RIASSUNTO “TRADIZIONI RELIGIOSE E TRADIZIONI COSTITUZIONALI. L’ISLAM E L’OCCIDENTE” (DECARO)
LE QUESTIONI APERTE: CONTESTI E METODO
LE RELIGIONI TRA FONDAMENTALISMI E IDENTITÀ PLURALI: il termine “fondamentalismo”, poi
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usato per definire un gran numero di estremismi , fu coniato dal battista statunitense Curtis Lee Laws nel
1920 per definire chi lottava “per i fondamenti”, ossia per frenare l’avanzata del protestantesimo liberale;
negli stessi anni, specialmente dopo la fine del califfato ottomano sunnita, i Fratelli Musulmani
contrappongono alla colonizzazione europea il modello di uno Stato islamico fondato sul Corano. Il
fondamentalismo vive e si sviluppa in contesti geopolitici di straordinaria complessità, in cui le
organizzazioni religiose, capaci di intercettare quel bisogno di “senso identitario” che spesso ha alimentato
la saldatura fra nazionalismo e religione, svolgono un ruolo cruciale, nella convinzione che occorra liberare
le istituzioni religiose dai compromessi con il potere laico per tornare alla purezza originaria. Negli Stati
islamici, la tendenza alla radicalizzazione ha convissuto con la circolazione delle idee di democrazia e di
diritti umani, attraverso diverse forme di dissidenza interna esplose nelle cd “Primavere arabe” del 2011.
ISLAM E OCCIDENTE: INTIMI NEMICI?: il fondamentalismo islamico è di certo nemico dell’Occidente,
ma si è anche sostenuto che Islam e Occidente siano intimate enemies (Bernard Lewis): che siano “intimi” è
evidente già solo nel fatto che ebraismo, cristianesimo e Islam, le tre grandi religioni monoteistiche unite da
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una comune radice abramitica , guardino tutte a Gerusalemme come luogo santo; ma non devono
necessariamente essere “nemici”: la contrapposizione effettiva nasce a seguito del Trattato di Versailles,
quando le potenze europee si spartiscono le spoglie dell’Impero ottomano; l’umiliazione prosegue nei
decenni successivi con il colonialismo e con la costante penetrazione della cultura occidentale, interessata
alle dinamiche commerciali e petrolifere, contro le quali sono nate e si sono diffuse idee che puntano il dito
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contro l’infedele occidentale. Nella cultura popolare prevalgono la diffidenza e il sospetto, amplificate dalle
ricorrenze degli attentati del terrorismo di matrice religiosa, sebbene non manchino segnali di apertura al
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dialogo da parte delle autorità religiose .
L’ISLAM E GLI ISLAM : spesso prevale l’idea che l’Islam sia una realtà globale, uniforme, omogenea ed
estranea alla tradizione giuspolitica occidentale, informata principalmente ai valori cristiani; da qui la
definizione del terrorismo come “islamico”, o quanto meno connaturato alla religione islamica. I musulmani
nel mondo sono circa 1.5 miliardi, pari a circa un quinto della popolazione mondiale, dei quali solo un
quinto sono arabi; il 10-13% sono sciiti (concentrati soprattutto in Iran, Iraq, Pakistan e India), mentre il
restante 87-90% sono sunniti (hanafiti, malikiti, shafiiti, hanbaliti…): i musulmani non estremisti sono il
93% del totale. L’arabo è ovviamente la lingua unificante del Corano (al-kitab, “il Libro” per antonomasia),
che in quanto parola di Dio non ha possibilità di essere imitato, poiché Dio ha parlato in quel momento e in
quella lingua; tuttavia esistono diversi blocchi linguistici (arabo, turco, iranico, indiano, asiatico, africano…)
che hanno dato vita a diverse interpretazioni dell’Islam, la cui tendenza alla deterritorializzazione rimane
evidente.
IL DIRITTO ISLAMICO NEL TEMPO: DALLA SHARI’A ALLA SIYASA AL QANUN : la shari’a
(letteralmente “strada battuta”, “via da seguire”, intesa comunemente nel senso di legge divina) sembra
diventare l’elemento giuridico unificante della Umma, la comunità dei fedeli; tuttavia, accanto alla shari’a si
è sviluppata la siyasa, la “funzione politica di governo” che, pur nei limiti fissati dalla shari’a stessa, gode di
un ampio margine di discrezionalità regolamentare. La dialettica tra shari’a e siyasa si riflette in un
confronto tra diritto teorico e diritto della prassi, dando vita a reciproche compenetrazioni senza tuttavia che
il secondo riesca ad emanciparsi totalmente dal primo: il Corano, espressione della volontà divina, non è
1 Tutti i fondamentalismi hanno caratteristiche comuni: quadri dirigenti composti da ex conservatori; si affidano a leader
carismatici; fanno riferimento a un passato “mitico”; convinzione che vi sia una cospirazione, un’alleanza mascherata tra
secolarismo e liberalismo religioso; ricorso alla violenza e al terrorismo.
2 La sura III, 67 recita: “Abramo non era né ebreo né cristiano: era un hanif, dedito interamente a Dio e non era idolatra”.
3 Originariamente l’infedele (kafir) è nel Corano colui che nasconde la verità dell’unico Dio e non colui che si dichiara per
l’unicità e che è il vero credente; ma in seguito, l’esortazione coranica a “combattere coloro che non credono in Dio” fu riferita
anche a cristiani ed ebrei, e su questa interpretazione si basano i fondamentalisti per la loro lotta senza quartiere.
4 Il Concilio Vaticano II (1962-65) fa esplicito riferimento al “fraterno dialogo” con le altre religioni, con un espresso dialogo
all’Islam; nel 2008 è stato invece creato un Forum cattolico-musulmano per il dialogo interreligioso. 1
RIASSUNTO “TRADIZIONI RELIGIOSE E TRADIZIONI COSTITUZIONALI. L’ISLAM E L’OCCIDENTE” (DECARO)
innovabile dall’uomo. Le fonti della shari’a, oggetto unico di studio della scienza giuridica dei fuqah
(esperti del diritto), comprendono dunque il Corano, la sunna (la “tradizione”, derivante dagli hadith, ossia
dall’insieme dei detti e dei fatti del Profet
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