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Riassunto esame Dottrine politiche, prof Pecora, libro consigliato Diritto e stato nel pensiero di Kant, Bobbio Appunti scolastici Premium

Riassunto completo per l'esame di Dottrine politiche, basato su studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto e stato nel pensiero di Kant, Bobbio, dell'università degli Studi del Sannio - Unisannio, facoltà di Giurisprudenza. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia delle dottrine politiche docente Prof. G. Pecora

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Anche in questo caso possiamo distinguere diverse teorie:

- 1° teoria: secondo le teorie assolutistiche estreme, il comando del sovrano è sempre

giusto, quindi il suddito non deve far altro che obbedire. Questa dottrina è sostenuta da

Hobbes, il quale afferma che nello stato di natura non era possibile distinguere il giusto

dall’ingiusto; questa distinzione può essere fatta solo nello stato civile sulla base di un

criterio molto semplice: è giusto ciò che il sovrano comanda; è ingiusto ciò che il sovrano

proibisce. Il suddito, quindi, non può giudicare i comandi del sovrano.

- 2° teoria: il comando del sovrano può essere anche ingiusto, ma anche in questo caso il

suddito deve ubbidire. Come per Hobbes, anche per i sostenitori di questa teoria al

suddito non spetta il diritto di giudicare i comandi del sovrano. Questi teorici affermano

che è sempre meglio la tirannia che l’anarchia, quindi che il sovrano compia un’azione

ingiusta è una male, ma sarebbe un male maggiore se i sudditi disubbidissero alle leggi

giudicate da ciascuno ingiuste.

- 3° teoria: il comando del sovrano può essere ingiusto e il suddito può disubbidirgli, ma

deve accettare la punizione che ne deriva. Con questa teoria si distingue il precetto (non

si deve rubare) dalla sanzione (se rubi, sarai imprigionato). Questa teoria prende il nome

di obbedienza passiva.

- 4° teoria: se il potere statale è limitato dal diritto naturale, allora il sovrano che viola

un diritto naturale compie un’azione ingiusta. Questo vuol dire che l’individuo può

disubbidire.

Il diritto naturale trova la sua garanzia in sé stesso, infatti nella Dichiarazione dei diritti

dell’uomo e del cittadino si enunciano i diritti naturali, quali: la libertà, la proprietà, la

sicurezza e la resistenza all’oppressione. L’inconveniente è che se il diritto di resistenza

è un diritto naturale, esso non è garantito dallo stato. Per avere un risultato favorevole,

quindi, c’è bisogno che la resistenza individuale diventi resistenza collettiva o

rivoluzione, e che questa abbatta il governo ingiusto per crearne uno nuovo.

- 5° teoria: la separazione dei poteri permette di trasformare il diritto di resistenza da

diritto naturale a diritto positivo. Gli effetti della separazione dei poteri sono due: la

separazione del potere legislativo dal potere esecutivo e la separazione del potere

giudiziario dal potere esecutivo. Con il primo effetto si garantisce che il potere esecutivo

non possa sostituire il potere legislativo, e quindi non può abusare del proprio potere.

Con il secondo effetto si garantisce che, nel caso di abuso del potere, il cittadino ha la

possibilità di ricorrere al potere giudiziario per difendersi. Lo stato che presenta queste

caratteristiche viene chiamato “stato di diritto”.

Ma, a questo punto, bisogna chiedersi che posizione occupano le teorie democratiche.

La teoria democratica dello stato puro di Rousseau coincide con la teoria di Hobbes. Per

Rousseau, infatti, il sovrano rappresenta la volontà generale. La volontà generale è

l’espressione di tutti gli interessi e i sentimenti della società e, come tale, non può sbagliare. Lo

stato sarà sempre più perfetto quanto più la sua volontà coinciderà con la volontà generale;

l’obiettivo è quello di giungere alla costituzione della volontà generale come unica fonte del

diritto. Una volta instaurato lo stato come espressione della volontà generale, l’individuo non ha

più nessuna ragione per resistere, perché la volontà generale è sempre giusta.

6. Esemplificazione storica. I momenti più interessi della lotta per lo stato moderno si possono

dividere in tre tappe:

- Il periodo delle guerre religiose. In cui si illustrano le teorie del tirannicidio, cioè le

teorie dei monarcomaci.

- La guerra civile e la rivoluzione pacifica in Inghilterra. In cui si illustrano tre momenti

fondamentali: il liberalismo repubblicano, il democratismo dei livellatori e la teoria dello

stato liberale di John Locke. 3

- La rivoluzione francese. in cui si illustrano due principali pensatori politici, che sono

Montesquieu e Rousseau.

7. I monarcomaci. I monarcomaci sono alcuni scrittori politici calvinisti che affermano il diritto

di resistenza contro il principe ingiusto o illegittimo, diritto che si fonda sui limiti del potere del

principe, che derivano dal consenso popolare.

Tra questi scrittori ricordiamo due grandi opere:

La prima opera è il “De iura magistratuum in subditos et officio subditorum erga magistratus”

di Théodore Bèze. Egli afferma che il potere del principe è limitato dall’obbedienza alle leggi

divine e alle leggi umane. Il magistrato è creato come guida per il popolo, come il pastore per il

suo gregge. Lo scrittore distingue tre casi tipici di violazione dei limiti del potere da parte del

principe:

- Usurpazione (principe illegittimo): si può presentare in due forme:

usurpazione del potere all’interno dello stato.

o usurpazione del potere di uno stato altrui.

o

- Esercizio ingiusto di un potere legittimo (principe ingiusto).

Tutti e tre danno luogo al problema dei limiti dell’obbedienza e della legittimità del diritto di

resistenza:

- Nel primo caso la resistenza è lecita ma spetta solo ai magistrati; il popolo può

intervenire solo se i magistrati si rifiutano.

- Nel secondo caso la resistenza spetta al popolo.

- Nel terzo caso la resistenza spetta solo ai magistrati.

La seconda opera è il “Vindiciae contra tyrannos” di Junius Brutus. Lo scrittore è sostenitore

della tesi contrattualistica, infatti, secondo lui, alla base del potere statale vi sono due

contratti:

- Un patto tra il popolo, il re e Dio: il popolo e il re sono vincolati al rispetto delle leggi

divine.

- Un patto tra il popolo e il re: l’uno l’altro si impegnano a comandarsi saggiamente e ad

ubbidirsi rispettivamente.

L’opera di Brutua è divisa in quattro parti, ognuna espone un determinato problema:

- I sudditi non possono rispettare un principe che imponga loro di violare la legge di Dio; in

questo caso nasce il diritto di resistenza.

- Il diritto di resistenza spetta a tutto il popolo; non è lecita la resistenza di un solo

individuo.

- Se il principe viola la legge civile (tirannia), il diritto di resistenza spetta ai magistrati, i

quali hanno prima il dovere di avvertire il re delle sue azioni maligne, poi, nel caso in cui

egli perseveri, di resistergli. Il diritto di resistenza spetta al popolo solo in caso di

usurpazione.

- In caso di tirannia, ai principi vicini spetta il diritto d’intervento.

In entrambe le opere, quindi, il problema dei limiti del potere coincide con quello della

definizione del tiranno, e il problema del diritto di resistenza con il comportamento che i

sudditi devono tenere di fronte il tiranno.

L’opera conclusiva di questo periodo è quella di Giovanni Althiusius, intitolata “Politica

methodice digesta”.

Lo scrittore si basa sulla teoria del contrattualismo. Secondo lui, infatti, l’uomo è un animale

sociale che vive in associazioni di varie forme, chiamate unioni organiche (famiglie,

corporazioni, comuni ecc.). Tutte queste associazioni sono fondate sul consenso e l’ultima,

quella perfetta, è lo Stato che si fonda su un doppio contratto (giusnaturalismo):

- Il pactum societatis: gli individui decidono di abbandonare lo stato di natura e si

trasformano in “popolo”, istituendo una regolare convivenza fra di loro. 4

- Il pactum subiectionis: il popolo decide di darsi un assetto stabile attraverso

l’organizzazione di un potere coattivo, istituendo, quindi, lo Stato. Con questo patto

popolo e sovrano stabiliscono i reciproci diritti e doveri.

Il pactum subiectionis si presenta in due forme: translatio imperii e concessio imperii.

L’autore è sostenitore della seconda forma. Egli, infatti, afferma che il diritto di

sovranità spetta esclusivamente al popolo e, dal momento che è un diritto inalienabile,

esso non può trasmetterlo ad altri, ma solo delegarlo. I governanti, quindi, sono

considerati mandatari, cioè coloro che eseguono di diritto sovrano del popolo il pactum

subiectionis si articola in due fasi:

Elezione del sommo magistrato, ad opera degli efori e dei magistrati inferiori.

o La promessa di obbedienza da parte del popolo, il quale giura di obbedire al

o somma magistrato in cambio dell’assicurazione dell’ordine civile. Questa

promessa è condizionata da due limiti: il rispetto delle leggi umane e delle leggi

divine.

Per quanto riguarda il capitolo dedicato alla tirannia, invece, Althusius distingue:

- Tyrannus absque titulo: è il nemico perciò è lecita la resistenza da parte del popolo.

- Tyrannus quoad exercitium: il diritto di resistenza può essere esercitato da tutto il

popolo o dai magistrati inferiori.

8. Lo Stato limitato in Inghilterra. La storia inglese è sicuramente la più importante per quanto

riguarda la lotta contro lo stato assoluto. L’Inghilterra è il Paese in cui Riforma e

costituzionalismo sono strettamente connessi. La dissidenza politica, in cui fu estremamente

forte la resistenza contro la tendenza assolutistica degli Stuarts, fu accompagnata dalla

dissidenza religiosa, dal momento che la tendenza assolutistica fondava le sue ragioni sulla

chiesa di stato (anglicanesimo). Tutto ciò portò all’affermazione della libertà religiosa e di

pensiero, fondamentali per lo stato liberale.

Le opinioni più diffuse furono due:

- La monarchia inglese non fu mai monarchia assoluta, quindi era da contrapporre alla

monarchia francese.

- Veniva sostenuto lo stato misto, cioè uno stato che non era né monarchico, né

aristocratico, né democratico, ma teneva: il re (principio monarchico), una camera alta

(principio aristocratico) e una camera bassa (principio democratico).

Una delle ragioni che permise l’affermarsi di uno stato misto fu sicuramente la separazione dei

poteri.

Un noto scrittore politico inglese, Mc Ilwain, nell’opera “Costituzionalismo antico e moderno”,

cercò di spiegare storicamente l’affermazione della monarchia inglese come monarchia

limitata.

La caratteristica fondamentale era la distinzione tra potere di governo, assoluto e

incontrollato, e potere giurisdizionale, a cui era subordinato per tutto ciò che si riferiva ai

rapporti con i cittadini, i quali erano tutelati dal diritto comune (common law), che veniva

applicato dai giudici.

La separazione tra potere di governo e potere giurisdizionale era l’attuazione della separazione

dei poteri, e permetteva di tutelare i diritti individuali. Dove vi era un diritto comune superiore

al diritto del re, il diritto del cittadino alla resistenza veniva considerato come un diritto

positivo, e non più come diritto naturale, quindi garantito all’interno dell’ordinamento giuridico.

Dal momento che non è possibile tracciare la vastissima storia dell’Inghilterra, si possono

delineare tre momenti fondamentali:

- Il liberalismo.

- La democrazia.

- La sintesi teorica e politica dello Stato liberale moderno. 5


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fran_93

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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fran_93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sannio - Unisannio o del prof Pecora Gaetano.

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