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RIASSUNTO ECONOMIA DEI PAESI EMERGENTI (9 CFU) – RINALDI

CAPITOLO N. 1 - CRESCITA E SVILUPPO

- Nel linguaggio comune, spesso si utilizzano come sinonimi i termini “crescita” e “sviluppo”; nella letteratura

economica, invece, i due fenomeni sono distinti

- A fare una chiara distinzione tra CRESCITA E SVILUPPO fu per la prima volta nel 1934 SCHUMPETER

(teorico di grande rilievo), il quale introdusse un concetto più complesso connesso alla totale

trasformazione dei processi produttivi e all'introduzione di nuovi beni (all’interno del sistema economico)

Per questo motivo, abbiamo:

1. Da un lato le TEORIE DELLA CRESCITA

2. e dall’altro le TEORIE DELLO SVILUPPO

LA CRESCITA la crescita può essere definita come l’INCREMENTO DEL PRODOTTO INTERNO LORDO (PIL)

IN UN DETERMINATO PERIODO DI TEMPO (di solito un anno). In alcune analisi, viene definita anche come

la CRESCITA DEL PIL PRO CAPITE (PIL/Popolazione).

LE TEORIE DELLA CRESCITA

- Le teorie della crescita si propongono di individuare i fattori che determinano la crescita economica di un

sistema economico, ovvero di un paese

- Nella maggior parte delle teorie, la crescita viene spiegata come fenomeno che avviene tramite un

processo di accumulazione

PROCESSO DI ACCUMULAZIONE DEL CAPITALE

- Rappresenta la base di molte teorie della crescita, in quanto concetto fondamentale del sistema di

produzione capitalistico (IL CAPITALISMO, concettualmente, nasce con l’idea dell’accumulazione)

- In particolare, si tratta di accumulazione del capitale

Si può distinguere tra:

1) ACCUMULAZIONE DI CAPITALE FISICO - MACCHINARI – il sistema economico si dota di un volume

crescente di macchinari

2) ACCUMULAZIONE DI CAPITALE IMMATERIALE - CAPITALE UMANO – secondo molte teorie, il

capitale immateriale rappresenta un fattore decisivo per la crescita economica di un paese

- Le teorie della crescita, quindi, analizzano i fattori che influenzano il processo di accumulazione del

capitale all’interno di un’economia

I FATTORI DELLA CRESCITA

In maniera schematica, i fattori della crescita possono essere raggruppati in:

1. FATTORI TECNOLOGICI - se la tecnologia migliora, alle imprese è possibile produrre di più e con costi minori

2. FATTORI DEMOGRAFICI - come vedremo, da un lato la popolazione è vista come fattore di sviluppo,

dall’altra è un fattore ostativo allo sviluppo

3. FATTORI ISTITUZIONALI - il ruolo delle istituzioni è un ruolo da scoprire nelle teorie della crescita; infatti

molti aspetti sono tuttora in una fase di studio

LO SVILUPPO per sviluppo si intende invece il PROCESSO DI CRESCITA ECONOMICA E TRASFORMAZIONE

STRUTTURALE DI UNA SOCIETA’ (le teorie sullo sviluppo inglobano le teorie sulla crescita, ma la crescita è un

concetto minore rispetto al concetto di sviluppo: questo perché col concetto di CRESCITA si intende la

CRESCITA ECONOMICA, con quello di SVILUPPO si intende sia la CRESCITA ECONOMICA CHE LA

TRASFORMAZIONE PROFONDA DELLA SOCIETA’)

- Transizione da una condizione di arretratezza e povertà a una caratterizzata da maggiore benessere e

utilizzazione più produttiva delle risorse disponibili 1

- Lo sviluppo può essere definito, in modo più complesso, come il cambiamento complessivo di tutti i

fenomeni economici, sociali, culturali, che si accompagnano alla crescita del reddito pro capite

I FATTORI DELLO SVILUPPO

I principali fattori dello sviluppo sono i seguenti:

1. IL CAPITALE FISICO 2. IL PROGRESSO TECNICO 3. LE ISTITUZIONI 4. IL CAPITALE UMANO 5. IL

FATTORE DEMOGRAFICO

1 – IL CAPITALE FISICO

- Un fondamentale fattore di sviluppo è il CAPITALE FISICO (MACCHINARI)

- L’accumulazione di capitale fisico è necessaria alla crescita economica

- Se AUMENTA IL CAPITALE FISICO significa che LE IMPRESE STANNO INVESTENDO IN NUOVE ATTIVITA’

PRODUTTIVE in questo modo, si innescano i moltiplicatori del reddito e dell’occupazione

2 – IL PROGRESSO TECNICO

Nell’analisi del progresso tecnico, occorre prestare attenzione ai seguenti fattori:

1. AL TIPO DI TECNOLOGIA USATA – si cerca di capire quale sia il livello di avanzamento tecnologico nei vari

processi produttivi in un paese. Tuttavia, questo primo punto è necessario ma non sufficiente.

2. ALLE MODALITA’ DI DIFFUSIONE DELLA NUOVA TECNOLOGIA – ci rendono conto di eventuali squilibri

territoriali (MODALITA’ DI DIFFUSIONE VIRTUOSE oppure FENOMENI DI CONCENTRAZIONE DELLA

TECNOLOGIA IN CERTE ZONE DEL PAESE)

3. AI COSTI DELL’ADATTAMENTO NEL CASO DI TECNICHE IMPORTATE – se noi trasferiamo in un paese

parzialmente arretrato delle nuove tecnologie di produzione, non possiamo immaginare che questo di per se

sarà un fattore positivo; è necessario capire quali sono i costi di queste nuove tecnologie produttive (in alcuni

casi sono così elevati, da arrivare a condurre un’ANALISI COSTI-BENEFICI)

3 – LE ISTITUZIONI - anche le istituzioni rivestono un ruolo centrale nel processo di sviluppo (questo è vero

soprattutto nei PAESI ARRETRATI/PAESI IN VIA DI SVILUPPO)

Tuttavia, il ruolo delle istituzioni è cruciale anche nei paesi avanzati; grazie alla presenza delle istituzioni,

infatti:

1. DIMINUISCONO I COSTI DI TRANSAZIONE

2. DIMINUISCE, NEL COMPLESSO, L’INCERTEZZA NEL SISTEMA ECONOMICO (garanzia della proprietà

privata)

4 – IL CAPITALE UMANO

- Il capitale umano è l’insieme di CONOSCENZE, COMPETENZE, ABILITA’ POSSEDUTE DA UN INDIVIDUO

- Tale capitale umano può essere acquisito (a livello individuale) sia attraverso la formazione che grazie

all’esperienza pratica lavorativa 

LA PROMOZIONE DEL CAPITALE UMANO deve essere perseguita tanto in ambito scolastico, quanto

nell’ambito della formazione sul posto di lavoro

1. In ambito scolastico può essere promossa grazie al potenziamento del grado dell’istruzione formale

2. In ambito lavorativo può essere conseguita attraverso la partecipazione ai processi produttivi (learning by

doing – es: apprendistato)

5 – IL FATTORE DEMOGRAFICO

- Fattore molto controverso nelle teorie della crescita: in alcuni casi è considerato come un FATTORE

AGEVOLATIVO DEI PROCESSI DI SVILUPPO (il paese ha a disposizione nuova forza lavoro); ma può anche

2

essere considerato come FATTORE FORTEMENTE OSTATIVO ALLO SVILUPPO (caso in cui non vi è una

corrispondente crescita economica)

- La prima trattazione completa sul RAPPORTO TRA DEMOGRAFIA ED ECONOMIA è stata fatta da MALTHUS

(1798). Secondo Malthus, mentre LA POPOLAZIONE cresce con una proporzione geometrica, IL REDDITO

cresce con una proporzione aritmetica (la popolazione cresce molto di più rispetto al reddito). Pertanto, il

sistema è condannato all’implosione, in quanto incapace di soddisfare le esigenze di tutti. Malthus prevede

fasi di carestie che provocheranno una contrazione demografica (visione pessimistica del teorico), questo

permetterà un ritorno all’equilibrio.

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ARGOMENTO 1 – LE TEORIE DELLO SVILUPPO

CAPITOLO N. 2 - LE TEORIE DELL’ECONOMIA DELLO SVILUPPO

LE TEORIE DELLO SVILUPPO

Le questioni che vengono affrontate nelle teorie dello sviluppo sono principalmente tre:

1. VERIFICARE CHE VI SIANO CARATTERISTICHE STRUTTURALI E COMPORTAMENTALI che determinano

bassi livelli di PIL pro capite (ovvero fanno sì che alcuni paesi non si sviluppino)

2. SPIEGARE LE CAUSE CHE HANNO CREATO QUELLE STRUTTURE E QUEI COMPORTAMENTI INEFFICIENTI

3. IDENTIFICARE I FATTORI, I PROCESSI, LE STRATEGIE PER AVVIARE UN PROCESSO DI SVILUPPO

LE TEORIE DELL’ECONOMIA DELLO SVILUPPO

Le più note teorie dello sviluppo sono le seguenti:

1. LE TEORIE CLASSICHE

2. LE TEORIE BASATE SULL’INDUSTRIALIZZAZIONE

3. LE TEORIE SUL CAPITALE UMANO

4. LE TEORIE SUI BISOGNI FONDAMENTALI

5. LE TEORIE NEOCLASSICHE

6. LE TEORIE SUL CAPITALE SOCIALE

7. LA TEORIA ISTITUZIONALISTA

8. LA TEORIA DELLE CAPABILITIES

Entrando nel dettaglio delle famiglie di teorie…

1 – LE TEORIE CLASSICHE

- La nascita dell’economia dello sviluppo è fatta risalire agli anni Quaranta (1940), ma già gli economisti

classici avevano affrontato i temi dello sviluppo sotto l’ottica della crescita economica.

- Tra gli economisti classici, SMITH, RICARDO E MARX sono stati i primi ad analizzare le teorie della crescita

I principali temi affrontati dagli economisti classici erano i seguenti:

1. IL PROGRESSO TECNICO

2. LA DIVISIONE DEL LAVORO

3. I RENDIMENTI DEI FATTORI PRODUTTIVI

4. LE ECONOMIE ESTERNE ED INTERNE

1 – LE TEORIE CLASSICHE (rappresentano la base dell’evoluzione del pensiero economico)

SMITH

Lo sviluppo viene considerato come l’espansione del mercato. Afferma che si tratta di un processo

estremamente auspicabile perché consente una serie di processi che sono positivi per l’economia, nel suo

complesso, che hanno a che fare con: 3

1. l'incremento degli scambi

2. l’aumento del reddito reale (reddito in relazione al livello generale dei prezzi)

3. l’aumento della concorrenza (se aumenta la produzione, vi è un aumento della concorrenza. Per un

economista classico, affezionato al modello della concorrenza perfetta, rappresenta un fattore molto

positivo)

4. la riduzione dei costi di produzione e di conseguenza dei prezzi

Secondo Smith, è il PROGRESSO TECNICO a causare i rendimenti crescenti che si traducono in sviluppo

(abbiamo RENDIMENTI CRESCENTI quando l’ennesimo lavoratore aggiuntivo che impieghiamo nel processo

produttivo, produce una quantità marginale superiore rispetto al lavoratore precedente).

LE TEORIE CLASSICHE

RICARDO

- Ricardo parte da un’impostazione pessimista: pone la sua attenzione sul settore agricolo

- Secondo lui, il saggio di profitto dell'intero sistema economico viene definito a partire dal tasso di profitto

ottenuto dal terreno meno fertile

- Ipotizzando un incremento della popolazione e della relativa richiesta di viveri, l’autore ipotizza che sarà

necessario coltivare le terre meno fertili ciò causerà un crollo dei profitti (si tratta di terre che

necessiteranno di grande dispendio di energie, per avere in cambio un ritorno meno che proporzionale)

- L’unico strumento per arrestare tale processo è il PROGRESSO TECNICO (visto come la base per lo sviluppo

della crescita del paese)

LE TEORIE CLASSICHE

MARX (ha un approccio antagonista nei confronti del sistema di produzione capitalistico)

- Per Marx la crescita rappresenta un fenomeno momentaneo, destinato a concludersi nella crisi del sistema

capitalistico (per Marx il sistema capitalistico contiene in se gli elementi che poi ne porteranno al

disfacimento, quindi crollando la struttura della produzione capitalistica crollerà anche la prospettiva di

crescita)

- Secondo Marx il progresso tecnico, nel lungo periodo, avrebbe condotto alla costruzione di grandi monopoli

(visto in ottica conflittuale) diminuendo la concorrenza, non ci sarebbe più stato quel meccanismo

competitivo (che avrebbe portato al miglioramento delle tecniche di produzione) e questo avrebbe condotto

a delle crisi del sistema capitalistico sempre più profonde

 In tutti i tre casi troviamo un focus sul progresso tecnico, dato che è proprio questo che ha reso possibile

un modo di produzione che ha portato a delle profonde fratture rispetto ai modelli produttivi e sociali

preesistenti rispetto all’industrializzazione

2 – LE TEORIE BASATE SULL’INDUSTRIALIZZAZIONE

- Tra gli anni Cinquanta e Sessanta (1950-1960), si impone all’attenzione internazionale un filone teorico che

vede nell’industrializzazione uno dei fondamentali fattori di sviluppo

- Si tratta di una teoria che si basa sull’osservazione che i PAESI AVANZATI SONO QUELLI CHE HANNO

COMPIUTO UN PROCESSO DI INDUSTRIALIZZAZIONE (PAESI AVANZATI = PAESI INDUSTRIALIZZATI)

LE TEORIE BASATE SULL’INDUSTRIALIZZAZIONE

ROSTOW

Secondo la TEORIA DEL DECOLLO DI ROSTOW (elaborata nel 1961), la transizione dal sottosviluppo allo

sviluppo, per tutti i paesi poveri, sarebbe avvenuta attraverso 5 FASI:

1. la società tradizionale (produzione basata sull’autoconsumo, necessario al sostentamento della famiglia)

2. messa in atto delle precondizioni della crescita 4

3. il decollo

4. il cammino verso la maturità

5. la diffusione dei consumi di massa (fase in cui si trovano tutti i paesi avanzati)

- Si assume che i paesi in via di sviluppo debbano passare da alcune fasi: ad esempio, assumiamo che debbano

 

passare dal SETTORE AGRICOLO TRADIZIONALE a quello INDUSTRIALE fino a quello dei SERVIZI

(SETTORE TERZIARIO, con tutte le teorie della terziarizzazione. Infatti, capiremo che i paesi avanzati sono

considerati come tali se è FORTE IL SETTORE TERZIARIO).

LE TEORIE BASATE SULL’INDUSTRIALIZZAZIONE

IL MODELLO HARROD-DOMAR (modello fondamentale per la macroeconomia, che punta sul FATTORE

CAPITALE)

3 ipotesi del modello Harrod-Domar:

1. tecnologia a coefficienti costanti

2. risparmio come frazione costante del reddito (es: risparmio costantemente il 30% del reddito ogni mese)

3. uguaglianza tra investimenti e risparmio

Soddisfatte queste tre ipotesi, questo modello prevede un circolo virtuoso attraverso alcuni passaggi:

1. aumentano gli investimenti in capitale fisso

2. aumenta la produzione nazionale

3. si abbandona progressivamente l’agricoltura a favore dell’industria

4. la produzione nazionale cresce nuovamente

LE TEORIE BASATE SULL’INDUSTRIALIZZAZIONE

IL MODELLO DI LEWIS

- Il modello di Lewis utilizza un APPROCCIO DUALISTICO: i modelli di crescita dualistica presentano

l’economia divisa in due settori: quello AGRICOLO (tradizionale) e quello INDUSTRIALE (moderno)

 NEL SETTORE TRADIZIONALE abbiamo dei livelli di produttività molto bassa ed una produzione ad

alta intensità di lavoro, oltre che bassa intensità di capitale. Il settore tradizionale è la CAUSA DELLA

SCARSA ACCUMULAZIONE DEL CAPITALE (SALARI E PROFITTI MOLTO BASSI, QUINDI IL SISTEMA NON

RIESCE A DECOLLARE).

 IL SETTORE MODERNO può assorbire la manodopera del settore tradizionale (nell’ipotesi in cui nel

settore tradizionale vi sia una manodopera elevata); si realizzano PROFITTI PIU’ ELEVATI che poi si

traducono in un REDDITO PIU’ ELEVATO, quindi nella POSSIBILITA’ DI INVESTIRE E DI ACCUMULARE I

CAPITALI.

- Il rappresentante maggiore di tali modelli fu A.A. LEWIS (1954): si tratta di un modello che si basa molto

sulla FORZA-LAVORO

- Il settore tradizionale presenta alcune peculiari caratteristiche, tra cui un eccesso di manodopera. Tale

manodopera in eccesso può essere spostata all’industria (a costo zero) in questo modo, può aumentare

il ruolo del settore industriale nel sistema economico (e quindi avviarsi un processo di industrializzazione

economico).

IL MODELLO DI LEWIS PRESENTA ALCUNE PROBLEMATICITA’: SONO NECESSARIE UNA SERIE DI CIRCOSTANZE

CHE NON E’ SEMPRE DETTO CHE SI REALIZZINO.

3 – LE TEORIE SUL CAPITALE UMANO 

ACCUMULAZIONE DEL CAPITALE UMANO le teorie sul capitale umano affermano che gli individui possono

effettuare alcune forme di investimento su se stessi, al fine di accrescere le proprie conoscenze e le proprie

capacità lavorative (inoltre ciascuno di noi determina lo sviluppo e la crescita economica del paese)

Tali forme di investimento risiedono prevalentemente nei seguenti fattori: 5

1. l’istruzione

2. l’apprendimento sul lavoro (learning by doing)

3. il miglioramento delle proprie condizioni di salute (viene chiamato in causa il RUOLO DELLO STATO, OLTRE

AL RUOLO DELL’INDIVIDUO)

4. l’acquisizione di informazioni sul mercato (cercare di capire quali siano le professioni ricercate e formarsi

in concomitanza con le necessità del mercato)

4 – LE TEORIE SUI BISOGNI FONDAMENTALI

- Negli anni Sessanta (1960), sulla scorta delle teorie sul capitale umano è emersa una NUOVA CONCENZIONE

DELLO SVILUPPO tale nuova concezione ha comportato, dal punto di vista operativo, un incremento degli

interventi volti allo sviluppo delle aree rurali e degli investimenti in risorse umane, a scapito

dell’industrializzazione e degli investimenti in capitale fisico

- Anche la Banca Mondiale ha posto l’attenzione sull’importanza della distribuzione dei vantaggi della

crescita

- Allo stesso modo, l’International Labour Office (ILO) ha focalizzato la sua attenzione in particolare sul

soddisfacimento dei bisogni essenziali della popolazione secondo l’approccio basic needs (approccio che si

rifà alla piramide dei bisogni di Maslow: per prima cosa, vanno soddisfatti i BISOGNI FONDAMENTALI

DELL’UOMO)

5 – LE TEORIE NEOCLASSICHE

- Tra gli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta, le politiche di sviluppo si diressero verso un

approccio di tipo neoliberista

- All’interno della teoria neoclassica, si rivaluta il ruolo dei meccanismi automatici del mercato

- Mediante il controllo dell’inflazione e l’implementazione di un piano strategico di privatizzazione, l’idea era

quella di liberalizzare il commercio con l’estero e stabilizzare l’economia

6 – LE TEORIE SUL CAPITALE SOCIALE

IL CAPITALE SOCIALE può essere definito come l’INSIEME DELLE RELAZIONI SOCIALI CHE IN UNA

COMUNITA’ CONSENTONO DI SVILUPPARE UN MAGGIOR GRADO DI FIDUCIA E QUINDI UNA DIMINUZIONE

DELL’INCERTEZZA NEGLI SCAMBI (ES: NEI DISTRETTI INDUSTRIALI ITALIANI vi è un rapporto fiduciario tra la

casa madre ed i fornitori locali)

- Lo studio del capitale sociale è legato a economisti quali Robert Putnam, James Coleman, Francis

Fukuyama e Pierre Bourdieu, i cui lavori risalgono agli anni Ottanta e Novanta

7 – LA TEORIA ISTITUZIONALISTA

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BarbaraColao di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dei Paesi emergenti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Unitelma Sapienza di Roma o del prof Rinaldi Azzurra.
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