Che materia stai cercando?

Riassunto esame Dottrine politiche, prof Pecora, libro consigliato Democrazia e valori morali, Pecora Appunti scolastici Premium

Riassunto completo per l'esame di Dottrine politiche, beato su studio autonomo del testo consigliato dal docente Democrazia e valori morali, Pecora, dell'università degli Studi del Sannio - Unisannio, della facoltà di Giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia delle dottrine politiche docente Prof. G. Pecora

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

La libertà di pensiero, infatti, è collegata ad una certa dose di liberalismo economico.

Quest’ultimo concetto è stato poi chiarito con il dispotismo orientale, caratterizzato dalla

staticità. E tale staticità si fonda, a sua volta, sull’assenza della proprietà privata.

La proprietà privata, insieme al principio di concorrenza, è la precondizione fondamentale

delle società dinamiche e conflittuali dell’Occidente; eliminarla vorrebbe dire immobilità,

invece la vita delle democrazie è proprio fondata sul continuo antagonismo tra uomini liberi.

7.I fondamenti storici e culturali della democrazia liberale. Alla base del pensiero politico

troviamo la netta contrapposizione tra: individualismo e organicismo.

Il fondamento delle democrazie liberali è, però, il primo e muove dalle riflessioni

giusnaturalistiche, lo Stato è il prodotto di un libero accordo (contratto) tra gli uomini che

serve a tutelare i loro diritti. Questi diritti sono diritti naturali, quindi già esistenti in natura,

non vengono creati da nessuno e, nel momento in cui viene a formarsi lo Stato, essi devono

essere trasformati in diritti positivi che abbiano valenza all’interno dello Stato e che nessuno

può violare (Costituzione).

Ne consegue che:

- Il potere dello Stato è limitato

- Se vengono violati i diritti naturali viene meno la causa del contratto e un contratto

senza causa è nullo, quindi lo Stato non è più legittimo e si trasforma in tirannia. A

questo punto è legittimo per i cittadini reagire, disubbidendo ai comandi dello Stato.

Nelle moderne democrazia la sovranità è affidata al popolo e nessuno, quindi, può

appropriarsene senza il consenso del popolo stesso. Bisogna aggiungere che anche la sovranità è

limitata, è limitata dai diritti fondamentali dell’uomo. Per garantire tale limitazione, non è

sufficiente dividere il potere in una pluralità di organi, ma bisogna circoscrivere l’ambito di

validità della legge, cioè sottrarre al potere del legislatore una serie di comportamento che

vanno riconosciuti liberi per natura.

È facile intuire, a questo punto, che esiste un profondo legame storico-politico tra democrazie

e esperienza giusnaturalistica; ma è possibile questo legame anche sul piano teorico? Questo

non è possibile, però non vuol dire far crollare tutto ciò che abbiamo detto riguardo le

democrazie.

A differenza del giusnaturalismo, che ammetteva solo valori assoluti, i valori relativi rimangono

il punto fermo delle democrazie e permettono di distinguerle dai regimi autocratici.

Il conflitto tra democrazia e autocrazia si basa proprio sulla contrapposizione tra assolutismo

e relativismo; il primo rispecchia una visione religiosa del mondo, il secondo, invece, esprime

una visione laica.

Per l’assolutista esistono valori assoluti che superano i limiti della conoscenza umana e si

rilevano solo all’eletto, cioè colui che oltrepassa la conoscenza empirica per giungere al Bene.

Il relativista muove dai fatti, dall’esperienza positiva; tutto ciò che si trova al di fuori è

inaccessibile e quindi inconoscibile alla mente umana.

Il relativista afferma che è impossibile far derivare la conoscenza dell’Assoluto dall’analisi della

realtà, infatti una cosa è il mondo della realtà, altro è il mondo dei valori. A questo proposito

si distingue:

- Giudizio di fatto: che si esprime con l’enunciato “è vero che…” (giudizio descrittivo)

- Giudizio di valore: che si esprime con l’enunciato “è bene che…” (giudizio prescrittivo)

Un giudizio di valore deve derivare obbligatoriamente da un altro giudizi di valore, in una

catena lunghissima che arriva fino al valore ultimo che, dato proprio perché è ultimo, non ha

nessun fondamento: i valori ultimi non si fondano, ma si assumono. Ogni assunzione è relativa

al soggetto che la compite e da qui il relativismo etico.

Se invece, come dicono i giusnaturalisti, i diritti, le norme e i valori poggiano si ricavano da un

fatto (la natura umana), allora il loro fondamento è un fondamento concreto ed oggettivo e,

quindi, assoluto: da qui deriva l’assolutismo giusnaturalistico.

In questo modo, Kelsen spiega che il relativismo vuol dire che i valori non possono essere

provati come assoluti attraverso un’analisi razionale e scientifica che esclude la possibilità di un

giudizio di valore opposto. Proprio per questo Kelsen distingue una concezione metafisico-

assolutistica, che si collega all’atteggiamento autocratico e una concezione critico-

relativistica, che si collega all’atteggiamento democratico:

- Autocrazia: l’eletto, cioè l’unico che conosce il bene assoluto, deve guidare i comuni

mortali per portarli alla salvezza finale. Tutti devono seguirlo; i devianti, invece, sono

condannati alla perdizione e per loro vengono predisposti manicomi e prigioni.

- Democrazia: se non esistono valori assoluti, allora si accettano anche gli oppositori. La

democrazia moderna, infatti, è incentrata sul liberalismo politico (“ognuno deve

rispettare l’opinione politica degli altri”) e proprio per questo non esiste una

maggioranza assoluta, ma si da spazio alla minoranza che a sua volta potrebbe diventare

maggioranza.

La democrazia persegue una politica di compromesso, cioè fatta di continue discussioni tra

maggioranza e minoranza. Questo proprio perché il relativista non distingue Bene e Male

assoluti, ma Bene e Male relativi, da qui la sua propensione a conciliare punti di vista

contrastanti, nessuno dei quali può essere accettato integralmente con la negazione totale

dell’altro.

Il compromesso postula la tolleranza e, quindi, una completa apertura mentale che permette di

discutere di tutto con tutti.

8.La democrazia illiberale di Alain De Benoist. Bisogna fare una distinzione fondamentale tra:

- democrazia, che è una “crazia”

- liberalismo, che è una tecnica di limitazione del potere

Il potere viene limitato, non solo quando si impongono determinate procedure (limitazione

formale), ma soprattutto quando si sottrae al titolare del potere una serie di diritti, riconosciuti

liberi e che, quindi, non possono essere né proibiti né comandati (limitazione materiale).

La democrazia moderna si fonda sullo Stato liber-costituzionale e per questo viene definita

liberal-democrazia che, a differenza della democrazia democratica degli antichi, pone dei

limiti (diritti di libertà) che nemmeno la sovranità popolare può violare.

Alain de Benoist tratta proprio l’argomento della democrazia, affermando che essa è tale solo

quando si fonda sul personale e assoluto governo dei cittadini, e non sul dominio impersonale

della legge.

Per Benoist, i cittadini sono coloro che discendono dalla stessa stirpe e che condividono la

stessa cultura; proprio la presenza di valori comuni permette anche eguali diritti politici, i

quali permettono di partecipare alle decisioni collettive in modo tale da difendere i loro diritti

civili.

Egli, quindi, è sostenitore di una comunità organica, dove i cittadini sono molto vicini tra loro e

questo li aiuta a cooperare per realizzare il bene comune. Ma, a causa del volume della

popolazione e delle dimensioni dei territori, questa meta sembra difficile da raggiungere.

Allora, cosa tiene unita la comunità, fatta di cittadini che si ispirano a valori differenti? È

proprio la democrazia liberale che, garantendo i diritti di libertà, tutela il dissenso, ed è il

dissenso che legittima la pluralità di valori e di interessi materiali.

Altro punto debole di De Benoist è il non aver citato l’economia di mercato, come se questa

non fosse stata la causa principale della disgregazione dell’unità sociale; invece non è così: o si

sopprime il mercato oppure non si potrà mai raggiungere une democrazia organica.

A differenza dei marxisti, che denunciano il mercato proponendo la statizzazione integrale

dell’economica, i teorici di destra (come De Benoist) propongono una riorganizzazione

corporativa della società e assegnano ai gruppi professionisti il ruolo che oggi svolgono gli

imprenditori. Essi dimenticano che le corporazioni si fondano su interessi egoistici e che, quindi,

tra di loro non esiste una comunione, ma un conflitto di interessi.

A prescindere da questo, la democrazia organica rimarrebbe comunque un’utopia perché non si

accetta l’idea di una sovranità assoluta, dove la comunità gode di un potere pieno che schiaccia

le singole personalità; invece, la collettività deve rendere felici gli uomini che governa.

Altra critica mossa nei confronti di De Benoist è il fatto che lui riconosce i diritti politici solo ai

cittadini (quindi coloro che hanno la stessa origine e che condividono la stessa cultura) e non

alle minoranze razziali e linguistiche, andando a violare i diritti civili. Questo non è

ammissibile perché i diritti politici e diritti civili non possono essere indipendenti: i primi

servono a garantire i secondi.

Il tema delle minoranze riaffiora nella rivista “Diorama”, che si adopera per diffondere il

pensiero di De Benoist in Italia, Marco Tarchi esprime la sua opinione riguardo il liberalismo:

esso tutela le minoranze solo finché esse restino tali; se qualcuna di esse cerca il consenso

attraverso le vie democratiche, è considerata una minaccia ai paradigmi liberali.

A parte il fatto che una simile opinione non corrisponde ai fatti e alla storia (basti pensare alla

vicenda hitleriana), giuridicamente, è vero che lo Stato tollera solo le opposizioni che non

minacciano la sua esistenza, anche le opposizioni sleali. Quindi la tolleranza non è illimitata,

ma è subordinata a certe condizioni e sono proprio queste condizioni che distinguono un

regime liberale da un regime illiberale:

- Regime liberale: l’ordinamento riconosce i diritti di libertà a tutti a condizione che non

vengano sovvertite le sue regole.

- Regime illiberale: l’ordinamento non solo esige il rispetto delle sue regole, ma impone

l’adesione al gruppo dominante, vietando qualsiasi dissenso.

9. Viaggio intorno alla democrazia. Gaetano Pecora intervista Norberto Bobbio. Nella sua

intervista a Bobbio, Gaetano Pecora parte innanzitutto chiedendogli il vero significato della

filosofia della politica. Bobbio, iniziando dai quattro significati originari che lui dà alla filosofia

della politica (come metascienza, come discorso sull’ottima repubblica, come ricerca del

fondamento dell’obbligo politico, come teoria del politico), afferma che oggi questa ha assunto

un significato del tutto diverso; un significato che deriva dal fatto che nella nostra lingua non

esistono due vocaboli diversi per indicare:

- La politica tradizionale, intesa come l’insieme delle attività dello Stato

- Le politiche, intese come gli orientamenti e le decisioni d’interesse collettivo che

vengono prese, sia dallo Stato, che dalle organizzazioni sociali (CGIL).

Dal momento che c’è spazio per tutte le definizioni, ben venga anche quella di filosofia politica

intesa, non come teoria generale dello Stato, ma come proposte di buon governo o di giusta

società.

La filosofia politica ha spostato l’attenzione dallo Stato al potere e questo è dipeso innanzitutto

da Max Weber, che ha posto al centro della sua teoria la distinzione tra due forme di potere:

potere di fatto e potere legittimo, quest’ultimo distinto a sua volta in tre tipi di potere

(carismatico, tradizionale, legale) e, secondo alcuni studiosi, ha sostituito la classificazione

delle forme di governo di Aristotele. In realtà, però, le forme di governo terminano in –crazia e

–archia, che significano rispettivamente “potenza” e “carità”.

Comunque, a prescindere dai diversi cambiamenti, le riflessioni sul potere sono state sempre al

centro degli studi di tutti coloro che si sono occupati di politica:

- Coloro che hanno valutato il potere in base a qualcosa di buono o cattivo (giudizio di

valore)

- Coloro che prescindono da qualsiasi giudizio di valore (giudizio di fatto)

Questa contrapposizione, però, non corrisponde alla distinzione tra filosofia e scienza della

politica, la loro vera distinzione dipende dai diversi gradi di generalizzazione. Ma a quale grado

una ricerca finisce di essere scientifica e comincia a diventare meritevole del titolo di filosofica,

rimane ancora difficile da dire.

La distinzione del potere in termini di legittimità o effettività dipende, non deve essere

considerando la distinzione tra filosofia e scienza, ma considerando il punto di vista giuridico e

il punto di vista sociologico:

- Il giurista si interroga sulla legittimità o meno del potere, quindi sul suo fondamento

- Il sociologo si pone il problema di come il potere venga esercitato e quali siano le sue

conseguenze

Quando si parla di legittimità, invece, bisogna distinguere due teorie opposte:

- Quella considera legittimo il potere che realizza certi valori piuttosto che altri

- Quella che considera legittimo il potere conforme a determinate regole

Questa distinzione rispecchia la distinzione tra validità sostanziale e validità formale, quindi

tra le due grandi correnti storiche: giusnaturalismo e positivismo giuridico.

In termini di validità, il potere illegittimo è il potere ingiusto o illegale. Dato che non è detto

che il potere ingiusto sia anche illegale e il potere legale sia giusto, i due criteri non

coincidono; e dato che criteri oggettivi non esistono, il giurista si attiene al criterio della

validità formale.

A questi due criteri bisogna aggiungerne un terzo: quello della validità fattuale, secondo cui il

potere è legittimo se viene di fatto costantemente obbedito (principio di effettività).

Come abbiamo detto, al potere legittimo si affianca l’obbligo politico, ossia l’obbedienza.

Secondo la teoria classica, l’obbligo non conosce la distinzione tra obbligo morale e obbligo

giuridico:

- Obbligo morale: convinzione che osservare la norma è bene

- Obbligo giuridico: osservare la norma è vantaggioso per evitare la sanzione

Per capire se vi sia o meno una distinzione tra obbligo morale e obbligo politico, bisogna

considerare obbligo politico quello che ha il dovere di ubbidire non soltanto ad una norma

specifica, ma a tutto l’ordinamento nel suo complesso. il maggiore esempio di obbligo politico

in questo senso è l’art 54 della Costituzione italiana “tutti i cittadini hanno il dovere di essere

fedeli alla repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi”; in quest’articolo vi troviamo:

- Obbligo morale, quando si parla di “dovere”, piuttosto che di “obbligo”

- Obbligo giuridico, quando all’inosservanza della norma si fa corrispondere una sanzione

come conseguenza

Se c’è un obbligo del cittadino di ubbidire alle leggi, vuol dire che ogni forma di disobbedienza

è vietata, o per lo meno ogni disobbedienza attiva. Non essere lecita la disobbedienza attiva,

ed essere possibile solo l’obbedienza passiva, vuol dire che nel caso di trasgressione di una

norma il responsabile deve accettare la sanzione senza resistenza. Questo avviene soprattutto

in democrazia perché solo in questo tipo di regime, se le leggi devono essere cambiate, vengono

cambiate seguendo le procedure stabilite dalla Costituzione, e sono procedure che prevedono la

partecipazione popolare.

Secondo Bobbio, il miglior modo per distinguere le diverse forme di governo, non è tanto il

numero dei governanti (uno, pochi, molti), ma le diverse procedure che vengono utilizzate per

adottare le decisioni vincolanti per la collettività (chiamate anche regole di gioco).

Nella democrazia le decisioni vengono prese con la più alta partecipazione possibile del

popolo. Questa definizione di democrazia si chiama “definizione minima”, in quanto non

prende in considerazione né il numero di coloro che decidono, né le cose che si devono

decidere.

Il rispetto delle regole di gioco democratico non consente cambiamenti radicali, come ad

esempio le rivoluzioni, ma permette dei cambiamenti graduali all’interno del sistema sociale,

tanto che si può parlare di un’ideologia moderata e riformista.

Dare preferenza ad una procedura piuttosto che ad un’altra vuol dire aderire a certi valori

piuttosto che ad altri. Inoltre, non bisogna dimenticare che ci sono valori altissimi, ma formali,

come ad esempio quello della tolleranza: il tollerante è colui che esprime la sua opinione, ma

accetta le opinioni degli altri anche se sono contrarie alle sue, in quanto vige il principio della

libertà di opinione e di stampa, ma anche il principio della maggioranza, in base al quale la

decisione collettiva non è quella migliore, ma quella che si ottiene con il consenso della

maggioranza. Non bisogna dimenticare, poi, che tali principi poggiano sul valore

dell’eguaglianza.

Liberalismo e democrazia sono stati da sempre contrapposti ma, secondo Bobbio, tale

contrasto nasce solamente sul terreno dei diritti politici:

- I liberali li volevano riservare ad una minoranza di proprietari

- I democratici voleva estenderli a tutti, senza discriminazioni fondate sul censo, sulla

cultura, sul sesso ecc.

Oggi, questa contrapposizione non esiste più, in quanto il suffragio universale è uno dei

principali fondamenti dello Stato liberale, e di conseguenza di quello democratico. Sotto questo

punto di vista la democrazia può essere considerata il prolungamento del liberalismo.

Ma, allo stesso modo del liberalismo, anche il socialismo potrebbe essere considerato un

prolungamento della democrazia, in quanto vuole assicurare la partecipazione popolare negli

ambiti sia politici, che economici, e, molto più del liberalismo, persegue l’ideale egualitario

della democrazia.

Bobbio risponde che questo è possibile solo se si tiene conto delle diverse definizioni del

socialismo e, tra questa, soprattutto quella che mette l’accento sul controllo del potere

economico attraverso l’estensione delle regole di gioco democratico anche all’impresa.

Resta, poi, il problema di conciliare libertà ed eguaglianza, che sono entrambi valori positivi,

ma essendo valori ultimi sono incompatibili se condotti alle loro estreme conseguenze:

- Da un lato, il riconoscimento di tutte le libertà individuali comporta delle diseguaglianze

- Dall’altro, il riconoscimento dell’eguaglianza piena e totale impedisce la tutela di tutte

le libertà individuali.

Libertà ed eguaglianza, quindi, devono essere contemperate, ma ancora oggi non si trova la

soluzione più adeguata.

La democrazia è fortemente connessa al tema della pace: il regime democratico può essere

considerato come quella forma di governo che permette la risoluzione dei conflitti sociali

senza bisogno di ricorrere alla violenza. Il difensore della pace è il buon governante.

Ma la pace si può ottenere con la forza (Stato polemico)o con il consenso (Stato agonale). La

democrazia è l’unico regime che ha trasformato lo Stato polemico in uno Stato agonale,

perché non elimina i conflitti, ma li mantiene (maggiore libertà dei cittadini) risolvendoli

pacificamente (Kelsen parla di soluzioni di compromesso), attraverso la regolamentazione

giuridica dell’uso della forza (Stato di diritto) e la subordinazione di tale potere al controllo

del popolo.

Alla domanda di come conciliare la politica e la morale, Bobbio risponde rifacendosi a

Machiavelli, secondo il quale il fine giustifica i mezzi, cioè se il fine è alto e nobile come

salvare lo Stato, tutti i mezzi sono buoni, anche quelli moralmente illeciti.

In uno Stato democratico, quindi, non si può chiedere di rispettare le regole di gioco quando si

devono prendere decisioni rapide e quando si devono fronteggiare gli abusi altrui. In questi casi,

si può stabilire solo quale sia l’autorità che ha il potere di indire lo stato d’eccezione e in

quali circostanza far rientrare anche l’eccezione nella previsione di una regola generale.

Purtroppo, però, la nostra Costituzione non dice nulla al riguardo.


PAGINE

13

PESO

168.37 KB

AUTORE

fran_93

PUBBLICATO

9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fran_93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sannio - Unisannio o del prof Pecora Gaetano.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia delle dottrine politiche

Riassunto esame Dottrine politiche, prof Pecora, libro consigliato Liberalismo e democrazia, Bobbio
Appunto
Riassunto esame Dottrine politiche, prof Pecora, libro consigliato La libertà dei moderni, Pecora
Appunto
Riassunto esame Dottrine politiche, prof Pecora, libro consigliato Diritto e stato nel pensiero di Kant,  Bobbio
Appunto