Diritto dell'ambiente
Esame intermedio diviso in due
Il fatto che l’uomo abbia interagito con l’ambiente, anche deteriorandolo, ha potuto far sviluppare il progresso. (Passaggio da nomadismo, caratterizzato da pastorizia nomade a sedentarismo con l’agricoltura). Coltivando i campi li rovino ma produco. Anche l’ambiente ha condizionato la vita umana dall’altro lato.
Storicamente l'ambiente è sempre stato considerato con due idee diverse:
- Oggetto di dominio da parte degli uomini
- Dono dato agli uomini
Ambiente come oggetto di dominio
Come si è sviluppata questa visione: è la genesi che dice che in realtà Dio diete all’uomo la natura e da questo si è iniziato a pensare che l’uomo potesse impadronirsene della natura e sfruttarla a suo piacimento. Ma risalendo alla filosofia, Aristotele ha l’idea per la quale l’uomo deve impadronirsi della natura.
Ambiente come dono
Gli aborigeni australiani hanno considerato la natura come qualcosa da non toccare, non violare, non profanare in nessun modo. In Spagna il Consiglio dei geologici ha impedito di fare delle opere di canalizzazione, per irrigare la terra e questa è diventata arida.
Il miglioramento delle condizioni di vita è dovuto anche allo sfruttamento del territorio. Ciò crea problemi però perché c’è un’opinione pubblica che sostiene che se noi andiamo avanti con questo modello di sfruttamento accelerato delle risorse naturali, questo ci porterà poi a consumare tutte le risorse e non lasciarne alle generazioni future.
Se non facessimo ricorso alle energie fossili (carbone, petrolio, gas naturale), Hans Jonas, ecologia profonda (deep ecology), sostiene che bisogna tornare indietro, cambiare completamente il modello produttivo se si vuole migliorare il pianeta. [Difficile da accettare come decisione] Un altro gruppo sostiene che l’uomo sia in grado di sviluppare delle tecniche scientifiche, sociali, giuridiche che consentano di superare queste difficoltà. Fiducia nel potere dell’uomo.
Per un lungo periodo non ci si accorse del fatto che l’ambiente fosse stato deteriorato e lo si stesse deteriorando. Finché le conseguenze dello sfruttamento non si sono rivelate come dannose e evidenti e si è capito che erano conseguenze ascrivibili all’uomo, non si sono prese normative di tutela dell’ambiente. Dal punto di vista delle risorse, quando queste sono diventate più esigue si è iniziato a prendere provvedimenti per controllare l’uomo.
Inghilterra, seconda rivoluzione industriale, che consente modi di produzione più efficienti ma che comporta livelli di inquinamento elevati e il fatto che il livello di benessere fosse aumentato ha comportato un aumento della popolazione, che ha portato pressione antropica che ha generato deterioramenti maggiori sul territorio, sono quindi iniziate ad arrivare prevenzioni.
Inizio periodo di sviluppo delle due idee viste prima (1900)
- Se si continua così, non si potranno passare le risorse alle generazioni future [riduzione attività produttiva]
- Progresso scientifico porterà al superamento di questi ostacoli [sviluppo progresso]
Non possiamo però pensare che paesi in situazioni più indietro delle nostre stiano a regole e limitazioni come i paesi avanzati che hanno sfruttato risorse finora.
Come si afferma il diritto dell’ambiente
- Rapidità
- Policentrismo
- Trasversalità
- Abbondanza normativa
Rapidità
Di discipline in materia di ambiente non se ne parlava prima. Paesi Bassi, Olanda, Germania e altri pochi avevano normative in materia di ambiente. Questi sistemi di diritto dell’ambiente si formano. Boh. Da tempo. Nationak Environmental Protection Act (NEPA) 1960 ed è il primo corpo organico per la normativa del diritto dell’ambiente. 1971 Giappone approvato e istituito ministero dell’ambiente 1986 proprio in relazione all’incidente di Cernobyl, in Italia viene approvata una legge istitutiva del ministero dell’ambiente, legge molto frammentaria organica ma significativa.
Dichiarazione sull’ambiente umano di Stoccolma 1972, approvata dai capi di 110 paesi. Principio 21 della Dichiarazione: riconosce agli stati il diritto sovrano di sfruttare il proprio territorio. Principio 24: prevede cooperazione per mezzo di accordi internazionali per impedire, eliminare, ridurre e controllare gli effetti nocivi arrecati all’ambiente da attività svolte in ogni campo. Entrambe le disposizioni non convincenti. Principio 1, 2, 8 e alcuni altri sono sostenibili.
Rapporto Brurtland 1987 Conferenza di Rio 1992 CHIEDERE ULTIMA PARTE FRANCESCA 02/03/2018
Interdisciplinarietà del problema ambientale
Nel senso che il problema ambientale tocca differenti discipline. Il diritto è una delle tecniche con cui si può aiutare il problema ambientale. Consideriamo il settore delle auto, e dei possibili incidenti che questo può causare. Questo settore attraverso differenti tecniche affronta il problema. Con l’educazione, con strumenti tecnologici, come ad esempio il freno automatico, per disincentivare alla fonte l’utilizzo delle automobili, invece adottiamo tecniche a carattere fiscale.
Il problema ambientale va affrontato con differenti strumenti che fanno capo a discipline diverse. Il problema dell’ambiente è anche un problema di carattere etico, morale, comporta non solo un beneficio per noi anche per le generazioni future e questo è un elemento importante. Prima cosa si utilizzano strumenti sociali, come sensibilizzazione attraverso spot in tv, poi si fa ricorso agli strumenti tecnologici, si utilizzano anche strumenti fiscali, incentivando l’utilizzo di strumenti ecocompatibili concedenti sgravi o finanziamenti, dopo questi strumenti si utilizzano norme giuridiche, fatti di doveri e raramente di incentivi, una categoria particolare che si utilizza molto sono le norme tecniche, che a loro volta si dividono in tre categorie (quando parliamo di norme giuridiche parliamo spesso di norme di carattere tecnico):
- Normative che impongono l’utilizzo di determinate tecnologie
- Norme tecniche che impongono standard di emissione per certe sostanze o certe attività (fissazione di standard di emissione)
- Norme di fissazione di standard di livelli di inquinamento dell’ambiente
Esiste un rapporto tra livello di benessere e livelli di inquinamento. Il buon grado di tutela dell’ambiente può dipendere dal grado di attenzione, di sensibilità nei confronti del problema, che significa pratica di certe attività in un determinato modo. In genere il livello di tutela è maggiore nei paesi più ricchi. In un paese in cui la popolazione deve pensare ai problemi primari non si pone neanche il problema di tutela dell’ambiente. Ma ci sono diverse ragioni:
- I paesi ricchi si dotano di un set di regole ambientali, che sono più severe di quello che avviene nei paesi poveri
- I paesi ricchi dispongono di un potere giudiziario che è in grado di porre in essere e far attuare queste regole
- Nei paesi ricchi l’opinione pubblica è più sensibile ai problemi ambientali
Anche in Italia abbiamo avuto dei partiti che erano partiti verdi, in Germania anche, questo fa capire quanto sia sentito dall’opinione pubblica la tutela ambientale, in molti paesi poveri al contrario l’ambiente non è considerato come un patrimonio da tutelare per l’intera comunità, bensì come qualcosa da sfruttare. Quindi il grado di sviluppo della tutela dipende parecchio dal grado di ricchezza di un paese. Gli economisti hanno studiato questo aspetto, Kuznets ha elaborato uno studio per vedere l’evoluzione dell’attenzione all’ambiente rispetto al grado di ricchezza dell’ambiente. In una prima fase viene individuato dagli economisti un effetto di scala, ovvero quando un paese si arricchisce (quindi aumento della produzione), aumenta lo sfruttamento delle risorse e la costruzione di fabbriche e quindi di inquinamento, una volta raggiunto un certo livello di benessere però (5 o 6 mila dollari all’anno) il paese viene inglobato in quei paesi in cui la popolazione riesce a sussistere, arrivati a questo punto l’inquinamento rovina il paese e la popolazione comincia a guardarsi intorno e ad invocare l’intervento da parte del governo per far sì che imponga norme di tutela dell’ambiente, in questo punto si genera un effetto vorticoso perché il governo impone misure restrittive e le attività produttive ne risentono tantissimo, per uscire da questo loop (maggiore tutela e norme minore produzione) bisogna adottare da parte delle fabbriche e delle industrie strumenti ecologici, tecniche tali che consentano minori emissioni di fumi di scorie di acque sporche, a questo punto al primo effetto di scala si sovrappone un effetto tecnologico, impongo tecnologie che sono migliorative, quindi riesco a produrre la stessa quantità inquinamento meno. Riuscendo a produrre con meno emissioni non ci saranno più misure restrittive ma piuttosto incentivi e facilitazioni, a questo effetto tecnologico si accoppia un effetto relativo al consumo: i consumatori si dirigono verso prodotti ecocompatibili. Quando si combinano insieme l’effetto tecnologico e quello di consumo il livello di inquinamento comincia a scendere. Questo processo è molto lento, le popolazioni hanno mentalità caratterizzate dallo sfruttamento dell’ambiente che è stato così per milioni di anni, viene automatico consumare e inquinare.
Il problema dell’ambiente è un problema globale e questo comporta il fatto che deve essere affrontato di carattere globale, bisognerebbe riuscire a fare sì che la tutela dell’ambiente venga considerata globalmente. Le politiche che si possono fare per affrontare questo problema sono ben delineate:
- Da una parte bisogna dare finanziamenti alle nazioni in via di sviluppo
- E offrire loro delle tecnologie e know-how
Non è solo con il commercio con questi paesi che affrontiamo il problema, non basta che questi paesi aumentino il PIL, dipende anche dalla loro politica economica. Se un paese aumenta il PIL e la ricchezza ma questa ricchezza va a vantaggio solo di pochi non c’è nessun miglioramento per l’ambiente, bisogna creare una base sufficientemente diffusa e ampia che consenta l’avvio della tutela ambientale.
Un filosofo provocatoriamente aveva definito l’ambiente come un’invenzione di chi abita l’ambiente, è diverso il concetto di ambiente a seconda della prospettiva in cui ci si colloca e dei destinatari a cui ci si rivolge. L’ambiente significa qualcosa di diverso per gli scienziati. Il concetto non coincide tra le scienze sociali e quelle naturali. In generale si tendono a mettere insieme un aspetto oggettivo, cioè tutela delle risorse naturali, del paesaggio del territorio, da un punto di vista antropocentrico quando di parla di ambiente ci si riferisce alla tutela dell’uomo dall’inquinamento, al livello di benessere. In questa seconda accezione l’ambiente è collegato al diritto alla salute che a sua volta può essere declinato in due diverse versioni perché può essere un interesse individuale o sociale.
Concetto di ambiente diverso nel diritto e nelle scienze sociali e naturali. Fino a quando nella nostra costituzione non è stata introdotta specificamente la nozione di tutela dell’ambiente si faceva riferimento all’articolo 9 e 32, articolo nove è relativo alla tutela del paesaggio, quello 32 è quello relativo alla tutela della salute. Per sottolineare la differenza tra le due concezioni. Accanto a questi due aspetti ce n’è un terzo, che fa riferimento alla sostenibilità ambientale, questo considera che il contenuto e il fine della tutela ambientale sia lo stabilire standard più equi per il consumo delle risorse naturali e se parliamo di sviluppo sostenibile vuol dire anche integrazione della tutela dell’ambiente nell’ambito del quadro più ampio delle esigenze economiche di sviluppo. Se consideriamo particolarmente l’idea di sviluppo sostenibile in realtà non tanto fa riferimento all’ambiente in senso oggettivo, l’ambiente in questo caso viene difeso come traslato, ci si riferisce viceversa alla disciplina dell’attività dell’uomo sull’ambiente.
Tre concezioni di tutela
- Oggettivo
- Soggettivo
- Sostenibilità
Emergenze ambientali e rimedi che sono stati affrontati alcune volte con un esito positivo altre meno. Negli ultimi decenni il problema ambientale di carattere globale ha cominciato a presentarsi come una vera e propria emergenza ambientale. Ponendo dei problemi gravissimi, che vengono affrontati a livello internazionale, facendo dei trattati e convenzioni e ideando apposite organizzazioni. Proprio quello ambientale è uno di quei problemi che ha visto portare avanti battaglie sul campo internazionali molto efficaci.
Affrontare il problema della fascia dell'ozono e del buco che era presente, qualche anno fa il buco dell'ozono sembra un problema gravissimo, molto al centro dell’attenzione, per affrontarlo c’è stata una convenzione che è quella di Montreal che è riuscita a risolvere il problema. Certe sostanze (il clorofluorocarburi) si combinavano con la fascia di ozono che protegge l’atmosfera e facevano precipitare questo ozono, generando dei buchi, questo fenomeno cominciò ad allarmare fortemente la popolazione perché il buco faceva penetrare i raggi UV del Sole che non sono benefici per l’uomo, due scienziati si rendono conto del problema e lo pongono all’attenzione pubblica mondiale. La Convenzione di Vienna per la protezione dello strato dell'ozono impegna gli stati ad astenersi da ogni attività per il danneggiamento della fascia dell'ozono, 1985, però a quel punto l’emergenza dell’assottigliamento della fascia arriva al centro dell’attenzione pubblica e si scopre un buco nella fascia. Questo genera la messa a punto di tecnologie per trovare prodotti sostitutivi del clorofluorocarburi, l’altro elemento importante è che i paesi ricchi stanziano una serie di fondi a favore dei paesi più poveri perché riconvertano i prodotti dannosi. Con la scoperta di un vero e proprio buco si consente la messa al bando con la convenzione di Montreal le sostanze inquinanti, tutti i prodotti dannosi per la fascia dell’ozono. Le azioni sono state efficienti anche perché le sostanze a base di clorofluorocarburi riguardavano solo una parte delle produzioni tra l’altro presenti solo nei paesi più ricchi. Questa emergenza ambientale può considerarsi affrontata.
Non è successa la stessa cosa per il problema del cambiamento climatico. In questo caso si parla del fenomeno effetto serra, cioè la CO2 cioè il prodotto dei combustibili fossili nell’atmosfera si combina con i gas serra e crea un effetto serra quindi i raggi del Sole penetrano e non riescono ad uscire, il che genera surriscaldamento dell’atmosfera. L’aumento della temperatura non è inventato, realmente sta accadendo. Inoltre, gli oceani si restringono, diminuiscono di altezza, le superfici ghiacciate anche.
James Hansen formula un’ipotesi che a livello di nazioni unite viene presa in seria considerazione, la WNO e le Nazioni Unite creano un ente che si chiama IPCC, che aveva il compito di valutare tutti i dati relativi al cambiamento climatico. Questo ente elabora tre rapporti 1990, 1995, 2001, nell’ultima avvalora l’ipotesi di Hansen e conclude affermando che il clima è cambiato e che questo cambiamento è influenzato da attività umane. Si stima che se si prosegue così, senza freni o tecnologie sostitutive, nel 2100 l’aumento della temperatura oscillerà tra i 3 e gli 11 gradi. (Aumento di 11 gradi non c’è vita)
Convenzione programmatica sul cambiamento climatico (programmatico=stila un programma) che viene sottoposta alla firma di tutti gli stati partecipanti alla conferenza di Rio, viene sottoscritta ed entra in vigore. La prima conferenza che era nel programma della convezione si tiene a Berlino nel 1995 e si stabilisce di l’impegno di stabilire dei precisi e vincolanti piani d’azione per fronteggiare l’effetto serra. Questo impegno trova esecuzione nella conferenza di Kyoto che è la terza conferenza sul cambiamento climatico, 1997, (protocollo di Kyoto), il principio fondante del protocollo di Kyoto è quello della responsabilità diffusa comune ma differenziata, cioè tutti i paesi del globo sono responsabili dell’effetto serra ma la loro responsabilità viene differenziata: si stabilisce che 41 paesi, che sono i paesi economicamente più sviluppati e che si sono sviluppati attraverso processi evolutivi inquinanti, debbano diminuire in maniera molto incisiva le emissioni del 5% rispetto al livello del 1990 (quindi nel 1997 avrebbero dovuto diminuire del 5% rispetto al 1990), inoltre gli altri stati, quelli non inclusi nei 41, potevano continuare tranquillamente a produrre utilizzando CO2 senza particolari limiti nell’utilizzo di combustibili fossili, inoltre i 41 paesi dovevano offrire soldi a quelli poco sviluppati. Tra i paesi esclusi c’erano paesi come l’India e la Cina, in più questa restrizione delle emissioni di combustibili fossili avrebbe comportato una conversione del sistema produttivo molto pesante e si stimava che per gli USA sarebbe stata una riduzione del 30% del sistema energetico nazionale. In Europa quelli che erano i paesi dell’Est, avendo dismesso apparati produttivi dismessi avevano molto meno emissioni inquinanti e questo faceva sì che si potesse meglio adattare rispetto agli USA e all’America in generale. Il sistema concedeva la possibilità di acquistare dei diritti di emissioni per rientrare nei livelli e crediti di emissione. Si è sottovalutato il livello politico e economico di paesi come Cina e India (iper-produttivi).
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