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Riassunto esame Dottrine politiche, prof Pecora, libro consigliato Liberalismo e democrazia, Bobbio Appunti scolastici Premium

Riassunto completo, basato su uno studio autonomo e approfondito del testo consigliato dal docente Liberalismo e democrazia, Bobbio, dell'università degli Studi del Sannio - Unisannio, della facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea magistrale in giurisprudenza. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia delle dottrine politiche docente Prof. G. Pecora

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3.I limiti del potere dello Stato. Per quanto riguarda i limiti dello stato, bisogna distinguere

tra:

- limiti dei poteri

- limiti delle funzioni

Il liberalismo li comprende entrambi, infatti la nozione che rappresenta il primo è “stato di

diritto”, mentre la nozione che rappresenta il secondo è “stato minimo”: lo stato di diritto si

contrappone allo stato assoluto; lo stato minimo si contrappone allo stato massimo.

Stato di diritto vuol dire che i poteri pubblici vengono regolati da norme generali (leggi

fondamentali o costituzionali). Altra caratteristica fondamentale dello stato di diritto è la

costituzionalizzazione dei diritti naturali, i quali diventano diritti positivi e quindi

giuridicamente protetti.

Lo Stato di diritto, quindi, è subordinato sia alle leggi generali (limite formale), sia ai diritti

fondamentali (limite materiale).

Il limite del potere statale devono essere garantiti attraverso concreti meccanismi

costituzionali, che sono:

- controllo del potere esecutivo da parte del potere legislativo

- controllo del parlamento sull’esercizio del potere legislativo ordinario, attraverso una

corte giurisdizionale che vigila sulla costituzionalità delle leggi

- relativa autonomia del governo locale rispetto a quello centrale

- magistratura indipendente dal potere politico

4.Libertà contro potere. I meccanismi costituzionali assicurano la garanzia di libertà negativa,

cioè quella sfera di libertà della persona in cui lo Stato non può interferire.

Nella tradizione liberale, però, si tende a contrapporre “libertà” e “potere”: nel rapporto tra

due persone, man mano che si estende il potere di una, diminuisce la libertà negativa dell’altra;

al contrario man mano che si estende la libertà di una, diminuisce il potere dell’altra.

Oltre ai meccanismi costituzionali, le libertà individuali vengono garantite anche dal fatto che

allo stato vengono riconosciuti compiti limitati per mantenere l’ordine pubblico interno e

internazionale (teoria del controllo del potere e teoria della limitazione dei compiti dello

stato).

Tutto questo perché lo Stato viene considerato come un male necessario: deve esserci, ma deve

interferire il meno possibile nella sfera d’azione degli individui.

Garantendo la libertà dallo stato, l’individuo gode di una progressiva emancipazione dallo

società, soprattutto nella sfera religiosa e nella sfera economica. Sotto questo punto di vista la

concezione liberale dello stato si allontana dalle forme di paternalismo, dove il sovrano è visto

come un padre che deve prendersi cura dei propri figli (il potere civile è distinto dal governo

paterno).

Humboldt scrive la più perfetta sintesi dell’ideale liberale dello stato: lo stato non deve

intromettersi negli affari privati dei singoli, a meno che questi affari non rechino offesa al

diritto dell’uno da parte dell’altro. Lo stato non è un fine, ma un mezzo per la formazione

dell’uomo; lo stato deve elevare i cittadini fino al punto che essi perseguano spontaneamente il

fine dello stato stesso, ma sempre per soddisfare i propri bisogni. Unico fine dello stato è quello

di garantire “sicurezza”, cioè “certezza di libertà nell’ambito della legge”.

5.L’antagonismo è fecondo. Humboldt, con il suo scritto, elogia la varietà: lo stato finisce per

soffocare la naturale varietà degli uomini, che diventano semplici automi. In questo modo si

può notare che il liberalismo non è influenzato solo dalla sfera economica, ma è impregnato

anche di una forte carica etica.

Al tema della varietà si collega la fecondità dell’antagonismo: a differenza delle dottrine

organiciste, che esaltano l’armonia condannando in toto il conflitto, le dottrine liberali

considerano il contrasto tra individui una condizione necessaria per il progresso tecnico e

morale dell’umanità.

Attraverso il tema dell’antagonismo si sottolinea anche la contrapposizione tra gli stati liberi

europei e il dispotismo orientale. Il dispotismo è stato da sempre oggetto di forti critiche a

livello politico; a questo si aggiunge il fatto che, a causa dell’asservimento generale, gli stati

dispotici rimangono stazionari e immobili, quindi non sono soggetti al progresso. Da questo

punto di vista, lo stato liberale diventa, non solo una categoria politica, ma anche un criterio

di interpretazione storica.

6.Democrazia degli antichi e dei moderni. Il liberalismo viene considerato “moderno”, mentre

la democrazia viene considerata “antica”.

Il pensiero politico greco ci ha fornito la definizione di democrazia, come governo della

maggioranza, quindi del popolo, in contrapposizione al governo di uno o di pochi.

Ciò che è cambiato nel corso dei secoli non è il titolare del potere, che rimane il popolo, ma il

modo in cui questo potere viene esercitato: negli stessi anni in cui nasce lo stato

costituzionale moderno, gli autori del Federalista contrappongono la democrazia diretta degli

antichi alla democrazia rappresentativa. Il difetto di tali democrazie, però, era il conflitto tra

le assemblee rappresentative, mentre l’unica ragione della democrazia rappresentativa erano

le dimensioni degli stati moderni, come l’unione delle 13 colonie inglesi.

Sia gli autori del Federalista, che i costituenti francesi erano convinti che l’unica democrazia più

adatta ai poli fosse proprio la democrazia rappresentativa, anche se questo sarebbe andato

contro il principio del governo popolare. In realtà, l’esercizio indiretto del potere da parte del

popolo non si scontra con tale principio, infatti in Italia è stato previsto l’istituto del

referendum popolare abrogativo.

Sia la democrazia diretta, che la democrazia indiretta, quindi, derivano dalla sovranità

popolare, cambia solo il modo i cui questa viene esercitata.

Inoltre la democrazia rappresentativa nasceva dalla convinzione che i rappresentanti dei

cittadini fossero in grado di giudicare meglio gli interessi generali dei cittadini stessi. Questo

presupponeva che il rappresentante eletto avrebbe dovuto comportarsi correttamente e non

doveva diventare un uomo di fiducia degli elettori (come succedeva nello stato dei ceti), ma

doveva rappresentare l’intera nazione. Per risolvere quest’ultimo problema, i costituenti

francesi introdussero il divieto di mandato imperativo.

Se tutto ciò è vero, la democrazia moderna è proprio la democrazia rappresentativa, la quale

deve portare all’atomizzazione della nazione e alla sua ricomposizione ad un livello più alto e

ristretto che è quello delle assemblee parlamentari. Questo processo, però, è lo stesso che ha

fatto nascere l’ideologia liberale, quindi il fondamento deve essere sempre l’affermazione dei

diritti fondamentali dell’uomo.

7.Democrazia ed eguaglianza. La democrazia moderna e il liberalismo non sono incompatibili,

anzi la prima può essere considerata la prosecuzione naturale del secondo, a patto che si prenda

il termine “democrazia” nel suo significato giuridico-istituzionale e non in quello etico.

Storicamente, la democrazia ha due significati:

- uno dove si mette in evidenza la forma di governo, cioè quelle regole che garantiscono

che il potere politico sia affidato alla maggior parte dei cittadini

- uno dove si evidenzia l’ideale del governo democratico, che è quello dell’eguaglianza

Quindi si contrappone la democrazia formale a quella sostanziale, la democrazia come

governo del popolo alla democrazia come governo per il popolo.

Dei due significati, quello che si collega allo stato liberale è il primo; invece per il secondo

sorge il problema di conciliare la libertà con l’eguaglianza.

Questi due valori vengono considerati antitetici: non si può attuare pienamente uno, senza

limitare fortemente l’altro. Per il liberale il fine principale è l’espansione della personalità

individuale; mentre per l’egalitario è lo sviluppo di tutta la comunità, anche se questo può

andare a limitare le libertà dei singoli.

L’unica eguaglianza compatibile con la libertà è l’eguaglianza nella libertà: ognuno gode di una

libertà compatibile alla libertà altrui e non deve ledere le libertà degli altri.

Questa forma di eguaglianza richiama, nello stato liberale, due principi fondamentali:

- l’eguaglianza davanti la legge: può essere interpretato 1)restrittivamente, quando si

afferma che la legge è uguale per tutti, in questo caso si obbliga il giudice ad essere

imparziale nell’applicazione della legge; 2)estensivamente, nel senso che tutti i

cittadini devono essere soggetti alle stesse leggi, quindi sono vietate le leggi specifiche

dei singoli ordini o stati.

- l’eguaglianza dei diritti: s’intende il divieto di discriminazione della società cetuale,

quindi tutti i cittadini devono godere indistintamente dei diritti fondamentali sanciti

dalla Costituzione.

Entrambi i principi vengono sanciti nell’art 3 della nostra costituzione.

8.L’incontro tra liberalismo e democrazia. L’eguaglianza liberale è completamente diversa

dall’eguaglianza democratica, che tende ad un eguagliamento economico. Quindi dal punto di

vista egalitario, democrazia e liberalismo non coincidono; affinché la prima costituisca lo

sviluppo naturale del secondo è necessario tener conto della formula politica, cioè la sovranità

popolare.

L’unico modo per garantire la sovranità popolare è l’estensione del suffragio universale, dando

la possibilità al maggior numero dei cittadini di partecipare direttamente e indirettamente alle

decisioni collettive. Da questa premessa si può arrivare a due conclusioni:

- il metodo democratico è necessario per la tutela dei diritti fondamentali della persona

che stanno alla base della tradizione liberale

- la tutela di tali diritti è necessaria per il corretto funzionamento del metodo

democratico

Per quanto riguarda il primo punto, per tutelare al meglio i diritti fondamentali dei cittadini c’è

bisogno che essi possano difendersi dagli abusi del potere pubblico, e l’unico modo per farlo sta

nel garantire loro la partecipazione diretta o indiretta alle decisioni collettive.

Per quanto riguarda il secondo punto, la partecipazione al voto è efficace solo se vi è un libero

esercizio del potere politico.

9.Individualismo e organicismo. Il rapporto tra democrazia e liberalismo è possibile perché

entrambi hanno uno stesso punto di partenza, cioè l’individuo.

L’organicismo è antico; l’individualismo è moderno:

- l’organicismo considera lo stato come un insieme di parti che concorrono alla vita del

tutto, in un rapporto di interdipendenza tra loro. Il principio dell’organicismo viene

sancito da Aristotele il quale afferma che lo Stato viene prima del singolo.

- l’individualismo considera lo stato come un insieme di individui che instaurano rapporti

tra di loro. Il principio dell’individualismo viene sancito da Hobbes, il quale individua uno

stato di natura in cui gli uomini si scontrano, perché divisi da interessi contrapposti; per

questo motivo essi sono costretti ad unirsi in una società politica per sfuggire alla

distruzione.

Nonostante il liberalismo e la democrazia siano concezioni individualistiche, l’individuo del

primo non corrisponde all’individuo del secondo, o meglio l’interesse individuale che si vuole

proteggere è diverso: per il liberale, l’individuo si stacca dal gruppo primitivo e si conquista

spazi sempre più ampi di azione personale; per il democratico, l’individuo si ricongiunge con gli

altri uomini per far nascere una società che si crea attraverso un accordo libero tra individui

(contrattualismo).

10.Liberali e democratici nel secolo XIX. La prosecuzione storia dello stato liberale in quello

democratico inizia dall’età della restaurazione, età considerata “periodo germinale” di una

nuova civiltà.

La teoria moderna della concezione liberale inizia nell’Inghilterra del seicento, dove si crea

un modello ideale fatto di libertà fondamentali (di stampa, di pensiero, di religione), di

superiorità del parlamento sul re e di separazione dei poteri.

Anche il principio democratico, inteso come estensione dei diritti politici al maggior numero dei

cittadini, viene affermato per la prima volta dai Livellatori, in quanto inizialmente i diritti

politici erano limitati ai soli proprietari.

Inoltre, solo in Inghilterra il passaggio dalla monarchia costituzionale a quella parlamentare

avvenne senza scosse o conflitti, ma per una naturale evoluzione interna.

In Francia la situazione fu totalmente diversa: il fallimento di uno stato democratico introdotto

con la forza attraverso la rivoluzione del ’48, portò all’instaurazione di un nuovo regime

cesaristico (il secondo impero di Napoleone III), e questo fece scaturire negli scrittori forti

sentimenti liberali antidemocratici tanto da considerare democrazia e tirannia come “due

facce della stessa medaglia”.

Il processo liberale e democratico, quindi, continuo a svolgersi, ora congiuntamente ora

disgiuntamente, e questo portò alla contrapposizione tra:

- liberalismo radicale, sia liberale che democratico

- liberalismo conservatore, liberale ma non democratico

allo stesso modo avvenne anche per la democrazia:

- democrazia liberale

- democrazia non liberale

Quindi, il rapporto tra democrazia e liberalismo può essere schematizzato in questo modo:

- Rapporto di possibilità: liberalismo e democrazia sono compatibili, quindi vi può essere

uno stato liberale e democratico, ma anche uno stato liberale non democratico e uno

stato democratico non liberale (il primo è quello dei liberali conservatori, il secondo è

quello dei democratici radicali);

- Rapporto di impossibilità: liberalismo e democrazia sono antitetici, quindi la

democrazia finisce per distruggere lo stato liberale (liberali conservatori)oppure può

realizzarsi solo in uno stato sociale che ha abbandonato l’ideale dello stato minimo

(democratici radicali);

- Rapporto di necessità: liberalismo e democrazia sono legati necessariamente, nel senso

che solo la democrazia può realizzare gli ideali liberali e solo lo stato liberale può essere

la condizione necessaria per attuare il metodo democratico.

11.La tirannia della maggioranza. Le due correnti del liberalismo, quella conservatrice e quella

radicale, vengono rappresentate da due importanti scrittori: Tocqueville e Mill.

Tocqueville fu prima liberale e poi democratico, in quanto considerava la libertà come

fondamento di ogni vivere civile, ma allo stesso tempo vedeva sopraggiungere la democrazia in

modo inarrestabile. Egli, però, non era sicuro che una tale libertà potesse continuare a

sopravvivere nelle società democratiche.

Per Tocqueville, la democrazia vuol dire:

- Forma di governo dove tutti partecipando alla cosa pubblica. In questo senso la

democrazia è minacciata dalla tirannide della maggioranza.

- Società che si fonda sull’ideale dell’eguaglianza. In questo senso la democrazia è

minacciata dal dispotismo.

Egli dedica maggiore attenzione al principio di maggioranza, considerato come un principio

egualitario in quanto fa prevalere la forza del numero su quella della singola individualità. Tra

gli effetti negativi della maggioranza vi è: l’instabilità del legislativo; l’esercizio arbitrario dei

funzionari; il conformismo delle opinioni.


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fran_93

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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fran_93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sannio - Unisannio o del prof Pecora Gaetano.

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