La fiscalità del turismo e l’emergenza Coronavirus. Idee e proposte di
lavoro per un rilancio del settore.
1.1 Introduzione
La pandemia globale da Covid-19 ha generato importanti conseguenze in tutto il mondo, così come nel
nostro Paese, rendendo necessarie misure impellenti per salvaguardare l’economia. Ci si è dunque
interrogati su quali proposte adottare al fine di rilanciare i settori economici ed in particolare quello del
turismo al termine della fase più acuta dell’emergenza sanitaria.
1.2 Crisi sistemica e misura di finanza straordinaria
Gli effetti della pandemia portano conseguenze devastanti su tutti i comparti dell’economia, sia per quanto
riguarda la domanda che per quanto concerne l’offerta, rendendo necessarie misure straordinarie di natura
finanziaria e tributaria. Sebbene non comparabili sotto il punto di vista della tempistica e della modalità,
pandemia e conflitti globali hanno alcuni elementi in comune come la eccezionalità e la necessità di
adottare misure che esulano dalla normalità, in alcuni casi anche misure disruptive.
Dopo i due conflitti mondiali, ad esempio, si è fatto ricorso a misure straordinarie come prestiti forzosi o
volontari, in aggiunta ad aiuti finanziari esteri, politiche monetarie e tributi straordinari. Importanti sono
state le windfall taxes, imposte atte a colpire le manifestazioni di ricchezza immeritate o inaspettate.
Queste imposte straordinarie sono state relegate fino ad ora ad epoche belliche e post-belliche, dove si
sono dimostrate valide in quanto l’unico mezzo attraverso il quale colpire i soggetti hanno potuto lucrare
maggiori profitti per le condizioni del mercato in quello specifico momento storico. Un esempio tutto
italiano è dato dalla imposta straordinaria sui profitti di guerra e sul patrimonio (r.d.l. 24/11/1919 n.2164)
sugli aumenti di patrimonio avutisi nel periodo della Prima Guerra Mondiale, quella a seguito della Guerra
di Etiopia e quella sugli utili di guerra a seguito della l.1/07/1940, n. 813. Altre misure straordinarie sono
state adottate in occasione del crollo di Wall Street oppure le misure di statalizzazione delle aziende
introdotte dal regime fascista con l’istituzione dell’IRI e IMI.
Nei periodi di crisi sistemica l’introduzione dei tributi straordinari può addirittura aggravare le condizioni
economiche deprimendo la domanda globale. Diverso sarebbe stato nel caso si fosse trattato di tributi con
fini redistributivi colpendo i sovraprofitti realizzati da aziende che abbiano prodotto ricchezza grazie alla
particolare situazione (In una emergenza sanitaria, i sovraprofitti sono realizzati da aziende del settore
sanitario, parafarmaceutico o similari).
La strada tracciata per l’immissione di liquidità nel circuito è stata quella tracciata dal piano Marshall
oppure dai piani di recupero a seguito della Grande Depressione con prestiti forzosi o volontari ovvero con
la creazione di nuova moneta. L’UE e la FED americana si stanno orientando, infatti, verso misure
straordinarie del genere.
L’incremento della spesa pubblica, con tutte le ripercussioni sulle finanze statali, appare inevitabile ma
misure del genere devono essere oculatamente studiate, anche in un’ottica di rientro attraverso piani di
recupero negli anni successivi. Si deve evitare di cadere in periodi di fermo aggravati dalla c.d. economia
della disperazione, dovuti alla mancanza di fiducia dei mercati ed alla crisi della liquidità.
1.3 I primi provvedimenti contenuti nei decreti COVID. Sintesi.
Il governo italiano ha adottato già con il d.l. 23/02/2020 n.6 misure urgenti per il contenimento e gestione
dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e misure di potenziamento del SSN e di sostegno economico
per le famiglie (d.l. 17/03/2020 n.18). Le misure finanziarie sono andate nel verso di una erogazione di
carattere finanziario per il sostegno del reddito economico delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese.
Sono state previste delle sospensioni nei termini per l’adempimento di tributi e rinvii di scadenze di
carattere fiscale e contributivo, crediti d’imposta del 50% per la sanificazione degli ambienti di lavoro e del
60% per il pagamento di canoni di locazione per botteghe e negozi per il mese di marzo 2020. Le misure fin
qui adottate, chiaramente non sufficienti, dovranno poi essere inserite insieme ad altre in una profonda
azione di sistema volta ad affrontare i problemi strutturali dell’economia italiana.
Anche il settore turistico è stato destinatario di misure straordinarie come quelle per i genitori con figli minori
di 12 anni e le indennità straordinarie, dalle imprese con 5 dipendenti e dei lavori stagionali. Sono presenti
rimborsi con voucher dei contratti di soggiorno, risoluzione dei contratti d’acquisto di biglietti di spettacoli,
musei e altri luoghi di cultura.
1.4 Effetti sul turismo della crisi epidemiologica da Covid-19
Il turismo è stato il settore che più ha risentito degli effetti della crisi scaturita dalla pandemia, essendo un
settore di punta del nostro paese (costituisce circa il 13% del PIL). Le misure di contenimento hanno
generato una chiusura quasi totale delle strutture ricettive, alcune delle quali sono state persino
riconvertite a luoghi in cui ospitare persone soggette a quarantena fiduciaria, previo indennizzo alla
struttura riconvertita.
Secondo Demoskopika, l’emergenza coronavirus potrebbe portare una perdita di 4,5 miliardi di euro per il
settore ricettivo. Allargando le maglie anche all’indotto, la perdita di turisti stranieri è pari a 14,6 milioni di
presenze in meno rispetto al 2018 per una presenza stimata di 4,7 milioni di turisti nel 2020.
Le stime riportate tengono conto dell’alto tasso di vittime avutesi in Italia durante i primi mesi della
pandemia, e dunque della paura maggiore dei turisti esteri a soggiornare nel nostro paese. Nello studio di
THRENDS del 26 marzo 2020, questa si prospetta la peggiore delle crisi del settore alberghiero in tutta la
storia. Le perdite complessive si assesterebbero tra le 126 mln e le 153 mln di presenze in meno con un calo
della domanda tra il 45% ed il 55%. I tempi di ripresa dalla crisi per il settore dipenderanno da molte
variabili, sia sanitarie che fiscali.
1.5 Proposte di ulteriori provvedimenti a sostegno del settore turistico
In una situazione emergenziale totalmente differente da quelle epidemiologiche precedenti (AIDS, Ebola e
SARS1), è chiaro che occorrono misure straordinarie.
Federteziario e Federterziario turismo hanno proposto le seguenti misure:
a) Sospensione di pagamenti di tasse, contributi, IVA e tutte le cartelle esattoriali con recupero a partire
dal 31/01/2021;
b) Azzeramento temporaneo delle sanzioni per i ritardati pagamenti di cartelle erariali;
c) Sospensione dell’utilizzo degli Indicatori sintetici di affidabilità fiscale (ISA) per il 2020;
d) Estensione della Cassa Integrazione in deroga per tutte le aziende;
e) Slittamento del pagamento di mutui e finanziamenti;
f) Sospensione segnalazione automatica nella banca dati Crif;
g) Riduzione delle tasse di ancoraggio nei porti;
h) Azioni di promozione e rilancio del Made in Italy.
Le misure vanno integrate con iniezioni di liquidità attraverso gli strumenti di programmazione europea
2021-2027 e misure specifiche di aiuti statali come indicate dal “Manifesto Europeo per il Turismo”.
2.Turismo sostenibile e fiscalità circolare
2.1 la leva fiscale ed il turismo sostenibile
Per fiscalità del turismo si intende l’imponibile mediante potere normativo degli elementi tipizzanti del
prelievo sulla ricchezza manifestata attraverso le attività turistiche.
L’esercizio dei poteri di natura fiscale risente dei conflitti tra le categorie coinvolte e tra gli interessi della
comunità locale e nazionale. Da questo ne consegue che le diverse forme di prelievo siano modulate
diversamente e che le previsioni di istituti agevolativi possano influenzare l’economia del turismo
contribuendo alla sua crescita.
Sia nelle tradizioni forme di imposizione che in quelle più recenti ed innovative, il legislatore tende a
valorizzare gli interessi coinvolti contemperandoli insieme alle finalità extrafiscali. Questo si innesta in un
discorso di politica attiva per il turismo, dove occorre una rigida valutazione del contesto territoriale e
socio-economico, dell’evoluzione dei fabbisogni dell’utenza e delle modalità di erogazione del servizio. La
destinazione del gettito può consentire la valorizzazione di questi principi attraverso strumenti finanziari
più o meno significativi destinati allo Stato Centrale o alle comunità.
2.2 La valorizzazione del turismo sostenibile nelle politiche europee
All’interno del panorama delle istituzioni europee forti sono state le volontà per lavorare ad un sistema del
turismo sempre più integrato in tutto il territorio comunitario. Un primo documento è stato definito nel
1984 dalla Commissione Europea e recante i primi orientamenti in materia di politica comunitaria del
turismo. La stessa Commissione ha poi adottato diversi documenti per il medesimo argomento (Libro verde
del turismo nel 1995, il Primo Programma Pluriennale del turismo europeo nel 2001 ecc) così come il
Consiglio Europeo, il quale ha più volte elaborato linee politiche attraverso risoluzioni e documenti.
L’orientamento scelto di recente è quello che va in direzione di un turismo sostenibile per renderlo più
competitivo, sia per gli operatori che per i consumatori. Nel libro verde della Commissione viene legata la
sostenibilità del turismo con il tema della responsabilità sociale, affermando che la responsabilità implica
non solo soddisfare gli obiettivi giuridici specifici ma anche “andare al di là”, investendo nel capitale umano.
Il turismo sostenibile dello sviluppo turistico sostenibile è riconosciuto anche dalle Linee Guida per il
Turismo Sostenibile internazionale e dalla Carta Europea del turismo sostenibile. Inoltre, l’UE persegue le
finalità richiamate attraverso fondi strutturali come il FESR (Fondo europeo di Sviluppo Regionale, con l’FSE
(Fondo Sociale Europeo) e con fondi specifici FESAR (Fondo di sviluppo rurale), FIP (Fondo Europeo per la
Pesca) e COSME turismo (Misure per la competitività delle imprese).
2.3 Turismo sostenibile e responsabilità sociale delle imprese del settore
Nonostante gli impegni assunti dagli stati e dagli organismi sovranazionali, il turismo può avere sempre e
comunque effetti impattanti sull’ambiente, sebbene sia un fenomeno che dà vita ad una produzione di
ricchezza meritevole di essere considerata nella prospettiva tributaria. Il legislatore deve quindi tener conto
di tutti i mutamenti a riguardo della produzione di ricchezza e del loro impatto nel settore, non potendo
restare comunque indifferente alle problematiche ambientali che questo modello ha prodotto.
Il rapporto tra tassazione e turismo diventa così stringente nel momento in cui lo strumento fiscale è
sempre oggetto di ampio confronto sotto il profilo della opportunità e sotto quello della legittimità
costituzionale (rispetto alla capacità contributiva). Tra le misure fiscali utilizzabili non ci sono solo le tasse
sul turismo (imposta sul turismo ecc.) e quelle che insistono sulle manifestazioni tradizionali di ricchezza
(imposte sul reddito, IVA, IRES) ma anche misure incentivanti nel senso di una fiscalità verde. Non si può,
dunque, separare la fiscalità turistica dalla fiscalità ambientale.
Secondo l’economia del benessere, infatti, il turismo può generare conseguenze negative in relazione ai
costi, anche di natura ambientale. Le conseguenze in oggetto sarebbero prodotte dal turista in seguito agli
spostamenti in aree diverse da quelle di residenza e per effetto del trasferimento dei costi sulla comunità
ospitante, generando rischi di fallimento di mercato. Si applicherebbero dunque tributi per il recupero dei
maggiori costi anche ambientali (costi di pulizia ecc.) applicando il principio del chi inquina paga.
L’istituzione di questo tributo che “internalizza l’esteriorità” permette quindi di addossare i costi su chi li
ha provocati, con la conseguenza che le nuove risorse possono essere allocate alla fiscalità generale e a
quella speciale di scopo nonché a finalità ecologiche, ad esempio con tributi disincentivanti.
Nella dimensione del turismo, l’Organizzazione Mondiale del Turismo ha definito un’attività turistica come
sostenibile se rispettose del diritto al futuro, sviluppandosi in modo tale da mantenersi vitali in un’area
turistica per un tempo illimitato senza alterare l’ambiente ed ostacolare le altre attività sociali ed
economiche. Queste attività si definiscono responsabili, poi, quando riconoscono la centralità della
comunità locale ospitante, favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, residenti e
viaggiatori. Per raggiungere l’obiettivo è necessario armonizzare la crescita economica del settore,
inclusione sociale, tutela dell’ambiente, benessere dei lavoratori e della comunità locale, soddisfazione dei
clienti e ricchezza culturale. In conclusione, il turismo è sostenibile se “si tiene su” e dura nel tempo senza
danneggiare, compromettere o distruggere le risorse che impiega. Da ciò, anche tributi minori possono
essere impiegati come gettito da reimpiegare, perseguendo
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