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Liberalismo e democrazia – N. Bobbio

La libertà degli antichi e dei moderni

Gli attuali sistemi liberal democratici potrebbero far pensare che liberalismo e democrazia siano interdipendenti, in realtà il loro rapporto è molto complesso:

  • Liberalismo: vede uno Stato limitato, opposto quindi sia allo stato assoluto, che allo stato sociale
  • Democrazia: è una forma di governo che assegna il potere alla maggior parte dei cittadini, opposto quindi alle forme autocratiche

Questo vuol dire che non necessariamente uno stato liberale è democratico e un governo democratico dà vita ad uno stato liberale. Questa contrapposizione si evidenzia nella contrapposizione tra libertà degli antichi e libertà dei moderni ed è sottolineata da Benjamin Constant, il quale vuole risolvere due questioni: limitare il potere statale e distribuirlo.

Da buon liberale, Constant vede questi due fini in contrasto tra loro e, a differenza degli antichi che vedono la libertà come partecipazione attiva al potere pubblico, vuole garantire la libertà privata del cittadino dal potere pubblico. Constant parla, sì, degli antichi, ma ha come bersaglio soprattutto Rousseau, il quale afferma che con il contratto sociale si era venuto a creare un potere sovrano conforme alla volontà di tutti, quindi senza bisogno di dare garanzie ai sudditi. Nonostante Rousseau sostenga un potere assoluto dello stato, questo comunque è soggetto a limiti, che non sono precostituiti alla nascita dello stato (dottrina dei diritti naturali).

I diritti dell’uomo

La concezione liberale dello stato si fonda sui diritti dell’uomo, elaborati dal giusnaturalismo: gli uomini godono di diritti fondamentali in virtù della loro natura, quindi a prescindere da qualsiasi volontà (diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza); tali diritti devono essere rispettati e garantiti dallo Stato, o più precisamente da coloro che, legittimamente, esercitano il potere all’interno di esso.

Attribuire un diritto vuol dire che al soggetto destinatario viene riconosciuta una facoltà di fare o di non fare e un potere di resistenza contro l’eventuale trasgressore, il quale ha il dovere di astenersi da ogni atto dannoso a quella facoltà.

Uno dei padri del liberalismo moderno è Locke, il quale vede lo stato di natura come uno stato di perfetta libertà ed eguaglianza, governato dalla legge naturale, unica giustificazione per limitare il potere dello stato.

Uno dei maggiori esempi si trova nella concessione della Magna Charta in Inghilterra, dove si impone l’obbligo di protezione dei diritti fondamentali da parte del sovrano e il dovere di obbedienza da parte del suddito. La concessione, che è un accordo unilaterale, in questo caso si presenta come accordo bilaterale (finzione giuridica), che, nonostante i limiti imposti al potere sovrano, vuole mantenere la superiorità del re e quindi la forma di governo monarchica.

Il corso storico, però, appare diverso dalla dottrina: il primo vede lo stato libero come una conquista da parte dei cittadini che rompono il potere assoluto del re; il secondo, invece, lo stato liberale il risultato di un libero accordo fra sudditi, i quali vanno a costituire la società politica a sovranità limitata.

Il contrattualismo e l’affermazione dei diritti naturali sono strettamente connessi e si basano su una concezione individualistica della società, che mette al primo posto il singolo e i suoi interessi. In questo modo la società non è più un fatto naturale, ma un corpo creato dagli individui grazie alla legge naturale che riconosce loro una serie di diritti fondamentali, a cui l’uomo può parzialmente rinunciare nella misura in cui deve garantire una libera e ordinata convivenza. Senza individualismo non c’è liberalismo.

I limiti del potere dello Stato

Per quanto riguarda i limiti dello stato, bisogna distinguere tra:

  • Limiti dei poteri
  • Limiti delle funzioni

Il liberalismo li comprende entrambi, infatti la nozione che rappresenta il primo è “stato di diritto”, mentre la nozione che rappresenta il secondo è “stato minimo”: lo stato di diritto si contrappone allo stato assoluto; lo stato minimo si contrappone allo stato massimo.

Stato di diritto vuol dire che i poteri pubblici vengono regolati da norme generali (leggi fondamentali o costituzionali). Altra caratteristica fondamentale dello stato di diritto è la costituzionalizzazione dei diritti naturali, i quali diventano diritti positivi e quindi giuridicamente protetti.

Lo Stato di diritto, quindi, è subordinato sia alle leggi generali (limite formale), sia ai diritti fondamentali (limite materiale).

I limiti del potere statale devono essere garantiti attraverso concreti meccanismi costituzionali, che sono:

  • Controllo del potere esecutivo da parte del potere legislativo
  • Controllo del parlamento sull’esercizio del potere legislativo ordinario, attraverso una corte giurisdizionale che vigila sulla costituzionalità delle leggi
  • Relativa autonomia del governo locale rispetto a quello centrale
  • Magistratura indipendente dal potere politico

Libertà contro potere

I meccanismi costituzionali assicurano la garanzia di libertà negativa, cioè quella sfera di libertà della persona in cui lo Stato non può interferire. Nella tradizione liberale, però, si tende a contrapporre “libertà” e “potere”: nel rapporto tra due persone, man mano che si estende il potere di una, diminuisce la libertà negativa dell’altra; al contrario man mano che si estende la libertà di una, diminuisce il potere dell’altra.

Oltre ai meccanismi costituzionali, le libertà individuali vengono garantite anche dal fatto che allo stato vengono riconosciuti compiti limitati per mantenere l’ordine pubblico interno e internazionale (teoria del controllo del potere e teoria della limitazione dei compiti dello stato).

Tutto questo perché lo stato viene considerato come un male necessario: deve esserci, ma deve interferire il meno possibile nella sfera d’azione degli individui. Garantendo la libertà dallo stato, l’individuo gode di una progressiva emancipazione dalla società, soprattutto nella sfera religiosa e nella sfera economica.

Sotto questo punto di vista la concezione liberale dello stato si allontana dalle forme di paternalismo, dove il sovrano è visto come un padre che deve prendersi cura dei propri figli (il potere civile è distinto dal governo paterno).

Humboldt scrive la più perfetta sintesi dell’ideale liberale dello stato: lo stato non deve intromettersi negli affari privati dei singoli, a meno che questi affari non rechino offesa al diritto dell’uno da parte dell’altro. Lo stato non è un fine, ma un mezzo per la formazione dell’uomo; lo stato deve elevare i cittadini fino al punto che essi perseguano spontaneamente il fine dello stato stesso, ma sempre per soddisfare i propri bisogni. Unico fine dello stato è quello di garantire “sicurezza”, cioè “certezza di libertà nell’ambito della legge”.

L’antagonismo è fecondo

Humboldt, con il suo scritto, elogia la varietà: lo stato finisce per soffocare la naturale varietà degli uomini, che diventano semplici automi. In questo modo si può notare che il liberalismo non è influenzato solo dalla sfera economica, ma è impregnato anche di una forte carica etica.

Al tema della varietà si collega la fecondità dell’antagonismo: a differenza delle dottrine organiciste, che esaltano l’armonia condannando in toto il conflitto, le dottrine liberali considerano il contrasto tra individui una condizione necessaria per il progresso tecnico e morale dell’umanità.

Attraverso il tema dell’antagonismo si sottolinea anche la contrapposizione tra gli stati liberi europei e il dispotismo orientale. Il dispotismo è stato da sempre oggetto di forti critiche a livello politico; a questo si aggiunge il fatto che, a causa dell’asservimento generale, gli stati dispotici rimangono stazionari e immobili, quindi non sono soggetti al progresso. Da questo punto di vista, lo stato liberale diventa, non solo una categoria politica, ma anche un criterio di interpretazione storica.

Democrazia degli antichi e dei moderni

Il liberalismo viene considerato “moderno”, mentre la democrazia viene considerata “antica”. Il pensiero politico greco ci ha fornito la definizione di democrazia, come governo della maggioranza, quindi del popolo, in contrapposizione al governo di uno o di pochi.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fran_93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi del Sannio o del prof Pecora Gaetano.
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