferisce a bassa generosità, empatia, capacità cooperativa,

sfiducia nei rapporti.

Ci sono vari studi: Belk evidenzia una riduzione di generosità all’aumentare di valori consumisti;

Kesser mostra che gli individui più interessati ai valori consumisti hanno meno comportamenti

empatici (empatia= capacità di considerare il punto di vista degli altri); un altro studio mostra

elevate associazioni tra cultura del consumo e tendenza all’amicizia strumentale; un altro studio

ancora mostra che gli individui con alti punteggi di machiavellismo (tendenza al cinismo, sfiducia

negli altri, relazioni centrate su se stesse) hanno anche alti valori consumisti, e tendono ad avere

relazioni più fredde e comportamenti psicopatogeni; infine, uno studio di Sheldon basato sul

dilemma del prigioniero, mostra che i valori consumisti (e quindi maggiormente egoisti) sono

associati ad una ridotta capacità cooperativa.

5. LA SOSTITUZIONE DELLE MOTIVAZIONI (=)

Possiamo esaminare le cause della diffusione della cultura del consumo che è stata responsabile del

declino delle relazioni attraverso la “teoria della sostituzione delle motivazioni”.

Infatti Titmuss sostenne che l'introduzione di incentivi monetari alla donazione del sangue avrebbe

diminuito e non aumentato la disponibilità della gente a donare sangue; altri dimostrarono che

l’introduzione di multe verso i genitori che facevano ritardi a scuola raddoppia il numero di ritardi.

La teoria economica assunse che gli incentivi monetari contro un certo comportamento aumentano

la disponibilità degli individui verso quel comportamento (negativo).

La spiegazione a questi risultati fu data dalla teoria sopra citata. Secondo questa:

• Le motivazioni intrinseche fanno riferimento all’attività che ricevono come gratificazione

dall’attività stessa. Motivazione intrinseca è una motivazione interna

• Le motivazioni estrinseche sono quelle motivazioni strumentali al raggiungimento di qualche

altro scopo diverso dall’attività in se stessa. La motivazione estrinseche è una motivazione

esterna. Per esempio una relazione commerciale è motivata dal vantaggio economico.

Secondo questa teoria, queste motivazioni non si sommano ma tendono a sostituirsi.

Il motivo perché gli incentivi monetari minano le motivazioni intrinseche è perché vi è il

cambiamento della percezione degli individui sul perché fanno qualcosa (fare qualcosa per senso

civico è diverso a farlo per soldi).

6. PERCHE LE RELAZIONI DI MERCATO DIFFONDONO I VALORI DI CONSUMO? (=)

L'organizzazione economica ci fornisce delle risposte sul perché facciamo qualcosa. L'economia di

mercato produce un’organizzazione economica priva delle motivazioni intrinseche alle relazioni, in

quanto le relazioni di mercato cambiano la percezione del perchè stiamo in relazione e ci

suggeriscono che il motivo è strumentale ovvero poggia sul vantaggio materiale.

Dunque, la ragione per cui un sistema di mercato genera la cultura del consumo è perché enfatizza

la capacità umana di agire in base a motivazioni estrinseche. Organizzare le relazioni economiche

sulla base di motivazioni estrinseche tende a generare valori consumisti.

L’homo oeconomicus, su cui si basano le teorie economiche dominanti, è un soggetto anti-sociale,

che agisce sulla base di calcoli vantaggi-svantaggi personali ed è completamente privo di dimensione

etica, affettiva.

7. LA POVERTA’ RELAZIONALE GENERA CULTURA DEL CONSUMO? (=)

La cultura del consumo genera povertà relazionale e in essa prospera e trova alimento. Alcuni studi

dimostrano che i figli di genitori meno disponibili ad occuparsi di loro, ad ascoltarli e a lasciarli libertà

tendono a divenire più orientati alla cultura del consumo per cui vi è la tesi che le esperienze

relazionali sono importanti nel determinare l'orientamento valoriale di una persona.

Le carenze affettive generano insicurezza e la cultura del consumo è una risposta a tale insicurezza.

La conclusione dei ricercatori è che c’è un effetto circolare che porta ad alimentare cultura del

consumo e povertà relazionale: la cultura del consumo conduce gli individui ad organizzare le

proprie vite in modi che non consentono la soddisfazione dei bisogni relazionali e ciò conduce gli

stessi individui ad un’accresciuta cultura consumistica.

Questi studi sono coerenti con le ore lavorate in America: l’interesse alla maggior quantità di denaro

(maggior quantità di tempo lavorato) prospera nella povertà relazionale.

9. LA CULTURA DEL CONSUMO IN EUROPA (=)

Relativamente alla cultura del consumo, non sappiamo se l’Europa segua tendenze simili a quelle

Americane a causa della minor disponibilità di dati. Ci sono elementi per pensare che l’Europa segua

un percorso diverso: l'importanza che la gente attribuisce agli amici nella vita è cresciuta in europa

e diminuita negli Stati Uniti.

Alcuni studi di Bartolini evidenziano tendenze divergenti tra Europa e Usa, nonostante all’interno

dell’UE ci sono paesi come GB, spagna e Svezia che hanno mostrato sintomi di aumento della cultura

consumista, anche se molto meno marcate rispetto alle cifre americane.

Per quanto riguarda l’atteggiamento nei confronti del lavoro: maggiori americani, rispetto agli

europei, attribuiscono al lavoro maggior importanza nella vita, e la motivazione sembra essere quasi

esclusivamente il denaro; gli europei mettono nel lavoro motivazioni molto piu intrinseche degli

americani. CAPITOLO 9 – I MEDIA COME FABBRICA DEI DESIDERI

1. L’INTENSIFICAZIONE DELL’ACQUISIZIONE COMPETITIVA (=)

Per comprendere appieno i motivi della diffusione di valori che hanno impatto negativo sul benessere

bisogna analizzare una particolare istituzione delle economie di mercato che ha grande ruolo nel plasmare i

valori: i media.

Abbiamo visto che i paragoni sociali rivestono un ruolo nello spiegare il paradosso della felicità: le persone

considerate rappresentano i gruppi di riferimento e determinano lo standard dei consumi del soggetto che li

osserva. Prima erano costituiti dai vicini o dai colleghi, oggi invece è cambiata la natura dei gruppi di

riferimento: i nostri amici mediatici. Questi sono i personaggi belli, affascinanti che popola il nostro mondo

immaginario e in questo mondo dove vorremmo assomigliare a persone che guadagnano 50 volte quello che

guadagna la maggior parte della gente vi è il risultato dell'insoddisfazione.

2. MEDIA E MARKETING (≠)

I media e la pubblicità giocano un molo centrale nello spostare verso l'alto le aspirazioni di consumo

diffondendo la cultura consumistica.

Le ricerche di George Gerbner mostrano che i grandi consumatori di tv hanno percezioni molto

distorte della ricchezza media degli americani in quanto la tv è centrata sugli stili di vita delle classi

medio alte.

Un altro modo in cui i media diffondono i valori di consumo è attraverso la paura: i grandi

consumatori di tv tendono a sovrastimare l'estensione della criminalità ed aver maggior timore degli

stranieri e ciò genera insicurezza che alimenta la cultura al consumo.

La diffusione della cultura consumista è stata consentita da una piena consapevolezza

dell'importanza dei bisogni non materiali proprio da parte dei soggetti che promuovono la vendita

degli oggetti materiali. La religione dei pubblicitari non è quella di fornire informazioni sui prodotti

ma quella di creare associazioni tra prodotto e emozioni positive, facendoci credere che un bene ci

fornisca vantaggi non materiali.

La pubblicità si incarica di produrre sostituti di beni immateriali e gratuiti di cui disponiamo sempre

meno secondo il meccanismo di sostituzione. I prodotti nella pubblicità appaiono come sostituti

dell’amore. Ma in realtà i prodotti non ci amano. Quindi la pubblicità promuove secondo Kasser la

“reiterazione dell’altro”.

Ma questa evoluzione del marketing ha effetti profondi sulla vita delle persone. Infatti il messaggio

pubblicitario è ingannevole (il bene non fa diventare piu giovane o piu belle…), induce le persone a

pensare di poter acquistare bellezza, gioventù, successo, ammirazione degli altri. Per le persone che

non riescono a raggiungere acquistare queste qualità, la conseguenza è l’insoddisfazione; le qualità

che possono essere acquistate convogliano le fatiche degli individui verso gli acquisti, inducendoli a

lavorare sempre di più anziché ottenere gli stessi benefici con attività gratuite che migliorerebbero

la loro vita.

3. NUOVE FRONTIERE (≠)

Le nuove ambizioni dell’industria pubblicitaria è quella di poter attaccare l’individuo in ogni mossa

che fa, in ogni momento della sua vita; vorrebbe attaccare il consumatore quando si rifugia in posti

in cui le preoccupazioni spariscono e la felicità abbonda.

La pubblicità dovrebbe essere nascosta, ma contemporaneamente assediare la vita degli individui.

2 esempi:

• Marketing virale: diffusione di un prodotto a campioni di persone diverse, con lo scopo di

consigliarlo ai loro amici

• Marketing nella vita reale: scelta di posti e persone che fanno tendenza e utilizzarli per scopi

pubblicitari (pagare ragazzi per chiedere certe canzoni alla radio, pagare ragazze per bene certi

drink in locali strategici)

L’efficacia di queste tecniche di marketing si basa sul fatto che le persone non avvertono la loro

natura di marketing. Questo rende più probabile una elaborazione implicita allo stimolo di

marketing. Infatti le persone elaborano gli stimoli pubblicitari con 2 modi: l’elaborazione/processo

implicito sono difficili da controllare perché automatici e attivati senza la nostra consapevolezza;

invece i processi espliciti richiedono tempo per adattarsi. Un esempio di processo esplicito è la

pubblicità, alla cui consapevolezza di questa ci approcciamo con un certo scetticismo.

4. DIGITAL ADVERTISING (≠)

I marchi stanno spostando la pubblicità su internet per 4 ragioni:

a. PUBBLICITA’ ONNIPRESENTE: Il fatto che le persone passino moltissimo tempo su Internet,

le espone ad una pubblicità a 360°.

b. TARGETING COMPORTAMENTALE: la pubblicità può essere personalizzata e mirata sulla base

delle ricerche dei soggetti e sui loro interessi nella navigazione. Grandi società dispongono

di questa esorbitante quantità di dati

c. SOCIAL MEDIA MARKETING: i social media rappresentano un ottimo strumento per

bombardare i consumatori, conoscere i loro gusti e sfruttare i rapporti sociali.

d. IMMERSIONE: la tecnologia multimediale avanzata crea modi virtuali (giochi) gratuiti perché

finanziati da “posizionamenti di prodotti in-game”. I prodotti in questo modo possono far

parte della trama del gioco.

5. NEUROMARKETING (≠)

Attraverso il neuromarketing, i marker guardano direttamente cosa accade nel cervello, per capire

quali stimoli di marketing catturano l’attenzione dei consumatori, stimola emozioni positive e che

viene elaborato implicitamente.

E’ possibile monitorare il nostro cervello per capire cosa sentiamo momento per momento. Sapere

cosa proviamo quando vediamo un annuncio o un prodotto offre un’importante mondo all’industria

della pubblicità.

Il profeta del neuromarketing, Martin Lindstrom, per la prima volta ha scoperto che analizzando il

cervello possiamo capire quale marchio avrà successo. Questo perché, mentre l’opinione e la

motivazione della scelta del consumatore talvolta sono incerte, gli impulsi celebrali dicono sempre

la verità. Le decisioni avvengono così in profondità nelle menti, che siamo a malapena a conoscenza

di loro.

Molti studi hanno dimostrato che è molto meglio far appello al subconscio. Per esempio,

nell’esperimento tra Coca Cola e Pepsi, la maggioranza di consumatori preferiva la prima, ma

quando non sapeva cosa stava bevendo preferiva la Pepsi. La motivazione della preferenza della

Coca deriva da emozioni positive suscitate nel cervello, grazie ad anni di pubblicità efficace. Quindi

le nostre scelte sono effettuate in maniera inconscia delle emozioni, che però possono essere

manipolate e consultate.

La neuropatia costa molto, ma funziona. Ecco perche viene utilizzata dai colossi del mercato.

Nonostante le critiche, il neuromarketing non è una pubblicità subliminale, ma uno strumento di

esplorazione. Ma probabilmente una volta in possesso delle informazioni sul subconscio, è la base

per manipolarlo.

BOX: NEUROPOLITICA.

Questo tipo di marketing innovativo rischia di diventare ancora piu controverso se emergesse che il

neuromarketing è utilizzato anche per fini politici.

Ci sono molti casi sospetti, come quello della Clinton nel 2016, e alcuni episodi confermati, come

quello in Messico nel 2012, in polonia nel 2014 e in Turchia nel 2014.

Siccome le organizzazioni politiche sono più restie a comunicare e commentare il loro ricorso al

neuromarketing, ci sono meno informazioni disponibili sul suo uso politico. La cautela deriva dal

fatto che il pubblico considera piu inaccettabile la manipolazione della mente in politica rispetto che

nell’economia.

BOX. L’IMPOSSIBILE COMMERCIALE

Nessuna pubblicità pubblicizzerà affetti, tempo libero e la vita. Non vedremo questo tipo di

pubblicità perché nessuno vende le merci pubblicizzate: nessuno vende tempo e affetto.

Tuttavia in commercio vi sono un sacco di sostituiti del tempo e dell’affetto. Il rimedio per

l’insoddisfazione è spendere. CAPITOLO 10 – NATI PER COMPRARE?

I giovani sono l'epicentro del malessere, della cultura del consumo, delle difficoltà relazionali, della

pressione pubblicitaria competitiva e sul tempo. Il malessere giovanile è un tratto strutturale delle

società avanzate. Il problema è aver reso i bambini in piccoli adulti e la loro vita simile a quella degli

adulti. Gli USA rappresentano il limite estremo delle tendenze dei paesi occidentali.

1. IL MALESSERE DEI GIOVANI (=)

Uno studio di Shor evidenzia che i problemi emotivi e comportamentali sono decollati dal 1979 al

1996 attraverso ansia, depressione che sono cresciute tra i soggetti tra i 4 ai 15 anni passando

dall'1,4% al 12,8%. I tassi di suicidio sotto sono aumentati al punto che questo è diventato la quarta

causa di morte tra i 10 e i 14 anni. Il 21 % giovani tra i 9 e 17 anni ha un disordine mentale o una

dipendenza.

Secondo Child Development Supplement nel 1997 che intervista i genitori, un bimbo su cinque è

ansioso, infelice, triste e depresso. Inoltre a questi soggetti vengono prescritti ansiolitici o

psicofarmaci. Tali giovani fanno inoltre abuso di droghe e alcool. Risultati simili si hanno anche in

Gran Bretagna.

2. SPEGAZIONI SBAGLIATE SUL MALESSERE GIOVANILE (=)

Vi sono 2 spiegazioni che riteniamo infondate:

• SINISTRA - il malessere deriva dalla povertà. Ma la povertà infantile in America è diminuita.

• DESTRA – il malessere deriva dalla diffusione del lavoro tra le madri, divorzi e declino

dell’autorità genitoriale. Ma anche questa è smentita dai trend

3. IL DISAGIO RELAZIONALE DEI GIOVANI (≠)

Il mondo dei bambini è pieno di difficoltà relazionali. Come per il benessere degli adulti, le relazioni

sono fondamentali per il benessere dei bambini. Infatti sperimentano solitudine e relazioni

conflittuali come gli adulti. Le relazioni dei giovani ad esempio sembrano essere in pessime

condizioni e il bullismo, ribellismo, vandalismo hanno un andamento che segnala un crescente

disagio relazionale.

Le fratture generazionali, ovvero le difficoltà nei rapporti genitori figli, son un tratto caratteristico

dei paesi occidentali in quanto sembra esserci difficoltà comunicative e affettive all’interno della

famiglia.

Inoltre, la possibilità di sviluppare relazioni indipendenti al di fuori della famiglia è peggiorata ancora

di più: lo spazio intorno casa in cui possono vagare senza sorveglianza è diminuito; la % di studenti

che va a scuola è diminuito. Questo significa che passano meno tempo con altre persone.

Ma questo non è un fenomeno esclusivamente americano: la mobilità e l’indipendenza sono

precipitati ovunque.

Tutte queste trasformazioni nelle vite dei bambini determinano privazioni relazionali nei bambini.

4. PRESSIONE COMPETITIVA E SUL TEMPO (=)

Negli ultimi tempi è cambiato il modo di uso del tempo dei bambini: il tempo è assorbito dalla scuola

e dai media, e meno dalle relazioni. Inoltre subiscono molte pressioni per avere successo.

Rispetto alla generazione precedente, i bambini hanno meno tempo libero e di minore qualità.

Giocano meno insieme, escono meno e il tempo è assorbito dai media.

Questa tendenza è iniziata negli anni ’80-’90, quando i bambini hanno cominciato a sperimentare

minori contatti sociali, minor gioco e tempo libero a causa del tempo passato a scuola e fare

shopping e studiare. La scuola è un buon surrogato del lavoro per quanto riguarda le pressioni

competitive subite dai bambini.

5. LA CULTURA DEL CONSUMO DEI GIOVANI (≠)

Sono stati sviluppati diversi modi per misurare la cultura del consumo dei giovani. Per esempio è

stato chiesto loro di creare un collage con immagini di ciò che li rende felici (marche, amici, familiari).

Tali studi mostrano livelli di cultura del consumo molto simile a quella degli adulti. La letteratura ha

documentato una significativa e negativa relazione tra cultura del consumo e benessere nei

bambini.

Inoltre, la cultura del consumo infantile è correlata al conflitto familiare (opinione bassa dei genitori,

discutono con loro più frequentemente, minor autostima e tendenze più depressive.

Un aspetto particolare dei conflitti familiari riguarda il “potere di Pester”: i bambini richiedono ai

genitori i prodotti che vedono in pubblicità, e una loro risposta negativa genera insoddisfazione e

dispute familiari.

La cultura del consumo colpisce molto più i bambini che gli adulti, per il fatto che i bambini sono i

primi ad adottare nuove tecnologie, hanno desideri di consumo piu elevati degli adulti, sono i piu

informati su prodotti e tendenze. Il mondo sociale dei bambini è sempre piu incentrato sul consumo,

questo perché il consumo determina chi è forte e chi no, chi merita amici e attenzioni.

Il 75 % dei bambini americani desidera diventare ricco; 2/3 definiscono la loro autostima sulla base

dei beni che possiedono, ecc.

Per capire perche i bambini sono diventati così dobbiamo porre la nostra attenzione su scuola e

pubblicità

6. LA PUBBLICITA’ DIRETTA AI BAMBINI (=)

I bambini e i ragazzi sono divenuti l’obiettivo primario delle pubblicità come mostrato da Kasser. Si

parla di marketing virale, di sorprendere quando le difese sono abbassate, di bombardamento. Il

linguaggio della pubblicità è un linguaggio di guerra.

Negli ultimi 25 anni la pubblicità è sempre stata più diretta ai bambini. Negli Usa la pubblicità diretta

ai bambini ha raggiunto i 15 miliardi di dollari nel 2004 (circa 150 superiore rispetto il 1983). Martin

Lindstrom, guru della pubblicità, sostiene che l’80% dei marchi necessita di una strategia

pubblicitaria per i bambini.

I bambini vengono segmentati per età, inclinazioni, sesso, potere di acquisto. Non si guarda a spese

e a risorse intellettuali (psicologi, esperti infantili, sociologi, esperti del cervello, ecc..).

I motivi della crescita della pressione pubblicitaria sui bambini sono quattro:

1. Il più importante è che i bambini sono più vulnerabili alla pubblicità rispetto agli adulti: dagli 8

anni in poi i bambini cominciano a sviluppare uno scetticismo crescente ma ciò non influenza i

loro desideri;

2. I bambini guardano la tv senza livelli: uno studio di Nickelodeon mostra che il bambino medio

di 10 anni memorizza dalle 300 alle 400 marche;

3. Il potere d'acquisto dei bambini è cresciuto enormemente e ciò è dovuto alla crescita

economica e ai mutamenti dello stile genitoriale che è divenuto meno autoritario;

4. I bambini hanno più influenza anche sugli acquisti delle famiglie.

7. RIASSUMENDO (≠)

La situazione dei giovani rispecchia quella degli adulti, con relazioni che si stanno deteriorando. La

restrizione del tempo e degli ambienti urbani per i bambini da parte dei genitori sta portando a

questo.

Il tempo dei bambini è sottoposto a pressioni commerciali e industriali, ha perso il carattere sociale.

Questo significa che il tempo è speso principalmente a casa davanti uno schermo, anziché all’interno

della prioria comunità.

La società urbana-industriale ha inventato la solitudine dei bambini.

Dagli anni ’80 si è diffusa la cultura del consumo tra i giovani, che ha contribuito alla loro povertà

relazionale. L’enorme quantità alla quale sono esposi gioca un ruolo fondamentale in questo.

Di fronte a tutto questo, il budget e i loro acquisti sono aumentati sproporzionatamente, al prezzo

del deterioramento delle relazioni e del tempo libero.

CAPITOLO 11 – NATI PER LAVORARE?

1. IL CONFLITTO ADULTI-GIOVANI, L’INGOVERNABILITA’ DELLE VITE INDIVIDUALI E DEL SISTEMA

SOCIALE (=)

Analizziamo le cause di tre aspetti che hanno impatto negativo, sulla felicità;

1) Il conflitto adulti-giovani: è uno degli aspetti più dolorosi dei problemi relazionali e hanno

influenza molto negativa sia sulla felicità dei giovani che su quella degli adulti.

2) Le percezioni di pressione e coercizione nella determinazione delle vite individuali: molte

persone percepiscono le loro vite come scandite da un percorso forzato.

3) La percezione di ingovernabilità del sistema sociale: il clima culturale attuale è completamente

diverso da quello del secolo precedente.

La globalizzazione è la forza al quale dobbiamo sottostare e in nessun modo possiamo orientarci

nella nostra direzione desiderabile. La cultura occidentale è diventata depressa, nel senso di

impossibilità di dare una direzione desiderabile alla propria vita. La retorica della globalizzazione

vede l’ambiente economico come dato ed è focalizzata sull’adattamento dell’uomo

all’ambiente economico.

Dobbiamo abituarci a condizioni competitive sempre più feroci, a un’incertezza crescente, a

maggiori sforzi nel lavoro, alla perdita di sicurezze pena la povertà e l’emarginazione

economica. Ciò comporta la scomparsa di ogni prospettiva di progresso (inteso di tempo libero,

qualità della vita, , progressione sociale…) di fronte ad una competizione sempre più serrata.

Sul primo aspetto abbiamo già visto il ruolo della pubblicità nell'alimentare il conflitto giovani-adulti;

sul secondo abbiamo visto il ruolo svolto dai valori materiali nel generare l’ingovernabilità delle

nostre vite.

Per quanto riguarda il terzo punto possiamo dire che la formazione di individui produttivi implica

scelte culturali e istituzionali che generano enormi problemi di adattamento all’età adulta; a loro

volta questi sono alla radice dei problemi sopra menzionati.

2. IL SENSO DELLA POSSIBILITA’ (=)

Un motivo degli ultimi due aspetti è dovuto all’opera distruttiva che le istituzioni formative

esercitano sul senso della possibilità: il cervello umano ha creato l’alternativa ovvero la capacità di

progettare cambiamenti. Questa capacità è alla base del successo evolutivo degli esseri umani,

perché li rende capaci di adattare l’ambiente alle proprie necessità.

Il problema è che le istituzioni della società prediligono la capacità di adattamento, assumendo

l’ambiente come un dato a discapito della capacità di adattare tale ambiente.

La scuola rappresenta l’emblema della istituzione volta a sviluppare esclusivamente la capacità di

adattamento all’ambiente sociale. Le istituzioni non orientano i ragazzi ad esse interessati di quello

che fanno e quindi a coltivare i propri interessi; devono escludere qualsiasi forma di piacevolezza.

Gli oggetti di apprendimento sono decisi dall’istituzione senza riguardo per l’opinione degli studenti.

Gli studenti subiscono una oppressione sul tempo e vengono orientati alla competizione.

La compressione del senso della possibilità implica la mancata consapevolezza che l’ambiente

economico e sociale è un prodotto umano e come tale può essere orientato verso il benessere. Ed

è per questo che la rottura da dai vincoli della tradizione non ha avuto effetto positivo sulla

percezione di libertà individuale, perche è stato pian piano soppresso il senso della possibilità.

3. LA CULTURA DEL TEMPO (=)

Il peggioramento del rapporto con se stessi implicato dalla diffusione dei valori del consumo è

radicato nella “cultura del tempo” che una società di mercato tende a produrre.

Nelle società pre-moderne il tempo libero e di lavoro non erano ben distinti. L’istituzione di un

mercato del lavoro, ovvero l’invenzione della commerciabilità del tempo, ha un impatto pericoloso

sulla psicologia del tempo in quanto implica la distinzione tra tempo di vita e tempo di lavoro. Chi

vende il tempo aliena il proprio diritto su di esso come su un qualunque altro bene che egli venda.

Il tempo è un bene particolare in quanto rappresenta la vita e la qualità del tempo rappresenta la

qualità della vita.

Il rapporto con il proprio tempo è quindi la chiave del rapporto con se stessi e la percezione di

padronanza del proprio tempo è un elemento chiave del benessere umano. La conseguenza è che

la riduzione del tempo a una forma commerciabile costruisce una psicologia del tempo che richiede

agli individui un faticoso adattamento.

Per gli adulti il tempo è un limite anziché una possibilità come nei bambini. Il cammino del bambino

verso una percezione del tempo come limite è connesso all’accettazione di un potere:

l'affermazione del potere dell'adulto sul bambino per cui la conflittualità adulto bambino si

trasferisce nella conflittualità con il tempo.

Gli individui che hanno del tempo un’idea che glielo rende nemico sono abituati a vivere contro e

sono quindi disponibili a viverlo contro se stesti per cui diventeranno poco attenti ai loro bisogni e

una volta rotto il rapporto di ascolto con se stessi diventano più sensibili ai messaggi culturali che

propongono come unica via d’uscita dallo loro insoddisfazione (denaro, consumo, lavoro).

La società inoltre tende ad isolare gli individui e a metterli in relazione solo attraverso il mercato

(del lavoro in particolare) cioè in relazioni conflittuali motivate dal vantaggio personale. La

dissoluzione dei legami affettivi e la solitudine trovano un riscatto identitario nel lavoro ed è questa

la genesi della dipendenza dal lavoro tipica della società attuale.

Dunque, uno dei motivi della percezione di pressione e coercizione che se società occidentali

sperimentano è nella cultura del tempo che esse producono. Le istituzioni formative quali scuola e

famiglia anziché compensare l'impatto negativo che il mercato del lavoro ha sulla psicologia del

tempo, lo amplifica. CAPITOLO 12 – CHE TIPI DI ANIMALI SIAMO?

Secondo la teoria dell'homo oeconomicus la possibilità di cooperare per motivi intrinsechi è esclusa,

infatti egli ha solo fini materiali ed egoisti e agisce esclusivamente per motivi strumentali. I suoi simili

gli interessano solo in quanto possono essergli utili per avere un vantaggio materiale.

La stessa descrizione riguarda gli individui consumisti con l’unica differenza che questi aggiungono

una caratteristica: quella di avere una dimensione sociale ma negativa, cioè l'invidia. Non sono

interessati solo ai beni che possiedono ma anche a quelli degli altri; è importante il successo che li

rende soddisfatti della propria posizione in confronto alle posizioni altrui.

L'homo oeconomicus è da un punto di vista scientifico un falso: fare i propri interessi dal punto di

vista umano è vero, ma che sia l'unica motivazione è un falso in quanto vi sono fenomeni importanti

nella storia che non possono essere spiegati se l’uomo fosse oeconomicus.

Per esempio il PARADOSSO DEL VOTO. I soggetti non rinuncerebbero a una domenica al per votare

se fossero homo oeconomicus, perché quest’ultimo voterebbe solo se i benefici personali

dell'andare a votare superassero i costi, mentre per noi rappresenta comunque un costo in termini

di tempo e di trasporti. Il beneficio personale è inteso come sostegno dei propri interessi politici e

influenza nella del risultato elettorale. Il problema è che quest’ultima cosa è pressoché impossibile:

un voto singolo non influenza i risultati. ll calcolo razionale quindi non fornisce alcun motivo per

andare a votare, nemmeno alle persone interessate alla difesa del proprio interesse in quanto il

singolo voto è ininfluente.

Altri studi confermano che l’uomo non si comporta solo motivato da auto-interesse, ma anche da

motivazioni pre-sociali (generosità, equità...).

Anche il paradosso della felicità e l'importanza delle relazioni e più in generale delle attività motivate

intrinsecamente mostrano esseri diversi dall'homo oeconomicus: se l'uomo agisse solo per motivi

strumentali un’organizzazione economica basata su di essi non produrrebbe declino delle relazioni

e la felicità dovrebbe crescere in presenza di un aumento di reddito.

La caratteristica dell'uomo è quella di essere cooperativo: i nostri antenati cacciavano grandi e

pericolosi animali in gruppo condividendo le prede e organizzando difese collettive. Nell'essere

cooperativi si richiede che un individuo si comporti in questo modo nei confronti di altri se ha fiducia

che tale comportamento verrà ricambiato. Le forme di cooperazione differiscono da società a

società ma hanno in comune le preferenze sociali (si riferisce alla capacità umana di provare

empatia, generosità, onestà, lealtà, vergogna e senso di colpa).

Bowles e Gintis illustrano le ragioni evolutive che hanno condotto l'uomo ad essere diverso

dall'homo oeconomicus e quindi quali sono i nativi evolutivi che hanno determinato la presenza di

un’inclinazione alle preferenze sociali. Se immaginassimo l'esempio di due uomini primitivi, uno

egoista e l'altro altruista e affermiamo che essi sono cosi per motivi genetici potremo dire che dal

momento in cui il soggetto altruista viene eliminato a causa dell'egoismo dell'altro, allora l'egoista

sopravviverà e si riprodurrà trasmettendo il suo codice genetico alle generazioni successive. La tesi

di Bowles e Gintis è che nella savana africana prevalse la selezione tra i gruppi (e non all’interno dei

gruppi) che fa emergere una specie cooperativa. Quindi l'homo sapiens si inventeranno modi per

proteggere i loro membri altruisti attraverso le istituzioni (giustizia) oppure adottando prolungati

sistemi di socializzazione per permettere l’internalizzazione delle norme che inducono la

cooperazione. Sia l’internalizzazione che la protezione degli altruisti poggiavano sull’unica capacità

umana di formulare e comunicare norme generali di comportamento. L'uomo è diventato una

specie cooperativa perché la cooperazione era vantaggiosa e perché siamo stati capaci di costruire

istituzioni sociali.

Ugo Pagano e Alberto Battistini hanno fornito un'ulteriore spiegazione delle capacità relazionali

dell'essere umano, come il rapporto uomo-donna che è fondante l'evoluzione relazionale

dell'essere umano: avere rapporti di coppia voleva dire avere capacità relazionali più sviluppate in

senso affettivo, comunicativo. Il vantaggio sessuale ha determinato il vantaggio evolutivo dello

sviluppo di relazioni stabili.

L'abbandono della teoria dell'homo oeconomicus segna una profonda rivoluzione in economia ed è

proprio per la desolata visione della natura umana posta a base della scienza economica che questa

è nota come la "scienza triste".

PARTE 6 – EPILOGO: LA GRANDE RECESSIONE

CAPITOLO 21 – PROLOGO: IL FORMIDABILE CONSUMATORE AMERICANO

La crisi economica del 2007 ha avuto origine negli Usa e poi si è espansa in tutto il mondo. Ma la

crisi è solo l’epilogo, nato da premesse di decenni precedenti.

Il consumatore americano è stato il motore dell’economia mondiale per decenni precedenti alla

crisi. Egli infatti acquistava grandi quantità di beni di consumo europei e cinesi. Ma pian piano questo

potenziale venne meno, a causa di:

• La concorrenza di prodotti asiatici ha determinato una perdita di competitività dell’economia

americana e hanno portato ad un deficit commerciale. C’è stata una invasione di prodotti Cinesi

fino al 2007, che hanno costretto l’industria statunitense a delocalizzarsi all’estero o

ridimenzionarsi.

• La disuguaglianza dei redditi è aumentata dagli anni 70, il che ha portato ad una riduzione dei

redditi della classe media (forza trainante del consumo di massa)

2. LA BULIMIA DEL CONSUMATORE AMERICANO

Nonostante il reddito dei lavoratori statunitensi veniva redistribuito

verso i redditi stranieri o proprietari di capitali, il consumo americano

cresceva rapidamente. Inoltre, è cresciuto più rapidamente dei

salari. Dalla figura vediamo che il consumo in eccesso, calcolato

come consumo privato meno salari totali, impenna.

Inoltre l’aumento del consumo è lo specchio del declino del tasso di

risparmio personale dal 1980.

A differenze degli altri paesi mondiali, negli USA il consumo

privato / PIL è fortemente aumentato dalla seconda metà degli

anni ’90.

2. IL DEBITO FORMIDABILE DEL CONSUMATORE AMERICANO

Questa corsa al consumo è stata resa possibile attraverso

l’ottenimento di mutui e carte di credito, attraverso le quali

gli americani potevano comprarsi case e beni di lusso.

Il rapporto tra debito totale e stipendi è raddoppiato negli

ultimi 30 anni. L’accumulo di questo debito era in parte una

reazione all’indebolimento del reddito degli americani

dovuto a concorrenza straniera.

Figura mostra la Variazione del debito totale delle famiglie

statunitensi (Chg nel debito totale) e del debito ipotecario

(Chg nel debito di MTG): entrambi sono aumentati mentre il

deficit del conto corrente equilibrio è peggiorato. Le cifre del

saldo del conto corrente sono interessate principalmente

dal deficit commerciale.

3. ALTRE SPIEGAZIONI DEL DEBITO:

L’eccesso di indebitamento privato americano è cresciuto e nell’estate del 2007 il default del debito

ha preso inizio con la crisi dei mutui sub-prime. Successivamente c’è stato il crollo del sistema

finanziario americano, contagio del mondo e stretta creditizia, tutto a causa della diffusione di una

malattia che deriva dall’eccesso di indebitamento dei consumatori americani.

Ma perché l’esistenza di questo debito che ha portato alla crisi? La sua esistenza è servita per

consumare di più. Gli americani non soddisfano più i beni di base. Essi nonostante la povertà sono i

più benestanti. Ma perché il credito è stato utilizzato per finanziare il consumo?

Per Bartolini, la motivazione della crescita del sovra-indebitamento, ma anche dell’eccesso di lavoro,

e che questo è un effetto collaterale del sovra-consumo generato dalla Crescita endogena negativa

(NEG).

Una spiegazione popolare per il debito americano si basa sull’illusione della ricchezza creata

dall’inflazione dei valori mobiliari: siccome il prezzo delle case degli ultimi 30 anni stava

aumentando, gli americani pensavano di essere più ricchi e quindi che potevano indebitarsi sempre

di più; ma in realtà era semplicemente una bolla immobiliare che successivamente esplose.

Tuttavia il debito ipotecario è cresciuto più rapidamente dei valori immobiliari, debito utilizzato

principalmente per finanziare il consumo non residenziale. Questo però porta a pensare che il

consumismo sia stato alimentato da qualcosa di diverso rispetto dall’illusione della ricchezza creata

dalla bolla residenziale. (vedi figure sottostanti)

Figura 1 Rapporto tra valore dei mutui residenziali

statunitensi e valore delle abitazioni residenziali (solo

residenza primaria).

Un’altra spiegazione ancora si basa sull’eccesso di offerta di credito a basso costo. Ma anche questa

spiegazione non ci spiega il perché questa domanda di credito fosse destinata al consumo. Infatti

un maggior credito sarebbe potuto esser usato per lavorare meno, invece che per consumare di più.

Una spiegazione diversa si basa sulla asimmetria crescente della distribuzione del reddito

americano. L’aumento della disuguaglianza dei redditi ha portato ad un aumento dei confronti

sociali, aumentando la corsa all’acquisto. Tale spiegazione è coerente anche con l’aumento delle

ore lavorate.

Quindi, l’aumento dei confronti sociali è una spiegazione più plausibile rispetto alle 2 spiegazioni

riportate sopra. Inoltre, questa spiegazione è in linea anche con il quadro della crescita endogena

negativa, in cui i confronti sociali sembrano essere un effetto collaterale della povertà relazione.

CAPITOLO 22 – EPILOGO: IMPLOSIONE DELLA CRESCITA ENDOGENA NEGATIVA

La crisi americana che ha contagiato il mondo ha avuto origine dal default dei mutui subprime.

Una piccola crisi di default negli USA ha messo in ginocchio il sistema finanziario internazionale.

Perché?

1. IL CONSUMO AMERICANO FINANZIATO DAL MONDO

All’inizio della crisi, il sistema finanziario americano era fortemente indebitato con il resto del

mondo. La maggior parte dei finanziatori mondiali, negli anni precedenti, aveva acquistato

obbligazioni a Wall Street. Nel 2007, tali investimenti hanno riguardato principalmente obbligazioni

emesse da società americane.

Nel decennio precedente la crisi, questa inondazione di denaro che perveniva dal resto del mondo

veniva incanalata nel finanziamento dell’americano medio attraverso il facile credito. Il mondo stava

finanziando il consumo americano.

Questo finanziamento avveniva attraverso determinati tipi di derivati, chiamati “attivi tossici”,

derivanti dalla cartolarizzazione dei mutui e prestiti. Questi derivati erano ottenuti raggruppando

debiti a basso e alto rischi.

L’afflusso di capitali un USA deriva dal crollo del sistema di Bretton Woods e dalla conseguente

liberalizzazione dell’esportazione di capitali. E ovviamente in un’era in cui era possibile investire

ovunque si voleva, i capitali fluivano verso il paese più affidabile e con il più grande mercato

finanziario (Wall Street). Infatti se c’è un paese che è considerato più affidabile, il sistema finanziario

globale convoglierà tutti i capitali verso quel paese.

Wall Street è così riuscita ad assorbire capitale dal resto del mondo attraverso la cartolarizzazione

del debito dell’americano medio. Questo ha così permesso il finanziamento dei consumi nel paese

che era già il più grande consumatore. Ecco che la capacità di Wall Street di far incontrare la volontà

mondiale di finanziare gli americani e la volontà del consumatore americano di indebitarsi, ha

trasmesso al mondo il massiccio debito degli americani accumulato nel tempo.

2. ESPORTARE LA CRISI: LA STRETTA CREDITIZIA

Il default dei mutui sub-prime è stato innescato da una leggera diminuzione dei prezzi immobiliari.

Vedendo cadere il prezzo, molti mutuatari non riescono a pagare i propri debiti, estendendo la crisi

all’intero sistema finanziario americano, e conseguentemente, quello mondiale. Questo contagio

perché i paesi di tutto il mondo detenevano titoli garantiti da ipoteche statunitensi, connesse ad un

alto rischio insolvenza.

La sfiducia delle banche di tutto il mondo, intimorite che potessero fallire, ha portato a smettere di

prestarsi denaro a vicenda se non a tassi vertiginosi interbancari. Le condizioni del credito si sono

irrigidite e la crisi del credito è arrivata, generando effetti nell’economia reale innescando la

recessione.

3. IMPOSTARE LA VOLPE PER PROTEGGERE IL POLLAIO

Dall’inizio del 2000, l’economia americana è stata scossa da crisi che hanno rivelato enormi frodi e

imbrogli. Il capitalismo americano è stato scosso da una crisi di fiducia, credibilità, valori, etica degli

affari. Quindi, i titoli tossici sono solo un episodio di un capitalismo tossico. Questi fatti sono stati

compiuti da persone appartenerti all’élite aziendali del capitalismo americano.

Questo millennio era iniziato con una serie di fallimenti di aziende americane, fino ad arrivare alla

Grande Recessione e all’immissione dei gestori finanziari di spazzatura dissimulata con il pretesto

della diversificazione del rischio.

In tutto ciò, le agenzie di rating che dovrebbero fornire indicazioni sulla solvibilità di un mutuatario,

valutarono positivamente alcune aziende che poco dopo fallirono. Inoltre queste sono state

responsabili della crisi dei subprime e del crollo finanziario. Infatti le agenzie erano al servizio degli

istituti finanziari che facevano pressioni su queste o le pagavano per valutazioni più favorevoli.

Quindi nemmeno il capitalismo può funzionare senza un fondamento etico. Né la legge ne gli

incentivi riescono a guidare i comportamenti verso scelte etiche e socialmente desiderabili. Gli

individui cercheranno sempre delle scappatoie per scivolare via. Scelte responsabili richiederebbero

che la mentalità di persone che prendono le decisioni siano ispirate ad un senso di responsabilità.

Invece, il sistema va a scegliere (forse propositamente) persone che non hanno fondamento etico.

Quindi il problema è come viene selezionata la classe dirigente economica.

La selezione dei manager del sistema economico è l’imposizione delle volpi per proteggere il pollaio:

persone con personalità aggressiva e competitiva, ingegno e carrierismo, opportunisti e con

motivazioni principalmente estrinseche. Infatti il mondo degli affari è spesso dominato dalla

considerazione che scrupoli etici possono essere un ostacolo o debolezza caratteriale, o da coloro

che tali scrupoli li possiedono ma preferiscono mascherarli per far carriera.

4. SINTESI E CONCLUSIONE: IL DESERTO DIETRO E L’ABISSO DAVANTI

La crescita endogena negativa è piena di rischi di crisi, e in determinate situazioni il mercato

finanziario può provocare crisi globali. Queste condizioni si sono verificate con la crisi del 2008, ed

hanno consentito il contagio di tutto il pianeta. Quest’ultimo fatto perché l’abbondanza di capitale

internazionale che aveva invaso gli Wall Street per decenni aveva generato abbondanza di credito

negli Stati Uniti e conseguentemente l’espansione del debito privato americano.

La bulimia degli americani è al centro della crisi. Una società che produce persone che considerano

l’acquisto la soluzione ai problemi fa sì che essi si privino di tempo libero e cerchino credito per

consentire gli acquisti. Quindi la crisi è stata innescata dalla volontà di una nazione di vivere oltre i

propri mezzi e dalla volontà del resto del mondo di fornirgli risorse necessarie per farlo.

Ma a sua volta la volontà di vivere oltre i propri mezzi dipende dalla crescita NEG, in cui la povertà

relazionale cerca soddisfazione nella soddisfazione materiale, e può trasformarsi in squilibri

economici globali. Questo è quello che è successo con la Grande Recessione, in cui società di

individui insoddisfatti può generare una economia instabile. Da questa sorge l’obiettivo che

promuovere la felicità coincida con il promuovere la stabilità economica: entrambi richiedono una

società attenta alla dimensione relazionale della vita.

L’architettura finanziaria globale dovrebbe essere cambiata perché ha trasformato un piccolo shock

in una crisi globale. Si dovrebbe agire in modo radicale in modo da prevenire un futuro rischio di

contagio finanziario, perché una possibile crisi di vaste proporzioni può difficilmente riessere

arginata, essendo i bilanci pubblici già schiacciati dai salvataggi delle banche durante la grande

recessione. La conclusione è che un prossimo grande fallimento potrebbe provocare la fusione del

sistema finanziario. PARTE 4: POLITICHE PER LA FELICITA’

CAPITOLO 13 – POLITICHE URBANE: CITTA’ RELAZIONALE

1.LA CITTA’ MODERNA (=)

La vita urbana è diventata l’esempio paradigmatico della crescita endogena negativa (NEG) basata

sul degrado relazionale e ambientale.

Originariamente le città sono state pensate come punto di aggregazione: lo spazio urbano è lo spazio

relazionale per eccellenza. Successivamente l’evoluzione della città moderna ha drasticamente

peggiorato la qualità dello spazio relazionale urbano in quanto la città moderna è stata costruita per

la produzione ed il consumo, non per far incontrare la gente, ed offrono povertà di occasioni

relazionali e di luoghi d’incontro a basso costo.

Due shock enormi hanno colpito le città occidentali in epoca moderna:

1) La rapida espansione urbana: dovuta allo spopolamento delle campagne verso periferie

degradare e anonime (In Italia è avvenuto a partire dal secondo dopoguerra mentre nei paesi

europei un secolo prima);

2) La gentrificazione: il termine “gentry” indicava prima la piccola nobiltà terriera britannica e poi

la classe medio-alta. Questo termine indica il fenomeno di progressivo esodo delle classi popolari

verso periferie (luoghi privi di identità). Le case dei quartieri popolari vengono ristrutturate e

ripopolate dalla classe medio alta (gentry). Quindi le periferie sono divenute prive di identità,

incapace di creare aggregazione e poi è stata destinata agli strati meno abbienti della popolazione

urbana.

Questi shock producono una mutazione profonda del modo di vivere: disporre di un’identità sociale

in aree urbane è divenuta una questione di classe.

Il problema non è solo di equità ma anche di coesione sociale in quanto una società in cui l’identità

sociale ha un prezzo, che molti non possono pagare, è destinata a produrre lacerazioni sociali

immense (caso Americano).

Prima non esisteva distinzione tra quartieri ricchi e poveri ma ora le nostre città stanno evolvendo

un modello di separazione spaziale tra le classi sociali: anche questo ha impatto disgregante sulla

coesione sociale.

Il tentativo di uscire da questi quartieri senza identità ci obbliga a lavorare di più e produrre di più,

ad essere frettolosi, stressati ed ad usare più l’auto degradando ancora di più l’ambiente naturale e

relazionale dell’uomo. Tutto ciò genera un circolo vizioso il cui esito è una crescente ricchezza

materiale che si accompagna al degrado relazionale ed ambientale.

Ciò riguarda tutti, ma non nella stessa misura: nel tempo libero notiamo che le differenze di reddito

hanno maggior impatto sul benessere delle persone perché hanno maggior impatto sulle possibilità

relazionali, e chi guadagna meno ha poche alternative a parte la televisione. Ma sono soprattutto le

differenze di età e capacità fisica a trasformarsi in disuguaglianze di opportunità relazionali. Queste

disuguaglianze svantaggiano soprattutto vecchi e bambini. Possiamo definire questo tipo di

disuguaglianze GENERAZIONALI.

Le città moderne quindi hanno generato diseguaglianze profonde essendo il fulcro di

un’organizzazione sociale che produce ricchezza economica e povertà relazionale e ambientale. I

cardini di un’organizzazione urbana efficiente sono riguardanti l’uso diverso dello spazio e dei

trasporti.

Gli elementi di città relazionale che proponiamo, utilizzando il contributo di PENALOSA, sono 4:

1)La città deve essere circondata da molte aree di proprietà pubblica per la realizzazione di parchi

e case;

2)Si deve limitare l’uso delle auto private;

3)La mobilità di massa deve essere affidata al trasporto pubblico;

4)La città deve avere un’alta densità di popolazione con parchi, piazze e isole pedonali con zone

ideali come quelle vicino al mare, ad un lago, ad un fiume o ad un canale che insieme alle strade

pedonali e ciclabili devono formare un reticolo che attraversi la città in diverse direzioni.

2. LO SPAZIO NELLA CITTA’ RELAZIONALE (=)

Le relazioni richiedono prima di tutto spazi comuni di buona qualità. Servono immediati interventi

nel paesaggio urbano: zone verdi, piazze, aree pedonali, centri sportivi. L’ambiente urbano deve

consentire di incontrare vicini e sconosciuti in spazi pubblici attorno la propria casa.

Le città europee sono state inizialmente costruite intorno ad una piazza che era il luogo d’incontro

di tutti i membri della società qualsiasi fosse il loro rango. Successivamente con la costruzione di

nuovi quartieri non si è mantenuta una proporzione tra spazi pubblici e privati in quanto quest’ultimi

si sono moltiplicate e i primi sono divenuti sempre più scarsi.

Lo spazio pubblico pedonale serve a compensare in parte le disuguaglianze di reddito e quelle che

prima abbiamo definito generazionali.

I grandi centri commerciali si stanno affermando come spazi relazionali ma in realtà non lo sono:

questa è una zona dove un bambino non corre nessun pericolo, ma in realtà si tratta di uno spazio

privato in cui l’assedio commerciale circonda le occasioni relazionali in quanto vi è un’ossessiva

stimolazione al possesso e ciò crea esclusione (c’è chi può acquistare e chi no). Lo spazio pubblico

dovrebbe offrire ciò che offrono i centri commerciali ma all’aria aperta con più panchine e meno

pressioni commerciali.

Aree relazionali (parchi) potrebbero essere create lungo un percorso d’acqua, oppure senza nessun

investimento chiudendo le strade la domenica. Si tratta di forme di organizzazione relazionale.

Restituire le città al loro senso originario di centro di aggregazione richiede di estendere le forme di

organizzazione relazionale.

Un’occasione di miglioramento vi è stata con le aree dismesse, ovvero gli spazi destinati ad attività

che sono state espulse dai centri urbani e spinte verso le periferie (capannoni, tribunali, carceri).

Queste avrebbero dovuto essere piazze coperte, parchi giochi, ludoteche ma al loro posto abbiamo

avuto parcheggi, centri commerciali ecc.

3. I TRASPORTI PUBBLICI (=)

Le città sono fatte per le persone: per molti anni le strade erano pedonali. Poi arrivò l’auto che ha

trasformato l’ambiente urbano in un luogo pericoloso. L’auto privata genera disuguaglianza, è

rumorosa ed inquina ed ha bisogno di infrastrutture costose, inoltre costringe l’autobus a muoversi

con lentezza. L’auto crea disuguaglianza generazionale. Inoltre esse hanno avuto un forte impatto

relazionale.

Il problema della auto riguarda tutti (inquinamento, peggioramento clima, limitazioni relazionali).

Le auto inoltre creano disuguaglianze, soprattutto generazionali, che producono enormi esclusioni.

L’assenza di trasporti pubblici a basso costo ed alta frequenza penalizza bambini, giovani senz’auto,

anziani, cittadini con reddito basso che non possono sostenere i costi crescenti dell’auto, con

conseguenze negative sul loro benessere.

Dovremmo seguire l’esempio dell’Olanda e Danimarca dove più del 30% delle persone di muove in

bici e dove quindi vi è uguaglianza per tutti e rispetto dell’ambiente.

Il trasporto urbano su auto inoltre peggiora con la crescita economica.

L’errore ancora più grande è che si cerca di arginare il problema con la costruzione di strade che

generano ancora più traffico. Oppure la soluzione scelta da molte città italiane è quella di aumentare

i costi dell’uso dell’auto (rendendo piu caro il parcheggio e più alto il rischio di multe): ciò è sbagliato

in quanto vi è la nascita di una nuova industria e la presenza di esclusioni che mina la coesione

sociale urbana.

L’unica soluzione è il trasporto di massa che deve essere utilizzato da tutti offrendo una mobilità

dignitosa a tutta la popolazione al minor costo possibile. E’ quindi necessaria una radicale riforma

urbana, la quale vada a puntare sul trasporto pubblico in maniera superiore rispetto a quello attuale.

Il nucleo storico delle città europee ha un vantaggio rispetto a quelle americane: di non essere stato

costruito per le macchine. In America lo sviluppo urbano è a bassa densità è ciò vuol dire che nei

sobborghi poco popolati è impossibile offrire un servizio di trasporto pubblico a basso costo ed alta

frequenza; la distanza media dei percorsi è elevata in una città a bassa densità e la scarsa

concentrazione di popolazione nelle zone attorno alle fermate farebbe viaggiare i mezzi pubblici

quasi vuoti; tali città non sono pensate per i pedoni, per raggiungere punti di interesse ci vuole

l’auto; non ci sono marciapiedi nei sobborghi, in che rende le strade insicure e conseguentemente

non utilizzate dai pedoni, con un aumento della frequentazione dei centri commerciali per

incontrare la gente; la scarsità di trasporti pubblici limita i gruppi deboli la possibilità di raggiungere

questi centri.

Da questo punto di vista abbiamo un vantaggio potenziale per le città italiane (ed europee) in quanto

non sono state pensate per le auto ma questo vantaggio si trasforma in un disastroso svantaggio se

proviamo a destinare alle macchine una città costruita per gli uomini.

CAPITOLO 14- POLITICHE PER BAMBINI E ADOLESCENTI

I giovani si sentono sempre peggio a causa delle sempre più pressioni che subiscono dalla scuola,

media e famiglie ad assumere il ruolo di produttori e consumatori. Il cambiamento deve cominciare

proprio da queste tre istituzioni.

Heckman sostiene che gli investimenti in capitale umano hanno rendimenti decrescenti con l’età: le

principali capacità sono apprese con più facilità nell’infanzia. Un esempio ne è la capacità di stabilire

e coltivare relazioni, la quale può avere ripercussioni positive o negative in età adulta. Ecco perché

dovremmo investire molto di più sui bambini, in particolare sulle loro capacità relazionali.

Dovremmo particolarmente investire sulla loro intelligenza emotiva: capacità delle persone di

riconoscere le proprie emozioni e quelle altrui, di utilizzare le informazioni emotive per guidare il

loro pensiero e comportamento, modellare l’ambiente in cui vivono.

Le abilità relazionali ne sono una componente e si riferiscono alla capacità di cooperazione, che

dipende dalla capacità di comunicazione, reciprocità, di comprendere i propri sentimenti e quelli

altrui, fidarsi, essere affidabili. Le abilità relazionali sono principalmente non cognitive, si riferiscono

alla sfera emozionale della vita e si acquisiscono principalmente durante l’infanzia.

1. IL SISTEMA SCOLASTICO E’ DIFETTOSO (≠)

A scuola impariamo molte cose, alcune elencate nel curriculum, altre no. Il contenuto implicito

dell’insegnamento modella la visione degli studenti sulla società, le relazioni e ciò che conta o non

conta nella vita.

1.1 COGNIZIONE vs EMOZIONI

La scuola incentiva e sviluppa le abilità/intelligenza cognitive, impedendo lo sviluppo

dell’intelligenza emotiva. La scuola fa credere che l’intelligenza cognitiva sia la chiave del successo

nella vita, quando invece è l’intelligenza emotiva che conta per vite fiorenti.

Tale visione era basata su una erronea visione del 1800, secondo la quale le emozioni ostacolavano

le attività cognitive.

Con «abilità cognitive» si intende l’insieme dei processi e attività mentali, come il problem

solving, il ragionamento, il pensiero, le capacità deduttive, che coordinano le nostre conoscenze

Le abilità cognitive comprendono tutti i processi attraverso i quali un individuo percepisce,

registra, mantiene, recupera, manipola, usa ed esprime informazioni e sono coinvolte in

qualsiasi compito affrontiamo, dal più semplice al più complesso..

1.2 MOTIVAZIONI INTRINSECHE vs ESTRINSECHE

La scuola diffonde il messaggio che le motivazioni estrinseche sono più importanti di quelle

estrinseche. Il messaggio: “lo studio non è interessante, ma è finalizzato ad altri scopi della vita”.

Da decenni sappiamo però che questo non va. Anzi, da uno studio è emerso che nei bambini le

motivazioni intrinseche accademiche sono correlate positivamente ai risultati, al QI, alla

competenza e inversamente all’ansia. Un altro studio mostra che gli alunni motivati intrinsecamente

hanno meno probabilità di sentirsi in ansia in un test. L’ansia riduce i risultati accademici, come

mostrato da diversi studi.

Le motivazioni estrinseche sono un motore dell’ansia e questa è motore dello scarso rendimento.

1.3 COMPEIZIONE vs MOTIVAZIONE

Il messaggio che danno le scuole è di competizione, le assegnazioni sono individuali. Il nostro

sistema educativo crede nel successo individuale. Ogni pratica di cooperazione è limitata o assente.

L’idea è che la competizione in classe stimoli i somari a ottenere risultati migliori.

E’ invece stato dimostrato che il confronto coi coetanei genera una bassa autostima, la quale

mantiene bassa la posizione degli studenti durante la loro istruzione (esperienza scolastica

caratterizzata da bassi standard persistenti). Inoltre, la concorrenza alta alimenta l’ansia e riduce le

prestazioni.

La chiave per l’apprendimento sarebbe promuovere la fiducia in sé stessi.

BOX: IPER-COMPETIZIONE GIAPPONESE

Il processo giapponese di juken (esame di ammissione) mostra come la competizione crea ansia,

vittime, frustrazione.

Infatti, in Giappone, i bambini tra 4/5 anni vengono avviati ad una serie di scuole preparatorie ed

esami per aumentare la loro possibilità di ottenere un posto in una scuola privata altamente

selettiva. Il processo di juken sta creando cittadini di prima fascia, seconda fascia e così via, in età

sempre più giovane. Questo sistema scolastico altamente competitivo determina un alto tasso di

suicidi

1.4 EFFICACE vs AFFETTIVO

La scuola fa sì che gli studenti si concentrino esclusivamente sui test e interrogazioni. Uno studio ha

mostrato invece che l’attenzione esclusiva su test scritti e orali distrugge l’apprendimento, la

sperimentazione, l’innovazione, il pensiero critico.

Gli insegnanti sono consapevoli di questi pericoli. Mc Ness et al. (2003) hanno mostrato che

successive ondate di cambiamenti legislativi a partire dalla fine degli anni '80 avevano indotto gli

insegnanti delle scuole primarie e secondarie in Europa - specialmente in Gran Bretagna - a

preoccuparsi che i cambiamenti imposti dall'esterno nei programmi educativi avessero creato un

conflitto crescente tra le esigenze dei governi e i bisogni dei loro allievi. La richiesta governativa di

fornire “rendimento” aveva portato a una politica incentrata sulla necessità per gli insegnanti di

essere managerialmente “efficaci”, ignorando gli aspetti affettivi dell’insegnamento. Le crescenti

richieste di responsabilità a gli insegnanti hanno comportato meno tempo per svolgere un lavoro

più creativo e sviluppare relazioni coi propri studenti. Mc Ness et al. concludere che "l'efficacia sta

compromettendo l'affettivo".

L’OECD conclude nel suo rapporto sull’istruzione che i governi non dovrebbero definire il ruolo degli

insegnanti solo sulla base di parametri quantitativi. Una delle principali minacce per gli studenti alla

loro appartenenza a scuola è la loro percezione di relazioni negative con i loro insegnanti. Gli

insegnanti hanno un ruolo fondamentale nel creare le condizioni per il benessere degli studenti a

scuola. Invece di concentrarsi su misurazioni ed incentivi della performance, l’OCSE raccomanda a

gli insegnanti di essere “Gestori delle relazioni”.

1.5 RISULTATI ACCADEMICI vs BENESSERE

La scuola è impegnata a farci raggiungere alti standard accademici, e non il benessere. Essa ci dice

che siamo li non per divertirci, ma per esibirsi. Siccome i bambini sono abituati ad apprendere col

gioco, l’idea che si creano della scuola è che sia noiosa. Durante gli anni, possono poi scoprire che

leggere e studiare è piacevole o stimolante, oppure non scoprirlo mai. Questa situazione

contribuisce alla frattura tra mondo degli adulti e quello dei bambini.

Negli ultimi decenni la pressione per i risultati è aumentata, riducendosi il tempo delle attività sociali

a favore del tempo dedicato ai test. La conseguenza è che si genera ansia. Ma questa come abbiamo

visto genera basse performance. Quindi alti risultati sono correlati positivamente col benessere.

2. SCUOLE UMANIZZANTE (≠)

In conclusione, a scuola a gli studenti viene insegnato a sviluppare una relazione con il loro tempo,

i loro corpi, i loro interessi, con la gerarchia e con le altre persone che è dannosa per le loro abilità

emotive e cognitive, e quindi per il loro benessere.

Si potrebbe concludere che le scuole dovrebbero fare l'opposto di quello che stanno facendo:

• gli alunni viene insegnato ad escludere il benessere dall'attività produttiva, tuttavia dovrebbero

essere incoraggiati ad associare il divertimento al desiderio di imparare.

• Gli studenti sono addestrati ad accettare passivamente ciò che viene insegnato, mentre

dovrebbero essere autorizzati a scegliere la propria istruzione.

• Gli studenti vengono insegnati a ignorare i loro bisogni fisici e dovrebbero invece essere

incoraggiati a coltivarli.

• Agli studenti viene insegnata essere frettoloso, superficiale e acritico. Invece, le scuole

dovrebbero rispettare il tempo necessario per un pensiero profondo e creativo.

• Agli studenti viene insegnato di essere passivi all'interno di 151 organizzazioni e nei rapporti

con l'autorità. Le scuole dovrebbero piuttosto spiegare che i poteri e le organizzazioni stabiliti

servono a promuovere il benessere e che traggono la loro legittimità dal realizzare questo

obiettivo.

• Gli studenti imparano la competizione piuttosto che la cooperazione.

• Le scuole producono l'esclusione piuttosto che l'inclusione.

• Dovrebbero essere un motore per il cambiamento e sono un motore per la conservazione.

3. PRESSIONE PER IL CAMBIAMENTO (≠)

Il risultato è che gli studenti sono sempre meno legati alla scuola, determinando un impatto negativo

sul rendimento, salute e comportamento. Secondo l’OCSE il senso di appartenenza alla scuola è

diminuito.

Secondo l’OCSE, il grado di impegno degli studenti a scuola dipende da quanto sono soddisfatti i

bisogni di autonomia, competenza e relazione. Queste sono soddisfatte quando gli alunni

partecipano a gruppi che uniti con uno scopo condiviso. Tutto questo contrasta con l’imposizione

individuale e competitiva della scuola.

Anche se l’OCSE precedentemente era orientato verso una quantificazione dei risultati scolastici,

adesso si è concentrato sul benessere degli alunni e sulle relazioni tra alunni e alunni-insegnanti.

Anche l’UNICEF ha pubblicato una relazione che sottolinea l’importanza della partecipazione attiva

dei bambini alle scuole elementari, considerazione dell’opinione dei bambini e l’utilizzo di mezzi per

stimolare motivazione ed interesse.

Negli utili anni ci sono state molte pressioni per umanizzare il sistema scolastico: la motivazione

principale è che questo distrugge negli studenti i rapporti personali e la creatività, impossibilità di

partecipare alle decisioni e di esprimere e sviluppare i propri interessi.

4. CAMBIARE IL SISTEMA SCOLASTICO (≠)

Il sistema scolastico va rimodellato e si deve promuovere la cooperazione, creatività, senso di

possibilità, partecipazione e alti standard accademici. Quali pratiche di insegnamento funzionano

meglio?

1. INSEGNAMENTO PARTECIPATIVO

Algan e altri, hanno studiato la differenza tra 2 tipi di insegnamento:

• Insegnamento verticale: gli insegnanti fanno lezione e fanno domande a gli studenti, e questi

studiano e prendono appunti; l’aula è incentrata sull’insegnante

• Insegnamento orizzontale (o partecipativo): si concentrano su gli studenti che lavorano in

gruppo su progetti comuni; gli studenti chiedono e gli insegnanti rispondo; l’aula è

concentrata sullo studente perché la relazione centrale è quella tra studenti.

Questo studio ha dimostrato che l’insegnamento partecipativo promuove la formazione del capitale

sociale. L’insegnamento orizzontale è correlato positivamente con positive relazioni, appartenenza

ad associazioni, fiducia nelle istituzioni, partecipazione alla società civile (tutti elementi del CS).

Tutte queste abilità sono raggiunte attraverso una cooperazione.

Inoltre l’insegnamento partecipativo favorisce l’autonomia psicologica, e questa aumenta la felicità.

2. APPRENDIMENTO SOCIALE ED EMOTIVO

L’insegnamento partecipativo migliora l’intelligenza emotiva. Questa è l’elemento che spiega la

correlazione tra insegnamento partecipativo e capitale sociale, in quanto l’intelligenza emotiva

fornice le capacità cooperative su cui si basa il capitale sociale.

E’ stato evidenziato che l’utilizzo di programmi di apprendimento sociale ed emotivo (SEL)

migliorano l’intelligenza emotiva e attività sociali, impattano positivamente l’atteggiamenti verso se

stessi e gli altri, comportamento sociale positivo, problemi comportamentali e rendimento

scolastico.

3. SCUOLA ALTERNATIVA

In occidente vi sono numerosi esperimenti volti ad umanizzare la scuola. Tutti sono accomunati da

alcune caratteristiche: apprendimento basato sui bisogni e interessi dei singoli studenti; si

concentrano su riflessione, cooperazione, partecipazione e divertimento.

L’educazione Montessori è il metodo scolastico piu popolare: classi di età diverse, speciali materiali

educativi, lavori scelti dagli studenti, collaborazione, assenza di voti e test, assenza di istruzione

individuale.

Studi hanno mostrato che l’educazione Montessori promuove abilità sociali e accademiche piu

dell’istruzione tradizionale. Uno studio ha mostrato che alla fine del percorso scolastico, i bambini

assegnati casualmente alla Montessori hanno sviluppato maggiori risultati accademici, miglior senso

di cooperazione, miglior connessione con la comunità a scuola, maggior preoccupazione per equità

e giustizia, più creatività e maggiore controllo e cognizione sociale.

5. CULTURA DELLA PERFORMANCE E SOCIETA’ DELL’APPRENDIMENTO (≠)

Alcuni paesi hanno riformato il sistema scolastico, integrando i principi delle scuole alternative.

Questo è avvenuto soprattutto nei paesi dell’Europa Settentrionale, in cui sono stati registrati bassi

livelli di ansia legata alla scuola, alti livelli di insegnamento orizzontale e dei risultati accademici.

I paesi dell’Europa meridionale invece si sono mossi nella direzione sbagliata.

Il sistema francese è quello meno partecipativo. Deriva probabilmente dell’approccio fortemente

selettivo. Buoni risultati in buone scuole hanno permesso l’avanzamento economico a bambini della

classe media lavoratrice, soprattutto in passato. Il problema è che in una attuale società multietnica,

iper-selzione scolastica francese ha portato alla emarginazione di molti studenti.

I Paesi che non umanizzeranno il loro sistema scolastico pagheranno un prezzo elevato. L’attuale

sistema scolastico proviene dal 1800, sulla base di un bisogno di controllo sociale delle società

industrializzanti. L’obbiettivo era quello di addestrare operai ad essere subordinati, passivi,

obbedire, annoiarsi. Ma questo contrasta con l’attuale sistema economico, una economia in cui la

creatività è diventata un fattore critico per il successo economico.

Negli ultimi decenni, i leader dell’occidente si sono specializzati nella retorica della società

dell’apprendimento e della performance. Due aspetti contrastanti.

E’ necessario un sistema scolastico orizzontale (partecipativo) per creare una forza lavoro efficace,

flessibile, la cui motivazione intrinseca getterà le basi per lo sviluppo economico e sociale futuro.

5 BIS . CAMBIARE LA SCUOLA

Gli aspetti importanti per la felicità sappiamo che sono tre: aver un buon rapporto con se stessi,

con gli altri ed inoltre il senso della possibilità che è fondamentale per sviluppare le due capacità

precedenti.

La scuola attuale è concentrata sulle abilità cognitive ed impiega risorse nel distruggere le naturali

propensioni degli studenti verso i tre aspetti precedenti. Bisogna insegnare una cultura che

permetta di avere buone relazioni.

La scuola gioca un importante ruolo nella formazione di valori del consumo per tre motivi:

1) Il messaggio che manda è che le motivazioni intrinseche non sono importanti: la scuola si

disinteressa totalmente dell’attrazione che gli studenti provano per ciò che studiano. Fare

programmi che risultino interessanti per gli studenti è fuori dagli scopi dell’istituzione, gli studenti

sono chiamati solo a studiare in quanto è strumentale a qualcos’altro

2)La scuola promuove in ogni modo la competizione individuale tra gli studenti a partire dal

sistema di valutazione individuale della loro preparazione.

3)L’organizzazione della scuola comunica un messaggio ai bambini sulle priorità di vita: è

importante produrre e consumare e non le relazioni.

La scuola dovrebbe invece insegnare a coniugare produzione e benessere, aiutare a coltivare i propri

interessi, promuovere profondità e creatività, insegnare che il potere e le organizzazioni servono ad

esigenze di benessere e sono legittimati dalla loro funzionalità rispetto tale scopo, insegnare a

collaborare e non a competere ed infine dovrebbe produrre inclusione e non esclusione. Dovrebbe

promuovere il senso della possibilità, cooperazione, creatività, l’affettività, la partecipazione e

l’inclusione.

Deci e Ryan affermano che gli esami e le interrogazioni distruggono l’apprendimento, l’innovazione

e il pensiero originale e critico e ciò deriva dai programmi estensivi e le scadenze pressanti.

Dovremmo quindi aumentare le opportunità per lo sport, l’arte, la creatività e la relazionalità.

6. COSA POSSONO FARE I GENITORI? (=)

Data l’importanza delle relazioni coi genitori nei primi anni di vita per la formazione delle capacità

relazionali, devono essere considerata una forma di investimento nella capacità relazionali dei

bambini le politiche che estendano la compatibilità tra lavoro e vita familiare.

Quali scelte personali possono fare i genitori per i figli? Molte scelte dei genitori sono influenti per

il benessere dei loro figli, sul grado loro grado di cultura del consumo, sulle loro capacità di rapporto

con sè stessi e gli altri. Queste sono le scelte riguardanti quanta pressione fare sul loro tempo,

quanta pressione fare per ottenere certi risultati, quanto sostenere i loro interessi, quante

limitazioni imporre, quante paure e quanto senso della possibilità e di autonomia comunicare.

Queste scelte dipendono dai valori che i genitori mettono al centro della propria vita, e questi valori

influenzano quelli dei figli.

Il grado di apertura dei genitori è frenato da alcuni timori dei genitori di creare individui disadattati,

improduttivi, irrispettosi e poco cooperativi nei rapporti con gli altri e coi genitori. Ma questi sono

timori infondati in quanto è il metodo educativo attuale a creare individui disadattati.

Anche il timore di scarsa produttività è infondato, perché individui felici lavorano meglio e hanno

capacità cooperative sul lavoro e piu creatività.

Anche il timore di difficolta relazionali tra genitori e figli è fuori luogo, perché l’empatia dei genitori

migliora tale relazione genitori-figli e perché un corretto grado di apertura dei genitori riesce a

determinare una idonea formazione relazionale.

7. LA FATICA DEI GENITORI (=)

Il disagio dei bambini si specchia (porta) in quello dei genitori. Le ricerche mostrano che avere

bambini non è associato a maggiore felicità, ma a maggior stress, depressione, problemi mentali.

Le città moderne hanno dato un forte potere e responsabilità ai genitori di decidere tutto sul mondo

dei bambini.

I genitori sono stati trasformati negli dei moderni dei bambini e vivono questa cosa con ansia di chi

è consapevole del suo enorme potere e teme di sbagliare nell’usarlo. La difficoltà del loro ruolo

deriva dal deserto relazionale che circonda la famiglia.

La fatica dei genitori deriva dal vivere schiacciati tra la solitudine, le pressanti esigenze del lavoro, le

enormi responsabilità e le alte spese. Questo rappresenta l’altra faccia del disagio dei bambini per

cui ogni miglioramento di vita di questi condurrà un conseguente miglioramento della vita dei

genitori perché andrà a diminuire la fatica di un ruolo per le tensioni e i conflitti con i figli.

Il disagio dei genitori è l’altra faccia del disagio dei bambini. Ogni azione capace di migliorare la vita

dei bambini condurrà ad un miglioramento di quella dei genitori, perché ne ridurrà la fatica.

CAPITOLO 15 – POLITICHE PER LA PUBBLICITA’

1. PROPOSTE DI REGOLAMENTAZIONE (=)

La pubblicità ha un effetto negativo sul benessere degli adulti, ma molto di piu su bambini e

adolescenti in quanto plasma i valori e i desideri dei bambini, i quali interiorizzano facilmente la

cultura del consumo implicita nei messaggi pubblicitari e che li conduce ad un minor benessere:

hanno più ansia, meno autostima ,si dichiarano meno felici ed hanno problemi relazionali come

rapporti difficili con i genitori, minor generosità ed hanno difficoltà a comprendere che la pubblicità

ha un intento persuasivo.

Le soluzioni che si possono adottare contro la pubblicità sono 6:

1)Tassare la pubblicità: La renderebbe più costosa per cui le imprese ridurrebbero il

bombardamento pubblicitario che subiamo e il gettito fiscale che ne deriva potrebbe essere


PAGINE

72

PESO

1.58 MB

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in management e governance
SSD:
Università: Siena - Unisi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher leandro.borghini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia della felicità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Siena - Unisi o del prof Bartolini Stefano.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in management e governance

Riassunto esame Marketing Internazionale, Prof. Zanni, libro consigliato Marketing Internazionale, Egea, Milano seconda edizione 2018
Appunto
Economia della globalizzazione - Appunti completi lezioni - voto 30L/30
Appunto