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Riassunto esame Diritto costituzionale, prof. Tartaglia Polcini, libro consigliato Manuale di diritto costituzionale italiano ed europeo, Romboli Appunti scolastici Premium

Riassunto approfondito, basato su uno studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di diritto costituzionale italiano ed europeo, Romboli, dell'università degli Studi del Sannio - Unisannio, della facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea magistrale in giurisprudenza.

Esame di Diritto costituzionale docente Prof. A. Tartaglia Polcini

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ESTRATTO DOCUMENTO

- procura generale presso la Corte di cassazione, al cui interno è istituita la Direzione

nazionale antimafia, la quale coordina gli uffici del p.m. che indagano sui delitti di

mafia

presso ogni ufficio di procura della repubblica è istituita una sezione di polizia giudiziaria,

composta da ufficiali e agenti di polizia di stato, guardia di finanza e arma dei carabinieri.

Per quanto riguarda l’indipendenza interna, l’organizzazione interna delle procure ha

caratteristiche diverse da quelle dei magistrati giudicanti, sia in per la diversità di funzioni, sia

per garantire un’efficiente organizzazione e un buon andamento dell’ufficio. A tal proposito, la

riforma del 2005 ha introdotto una gerarchia all’interno di ogni singolo ufficio di procura,

stabilendo che il procuratore della repubblica è titolare esclusivo dell’azione penale e la

esercita personalmente o attraverso l’assegnazione ad uno o più magistrati dell’ufficio.

Per quanto riguarda i rapporti tra p.m. e polizia giudiziaria, un recente disegno di legge ha

ridotto la loro distanza, sia riducendo l’influenza del p.m. sulla carriera della polizia giudiziaria,

sia prevedendo una posizione paritaria tra i due, in modo tale da garantire una maggiore

concorrenza e un controllo reciproco.

Il principio di obbligatorietà dell’azione penale è stato oggetto di diverse discussioni, che

hanno sottolineato soprattutto sulla sua mancata applicazione dal momento che il p.m. gode di

un’ampia discrezionalità, potendo scegliere tra le notizie di reato.

Per risolvere il problema sono state avanzate una serie di proposte, al fine di fissare dei criteri

di scelta e delle priorità per la scelta fatta dal p.m., attraverso:

- circolari o direttive emanate dai singoli procuratori o dai procuratori generali

- circolari del CSM

- direttive del governo o del ministro di giustizia

- mozione o legge parlamentare

In realtà, a prescindere da tali criteri, sono i soggetti politici e la magistratura che si

impegnano congiuntamente per garantire l’attuazione del principio di obbligatorietà

dell’azione penale, attraverso un’adeguata organizzazione di tutto il sistema giudiziario; la

scala di priorità deve ricorrere solo in extrema ratio.

Sezione IV

Il rapporto di lavoro del magistrato

1.L’accesso per pubblico concorso e l’assegnazione delle sede e delle funzioni

Per quanto riguarda il rapporto di lavoro dei magistrati, bisogna evidenziare alcuni momenti

essenziali:

- l’accesso

- la formazione e l’aggiornamento professionale

- il controllo di professionalità

- il conferimento di uffici direttivi e semidirettivi

L’accesso alla magistratura avviene per pubblico concorso, il quale serve per accertare la

capacità tecnico-giuridica del candidato e garantirne l’indipendenza dagli organi politici.

La disciplina del concorso è stata notevolmente modificata: dopo aver abrogato sia il testo

preselettivo, sia il test psico-attitudinale, è stato introdotto il concorso di secondo grado, cui si

può accedere solo se in possesso di determinate qualifiche, ulteriori rispetto alla laurea in

giurisprudenza. Questo da una parte per ridurre il numero delle domande, dall’altro per

garantire una maggiore preparazione dei candidati.

Le prove concorsuali sono scritte e orali e avvengono di fronte una commissione giudicatrice

nominata dal CSM. I vincitori svolgono un periodo di tirocinio che dura 2 anni e il magistrato

dichiarato idoneo viene assegnato ad uno dei posti vacanti degli uffici giudiziari di primo grado.

2.La formazione e l’aggiornamento professionale

Per quanto riguarda la formazione e l’aggiornamento del magistrato, questa è stata sempre

svolta dal CSM e da un’apposita commissione dello stesso. Questi compiti, poi, sono passati alla

Scuola superiore della magistratura.

La Scuola è una struttura didattica autonoma, con personalità giuridica di diritto pubblico ed ha

sede a Roma. I suoi organi sono: il comitato direttivo, il presidente e il segretario generale. Essa

ha tre sedi relative a tre macroregioni, le quali svolgono ognuno un compito diverso.

3.Il controllo di professionalità

L’accertamento della professionalità consiste nel decidere quale sia il ruolo che s’intende

assegnare al giudice nell’ordinamento e, quindi, quale ordinamento giudiziario si vuole

perseguire.

Il cittadino non può scegliere il giudice da cui farsi giudicare e questo rende ancora più

necessario la presenza di un giudice professionalmente capace.

La disciplina dell’ordinamento giudiziario del 1941 prevedeva dei magistrati in due ruoli

(pretore e giudice di tribunale) e in 8 gradi e la progressione in carriera basata sul sistema dei

concorsi interni. Derivava un giudice meccanico, che applicava meramente le leggi, e fungibile,

in quanto l’applicazione di una stessa legge alla medesima fattispecie avrebbe condotto alla

stessa soluzione.

Tale sistema si concentrava di più sulla commissione giudicatrice che non agli interessi delle

parti e alla giustizia in generale; soprattutto la parte riguardante il controllo di professionalità e

la progressione in carriera risultava contraria alla Costituzione, in particolare ai principi di

autonomia e indipendenza.

Proprio per questo motivo, la disciplina ha subito diverse modifiche, fino a giungere alla

progressione a ruoli aperti, cioè fondata sull’anzianità di servizio. In questo modo viene

seguito il metodo della selezione negativa, ossia l’avanzamento senza demerito, secondo cui

sussiste il diritto del magistrato alla qualifica, sulla base dell’anzianità maturata, salvo il

giudizio negativo del CSM.

Sulla base di questo, la necessità di una nuova disciplina legislativa in materia, dato che gli

interventi del CSM erano stati vani: la disciplina attuale prevede una valutazione quadriennale

della professionalità, completamente indipendente dalla progressione in carriera e

dall’avanzamento nelle funzioni. Ogni magistrato viene sottoposto a sette valutazioni di

professionalità sulla base di alcuni parametri, che sono:

- capacità

- laboriosità

- diligenza

- impegno

i pareri motivati sono forniti al consigli giudiziario ed il giudizio di professionalità viene

pronunciato dal CSM e può avere 3 esiti:

- positivo, quando tutti i parametri sono sufficienti

- non positivo, quando uno o più parametri presentano delle carenze. In questo caso

avviene una seconda valutazione dopo un anno

- negativo, quando due o più parametri presentano delle carenze gravi. In questo caso

avviene una seconda valutazione dopo due anni; al secondo giudizio negativo vi è la

dispensa dal servizio

4.Il conferimento di uffici direttivi

Per quanto riguarda il ruolo dei dirigenti, bisogna distinguere tra:

- amministrazione della giurisdizione: si basa sulla cultura delle regole, quindi il dirigente

è il garante delle stesse e del sistema tabellare

- gestione amministrativa della giustizia: si basa sui principi dell’opportunità

organizzativa, dell’efficienza e della miglior resa

La disciplina attuale prevede che l’attribuzione di funzioni direttive deriva dalla domanda

dell’interessato e il giudizio si deve basare sull’attitudine e il merito. Il procedimento inizia

con il parere del consiglio giudiziario, cui segue l’attività della commissione del CSM che redige

la proposta da sottoporre al concerto del ministro della giustizia, infine vi è la delibera del

plenum del CSM.

Un’importante innovazione è stata la temporaneità di tali incarichi, che durano 4 anni.

5.La magistratura non professionale: i magistrati onorari

I magistrati onorari sono disciplinati dall’art 106 Cost, il quale prevede che la legge

sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di tali magistrati per

tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.

A seguito della riforma del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, è stata prevista la

possibilità di attribuire alle regioni ordinarie e speciali ulteriori forme e condizioni di

autonomia, limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace.

L’art 106 esprime una competenza molto limitata, in particolare il riferimento ai “giudici

singoli” deve essere storicizzato: vengono esclusi i giudici onorari collegiali e la competenza

della magistratura onoraria deve essere minore o comunque diversa rispetto a quella della

magistratura professionale.

La Corte costituzionale ha ripreso l’interpretazione letterale della disposizione, anche se ha

ammesso la possibilità temporanea di magistrati onorari collegiali.

Bisogna ritenere superata la figura del giudice onorario “sociale”, cioè quel giudice non

tecnico, che decide secondo equità, per i casi che hanno una particolare importanza sociale, in

modo da garantire una più attiva partecipazione cittadina alla giustizia.

Tale figura è stata sostituita, invece, dal giudice onorario “deflattore”, istituito per garantire

l’efficienza della giustizia e per concludere i processi in modo più rapido.

I giudici onorari sono rappresentati da:

- giudici di pace

- giudici onorari aggregati, giudici onorari di tribunale e vice procuratori onorari

la differenza tra le due figure dipende dal fatto che:

- i primi hanno una competenza indicata preventivamente dalla legge, in modo tale da

avere una giurisdizione diversa e separata da quella dei giudici professionali

- i secondi sostituiscono il giudice professionale

le caratteristiche comuni sono:

- mancanza di un concorso pubblico

- natura temporanea del servizio

- impegno a tempo parziale

In realtà sono differenze che pian piano svaniscono perché anche per questi giudici esiste un

concorso e sono sempre più impegnati a tempo pieno.

La magistratura onoraria è rimasta sempre un punto debole in quanto le riforme legislative

sull’ordinamento giudiziario l’hanno lasciate sempre in disparte.

6.I giudici di cassazione per meriti insigni

L’art 106 Cost disciplina, oltre che i giudici onorari, i giudici di cassazione, ossia quei giudici

scelti dal CSM per meriti insigni. La Costituzione prevede un tetto massimo di posti disponibili e

la scelta operata dal CSM si deve basare sulle indicazioni fornite dal Consiglio universitario e

dal Consiglio nazionale.

Sezione V

La responsabilità del magistrato

1.La responsabilità disciplinare, penale e contabile

I magistrati, in quanto impiegati dello Stato, sono soggetti a forme di responsabilità per quanto

riguardo gli illeciti commessi nell’esercizio delle loro funzioni giurisdizionali.

La Costituzione riconosce al CSM il potere di pronunciare i provvedimenti disciplinari nei

confronti dei magistrati e al ministro della giustizia la facoltà di promuovere l’azione

disciplinare.

La responsabilità disciplinare riguarda i comportamenti illeciti tenuti dal magistrato, a causa

dei quali viene aperto nei suoi confronti un apposito procedimento che si conclude con una

pronuncia giurisdizionale. La legge elenca una serie di illeciti, distinguendo tra:

- illecito nell’esercizio delle funzioni

- illeciti fuori dall’esercizio delle funzioni

- illeciti conseguenti a determinati reati

Per attenuare la tipizzazione degli illeciti, è prevista la condotta disciplinare irrilevante, che

avviene quando l’illecito non è configurabile, per la sua scarsa rilevanza in sede di giudizio.

Per quanto riguarda il procedimento, l’iniziativa spetta al ministro della giustizia (carattere

obbligatorio) e al procuratore generale presso la Corte di cassazione (carattere facoltativo). Il

procedimento è regolato da criteri giurisdizionali, con rinvio, in quanto compatibile, alle norme

del c.p.p. il giudizio prosegue con una fase istruttoria, la formulazione di richieste, la fase

dibattimentale e alla fine la decisione da parte della sezione disciplinare del CSM.

Le sanzioni che vengono applicate possono essere:

- ammonimento, richiamo del magistrato ad osservare i suoi doveri

- censura, dichiarazione formale di biasimo

- perdita dell’anzianità

- incapacità temporanea a esercitare un incarico direttivo o semidirettivo

- sospensione dalle funzioni e dallo stipendio

- rimozione

2.La responsabilità civile e quella politica

L’art 28 Cost stabilisce che i funzionari e i dipendenti dello Stato sono direttamente responsabili

degli atti compiuti in violazione dei diritti e la Corte costituzionale ha stabilito che tale principio

deve estendersi anche alle funzioni giurisdizionali.

La responsabilità civile era limitata ai casi di dolo, frode o denegata giustizia, ma un

referendum abrogativo voleva ampliare tali margini. A seguito del successo di tale referendum,

il parlamento previde la risarcibilità di qualsiasi “danno ingiusto” derivante da un

provvedimento giudiziario.

Le legge, poi, fissa la clausola di salvaguardia, stabilendo che non possono essere fonti di

responsabilità l’attività di interpretazione delle norme e la valutazione del fatto e delle prove.

Sulla responsabilità civile del giudice ha inciso profondamente la giurisprudenza della Corte di

giustizia delle comunità europee che, con la sentenza Francovich, ha riconosciuto il diritto per il

cittadino comunitario alla tutela risarcitoria da parte dello Stato per violazione degli obblighi

comunitari.

Successivamente, la Corte di giustizia ha precisato che il risarcimento è valido anche se si tratti

di un organo giurisdizionale, ma, in questo caso, è necessaria una violazione manifesta.

A seguito di tale giurisprudenza si è posto il problema di conciliare tale normativa con la

responsabilità del giudice e, in particolare, con la clausola di salvaguardia. La Corte di giustizia

è intervenuta nuovamente stabilendo che non si può escludere che una violazione manifesta

possa avvenire anche son l’esercizio dell’attività interpretativa del giudice e, quindi, una

legislazione nazionale che neghi tale responsabilità, contrasta con il diritto comunitario. Per

conciliare tale giurisprudenza con la normativa nazionale, in Italia è stata differenziata

l’attività interpretativa, a seconda che abbia ad oggetto una normativa nazionale oppure una

normativa comunitaria e, quindi, è fonte di responsabilità solo la seconda.

Si è parlato anche di responsabilità politica, in virtù del fatto che la giustizia è amministrata dal

popolo. In realtà tale responsabilità è una responsabilità a livello diffuso, che non si può

giustificare facendo riferimento al sentimento popolare, in quanto il giudice è soggetto solo alle

legge e non al popolo.

Sezione VI

Il ruolo del giudice nello stato costituzionale e nell’ordinamento

comunitario

1.L’incidenza sul ruolo del giudice dell’entrata in vigore della Costituzione

Nell’esperienza costituzionale italiana vi sono stati due momenti fondamentali: l’entrata in

vigore della Costituzione nel 1848 e la realizzazione dell’ordinamento comunitario.

L’entrata in vigore della Costituzione ha rappresentato una vera e propria rivoluzione.

Nello stato liberale il diritto si esprimeva attraverso la legge del parlamento, considerata la

legge più importante, espressione della sovranità popolare e, in quanto giusta, mancava di

controllo di costituzionalità. Il giudice è subordinato alla legge e deve, quindi, meramente

applicarla, esprimendo la volontà del legislatore.

La Costituzione, non solo entra come una nuova fonte, ma si pone gerarchicamente al di sopra

della legge del parlamento ed è organizzata secondo principi. In questa fase è decisiva l’attività

del giudice, il quale garantisce, insieme alla Corte costituzionale, il rispetto dei principi

costituzionali, attraverso, non solo la loro applicazione, ma anche interpretando la

Costituzione stessa.

La legge, quindi, viene interpretata alla luce della Costituzione, la quale diventa sia uno

strumento di difesa contro gli interventi del legislatore, ma anche un atto normativo da

utilizzare in caso di inerzia e di omissione da parte del legislatore e anche nei rapporti

interprivati.

2.L’incidenza sul ruolo del giudice della realizzazione dell’ordinamento comunitario

Con la realizzazione dell’ordinamento comunitario si crea un nuovo diritto comune europeo,

fondato sul confronto tra le decisioni giurisprudenziali nazionali e sopranazionali.

La Corte di giustizia afferma il primato del diritto comunitario sul diritto nazionale e il giudice

ha il potere-dovere, in caso di dubbio, di sottoporre la questione d’interpretazione del diritto

comunitario alla Corte di giustizia ed eventualmente, in caso di conflitto, di disapplicare il

diritto nazionale a favore di quello comunitario.

Questo compito del giudice si è rafforzato quando la Corte costituzionale ha riconosciuto le

sentenze della Corte di giustizia come fonte del diritto.

Con il potere di disapplicazione del diritto nazionale, il giudice esercita una sorta di controllo

diffuso di comunitarietà, attenendosi all’interpretazione conforme, con riferimento sia alla

Costituzione, che al diritto comunitario; nel caso in cui non ritenga possibile fare ciò, deve

investire, tramite il rinvio pregiudiziale, la Corte costituzionale o la Corte di giustizia

(prevalenza della pregiudizialità comunitaria rispetto a quella costituzionale).

3.Il principio di soggezione del giudice solo alla legge come soggezione solo al diritto e la

legittimazione della natura creativa della giurisprudenza

Parlare di natura creativa della giurisprudenza è ormai ovvio, ma questo non vuol dire porre

sullo stesso piano giudice e legislatore, infatti il principio di soggezione del giudice alla legge

vuol dire soggezione al diritto e il rapporto tra i due non è un rapporto gerarchico, ma un

rapporto di parità, ovviamente ognuno secondo il proprio ruolo.

La legittimazione del legislatore alla produzione del diritto si collega al suo potere di

rappresentanza diretta del popolo. Il legislatore può, attraverso il suo potere normativo,

contrastare eventuali interpretazioni difformi date alle proprie leggi, attraverso l’approvazione

di leggi di interpretazione autentica ed esercita il potere di revisione costituzionale sulle proprie

leggi.

La legittimazione dell’attività normativa del giudice, invece, è diversa, in quanto egli incontra

molti vincoli e limiti, come la lettera della legge, le regole d’interpretazione, i fattori morali,

politici ed economici del paese in cui deve giudicare.

A ciò si aggiunge la processualità dell’attività giurisdizionale, in base alla quale il giudice deve

agire solo dietro richiesta degli interessati, rispettando il principio di imparzialità, il

contraddittorio e motivando le proprie decisioni.

Sezione VII

La riforma di attuazione dell’ordinamento giudiziario

1.La fase di attuazione dei principi costituzionali

Le vicende che riguardano la disciplina dell’ordinamento giudiziario, in attuazione dei principi

costituzionali, si possono dividere in 3 fasi:

- l’attuazione della Costituzione con sostituzione della normativa precedente

- le ipotesi di revisione costituzionale

- la riforma e controriforma dell’ordinamento giudiziario tramite legge ordinaria

La prima fase si basa sulla necessità di adeguare l’ordinamento giudiziario ai principi sanciti

dalla Costituzione. Nonostante ciò non è mai stata una vera e propria iniziativa in parlamento.

Le modifiche che hanno portato all’attuale modello italiano di ordinamento giuridico sono

avvenute grazie agli interventi settoriali del legislatore, alle decisioni della Corte costituzionale

e all’attività normativa ed integrativa del CSM.

2.La fase delle ipotesi di revisione della Costituzione

La seconda fase iniziò con una serie di riforme costituzionali con cui si assistette ad una netta

inversione: dalla necessità di approvare la legge ordinaria sull’ordinamento giudiziario in

conformità alla Costituzione alla volontà di modificare quest’ultima in ordine a vari aspetti

relativi alla magistratura.

Il progetto della Bicamerale era teso a limitare l’autonomia della magistratura, riducendo il

ruolo del CSM a vantaggio di quello del ministro della giustizia.

3.La fase delle riforme e controriforme con legge ordinaria

Dopo il fallimento della Bicamerale si apre la terza fase, con la quale si torna allo strumento

della legge ordinaria, ma per perseguire gli stessi obiettivi della riforma costituzionale.

Nel 2002 la maggioranza di centrodestra approva una legge di riforma del sistema elettorale del

CSM e verrà approvata la l. 150/2005, una legge delega che rappresenta, dopo l’entrata in

vigore della Costituzione, la prima legge di carattere generale in materia di ordinamento

giudiziario.

Da questa innovazione ne doveva derivare una razionalizzazione della vecchia normativa, no una

sostituzione, come invece avvenne.

Con le elezioni del 2006 vince il centro sinistra e la nuova maggioranza, con il ministro della

giustizia Mastella, approva due leggi:

- la prima con la quale si sospendono le disposizioni in materia di accesso alla magistratura

- la seconda con la quale si apportano una serie di modifiche a specifici aspetti della

normativa della l. 150/2005

Le elezioni anticipate del 2008, poi, determinarono la vittoria del centrodestra e il nuovo

ministro della giustizia Alfano presentò un nuovo progetto.

L’attuale disciplina dell’ordinamento giudiziario, quindi, è il frutto di interventi normativi

diversi e, spesso, del tutto contrastanti.

La recente esperienza dovrebbe far ripensare alla posizione dell’Assemblea costituente in

ordine alla previsione di una legge costituzionale o comunque di una maggioranza più alta per

approvare o modificare la legge sull’ordinamento giudiziario.

I valori di autonomia, indipendenza e imparzialità previsti dalla Costituzione non devono

essere rivolti a favore dei magistrati, ma devono servire a garantire l’effettiva tutela dei

diritti dei cittadini. Tali valori, quindi, non possono appartenere ad una o un’altra forza

politica, ma rappresentano un patrimonio indisponibile di tutti i cittadini e, proprio per

questo, dovrebbe richiedere un vasto consenso e avere un’ampia tutela.

LA GIUSTIZIA COSTITUZIONALE

Sezione I

La giustizia costituzionale

1.La nozione

La giustizia costituzionale è l’insieme insieme delle funzioni esercitate a difesa e garanzia della

Costituzione rispetto ad atti e comportamenti dei pubblici poteri. Si usa per un certo tipo di

Costituzione:

- rigida, in quanto superiore alla legge ordinaria

- intesa come norma giuridica e fonte del diritto direttamente applicabile

- di natura compromissoria, perché espressione del pluralismo di forze

Ha due funzioni:

- garantista, di controllo della conformità delle leggi

- arbitrale, di risoluzione dei conflitti come garanzia dei rapporti di competenza fra i

poteri

2.I modelli

L’esigenza di assicurare la superiorità della Costituzione determina la necessità di individuare

un garante della stessa e le modalità attraverso le quali essa può svolgere la sua funzione.

La distinzione più importante si basa sul soggetto a cui viene attribuita la funzione di controllo:

- Controllo diffuso: rappresenta il primo sistema di giustizia costituzionale che si realizza

introno all’800 in Nordamerica e viene presentato come regole d’interpretazione, in base

alla quale un legge fondamentale (costituzione) prevale sempre su una legge che non

abbia tale carattere (legge ordinaria). Tale controllo si afferma nella sentenza Marbury v.

Madison da cui ha ricavato anche i suoi principali caratteri: 1) il controllo è operato da

ogni giudice nel corso del giudizio; 2) il suo carattere dichiarativo della decisione di

incostituzionalità e la sua efficacia solo inter partes

- Controllo accentrato: si sviluppa in Europa nel 1920 per l’inadeguatezza del controllo

diffuso a causa della diversità del sistema delle fonti. per questo motivo si opta per la

creazione di un organo apposito distinto dalla magistratura che opera un controllo in via

preventiva ed astratta e prende decisioni con natura costitutiva ed efficacia erga omnes.

Il controllo di incostituzionalità, quindi, impedisce alla legge di entrare in vigore, ma

spesso accade che l’incostituzionalità risulti solo dopo l’applicazione pratica della legge;

per questo motivo è stato predisposto un controllo successivo, in via incidentale. In

quest’ultimo caso si parla di modelli misti, in cui ogni giudice ha la facoltà/obbligo di

rimettere all'esame del Giudice costituzionale tutti i casi in cui si presenta un dubbio di

costituzionalità. Tale controllo si realizza, inoltre, con la collaborazione tra il giudice

costituzionale e il giudice comune

- Modello duale: coesistono sia un controllo diffuso che un controllo accentrato

Alcuni, poi, hanno contrapposto al modello nordamericano il modello europeo.

Negli ultimi anni la giustizia costituzionale ha avuto una larga diffusione tanto da poter

distinguere quattro generazioni:

- La prima rappresentata dalle esperienze nordamericana e austriaca

- La seconda rappresentata dai sistemi del secondo dopoguerra

- La terza rappresentata dai sistemi introdotti nella metà degli anni Settanta, dopo la

caduta dei regimi autoritari

- La quarta rappresentata dai sistemi degli anni Novanta nei Paesi dell’Europa centro-

orientale

Sezione II

La giustizia costituzionale in Italia

1.Le discussioni in Assemblea costituente

Anche in Italia, così come negli altri paesi europei, si decise di introdurre il sistema di controllo

costituzionale delle leggi e la scelta fu quella del sistema accentrato attraverso l’istituzione di

un organo apposito, quale la Corte costituzionale.

A questa scelta si opposero:

- I liberali, perché il controllo di costituzionalità, mettendo in dubbio la legge, legittimava

una sorta di ribellione nei confronti della stessa

- La sinistra, perché l'eliminazione di una legge da parte di un organo non rappresentativo

viola la sovranità popolare

Fu proposto quindi di optare per un controllo diffuso in capo ai giudici ordinari o alla

Cassazione, ma l'iniziativa incontrò tre ferme obiezioni :

- per il timore che il raffronto fra una Cost. fortemente innovativa e la legislazione

vigente al tempo, erede del passato regime, avrebbe esposto la magistratura al rischio di

divenire il contrappeso politico delle scelte del Parlamento;

- l'assenza di preparazione e della sensibilità necessaria nei giudici ordinari;

- l'assenza della vincolatività del precedente potesse minare la certezza del diritto.

Le discussioni interne alla Commissione Forti e poi all'Assemblea videro il delinearsi di due

diverse chiavi di lettura dell'opera del Giudice Costituzionale:

- da un lato, un modello di giudizio basato sulla natura oggettiva del controllo che avrebbe

dovuto eliminare le disposizioni incostituzionali;

- dall'altro, un modello che identificava la Corte come organo garante dei diritti

fondamentali riconosciuti nel testo.

Per quanto riguarda l'individuazione dei soggetti legittimati ad agire vennero ipotizzate

soluzioni diverse a seconda dell'una o dell'altra finalità senza però raggiungere mai un accordo.

Fu quindi approvato l'emendamento Arata che rimandò ad una futura legge costituzionale il

compito la determinazione delle condizioni, forme e termini di proponibilità dei giudizi di

legittimità.

La legge fu fatta un mese successivo all'entrata in vigore del testo e risolse con l'accessibilità del

giudice ordinario in corso di giudizio, essendo l'accesso diretto limitato alle ipotesi di ricorso

dello Stato contro una legge regionale e della Regione verso una legge dello Stato o di un'altra

Regione.

È pertanto un modello accentrato, ad iniziativa diffusa con unica via d'accesso quella

incidentale.

2.Le fonti

Le prescrizioni costituzionali in tema di giustizia non trovarono immediata applicazione a causa

dell'ostruzionismo di maggioranza fino all'approvazione di due leggi nel 1953 grazie alle quali la

Corte Costituzionale comincerà ad operare concretamente nel 1956.

Il sistema delle fonti della giustizia costituzionale è regolato dall’art. 137 che fissa una riserva

di legge cost. per le condizioni, forme e termini di proponibilità dei giudizi di legittimità e

l'indipendenza dei giudici costituzionali. Riserva esaurita con la l.1/1953 che stabilisce che la

Corte esercita le sue funzioni nel rispetto dei limiti previsti dalla Costituzione e dalla legge

ordinaria.

La l. 87/1953 ha previsto la possibilità di integrare la disciplina con fonti alternative alla legge

quali i regolamenti interni e le norme integrative della Corte e il regolamento di procedura del

Consiglio di Stato.

In particolare vengono disciplinati :

- la composizione della Corte, l'elezione e le garanzie per i giudici costituzionali;

- le modalità di accesso al giudizio sulle leggi e sugli atti aventi forza di legge;

- le funzioni e le competenze della Corte;

- l'efficacia e la pubblicità delle decisioni e la non impugnabilità valide per tutte le

pronunce del giudice costituzionale.

Le regole previste dalla l. 87/1953 sono state integrate da parte della Corte Costituzionale con

l'approvazione nel 1956 delle Norme Integrative che in alcuni casi possono anche correggere o

modificare le previsioni di legge. Queste possono essere modificate o aggiornate dalla Corte per

consolidare indirizzi giurisprudenziali o risolvere problemi emersi nell'esercizio dell'attività

giurisdizionale.

Nel 2004 e nel 2008 le N.I. hanno subito una vera e propria modifica; mentre per

l'organizzazione interna la Corte ha approvato nel 1966 un Regolamento generale con il quale

ha disciplinato la gestione dei servizi, degli uffici, le commissioni interne, l'elezione e le

attribuzioni del Presidente, ecc.

3.Le esperienze precedenti la Corte costituzionale

Per quanto riguarda le esperienze precedenti alla Corte Costituzionale nel nostro Paese

possiamo distinguere due esperienze, una a livello locale (Alta Corte per la regione siciliana),

una a livello nazionale (controllo diffuso di costituzionalità da parte dei giudici comuni):

- l'Alta Corte per la regione siciliana prevista dallo Statuto Speciale approvato da un r.d.

del 1946, con sede a Roma, composta da 8 membri, 6 dei quali nominati dal Parlamento

nazionale e dall'assemblea regionale tra persone competenti, i quali nominavano al loro

interno il Presidente e il Procuratore Generale.

Giudicava la legittimità costituzionale delle leggi della regione, le leggi e i regolamenti

statali relativi alla Sicilia e i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni dal

Presidente e dagli Assessori della Regione.

Poteva fare ricorso all'Alta Corte il Commissario dello Stato, nominato dal Governo

nazionale, e per gli atti normativi statali anche il Presidente della Regione.

Ha operato fino all'elezione dei membri della Corte Costituzionale, tre dei quali

provenienti dall'Alta Corte. Il Presidente della Repubblica, per evitare conflitti tra l’Alta

Corte e la Corte costituzionale, invitò il parlamento a non procedere all’elezione di nuovi

membri per la prima, che così mise di funzionare. La Corte costituzionale, a questo

punto, ha affermato il principio dell’unicità della giurisdizione costituzionale, e quindi

unicità anche dell’organo competente ad amministrarla.

- il controllo diffuso dal 1948 al 1955 conseguente alla VII Disp. Transitoria che prevedeva

fino all'entrata in funzione della Corte la decisione delle controversie indicate nell’art.

134 nelle forme e nei limiti delle norme preesistenti alla Costituzione.

Ci si interrogò se il controllo di costituzionalità potesse essere svolto dai giudici

direttamente oppure se essi avrebbero dovuto limitarsi a sollevare la questione,

sospendendo il giudizio in attesa dell’entrata in funzione della Corte costituzionale e se il

controllo dovesse essere limitati ai vizi di forma o potesse estendersi anche a quelli di

merito. Ci si espresse in funzione di un giudizio immediato ed esteso al merito trovandosi

a scegliere tra gli effetti abrogativi, i quali avrebbero caratterizzato la Costituzione come

ius superveniens che prevale sulla base del criterio cronologico, e il giudizio di

incostituzionalità con il quale sottolineare il carattere di superiorità della nuova fonte.

L'abrogazione comportava 3 grandi problemi :

poteva agire solo nei confronti delle leggi successive alla Costituzione limitando la

o portata applicativa della defascistizzazione;

configurava la Cost. solo come una lex posterior anziché come una lex superior;

o l'abrogazione per incompatibilità, cd abrogazione implicita, comportava un

o controllo solo a favore delle previsioni costituzionali esplicite immediatamente

applicabili escludendo le norme di principio, prevalenti nel testo.

Da qui prende le mosse la distinzione operata dalla Cassazione negli anni dal '48 al '56 fra

disposizioni costituzionali programmatiche e precettive, all'interno delle quali distinse

ulteriormente fra quelle ad applicazione diretta, indiretta o differita; le prime sono riferite

solo al potere legislativo in quanto programmatiche di un intervento attuativo dello stesso, le

seconde nei casi di applicabilità diretta avrebbero prodotto l'abrogazione delle precedenti

disposizioni.

I giudici, in attesa della Corte, scelsero l'abrogazione, immediata e tecnica, per

deresponsabilizzarsi in caso di eventuali contrasti con il potere politico.

Sezione III

La Corte costituzionale: composizione, funzionamento e organizzazione

1.La composizione

La Corte costituzionale è composta da 15 giudici, scelti tra i magistrati delle giurisdizioni

superiori ordinaria ed amministrata, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli

avvocati dopo venti anni di esercizio:

- 5 eletti dal Parlamento in seduta comune, a scrutinio segreto. Per le prime due

votazioni è richiesta la maggioranza qualificata; dalla terza è sufficiente quella dei 3/5.

Inizialmente, per l’elezione dei giudici, era necessario il coinvolgimento delle forze

politiche in modo da creare convenzioni fra i diversi partiti: vigeva una prassi per cui 2

giudici venivano indicati dalla DC, 1 dal PCI, 1 da quello Socialista e 1 da quello Liberale;

a seguito di “Mani Pulite” la convenzione è decaduta.

La nomina del nuovo giudice deve avvenire entro un mese dallo scadimento di carica del

predecessore; nella prassi, il Parlamento ha ritardato nelle nomine ma non sono stati

presi provvedimenti seri, solo richiami formali dal Quirinale e dal Parlamento.

- 5 eletti dalle Supreme Magistrature:

Cassazione, elegge 3 giudici

o Consiglio di Stato, 1 giudice

o Corte dei Conti, 1 giudice

o

Per la validità della nomina è richiesto: 1)esercizio effettivo delle funzioni; 2)elezione

avvenuta con la maggioranza assoluta.

- 5 eletti dal Presidente della Repubblica: inizialmente la scelta dei giudici era affidata a

tre organi: 1)la magistratura, per garantire un apporto tecnico; 2)il Parlamento, per

garantire una sensibilità politica; 3)il Presidente della Repubblica, per garantire

imparzialità. Il ruolo del Presidente della Repubblica è quello di garantire equilibrio e

moderazione. Sia la funzione riequilibratrice, che l’ordine prima menzionato hanno perso

il loro significato, diventando puramente formale, dal momento che avvengono non allo

stesso momento, ma alla spicciolata, cioè man mano che scade il mandato del singolo

giudice. →

Particolare è la composizione integrata per i giudizi di accusa nei confronti del PDR di altro

tradimento o attentato alla Costituzione. I membri sono 31: se ne sono aggiunti 16 laici che

vengono sorteggiati dalla Corte da un elenco di 45 persone con i requisiti per l'eleggibilità a

senatori.

Le proposte di riforma relative alla composizione della Corte Costituzionale, ricordiamo:

- il progetto di revisione della parte II della Bicamerale del 1997: 20 giudici

costituzionali, i 5 di nomina parlamentare passavano ad essere eletti dal Senato e i 5

aggiuntivi da un collegio formato dai rappresentanti di comuni, province e regioni e dal

Senato;

- la riforma costituzionale del 2005: approvata dal Parlamento ma bocciata da un

referendum del 2006, che riduceva il numero dei giudici nominati dal PdR e dalle

Magistrature a 4, portando quelli eletti dal Parlamento a 7, 3 eletti dalla Camera e 4 dal

Senato Federale.

L’effetto di queste riforme era quello di sottoporre la Corte ad un maggiore controllo da parte

della politica, aumentando i giudici di nomina parlamentare.

2.Lo status di giudice costituzionale

Per quanto riguarda lo status dei giudici, possiamo individuare una serie di misure individuali:

- incompatibilità: con: carica di parlamentare; carica di consigliere regionale; professione

di avvocato; impiego pubblico o privato; esclusione da attività associative e partitiche.

- Inamovibilità: i giudici non possono essere rimossi o sospesi dal loro ufficio se non con

provvedimento della Corte votato dai 2/3 dei partecipanti e solo per sopravvenuta

incapacità fisica/civile o per gravi mancanze dell'esercizio delle funzioni.

- Immunità sostanziale: i giudici non sono sindacabili per le opinioni o i voti espressi

nell’esercizio delle loro funzioni.

- Immunità processuale: i giudici godono dell’immunità prevista dall’art 68 Cost ed è

necessaria l’autorizzazione della Corte per procedere contro di loro.

- Retribuzione: deve essere pari a quella del più elevato livello tabellare raggiunto dal

magistrato della giurisdizione ordinaria investito delle più alte funzioni, aumentata della

metà.

- Imparzialità: nel giudizio sulle leggi.

- Legittimo impedimento: i giudici possono non intervenire alle udienze quando siano

legittimamente impediti.

Per quanto riguarda, invece, le garanzie a favore dell’organo troviamo:

- Autonomia finanziaria: vi è un apposito fondo stanziato con legge.

- Autodichia: la Corte è competente in via esclusiva a giudicare sui ricorsi presentati dai

propri dipendenti.

- Autonomia normativa: approvazione di norme integrative per giudizi e di un reg

generale.

- Immunità di sede: i poteri di polizia sono esercitati dal presidente della Corte.

- Tutela penale: per fatti che impediscono l'esercizio dell'ufficio è la Corte che autorizza a

procedere.

La carica di giudice costituzionale inizia con il giuramento di fronte al PDR e ai presidenti delle

due camere. Dura 9 anni e non può essere rinominato. Non vale la prorogatio.

La cessazione anticipata può avvenire per:

- morte

- rimozione

- decadenza (se il giudice non esercita le funzioni per 6 mesi)

- dimissioni volontarie

3.Le regole di funzionamento

Le regole di funzionamento della Corte prevedono un quorum funzionale di 11, in modo da

garantire la partecipazione di esponenti di tutti i gruppi.

Il legislatore ha poi stabilito per la Corte il carattere imperfetto del collegio giudicante per

garantire la funzionalità e impedire stati di paralisi.

Per quanto riguarda un’eventuale modifica del collegio giudicante, la l. 87/1953 stabilisce che

le decisioni vengano deliberate in camera di consiglio dai giudici presenti a tutte le udienze in

cui si è svolto il giudizio; la Corte, invece, nelle N.I. aveva disposto la necessità che alla

sentenza partecipassero tutti i giudici che avessero presenziato le udienze fino alla chiusura del

caso fissando un principio di immutabilità del collegio giudicante; ha dimostrato la sua

negatività quando la morte di un giudice ha causato il riesame di più di 300 cause. La norma

integrativa è stata modificata stabilendo che alla deliberazione devono partecipare tutti i

giudici che siano stati presenti a tutte le udienze fino alla chiusura della discussione della

causa.

Una legge del 1962 prevede per le sedute penali della Corte un quorum funzionale di 21

giudici e stabilisce che in caso di legittimo impedimento di un giudice questo venga escluso

definitivamente dal collegio giudicante per quel caso, non potendo partecipare alle udienze

successive.

La Corte giudica sempre come plenum non essendo previste sezioni minori.

4.L’organizzazione

Per quanto riguarda l’organizzazione della Corte costituzione, ricordiamo:

- Il presidente: viene eletto a scrutinio segreto dalla Corte; resta in carica per 3 anni con

possibilità di rielezione. La sua nomina interna ha un grande importanza per l’autonomia

della Corte. La scelta avviene sulla base dell’anzianità di carica, in modo tale che tutti i

giudici possano ricoprire tale carica.

Egli rappresenta la Corte, la convoca, ne presiede le sedute, sovraintende alle attività

delle commissioni. La rappresentanza si esplica:

all'esterno nelle rassegne stampa annuali riassuntive dell'attività della Corte e

o nel potere di esternazione

all'interno con la scelta del giudice relatore, del rito da seguire

o

Nelle votazioni si esprime per ultimo e il suo voto ha valenza doppia.

Altri organi interni sono:

- Vice presidente: designato dal presidente, in base al criterio di anzianità di carica; è suo

supplente.

- Ufficio di presidenza: composto da Presidente o Vicepresidente e da 2 giudici designati

dalla corte ogni 2 anni con sorteggio. Propone ed esamina il bilancio di previsione e del

rendiconto consuntivo, nomina i responsabili dei servizi della Corte, conferisce incarichi

previsti dal regolamento dei servizi.

- Segretario generale della Corte: partecipa alle sedute senza diritto di voto per redigere

il verbale.

- Commissione per gli studi e per i regolamenti: composta da 3 giudici; propone modifiche

dei regolamenti, sovraintende alla Raccolta ufficiale delle sentenze.

- Commissione per la biblioteca: composta da 3 giudici. Gestisce la biblioteca e l'archivio

storico.

- Amministrazione della Corte: composta da Segretario generale, Vicesegretario generale

e dai servizi e uffici amministrativi.

Sezione IV

La Corte costituzionale: le funzioni

1.La Corte costituzionale: le funzioni

La Corte costituzionale svolge le seguenti funzioni:

- controllo di costituzionalità delle leggi e di atti aventi forza di legge

- risoluzione dei conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato, tra Stato e regioni e tra

regioni

- giudica sull'ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo

- giudizio penale sulle accuse nei confronti del PDR

il compito principale è, però, sicuramente il controllo di costituzionalità delle leggi. Tale

controllo può avvenire in due modi:

- via incidentale, quando è proposta da un giudice nel corso di un normale processo

giurisdizionale

- via principale, quando viene proposta dallo Stato nei confronti di una legge regionale, o

da parte di una regione nei confronti di una legge statale o di altra regione.

La via incidentale ha assunto una posizione di preminenza, essa prevede alcuni presupposti:

- un giudice e un giudizio:

giudice: autorità inserita stabilmente nell’ordine giudiziario. Poi la Corte ha

o introdotto un nuovo limite, dichiarando inammissibile la questione sollevata da un

giudice che esercita le sue funzioni nell’ambito di un procedimento a carattere

amministrativo e non giurisdizionale.

La Corte ha escluso la legittimazione a sollevare questioni di costituzionalità per il

Consiglio di Stato in sede di ricorso straordinario al capo dello Stato e il pubblico

ministero.

giudizio: procedimento di natura giurisdizionale

o

- parametro costituzionale, che si suppone violato: è costituito dalla Costituzione e dalle

leggi formalmente costituzionali, anche se in certi casi (meccanismo della norma

interposta) la Corte la Corte giudica su quello che in apparenza sembrerebbe un conflitto

tra due fonti entrambe di livello primario (es. rapporto tra legge delega e decreto

legislativo).

Nel giudizio, poi, è importante valutare il parametro della ragionevolezza, intesa come:

bilanciamento, equilibrio tra due principi

o razionalità, logica, coerenza, congruità

o

- legge o atto avente forza di legge in contrasto con il parametro costituzionale: tra

questi vi troviamo:

leggi costituzionali: la Corte ha stabilito che i principi supremi non possono

o essere sovvertiti o modificati

leggi anteriori alla Costituzione: da una parte, la Costituzione non fa distinzione

o tra leggi posteriori e anteriori; dall’altra, il rapporto tra leggi ordinarie e leggi

costituzionali e il grado che ad esse spetta nella gerarchia delle fonti non muta,

siano leggi anteriori o posteriori, quindi entrambe vengono sottoposte al controllo

di legittimità costituzionale

regolamenti comunitari: la Corte costituzionale ha da sempre negato la propria

o competenza a sindacare sui regolamenti comunitari, ad eccezione dei regolamenti

che contrastano con i principi fondamentali del nostro ordinamento (teoria dei

controlimiti).

Decreti legge: sono sì sottoponibili al controllo di costituzionalità da parte della

o Corte, ma tale controllo è impossibile per i decreti d’urgenza adottati dal governo

in quanto supera abbondantemente i tempi del giudizio costituzionale. La

situazione di abuso da parte del governo ha spinto la Corte a controllare l’assenza

di presupposti di necessità e di urgenza anche dopo l’avvenuta conversione del

decreto in legge.

Regolamenti parlamentari: sono esclusi perché il Parlamento ha un'indipendenza

o nei confronti di qualsiasi altro potere, essendo espressione della sovranità

popolare; i regolamenti, in quanto svolgimento della costituzione, hanno una

peculiarità e dimensione che ne impedisce la sindacabilità

Regolamenti amministrativi: in quanto fonte secondaria, sono di conseguenza

o esclusi dalla sindacabilità della corte costituzionale. Tale esclusione si giustifica

perché: 1)o la legge a cui è riferito il regolamento è contraria alla costituzione e

in questo caso il giudizio sulla costituzionalità dovrà essere esperito sulla legge

stessa; 2)o il regolamento è contrario alla legge e in questo caso è il giudice

amministrativo che dovrà annullare il regolamento.

Il giudizio sulle leggi in via incidentale si articola in due fasi:

- una davanti al giudice a quo: Il giudice, dietro istanza avanzata da una delle parti, deve

sollevare questione di legittimità costituzionale allorché dubiti che una determinata

disposizione sia in contrasto con la Costituzione. A questo si aggiunge che l’oggetto della

questione deve essere una norma che il giudice ritenga necessaria per le decisione del

giudizio a lui sottoposto. Il giudice, dietro istanza avanzata da una delle parti, deve

sollevare questione di legittimità costituzionale allorché dubiti che una determinata

disposizione sia in contrasto con la Costituzione. Infine troviamo l’obbligo di

interpretazione conforme, cioè l’obbligo per il giudice di dimostrare di aver tentato,

prima di sollevare la questione di incostituzionalità, di superare il contrasto attraverso

un’interpretazione della legge alla luce della Costituzione.

Se il giudice ritiene l'eccezione di costituzionalità chiaramente non fondata o irrilevante,

pronuncia un'ordinanza di manifesta infondatezza o di manifesta irrilevanza, che ha

carattere definitivo e inoppugnabile.

Se il giudice ritiene l'eccezione di costituzionalità rilevante e non manifestamente

infondata ed escluda la possibilità di un'”interpretazione conforme”, pronuncia

l'ordinanza di rinvio o di rimessione, che ha un duplice effetto: sospendere il

procedimento, introdurre il giudizio costituzionale. Il contenuto di tale rinvio comprende

i termini ed i motivi della questione di costituzionalità, indicando le disposizioni di legge

sospettate di incostituzionalità ed i parametri costituzionali che si ritengono violati.

Si parla di principio di autosufficienza dell'ordinanza di rimessione, perché non si fa

riferimento ad altri atti.

L’ordinanza di rinvio è soggetta ad una particolare forma di rinvio, che deve essere::

notificata alle parti in causa, al presidente del consiglio dei ministri o della

o giunta regionale

comunicata ai presidenti dei due rami del parlamento o al presidente del

o consiglio regionale

pubblicata sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica

o

- una davanti alla Corte costituzionale: in questa fase, la discussione può avvenire in

udienza pubblica o in camera di consiglio. La regola dovrebbe essere la prima, dal

momento che la Corte può essere convocata in camera di consiglio solo nel caso in cui:

nessuna delle parti si è costituita in giudizio

o se il Presidente ravvisi che possa ricorrere un'ipotesi di manifesta infondatezza/

o inammissibilità, estinzione o restituzione degli atti

Tra le diverse fasi della decisione, distinguiamo:

o →

in udienza pubblica quella dibattimentale sulla base di una relazione del

giudice incaricato cui seguono gli avvocati delle parti private e l'Avvocatura

Generale dello Stato per il Presidente del Consiglio dei Ministri;

in entrambi i casi quella della votazione in camera di consiglio in cui il giudice

o relatore propone le soluzioni possibili, segue una discussione al termine della

quale viene approvata la decisione e nominato un giudice incaricato di redigere la

motivazione;

quella della redazione della motivazione che sarà poi trasmessa a tutti i giudici

o ed approvata in una successiva camera di consiglio;

quella della sottoscrizione delle decisioni, da parte del Presidente e del giudice

o estensore.

L'intervento dei soggetti abilitati a farlo nel processo ha carattere facoltativo per cui si

parla di un processo “a parti eventuali” o “senza parti”.

Per quanto riguarda la nozione di “parte”, la Corte ha escluso la legittimazione degli del

pubblico ministero del processo principale, quindi questi non sono legittimati a sollevare

questioni di costituzionalità, perché troppo simili alle parti, e non possono costituirsi nel

giudizio costituzionale, perché troppo simili al giudice.

Per quanto riguarda la difesa tecnica, la Corte ha stabilito che essa può essere affidata

solo agli avvocati abilitati al patrocinio dinanzi alla Corte di cassazione.

Il Presidente del Consiglio, quando interviene, rappresenta l’Avvocatura generale dello

Stato e interviene sempre per sostenere l’infondatezza della questione di costituzionalità

e, quindi, a difesa della legge impugnata.

Il possibile intervento di terzi è stato riconosciuto dalla Corte a partire dagli anni '90

purché sia dimostrato un loro diretto e riconoscibile interesse, presente quando il

giudizio di costituzionalità incida su una posizione giuridica del soggetto.

Le decisioni della Corte costituzionale possono essere:

- sentenza: quando la Corte giudica in via definitiva. Essa è composta da tre parti:

il ritenuto in fatto con cui si ricostruiscono i termini della questione e si

o riassumono le posizioni di quanti sono intervenuti;

il considerato in diritto che contiene la motivazione della decisione;

o il dispositivo che riassume la conclusione

o

- ordinanza: è motivata in modo più sommario rispetto alla sentenza e non distingue tra

fatto e diritto. Tutti i provvedimenti della Corte ad eccezione dei giudizi e dei

provvedimenti del Presidente sono adottati con ordinanze.

- decreto: i provvedimenti del Presidente.

Le decisioni della Corte devono essere motivate, dal momento che devono rispettare le regole

del diritto processuale generale. Contro le decisioni non è ammessa l’impugnazione.

In Italia non è consentita la presentazione di opinioni dissenzienti o concorrenti da parte dei

singoli giudici, da allegare alla decisione.

Tutte le decisioni della Corte vengono pubblicate su una serie speciale della Gazzetta ufficiale.

Tra le decisioni che la Corte può prendere nel giudizio incidentale sulle leggi ci sono quelle

interlocutorie, con le quali la Corte non pone fine al processo e non si spoglia del procedimento

di sua competenza. Ad esempio le ordinanze mediante cui la Corte ad es si pronuncia

sull'ammissibilità delle richieste di costituzione in giudizio.

Tra le decisioni con cui la Corte definisce il giudizio si distingue tra :

- decisioni processuali con le quali la Corte rileva eventuali motivi di ordine procedurale

ostativi del rinvio, quali:

restituzione degli atti al giudice a quo nel caso in cui siano sopravvenute

o modifiche della disciplina impugnata, si chiede al giudice una nuova valutazione

sulla rilevanza al fine di verificare se sussista ancora;

irricevibilità solo in casi eccezionali allorché ci sia stato un macroscopico errore

o del giudice nell'indirizzare una questione all'attenzione della Corte;

inammissibilità quando la Corte ritenga di non poter esaminare la questione; la

o formula può essere di “manifesta inammissibilità” quando la soluzione sia di facile

individuazione da parte della Corte ed ha come conseguenza quella di decidere su

un caso mediante ordinanza procedendo con la camera di consiglio anziché con la

sentenza ed in udienza pubblica.

Queste decisioni hanno l'effetto di precludere allo stesso giudice, nell'ambito dello stesso

giudizio, di riproporre la medesima questione. L'eccezione di costituzionalità può essere

riproposta una volta eliminato il vizio da parte del giudice a quo;

- decisioni di merito si distinguono a seconda che la Corte ritenga fondati i dubbi di

costituzionalità :

sentenze di infondatezza o di rigetto quando la norma impugnata non sia

o ritenuta in contrasto con gli invocati parametri;

ordinanze di manifesta infondatezza quando la questione appaia di facile

o soluzione;

sentenze interpretative di rigetto con le quali la Corte emette una pronuncia di

o infondatezza fornendo al contempo un'interpretazione conforme della

disposizione impugnata.

Qualora il giudice non condivida l'interpretazione resa dalla Corte potrà sollevare

nuovamente la questione di costituzionalità;

Tra le sentenze di accoglimento (o di incostituzionalità):

sentenze di incostituzionalità totale che ha come effetto l'eliminazione

o dall'ordinamento giuridico della disposizione e di tutti i significati da essa

desumibili;

sentenze di incostituzionalità parziale definite manipolative in quanto

o modificano la disposizione originale facendole assumere un contenuto diverso;

si distingue ulteriormente fra pronunce di tipo additivo, disposizione

incostituzionale in quanto omette di dire qualcosa, e di tipo sostitutivo,

incostituzionale perché in una sua parte prevede qualcosa anziché prevederne

un'altra;

sentenze additive di principio con le quali si fissano principi generali che devono

o trovare attuazione nell'opera del legislatore.

In relazione all'efficacia la l. 87/1953 stabilisce che la sentenza non ha effetti sui rapporti

esauriti tranne quando l'incostituzionalità sia contra reo in relazione ad una sentenza

irrevocabile di condanna.

La Corte pronuncia le sentenze di incostituzionalità nei limiti dell'impugnazione prevedendo una

deroga legittimando la Corte ha dichiarare l'incostituzionalità anche delle altre disposizioni la

cui illegittimità deriva come conseguenza dalla decisione presa illegittimità costituzionale

consequenziale.

2.Il giudizio in via principale

Il ricorso diretto (o in via principale) alla Corte costituzionale riguarda le ipotesi di ricorso dello

stato nei confronti di una legge regionale e da quello della regione nei confronti di una legge o

un atto avente forza di legge dello stato o di un’altra regione. A questo, poi, si è aggiunta una

nuova forma di ricorso, cioè quello riguardante il controllo degli statuti delle regioni ordinarie.

In quest’ultimo caso, governo può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli

statuti regionali dinnanzi alla Corte costituzionale entro 30 giorni dalla loro pubblicazione. Il

termine decorre dalla pubblicazione notiziale della delibera statuaria sul Bollettino Ufficiale

della Regione e non da quella successiva alla promulgazione.

Nel giudizio davanti la Corte, il Governo può far valere sia un vizio sostanziale, riguardante

l'armonia con la Costituzione, sia un vizio procedimentale, quando l'approvazione non segua la

modalità prevista dalla Costituzione e confermata dalla Corte dell'approvazione di singole

disposizioni da inserire nel corpo dello statuto.

In relazione al contraddittorio valgono le stesse regole del giudizio in via principale sulle leggi

statali o regionali; gli unici soggetti legittimati a partecipare attivamente al giudizio sono lo

Stato e le Regioni. Lo stesso vale per le decisioni, che riprendono la tipologia dei giudizi in via

principale.

In caso di parziale dichiarazione di incostituzionalità residua il dubbio se il Consiglio debba

procedere ad una nuova approvazione dello Statuto o se sia sufficiente una presa d'atto della

sentenza cui far seguire la pubblicazione dello statuto modificato. La Corte ritiene legittime

entrambe le soluzioni purché ci sia un successivo intervento del Consiglio a maggioranza

assoluta.

3.Il controllo delle leggi in via principale (o diretta)

La revisione costituzionale 3/2001 dell'art. 127 ha eliminato il controllo di merito esperibile

dal Governo davanti alle Camere per il contrasto della legge regionale con gli interessi nazionali

e ha ridotto le differenze tra il ricorso statale e quello regionale che determinavano una

posizione di inferiorità delle ultime in quanto potevano denunciare solo i vizi che avrebbero

comportato una limitazione della propria sfera di competenza contro la possibilità per lo Stato di

denunciare qualsiasi tipo di vizio di costituzionalità.

Il ricorso deve essere esperito negli stessi termini, 60 giorni dopo la pubblicazione della legge,

ed ha carattere successivo.

Il nuovo art. 127 parla di legge regionale che ecceda le competenze e di legge dello Stato che

leda la sfera delle competenze regionale; da leggere alla luce dell'ispirazione dell'intera riforma

del Titolo V che intendeva equiparare la legge statale a quella regionale in conseguenza della

quale la dottrina ha evidenziato una necessità di equiparazione anche dei vizi denunciabili.

La Corte invece si è espressa in senso contrario con la conservazione in capo allo Stato della

possibilità di far valere la violazione di qualsiasi parametro costituzionale; ribadendo la

legittimazione delle Regioni ad impugnare solo le leggi che incidano direttamente sulle loro

competenze.

La giurisprudenza inoltre ammette la possibilità di sindacare le leggi statali o regionali in

contrasto con la normativa comunitaria, attraverso la tecnica della norma interposta per

indiretta violazione dell'art. 117.

- Il ricorso statale entro 60 giorni dalla pubblicazione dal Presidente del Consiglio dei

Ministri previa deliberazione del Consiglio anche su proposta della conferenza Stato –

città, delle Autonomie Locali. Il ricorso deve poi essere notificato, entro gli stessi

termini, al Presidente della Giunta Regionale e depositato entro 10 giorni presso la

Cancelleria della Corte.

La dottrina ha riconosciuto il carattere facoltativo di tali impugnazioni per cui non c'è

responsabilità.

- Il ricorso regionale avviene entro 60 dalla pubblicazione della legge attraverso iniziativa

del Presidente della Giunta Regionale anche su proposta del Consiglio delle Autonomie

Locali e previa deliberazione della Giunta. Entro lo stesso termine deve essere notificato

al Presidente del Consiglio dei Ministri e depositato entro 10 giorni presso la Cancelleria

della Corte.

Nel caso in cui sia impugnata una legge di un'altra Regione il procedimento è identico con

la differenza che la notifica sarà indirizzata al Presidente della Giunta Regionale

“imputata” ed al Presidente del Consiglio dei Ministri.

In relazione al rapporto fra la deliberazione collegiale e il ricorso :

la Corte ha ammesso, in via eccezionale, l'intervento del Consiglio successivo a

o ratificare il già avvenuto ricorso;

il contenuto minimo del ricorso consiste nell'indicazione delle disposizioni

o imputate e dei parametri di cui si lamenta la violazione.

È diffusa la prassi secondo cui le delibere del Consiglio dei Ministri si accompagnano con

una relazione del Ministro o del Dipartimento degli Affari Regionali.

Il ricorso deve essere depositato presso la cancelleria della Corte costituzionale nei tempi

stabiliti dalla legge, che sono ritenuti di natura perentoria, cioè un eventuale ritardo

viene sanzionato dalla Corte attraverso una pronuncia di inammissibilità.

Il contenuto minimo del ricorso, per essere valido, deve contenere l’indicazione specifica delle

disposizioni censurate e dei parametri di cui si lamenta la violazione, quindi di una motivazione

non eccessivamente generica.

La legge prevede che la Corte debba fissare l'udienza di discussione entro 90 giorni dal deposito

del ricorso; negli ultimi anni la giurisprudenza ha affermato la prassi della separazione delle

questioni omogenee per cui all'interno dello stesso ricorso o anche di ricorsi che sollevano

questioni tra loro distinte la Corte separa e giudica “a blocchi” su questioni fra loro omogenee.

Nel contraddittorio di fronte alla Corte le parti sono per lo Stato il Presidente del Consiglio dei

Ministri difeso dall'Avvocatura Generale e per la Regione il Presidente della Giunta Regionale

difeso da avvocati del foro. La parte convenuta può costituirsi entro 20 giorni dal deposito del

ricorso; a differenza di quello in via incidentale, il giudizio in via principale è un giudizio di

parti, caratteristica sottolineata dalla possibilità delle stesse, quando in accordo, di rinunciare

al ricorso estinguendo il giudizio costituzionale.

In relazione all'intervento di terzi la Corte non ammette la presenza di soggetti estranei alle

parti; dopo la riforma del titolo V con il riconoscimento di ulteriori competenze ai comuni e alle

province si è creata una lacuna del sistema in quanto per questi ultimi non sono previsti

strumenti di garanzia delle competenze costituzionalmente riconosciutegli.

La riforma del 2005 bocciata con il referendum del 2006 aveva previsto per Comuni, Province e

Città Metropolitane la possibilità di ricorrere contro violazioni di competenza perpetrate dallo

Stato o dalle Regioni.

L'eliminazione del controllo di legittimità preventivo delle leggi regionali ha esposto ai rischi

derivanti dall'entrata in vigore di una legge possibilmente incostituzionale; per questo nel 2003 è

stata prevista la possibilità della Corte di sospendere l'efficacia della legge, sia regionale che

statale, oggetto di un giudizio proposto in via principale. Tale provvedimento può essere

adottato d'ufficio dalla Corte trascorsi 20 giorni dalla notificazione del ricorso e solo quando

l'efficacia della legge possa comportare il rischio di irreparabile pregiudizio dell'interesse

pubblico o dell'ordinamento giuridico. In riferimento ai cittadini il rischio di pregiudizio deve

essere “grave”.

Le decisioni della Corte sul giudizio di legittimità in via principale possono essere :

- decisioni processuali relative alla :

improcedibilità dopo la riforma del titolo V, i ricorsi con cui lo Stato aveva

o impugnato in via preventiva le delibere legislative regionali;

inammissibilità quando non sussistano le condizioni, es atto privo di forza di

o legge;

estinzione in caso di rinuncia al ricorso accolta dalla parte convenuta;

o cessata materia del contendere in caso di sopravvenuta modifica del parametro

o costituzionale o della norma impugnata;

- decisioni di merito che possono essere di :

rigetto o infondatezza quando venga esclusa la sussistenza della contrarietà della

o legge ai parametri costituzionali indicati;

interpretativa di rigetto particolare poiché non relativa ad un giudizio di fronte

o ad un giudice, ma avente ad oggetto una legge appena approvata della quale la

Corte si trova a dovere rendere un'interpretazione;

illegittimità costituzionale e illegittimità costituzionale consequenziale, per le

o quali valgono le stesse cose dette riguardo il giudizio in via incidentale;

additiva di principio come nella via incidentale si configura come una richiesta di

o intervento per il legislatore e come principio direttamente applicabile da parte

del giudice.

Per evitare di produrre effetti ancora più incompatibili con la Costituzione, la Corte ha

provveduto ad una modulazione spaziale e temporale dell'efficacia delle sue pronunce

d'incostituzionalità.

Il giudizio in via principale per le Regioni a statuto speciale è stato introdotto nel 2001 ed è

analogo a quello previsto dall'art. 123 per le Regioni ordinarie.

Il Governo ha la possibilità di fare ricorso entro 30 giorni dalla pubblicazione, la Corte in 2

ipotesi è anche intervenuta dopo che la legge, trascorso inutilmente il termine per la richiesta di

referendum, era entrata in vigore operando un giudizio successivo.

Prima della riforma del Titolo V il controllo delle leggi regionali aveva carattere preventivo, la

Corte ha ritenuto che il nuovo art. 127 venisse esteso anche alla Regioni speciali. Queste

possono ricorrere contro una legge dello Stato quando questa presenti un particolare tipo di

vizio, vale a dire quando non sia convocato il Presidente della Regione alle riunioni del Consiglio

dei Ministri, secondo gli statuti speciali questo deve avvenire quando si trattino questioni

inerenti alla Regione.

Il Trentino Alto Adige e la Sicilia prevedono forme particolari di ricorso.

Il T.A.A. prevede 3 possibilità di impugnare una legge regionale o provinciale in via principale :

- con un ricorso governativo analogo a quello ex art. 127;

- con un ricorso, privo di efficacia sospensiva, ad opera della maggioranza di un gruppo

linguistico del Consiglio regionale o provinciale di Bolzano entro 30 giorni dalla

pubblicazione della legge;

- con un ricorso governativo per mancato adeguamento alla legislazione statale di

principio, le disposizioni non adeguate entro 6 mesi possono essere impugnate entro 90

giorni dalla pubblicazione dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

La Sicilia prevede che le leggi regionali siano inviate entro 3 giorni dalla loro approvazione al

Commissariato dello Stato il quale, entro 5 giorni, può fare ricorso alla Corte che è tenuta a

decidere entro 20 giorni.

Il Presidente della regione è legittimato a promulgare la legge qualora, entro 8 giorni dalla sua

approvazione, non conosca l'impugnazione o quando, entro 30 giorni, dall'impugnazione non

riceva notizia della decisione, in questo caso può procedere alla promulgazione parziale della

parte non impugnata che avrà l'effetto di far pronunciare alla Corte una decisione di cessata

materia del contendere.

Per legge non è prevista l'applicazione dell'art. 127 alla Regione siciliana e anche la Corte si è

espressa nello stesso senso.

4.La risoluzione dei conflitti di attribuzione

La risoluzione dei conflitti di attribuzione è di competenza della Corte in quanto arbitro dei

conflitti garante del rispetto del principio di separazione dei poteri tra gli organi vertice dello

Stato, della forma di governo, del principio di autonomia delle Regioni e dei rapporti di

competenza fra Stato e Regioni.

Si tratta di un giudizio di parti; inizialmente si parlava di una vindicatio potestatis cioè di una

rivendicazione di competenza, mentre dagli anni '60 si è ritenuto ammissibile anche il conflitto

basato sul cattivo esercizio di una funzione che provoca interferenze nelle competenze

dell'attore, cd conflitto da interferenza o da cattivo uso.

Sono previsti due tipi di conflitto :

- quello tra poteri dello Stato in cui la Corte giudica il rispetto della parte di Costituzione

in cui è delineata la nostra forma di governo, i primi episodi risalgono agli anni '70

mentre gli anni '90 sono stati la stagione dei conflitti.

In gran parte hanno riguardato l'autorità giudiziaria ma anche conflitti tra il Guardasigilli

e il CSM per l'attribuzione degli incarichi direttivi e tra il PdR e il Guardasigilli per i

provvedimenti di grazia.

La giurisprudenza stabilisce che fanno parte del “potere dello Stato” tutti gli organi ai

quali sia riconosciuta e garantita dalla Costituzione una quota del potere; in base a ciò

distinguiamo tra:

organi-potere: 1)legislativo, ogni articolazione interna al Parlamento alla quale è

o riconosciuta una quota riservata di potere; 2)esecutivo, Consiglio dei Ministri,

Presidente e singoli Ministri; 3)giudiziario, qualificato come potere diffuso in base

ai principi di indipendenza interna ed esterna per cui ogni singolo giudice e PM fa

parte del potere dello Stato.

poteri-organo: che sono: 1)Presidente della Repubblica; 2)Consiglio Superiore

o della Magistratura; 3)Corte dei Conti in sede di controllo; 4)Corte

Costituzionale, sulla base della non impugnabilità delle sue decisioni e il fatto

che diverrebbe giudice e parte dovendo essa stessa decidere sulla questione.

Il parametro sono la Costituzione, le leggi costituzionali, le convenzioni e consuetudini

costituzionali, le prassi parlamentari e le leggi statali generali con valore di fonti

primarie, che vanno a delimitare la sfera di attribuzione dei vari poteri.

L'oggetto può essere costituito da qualsiasi atto che usurpi un altrui competenza,

vindicatio potestatis, o ne renda più difficile l'esercizio, conflitto da interferenza. Dal

1995 anche gli atti aventi forza di legge quando possano essere pregiudizievoli per i

diritti dei cittadini.

Per gli atti giurisdizionali valgono quei limiti al controllo della Corte che valevano a

proposito del conflitto tra enti.

Il ricorso deve contenere le ragioni del conflitto e le norme costituzionali che

disciplinano la materia, deve essere sottoscritto e depositato in Cancelleria entro 30

giorni dalla notificazione mentre non è previsto alcun termine per la proposizione del

ricorso rispetto al momento della pronuncia dell’atto impugnato.

Nello svolgimento del contraddittorio le parti possono comparire personalmente oppure

essere difese e rappresentate da avvocati del foro abilitati al patrocinio presso le

giurisdizioni superiori mentre il Governo è sempre rappresentato dall'Avvocatura

Generale.

La posizione rispetto ai terzi è di chiusura tranne per quei soggetti per i quali l'esito del

conflitto potrebbe pregiudicare l'esercizio del loro diritto di difesa in separata sede.

Per quanto riguarda le decisioni della Corte, il giudizio costituzionale si articola in due

fasi, la prima che avviene sempre, la seconda eventuale. Nella prima la Corte si

pronuncia sull’ammissibilità del ricorso, tramite ordinanza; in caso di inammissibilità il

giudizio è concluso, mentre, in caso di ammissibilità, allora si apre la seconda fase, che

può concludersi con un giudizio di inammissibilità ma attraverso una sentenza.

Le decisioni possono essere:

processuali: inammissibilità, per mancanza dei presupposti; 2)improcedibilità

o sopravvenuta, cioè carenza di interesse o mancato rispetto dei termini previsti;

3)estinzione, per rinuncia del ricorrente accettata dalla controparte;

di merito, quelle con cui la Corte si pronuncia sulla spettanza delle attribuzioni.

o

- quello tra Stato e Regioni o fra Regioni si pone in connessione con il giudizio in via

principale sulle leggi, consentendo ai due soggetti interessati di tutelare la propria

competenza, l’uno nei confronti dell’atto dell’altro.

I soggetti legittimati ad agire sono individuati dalla Costituzione e dalle leggi attuative

dello Stato nelle Regioni e nelle Province Autonome di Trento e Bolzano.

L'oggetto del conflitto non può essere una legge per la quale è previsto il ricorso in via

principale, ma deve essere un atto di natura amministrativa o giurisdizionale nei casi di:

omissione sono i cd conflitti negativi perché promossi da un attore non

o competente in relazione all'atto imputato verso un convenuto altrettanto

incompetente; →

vindicatio rerum sono inammissibili i ricorsi presentati per rivendicare diritti

o reali su beni immobili;

il conflitto da interferenza ha fatto si che potessero essere oggetto di conflitto

o anche gli atti giurisdizionali oltre a quelli amministrativi; tale conflitto vedrà

sempre la Regione nella veste di attore e lo Stato in quella di convenuto.

Per l'ammissibilità del conflitto è necessario che venga contestata la riconducibilità

dell'atto alla funzione giurisdizionale, cioè venga messa in discussione l’esistenza stessa

del potere giurisdizionale nei confronti del soggetto ricorrente e che questo non possa

risolversi in una censura impropria dell'esercizio della funzione giurisdizionale.

La lesione della competenza deve avere i caratteri dell'attualità e della concretezza,

deve essere dotata di rilevanza esterna ed essere diretta ad esprimere la pretesa di

esercitare una data competenza, che si verifica anche attraverso la sussistenza di un

concreto ed attuale interesse dell'attore.

Il parametro è costituito dalla Costituzione, dalle leggi costituzionali, in particolare dalle

disposizioni del titolo V parte II, e dal principio di leale collaborazione. La giurisprudenza

costituzionale ha integrato con le leggi generali dello Stato strettamente connesse ai

principi costituzionali.

La Corte ha sottolineato la diversità delle sue pronunce d'incostituzionalità, parlando

di “atto invasivo”, nel caso di giudizio costituzionale e di atto meramente illegittimo

pronunciate dal giudice amministrativo.

Il ricorso deve essere presentato da soggetti analoghi al ricorso in via principale entro 60

giorni dalla notificazione, pubblicazione o avvenuta conoscenza dell'atto impugnato.

Entro lo stesso termine deve essere notificato al Presidente dei Ministri o alla Giunta

regionale e depositato presso la Cancelleria della Corte entro 20 giorni dall'ultima

notifica, termine entro il quale può avvenire la costituzione in giudizio del convenuto o la

richiesta di intervento.

La Corte ha espresso chiusura rispetto all'intervento di soggetti terzi, tuttavia ha

recentemente previsto qualche apertura nei confronti dei soggetti privati quando il

giudizio possa ledere i loro diritti o interessi.

La previsione di un conflitto relativo agli atti giurisdizionali ha aperto alla necessità di

garantire una rappresentanza in giudizio all'autorità giudiziaria; una modifica delle N.I

del 2004 ha previsto che la notifica sia inviata anche all'organo che ha emanato l'atto

impugnato quando si tratti di autorità diverse da quelle di governo e da quelle dipendenti

dal governo.

La pronuncia della Corte può assumere la veste formale di ordinanza, quando si

pronuncia sulla richiesta di sospensione dell'efficacia dell'atto impugnato o dichiara

l'estinzione del giudizio, o di sentenza in tutti gli altri casi.

L'attore può chiedere per gravi ragioni la sospensione dell'atto impugnato in qualsiasi

momento.

Le decisioni possono essere:

processuali: 1)inammissibilità in caso di mancanza dei presupposti richiesti, ad es

o difetto di interesse; 2)improcedibilità in caso di sopravvenuta carenza

dell'interesse del ricorrente; 3)cessata materia del contendere in caso di revoca,

annullamento o modifica in senso satisfattivo della disciplina; 4)estinzione in caso


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fran_93

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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fran_93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sannio - Unisannio o del prof Tartaglia Polcini Antonella.

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