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Riassunto esame Diritto Tributario, prof. Minestroni, libro consigliato Funzione impositiva e forme di tutela, Basilavecchia

La dispensa si riferisce al corso "Diritto Tributario - Corso Progredito", elaborata attraverso lo studio del libro consigliato "Funzione impositiva e forme di tutela" - M.Basilavecchia
I capitoli che sono stati saltati non erano previsti nel programma, dato che l'esame si riferisce alla conoscenza del processo tributario nel suo complesso.

Abbreviazioni contenute nel... Vedi di più

Esame di Diritto tributario avanzato docente Prof. M. Minestroni

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ESTRATTO DOCUMENTO

dall’art. 39 sia applicabile alle ipotesi di “sospensione esterna”

(tra cause di giurisdizioni differenti), mentre per la “sospensione

interna” è da applicare la disciplina del CPC (tra cause della stessa

giurisdizione). La sospensione può essere anche disposta con una

legge, es quando vengono introdotte forme di definizione agevolata

(si sospende il processo per permettere ai contribuenti di valutarne

l’accesso).

La sospensione e l’interruzione possono essere disposte dal

Presidente della CT con decreto, o dal collegio con ordinanza.

La ripresa del processo, nel caso di sospensione deve avvenire entro

6 mesi dalla cessazione della causa di sospensione (Il presidente

della sezione riattiva il processo fissando la data di trattazione);

mentre nel caso interruzione, il processo viene riattivato quando

entro 6 mesi una delle parti presenti istanza di trattazione.

2) Provvedimenti cautelari

Nel processo di I° grado può inserirsi una fase cautelare,

finalizzata a sospendere l’esecuzione dell’atto impugnato. Il

ricorrente può proporre un’istanza motivata che può essere autonoma

o inserita nel ricorso. Presuppone che la lita sia correttamente

instaurata (con la costituzione in giudizio delle parti) e deve

essere notificata alle controparti, in quanto si tratta di domanda

ulteriore.

I presupposti dell’istanza sono il fumus boni iuris (la probabilità

che il ricorso venga accolto) e il periculum in mora (la probabilità

di danno grave ed irreparabile). Il danno deve essere indicato e

precisato nell’istanza con apposita documentazione negli allegati.

Sarà, poi, il collegio a valutare se la sospensione sia

effettivamente necessaria.

Una volta depositata l’istanza, il presidente provvede a fissare la

data di trattazione nella prima camera di consiglio utile (da

comunicare almeno 10 giorni prima alle parti). Tuttavia, questa

procedura non sempre è velocissima. Può capitare che l’istanza sia

presentata insieme al ricorso, e quindi che il Presidente della CT

abbia difficoltà ad individuare rapidamente la prima data

disponibile. La camera di consiglio prevede la presenza delle parti,

in quanto il breve di termine di 10 giorni potrebbe non essere

sufficiente per costituire una difesa scritta.

La valutazione del collegio deve tenere in considerazione diversi

aspetti e non vi sono criteri da seguire, in quanto c’è da valutare

caso per caso. Deve comunque tenere in considerazione da un lato la

possibilità che un pagamento anticipato delle spese possa creare un

danno al ricorrente (se poi le somme non saranno dovute) e dall’altro

il mancato pagamento può dar luogo a pregiudizio verso

l’amministrazione (nel caso poi le somme saranno dovute).

L’ordinanza deve essere motivata e può essere anche parziale o

subordinata a garanzie che il contribuente deve presentare verso

l’amministrazione. L’ordinanza verrà poi assorbita dalla sentenza,

in quanto ciò che è tutelato dall’ordinanza sarà poi assicurato o

negato dalla sentenza definitiva. 15

L’ordinanza non era impugnabile (per la celerità del processo),

tuttavia la Corte Costituzionale ha definito incostituzionale tale

eventualità.

3) Poteri istruttori

Inizialmente il controllo delle CT era visto come penetrante,

tuttavia con le riforme del ’72 e del ’92 si è limitato il potere

istruttorio dei GT ai fatti “dedotti dalle parti” e si è eliminata

la possibilità che la CT possa produrre atti e documenti in qualsiasi

momento.

Il potere istruttorio dell’amministrazione si riferisce al controllo

che viene fatto sulla corretta applicazione delle norme tributarie

da parte dei contribuenti, mentre i GT controllano l’attività di

controllo svolta dalle amministrazioni.

I poteri del GT vengono indicati dall’art. 7, ovvero “può esercitare

tutti i poteri conferiti agli uffici tributari” (es. accesso e

richiesta di dati, informazioni, chiarimenti). Vi sono poi i poteri

indicati dal DPR 633/72 IVA e il 600/73 imposte sui redditi. Nel

caso di questioni di particolare complessità, può avvalersi di organi

tecnici dell’amministrazione dello Stato (anche della GdF) e può

disporre l’esibizione dei documenti originali, qualora le copie

vengano contestate (Art.22).

Per ragioni operative, le CT tendono ad evitare il ricorso ai poteri

istruttori, tuttavia la possibilità che l’amministrazione presenti

dichiarazioni scritte (assimilabili a prove testimoniali), rende

necessario porre il contribuente sullo stesso piano, permettendogli

la stessa possibilità.

4) Integrazione del contraddittorio

Prevista dall’art.14, permette al giudice di verificare se il

contraddittorio sia stato correttamente eseguito, e nel caso di

disporre che venga effettuato con ordinanza. Scaduto il termine entro

il quale le parti devono costituirsi, il presidente fisserà la data

di trattazione.

5) Questioni pregiudiziali “interne”

Quando il giudice, o le parti sollevano delle questioni di

costituzionalità, il processo viene sospeso per permettere alla

Corte Costituzioni di esprimersi. Tuttavia, il GT può risolvere la

questione attraverso l’interpretazione adeguatrice con la quale

applica la norma nel modo in cui meglio risulta compatibile con la

Costituzione. Questo può avvenire anche nel caso vi sia un dubbio

che richiede il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’UE.

Un ulteriore motivo di sospensione può essere rappresentato dalla

proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione, per

evitare che un giudizio che arrivi fino all’ultimo grado debba

ritornare al I° per errori di giurisdizione.

CAPITOLO 7 – Sentenza e funzione impositiva

1) Sentenza di accoglimento e interessi oppositivi 16

La sentenza con la quale viene accolto un ricorso proposto contro

un atto dell’amministrazione è definita auto-esecutiva, perché la

rimozione dell’atto dovrebbe esaurire qualsiasi esigenza di tutela

del ricorrente. Se sono ancora pendenti i termini, l’amministrazione

potrà modificare l’atto per eliminare i vizi di forma o di contenuto

che hanno determinato l’accoglimento del ricorso. Se l’atto

impugnato è stato già in parte eseguito in precedenza, vi dovrà

essere il ripristino della situazione pre-esistente all’atto.

Tuttavia, la sentenza di accoglimento può essere di diversi tipi:

 Accoglimento totale: si verifica quando il giudice accoglie

totalmente il ricorso del contribuente, annullando l’atto

emesso dall’amministrazione; (secondo la giurisprudenza, la

sentenza ha carattere sostitutivo del provvedimento, ma in

realtà essendo la funzione impositiva e la funzione di controllo

distinte, questo non può verificarsi poiché se ciò accadesse

la CT potrebbe integrare le motivazioni di un provvedimento nel

corso di un processo)

 Accoglimento parziale: in questo caso la sentenza spiega in che

limiti le pretese dell’atto sono confermate e quali arrestate.

La sentenza di accoglimento ha una immediata efficacia, infatti dal

momento in cui viene emessa non vi possono essere più attività

esecutive riferite al provvedimento annullato, devono essere

revocate le eventuali misure cautelari e se vi è stata parziale

esecuzione, la situazione deve essere ripristinata. La sentenza

risponde solo per le domande poste dalle parti. Per il pagamento

delle spese si ritiene che debba essere inserita apposita domanda,

poiché la sentenza che contiene la condanna al pagamento delle spese

costituisce un titolo esecutivo.

2) Sentenza di rigetto e interessi oppositivi

 Rigetto totale: la sentenza respinge il ricorso e rimuove un

potenziale ostacolo all’efficacia che l’atto impositivo già

possedeva;

 Rigetto parziale: per una certa parte l’operato dell’ufficio

viene ritenuto immune dai vizi contestati, mentre per il resto

viene annullato. (simmetrico all’accoglimento parziale).

L’esecutorietà degli atti impugnati può essere attenuata oppure non

essere affatto possibile. Il primo caso ricorre con la riscossione

frazionata (art.68) che prevede il pagamento di 2/3 della somma +

interessi in primo grado; e il pagamento integrale alla sentenza di

appello (tenendo conto delle somme già pagate in precedenza). Mentre

i provvedimenti che non sono esecutori sono ad es. i provvedimenti

sanzionatori, che lo sono solo dopo il rigetto del ricorso di I°

grado, e gli avvisi di liquidazione che sono esecutori dopo l’ultima

sentenza non impugnata (o non impugnabile).

La sentenza di rigetto consolida l’atto impugnato.

3) Sentenza di accoglimento e interessi pretensivi

Gli interessi pretensivi si riferiscono alle posizioni soggettive

di quei soggetti che hanno effettuato una richiesta/pretesa

all’amministrazione. Può accadere che la richiesta venga accolta,

17

ma anche venga rigettata con un diniego esplicito oppure che vi sia

il silenzio dell’amministrazione.

Nel primo caso il contribuente può ricorrere contro la decisione

dell’amministrazione, cercando di eliminare le ragioni del diniego.

Nell’altro caso, invece, vi è una sostanziale difficoltà per il

ricorrente di impostare il ricorso contro il silenzio

dell’amministrazione, poiché non ne conosce le motivazioni. Si

ritiene che il ricorso possa essere presentato entro il termine di

prescrizione (10 anni), una volta superato il termine di 90 giorni

dall’istanza. Il giudice andrebbe, quindi, a controllare l’eventuale

mancanza dell’attività amministrativa. Se l’istanza viene accolta,

l’amministrazione può comunque effettuare i controlli volti a

rettificare il credito che è stato attribuito al contribuente.

Agli art.19 e 21 si prevede la possibilità di ricorrere contro

l’inerzia dell’amministrazione solamente nel caso di richiesta di

rimborso. In tutti gli altri casi, si ritiene che debba essere

applicata la tutela differita.

Le sentenze hanno una loro immediata efficacia ed esecutorietà, anche

se si da diritto all’amministrazione di presentare un secondo atto

di diniego (a condizione che non presenti i vizi già respinti). Nel

caso di accoglimento di richiesta di rimborso, l’amministrazione

deve versarlo entro 90 giorni mentre nel caso di dinieghi di

agevolazioni deve essere valutato ogni caso.

4) Sentenza di rigetto e interessi pretensivi

La sentenza di rigetto dell’azione proposta a tutela di interessi

pretensivi non modifica la situazione delle parti, in quanto il

provvedimento espresso o tacito di diniego viene confermato. La

sentenza si riferisce ai soli elementi che sono stati proposti alla

CT, quindi il contribuente potrà presentare un nuovo ricorso basato

su circostanze diverse.

5) Sentenza e atti generali

Sugli atti generali non possono essere proposte impugnazioni presso

la CT, tuttavia l’art.7 consente alle CT di valutare la legittimità

di un atto generale in riferimento ad una questione del giudizio.

Qualora vi sia l’illegittimità, l’atto viene disapplicato in

relazione all’oggetto a cui si riferisce. Effettua una doppia

valutazione: se l’atto generale o regolamento è illegittimo e se

questo è in grado di condizionare l’atto impugnato. Oltre agli atti

generali e ai regolamenti, condizionano l’atto impugnato tutti

quegli che atti che possono essere integrativi di una legge.

La disapplicazione può essere prevista anche d’ufficio, e questo può

avvenire nel caso in cui le amministrazioni che abbiano redatto gli

atti (quello generale e quello impugnato) siano differenti.

6) Sentenza dichiarativa di eventi estintivi

La sentenza di chiusura del processo viene emessa dal GT quando non

è possibile decidere sulla domanda o sui motivi proposti dal

ricorrente. In questo caso l’atto impugnato diviene definitivo.

Ciò può verificarsi quando: 18

1) il processo non viene riassunto nei termini (es. interruzione,

sospensione, mancata chiamata dei litisconsorzi necessari);

2) il giudizio non viene riassunto, integrato o proseguito nei

termini (art.45);

3) vi è rinuncia al ricorso (la parte che intende rinunciare deve

sottoscrivere un atto, e poi le altre parti interessate devono

accettarlo; la rinuncia non compromette la possibilità di

ripresentare un altro ricorso) (art.44);

4) vi è la cessazione della materia del contendere (si verifica

quando l’atto viene ritirato, oppure viene modificato in un

modo che tale che rendano diversi il contenuto e la pretesa.

Si ritiene che in questo caso cessi la materia per il primo

atto e debba essere presentato un nuovo ricorso) (Art.46);

La condanna alle spese sarà valutata dal giudice caso per caso (come

ha stabilito in una sentenza la Cassazione).

7) La conciliazione giudiziale

E’ uno strumento previsto all’art.48 che permette a ciascuna delle

parti di proporre all’altra la conciliazione totale o parziale della

controversia. Trova applicazione in tutte le tipologie di liti

davanti alle CT, è ammessa solo in primo grado e può essere totale

o parziale. La disciplina non prevede degli schemi da seguire da

parte dell’amministrazione, ma stabilisce solamente che il

rappresentante in giudizio dell’ufficio può stabilire entro quali

limiti la conciliazione risulta conveniente.

Il primo modello è costituito dalla conciliazione in udienza, che

può essere proposta dalle parti nell’istanza di trattazione, oppure

d’ufficio dal giudice. Se la conciliazione viene raggiunta, viene

redatto un processo verbale che indica le somme che il contribuente

deve versare a titolo di sanzioni, interessi e imposte, le quali

possono essere pagate in un’unica soluzione o a rate. Nel primo caso

si estingue definitivamente la lite, mentre nel secondo caso il

contribuente deve presentare garanzie.

Il secondo modello è la conciliazione fuori udienza, cioè elaborata

al di fuori del processo e poi inserita all’interno del processo

stesso dall’ufficio. Il deposito deve avvenire prima della data di

trattazione e l’atto che il presidente della CT emanerà causerà

l’estinzione del giudizio, mentre il perfezionamento della

conciliazione si avrà al momento del pagamento delle somme.

NOVITA’:

La disciplina è stata profondamente rivista (Art. 48 – 48ter), è

permessa la conciliazione anche per liti che erano limitate alla

mediazione tributaria e può essere adottata sia in I° che II° grado.

In generale, le spese devono essere compensate tra le parti (salvo

diverso accordo), in caso contrario saranno a carico della parte che

ha rifiutato l’accordo, se al termine del giudizio il riconoscimento

delle pretese sarà inferiore a quello che avrebbe ottenuto con la

conciliazione.

La conciliazione in udienza può richiesta fino a10 giorni prima della

trattazione. Se non viene raggiunto un accordo in prima udienza, il

19

giudice può disporre un rinvio e fissa una nuova udienza. Il

contribuente deve versare interessi e sanzioni in unica soluzione o

a rate, e nel caso sia inadempiente il verbale costituisce titolo

esecutivo per la riscossione, quindi il processo è formalmente

chiuso.

La conciliazione fuori udienza si perfeziona con la redazione del

verbale, questo permette la riapertura del processo in caso di

mancato adempimento.

CAPITOLO 8 – L’appello

1) La legittimazione e l’interesse ad appellare

L’appello è il tipico mezzo di impugnazione ad una sentenza di I°

grado e viene proposta dalla parte che è definita “soccombente”. Per

la parte resistente, la soccombenza si ha ogni volta che la domanda

del ricorrente sia in tutto, o in parte accolta. Mentre per il

ricorrente, si ritiene che sia soccombente solamente quando la

sentenza non soddisfa l’obiettivo che si era prefissato; mentre se

la sentenza lo soddisfa, anche se alcune domande sono state respinte,

non avrebbe alcun motivo per opporsi alla stessa (questo si è

previsto per evitare che ci si possa appellare per ogni domanda

respinta e quindi andare ad appesantire il processo). La soccombenza,

tuttavia, può anche riguardare entrambe le parti (quando la sentenza

accoglie delle domande ma ne respinge altre), e questo genera la

problematica del concorso di appelli.

2) Pluralità di appelli e unitarietà del giudizio

Gli art. del CPC (che si applicano anche al PT) prevedono che oltre

alle parti coinvolte nel giudizio, possano proporre impugnazione

anche gli altri soggetti interessati. L’art. 54 stabilisce che

l’appello incidentale possa essere proposto solo attraverso l’atto

di controdeduzioni. Infatti, l’appello incidentale spiega i suoi

effetti nel processo instaurato dall’appello principale. La

differenza tra appello principale e incidentale sta solamente nel

fatto che il principale viene presentato prima, e gli incidentali

successivamente.

Se l’appello incidentale viene presentato oltre i termini (quindi è

tardivo) non ha una sua autonomia, ma dipende totalmente dall’appello

principale (se questo viene dichiarato inammissibile, la stessa

conseguenza si ha per l’appello incidentale).

3) Il giudice competente ed i suoi poteri

L’art. 55 stabilisce che il giudice di appello (quello della CTR)

ha gli stessi poteri in capo ai presidenti delle CTP. Possono

emettere decreti sull’inammissibilità dell’appello, su eventi

interruttivi (interruzione, sospensione) ed estintivi.

I poteri del collegio trovano applicazione nelle regole generali del

d.lgs. 546/92.

Vi è stato poi un lungo dibattito sul potere del giudice di appello

di emettere provvedimenti cautelari, conclusosi nel 2012 con una

sentenza della Corte di Costituzionale che ha dato pieni poteri in

questo senso ai giudici di appello, mentre per il terzo grado di

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giudizio l’applicazione della disciplina è da intendersi come

“sospensione dell’esecutività” della sentenza.

4) La struttura del giudizio

Il secondo grado ripete quasi integralmente lo schema del primo

grado: vi è l’atto di appello (che sostituisce il ricorso

introduttivo) che deve essere notificato all’altra parte nello

stesso termine (60 giorni) e con le stesse modalità (consegna

diretta, a mezzo ufficiale giudiziario o con raccomandata A/R). Nel

caso di consegna diretta o con raccomandata A/R, l’impugnante deve

depositare una copia dell’appello anche presso la CTP che ha emanato

la sentenza di primo grado; se, invece, interviene l’ufficiale

giudiziario, sarà lui a comunicarlo alla CTP. Una volta depositato

l’appello, la CTR richiedere alla CTP la trasmissione del fascicolo

d’ufficio (che contiene la sentenza di primo grado).

L’atto di controdeduzioni ha la stessa funzione del processo di primo

grado, ma in questo caso può dar via anche ai ricorsi incidentali.

E’ possibile l’integrazione dei motivi del ricorso (es. motivi di

inammissibilità non conoscibili in precedenza).

NOVITA’: è possibile per l’appellante richiedere la sospensione

della sentenza di primo grado se sussistono gravi e fondati motivi

attraverso un’istanza motivata contestuale all’appello principale o

incidentale.

5) L’effetto devolutivo e le preclusioni

L’appello è un’impugnazione a critica libera, ma comunque deve

contenere, a pena di inammissibilità, gli elementi che identificano

la lite, la sentenza impugnata e i motivi specifici

dell’impugnazione.

Il giudice esamina solo quegli elementi della sentenza che le parti

intendono riproporre espressamente, e la materia del contendere non

può essere più ampia del giudizio di primo grado (ad eccezione

dell’inammissibilità sopravvenuta per fatti non precedentemente

conosciuti). Quindi:

 Ogni questione non riproposta si intende rinunciata;

 Su queste parti si forma il giudicato interno (rispetto al

contenuto della sentenza);

 Non sono ammesse domande nuove;

 Non sono ammesse eccezioni nuove.

6) Le prove

L’art. 58 dispone che le CTR possono disporre di nuove prove

solamente se necessarie ai fini della decisione. Quindi sembrerebbe

che venga rispettato il divieto di proporre elementi differenti da

quelli presenti nel primo grado. Tuttavia, capita spesso il giudice

della CTR debba ricorrere a nuove prove: ad es. se il ricorso è

dichiarato inammissibile oppure è accolto per vizi dell’atto, sarà

la CTR a effettuare il “giudizio di merito” per la prima volta;

oppure se una parte presenta degli elementi, che non sono stati

prodotti precedentemente per causa non imputabile. 21

Al secondo comma dell’art. 58 è però prevista la possibilità per le

parti di produrre in giudizio nuovi documenti; quindi il giudizio

di appello può anche essere largamente innovativo rispetto a quello

di primo grado. Questa previsione comporta, di conseguenza, la

possibilità del ricorrente di integrare i motivi del ricorso (come

previsto dall’art.24).

7) Esiti del giudizio

A) Appello inammissibile: nel caso di inammissibilità, vi è un

consolidamento della sentenza impugnata per via del passaggio in

giudicato. Una situazione equivalente si verifica nei casi di

estinzione del giudizio (inattività delle parti, per rinuncia

all’appello, mentre la cessazione della materia del contendere

travolge anche la sentenza di primo grado);

B) Rimessione al primo grado: in questo caso il giudice della CTR

applica l’art. 59, che gli impone di annullare la sentenza di primo

grado, per continuare il giudizio nella CTP. Questo può avvenire

quando:

 Sia stata negata la giurisdizione o la competenza della CTP

(però la CTR le ritiene sussistenti);

 Non è stato svolto correttamente il contraddittorio;

 Il giudizio di primo grado è stato erroneamente estinto con

sentenza;

 Vi è illegittima composizione del collegio;

 Vi è inesistenza della sentenza (es. non sottoscritta dal

giudice di primo grado).

C) Sentenza sostitutiva: viene emessa nei casi al di fuori dell’art.

59. Il giudice di appello deve decidere nel merito e vi è un

temperamento del “principio del doppio grado”, in quanto se il

giudice della CTR reputa di dover effettuare una decisione nel

merito, non è necessario rimandare il giudizio al primo grado. Si

potranno avere sentenze di conferma integrale, casi di accoglimento

dell’appello (sentenza diversa nel merito o in alcuni aspetti

procedurali o procedimentali; o completa sostituzione della nuova

decisione alla prima).

CAPITOLO 9 – Le altre impugnazioni

1) Il ricorso per cassazione

Il ricorso di terzo grado presso la Corte di Cassazione è

possibile nei casi previsti dall’art. 62, che a sua volta rimanda

all’art.360 CPC:

1) per motivi attinenti alla giurisdizione;

2) per violazione delle norme sulla competenza;

3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei

contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro ;

4) per nullità della sentenza o del procedimento ;

5) per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è

stato oggetto di discussione tra le parti. 22

Il ricorso per cassazione è possibile solo contro le sentenze di

II° grado e rappresenta un giudizio di legittimità su qualsiasi

decisione giurisdizionale. Il processo tributario, si chiude, come

processo di merito, al secondo grado di giudizio.

A differenza delle sentenze degli altri giudici speciali

(amministrativo e contabile), le sentenze del GT subiscono un

controllo “pieno” da parte della Cassazione. Si ritiene che questo

avvenga perché i GT non sono giudici appartenenti agli organi

giurisdizionali presenti in Costituzione, ma si trattano di “organi

revisionati”.

La mole di lavoro sempre più eccessiva della Cassazione ha portato

alla formazione di una specifica sezione in materia tributaria nel

2000.

NOVITA’: le parti possono accordarsi dopo la sentenza di I° grado

per effettuare un ricorso per saltum direttamente presso la

Cassazione (in caso di violazione e falsa applicazione delle norme

di diritto). Il ricorrente ha la facoltà di richiedere al giudice

della CTR la sospensione della sentenza (in caso di danno grave ed

irreparabile).

2) Il ricorso per cassazione: cenni sugli aspetti processuali

Dopo i ricorsi presso le CT, le parti vengono rappresentate da un

avvocato che deve iscritto in un apposito albo abilitante per i

cassazionisti. La rappresentanza delle agenzie fiscali torna ad

essere affidata all’Agenzia nel suo complesso, nella figura del

direttore.

La sentenza può rimuovere la sentenza impugnata, ed affidare la

prosecuzione del giudizio, affinché venga espresso un nuovo giudizio

di merito. La sentenza della Cassazione influenza il merito quando

la sua decisione porta ad un esito obbligato della causa. Le attività

difensive sono costituite dal ricorso e dal controricorso (che è

presentato dalla parte vittoriosa per sostenere le sue ragioni sulla

legittimità).

In prossimità della Camera di consiglio o dell’udienza, ricorrente

e controricorrente possono presentare memorie e, successivamente

possono partecipare alla discussione orale.

Il ricorso può essere definito con ordinanza (nei casi di maggiore

semplicità) o con sentenza.

3) Il giudizio di rinvio

Art. 63: prevede che dopo che la sentenza di Cassazione è stata

emessa, il giudizio venga rinviato alla CTR (o alla CTP in caso di

grave invalidità della sentenza di primo grado). Il giudizio deve

essere riassunto entro il termine perentorio di 1 anno dalla

pubblicazione della sentenza. Se il termine viene superato, genera

l’estinzione dell’intero processo, il quale può (astrattivamente)

essere riaperto solamente dall’Agenzia in autotutela.

Nel caso di interesse oppositivo, il ricorrente sarebbe precluso

dall’iniziare nuovamente un processo, mentre nel caso di interesse

pretensivo, il ricorso potrebbe essere ripresentato, però con nuove

argomentazioni. 23

Nel giudizio di rinvio deve essere prodotta la sentenza di cassazione

in copia autentica (pena l’inammissibilità), si applicano le regole

del grado di giudizio chiamato in causa e le parti riassumono il

ruolo che avevano precedentemente.

4) La Revocazione

Con la revocazione si denuncia un errore che sta a monte del giudizio

e che ne compromette l’attendibilità.

E’ disciplinata dall’art. 395 CPC: per i numeri 4 e 5 prevede

l’immediata impugnazione (quindi se non viene impugnata subito la

sentenza, questa passa in giudicato); mentre per gli altri casi è

prevista un termine di impugnazione in base a quando è stato scoperto

il vizio (al massimo fino al termine di impugnazione).

Nel caso dell’appello, i 60 giorni decorrono in ogni caso dalla

scoperta del vizio.

La revocazione viene proposta con ricorso (con le stesse modalità

degli altri ricorsi) alla CT che ha emanato la sentenza, e può essere

proposta quando non sono più proponibili le altre impugnazioni. Nel

ricorso deve essere specificato il vizio, il giorno della scoperta

e le prove dell’esistenza.

Il giudizio si svolge come un normale giudizio in una CT, tuttavia

mentre di solito nelle revocazioni sono previsti due fasi

(rescindente, finalizzata alla sola rimozione della sentenza, e

rescissoria, protesa all’emanazione di un nuovo provvedimento), nel

processo tributario le due fasi vengono unificate. Il giudice

tributario ha quindi sia il compito di revocare la sentenza, sia di

emetterne una nuova (che è quindi una sentenza di merito).

PARTE 4 – FUNZIONE IMPOSITIVA E PROCESSO TRIBUTARIO

CAPITOLO10 – L’attività di accertamento

1) Delimitazione 24

L’accertamento si riferisce a quell’attività che è finalizzata

all’applicazione della normativa tributaria per poter arrivare alla

determinazione della BI. Poi vi è la l’attività di liquidazione,

nella quale si applicano le aliquote di riferimento alla BI

“accertata”. Questo schema però non viene sempre rispettato, perché

capita spesso che una fase confluisca all’interno dell’altra (es.

negli atti di liquidazione autonomi, come quelli delle imposte sul

reddito, viene determinata anche la BI, oltre all’applicazione

dell’aliquota). Gli atti di accertamento hanno natura

prevalentemente vincolata (valutano fatti già verificati).

2) Accertamento e controllo

L’attività di accertamento è disciplinata in modo diverso nei singoli

tributi, ma come disciplina generale si assume quella applicabile

in materia di imposte sui redditi DPR 600/73: Il tributo si attua

attraverso degli adempimenti, che il contribuente è obbligato per

legge ad effettuare. Il controllo che l’amministrazione effettua su

questi adempimenti è eventuale, in quanto quello necessario è svolto

dal contribuente, che ha la responsabilità dell’attuazione del

tributo.

Il controllo effettuato dall’amministrazione è, quindi, sull’atto

di accertamento compiuto dal contribuente. L’accertamento

dell’amministrazione può essere una rettifica, qualora corregga gli

adempimenti del contribuente oppure può essere un “accertamento

d’ufficio” quando vi è un’omissione del contribuente. L’atto di

accertamento viene emesso quando l’amministrazione si trova in

disaccordo con quanto il contribuente ha dichiarato, o la valutazione

quantitativa, l’interpretazione delle norme o per comportamenti

elusivi.

3) Responsabilità del contribuente e diritto di interpello

Il diritto di interpello è sancito dallo “Statuto dei diritti del

contribuente” e permette al contribuente di richiedere

all’amministrazione dei quesiti di carattere interpretativo su casi

personali. L’amministrazione ha l’obbligo di rispondere entro 120

giorni, e qualora vi sia il silenzio, questo assume la forma di

“silenzio assenso”. Mentre, nel caso di risposta esplicita, il

contribuente non è vincolato alla risposta dell’amministrazione, ma

comunque vi è una garanzia nel caso in cui decida di adottarla,

perché comporta la nullità degli atti impositivi difformi dalla

risposta data nell’interpello.

NOVITA’: la disciplina è stata ridisegnata, per avvicinare

l’interpello al vero proprio contraddittorio, con il quale vi un

avvicinamento ulteriore all’adempimento. Vengono poi individuate due

categorie di interpello:

1) interpello “conoscitivo” con il quale si richiede un quesito

all’Amministrazione su questioni personali e concrete;

1.1) ordinario-interpretativo (chiarimenti su disposizioni);

1.2) ordinario-qualificatorio (chiarimenti su una fattispecie

concreta);

1.3) probatorio (nei casi tassativamente previsti, si può richiedere

un parere sulla sussistenza delle condizioni o sulla idoneità

25

degli elementi probatori ai fini dell’“adozione” di un

determinato regime fiscale).

Per i primi due l’amministrazione deve rispondere entro 90 giorni,

mentre per il terzo tipo entro 120.

2) interpello “disapplicativo” che permette di richiedere la non

applicazione di una norma anti-elusiva (dimostrando che nel caso

specifico non comporti effetti distorsivi).

4) Poteri istruttori e atto di accertamento

La fase di controllo permette all’amministrazione di utilizzare

un’ampia gamma di poteri istruttori e di indagine. Quest’attività è

un’attività vincolata poiché l’amministrazione va ad analizzare dei

fatti (non degli interessi) ai fini della sua decisione che poi

comporteranno l’emanazione di un provvedimento unilaterale (o

accordo sostitutivo).

Le attività istruttorie svolte dall’amministrazione, e le ipotesi

di illecito da cui traggono origine, vengono descritte nel processo

verbale di constatazione.

I poteri istruttori possono assumere la forma di ordini, che se non

rispettati comportano l’irrogazione di sanzioni amministrative,

oppure possono andare a limitare diritti costituzionalmente

garantiti (ed è quindi necessaria l’autorizzazione del Procuratore

della Repubblica). Le indagini possono essere svolte da soggetti

terzi, e da soggetti abilitati (come la GDF).

5) Accertamento e contraddittorio

L’ordinamento tributario non contempla un obbligo di preventiva

informazione al contribuente delle attività di indagine a suo carico,

nonostante le importanti aperture in tal senso.

Tuttavia, la realizzazione del contraddittorio è molto frequente,

principalmente per tre motivi:

1) Spesso i poteri istruttori mettono in comunicazione ufficio e

contribuenti (es. quando si richiedono documenti);

2) Le normative favoriscono le determinazioni consensuali,

piuttosto che l’emanazione del provvedimento;

3) Alcune tipologie di accertamento, prevedono proprio che prima

sia esperito il contraddittorio.

Il contraddittorio permette al contribuente di controdedurre, e

presentare le sue argomentazioni.

NOVITA’: la Corte Costituzionale ha stabilito che il contraddittorio

è sempre obbligatorio in quanto principio fondamentale

nell’ordinamento vale anche quando non vi è una specifica previsione

normativa.

6) L’avviso di accertamento. L’avviso “impoesattivo”

L’accertamento si chiude con l’emanazione di un atto amministrativo,

che è frutto di una serie di fasi che permettono di determinare la

BI e l’ammontare complessivo delle somme da riscuotere.

Gli accertamenti possono essere:

 In rettifica o d’ufficio (a seconda del fatto che venga corretto

l’adempimento del contribuente, o lo sostituisce in quanto

omesso o nullo); 26

 Accertamenti unitari (colpiscono società, soci che hanno

adottato la tassazione per trasparenza o che redigono il

bilancio consolidato);

 Accertamenti ordinari: analitico-induttivi (se si riferiscono

a redditi determinati in base alla contabilità) o sintetici (se

riferiti alla persona fisica).

Gli accertamenti sintetici hanno una problematica in più rispetto

agli altri, perché coinvolge i mezzi di prova, fra i quali il più

importante è l’obbligo di motivazione che è un requisito di

legittimità dell’atto. La motivazione va a chiarire in che modo è

stato esercitato il potere. Nel 2011 vi è stata un importante

innovazione che ha permesso all’atto di accertamento di divenire

titolo esecutivo qualora, dopo il termine di 30 giorni dalla

notificazione, il contribuente non abbia adempiuto. Viene quindi

eliminata l’iscrizione al ruolo, dato che l’atto passa direttamente

alla fase esecutiva all’agente di riscossione.

NOVITA’: l’esecutività decorre dal termine utile per la proposizione

del ricorso (non più 30 giorni dalla notificazione, ma 60).

7) L’accertamento con adesione

Sono stati previsti degli strumenti che permettono di evitare

l’instaurazione del processo tributario:

1) Definizione in base al processo verbale di constatazione;

2) Accertamento con adesione (si riducono le sanzioni fino a 1/3);

3) Acquiescenza (quando il contribuente non presenta ricorso nei

termini e effettua il pagamento);

4) Conciliazione giudiziale (sanzioni ridotte del 40%).

L’accertamento con adesione viene, in genere, attivato dall’ufficio

tramite un invito a comparire al contribuente. L’invito deve

contenere gli elementi essenziali dell’accertamento, in modo che il

contribuente possa “aderire” alla proposta, mediante l’immediato

pagamento e uno “sconto” sulle sanzioni pari a 1/6.

Non vi sono limiti all’accordo, né criteri da assumere; Deve essere

redatto un atto scritto, che deve essere motivato e recare le somme

dovute e le modalità di determinazione (entro 20 giorni).

L’iniziativa può essere presa dal contribuente con richiesta

all’ufficio (in questo casi i termini sono sospesi per 90 giorni).

8) Pluralità di atti di accertamento

Sia per le caratteristiche della determinazione della BI, sia per

la pluralità di dati che possono essere acquisiti, l’attività

amministrativa è costituita da più atti. Infatti, gli atti possono

essere emanati o perché sopraggiungono particolari presupposti (es.

sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi) oppure per la “natura

parziale” dell’atto, che necessita di atti successivi per essere

“completato”. Tutti gli atti sono, quindi, complementari fra loro e

finalizzati all’emanazione del provvedimento finale.

CAPITOLO 11 – Il processo su atti dell’accertamento

1) Giurisdizione e atti impugnabili 27

Secondo la Cassazione, nella fase istruttoria la giurisdizione

rimane in capo al GT, mentre nei casi di atti o situazioni soggettive

non sia applicabile la tutela differita davanti al GT, la

giurisdizione è devoluta al giudice ordinario.

In passato era previsto un elenco stringente di atti impugnabili,

mentre oggi l’elenco è molto più ampio. In particolare, è da

escludere l’impugnabilità delle risposte all’interpello (in quanto

non sono atti provvedimentali), mentre per gli interpelli “speciali”

vi sono dei dubbi, perché in questi casi hanno la funzione di

consentire all’amministrazione di venire a conoscenza e di valutare

fatti particolarmente rilevanti.

Non è impugnabile il diniego per accedere all’accertamento con

adesione (neanche la mancata risposta) poiché non si tratta di una

fase necessaria all’emanazione del provvedimento. Tuttavia, la CT

potrebbe valutare il comportamento dell’ufficio in sede di

determinazione delle spese legali.

Potrebbe essere impugnabile il provvedimento di definizione

dell’accertamento parziale (in cui il contribuente richiede il

p.v.c.), ma soltanto un’impugnazione differita del diniego (se

seguito da un accertamento parziale).

2) Motivi deducibili

a) Vizi dei presupposti dell’atto: riguardano i presupposti per

l’esercizio del potere. L’atto deve essere emesso entro il

termine di decadenza previsto, va rispettato il termine

dilatatorio, devono essere stati chiesti chiarimenti o

notificati gli inviti a comparire. Inoltre l’atto non può

discostarsi dall’eventuale risposta data ad un interpello;

b) Vizi della struttura formale dell’atto: si riferiscono alla

mancanza di elementi come la sottoscrizione del direttore

dell’ufficio, elementi essenziali per comprendere l’oggetto,

l’ambito di intervento e sua giustificazione, motivazione e

notificazione. Con interventi normativi più recenti si è

stabilito che l’atto è annullabile se mancano elementi che

tutelano un’esigenza sostanziale (es. sottoscrizione) o se

manca la motivazione;

c) Vizi della fase istruttoria: essendo vizi precedenti

all’emanazione di provvedimenti, sono di difficile

individuazione e valutazione. Sono intervenute le sezioni unite

nel 2002 stabilendo dei principi molto rigidi, caso per caso

(es. nel caso di verifica domiciliare, devono esserci gravi

indizi di evasione affinché ciò sia possibile, altrimenti le

eventuali prove trovate, pur se validanti, non possono essere

utilizzate in giudizio);

d) Vizi di merito: si riferiscono alle modalità di azione

dell’ufficio, che ricadono sulla quantificazione

dell’imponibile. Vi possono essere “motivi demolitori” con i

quali si contesta la pretesa dell’ufficio, e “motivi più

complessi” attraverso i quali il contribuente cerca di

dimostrare di aver correttamente determinato il tributo;

e) Vizi del titolo esecutivo: in questo caso i motivi deducibili

dell’atto sono più ampi, perché si riferiscono anche

28

all’effetto esecutivo. Andranno quindi verificati l’esatto

termine concesso per il pagamento, l’importo della riscossione

frazionata, la motivazione e la notifica (da cui si producono

tutti gli effetti).

3) L’onere della prova

Con gli atti di accertamento si va a determinare l’an e il quantum

del tributo, e quindi sorgono le problematiche inerenti all’onere

della prova.

Ciò che deve essere provato dall’amministrazione è la pretesa

autoritativa contenuta nella motivazione dell’avviso di

accertamento. In linea generale, è il contribuente che si carica

dell’onere della prova, perché l’amministrazione ha già raccolto

delle prove precedentemente al fine di emanare l’atto; ma le leggi

di imposta prevedono anche per il contribuente delle situazioni nelle

quali “precostituisce elementi probatori”.

Inoltre, la legge permette alle amministrazioni di procedere per

presunzioni, e quindi di costituire l’onere probatorio limitatamente

ad alcuni fatti certi (salvo che non venga data prova contraria).

Quindi, nel PT possono essere presentate prove documentali o

presuntive.

Vi sono gli accertamenti parametrici, che sono effettuati attraverso

metodi statistico-matematici (es. accertamenti basati sugli studi

di settore). Inoltre la legge prevede che sia predisposto il

contraddittorio per permettere al contribuente di dimostrare

diversamente.

Fino al 2008 l’accertamento avveniva in base a fatti certi (es.

disponibilità di certi beni) e l’amministrazione andava a verificare

le disponibilità del contribuente per poter effettuare determinate

spese; veniva considerato rilevante lo scostamento di almeno 1/4 dal

reddito dichiarato.

Dal 2009 è in vigore il redditometro, con il quale vi è una

generalizzazione delle spese (in base a nucleo familiare, zone

territoriali…) che si confrontano con le spese effettivamente

sostenute; lo scostamento rilevante è quello che supera il 25%. Gli

studi di settore sono strumenti che permettono di determinare in

base a dati statistici i ricavi di un periodo di imposta per

determinate categorie di imprese, arti e professioni. Queste sono

considerate presunzioni semplici, quindi sottoposte

all’apprezzamento del giudice. Inoltre la legge prevede che sia

predisposto il contraddittorio per permettere al contribuente di

dimostrare diversamente.

L’utilizzo di accertamenti parametrici da un lato mette più in

difficoltà il contribuente perché deve dimostrare la correttezza

della sua dichiarazione (non sufficiente un’azione demolitoria),

dall’altro però le presunzioni adottate dall’amministrazione hanno

un potere attenuato (secondo apprezzamento del giudice). In questa

situazione è divenuto più rilevante il comportamento tenuto dal

contribuente.

4) Il processo e la sentenza 29


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DESCRIZIONE APPUNTO

La dispensa si riferisce al corso "Diritto Tributario - Corso Progredito", elaborata attraverso lo studio del libro consigliato "Funzione impositiva e forme di tutela" - M.Basilavecchia
I capitoli che sono stati saltati non erano previsti nel programma, dato che l'esame si riferisce alla conoscenza del processo tributario nel suo complesso.

Abbreviazioni contenute nel testo:
C.T. Commissione Tributaria
G.T. Giudice Tributario
B.I Base imponibile


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e management
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Desmond00093 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto tributario avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Minestroni Mauro.

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