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Economia dei paesi emergenti

L’economia della ciambella

1. Come rendere operativa la sostenibilità

Kate Raworth, nel suo libro L’economia della “ciambella”, sette mosse per pensare come un

economista del XXI secolo», spiega in modo chiaro e scientifico le basi per lo sviluppo sostenibile.

L’umanità a partire da una forte accelerazione iniziata attorno al 1750, anni della prima rivoluzione

industriale si è progressivamente allontanata dalla natura. Questa evoluzione culturale ha portato a

considerare la natura come fonte inesauribile di risorse, appropriandosi del 25% della produttività

netta (HANPP) l’energia raggiante solare utilizzata dalla vegetazione terrestre e trasformata in

materia organica che potrebbe arrivare, seguendo i ritmi odierni al 29% nel 2050. Questo impatto,

definito dagli studiosi grande accelerazione si è via via intensificato portando la popolazione urbana

Ja

(che vive in citta) a superare quella rurale e si prevede aumenti fino ad arrivare a 6 miliardi nel 2050.

L’imposizione culturale dominata dalla dimensione economica e l’applicazione del pensiero

economico dell’homo oeconomicus, cui definisce l’obiettivo dell’esistenza, la soddisfazione

dell’esigenze di continuare ad acquisire beni materiali e come uomo razionale ed egoista ha portato

alla costruzione di un modello economico basato sul pensiero che gli stock di risorse naturali

co

fossero infiniti deteriorando il sistema ecologico mondiale. Smith divide il valore in ‘valore d’uso e

valore di scambio. Le cose a maggior valore d’uso difficilmente hanno un valore di scambio e

viceversa. Nulla ha più valore d’uso dell’acqua, ma difficilmente con essa si potrà avere qualcosa in

cambio. E’ impossibile continuare a credere in un futuro con scenari del tipo business as usual, come

se nulla fosse. Daly sottolinea che uno sviluppo sostenibile tratta di un’economia dedita al

po

miglioramento e mantenimento dei limiti naturali.

Mai abbiamo stravolto con questa ampiezza e in tempi così rapidi i sistemi naturali senza i quali non

possiamo vivere. Mai abbiamo messo a rischio le opzioni evolutive di tutti gli altri esseri viventi che

con noi condividono ora la storia del nostro pianeta. Mai abbiamo così profondamente intaccato le

basi che ci consentono di vivere, di avere benessere, prosperità e sviluppo. La comunità scientifica

che si occupa di scienze del sistema Terra e dei suoi cambiamenti globali ha individuato un nuovo

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periodo geologico, definito Antropocene, allo stato attuale, l’intervento umano causa

complessivamente dei cambiamenti profondi al sistema Terra, superiori a quelli dovuti alle forze di

origine astronomica, geofisica e interna allo stesso sistema. Tutti questi fattori l’hanno condotta

sempre di più in una dimensione fisica e culturale di allontanamento dalle dinamiche evolutive dei

.

sistemi naturali, dalle quali è dipesa e dipende e con le quali ha convissuto per le decine di migliaia di

anni precedenti.

La sostenibilità definita come scienza accoglie a sé numerose discipline scientifiche e sociali,

definendosi come disciplina per vivere e imparare a comprendere le interazioni e i legami esistenti

tra gli esseri umani e i sistemi naturali. La ricerca di kate raworth inizia nel primo decennio del 2000

con la prima pubblicazione scientifica di numerosi studiosi della global sustainibility, che

definiscono il safe and operating space (SOS) ovvero i confini planetari verso cui muoversi in 9

grandi problemi tra cui rientrano il consumo di acqua, l’acidificazione degli oceani... Essi confutano il

pensiero che il degrado ambientale sia un'esternalità che avviene al di fuori dell’economia

monetizzata ma che riguarda l’intero tessuto economico globale. Secondo kate raworth e il suo

approccio dell’economia della ciambella il benessere umano dipende oltre che dal mantenimento

delle risorse anche dalle necessità dei singoli individui di soddisfare esigenze ovvero che come

esiste un tetto massimo d’uso delle risorse esiste una base definita da 11 punti sotto il quale la

deprivazione umana diventa inaccessibile/insostenibile (1. del cibo 2. dell’acqua 3. dell'assistenza

sanitaria 4. di reddito 5. dell’istruzione 6. di energia 7. di lavoro 8. del diritto di espressione 9. della

parità di genere 10.dell'equità sociale 11.della resilienza agli shock). si definisce tra l’incontro del

confine efficiente delle risorse e dei diritti sociali fondamentali una forma a ciambella definita

sicura per l’ambiente e per l’umanità. L’economia si è sempre basata sulla natura del valore ma non

sul valore della natura, se il deficit economico-finanziario può essere dipende da regole e norme il

deficit del sistema naturale non è rigenerativo. Il cambiamento sta nell’imporre una contabilità

ecologica preservativa della natura. (vedi img sotto).

Il SOS treaty si prefigge l’obiettivo di delineare un vero e proprio trattato per governare lo spazio

sicuro (quello definito dai 9 problemi) perché oggi il sistema terra purtroppo è definito come oggetto

legale non identificato.

2. Chi vuol essere un economista?

Ja

Yuan è una studentessa diversa dagli altri, lei vede nell’economia nel periodo ante crisi 2008 un

grande scollamento tra sistema reale e finanziario e negli studi universitari lo stesso mutamento.

Vede nell’insegnamento universitario un pensiero ristretto e fazioso che si ripercuote sulla società in

generale scollandosi dalle sfide del 21 secolo, dalla stabilità finanziaria alla sicurezza alimentare e ai

co

cambiamenti climatici. Dalla protesta nel 2015 a boston di alcuni studenti di economia sul fatto che

fosse necessaria una rivoluzione dell’economia si attesta questo libro che delinea 7 mosse.

L’avvento della crisi finanziaria del 2008, dello scarico enorme di plastiche negli oceani, della

riduzione ed erosione delle superfici coltivabili, della pesca massiva e dell’aumento della

popolazione delineano le prospettive del 21 secolo.

po

L’economista oggigiorno è la persona ritenuta più importante in una sala dove vi sono presenti

anche persone di scienza. Keynes e Hayek nonostante i due pensieri differenti (keynes interventismo

pubblico, hayek liberismo) si mostrano concordi sul fatto che il pensatore economico non debba

rivestire una così grande autorità, lo afferma Hayek alla vincita del Nobel per l’economia.

Ripensare l’economia, in un mondo basato su notiziari economici, medici e clienti rivisitati come

fornitori e clienti di beni/servizi, dove gli studi si basano su testi del 1950 basati anch’essi su pensieri

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del 1850, risulta fondamentale.

Nel ripensare l’economia Kate tracciò una ciambella partendo dal fatto che l’economia possa

partire non dalle sue astrazioni ma dagli obiettivi a lungo termine dell’umanità, essa consiste in

.

più cerchi uno dentro l’altro, nel cerchio più interno, la base sociale, si trovano le privazioni

critiche per l’umanità (fame, analfabetismo, assistenza sanitaria ed energia), dopo di questo

cerchio si trova lo spazio sicuro per l’umanità ovvero il degrado ambientale, tra lo spazio creato da

questi due ovvero tra base sociale e tetto ecologico è rappresentata la ciambella ovvero lo spazio

entro il quale possiamo soddisfare i bisogni nel rispetto del pianeta (vedi img a pag 34).

Raggiungere lo sviluppo senza portare danni alla Terra. Questo è lo scopo principale dell’Economia

della ciambella di Kate Raworth. Tale modello ammette l’esistenza di due confini: un confine

interno che riguarda le dimensioni sociali (inner boundery) ed un confine esterno, relativo ai limiti

ambientali (outer boundery). É tra questi due confini che si estende un’area (che assume la forma

di una "ciambella") in cui lo sviluppo sostenibile è possibile.

La riflessione della Raworth parte dalla considerazione del fatto che il benessere umano dipende dal

mantenimento delle risorse in un buono stato naturale complessivo, che non deve oltrepassare

alcune soglie, anche, e in misura uguale, dalle necessità dei singoli individui di soddisfare alcune

esigenze fondamentali per condurre una vita dignitosa e con le giuste opportunità. Si viene così a

formare, tra questi diritti sociali fondamentali (la "base sociale") e i confini planetari (i "tetti

ambientali"), una fascia circolare a forma di ciambella che può essere definita sicura per l'ambiente e

socialmente giusta per l’umanità. Una combinazione di confini sociali e planetari di questo tipo crea

una nuova prospettiva di sviluppo sostenibile.

Ja

co

po

1) Il confine interno (la dimensione sociale) •Secondo l’autrice, una società stabile dovrebbe

garantire a tutte le persone la disponibilità delle risorse di base (cibo, acqua, assistenza sanitaria ed

energia) in modo tale che i diritti umani vengano pienamente rispettati. •La dimensione sociale

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forma un confine interno, al di sotto del quale si sviluppano le condizioni per la privazione umana.

2) Il confine esterno (i limiti ambientali) •Per la Raworth, l’uso delle risorse naturali da parte

dell’uomo non dovrebbe porre sotto stress i processi naturali della Terra causando, ad esempio,

.

cambiamento climatico e perdita di biodiversità al punto tale da porla al di fuori dello “stato stabile”.

La dimensione ambientale costituisce un confine esterno, superato il quale si realizzano le condizioni

di degrado ambientale.

Kate Raworth ci indica che, come esiste un confine esterno all'uso delle risorse, una sorta di "tetto",

oltre cui il degrado ambientale diventa inaccettabile e pericoloso per l'intera umanità, ne esiste uno

interno al prelievo di risorse, un "livello sociale di base" (un sorta di "pavimento") sotto il quale la

deprivazione umana diventa inaccettabile e insostenibile. E lo fa definendo gli 11 punti sopra

riportati. Si viene così a formare, tra questi diritti sociali fondamentali (la "base sociale") e i confini

planetari (i "tetti ambientali"), una fascia circolare a forma di ciambella che può essere definita

sicura per l'ambiente e socialmente giusta per l’umanità. Una combinazione di confini sociali e

planetari di questo tipo crea una nuova prospettiva di sviluppo sostenibile.

Le immagini sono importanti, caratterizzano la nostra vita e il modo di vedere le cose (che siano

mappe o altro), rimangono impresse nella mente a lungo termine non come le parole. Le immagini

nell’economia (grafici, diagrammi..) o meglio le rappresentazioni identificano come interpretiamo,

impariamo ed insegniamo, si pensi alla curva della domanda di stanley che definiva la legge della

domanda dimostrativa che quando il prezzo scende la gente acquista di più. Si pensi a Samuelson a

cui venne chiesto di scrivere un testo, il famoso ‘economics’ per le masse, decorato di immagini,

grafici, tabelle per essere maggiormente consultabile e apprendibile da più persone possibili

lasciando le equazioni agli specialisti. L’immagine della ciambella rappresentata da Kate raworth

come impatto visivo capace di rimanere impresso nella mente ha contribuito a rinvigorire i vecchi

dibattiti e farne scaturire di nuovi a riguardo di un futuro economico sostenibile. Oltre all’immagine

secondo Lakoff il potere che il frame verbale ha di modellare il dibattito economico/politico non è da

meno (si pensi al frame ‘alleggerimento fiscale’ proposto dai conservatori statunitensi, esso è

difficile da superare dai progressisti nel senso che un alleggerimento fiscale fa felici tutti e per i

progressisti basare la propria politica su un frame diverso semplice come questo è difficile).

Obiettivo della ciambella è quindi di far cambiare visione, cambiare le vecchie immagini basate su un

Ja

vecchio pensiero economico ridisegnando il tessuto mentale ed economico.

RIASSUNTO INTRODUZIONE

Le dimensioni del nostro impatto si sono andate intensificando negli ultimi 60 anni, in un periodo

che gli studiosi definiscono “la Grande accelerazione”, che ha avuto effetti devastanti. Data la

co

progressiva urbanizzazione, questo progressivo allontanamento fisico e culturale dalla natura,

“immersi” quotidianamente nei nostri sistemi urbani e artificiali, ci ha anche fatto pensare di

poterne fare a meno, come se non ne avessimo bisogno. La verità, come la scienza ci dimostra

chiaramente, è che gli esseri umani sono strettamente dipendenti dai sistemi naturali e fortemente

collegati a essi. È anche colpa della teoria economica! L’evoluzione e l’applicazione del pensiero

po

economico nella vita reale di tutti i giorni hanno invece costantemente messo al centro una sorta di

figura “ideale” dell’essere umano, l’Homo oeconomicus, cui la stessa dottrina economica attribuisce,

come obiettivo dell’esistenza, la soddisfazione dell’esigenza di continuare ad acquisire beni

materiali. Questa “visione” ha profondamente plasmato la cultura umana negli ultimi secoli.

Abbiamo costruito un modello di funzionamento del metabolismo delle nostre società che di fatto

vive sfruttando gli stock e i flussi di materia ed energia provenienti dai sistemi naturali. Sappiamo,

tuttavia, che le risorse naturali hanno capacità rigenerative e ricettive limitate. Questo

G

deterioramento è iniziato con la rivoluzione industriale. L’intervento umano, di fatto, ha reso i

processi circolari – caratteristici del funzionamento dei sistemi naturali – dei processi lineari, alla fine

dei quali si produce appunto lo scarto, il rifiuto, sia esso solido, liquido o gassoso. Non abbiamo,

invece, messo al centro dei processi economici il capitale fondamentale che ci consente di

.

perseguire il benessere e lo sviluppo delle nostre stesse società, e cioè il capitale naturale, costituito

dalla ricchezza della natura e della vita sul nostro pianeta. Non avendo sin qui fornito un valore ai

sistemi idrici, alla rigenerazione del suolo... l’umanità ha di fronte a se una grande sfida causa la

pressione troppo alta sui sistemi naturali. Per essere davvero operativo, lo sviluppo sostenibile

richiede un reale cambiamento della nostra visione e della nostra azione concreta nel rapporto che

abbiamo con il mondo naturale. Oggi abbiamo una consapevolezza sempre più chiara dei limiti

ecologici globali, significa trovare un modo diverso di fare economia. I sistemi economici delle

società umane non possono più costituire il sistema centrale di riferimento del nostro mondo

quotidiano. Questi sistemi sono, in realtà, dei sottosistemi del più grande ecosistema globale del

pianeta (la biosfera) e non possono essere gestiti come se fossero indipendenti da esso. I modelli

economici perseguiti dalle società umane non possono, quindi, operare al di fuori dei limiti biofisici

dei sistemi naturali. Per questo la crescita della popolazione e della produzione non devono spingersi

oltre le capacità ambientali di rigenerazione delle risorse e di assorbimento dei rifiuti, per German

Daly, si tratta però di un’economia raffinata e complessa dedita al mantenimento, del miglioramento

qualitativo, della condivisione e dell’adattamento ai limiti naturali • È un’economia del “meglio”, non

del “più grande”.

La sostenibilità è quindi un concetto articolato che viene purtroppo ancora continuamente

banalizzato, volendo semplificare il concetto in una semplice definizione, possiamo affermare che

sostenibilità vuol dire imparare e vivere, in una prosperità equa e condivisa con tutti gli altri esseri

umani e in armonia con la natura, entro i limiti fisici e biologici dell’unico pianeta che siamo in grado

di abitare: la Terra. Nella seconda metà del primo decennio del 2000 abbiamo la prima pubblicazione

scientifica di numerosi autorevoli studiosi dediti alla Global Sustainability e alle scienze del Sistema

Terra. Tali autori hanno cercato di indicare le dimensioni di uno spazio operativo sicuro (Safe and

Operating Space) per l’umanità indicando i Planetary Boundaries (“confini planetari”) entro cui

muoversi. I limiti sono 9: 1. il cambiamento climatico 2. la perdita della biodiversità e quindi

dell’integrità biosferica 3. l’acidificazione degli oceani 4. la riduzione della fascia di ozono nella

Ja

stratosfera 5. la modificazione del ciclo biogeochimico dell’azoto e del fosforo 6. l’utilizzo globale di

acqua 7. i cambiamenti nell’utilizzo del suolo 8. la diffusione di aerosol atmosferici 9. l’inquinamento

dovuto ai prodotti chimici antropogenici. Per quattro di questi ci troviamo già oltre il confine

indicato dagli studiosi: 1. il cambiamento climatico 2. la perdita di biodiversità 3. la modificazione del

ciclo dell’azoto e del fosforo 4. le modificazioni dell’uso dei suoli.

co

Mentre l’economia convenzionale tratta il degrado ambientale come una esternalità che ricade in

gran parte fuori dell’economia monetizzata, gli scienziati naturali hanno letteralmente sovvertito

tale approccio. Hanno, infatti, proposto un insieme di limiti quantificati dell’uso di risorse entro cui

l’economia globale dovrebbe operare, se si vuole evitare di toccare i punti di non ritorno del sistema

Terra che eserciterebbero effetti devastanti sull’intera umanità. È necessario che il concetto di un

po

patrimonio comune per l’umanità venga riconosciuto da tutti gli stati del mondo.

È opinione condivisa di tanti studiosi che sia giunto il momento di modificare le nostre società, i

nostri comportamenti, i nostri modi di pensare, di vivere, di relazionarci con gli altri esseri umani,

con gli altri esseri viventi, e con l’intera natura che ci circonda. È necessario e urgente modific

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jacopogiunta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Unitelma Sapienza di Roma o del prof Rinaldi Azzurra.
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