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Riassunto esame Diritto Commerciale, prof. Landolfi, libro consigliato Manuale di Diritto Commerciale, Gian Franco Campobasso Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto Commerciale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Landolfi: Manuale di Diritto Commerciale, Campobasso Gian Franco. Gli argomenti trattati sono i seguenti: L'imprenditore, Le società, I contratti, I titoli di credito e Le procedure concorsuali.
In tale riassunto sono presenti le analisi dei CAPITOLI... Vedi di più

Esame di Diritto commerciale docente Prof. G. Landolfi

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ESTRATTO DOCUMENTO

DIRITTO COMMERCIALE

un’attività concorrente con quella della società, ed inoltre di non partecipare come socio

illimitatamente responsabile ad altra società concorrente, cd. divieto di concorrenza.

La violazione del divieto espone il socio al risarcimento dei danni e legittima gli altri soci a

deciderne l'esclusione.

Il divieto non ha carattere assoluto e può essere rimosso dagli altri soci.

14. LE MODIFICAZIONI DELL’ATTO COSTITUTIVO.

Nella società semplice e nella s.n.c. il contratto sociale può essere modificato soltanto con il

consenso di tutti i soci, se non è convenuto diversamente.

TRASFERIMENTO DELLA QUOTA SOCIALE. Per il rapporto fiduciario che normalmente

intercorre fra i soci, il consenso di tutti gli altri soci è perciò necessario per il trasferimento della

quota sociale sia fra vivi che a causa di morte.

PUBBLICITÀ. Nella s.n.c. e ora anche nella società semplice le modificazioni dell'atto costituivo

sono soggette a pubblicità legale e finché non sono iscritte al registro delle imprese non sono

opponibili ai terzi, a meno che si provi che questi non erano a conoscenza.

LA MODIFICAZIONE A MAGGIORANZA. Frequente nella pratica è la clausola che prevede la

modificabilità a maggioranza dell'atto costitutivo.

La maggioranza deve rispettare due principi generali: l'obbligo di esecuzione del contratto secondo

buona fede e il rispetto della parità di trattamento fra i soci.

15. SCIOGLIMENTO DEL SINGOLO RAPPORTO SOCIALE

Il socio può cessare di far parte della società per morte, recesso od esclusione.

CONSERVAZIONE DELLA SOCIETÀ. Con il venir meno di un socio non si ha lo scioglimento

della società. Si dovrà definire i rapporti patrimoniali fra i soci superstiti ed il socio uscente o gli

eredi attraverso la liquidazione della quota sociale.

È rimesso ai soci superstiti il decidere se porre fine alla società o continuarla.

Ed il principio di conservazione della società opera anche quando resta un solo socio. Il venir meno

di una pluralità di soci opera come causa di scioglimento della società solo se la pluralità non è

ricostituita nel termine di 6 mesi, art. 2272 comma 2.

Quindi il socio superstite ha sei mesi di tempo per decidere se associare a sé altre persone e

continuare la società o porvi fine.

LA MORTE DEL SOCIO. Se muore un socio, i soci superstiti sono per legge obbligati a liquidare

la quota del socio defunto ai suoi eredi nel termine di sei mesi. I soci non sono tenuti a subire il

subingresso di eredi nella società. 58

DIRITTO COMMERCIALE

In alternativa possono decidere se:

a) Sciogliere anticipatamente la società, in tal caso gli eredi non avranno più diritto alla

liquidazione della quota entro 6 mesi, ma partecipano con i soci superstiti alla divisione

dell'attivo che residua dopo l'estinzione dei debiti sociali. Fermo restando che non

partecipano ai risultati, sia attivi che passivi, successive alla morte del socio.

b) C ontinuare la società con gli eredi del socio defunto, ma è necessario sia il consenso di

tutti i soci superstiti e sia il consenso degli eredi.

IL RECESSO. Il recesso è lo scioglimento del rapporto sociale per volontà del socio.

 Se la società è a tempo indeterminato ogni socio può recedere liberamente comunicando

la sua volontà ai soci con un preavviso di almeno tre mesi;

 Se la società è a tempo determinato, il recesso è ammesso per legge solo se sussiste una

giusta causa.

L’ESCLUSIONE. L’ultima causa di scioglimento del rapporto sociale è costituita dall'esclusione

del socio dalla società. In alcuni casi ha luogo di diritto, in altri è facoltativa, cioè rimessa alla

decisione degli altri soci.

ESCLUSIONE DI DIRITTO. Sono esclusi di diritto:

 Il socio che sia dichiarato fallito. Ha effetto nel giorno in cui si è dichiarato fallimento.

 Il socio il cui creditore particolare abbia ottenuto la liquidazione della quota. Il socio

cessa di far parte della società quando la liquidazione della quota sia effettivamente

avvenuta.

ESCLUSIONE FACOLTATIVA.

Si può avere esclusione facoltativa quando si riscontrano., ossia i casi in cui legittimano la società a

deliberare l’esclusione di un socio sono i seguenti:

1) Gravi inadempienze degli obblighi che derivano dalla legge o dal contratto sociale. Ad

esempio, mancata esecuzione dei conferimenti, violazione del divieto di concorrenza.

2) L'interdizione e l'inabilitazione del socio o la sua condanna ad un appena che comporti

l’interdizione anche temporanea dai pubblici uffici.

3) L’ultimo delle cause di esclusione facoltativa, comprende casi di sopravvenuta impossibilità di

esecuzione del conferimento per causa non imputabile al socio. Ad esempio, perimento della

cosa da conferire, sopravvenuta inidoneità del socio a svolgere l'opera conferita.

PROCEDIMENTO DI ESCLUSIONE. L'esclusione è deliberata dalla maggioranza dei soci

calcolata per teste. 59

DIRITTO COMMERCIALE

La deliberazione deve essere comunicata al socio escluso entro 30 giorni dalla data di

comunicazione. Di cui entro tale termine il socio può far opposizione davanti al tribunale.

SOCIETÀ DI DUE SOCI. Questo procedimento non è possibile quando la società è composta solo

da due soci. Nella società composta da sue soli soci, l'esclusione di uno di essi è pronunciata

direttamente dal tribunale su domanda dell'altro.

16. LA LIQUIDAZIONE DELLA QUOTA.

In tutti i casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente ad un socio, questi o i suoi eredi

hanno diritto alla liquidazione della quota sociale. Più esattamente hanno diritto soltanto ad una

somma di denaro che rappresenta il valore della quota.

CALCOLO DELLA QUOTA. Il valore della quota è determinato in base alla situazione

patrimoniale della società nel giorno in cui si è verificato lo scioglimento del rapporto.

La situazione patrimoniale della società va determinata attribuendo ai beni il loro valore effettivo,

nonché tenendo conto degli utili e delle perdite sulle operazioni in corso.

PAGAMENTO. Il pagamento della quota spettante al socio deve essere effettuato entro sei mesi

dal giorno in cui si è verificato lo scioglimento del rapporto. Tre mesi in caso di scioglimento su

richiesta del creditore particolare.

17. SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ.

Le cause di scioglimento. Le cause di scioglimento della società semplice, valide anche per la

collettiva, sono:

1) il decorso del termine fissato nell'atto costitutivo

la proroga della durata della società può essere espressa o tacita. E la società si intende

tacitamente prorogata a tempo indeterminato, se decorso tale tempo i soci continuano

l’attività sociale.

2) il conseguimento dell'oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo.

INSANABILE DISCORDIA. Fra le cause che rendono impossibile il conseguimento dell’oggetto

sociale, la giurisprudenza comprende gli ostacoli al funzionamento della società determinati

dall’insanabile discordia fra i soci che determini una paralisi assoluta e definitiva dell’attività

sociale.

3) La volontà di tutti i soci.

SOCIO UNICO. 4) Il venir meno della pluralità dei soci, se nel termine di sei mesi questa non è

ricostituita. La riduzione ad uno dei soci non è di per sé causa di scioglimento della società.

5) Le altre cause previste nel contratto sociale.

Sono poi cause di scioglimento della società in nome collettivo, il fallimento della stessa ed il

provvedimento dell’autorità governative. Ma in tal caso la liquidazione avviene secondo le regole

proprie delle procedure concorsuali. 60

DIRITTO COMMERCIALE

LA SOCIETÀ IN STATO DI LIQUIDAZIONE. Verificatesi una causa di scioglimento la società

entra automaticamente in stato di liquidazione e nella s.n.c. tale situazione deve essere

espressamente indicata negli atti e nella corrispondenza.

La società però non si estingue immediatamente. Si deve infatti prima provvedere, attraverso il

procedimento di liquidazione, al soddisfacimento dei creditori sociali ed alla distribuzione fra i soci

dell'eventuale residuo attivo. I poteri degli amministratori sono per legge limitati al compimento

degli affari urgenti.

18. IL PROCEDIMENTO DI LIQUIDAZIONE. L’ESTINZIONE DELLA SOCIETà.

I LIQUIDATORI. NOMINA E REVOCA. Il procedimento di liquidazione inizia con la nomina

di uno o più liquidatori che richiede il consenso di tutti i soci, se nell’atto costitutivo non è

diversamente previsto.

In caso di disaccordo fra i soci, i liquidatori sono nominati dal tribunale.

Con l'accettazione della nomina, i liquidatori che possono essere anche non soci, prendono il posto

degli amministratori. Questi devono consegnare ai liquidatori i beni e i documenti sociali e

presentare loro il bilancio dell'ultimo periodo. Insieme a questi devono poi redigere l'inventario,

cd. bilancio di apertura della liquidazione, dal quale risulta lo stato attivo e passivo del patrimonio

sociale.

POTERI DEI LIQUIDATORI. I liquidatori hanno il compito di definire i rapporti che si

ricollegano all'attività sociale: conversione in denaro dei beni, pagamento dei creditori, ripartizione

fra i soci dell'eventuale residuo attivo.

I liquidatori possono compiere dunque tutti gli atti necessari per la liquidazione. Possono anche

vendere in blocco i beni aziendali. Ad essi compete la rappresentanza legale della società.

In particolare, per procedere al pagamento dei creditori sociali, i liquidatori possono chiedere ai soci

i versamenti ancora dovuti, ma solo se i fondi disponibili risultano insufficienti.

Se occorre possono richiedere ai soci stessi le somme ulteriormente necessarie nei limiti della

rispettiva responsabilità ed in proporzione della parte di ciascuno nelle perdite.

DIVIETI. Sui liquidatori incombe un duplice divieto:

a) Non possono intraprendere nuove operazioni e se violano tale divieto essi rispondono

personalmente e solidalmente per gli affari intrapresi nei confronti dei terzi.

b) non possono ripartire tra i soci, neppure parzialmente, i beni sociali finché i creditori sociali

non siano stati pagati o non siano state accantonate le somme necessarie.

RIPARTIZIONE DELL’ATTIVO. Estinti tutti i debiti sociali, la liquidazione si avvia all'epilogo

con la ripartizione tra i soci dell'eventuale attivo patrimoniale residuo convertito in denaro.

Il saldo attivo di liquidazione è destinato innanzitutto al rimborso del valore nominale dei

conferimenti. L'eventuale eccedenza è poi ripartita fra tutti i soci in proporzione della

partecipazione di ciascuno nei guadagni.

Nessuna regola specifica è prevista per la chiusura del procedimento di liquidazione nella società

semplice. 61

DIRITTO COMMERCIALE

BILANICO FINALE E PIANO DI RIPARTO. Nella s.n.c. invece, i liquidatori devono redigere il

bilancio finale di liquidazione (è il rendiconto della gestione dei liquidatori: entrate e uscite, nonché

la situazione patrimoniale finale) e il piano di riparto (proposta di divisione fra i soci dell'attivo

residuo) .

L’ESTINZIONE DELLA SOCIETÀ. Nella s.n.c. irregolare la chiusura del procedimento di

liquidazione determina l'estinzione della società, sempreché siano stati soddisfatti tutti i creditori

sociali.

S.N.C. Principi diversi valgono per la s.n.c. registrata e per la società semplice. Approvato il

bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal

registro delle imprese.

CANCELLAZIONE D’UFFICIO. La cancellazione può anche essere disposta d'ufficio, quando

l'ufficio del registro rilevi alcune specifiche circostanze sintomatiche dell'assenza di attività sociale

(irreperibilità presso la sede legale, mancato compimento di atti di gestione per tre anni consecutivi,

mancanza del codice fiscale, ecc.) .

LA CANCELLAZIONE DELLA SOCIETÀ. Con la cancellazione dal registro delle imprese la

società si estingue, quand'anche non tutti i creditori sociali non siano stati soddisfatti.

IL PROBLEMA DELLE SOPRAVVENIENZE PASSIVE. I creditori insoddisfatti non sono però

senza tutela. Essi possono agire nei confronti dei soci, che restano personalmente e illimitatamente

responsabili per le obbligazioni sociali insoddisfatte.

Possono inoltre agire nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è imputabile a colpa o

dolo di questi ultimi.

FALLIMENTO DELLA SOCIETÀ. I creditori della s.n.c. possono richiedere il fallimento della

società entro un anno dalla sua cancellazione dal registro delle imprese. 62

DIRITTO COMMERCIALE

DIRITTO COMMERCIALE 14

LE AZIONI

1. NOZIONE E CARATTERI.

NOZIONE. Le azioni sono le quote di partecipazione dei soci nella società per azioni.

Sono quote di partecipazione omogenee e standardizzate, liberamente trasferibili e di regola

rappresentate da documenti (titoli azionari) che circolano secondo la disciplina dei titoli di credito.

CARATTERI TIPIZZANTI. Il capitale sociale sottoscritto è diviso in un numero predeterminato

di parti di identico ammontare, ciascuna delle quali costituisce un'azione e attribuisce identici

diritti nella società e verso la società.

La singola azione rappresenta l'unità minima di partecipazione al capitale sociale e l’unità di misura

dei diritti sociali.

È indivisibile. Secondo l’art. 2347 cod. civ., se più soggetti diventano titolari di un’unica azione

devono nominare un rappresentante comune per l’esercizio dei diritti verso la società.

In relazione all'ammontare del capitale sottoscritto, ciascun socio diventa titolare di una o più azioni

che restano tendenzialmente distinte e autonome anche quando fanno capo alla stessa persona.

CARATTERISTICHE DELLE AZIONI. Uguaglianza di valore e di diritti, indivisibilità,

autonomia e circolazione in forma cartolare sono quindi, in sintesi, i caratteri tipizzanti le azioni.

2. AZIONI E CAPITALE SOCIALE.

ARTICOLO 2348 CODICE CIVILE. Le azioni devono essere tutte di uguale valore, devono

cioè tutte rappresentare un'identica frazione del capitale sociale nominale.

AZIONI CON VALORE NOMINALE. Nelle azioni con valore nominale lo statuto deve

specificare non solo il capitale sottoscritto, ma anche il valore nominale di ciascuna azione ed il loro

numero complessivo.

E si definisce valore nominale delle azioni la parte del capitale sociale da ciascuna rappresentata

espressa in cifra monetaria.

Il valore nominale delle azioni è invisibile alle vicende patrimoniali della società. Rimane invariato

nel tempo e può essere modificato solo attraverso una modifica dell’atto costitutivo.

AZIONI SENZA VALORE NOMINALE. A differenza della disciplina previgente, quella attuale

consente tuttavia che vengano emesse anche azioni senza indicazione del valore nominale. Non è

però consentito emettere contemporaneamente azioni con e senza valore nominale.

Nelle azioni senza valore nominale , invece, lo statuto e i titoli azionari devono indicare solo il

capitale sottoscritto e il numero delle azioni emesse, fermo restando che anche le azioni senza

valore nominale sono frazioni uguali del capitale sociale. Ad esempio, il capitale di un milione di

euro diviso in centomila azioni. 63

DIRITTO COMMERCIALE

In tal caso la partecipazione al capitale del singolo azionista sarà espressa non in cifra monetaria ma

in percentuale del numero complessivo elle azioni emesse.

VALORE DI EMISSIONE. Per tutte le azioni (con o senza valore nominale) vale la regola che in

nessun caso il valore complessivo dei conferimenti può essere inferiore all'ammontare globale del

capitale sociale.

Il che comporta che le azioni non possono essere complessivamente emesse per somma inferiore

al loro valore nominale. Si vuole così evitare che il capitale realmente conferito dai soci sia

inferiore a quello dichiarato. Altrimenti si avrebbe un capitale sociale solo apparente.

Le azioni possono essere invece emesse per somma superiore al valore nominale, cd. emissione

con sovrapprezzo.

VALORE DI BILANCIO. Il valore di emissione delle azioni va tenuto distinto dal valore reale

delle stesse, che si ottiene dividendo il patrimonio netto della società per il numero di azioni.

Tale valore varia nel tempo in funzione delle vicende economiche della società e può essere

accertato contabilmente attraverso il bilancio d'esercizio (valori di bilancio) .

VALORE DI MERCATO. Diverso ancora è il valore di mercato delle azioni, che risulta

giornalmente dai listini ufficiali quando le azioni sono ammesse alla quotazione in un mercato

regolamentato (borsa valori) esso indica il prezzo di scambio delle azioni in quel determinato

giorno.

Comunque, l’andamento delle quotazioni di borsa esprime il valore effettivo delle azioni meglio del

valore di bilancio.

PACCHETTO AZIONARIO. Un pacchetto azionario ha un proprio specifico valore, maggiore e

spesso notevolmente maggiore della somma dei valori delle singole azioni.

3. LA PARTECIPAZIONE AZIONARIA.

I DIRITTI DELL’AZIONISTA. Ogni azione costituisce una partecipazione sociale ed

attribuisce al suo titolare un complesso unitario di diritti e poteri

 di natura amministrativa. Ad esempio, diritto di intervento e di voto alle assemblee, diritto

di esaminare determinati libri sociali.

 di natura patrimoniale. Cioè diritto agli utili, diritto alla quota di liquidazione.

 ed anche a contenuto complesso amministrativo e patrimoniale. Cioè diritto di opzione,

diritto di recesso.

Un carattere peculiare delle azioni è l’uguaglianza dei diritti.

UGUAGLIANZA DEI DIRITTI. Le azioni conferiscono ai loro possessori uguali diritti, art.

2348 comma 2. Si tratta di un'uguaglianza relativa e non assoluta ed ugliaglianza oggettiva non

soggettiva. 64

DIRITTO COMMERCIALE

UGUAGLIANZA RELATIVA. L’uguaglianza è relativa in quanto è possibile creare categorie di

azioni fornite di diritti diversi. Da qui la distinzione fra azioni ordinarie ed azioni di categoria o

speciali.

UGUAGLIANZA OGGETTIVA. L'uguaglianza è poi oggettiva e non soggettiva. In quanto uguali

sono i diritti che ogni azione attribuisce, non i diritti di ciascun azionista che globalmente dispone,

dovendosi al riguardo tener conto anche del numero delle azioni di cui ciascuno è titolare.

Se è vero che alcuni diritti dell'azionista sono indipendenti dal numero di azioni possedute. Ad

esempio, il diritto di intervento in assemblea. È altrettanto vero che i diritti più significativi spettano

in proporzione del numero di azioni possedute

Sono tali, ad esempio, il diritto di voto, diritto agli utili e alla quota di liquidazione e il diritto di

opzione.

DISUGUAGLIANZA SOGGETTIVA. Ed è proprio con riferimento a questi diritti che si coglie la

disuguaglianza soggettiva degli azionisti.

Si badi però che si tratta di disuguaglianze soggettive perfettamente legittime e giuste. In esse

si esprime l’essenza del principio cardine delle società di capitali. Chi ha più conferito e più rischia

ha più potere e può imporre, nel rispetto della legalità, la propria volontà alla minoranza (Regola

base ed importante, principio capitalistico) .

POTERI SPECIALI DELLO STATO. Però quando entrano in gioco interessi pubblici di

particolare rilievo, possono essere introdotte deroghe al principio capitalistico, con il

riconoscimento allo Stato o ad enti pubblici di poteri societari svincolati dall’ammontare della

partecipazione azionaria o addirittura dalla qualità stessa di azionista.

È questo, ad esempio, il caso del potere di veto all’adozione di una serie di delibere di particolare

rilievo, come lo scioglimento della società oppure il trasferimento di essa, esercitabile per legge

dall’autorità governativa nei confronti di società operanti in settori strategici, come difesa, trasporti

e telecomunicazioni, in passato controllate dallo Stato.

E ciò al fine di evitare che la recente privatizzazione di tali società possa dar luogo a decisioni in

contrasto con gli obiettivi nazionali di pilitica economica e finanziaria.

4. LE CATEGORIE SPECIALI DI AZIONI.

AZIONI ORDINARIE E AZIONI SPECIALI. Sono categorie speciali di azioni quelle fornite di

diritti diversi da quelli tipici previsti dalla disciplina legale. Le azioni speciali si contrappongono

alle azioni ordinarie.

Esse possono essere create con lo statuto o con successiva modifica dello stesso.

La presenza di categorie speciali di azioni comporta una modifica nell'organizzazione interna della

società, per la contemporanea presenza di diversi gruppi di azionisti con interessi parzialmente non

coincidenti.

LE ASSEMBLEE SPECIALI. L’ORGANIZZAZIONE DI GRUPPO. È infatti stabilito che, se

esistono diverse categorie di azioni, le deliberazioni dell'assemblea (generale) che pregiudicano i

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DIRITTO COMMERCIALE

diritti di una di esse devono essere approvare anche dall'assemblea speciale della categoria

considerata.

 Alle assemblee speciali si applica la disciplina delle assemblee straordinarie, se le azioni

speciali non sono quotate

 Se invece le azioni speciali sono quotate, si applica la disciplina dell’organizzazione degli

azionisti di risparmio, che prevede quorum assembleari meno elevati e la nomina di un

rappresentante degli azionisti speciali.

La valutazione dell'interesse di tutti gli azionisti (espressa dall'assemblea straordinaria) e quella

degli interessi di categoria (espressi dall’assemblea speciale) prevalgono sulla volontà individuale e

rendono legittimo il sacrificio dei diritti speciali originariamente attribuiti ad una determinata

categoria di soci.

I diritti speciali di categoria sono perciò diritti di gruppo e non diritti individuale.

CATEGORIE DI AZIONI E DIRITTO DI VOTO. Con la riforma del 2003 tutte le società

possono emettere azioni senza diritto di voto, in passato consentite solo per le società quotate

(azioni di risparmio) .

Nel contempo sono scomparse le azioni privilegiate a voto limitato (alle sole assemblee

straordinarie) e si consente a tutte le società:

a) La creazione di azioni (anche non privilegiate) con diritto di voto limitato a particolare

argomenti. Ad esempio, approvazione del bilancio.

b) Di azioni con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non

meramente potestative. Ad esempio, azioni senza voto,che riacquistano tale diritto se la

società non consegua e non distribuisca utili per un certo periodo.

Azioni senza voto, a voto limitato e a voto condizionato non possono tuttavia superare

complessivamente la metà del capitale sociale in modo da evitare una eccessiva concentrazione di

potere nelle mani degli azionisti a voto pieno.

AZIONI A VOTO PLURIMO. Fra i limiti espressi permane, dopo la riforma del 2003, il divieto

di emettere azioni a voto plurimo, azioni cioè che attribuiscono ciascuna più di un voto

Questo limite è stato recentemente attenuato, sia pure con modalità differenti per le società quotate

e non.

Oggi le società non quotate possono emettere azioni speciali a voto plurimo che attribuiscono fino

ad un massino di tre voti per ciascuna azione, anche per particolari argomenti.

È però necessario che la relativa deliberazione sia assunta, in ogni convocazione, con voto

favorevole dei 2/3 del captale rappresentano in assemblea.

MAGGIORAZIONE DEL VOTO. Gli statuti delle società quotate non possono prevedere

l’emissione di azioni a voto plurimo. Per contro, le società quotate possono riconoscere per statuto

una maggioranza del voto ai soci di lungo periodo titolari di azioni da non meno di 24 mesi. 66

DIRITTO COMMERCIALE

 Vale a dire, attribuire a costoro un numero di voti maggiore rispetto alle azioni di cui sono

titolari, fino ad un massimo di 2 voti per ciascuna azione. Queste però non costituiscono una

categoria speciale.

 La differenza con le azioni a voto plurimo è che la maggiorazione del voto è un privilegio

che può essere conseguito da tutti gli azionisti nel rispetto delle condizioni fissate dallo

statuto, e non sono un diritto riservato ai titolari di una speciale categoria di azioni.

 Se il socio aliena le sue azioni a titolo oneroso o gratuito, la maggiorazione del voto si

perde senza trasmettersi all’acquirente.

TETTI DI VOTO E VOTO SCALARE. A tutte le s.p.a. (oggi anche alle società quotate) è

consentito di prevedere che, in relazione alle azioni possedute da uno stesso soggetto:

a) Il diritto di voto sia limitato ad una misura massima. Ad esempio, fino al 10% del capitale

posseduto ogni azione attribuisce un voto, mentre per l’eccedenza non è riconosciuto diritto

di voto.

b) Sia introdotto il cd. Voto scalare. Ad esempio, fino al 10% del capitale sociale spetta un voto

per azione, dal 10 al 20% un voto ogni due azioni, dal 20 al 30% un voto ogni 3 azioni.

AZIONI PRIVILEGIATE. Le azioni privilegiate sono azioni che attribuiscono ai loro titolari un

diritto di preferenza nella distribuzione degli utili e/o nel rimborso del capitale al momento dello

scioglimento della società.

Ad esempio, in sede di distribuzione degli utili gli azionisti privilegiati avranno diritto ad una

maggioranza del 2% rispetto agli azionisti ordinari. Nessuna disciplina specifica è comunque dettata

per la misura del privilegio.

Col solo limite di divieto del patto leonino art. 2265, la società è perciò libera di articolare come

preferisce il contenuto patrimoniale di tali azioni.

Secondo l’art. 2265, si definisce patto leonino, di cui è nullo il patto con il quale uno o più soci

sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite.

AZIONI CORRELATE. È consentita l'emissione di azioni fornite di diritti patrimoniali correlati ai

risultati dell'attività sociale in un determinato settore (ad esempio, ramo d’azienda) , anche quando

non si danno vita a patrimoni separati destinati ad uno specifico affare.

Lo statuto deve stabilire i criteri di individuazione dei costi e ricavi imputabili al settore, le

modalità di rendicontazione, i diritti attribuiti a tali azioni, nonché le eventuali condizioni e

modalità di conversione in azioni di altra categoria, art. 2350 comma 2.

In ogni caso, ai possessori di azioni correlate non possono essere corrisposti dividendi in misura

superiore agli utili risultanti dal bilancio generale della società.

Perciò a nulla avranno diritto se l'attività complessiva della società registra una perdita. 67

DIRITTO COMMERCIALE

5. LE AZIONI DI RISPARMIO.

Fra le categorie speciali di azioni espressamente regolate, meritano una considerazione le azioni di

risparmio, introdotte dalla legge del 1974 e disciplinate dal TUF.

Le azioni di risparmio costituiscono la risposta ad una esigenza unitaria:

 Cioè quella di incentivare gli investimenti in azioni offrendo ai risparmiatori titoli meglio

rispondenti ai loro specifici interessi. Titoli cioè che tengano conto del disinteresse degli

stessi per l'esercizio dei diritti amministrativi e del rilievo attribuito al contenuto

patrimoniale ed alla redditività dei titoli azionari.

Le azioni di risparmio possono essere emesse solo da società le cui azioni ordinarie sono quotate

in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell’UE.

 La somma fra azioni di risparmio e azioni a voto limitato non può superare la metà del

capitale sociale.

Le azioni di risparmio sono prive del diritto di voto e possono essere emesse al portatore,

garantendo l'anonimato. Tuttavia, esse si differenziano dalle azioni senza voto emesse dalle società

non quotate, per il fatto che devono essere necessariamente dotate di privilegi di natura

patrimoniale.

Inoltre, a differenza delle altre azioni, possono essere emesse al portatore. Assicurano quindi

l’anonimato e può essere previsto il diritto di conversione in azioni ordinarie dopo un certo tempo.

DIRITTI AMMINISTRATIVI. Le azioni di risparmio sono prive del diritto di voto nelle

assemblee ordinarie e straordinarie.

Inoltre, deve oggi escludersi che agli azionisti di risparmio possa essere riconosciuto il diritto di

intervento in assemblea ed il diritto di impugnare le delibere assembleari invalide, perché con la

riforma del 2003 l’esercizio di tali diritti è stato riservato agli azionisti con diritto di voto.

DIRITTI PATRIMONIALI. La riforma del 1998 ha cancellato la rigida disciplina legislativa dei

privilegi patrimoniali riconosciuti alle azioni di risparmio.

L’attuale disciplina si limita a stabilire che le azioni di risparmio sono dotate di particolari

privilegi di natura patrimoniale e che l’atto costitutivo determina il contenuto del privilegio, le

condizioni, i limiti, le modalità e i termini per il suo esercizio.

ORGANIZZAZIONE DI GRUPPO. Per la tutela degli interessi comuni è prevista

un'organizzazione di gruppo. L’organizzazione si articola nell'assemblea speciale e nel

rappresentante comune.

ASSEMBLEA. L'assemblea delibera sugli oggetti di interesse comune ed in particolare

sull'approvazione delle delibere dell'assemblea della società che pregiudicano i diritti degli azionisti

di risparmio. 68

DIRITTO COMMERCIALE

RAPPRESENTANTE COMUNE. Il rappresentante comune è nominato dall'assemblea di

categoria, provvede all'esecuzione delle deliberazioni dell'assemblea e tutela gli interessi degli

azionisti di risparmio nei confronti della società.

Gli è riconosciuto il diritto di assistere alle assemblee della società e di impugnarne le deliberazioni,

che sono diritti oggi preclusi al singolo azionista di risparmio.

6. LE AZIONI A FAVORE DEI PRESTATORI DI LAVORO.

Il cointeressamento dei lavoratori alla gestione ed ai risultati della società si può concretizzare

Secondo l’art. 2349 cod. civ. si consente l’assegnazione straordinaria di utili a dipendenti delle

società o di società controllate. La società emette speciali categorie di azioni che vengono assegnate

gratuitamente ai prestatori di lavoro.

Per tali azioni la società può stabilire norme particolari riguardo alla forma, al modo di

trasferimento ed ai diritti spettanti agli azionisti.

AZIONI A PAGAMENTO. La società può poi escludere o limitare il diritto di opzione degli

azionisti sulle azioni a pagamento di nuova emissione, per offrire le stesse in sottoscrizione ai

dipendenti della società o di società controllare o controllanti.

STRUMENTI FINAZIARI PARTECIPATIVI. Con la delibera dell’assemblea straordinaria, la

società può infine assegnare ai propri dipendenti o ai dipendenti di società controllate strumenti

finanziari partecipativi diversi dalle azioni (14.7) .

PIANI DI COMPENSI BASATI SU STRUMENTI FINANZIARI. Sono previsti speciali

obblighi di trasparenza imposti per le società quotate o per società con strumenti finanziari in

maniera rilevante, nel momento in cui le stesse pongono in essere un piano di compensi basati su

azioni o strumenti finanziari a favore di dipendenti, amministratori o collaboratori.

7. AZIONI E STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI.

Dalle azioni, anche di categoria speciale, vanno tenuti distinti gli strumenti finanziari partecipativi.

Questi non formano oggetto di conferimento e non sono imputabili al capitale sociale.

A differenza delle azioni, gli strumenti finanziari partecipativi non sono parte del capitale sociale.

Gli strumenti finanziari partecipativi non attribuiscono perciò la qualità di azionista, presentano

un’ampia elasticità per quanto riguarda i diritti propri delle azioni che possono essere loro

riconosciuti.

DISCIPLINA. Essi possono essere forniti solo di diritti patrimoniali o anche di diritti

amministrativi, con esclusione però del diritto di voto nell'assemblea generale degli azionisti.

Possono essere dotati di diritto di voto su argomenti specificamente indicati. Ad esempio, nomina di

un componente indipendente del cda. 69

DIRITTO COMMERCIALE

Agli strumenti finanziari che riconoscono al titolare il diritto al rimborso del capitale si applica la

disciplina delle obbligazioni. A quelli che conferiscono diritti amministrativi si applicherà la

disciplina delle assemblee speciali.

Per il resto è riconosciuto un ampio spazio all’autonomia statutaria, che stabilisce le modalità e

condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di adempimento delle

prestazioni e, se emessa, la legge di circolazione.

8. LA CIRCOLAZIONE DELLE AZIONI.

I TITOLI AZIONARI. I titoli azionari sono i documenti che rappresentano le quote di

partecipazione nella s.p.a. e ne consentono il trasferimento secondo le regole proprie dei titoli di

credito.

La loro emissione non è essenziale nelle società con azioni non quotate in borsa. Lo statuto può

escludere l’emissione dei titoli azionari.

La qualità di socio è provata dall’iscrizione del libri dei soci e il trasferimento delle azioni resta

assoggettato alla disciplina della cessione del contratto.

SOCIETÀ QUOTATE. Nelle società quotate in mercati regolamentate (e per quelle con azioni

diffuse fra il pubblico in misura rilevante) le azioni (e le obbligazioni) non possono essere

rappresentate da titoli e la loro circolazione è basata su un sistema di semplici registrazioni

contabili con la soppressione materiale dei titoli (gestione accentrata dematerializzata) .

AZIONI E TITOLI DI CREDITO. Ai titoli azionari è riconosciuta la natura di titoli di credito.

Le azioni rientrano nella categoria dei titoli di credito causali e possono essere emessi solo in

base ad un determinato rapporto causale.

AZIONI NOMINATIVE E AL PORTATORE. Le azioni possono essere nominative o al

portatore (con beneficio dell'anonimato) a scelta dell'azionista.

LA NOMINATIVITÀ OBBLIGATORIA. L’alternativa fra le azioni nominative ed azioni al

portatore è rimasta però nelle pagine del codice civile.

Il sistema vigente prevede che tutte le azioni devono essere nominative, salvo le azioni di

risparmio e quelle emesse dalle Sicav e dalle Sicaf che possono essere nominative o anche al

portatore.

LA LEGGE DI CIRCOLAZIONE. RINVIO. Le azioni al portatore si trasferiscono con la

consegna del titolo, così come previsto nel codice civile in tema di titoli di credito al portatore. Per

le azioni nominative si riprende la specifica disciplina generale dei titoli di credito nominativi

dettata dal codice (40.8) . 70

DIRITTO COMMERCIALE

9. I VINCOLI SULLE AZIONI.

Le azioni possono essere costituite in usufrutto o in pegno e possono formare oggetto di misure

cautelari ed esecutive (pignoramento) . Il testo attuale dell’art. 2352 prevede la disciplina per

l’esercizio di diritti relative alle azioni gravate da vincoli.

DIRITTI AMMINISTRATIVI. Il diritto di voto compete al creditore pignoratizio o

all'usufruttuario, che dovranno esercitarlo senza ledere gli interessi del socio, esponendosi altrimenti

al risarcimento dei danni nei suoi confronti.

Se le azioni sono poste sotto sequestro il voto è esercitato dal custode. Gli altri diritti amministrativi

spettano invece disgiuntamente sia al socio sia al creditore pignoratizio o all'usufruttuario. Se le

azioni sono poste sotto sequestro sono invece esercitati dal custode.

DIRITTO DI OPZIONE. Il diritto di opzione spetta invece al socio, il quale deve provvedere

almeno 3 giorni prima della scadenza al versamento delle somme necessarie per l'esercizio del

diritto di opzione.

In mancanza, gli altri soci possono offrire di acquistarlo.

In caso di aumento gratuito del capitale, il pegno, l’usufrutto o il sequestro si estendono alle azioni

di nuova emissione.

VERSAMENTI SULLE AZIONI. Espressamente regolato è infine il versamento delle somme

dovute sulle azioni non liberate.

 In caso di pegno il socio deve provvedere al versamento delle somme dovute sulle azioni

non liberate. In mancanza, il creditore pignoratizio può far vendere le azioni tramite una

banca o altro intermediario autorizzato, con trasferimento del pegno sul ricavato.

 In caso di usufrutto l'usufruttuario deve provvedere al versamento, salvo il diritto alla

restituzione di tale somma al termine dell’usufrutto.

10. I LIMITI ALLA CIRCOLAZIONE DELLE AZIONI.

Le azioni sono in via di principio liberamente trasferibili. La libera trasferibilità è tuttavia esclusa o

limitata per legge in determinate ipotesi.

LIMITI LEGALI. Vi sono dei limiti legali che:

a) Impediscono l'alienazione di azioni liberate con conferimenti diversi dal denaro prima del

controllo della valutazione del valore.

b) Inoltre, le azioni con prestazione accessoria non sono trasferibili senza il consenso del cda.

LIMITI CONVENZIONALI. I limiti convenzionali sono determinati da accordi intercorsi fra i

soci.

Possono risultare dall'atto costitutivo della società (limiti statutari) o da accordi non consacrati

nell’atto costitutivo (patti parasociali) . 71

DIRITTO COMMERCIALE

SINDACATI DI BLOCCO. I limiti alla circolazione delle azioni risultanti dai patti parasociali

vengono definiti sindacati di blocco. Questi hanno lo scopo di evitare l'ingresso in società di terzi

non graditi. Da ribadire che sono patti non consacrati nell’atto costitutivo.

I sindacati di blocco vincolano solo le parti contraenti. La loro violazione non comporta perciò

l’invalidità della vendita delle azioni. L'inadempiente sarà tenuto solo al risarcimento dei danni nei

confronti degli altri soci contraenti.

LIMITI STATUTARI. L'inopponibilità ai terzi dei patti parasociali limitativi dalla circolazione

delle azioni incentiva la conclusione di accordi all'interno dell'atto costitutivo.

In tal modo le clausole limitative acquistano efficacia reale: vincolano tutti i soci, anche futuri.

Possono e devono essere fatte valere dalla società nei confronti del terzo acquirente delle azioni.

Al riguardo l’attuale disciplina consente che lo statuto vieti del tutto la circolazione delle azioni sia

pure per un periodo non superiore a 5 anni dalla costituzione della società o dal momento in cui il

decreto viene introdotto.

Le clausole statutarie più diffuse sono le clausole di prelazione, di gradimento e di riscatto.

CLAUSOLE DI PRELAZIONE. la clausola di prelazione è la clausola che impone al socio, che

intende vendere le azioni, di offrirle preventivamente agli altri soci e di preferirli ai terzi a parità di

condizioni. La clausola consente di impedire l’ingresso in società a soci non graditi.

La violazione del patto comporta l’inefficacia del trasferimento.

CLAUSOLE DI GRADIMENTO. Le cd. Clausole di gradimento possono essere a loro volta

distinte in sottocategorie:

a) Clausole che richiedono il possesso di determinati requisiti da parte dell’acquirente, ad

esempio, cittadinanza italiana.

b) Clausole che subordinano il trasferimento delle azioni al consenso (placet) di un organo

sociale, quasi sempre costituito dal cda.

IL MERO GODIMENTO. La seconda sottocategoria sono le cd. Clausole di mero godimento,

che sono clausole che possono costituire strumento di abuso a danno dei soci estranei al gruppo di

comando rendendoli prigionieri della società. E tali preoccupazioni hanno convinto il legislatore

che è intervenuto.

LIMITI ATTUALI DI VALIDITÀ. L’attuale disciplina consente infatti l’inserimento nell’atto

costitutivo di clausole che subordinano il trasferimento, anche a causa di morte, delle azioni al

mero gradimento di organi sociali o di altri soci. Ciò significa che in caso di rifiuto del

gradimento, è previsto un obbligo di acquisto a carico della società o degli altri soci, oppure il

diritto di recesso dell’alienante.

Per la determinazione del corrispettivo dell’acquisto si applica la disciplina dettata per il recesso. 72

DIRITTO COMMERCIALE

AZIONI RISATTABILI. È prevista e disciplinata oggi anche l'introduzione di clausole statutarie

che prevedono un potere di riscatto delle azioni da parte della società o dei soci al verificarsi di

determinati eventi. Ad esempio,in caso di morte dell’azionista per evitare che subentrano gli eredi.

Il valore di rimborso di tali azioni è determinato applicando le disposizioni in tema di diritto di

recesso dell'azionista e troverà applicazione anche il relativo procedimento di liquidazione.

Le clausole statutarie limitative della circolazione possono essere introdotte o rimosse nel corso

della vita della società con delibera dell’assemblea straordinaria. Ma in tal caso, se lo statuto non

dispone diversamente, è riconosciuto diritto di recesso ai soci che non hanno concorso

all’approvazione della delibera.

11. LE OPERAZIONI DELLA SOCIETÀ SULLE PROPRIE AZIONI.

PERICOLI. Le operazioni della s.p.a. sulle proprie azioni ed in particolare la loro sottoscrizione e

compravendita sono particolarmente pericolose sotto più profili.

Pericolose per l’integrità del capitale, potrebbero dar luogo all'elusione dell'obbligo di conferimento

o del divieto di restituzione anticipata dei conferimenti eseguiti.

Potrebbero mettere in pericolo il corretto funzionamento dell'organizzazione societaria,

concentrando i diritti di voto nelle mani degli amministratori e dei gruppi di comando.

Potrebbero infine dar luogo a manovre speculative volte ad alterare le quotazioni delle azioni.

Sono 2 le situazioni attualmente regolate, cioè sottoscrizione, acquisto delle proprie azioni ed altre

operazioni sulle stesse.

SOTTOSCRIZIONE. In nessun caso la società può sottoscrivere le proprie azioni. Il divieto ha

carattere assoluto e non soffre di eccezioni. L'unica deroga è concessa per l'esercizio del diritto di

opzione sulle azioni proprie detenute dalla società.

Tale divieto colpisce tanto la sottoscrizione diretta (compiuta in nome della società) quanto la

sottoscrizione indiretta (compiuta da terzi in nome proprio ma per conto della società) . l’auto

sottoscrizione darebbe luogo ad un incremento del capitale sociale nominale senza alcun

incremento del capitale reale.

SANZIONI. In caso di violazione del divieto non si ha nullità della sottoscrizione ma le azioni si

intendono sottoscritte e devono essere liberate dai soggetti che materialmente hanno violato il

divieto.

 Sottoscrizione diretta, le azioni si intendono sottoscritte e devono essere liberate dai

promotori e dai soci fondatori o, in caso di aumento del capitale sociale, dagli

amministratori.

 Sottoscrizione indiretta, invece il terzo che ha sottoscritto le azioni in nome proprio ma per

conto della società, è considerato a tutti gli effetti sottoscrittore per conto proprio.

Rispondono solidalmente col terzo anche i soci promotori e fondatori, e in caos di aumento

del capitale sociale, gli amministratori. Salvo che tali soggetti non dimostrano di essere

esenti da colpa. 73

DIRITTO COMMERCIALE

L’ACQUISTO DI AZIONI PROPRIE. L'acquisto da parte della società delle azioni proprie è

un’operazione che può dar luogo ad una riduzione del capitale reale senza riduzione del capitale

sociale nominale.

Queste conseguenze, cioè riduzione del capitale reale senza riduzione del capitale nominale, non si

verificano invece quando nell’acquisto vengono impiegate somme corrispondenti agli utili o ad altre

eccedenze di bilancio disponibili . L’operazione è consentita ma la legge deve rispettare 4

condizioni, art. 2357.

a) Le somme impiegate nell’acquisto non possono eccedere l’ammontare degli utili

distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato.

b) Possono essere acquistate soltanto le azioni interamente liberate.

c) L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria, la quale ne fissa le modalità di

acquisto, l’ammontare massimo delle azioni da acquistare e la durata non superiore ai 18

mesi per la quale l’autorizzazione è accordata.

d) Solo nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, inoltre, il valore

nominale delle azioni acquistate non può eccedere la 5 parte del capitale sociale, tenuto

conto anche delle azioni possedute da società controllate.

LE SANZIONI. Le azioni acquistate violando queste condizioni devono essere vendute entro un

anno dal loro acquisto. In mancanza si procede al loro annullamento e alla riduzione del capitale

sociale.

ACQUISTI INDIRETTI. La disciplina fin qui esposta si applica anche per acquisti indiretti, cioè

quando la società procede all’acquisto di azioni proprie per tramite di società fiduciara o per

interposta persona.

CASI SPECIALI. Sono previsti alcuni casi speciali di acquisto,

In particolare, nessuna limitazione è applicabile quando l’acquisto avviene in esecuzione di una

delibera assembleare di riduzione del capitale sociale, da attuarsi mediante riscatto ed annullamento

di azioni.

In tal caso l’acquisto delle azioni proprie costituisce una modalità di attuazione di una riduzione

palese del capitale sociale con rimborso dei conferimenti dei soci.

REGIME DELLE AZIONI PROPRIE. È infine disciplinato il regime delle azioni proprie in

possesso della società, art. 2357 ter, con soluzioni ispirate dalla finalità di evitare indebite posizioni

di vantaggio degli amministratori e del loro gruppo di comando.

I diritti sociali relativi alle azioni proprie sono sterilizzati. Il diritto di voto e gli altri diritti

amministrativi sono sospesi. Le azioni proprie sono tuttavia computate nel capitale ai fini del

calcolo del quorum costitutivo e deliberativo dell’assemblea.

Gli amministratori, infine, non possono disporre delle azioni, ad esempio venderle, senza la

preventiva autorizzazione dell’assemblea, la quale dovrà stabilire le relative modalità. 74

DIRITTO COMMERCIALE

ALTRE OPERAZIONI. Le altre operazioni sulle azioni proprie regolate dalla legge sono

l’assistenza finanziaria per l’acquisto o la sottoscrizione di azioni proprie e l’accettazione di azioni

proprie in garanzia.

PRESTITI E GARANZIE. L’assistenza finanziaria consiste nel concedere prestiti o fornire

garanzie di qualsiasi tipo a favore di soci o di terzi per la sottoscrizione o l’acquisto di azioni

proprie.

Tali operazioni sono oggi consentite previa autorizzazione dell’assemblea straordinaria, sulla

base di una relazione degli amministratori nella quale si indica lo specifico interesse della società

nel concedere l’assistenza finanziaria. Il verbale dell’assemblea, corredato con la redazione degli

amministratori, deve essere pubblicato entro 30 giorni nel registro delle imprese.

L’importo complessivo dei finanziamenti e delle garanzie non può eccedere l’ammontare degli utili

disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato.

La società può concedere assistenza finanziaria anche per agevolare l’acquisto di azioni proprie che

essa stessa ha in portafoglio, figurando così nella duplice veste di finanziatore (o garante) e di

venditore, a condizione che l’alienazione sia realizzata ad un giusto prezzo.

a) Per le azioni non quotate, il prezzo è ricavabile dai criteri per la valutazione delle azioni in

caso di recesso (19.2) .

b) Per le azioni quotate, il prezzo non può essere inferiore al prezzo medio ponderato di

quotazione nei 6 mesi che precedono la pubblicazione dell’avviso di convocazione

dell’assemblea.

ACCETTAZIONE DI AZIONI PROPRIE IN GARANZIA. La società non può accettare azioni

proprie in garanzia. Ad esempio, concedere finanziamenti ai soci garantiti dal pegno di proprie

azioni.

Fra l’altro, la società può diventare proprietaria delle proprie azioni ricevute in garanzia qualora il

debitore non adempia.

I contratti di assistenza finanziaria stipulati senza autorizzazione dell’assemblea sono inefficaci.

Mentre l’accettazione in garanzia di azioni proprie è nulla poiché viola una norma imperativa

inderogabile. 12. LE PARTECIPAZIONI RECIPROCHE.

Le partecipazioni reciproche fra società di capitali (la società A partecipa alla società B e viceversa)

danno luogo a pericoli di carattere patrimoniale e amministrativo.

Pericoli che si accentuano quando fra le due società intercorre un rapporto di controllo, dato che

la controllata può facilmente subire le direttive della controllante nella scelta dei propri investimenti

azionari e nell'esercizio del voto. Le fattispecie sono:

a) SOTTOSCRIZIONE RECIPROCA. Nel caso della sottoscrizione reciproca del capitale

due società si costituiscono od aumentano il capitale sociale sottoscrivendo l'una il capitale

75

DIRITTO COMMERCIALE

dell'altra, creando una moltiplicazione illusoria di ricchezza. Aumenta il capitale sociale

mentre resta invariato il capitale reale.

Nel contempo, ciascuna delle due società dispone di un pacchetto di voti da gestire

nell’altra.

La repressione di questo fenomeno è affidata agli:

 Art. 2360 cod. civ. che vieta alle società di costituire o di aumentare il capitale

mediante sottoscrizione reciproca di azioni, anche per tramite di società

fiduciarie o di interposta persona.

 Art. 2359 quinquies cod. civ. che detta per la sottoscrizione di azioni o quote della

società controllante una disciplina del tutto identica a quella prevista per la

sottoscrizione (in sede di aumento del capitale sociale) di azioni proprie.

In nessun caso perciò la società controllata può sottoscrivere un aumento di capitale

deliberato dalla controllante, sia direttamente, sia avvalendosi di terzi.

Anche le sanzioni sono identiche. Le azioni sono imputate agli amministratori che non

dimostrano di essere esente da colpe.

b) ACQUISTO RECIPROCO DI AZIONI. La sottoscrizione reciproca dà luogo ad un

aumento del capitale nominale senza aumento del capitale reale. L’acquisto reciproco

all’opposto lascia inalterato il capitale nominale, ma determina una riduzione dei rispettivi

capitali reali, che può giungere fino al completo svuotamento dei relativi patrimoni dando

luogo al fenomeno della carta contro carta.

Ed invero, l’acquisto reciproco di azioni per importo eccedente gli utili distribuibili

determina un indiretto rimborso dei conferimento agli azionisti due società (la società A

rimborsa i soci della società B e viceversa) .

LE SINGOLE FATTISPECIE. L’attuale disciplina può essere così sintetizzata:

a) L’acquisto reciproco di azioni è possibile senza alcun limite, quando fra le due società non

intercorre un rapporto di controllo e le stesse non sono quotate in borsa.

b) Se l’incrocio è realizzato fra società controllante e sue controllate, l’acquisto da parte della

società controllata è considerato come effettuato dalla controllante stessa.

È perciò assoggettato alle seguenti limitazioni:

1) Le somme impiegate nell’acquisto non possono eccedere l’ammontare degli utili

distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato della

società controllata.

2) Possono essere acquistate solo azioni interamente liberate.

3) L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria della controllata.

4) Il valore nominale delle azioni acquistate non può eccedere la 5 parte del capitale della

società controllante qualora questa sia una società che faccia ricorso al mercato del

capitale di rischio.

5) La società controllata non può esercitare il diritto di voto nelle assemblee della

controllante.

Le azioni o quote acquistate in violazione di tali condizioni devono essere alienate entro un anno

dal loro acquisto. In mancanza, la società controllante deve procedere al loro annullamento ed

alla corrispondente riduzione del capitale sociale. 76

DIRITTO COMMERCIALE

c) Diversa è la disciplina degli incroci azionari che trova applicazione quando entrambe le

società protagoniste dell’incrocio abbiano azioni quotate in borsa, ma fra le stesse non

intercorre un rapporto di cambio.

In tal caso sono previsti limiti quantitativi (% massima di azioni acquistabili) agli incroci

azionari.

 Perciò l’incrocio non può superare il tetto del 5 % del capitale con diritto di voto,

se la partecipata è una piccola o media impresa.

 Del 2% se la partecipata è una società diversa da una PMI.

 Sono stati abrogati i limiti quantitativi previsti per le società quotate e non.

Qualora la partecipazione incrociata ecceda da entrambi i lati le percentuali massime

consentite, la società che ha superato il limite:

1) Non può esercitare il diritto di voto per le azioni possedute in eccedenza rispetto alla

percentuale consentita.

2) Deve alienare l’eccedenza entro 12 mesi.

3) In caso di mancata alienazione, la sospensione del diritto di voto si estende all’intera

partecipazione e quindi anche alla restante parte.

Qualora il voto venga ugualmente esercitato, le delibere adottate col voto determinante di

tali azioni sono annullabili e l’impugnazione può essere proposta anche dalla Consob.

OSS. Liberare le azioni = versare il valore delle azioni, che sono state in precedenza sottoscritte,

nel capitale sociale.

Sottoscrivere le azioni = acquisto di azioni di nuova emissione, in caso di costituzione della società

o aumento del capitale sociale, direttamente dalla società.

Acquistare azioni = acquisto di azioni già emesse e sottoscritte precedentemente da altri soci. Il

trasferimento avviene da chi aliena a chi acquista. Il capitale sociale resta invariato. 77

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 16

L’ASSEMBLEA

1. I MODELLI ORGANIZZATIVI

La società per azioni si caratterizza per la presenza di tre organi distintivi, ciascuno investito per

legge di proprie specifiche funzioni e di proprie competenze:

a) L'ASSEMBLEA DEI SOCI, organo con funzioni esclusivamente deliberative le cui

competenze sono per legge (art. 2364-2365) circoscritte alle decisioni di maggior rilievo

della vita sociale.

b) ORGANO AMMINISTRATIVO, cui è devoluta la gestione dell'impresa sociale. Ha per

legge a,pi poteri decisionali.

Gli amministratori hanno inoltre la rappresentanza legale della società ed ad essi spetta il

compito di dare attuazione, sotto la propria responsabilità, alle deliberazioni dell’assemblea.

c) L’ORGANO DI CONTROLLO INTERNO, con funzioni di controllo

sull'amministrazione della società.

SISTEMI DI AMMINISTRAZIONE E CONTROLLO. L'amministrazione e il controllo il cod.

civ. del 1942 prevedeva un unico sistema, cd. Sistema tradizionale, della quale sono esercitati da

due organi entrambi di nomina assembleare: l'organo amministrativo e il collegio sindacale.

 L’organo amministrativo (amministratore unico o consiglio di amministrazione)

 Collegio sindacale (vigila sulla gestione sociale al fine di assicurare il rispetto della legge)

(con varie riforme per le società quotate e per le s.p.a., la revisione legale dei conti è stata

sottratta dal collegio sindacale ed affidata ad un organo di controllo esterno alla società:

revisore o società di revisione)

La riforma del 2003 ha affiancato al sistema tradizionale di amministrazione e di controllo, altri due

sistemi alternativi fra i quali la società può scegliere:

IL SISTEMA DUALISTICO. L’amministrazione ed il controllo sono esercitati da:

da un consiglio di sorveglianza, di nomina assembleare. Esso è investito anche di competenze che

nel sistema tradizionale sono di competenza assembleare (es. approva il bilancio)

da un consiglio di gestione (nominato non dall’assemblea ma dal consiglio di sorveglianza) .

IL SISTEMA MONISTICO. L’amministrazione ed il controllo sono esercitati rispettivamente:

a) Dal consiglio di amministrazione, nominato dall’assemblea.

b) Da un comitato per il controllo sulla gestione, costituito al suo interno (ossia all’interno del

c.d.a.) .

I componenti devono essere dotati di particolari requisiti di indipendenza e professionalità.

OSS. Anche per le società che adottano il sistema dualistico e monistico è poi previsto il controllo

contabile esterno. 2. NOZIONE E DISTINZIONI 78

DIRITTO COMMERCIALE

NOZIONE. L'assemblea è l'organo composto dalle persone dei soci.

È un organo collegiale che decide secondo il principio maggioritario, calcolato in base alle

aliquote possedute (maggioranza di capitale) e le sue decisioni vincolano tutti i soci, anche se

assenti o dissenzienti, purché siano state rispettate le norme che regolano il procedimento

assembleare.

a seconda dell’oggetto delle deliberazioni l’assemblea si distingue:

ASSEMBLEA ORDINARIA. Assemblea ordinaria, le cui competenze variano a seconda del

sistema di amministrazione e di controllo adottato.

 Nelle assemblee che adottano il sistema tradizionale o monistico, l'assemblea ordinaria:

1) Approva il bilancio.

2) Nomina e revoca gli amministratori, i sindaci ed il presidente del collegio sindacale e

quando previsto il soggetto incaricato alla revisione legale dei conti.

3) Determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non è statibilit nell’atto

costitutivo.

4) Delibera sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci.

5) Delibera sulle autorizzazioni eventualmente richieste dallo statuto per il compimento di atti

degli amministratori, ferma in ogni caso la responsabilità di questi per gli atti compiuti.

6) Approva l'eventuale regolamento dei lavori assembleari, art. 2364 comma 1.

La gestione dell’impresa spetta esclusivamente agli amministratori, art. 2380 bis comma 1.

 Più ristrette sono le competenze dell'assemblea ordinaria nelle società che optano per il

sistema dualistico, come si vedrà in seguito.

Sono di competenza dell’assemblea ordinaria tutte le materie che non sono di competenza

dell’assemblea straordinaria.

ASSEMBLEA STRAORDINARIA. L'assemblea, in sede straordinaria, delibera:

1) Sulle modifiche dello statuto.

2) Sulla nomina, sulla sostituzione e sui poteri dei liquidatori.

3) Su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza.

L’attuale disciplina prevedere che lo statuto può attribuire alla competenza dell’organo

amministrativo (o del consiglio di sorveglianza o del consiglio di gestione) specifiche materie che

per legge sono riservate alla competenza dell’assemblea straordinaria:

1) Oltre quello previsto dalla disciplina previgente, cioè aumento del capitale a pagamento ed

emissione di obbligazioni convertibili.

2) Fusione fra società controllante e controllata nei casi in cui la società è interamente

posseduta o posseduta al 90%.

3) Indicazione degli amministratori che hanno la rappresentanza della società.

4) Istituzione e soppressione di sedi secondarie.

5) Trasferimento della sede sociale nel territorio nazionale.

6) Riduzione del capitale sociale in caso di recesso del socio.

7) Adeguamento dello statuto alle disposizioni normative.

8) Riduzione del capitale per perdite quando la società emette azioni prive di valori nominale.

79

DIRITTO COMMERCIALE

Diversi sono i quorum costitutivi e deliberativi richiesti per l'assemblea ordinaria e quella

straordinaria.

Per evitare che l'assenteismo degli azionisti impedisca di deliberare, è poi prevista una seconda

convocazione con quorum inferiori, per l'assemblea sia ordinaria che straordinaria. Lo statuto può

prevedere convocazioni successive qualora la seconda convocazione vada deserta.

Però, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, la regola è che l’assemblea

si tiene in un’unica convocazione che si applicano quorum ribassati, se lo statuto non prevede

diversamente.

ASSEMBLEA GENERALE E ASSEMBLEA SPECIALE. L’assemblea è:

a) unica e generale se la società ha emesso solo azioni ordinarie.

b) Generale e affiancata da assemblee speciali di categoria, se la società ha emesso diverse

categorie di azioni o strumenti finanziari che conferiscono diritti amministrativi.

3. IL PROCEDIMENTO ASSEMBLEARE

CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA. La convocazione dell'assemblea è di regola decisa

dall'organo amministrativo (o dal consiglio di gestione) ogni qualvolta lo ritiene opportuno.

Gli amministratori sono obbligati a convocare l'assemblea in una serie di casi:

a) devono convocare l’assemblea ordinaria almeno una volta all'anno, entro il termine

stabilito dallo statuto che comunque non può essere superiore a 120 giorni dalla chiusura

dell'esercizio, per consentire l'approvazione del bilancio. Lo stsatuto può stabilire un termine

maggioer, non superiore a 180 giorni, nel caso di società tenute alla redazione del bilancio

consolidato o quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura e all’oggetto

della società, art. 2364 comma 2.

b) devono convocarla senza ritardo l’assemblea quando ne sia fatta richiesta da tanti soci che

rappresentano almeno il decimo del capitale sociale (1/10 o 10%) (o il ventesimo ossia 1/20

del capitale nel caso di società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio) o la

minore percentuale prevista dallo statuto.

Se gli amministratori non provvedono, l'assemblea è ordinata con decreto dal tribunale, il quale

designa anche la persona il quale deve presiederla.

Il tribunale però deve preventivamente sentire l’organo amministrativo e di controllo della società.

Il tribunale deve convocare l’assemblea solo se il rifiuto degli stessi risulti ingiustificato.

La convocazione dell'assemblea deve essere poi disposta dal collegio sindacale ogniqualvolta la

convocazione sia obbligatoria e gli amministratori non vi abbiano provveduto.

e in base all’attuale disciplina il collegio sindacale può convocare l’assemblea, previa comuicaizone

al presidente del consiglio di amministrazione, qualora nellìespletamento del suo incarico ravvisi

fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia urgente necessità di provvedere, art. 2406. 80

DIRITTO COMMERCIALE

PROCEDURA DI CONVOCAZIONE. L’assemblea è convocata nel comune in cui ha sede la

società, se lo statuto non dispone diversamente.

 Nelle società non quotate, la convocazione è effettuata mediante avviso da pubblicare nella

Gazzetta Ufficiale della Repubblica, oppure in un quotidiano indicato dallo statuto, almeno

15 giorni prima di quello fissato per l’adunanza.

In alternativa, lo statuto può consentire la convocazione mediante avviso comunicato ai soci

almeno 8 giorni prima con mezzi che garantiscano la prova dell’avvenutoi ricevimento

(raccomandata, fax, e mail) , art. 2366.

 Nelle società quotate, invece, l’avviso di convocazione deve essere pubblicato non meno di

30 giorni prima dell’assemblea sul sito internet della società e con le altre modalità fissate

dalla Consob.

L'avviso di convocazione dell'assemblea deve contenere l'indicazione del giorno, dell'ora e

del luogo dell'adunanza, nonché l'elenco delle materie da trattare (ordine del giorno) e nello

stesso avviso può essere stabilito il giorno della seconda convocazione, che però non può

aver luogo nello stesso giorno fissato per la prima.

ASSEMBLEA TOTALITARIA. Assemblea regolarmente costituita (pur in assenza di

convocazione) in quanto in essa è rappresentato l’intero capitale sociale (con diritto di intervento) e

partecipa all’assemblea la maggioranza (e non più tutti) dei componenti degli organi amministrativi

e di controllo. Agli assenti deve tuttavia essere data tempestiva comunicazione delle deliberazioni

assunte, art. 2366 comma 4 e 5. È questa la cd. Assemblea totalitaria.

PRESIDENZA. L'assemblea è presieduta dalla persona indicata nello statuto o, in mancanza, da

quella eletta con il voto della maggioranza dei presidenti. Il presidente è assistito da un segretario

designato nello stesso modo (non è necessario quando il verbale dell’assemblea sia redatto da un

notaio, art. 2371) .

Il presidente:

 Assicura che l'assemblea si svolga in modo ordinato e nel rispetto delle norme che ne

regolano l'attività.

 Verifica la regolarità della costituzione dell’assemblea.

 Accerta l’identità e la legittimazione dei presenti.

 Accerta i risultati delle votazioni.

Gli esiti degli accertamenti saranno riportati nel verbale.

RINVIO DELL’ASSEMBLEA. Ai soci intervenuti, che raggiungono il terzo del capitale sociale

rappresentato in assemblea, è poi riconosciuto il diritto di chiedere (ed ottenere) il rinvio

dell'adunanza di non oltre cinque giorni, dichiarando di non essere sufficientemente informati sugli

argomenti posti in discussione.

Il rinvio può essere esercitato solo una volta per lo stesso oggetto. 81

DIRITTO COMMERCIALE

VERBALIZZAZIONE. Le delibere assembleari devono essere riportate in un verbale, sottoscritto

dal presidente e dal segretario o da un notaio.

Se si tratta di assemblea straordinaria il verbale deve essere redatto da un notaio, art. 2375.

I verbali, poi, dovranno essere trascritti in un apposito libro delle adunanze e delle deliberazioni

dell’assemblea, tenuto a cura degli amministratori.

Il verbale deve:

 Indicare la data dell’assemblea e l’identità dei partecipanti e il capitasle rappresentato da

ciascuno.

 Indicare la modalità ed il risultato delle votazioni.

 Consentire l’identificazione dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti.

Il verbale deve essere redatto senza ritardo all’assemblea, nei tempi necessari per la tempestiva

esecuzione degli obblighi di deposito o di pubblicazione, art. 2375 comma 3.

4. COSTITUZIONE DELL'ASSEMBLEA. VALIDITÀ DELLE DELIBERAZIONI

Si definisce quorum costitutivo la parte del capitale sociale che deve essere rappresentata in

assemblea perché questa sia regolarmente costituita e possa iniziare i lavori.

Si definisce invece quorum deliberativo la parte del capitale sociale che si deve esprimere a favore

di una determinata deliberazione perché questa sia approvata.

La disciplina del quorum costitutivo e deliberativo (art. 2368 e 2369) è comunque diversa per

l’assemblea ordinaria e straordinaria.

ASSEMBLEA ORDINARIA. PRIMA CONVOCAZIONE. L'assemblea ordinaria in prima

convocazione è regolarmente costituita quando è rappresentata almeno la metà del capitale

sociale con diritto di voto. Essa delibera con voto favorevole della metà più una (maggioranza

assoluta) delle azioni.

Nessun quorum costitutivo è richiesto per l’assemblea in seconda convocazione. E le delibere sono

approvate se riportano il voto favorevole della maggioranza delle azioni che hanno preso parte alla

votazione. È così evitata la paralisi decisionale.

ASSEMBLEA STRAORDINARIA PER LE SOCIETÀ CHE NON FANNO RICORSO AL

MERCATO DEL CAPITALE DI RISCHIO. Per l'assemblea straordinaria in prima convocazione

non è espressamente previsto un quorum costitutivo, anche se lo stesso risulta indirettamente dal

fatto che il quorum deliberativo è rappresentato da aliquote dell'intero capitale sociale con diritto

di voto e non del solo capitale intervenuto in assemblea, come è invece stabilito per l'assemblea

ordinaria.

 In prima convocazione, l’assemblea straordinaria delibera con voto favorevole dei tanti soci

che rappresentano più della metà del capitale sociale.

Per la seconda convocazione, la riforma del 2003 ha introdotto una differenziazione fra quorum

costitutivo e deliberativo. L'assemblea straordinaria di seconda convocazione è regolarmente

82

DIRITTO COMMERCIALE

costituita con la partecipazione di oltre un terzo del capitale sociale e delibera col voto

favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea, art. 2369 comma 3.

ASSEMBLEA STRAORDINARIA PER LE SOCIETÀ CHE FANNO RICORSO AL

MERCATO DEL CAPITALE DI RISCHIO. Per le società che fanno ricorso al capitale di

rischio, e quindi anche per le società quotate, si prevede una distinzione fra quorum cositutivo e

deliberativo, volta a garantire simultaneamente la facilità deliberativa del gruppo di comando e la

tutela delle minoranze.

Più in particolarmente l’attuale disciplina prevede un quorum costitutivo pari ad almeno la metà

del capitale sociale in prima convocazione e più di un terzo in seconda convocazione.

Per i quorum deliberativi, l’assemblea ordinaria delibera sia in prima che in seconda

convocazione, con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in

assemblea, art. 2369 comma 3.

AUTONOMIA STATUTARIA. Lo statuto può modificare solo in aumento le maggioranze

previste per l’assemblea ordinaria di prima convocazione e quelle dell’assemblea straordinaria. Per

l’assemblea ordinaria di seconda convocazione non possono essere aumentate le maggioranze

previste per l’approvazione del bilancio e per la nomina e revoca delle cariche speciali.

CONVOCAZIONI SUCCESSIVE. È consentito infine che lo statuto preveda convocazioni

ulteriori, terza quarta ecc., sia per l’assemblea ordinaria sia per la straordinaria. Convocazioni a cui

si applicano la disciplina della seconda convocazione.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio si prevede che per le convocazioni

successive alla seconda un quorum costitutivo ridotto ad almeno 1/5 del capitale sociale, fermo

restando che è necessario il foto favorevole di almeno i 2/3 del capitale rappresentato in

assemblea per l’approvazione della delibera.

CONVOCAZIONE UNICA. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, se

lo statuto non dispone diversamente, l’attuale disciplina stabilisce che le assemblee di queste società

si tengono in un’unica convocazione alla quale si applicano direttamente le maggioranze più basse

(previste dal sistema con più convocazioni) , con forte risparmio di tempo e di costi.

5. IL DIRITTO DI INTERVENTO E DI VOTO IN ASSEMBLEA

DIRITTO DI INTERVENTO. Possono intervenire in assemblea (insieme ad amministratori,

sindaci, rappresentante comune degli azionisti di risparmio e degli azionisti) coloro a cui spetta il

diritto di voto, quindi oltre agli azionisti, i soggetti che pur non essendo soci hanno diritto di voto,

come l’usufruttuario o il creditore pignoratizio, art. 2352.

LEGITTIMAZIONE ALL’INTERVENTO. L’attuale disciplina, cioè del d.lgs. n.27/2010 ha

introdotto significative novità riguardo alle modalità di accertamento del diritto dei soci di

intervenire in assemblea. In proposito, c’è una distinzione fra società non quotate e società con

azioni negoziati sui mercati di strumenti finanziari.

 Società non quotate, il diritto di voto deve sussistere nel giorno stesso dell’adunanza. 83

DIRITTO COMMERCIALE

Il diritto di intervento compete anche al socio che ha dato le proprie azioni in pegno o in usufrutto.

Lo statuto può consentire l'intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione o

mediante l'espressione del voto per corrispondenza. Chi esprime il voto per corrispondenza si

considera intervenuto all'assemblea. I portatori di strumenti finanziari possono essere dotati di

diritto di voto su argomenti specificamente indicati, ad essi può essere riservata dallo statuto la

nomina di un componente indipendente dal consiglio di amministrazione o consiglio di sorveglianza

o sindaco. 6. LA RAPPRESENTANZA IN ASSEMBLEA

Gli azionisti possono partecipare all’assemblea sia personalmente sia a mezzo di rappresentante.

Quest’ultima fattispecie è regolata dall’art. 2372 del cod. civ. e da alcune norme speciali del TUF

per le sole società quotate.

FUNZIONE. Tale istituto agevola il raggiungimento delle maggioranze assembleari nelle società

con diffuso assenteismo dei soci.

LA DISCIPLINA DEL CODICE. Coloro ai qual spetta il diritto di voto (azionisti ed altri

legittimati) possono farsi rappresentare. Nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale

di rischio, però, lo statuto può escludere o limitare la facoltà di farsi rappresentare.

La delega deve essere conferita per iscritto e deve contenere il nome del rappresentante. Il

rappresentante può farsi sostituire solo se la delega lo prevede.

La delega è sempre revocabile.

DIVIETI SOGGETTIVI.

 Per le sole società non quotate. La rappresentanza non può essere conferita ad una serie di

soggetti. Cioè membri degli organi amministrativi e di controllo, dipendenti della società,

società da essa controllate e membri degli organi amministrativi o di controllo o dipendenti

di queste ultime.

Una stessa persona non può rappresentare in assemblea più di 20 soci o se si tratta di società

che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, non più di 50, 100 o 200 soci, a

seconda che il capitale della società non superi i 5 milioni, i 25 o infine superi questa cifra.

 PER LE SOCIETÀ CHE FANNO RICORSO AL MERCATO DEL CAPITALE DI

RISCHIO. Si prevede la regola secondo cui la rappresentanza può essere conferita solo per

singole assemblee.

Tale limitazione non opera se si tratta di procura generale o di procura conferita ad un

proprio dipendente da società o da altri enti.

SOCIETÀ QUOTATE. Il d.lgs. n.27/2010, per le sole società quotate, prevede che:

1) La delega può essere conferita anche in via elettronica, secondo le modalità stabilite dallo

statuto.

2) Se lo statuto non dispone diversamente, la società è tenuta a designare per ciascuna

assemblea un soggetto al quale gli azionisti possono conferire senza spese una delega con

istruzioni di voto su tutte o alcune proposte all’ordine del giorno. 84

DIRITTO COMMERCIALE

3) Sono stati soppressi i limiti quantitativi al cumulo delle deleghe da parte del medesimo

rappresentante e sono caduti i divieti soggettivi (già visti per le società non quotate) .

4) CONFLITTI DI INTERESSI. Il rappresentante deve comunicare per iscritto al socio le

circostanze da cui deriva una sua condizione di conflitti di interessi (la procura dovrà

contenere specifiche istruzioni di voto da parte del socio per ciascuna delibera per cui è stata

conferita la rappresentanza) . alcuni soggetti elencati dalla legge sono considerati in ogni

caso in conflitto di interessi i membri degli organi amministrativi e di controllo, dipendenti

della società e soggetti controllati, controllanti o collegati alla società, ecc.

La disciplina delle società quotate contempla 2 istituti specificamente volti ad agevolare a raccolta

delle deleghe: si tratta della sollecitazione e della raccolta delle deleghe.

 SOLLECITAZIONE. È la richiesta di conferimento di deleghe di voto rivolta da uno o più

soggetti, cd. Promotori, a più di 200 azionisti su specifiche proposte di voto ovvero

accompagnata da raccomandazioni o altre indicazioni che influenzano il voto.

Il promotore effettua la sollecitazione mediante la diffusione di un prospetto e di un

modulo di delega che devono contenere informazioni indonee a consentire all’azionista di

assumere una decisione consapevole.

 RACCOLTA DI DELEGHE. È la richiesta di conferimento di deleghe di voto, effettuata

dalle associazioni di azionisti esclusivamente nei confronti dei propri associati.

La Consob stabilisce regole di trasparenza e di correttezza per lo svolgimento della sollecitazione e

della raccolta delle deleghe. La delega rilasciata deve contenere istruzioni di voto. È inoltre

liberamente revocabile fino al giorno prima dell’assemblea.

7. LIMITI ALL'ESERCIZIO DEL VOTO. IL CONFLITTO DI INTERESSI

Con l'esercizio del diritto di voto il socio concorre alla formazione della volontà sociale in

proporzione del numero di azioni possedute.

se la maggioranza si ispira esclusivamente ad interessi extrasociali, con danno per la società, le

dichiarazioni assembleari regolarmente adottate sono annullabili.

Versa in conflitto di interessi l’azionista che, in una determinata delibera, ha un interesse personale

contrastante con l’interesse della società. Ad esempio, l’assemblea è chiamata a deliberare

sull’acquisto di un immobile di proprietà del socio.

IL CONFLITTO DI INTERESSI DEL SOCIO. In base al teso attuale dell’art. 2373 il socio è

infatti libero di votare o di astenersi, ma se vota la delibera approvata con il suo voto è impugnabile

qualora possa recare danno alla società.

Affinché la delibera adottata col voto del socio in conflitto di interessi sia annullabile è richiesto:

 PROVA DI RESISTENZA. Che il suo voto sia stato determinante.

 DANNO POTENZIALE. Che la delibera possa danneggiare la società. In particolare, se

non ricorre questa condizione la delibera resta inattaccabile, anche se il voto è stato

determinante.

Due ipotesi tipiche sono previste dall’art. 2373 comma 2: 85

DIRITTO COMMERCIALE

vieta ai soci amministratori di votare nelle deliberazioni riguardanti la loro responsabilità.

Vieta, nel sistema dualistico, ai soci componenti del consiglio di gestione di votare nelle delibere

riguardanti la nomina, la revoca o responsabilità dei consiglieri di sorveglianza.

Si può verificare che una deliberazione sia adottata dalla maggioranza per danneggiare non la

società, bensì i soci di minoranza. Ad esempio, si delibera per aumentare il capitale sociale a

pagamento con lo scopo di ridurre la quota di partecipazione di un socio di minoranza che è

impossibilitato a sottoscrivere l’aumento.

In questi casi l’art. 2373 non è invocabile.

PRINCIPIO DI CORRETTEZZA. Dottrina e giurisprudenza, non sono insensibili agli abusi della

maggioranza e desumono dal principio generale di correttezza e buona fede nell’attuazione del

contratto un ulteriore limite alla libertà di voto. La delibera è annullabile quando sia ispirata

dal solo scopo di danneggiare i singoli soci.

Sono rari i casi in cui si è pervenuti all'annullamento di delibere assembleari per abuso del diritto di

voto e infatti è difficile per il socio di minoranza provare che la delibera sia stata presa al solo fine

di ledere la sua posizione. 8. I SINDACATI DI VOTO

I sindacati di voto sono accordi (patti parasociali) con cui alcuni soci si impegnano a concordare

preventivamente il modo in cui votare in assemblea.

TIPOLOGIA. I sindacati di voto possono avere carattere occasionale o permanente.

Si può stabilire che il modo come votare sarà deciso all'unanimità o, più frequentemente, a

maggioranza dei soci sindacati.

FUNZIONE. I sindacati di voto danno un indirizzo unitario all'azione dei soci sindacati:

 Se questi vengono a costituire il gruppo di comando, il patto di sindacato consente di dare

stabilita di indirizzo alla condotta della società.

 Se è stipulato tra i soci di minoranza, consente una migliore difesa dei loro comuni

interessi.

IRRILEVANZA PER LA SOCIETÀ. Un patto parasociale è produttivo di effetti solo fra le partii

e non anche nei confronti della società, ragion per cui il voto dato in assemblea resta valido anche

se espresso in violazione degli accordi di sindacato, ma il socio che ha violato il patto sarà tenuto a

risarcire il danno da lui arrecati agli altri aderenti al patto.

OSS. I sindacati di voto comportano alcuni rischi:

 I sindacati di comando cristallizzano il gruppo di comando, soprattutto se a lungo termine o

a tempo indeterminato e combinato con un sindacato di blocco delle azioni. 86

DIRITTO COMMERCIALE

 Con i sindacati di comando il procedimento assembleare è rispettato solo formalmente,

poiché le decisioni vengono prese al di fuori dell’assemblea.

 Se il sindacato decide a maggioranza, anche il principio di maggioranza riceve un ossequio

solo formale, poiché è, di fatto, la maggioranza del sindacato di voto a controllare la società

anche senza disporre della maggioranza del capitale.

Per evitare che siano alterati i poteri all’interno dell’organizzazione, sono state introdotte alcune

disposizioni:

 Nelle società non quotate i sindacati di voto e gli altri patti stipulati al fine di stabilizzare

gli assetti proprietari o il governo della società, non possono avere durata superiore a 5 anni

(sono rinnovabili alla scadenza) . Possono essere stipulati anche a tempo indeterminato e

in tal caso in contraente deve poter recedere con un preavviso di 180 giorni.

 Nelle società quotate e le società che le controllano si ha una disciplina analoga a quella

delle non quotate che può essere applicata anche ai patti di semplice consultazione, con la

sola differenza che quelli a tempo determinato non possono avere durata superiore a 3 anni.

I patti parasociali sono soggetti ad un particolare regime di pubblicità diverso per:

a) Le società non quotate che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, essi devono

essere comunicati alla società e dichiarati in apertura di assemblea (i patti parasociali) . la

dichiarazione deve essere trascritta nel verbale dell’assemblea che deve essere depositato

presso l’ufficio del registro delle imprese. L’omessa dichiarazione è sanzionata con la

sospensione del diritto di voto delle azioni cui si riferisce il patto e la conseguente

impugnabilità della delibera qualora essa sia adottata con il voto determinante di tali azioni.

b) Nelle società quotate che fanno ricorso al mercagto del capitale di rischio, i sindacati di

voto e gli altri patti parasociali devono essere comunicati alla Consob, pubblicati per estratto

sulla stampa quotidiana e depositati presso il registro delle imprese del luogo in cui la

società ha la sede legale, entro brevi termini fissati per legge.

La violazione di tali obblighi di trasparenza comporterà la nullità dei patti e la sospensione

del diritto di voto relativo alle azioni sindacate. In caso di inosservanza la delibera

assembleare è impugnabile anche da parte della Consob, qualora sia stata adottata col voto

determinante di tali azioni.

c) Nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio nessuna forma di

pubblicità è richiesta per i patti parasociali.

9. LE DELIBERAZIONI ASSEMBLEARI INVALIDE.

L'invalidità delle delibere assembleari può essere determinata dalla violazione di norme che

regolano il procedimento assembleare o da vizi che riguardano il contenuto della delibera.

Anche per le deliberazioni assembleari opera la tradizionale distinzione fra nullità ed annullabilità

prorpia della disciplina dei contratti. 87

DIRITTO COMMERCIALE

IL SISTEMA PREVIGENTE. Il Codice del 1942 presentava la nullità come sanzione eccezionale

prevista solo per le delibere aventi oggetto impossibile o illecito. Per contro, i vizi di procedimento

davano vita soltanto all'annullabilità della delibera. Decorso il termine di tre mesi concesso per

l'impugnativa, la delibera non era più contestabile.

Si introdusse accanto alle delibere nulle ed annullabili le cd. Delibere inesistenti. Le delibere

inesistenti presentavano vizi di procedimento talmente gravi da precludere la possibilità stessa di

qualificare l'atto come delibera assembleare. In tal caso, si deve parlare di delibera inesistente per

mancanza di requisiti minimi essenziali di una delibera assembleare. La sanzione per un delibera

inesistente determinava una nullità radicale.

La riforma del 2003 introduce una disciplina il cui obiettivo di fondo è quello di porre fine alla

categoria delle delibere inesistenti riconducendo nelle categorie della nullità o dell'annullabilità tutti

i possibili vizi delle delibere assembleari.

DELIBERE ANNULLABILI. L'attuale disciplina stabilisce che sono annullabili tutte le

deliberazioni che non sono prese in conformità della legge o dello statuto.

Possono determinare solo l’annullabilità della delibera:

a) La partecipazione all'assemblea di persone non legittimate, ad esempio azionisti senza voto,

se tale partecipazione sia stata determinante per la costituzione dell'assemblea.

b) L'invalidità dei singoli voti o il loro errato conteggio, ma solo se determinanti per il

raggiungimento della maggioranza.

c) L'incompletezza o l’inesattezza del verbale, ma solo quando impediscono l'accertamento del

contenuto, degli effetti e della validità della delibera.

SOGGETTI LEGITTIMATI. L'impugnativa può essere proposta dai soci assenti, dissenzienti o

astenuti ma non più gli azionisti senza voto, gli amministratori, consiglio di sorveglianza e collegio

sindacale, rappresentante comune degli azionisti di risparmio.

Non sono legittimati all'impugnativa i soci che hanno votato a favore della delibera, né i creditori

sociali. In alcuni casi, l’impugnativa può essere proposta dalla Consob, Banca D’Italia o dall’Ivass.

I soci non legittimati all'impugnativa possono chiedere il risarcimento dei danni dovuti dalla non

conformità della delibera

TERMINE. L’impugnativa o l’azione di risarcimento danni devono essere proposte entro 90 giorni

dalla data di deliberazione o dall’iscrizione nel registro delle imprese.

IL PROCEDIMENTO. L'azione di annullamento è proposta davanti al tribunale del luogo dove la

società ha la sede.

La proposizione dell’azione non sospende di per sé l’esecuzione della delibera.

EFFETTI. L'annullamento ha effetto per tutti i soci ed obbliga gli amministratori a prendere i

provvedimenti conseguenti sotto la propria responsabilità. Restano salvi i diritti acquistati in buona

fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della delibera. 88

DIRITTO COMMERCIALE

SOSTITUZIONE DELLA DELIBERA. L’annullamento non può aver luogo se la delibera è

sostituita con altra presa in conformità della legge o dell’atto costitutivo.

10. LE DELIBERE NULLE.

I casi di nullità delle delibere sono stati accresciuti rispetto alla disciplina previgente.

CAUSE DI NULLITÀ. La delibera è nulla solo nei tre casi indicati dall'art. 2379:

 Illiceità o impossibilità dell'oggetto, vale a dire contrario a norme imperative, all’ordine

pubblico o al buon costume. Ad esempio, si delibera per sopprimere il collegio sindacale.

 Oppure quando la delibera ha oggetto lecito ma contenuto illecito, ad esempio, l’assemblea

approva un bilancio falso. In tal caso l’oggetto della delibera (approvazione del bilancio) è

lecito ma il suo contenuto (bilancio falso) è invece illecito.

È altresì nulla in base all’attuale disciplina:

A) Mancata convocazione dell’assemblea. Non si considera mancante nel caso di irregolarità

dell’avviso, se i soggetti incaricati pubblicheranno data e luogo esatto dell’assemblea.

B) Mancanza del verbale. Si precisa che:

1) Il verbale non si considera mancante se contiene la data della deliberazione ed il suo oggetto

ed è sottoscritto dal presidente dell’assemblea o dal presidente del cda.

2) La nullità per mancanza del verbale è sanata mediante verbalizzazione eseguita prima

dell’assemblea successiva.

EFFETTI. La nullità delle delibere assembleari può essere fatta valere da chiunque vi abbia

interesse entro 3 anni che decorre dalla sua iscrizione o deposito nel registro delle imprese.

La nullità non può essere dichiarata se la delibera è sostituita con altra presa in conformità della

legge.

CASI SPECIALI. Per delibere di particolare rilievo, come aumento o riduzione reale del capitale,

emissione di obbligazioni, per tali delibere l’azione di nullità è soggetta a termine di decadenza di

180 giorni.

L’invalidità della delibera di approvazione del bilancio,m non più impugnabile dopo l’approvazione

del bilancio successivo e della delibera di trasformazione. 89

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 17

AMMINISTRAZIONE. CONTROLLI

1. I SISTEMI DI AMMINISTRAZIONE E CONTROLLO

La riforma del 2003 ha previsto tre sistemi di amministrazione e di controllo.

SISTEMA TRADIZIONALE. a) Il sistema tradizionale, basato sulla presenza

di due organi di nomina assembleare, cioè l'organo amministrativo

(amministratore unico e consiglio di amministrazione) e il collegio sindacale.

Il controllo contabile è affidato per legge ad un organo di controllo esterno alla

società, cioè al revisore contabile o società di revisione.

SISTEMA DUALISTICO. Il sistema dualistico, che prevede la presenza di un

consiglio di sorveglianza di nomina assembleare, e di un consiglio di

gestione nominato dal consiglio di sorveglianza.

SISTEMA MONISTICO. Il sistema monistico, nel quale l'amministrazione e il

controllo sono esercitati rispettivamente dal consiglio di amministrazione,

nominato dall'assemblea, e da un comitato per il controllo sulla gestione

costituito al suo interno, e si suoi dipendenti devono essere dotati di

indipendenza e professionalità.

Anche a questi due tipi è previsto il controllo contabile esterno.

Il sistema tradizionale di amministrazione e controllo trova tuttora applicazione

in mancanza di diversa previsione statutaria. Il sistema dualistico o quello

monostico devono invece essere espressamente adottati in sede di costituzione

della società o con successiva modifica statutaria.

A. GLI AMMINISTRATORI.

2. STRUTTURA E FUNZIONI DELL’ORGANO AMMINISTRATIVO.

STRUTTURA. Nel sistema tradizionale, la società per azioni non quotata può

avere sia un amministratore unico oppure a più amministratori che formano

il consiglio di amministrazione.

Alle società quotate è invece imposta l'amministrazione pluripersonale, allo

scopo di poter nominare almeno un amministratore da parte dei soci di

minoranza e di almeno un amministratore indipendente.

Il consiglio di amministrazione può essere articolato al suo interno con la

creazione di uno o più organi delegati, che danno luogo alle figure del

comitato esecutivo e degli amministratori delegati. 90

DIRITTO COMMERCIALE

FUNZIONI. A gli amministratori è affidata in via esclusiva la gestione

dell'impresa e ad essi spetta compiere tutte le operazioni necessarie per

l’attuazione dell’oggetto sociale, art. 2380 bis.

A questi sono riconosciute numerose funzioni

POTERE GESTORIO. a) Gli amministratori deliberano su tutti gli argomenti

attinenti (che si riferiscono) alla gestione della società che non siano riservati

dalla legge all'assemblea.

POTERE DI RAPPRESENTANZA. b) Gli amministratori hanno la

rappresentanza generale della società, art. 2364 n. 5.

Essi hanno cioè il potere di manifestare all'esterno al volontà sociale

compiendo singoli atti giuridici in cui si concretizza l’attività sociale.

ALTRE FUNZIONI. c) Gli amministratori danno impulso all'attività

dell'assemblea, cioè la convocano e ne fissano l'ordine del giorno. Danno altresì

attuazione alle delibere dell’assemblea stessa e possono impugnare quelle che

violano la legge o l’atto costitutivo.

d) Gli amministratori devono curare la tenuta dei libri e delle scritture contabili

della società e redigere annualmente il progetto bilancio da sottoporre

all'approvazione dell'assemblea.

e) Gli amministratori devono prevenire il compimento di atti pregiudizievoli per

la società.

Queste funzioni vengono esercitate in posizione di formale autonomia

rispetto all'assemblea, e all’adempimento dei loro doveri essi sono responsabili

civilmente e penalmente.

3. NOMINA. CESSAZIONE DALLA CARICA.

NOMINA. COMPETENZA. I primi amministratori sono nominati nell'atto

costitutivo. Successivamente la loro nomina compete all'assemblea ordinaria,

art. 2383 comma.

Gli amministratori possono essere nominati anche dallo Stato o dagli Enti

Pubblici se la legge o lo statuto lo prevede, se partecipano in una società per

azioni.

SOCIETÀ QUOTATE. Nelle società quotate almeno un amministratore deve

essere espresso dalla minoranza. Inoltre, almeno un componente del consiglio

di amministrazione deve essere un cd. amministratore indipendente.

NUMERO. Il numero degli amministratori è fissato nello statuto, il quale può

anche indicare il numero minimo e massimo e sarà l’assemblea a fissare di

volta in volta il numero.

REQUISITI. Gli amministratori possono essere soci o non soci, art. 2380 bis

cod. civ., e devono rispondere a specifici requisiti di onorabilità, professionalità

e indipendenza, art. 2387. 91

DIRITTO COMMERCIALE

CAUSE DI INELLEGGIBILITà E INCOMPATIBILITà. Non possono essere

amministratori l'interdetto, l'inabilitato, il fallito o chi è stato condannato ad

una pena che comporta l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o

l'incapacità a esercitare uffici direttivi, art. 2382.

DURATA. La nomina degli amministratori non può essere fatta per un

periodo superiore a tre esercizi. Essi sono però rieleggibili, se l’atto

costitutivo non dispone diversamente. Essi scadono alla data dell’assemblea

convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio che

stanno in carica.

CESSAZIONE DALL’UFFICIO. Sono cause di cessazione dall'ufficio prima della

scadenza del termine:

a) la revoca da parte dell'assemblea, salvo il diritto degli amministratori al

risarcimento dei danni se non sussiste una giusta causa (Per giusta causa

si ha quando l'amministratore ha tenuto comportamenti contrari alla

legge o allo statuto, e dovrà risarcire alla società i danni eventualmente

provocati) .

b) la rinuncia (dimissioni) da parte degli amministratori.

c) la decadenza dall'ufficio.

d) la morte.

DECORRENZA. Gli amministratori scaduti rimangono in carica con pieni poteri

fino all'accettazione della nomina da parte dei nuovi amministratori,

prorogatio.

Le dimissioni dell'amministratore hanno effetto immediato se rimane in carica

la maggioranza degli amministratori. In caso contrario, le dimissioni hanno

effetto solo dal momento in cui la maggioranza del consiglio si è ricostituita in

seguito all'accettazione dei nuovi amministratori.

SOSTITUZIONE DEGLI AMMINISTRATORI. È dettata una particolare

disciplina per la sostituzione degli amministratori mancanti, art. 2386:

Se rimane in carica più della metà degli amministratori nominati

 dall'assemblea, i superstiti provvedono a sostituire provvisoriamente

quelli venuti meno, vengono nominati per cooptazione, e la delibera

deve essere approvata dal consiglio sindacale.

Se viene a mancare più della metà degli amministratori nominati

 dall'assemblea, i superstiti devono convocare l'assemblea per sostituire

i mancanti che così nominati scadono con quelli in carica all’atto della

nomina.

Se vengono a cessare tutti gli amministratori oppure

 l’amministratore unico, il collegio sindacale deve convocare con

urgenza l'assemblea per la ricostituzione dell'organo amministrativo. Nel

frattempo, per evitare un totale vuoto di poteri, il collegio sindacale può

compiere gli atti di ordinaria amministrazione. 92

DIRITTO COMMERCIALE

PUBBLICITÀ. La nomina e la cessazione della carica degli amministratori è

soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese.

4. COMPENSO. DIVIETI.

COMPENSO. Gli amministratori hanno diritto ad un compenso per la loro

attività, questo afferma l’art. 2389., che può consistere in una partecipazione

agli utili della società o nell'attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo

predeterminato azioni di futura emissione (i c.d. stock options) .

Modalità e misura del compenso sono determinati dall'atto costitutivo o

dall'assemblea all'atto della nomina.

Per gli amministratori che investono particolari cariche, si pensi

all’amministratore delegato, la remunerazione è stabilita dal consiglio di

amministrazione, sentito il parere del collegio sindacale.

Per assicurare la trasparenza sui compensi, nelle società quotate il consiglio di

amministrazione sottopone una volta all’anno all’assemblea, convocata per

l’approvazione del bilancio, una relazione sulla remunerazione.

DIVIETO DI CONCORRENZA. Gli amministratori di s.p.a. non possono

assumere la qualità di soci a responsabilità illimitata in società concorrenti, né

esercitare un'attività concorrente per conto proprio o altrui, né essere

amministratori o direttori generali in società concorrenti, salva l’autorizzazione

dell’assemblea, art. 2390.

L'inosservanza del divieto espone l'amministratore alla revoca all'ufficio per

giusta causa e al risarcimento degli eventuali danni arrecati alla società.

5. IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE.

La società per azioni può avere sia un amministratore unico, sia più

amministratori.

Quando l’amministrazione è affidata a più persone queste formano il consiglio

di amministrazione, che è retto da un presidente scelto dallo stesso consiglio

scelto fra i suoi membri o dall’assemblea. In tal caso, l'attività è esercitata

collegialmente.

Al consiglio si partecipa anche mediante mezzi di telecomunicazione, si pensi

alle video conferenze.

PRESIDENTE. Il c.d.a. è convocato dal presidente che:

Fissa l'ordine del giorno, coordina i lavori

 e provvede affinché tutti gli amministratori siano adeguatamente

 informati sulle materie iscritte all’ordine del giorno, art. 2381 comma 1.

LE DELIBERE CONSILIARI. Per la validità delle deliberazioni è necessaria la

presenza della maggioranza degli amministratori in carica. Le deliberazioni

93

DIRITTO COMMERCIALE

sono approvate con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei

presenti (voto per teste) . Il voto non può essere dato per rappresentanza, esso

non è delegabile.

INVALIDITÀ DELLE DELIBERE CONSILIARI. Non sono previste cause di

nullità delle delibere, ma esse sono annullabili.

Le deliberazioni che non sono prese in conformità della legge o dello statuto

possono:

essere impugnate dai soci assenti, dissenzienti e dal collegio sindacale

 (ma non dai soci)

entro 90 giorni dalla data di deliberazione.

Quando la delibera consiliare lede direttamente un diritto soggettivo del

socio, questi avrà diritto di agire giudizialmente per far annullare la delibera

entro 90 giorni.

INTERESSI DEGLI AMMINISTRATORI. Una particolare e più rigorosa

disciplina è stata introdotta per il conflitto di interessi degli amministratori, art.

2391. L'amministratore che in una determinata operazione ha un interesse non

necessariamente in conflitto con quello della società:

a) Deve darne notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale

precisandone la natura, i termini, l’origine e la portata.

b) Se si tratta di amministratore delegato, deve astenersi dal compiere

l'operazione investendo della stessa l’organo collegiale competente.

c) In entrambi i casi, il consiglio di amministrazione, deve adeguatamente

motivare le ragioni e la convenienza per la società dell'operazione.

La delibera del c.d.a., qualora possa recare danno alla società (danno

potenziale) , è impugnabile sia quando l'amministratore interessato ha votato e

il suo voto è determinante, sia quando sono stati violati gli obblighi di

trasparenza, astensione e motivazione.

L'impugnazione può essere proposta, entro 90 giorni dalla data di delibera, dal

collegio sindacale e dagli amministratori assenti e dissenzienti.

La società può agire contro l'amministratore per il risarcimento dei danni

derivanti dalla sua azione o omissione.

OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE. Gli organi di amministrazione delle

società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio adottano, secondo i

principi generali indicati dalla Consob, regole che assicurano la trasparenza e la

correttezza delle decisioni su operazioni con parti correlate. Vale a dire

operazioni aventi come controparte uno dei soggetti indicati dalla Consob, cioè

94

DIRITTO COMMERCIALE

socio di controllo, alti dirigenti, società controllate ecc., rispetto alle quali è

maggiore il rischio di decisioni assunte in conflitto d’interessi.

Le regole procedurali predeterminate per la decisione di operazioni con parti

correlate sono pubblicate sul sito internet della società e vanno rese note nella

relazioni sulla gestione. L’organo di controllo vigila sulla loro osservanza e ne

riferisce nella relazione all’assemblea.

6. COMITATO ESECUTIVO. AMMINISTRATORI DELEGATI.

Se l'atto costitutivo o l'assemblea lo consentono, il consiglio di amministrazione

può delegare le proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo ad uno o più

amministratori delegati, art. 2381.

COMITATO ESECUTIVO. Il comitato esecutivo è, al pari del c.d.a., un organo

collegiale. Le sue decisioni sono adottate in riunioni alle quali devono

assistere i sindaci, art. 2405, e le deliberazioni devono risultare da un apposito

libro delle adunanze.

AMMINISTRATORI DELEGATI. Gli amministratori delegati (uno o più) sono

invece organi unipersonali cui di regola è affidata la rappresentanza della

società.

LA DELEGA. LIMITI. I membri del comitato esecutivo e gli amministratori

delegati sono designati dallo stesso c.d.a., che determina inoltre l'ambito della

delega. La delega non può essere data per alcuni argomenti quali:

a) La redazione del bilancio d’esercizio.

b) Aumento del capitale sociale o emissioni di obbligazioni convertibili per

delega e gli adempimenti posti a carico degli amministratori in caso di

riduzione obbligatoria del capitale sociale per perdite.

c) Redazione del progetto di fusione o scissione.

DOVERI DEGLI ORGANI DELEGATI. Gli organi delegati:

a) Curano che l’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della

società sia adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa.

b) Riferiscono periodicamente al consiglio di amministrazione ed al collegio

sindacale sul generale andamento della gestione, nonché sulle operazioni

di maggior rilievo.

DOVERI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE. Gli amministratori sono

tenuti ad agire in modo informato e ciascun amministratore può chiedere

agli organi delegati che in consiglio siano fornite informazioni relative alla

gestione della società.

Inoltre, il consiglio può sempre impartire direttive agli organi delegati e avocare

a sè operazioni rientranti nella delega. L’attuale disciplina specificamente

attribuisce al consiglio di amministrazione il potere – dovere di:

a) Valutare l'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e

contabile della società. 95

DIRITTO COMMERCIALE

b) Esaminare i piani strategici, industriali e finanziari della società.

c) Valutare, sulla base della relazione degli organi delegati, il generale

andamento della gestione.

7. LA RAPPRESENTANZA DELLA SOCIETÀ.

In presenza di un CdA, gli amministratori investiti di un potere di

rappresentanza devono essere indicati nello statuto o nella deliberazione di

nomina, soggetta a pubblicità legale.

Se più hanno il potere di rappresentanza, deve essere specificato se essi hanno

il potere di agire disgiuntamente oppure congiuntamente.

Secondo l’art. 2384, il potere di rappresentanza degli amministratori è

generale e hanno inoltre la rappresentanza processuale della società.

INVALIDITÀ DELLA NOMINA. Intervenuta l’iscrizione nel registro delle

imprese dell’atto di nomina, le cause di nullità e di annullabilità della nomina

degli amministratori che hanno la rappresentanza della società non sono

opponibili ai terzi, salvo che la società provi che i terzi ne erano a conoscenza,

art. 2383 comma 5.

LIMITAZIONI VOLONTARIE DEL POTERE DI RAPPRESENTANZA. La società

inoltre resta vincolata verso i terzi anche se gli amministratori hanno violato

eventuali limiti posti dalla società ai loro poteri di rappresentanza.

Le limitazioni ai poteri degli amministratori che risultano dallo statuto o da una

decisione degli organi competenti, non sono opponibili ai terzi, anche se

pubblicati, salvo che si provi che questi abbiano agito intenzionalmente a

danno della società, art. 2384 comma 2.

(quindi si deve dare la prova dell’esistenza di un accordo fraudolento fra

amministratore e terzo per danneggiare la società)

ATTI ULTRA VIRES. Gli atti ultra vires sono gli atti compiuti dagli

amministratori in nome della società che non rientravano nell’attività di

impresa determinata dallo statuto (violando i limiti statutari) .

LIMITAZIONI LEGALI. Restano invece opponibili ai terzi i limiti legali del

potere di rappresentanza degli amministratori (es. amministratore che stipula

un contratto in conflitto di interessi con la società) . Il contratto sarà annullabile

su richiesta della società, se il conflitto di interessi era conosciuto o

riconoscibile dal terzo.

8. LA RESPONSABILITà DEGLI AMMINISTRATORI VERSO LA SOCIETà.

Gli amministratori sono responsabili civilmente del loro operato in 3 direzioni,

cioè verso la società (art. 2392 – 2393) , verso i creditori sociali (art. 2394) e

verso i singoli soci o terzi (2395) .

Gli amministratori incorrono in responsabilità verso la società e sono tenuti al

risarcimento dei danni dalla stessa subiti quando non adempiono i doveri ad

96

DIRITTO COMMERCIALE

essi imposti dalla legge o dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura

dell'incarico e dalle loro specifiche competenze.

Gli amministratori non sono responsabili per i risultati negativi della gestione

che non siano imputabili a difetto di normale diligenza nella condotta degli

affari sociali o nell'adempimento degli obblighi posti a loro carico.

Se gli amministratori sono più, sono responsabili solidalmente se essendo a

conoscenza di atti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per

impedirne il compimento o attenuare le conseguenze dannose, art. 2392

comma 2.

Perciò, se il comportamento dannoso è direttamente imputabile solo ad alcuni

amministratori, con essi risponderanno in solido anche gli altri se non abbiano

prevenuto l'attività dannosa dei primi.

ESONERO DA RESPONSABILITÀ. La responsabilità degli atti e delle omissioni

degli amministratori non si è estende a quello che tra essi sia immune da colpe

purché:

a) Abbia fatto notare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e

delle deliberazioni del c.d.a.

b) Del suo dissenso dia immediata notizia per iscritto al presidente del

collegio sindacale.

ESERCIZIO DELL’AZIONE. L'esercizio dell'azione di responsabilità contro gli

amministratori deve essere deliberato dall'assemblea ordinaria oppure dal

collegio sindacale a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

L’esercizio dell’azione deve essere:

esercitata entro cinque anni dalla cessazione dell’amministratore dalla

 carica.

Comporta la cessazione degli amministratori se la delibera è approvata

 con voto favorevole da più di 1/5 del capitale sociale.

Può essere espressa in sede di discussione del bilancio, anche se non è

 iscritta nell’ordine del giorno, ma che si tratti di fatti di competenza

dell’esercizio cui si riferisce il bilancio, art. 2393 comma 2.

Compete al curatore fallimentare, al commissario liquidatore o al

 commissario straordinario se la società è dichiarata fallita o assoggettata

a liquidazione coatta amministrativa o amministrazione straordinaria.

RINUNZIA E TRANSAZIONE. Si può rinunziare all’esercizio dell’azione di

responsabilità basta che il quinto del capitale sociale e 1/20 nelle società che

fano ricorso al mercato del capitale di rischio, non sia contrario.

AZIONE DELLA MINORANZA. L'azione sociale di responsabilità è nelle mani

del gruppo di comando che ha nominato gli amministratori e perciò deciderà di

97

DIRITTO COMMERCIALE

agire in giudizio contro gli stessi solo quando venga a mancare il rapporto

fiduciario.

Con la riforma del 1998, introdotta per le società con azioni quotate e

successivamente anche a tutte le s.p.a. , l'azione sociale di responsabilità può

essere promossa anche dagli azionisti di minoranza che rappresentino almeno

il 20% del capitale sociale o diversa misura prevista nello statuto. Nelle società

che fanno ricordo al mercato del capitale di rischio è sufficiente che l’azione sia

promossa dai soci che rappresentano 1/40 del capitale sociale.

9. LA RESPONSABILITà VERSO I CREDITORI SOCIALI.

PRESUPPOSTI. Oltre che nei confronti della società, gli amministratori sono

responsabili anche verso i creditori sociali, art. 2394. Infatti:

a) Gli amministratori sono responsabili verso i creditori sociali solo per

l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione

dell'integrità del patrimonio sociale.

b) L'azione può essere proposta dai creditori solo quando il patrimonio sociale

risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti.

LEGITTIMAZIONE. In caso di fallimento della società, l’azione può essere

proposta esclusivamente dal curatore.

AZIONE DIRETTA. L’azione dei creditori sociali, esercitata fuori del fallimento,

è azione diretta ed autonoma e il risarcimento danni da parte degli

amministratori verrà corrisposto direttamente ai creditori fino alla concorrenza

del loro credito.

RAPPORTI CON L’AZIONE SOCIALE. Il danno subito dai creditori è un effetto

riflesso (quindi è lo stesso) del danno che gli amministratori hanno arrecato al

patrimonio sociale rendendolo insufficiente a soddisfare i primi. Ne consegue

che se l'azione risarcitoria è già stata esperita dalla società e il relativo

patrimonio è stato reintegrato, i creditori non potranno più esercitare l'azione

di loro spettanza, dato che gli amministratori sono tenuti a risarcire una sola

volta il danno.

10. LA RESPONSABILITà VERSO I SINGOLI SOCI O TERZI.

Secondo l’art. 2395, anche il singolo socio o il terzo che sono stati

direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli amministratori,

posso esperire l'azione di responsabilità verso questi.

Per poter richiedere il risarcimento dei danni devono ricorrere due presupposti:

a) Il compimento da parte degli amministratori di un atto illecito

nell'esercizio del loro ufficio.

b) La produzione di un danno diretto (e non riflesso) al patrimonio del

singolo socio o del singolo terzo. 98

DIRITTO COMMERCIALE

IL DANNO DIRETTO. Si pensi a un bilancio falso che inducono i soci ad un

aumento del capitale sociale a prezzo eccessivo.

L'azione può essere esercitata entro 5 anni dal compimento dell'atto che ha

pregiudicato il socio o il terzo.

11. I DIRETTORI GENERALI.

LA FIGURA. I direttori generali sono dirigenti che svolgono attività di alta

gestione dell'impresa sociale. Sono al vertice della gerarchia dei lavoratori

subordinati dell'impresa ed operano in rapporto diretto con gli amministratori,

dando attuazione alle direttive generali dagli stessi impartite.

RESPONSABILITà. Essi sono perciò investiti di ampi poteri decisionali, e di

conseguenza sono parificati agli amministratori sotto il profilo delle

responsabilità penali.

B. IL COLLEGIO SINDACALE.

12. PREMESSA.

Il collegio sindacale è l'organi di controllo interno delle società per azioni, con

funzioni di vigilanza sull'amministrazione della società.

La disciplina del collegio sindacale ha subito profonde modifiche dal 1942 ad

oggi volte a migliorare la professionalità e l’efficienza.

L’EVOLUZIONE LEGISLATIVA. La riforma del 1974 ha introdotto per le società

quotate anche un controllo contabile esterno da parte di una società di

revisione, dando però vita ad una sovrapposizione di funzioni col collegio

sindacale che si è rivelata scarsamente funzionale.

Con la riforma del 2003 il controllo contabile è stato sottratto al collegio

sindacale ed è stato attribuito ad un revisore contabile o ad una società di

revisione.

13. COMPOSIZIONE. NOMINA. CESSAZIONE.

COMPOSIZIONE. Secondo l’art. 2397, il collegio sindacale delle società

per azioni non quotate si compone di tre o cinque membri effettivi

(struttura semirigida, ostacolo soprattutto nelle grandi società) , soci o non

soci. Devono inoltre essere nominati due membri supplenti.

SOCIETà QUOTATE. Dal 1998 l'ostacolo è stato rimosso per le società quotate,

cioè l'atto costitutivo può oggi determinare liberamente il numero dei sindaci,

adeguandolo il numero alla complessità dell'impresa sociale. L’unico vincolo è

che devono essere minimo 3 sindaci effettivi e 2 supplenti.

Almeno un membro effettivo ed un supplente devono essere scelti tra i revisori

legali iscritti nell'apposito registro.

NOMINA. 99

DIRITTO COMMERCIALE

I primi sindaci sono nominati nell'atto costitutivo.

 Successivamente dall'assemblea ordinaria.

 I sindaci possono essere nominati anche dallo Stato o da enti pubblici che

 hanno partecipazioni nella società.

Quindi i sindaci sono di regola nominati dallo stesso organo che nomina gli

amministratori, cioè questo è un ulteriore motivo di scarsa funzionalità del

collegio sindacale, dato che controllanti e controllati sono espressione dello

stesso gruppo di comando.

La situazione per le sole società quotate è mutata dal 1998: l'atto costitutivo di

tali società deve prevedere che almeno un membro effettivo sia eletto

dalla minoranza.

REQUISITI DI PROFESSIONALITà. Nelle società per azioni non quotate,

esistono dal 2003 requisiti di professionalità, cioè almeno un sindaco deve

essere scelto fra gli iscritti nel registro dei revisori legali. Gli altri

sindaci, se non iscritti in tale registro, devono essere scelti tra gli albi

professionali del Ministero della Giustizia o fra i professori universitari in ruolo

in materie economiche – giuridiche.

SOCIETà QUOTATE. Per le società quotate prevede la nomina di sindaci non

iscritti nel registro dei revisori legali.

REGISTRO DEI REVISORI. Possono iscriversi persone fisiche in possesso di

specifici requisiti di professionalità ed onorabilità, che abbiano superato un

apposito esame di ammissione, nonché società che rispondono a determinati

requisiti.

CAUSE DI INELLEGIBILITÀ. In base all'attuale disciplina non possono essere

nominati sindaci

a) Il coniuge, i parenti e gli affini entro il 4 grado degli amministratori che fanno

parte dello stesso gruppo.

b) Gli interdetti, gli inabilitati e coloro che sono dichiarati falliti, cioè valgono le

stesse cause di incompatibilità degli amministratori.

c) Coloro che sono legati alla società da un rapporto di lavoro o di

consulenza, e da altri rapporti di natura patrimoniale che ne

compromettano l'indipendenza.

COMMPENSO. La retribuzione annuale dei sindaci, cioè il compenso, se non è

specificato nello statuto, deve essere determinata dall'assemblea

all'atto della nomina ed è invariabile per l'intero periodo di durata del

loro ufficio.

DURATA. REVOCA. I sindaci restano in carica per tre esercizi e sono

rieleggibili. L'assemblea può revocarli solo se esiste una giusta causa. la

delibera di revoca deve essere approvata dal tribunale al fine di verificare se

ricorre giusta causa. 100

DIRITTO COMMERCIALE

SOSTITUZIONE. In caso di morte, di rinuncia o di decadenza di un sindaco,

subentrano automaticamente i supplenti in ordine di età e devono essere

iscritti nel registro dei revisori, e restano in carica fino alla successiva

assemblea che provvede alla nomina dei sindaci effettivi e dei supplenti

necessari per l'integrazione del collegio.

14. IL CONTROLLO SULL’AMMINISTRAZIONE.

Il collegio sindacale vigila:

Vigila sull'osservanza della legge e dello statuto da parte degli

 amministratori.

Sul rispetto dei principi di corretta amministrazione.

 Sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile

 adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento

REVISIONE LEGALE. Tuttavia, lo statuto può prevedere che la revisione

legali dei conti sia esercitata dal collegio sindacale. Questa opzione non

è prevista per le società che sono tenute a redigere il bilancio consolidato, per

le società che controllano, o sono controllate, con un ente di interesse pubblico.

DOVERI. La vigilanza del collegio sindacale può estendersi in ogni direzione. È

il potere – dovere dei sindaci di intervenire alle riunioni dell'assemblea, del CdA

e del comitato esecutivo, nonché di impugnare le relative delibere.

INFORMAZIONI. Gli amministratori hanno numerosi obblighi di comunicazione

nei confronti del collegio sindacale: devono riferire tempestivamente agli stessi

sull'attività svolta, sulle operazioni compiute di maggior rilievo economico, su

quelle a rischio di conflitto di interessi.

Il collegio sindacale può scambiare informazioni con soggetti incaricati del

controllo contabile e deve comunicare alla Consob le irregolarità riscontrate

nell’attività di vigilanza.

POTERI. I sindaci hanno il potere-dovere di procedere in qualsiasi momento ad

atti di ispezione-controllo, nonché di chiedere agli amministratori notizie

sull'andamento delle operazioni sociali o su determinati affari, art. 2403 bis.

Il collegio sindacale può convocare l'assemblea qualora ravvisi fatti

censurabili di rilevante gravità e vi sia urgente necessità di

provvedere, art. 2406 comma 2. L'organo amministrativo può rifiutare agli

ausiliari e dipendenti dei sindaci l'accesso ad informazioni riservate.

15. IL FUNZIONAMENTO DEL COLLEGIO SINDACALE.

PRESIDENTE. Il presidente del collegio sindacale è nominato dall'assemblea.

Nelle società quotate l'atto costitutivo fissa i criteri di nomina dello stesso.

RIUNIONI. DELIBERAZIONI. Il collegio sindacale si riunisce almeno ogni 90

giorni, e le riunioni se lo statuto lo prevede possono essere anche telematiche.

È regolarmente costituito con la presenza della maggioranza dei sindaci e

delibera a maggioranza assoluta dei presenti. Deve essere redatto un verbale

delle riunioni.

Il sindaco che, senza giustificato motivo, non partecipa durante un esercizio

sociale a due riunioni del collegio decade dall'ufficio. I sindaci devono assistere

101

DIRITTO COMMERCIALE

alle adunanze del consiglio di amministrazione, alle assemblee e alle riunioni

del comitato esecutivo.

I sindaci, che non assistono senza giustificato motivo alle assemblee o, durante

un esercizio sociale, a due adunanze consecutive del consiglio

d'amministrazione o del comitato esecutivo, decadono dall'ufficio.

I sindaci possono avvalersi di dipendenti e di ausiliari per lo svolgimento di

specifiche operazioni di ispezione e di controllo, art. 2408 cod. civ.

DENUNZIA DEI SOCI. Ogni socio può denunciare al collegio sindacale fatti che

ritiene censurabili. Il collegio sindacale è obbligato solo a tenerne conto della

denunzia nella relazione dell'assemblea.

Quando una denuncia proviene da tanti soci che rappresentano il 5% del

capitale sociale o 2% nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di

rischio, il collegio sindacale deve indagare senza ritardo e presentare

le sue conclusioni proposte all’assemblea.

16. LA RESPONSABILITÀ DEI SINDACI.

CRITERIO DI DILIGENZA. Come gli amministratori, i sindaci devono

adempiere i loro doveri con professionalità e diligenza per lo svolgimento

dell'incarico. Essi sono responsabili, anche penalmente, delle verità delle loro

attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e documenti di cui hanno

conoscenza per ragione del loro ufficio (incarico) .

RESPONSABILITÀ ESCLUSIVA. L’obbligo di risarcimento dei danni grava

esclusivamente sui sindaci, qualora il danno sia imputabile solamente al

mancato adempimento dei loro doveri. Si pensi, che hanno violato il segreto

d’ufficio.

RESPONSABILITÀ CONCORRENTE. I sindaci perciò sono responsabili in

solido con gli amministratori per i fatti o le omissioni di questi ultimi,

qualora i sindaci avrebbero potuto impedire, vigilando in conformità degli

obblighi della loro carica, art. 2407 comma 2.

L’azione di responsabilità contro i sindaci è uguale a quella fatta dalla società

verso gli amministratori.

C. LA REVISIONE LEGALE DEI CONTI.

17. IL SISTEMA.

La riforma del 2003 ha completato il processo di separazione del controllo

sull'amministrazione dal controllo contabile, che erano originariamente affidati

al collegio sindacale.

La legge del 1974 ha previsto l'affidamento del controllo contabile ad un

revisore esterno per tutte le società quotate ed è estesa con la riforma del

2003 a tutte le società per azioni. 102

DIRITTO COMMERCIALE

L’intera materia è stata oggi riformata con il d.lgs. 2010 n. 39, che ha raccolto

in un unico testo le principali disposizioni di legge in tema di revisione legale

dei conti.

ENTI DI INTERESSE PUBBLICO. Permane tuttavia un corpo di regole speciali

per la revisione legale esercitata sulle società qualificate come ente di

interesse pubblico. Sono enti di interesse pubblico le società che emettono

azioni o altri strumenti finanziari quotati o diffusi tra il pubblico, nonché alcune

società regolate da leggi speciali.

18. CONFERIMENTO E CESSAZIONE DELL’INCARICO.

CONFERIMENTO INCARICO. La revisione legale è esercitata da un revisore

legale o da una società di revisione iscritti nel registro dei revisori legali dei

conti, oppure se lo statuto lo prevede, dal collegio sindacale.

NOMINA. Il revisore esterno è nominato per la prima volta nell’atto costitutivo.

Successivamente l'incarico è conferito dall'assemblea, che determina il

corrispettivo spettante al revisore o alla società di revisione.

INDIPENDENZA DEL REVISORE. Il revisore legale o la società di revisione

devono essere soggetti indipendenti dalla società controllata, art. 10 d.lgs.

39/2010.

Tra la società soggetta a revisione ed il revisore non devono sussistere relazioni

finanziarie, d’affari, di lavoro o di altro genere. Qualora le stesse si verificano

deve adottare misure volte a ridurne il rischio. Ma nei casi più gravi, qualora i

rischi siano tali da compromettere l’indipendenza non deve più

effettuare la revisione legale.

DURATA. L’incarico di revisione contabile ha una durata di tre esercizi ed è

rinnovabile senza limiti.

REVOCA. L'incarico può essere revocato dall'assemblea solo per giusta causa,

sentendo il parere del collegio sindacale. La deliberazione di revoca non deve

essere più approvata con decreto del tribunale, ma la società sottoposta a

revisione deve informare tempestivamente l’autorità di vigilanza (Ministero

dell’Economia o Consob) spiegandone le ragioni.

19. SEGUE. LA REVISIONE LEGALE DEGLI ENTI DI INTERESSE

PUBBLICO.

La revisione legale degli enti di interesse pubblico è soggetta a regole speciali,

a tutela dell’interesse generale alla correttezza delle informazioni finanziarie

diffuse dagli stessi.

Oggi tale attività non è più riservata alle società di revisione iscritte in un albo

speciale (in passato tenuto dalla Consob) . Resto fermo il potere di vigilanza

della Consob sull’organizzazione e sull’attività dei soggetti incaricati della

revisione di un ente di interesse pubblico, al fine di controllare l’indipendenza e

l’idoneità tecnica. 103

DIRITTO COMMERCIALE

DURATA. L’attuale disciplina stabilisce il principio della rotazione periodica del

revisore, e cioè che l’incarico di revisione legale degli enti di interesse pubblico

Dura nove esercizi quando è conferito a società di revisione.

 Sette esercizi per i revisori legali persona fisica.

INDIPENDENZA. È rimesso alla Consob stabilire con regolamento le situazioni

che possono compromettere l’indipendenza del revisore e le misure da

adottare per rimuoverle.

Per evitare eccessiva familiarità fra controllanti e controllati, non può essere

responsabile della revisione chi ha ricoperto da meno di due anni cariche sociali

o funzioni dirigenziali nella società revisionata. La violazione di tali divieti

comporta una punizione con sanzione amministrativa pecuniaria e da altre

sanzioni, come nei casi più gravi cancellazione nel registro dei revisori.

20. FUNZIONI E RESPONSABILITà DEL REVISORE DEI CONTI.

ATTIVITà DI REVISIONE. Il revisore legale dei conti deve infatti verificare nel

corso dell’intero esercizio la regolare tenuta della contabilità sociale e la

corretta rilevazione nelle scritture contabili dei fatti di gestione. Deve inoltre

verificare che il bilancio d’esercizio e il bilanico consolidato rappresentino in

modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziarie e il risultato

economico dell’esercizio.

GIUDIZIO SUL BILANCIO. L’attività di revisione è volta ad esprimere un

giudizio sul bilanico, che può essere:

Senza rilievi se il bilancio è conforme alle norme.

 Giudizio con rilievi

 Giudizio negativo

 dichiarazione di impossibilità di esprimere il giudizio.

Il revisore in caso di giudizio negativo, di dichiarazione di impossibilità di

esprimere un giudizio sul bilancio o di significativi dubbi sulla continuità

aziendale di una società quotata o con strumenti finanziari diffusi fra il

pubblico, informa immediatamente la Consob.

POTERI DEL REVISORE. Il soggetto incaricato del controllo contabile ha

diritto di ottenere documenti e notizie utili per la revisione e può procedere

autonomamente ad accertamenti, ispezioni e controlli.

La società di revisione deve informare la Consob dei fatti che ritiene

censurabili.

Il revisore o la società di revisione devono conservare i documenti e le carte di

lavoro relativi agli incarichi di revisione legale svolti per dieci anni.

RESPONSABILITÀ. Il soggetto incaricato del controllo contabile deve

adempiere ai propri doveri con diligenza e professionalità e devono conservare

il segreto su fatti e documenti di cui ha conoscenza. Essi sono responsabili nei

confronti della società, soci o terzi per i danni derivanti dall'inadempimento dei

loro doveri.

D. I SISTEMI ALTERNATIVI.

21. IL SISTEMA DUALISTICO. 104

DIRITTO COMMERCIALE

Oltre al sistema tradizionale di amministrazione e controllo, esistono due

sistemi alternativi introdotti dalla riforma del 2003. Sono sistemi che trovano

applicazione solo se espressamente adottati in sede di costituzione della

società o con modifica dello statuto.

Il sistema dualistico, di ispirazione tedesca, prevede la presenza di un

consiglio di gestione e di un consiglio di sorveglianza. Il controllo

contabile è affidato ad un revisore contabile o ad una società di revisione.

ELEMENTI CARATTERIZZANTI. Il consiglio di gestione svolge le funzioni

proprie del consiglio di amministrazione nel sistema tradizionale.

Per quanto riguarda il consiglio di sorveglianza invece, gli sono attribuite sia le

funzioni di controllo proprie del collegio sindacale, sia le funzioni di indirizzo

della gestione che nel sistema tradizionale sono proprie dell'assemblea dei

soci, come la nomina e revoca dei componenti del consiglio di gestione e

l’approvazione del bilancio d’esercizio. In più è riservata ad essi, l’approvazione

delle operazioni strategiche e dei piani industriali e finanziari.

L’assemblea ha competenze piuttosto ridotte:

Nomina e revoca i componenti del consiglio di sorveglianza e ne

 determina il compenso.

Nomina il revisore.

 Decide sulla distribuzione degli utili. Perde la competenza

 sull’approvazione del bilanico in quanto è approvato dal consiglio di

sorveglianza. Perde la revoca e nomina degli amministratori.

I componenti del consiglio di sorveglianza possono essere soci o non soci. Il suo

numero è fissato dallo statuto, ma deve essere di almeno 3 persone, art- 2409

duodecies.

I primi componenti sono nominati nell'atto costitutivo, successivamente

dall'assemblea ordinaria.

Nelle società quotate almeno un componente è eletto dalla minoranza.

REQUISITI DI ELEGGIBILITÀ. Almeno un componente del consiglio di

sorveglianza deve essere scelto tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili.

Inoltre lo statuto può decidere che gli altri abbiano requisiti di professionalità,

onorabilità ed indipendenza.

Vi sono requisiti di eleggibilità e non possono essere eletti i componenti del

consiglio di gestione né coloro che sono legati dalla società da un rapporto

che ne comprometta l'indipendenza.

I componenti del consiglio di sorveglianza restano in carica per tre esercizi e

sono rieleggibili.

Essi sono revocabili dall'assemblea anche senza giusta causa.

COMPETENZE E POTERI. Le competenze del consiglio di sorveglianza sono le

stesse del collegio sindacale nel sistema tradizionale, in particolare riferisce per

iscritto almeno una volta all'anno all'assemblea sull'attività di vigilanza svolta,

sulle omissioni e sui fatti censurabili rilevati ed è destinatario delle denunzie

dei soci.

Il consiglio di sorveglianza ha inoltre poteri e diritti di informazione simili al

collegio sindacale nei confronti del consiglio di gestione e del soggetto che

esercita la revisione dei conti.

Spettano inoltre al consiglio di sorveglianza parte delle funzioni dell'assemblea

ordinaria: 105

DIRITTO COMMERCIALE

a) Nomina e revoca i componenti del consiglio di gestione e ne determina il

compenso.

b) Approva il bilancio d'esercizio e, se è redatto, il bilancio consolidato.

c) Inoltre, se è previsto dallo statuto, delibera in ordine alle operazioni

strategiche e ai piani finanziari e industriali della società.

REGOLE DI FUNZIONAMENTO. Il presidente del consiglio di sorveglianza è

eletto dall’assemblea.

RESPONSABILITÀ. I componenti del consiglio di sorveglianza devono

adempiere i loro doveri con diligenza richiesta dalla natura dell’incarico. Essi

sono solidalmente responsabili con i componenti del consiglio di gestione per i

fatti e le omissioni di questi quando il danno non si sarebbe prodotto se

avessero vigilato in conformità dei doveri della loro carica.

CONSIGLIO DI GESTIONE. Le funzioni del consiglio di gestione coincidono con

quelle del consiglio di amministrazione del sistema tradizionale e del quale si

applicano tutte le norme per quest’ultimo dettate.

Il consiglio di gestione è costituito da almeno due componenti.

I primi componenti sono nominati nell'atto costitutivo e successivamente dal

consiglio di sorveglianza.

I componenti del consiglio di gestione non possono essere nominati consiglieri

di sorveglianza.

Se nel corso dell'esercizio vengono a mancare uno o più componenti del

consiglio di gestione, il consiglio di sorveglianza provvede senza indugio alla

loro sostituzione.

AZIONE DI RESPONSABILITÀ. l’azione sociale di responsabilità contro i

consiglieri di gestione è esercitata dal consiglio di sorveglianza. La relativa

delibera è assunta a maggioranza dei componenti e comporta la revoca di

ufficio dei consiglieri di gestione se è raggiunta la maggioranza dei due terzi

dei componenti. In tal caso il consiglio di sorveglianza provvede alla

sostituzione. Lo stesso consiglio di sorveglianza può anche rinunciare all’azione

di responsabilità se non si opponga la percentuale dei soci prevista dalla

corrispondente disciplina.

22. IL SISTEMA MONISTICO.

ELEMENTI CARATTERIZZANTI. Il sistema monistico, di ispirazione

anglosassone, si caratterizza per la soppressione del collegio sindacale.

L'amministrazione e il controllo sono infatti esercitati dal consiglio di

amministrazione e da un comitato per il controllo sulla gestione che

svolge le funzioni proprie del collegio sindacale.

Anche ad esso il controllo contabile è affidato ad un revisore contabile o ad una

società di revisione.

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE. Al consiglio di amministrazione si

applicano le disposizioni dettate per gli amministratori nel sistema tradizionale.

Si richiede però che almeno un terzo dei componenti sia in possesso dei

106

DIRITTO COMMERCIALE

requisiti di indipendenza stabiliti per i sindaci e, se lo statuto lo prevede, di

quelli previsti da codici di comportamento.

COMITATO PER IL CONTROLLO SULLA GESTIONE. è costituito da

consiglieri:

Che siano in possesso dei requisiti di indipendenza, nonché dei requisiti

 di onorabilità e professionalità eventualmente stabiliti dallo statuto.

Almeno uno dei componenti deve essere iscritto nel registro dei revisori.

 Che essi non siano membri del comitato esecutivo e che non svolgano

 quindi funzioni gestorie nemmeno in società controllanti o controllate.

Un consigliere eletto dalla minoranza se la società è quotata.

Il consiglio di amministrazione decide il numero e li sostituisce se vengono a

mancare.

FUNZIONI. Il comitato svolge le funzioni coincidenti a quelle del collegio

sindacale. Le differenze sono che non possono decadere se hanno assenze

ripetute e ingiustificate.

Vale a dire vigila sull'adeguatezza della struttura organizzativa della società,

del sistema di controllo interno e del sistema amministrativo e contabile,

nonché della sua idoneità a rappresentare adeguatamente i fatti di gestione.

Il comitato per il controllo sulla gestione, in quanto organo di controllo interno,

è destinatario delle denunzie dei soci di fatti censurabili e può a sua volta

presentare denuncia al tribunale ove riscontri gravi irregolarità di gestione

potenzialmente dannose.

REGOLE DI FUNZIONAMENTO. Il comitato elegge al suo interno il presidente.

deve riunirsi almeno ogni novanta giorni, è regolarmente costituito con la

presenza della maggioranza dei componenti e delibera a maggioranza assoluta

dei presenti.

È evidente che il punto debole di questo sistema consiste nel fatto che i

controllori sono direttamente nominati dai controllati, siedono insieme a questi

ultimi e votano nel consiglio di amministrazione.

E. I CONTROLLI ESTERNI.

23. IL SISTEMA.

Accanto al controllo interno del collegio sindacale ed al controllo contabile

affidato ad un revisore esterno (revisore o società di revisione) , l'ordinamento

prevede un articolato sistema di controlli esterni sulle s.p.a.

I controlli esterni sono di due tipi.

IL CONTROLLO GIUDIZIONARIO. Comune a tutte le s.p.a. è solo il controllo

esterno sulla gestione esercitato dall'autorità giudiziaria in presenza di

situazioni patologiche che ne alterano il corretto funzionamento.

LA CONSOB. Nel contempo, a partire dal 1974 le società con azioni

quotate in borsa e quelle che operano sul mercato mobiliare sono

assoggettate al controllo della Consob, cioè Commissione nazionale per le

società e la borsa. Esso è un organo pubblico con poteri regolamentari e di

107

DIRITTO COMMERCIALE

controllo finalizzati alla tutela degli investitori (e quindi a tutelare chi investe) ,

nonché alla trasparenza del mercato mobiliare e delle società che vi operano.

24. IL CONTROLLO GIUDIZIARIO SULLA GESTIONE.

Il controllo giudiziario sulla gestione delle s.p.a. , art. 2409 cod. civ. , è una

forma di intervento dell'autorità giudiziaria nella vita delle società volta a

ripristinare la legalità dell'amministrazione delle stesse.

La disciplina ha subito significative modifiche. Il tribunale interviene se:

GRAVI IRREGOLARITÀ. Gli amministratori, e non più i sindaci, in violazione

dei loro doveri abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione e che

possono arrecare danno alla società o ad una o più società controllate.

Si pensi, all’irregolare tenuta della contabilità.

L’INIZIATIVA. Le gravi irregolarità possono essere denunciate:

a) Dai soci che rappresentano almeno un decimo del capitale sociale.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio con il

cinque per cento del capitale sociale.

b) Dal collegio sindacale, consiglio di sorveglianza oppure comitato per il

controllo della gestione.

c) Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio dal

pubblico ministero oppure dalla Consob.

Il tribunale non può procedere d’ufficio.

Il procedimento attivato con la denunzia si articola in due fasi.

LA FASE ISTRUTTORIA. Si accerta l’esistenza dell’irregolarità e ad individuare

i provvedimenti per rimuoverle. Il tribunale deve gli amministratori e i sindaci.

Può far eseguire l’ispezione.

Il gruppo di comando può evitare l'ispezione ordinata dal tribunale ed ottenere

dal tribunale stesso la sospensione del procedimento per un periodo

determinato se l'assemblea sostituisce amministratori e sindaci con soggetti

di adeguata professionalità, che si attivano senza indugio per

accertare se le violazioni sussistono e, in caso positivo, per eliminarle,

riferendo al tribunale sugli accertamenti e le attività compiute.

I PROVVEDIMENTI. Il tribunale può disporre gli opportuni provvedimenti

provvisori per evitare che si ripetano le irregolarità. Nei casi più gravi, il

tribunale può revocare gli amministratori ed eventualmente anche i sindaci e

nominare un amministratore giudiziario.

L’AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO. I poteri e la durata in carica

dell'amministratore giudiziario sono determinati dal tribunale. L'amministratore

giudiziario ha il potere di proporre l'azione di responsabilità contro

amministratori e sindaci. 108

DIRITTO COMMERCIALE

Esso ha la rappresentanza anche processuale della società ma compie solo atti

di ordinaria amministrazione.

CHIUSURA DELLA PROCEDURA. Prima della scadenza del suo incarico

l’amministratore giudiziario deve convocare l’assemblea e nominare i nuovi

amministratori e i sindaci.

25. LA CONSOB.

La Consob, Commissione nazionale per le società e la borsa, è un organo

pubblico di vigilanza sul mercato di capitali istituito con la legge 7-6-1974, n.

216.

Attualmente la Consob è una persona giuridica di diritto pubblico e ha

sede a Roma e una sede secondaria a Milano.

26. SEGUE. CONSOB E INFORMAZIONE SOCIETARIA.

FUNZIONI. Svolge un ruolo centrale per assicurare un'adeguata e veritiera

informazione del mercato mobiliare sugli eventi di rilievo che riguardano la vita

della società che fanno appello al pubblico risparmio, in modo da consentire

agli investitori scelte più consapevoli.

INFORMAZIONE CONTINUA. a) Tutte le società emittenti strumenti finanziari

quotati e comunque diffusi tra il pubblico devono tempestivamente informare

il pubblico, secondo le modalità stabilite dalla Consob, di qualsiasi fatto la cui

conoscenza può influire sul prezzo degli strumenti finanziari.

INFORMAZIONE SU RICHIESTA. b) La Consob può inoltre chiedere che siano

resi pubblici notizie e documenti necessari per l'informazione del pubblico.

INFORMAZIONE PERIODICA. La Consob ha inoltre prescritto che siano messi

tempestivamente a disposizione del pubblico i documenti contabili periodici,

cioè il bilanico d’esercizio e la relazione finanziaria semestrale degli

amministratori.

INFORMAZIONI REGOLAMENTATE. Le informazioni su cui è prescritta la

pubblicazione, cd. informazioni regolamentate, devono essere depositate

presso la Consob. 109

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 18

IL BILANCIO

1. IL BILANCIO DI ESERCIZIO.

La società per azioni deve redigere annualmente il bilancio di esercizio.

NOZIONE. Il bilancio d'esercizio è il documento contabile che rappresenta in

modo chiaro veritiero e corretto, la situazione patrimoniale e finanziaria

della società alla fine di ciascun esercizio, nonché il risultato economico

della stessa, cioè gli utili o le perdite conseguite.

Esso è costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla

nota integrativa. Deve essere corredato dalla relazione sulla gestione

degli amministrazione, nonché da relazioni del collegio sindacale e del

revisore contabile.

FUNZIONI. Il bilancio rappresenta per i soci (e in particolare quelli di

minoranza) il solo strumento legale di informazione contabile e permette ai

creditori sociali di comprendere la consistenza del patrimonio della società, sola

garanzia su cui essi possono fare affidamento.

LE CLAUSOLE GENERALI. I principi cardine che dominano la redazione del

bilancio sono la chiarezza e la rappresentazione veritiera e corretta.

Secondo l’art. 2423 comma 2, cod. civ. , il bilanico deve essere redatto con

chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la

situazione patrimoniale finanziaria della società e il risultato

economico dell’esercizio.

È obbligatorio fornire ulteriori informazioni necessarie, se quelle richieste

dalla legge non sono sufficienti.

ALTRI PRINCIPI. PRUDENZA. a)La valutazione delle voci di bilancio deve

essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva di continuazione

dell'attività. E ciò al fine di evitare che dal bilancio risultano utili non

effettivamente realizzati alla chiusura dell’esercizio. E si deve tenere conto

della funzione economica dell’elemento dell’attivo e del passivo

considerato, al fine del principio di prevalenza della sostanza sulla forma.

BILANCIO DI COMPETENZA. b) Inoltre si deve tener conto delle entrate e

delle uscite di competenza dell'esercizio indipendentemente dalla

data dell'incasso o del pagamento, nonché dei rischi e delle perdite di

competenza anche se conosciuti dopo la chiusura dello stesso ma prima della

redazione del bilancio.

CONTINUITà. c) Per il principio di continuità, i criteri di valutazione non

possono essere modificati da un esercizio all'altro, se non in casi eccezionali e

con l’obbligo di motivare la deroga nella nota integrativa. 110

DIRITTO COMMERCIALE

Secondo l’art. 2423 bis, n.5, gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole

voci devono essere valutati separatamente.

2. LA STRUTTURA DEL BILANCIO.

Il bilancio d’esercizio si articola in tre parti che si integrano reciprocamente:

Stato Patrimoniale.

 Conto Economico.

 Nota Integrativa. Che poi si aggiunge la relazione sulla gestione.

CRITERI DI REDAZIONE.

a) Le singole voci devono essere inserite nello SP e nel CE secondo

l'ordine tassativo fissato per legge.

b) Le voci sono organizzate in grandi categorie omogenee

(contraddistinte lettere maiuscole) , a loro volta articolate in

sottocategorie (numeri romani) , in voci (numeri arabi) ed in alcuni casi

anche in sottovoci (lettere minuscole). Si viene così a creare un sistema

di voci chiaro, ordinato e facilmente comprensibile.

c) Per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico deve essere

indicato l'importo della voce corrispondente dell’esercizio precedente al

fine di confrontarli.

d) È vietato il compenso di partite, cioè compensare costi e ricavi che per

legge devono essere iscritti distintamente.

Il bilnacio deve essere redatto in unità di euro, senza cifre decimali.

BILNAICO IN FORMA ABBREVIATA. Le società che non superano

determinate dimensioni possono ricorrere alla redazione del bilancio in

forma abbreviata, con meno voci del SP e del CE e senza la relazione sulla

gestione (si tratta di parametri riferiti all’attivo patrimoniale, al fatturato e al

numero dei dipendenti) .

STATO PATRIMONIALE. Lo stato patrimoniale rappresenta la composizione

quantitativa e qualitativa del patrimonio della società (attività e passività) e la

situazione finanziaria nel giorno della chiusura dell'esercizio.

Deve essere redatto nella forma a colonne, iscrivendo prima le attività, poi il

patrimonio netto e le passività, secondo lo schema rigido fissato dall’art. 2424

cod. civ.

VOCI DELL’ATTIVO. Le voci dell'attivo sono aggregate in quattro grandi

categorie:

A) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti.

B) Immobilizzazioni: 111

DIRITTO COMMERCIALE

I) immobilizzazioni immateriali (costi di impianto e di ampliamento, diritti di

brevetto industriale, avviamento)

II) immobilizzazioni materiali (terreni e fabbricati, attrezzature industriali)

III) immobilizzazioni finanziarie (partecipazioni azionarie, crediti, azioni proprie)

C) Attivo circolante:

I) rimanenze (materie prime, prodotti in corso di lavorazione, prodotti finiti e

merci)

II) crediti che non costituiscono immobilizzazioni (crediti tributari)

III) attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni, es.

partecipazioni, azioni proprie e altri titoli di cui si prevede l'alienazione in tempi

brevi

IV) disponibilità liquide (cassa e banca)

D) Ratei e risconti (attivi) , di cui i ratei attivi sono quote di proventi comuni

a due o più esercizi, di competenze dell’esercizio, ma esigibili in esercizi

successivi. I risconti attivi sono invece quote di costi comune a due o più

esercizi, sostenuti nell’esercizio ma di competenza dell’esercizio successivo.

VOCI DEL PASSIVO. Il passivo dello stato patrimoniale si articola in cinque

categorie:

A) Patrimonio netto che risulta essere composto dal capitale sociale

nominale e da diversi tipi di riserve. Queste voci non costituiscono vere e

proprie passività e si iscrivono nella colonna del passivo solo per ragioni

contabili, cd passivo ideale.

B) Fondi per rischi e oneri, sono accantonamenti destinati a coprire perdite o

debiti certi o probabili.

C) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato, calcolato in base

agli anni maturati.

D) Debiti, distinti in 14 voci per consentire una distinzione sull’indebitamento

della società.

E) Ratei e risconti passivi, di cui ratei passivi sono quote di costo comune a

due o più esercizi, di competenza dell’esercizio ma che avranno manifestazione

finanziaria negli esercizi successivi. I risconti passivi sono proventi comuni a

due o più esercizi, percepiti nell’esercizio, ma di competenza degli esercizi

successivi.

CONTI D’ORDINE. In calce allo stato patrimoniale devono infine essere

iscritti i conti d'ordine, di cui la loro funzione è quella di informare

sull'esistenza di impegni rischi futuri che non incidono attualmente sul

patrimonio sociale, ad esempio titoli di proprietà di terzi depositati nella

società.

CONTO ECONOMICO. Il conto economico è disciplinato dall’art. 2425 ed

espone il risultato economico dell'esercizio (utile o perdita) attraverso la

112

DIRITTO COMMERCIALE

rappresentazione dei costi e degli oneri sostenuti, nonché dei ricavi e degli altri

proventi conseguiti nell'esercizio.

Il CE deve essere redatto in forma scalare con esposizione in un’unica

sequenza prefissata dei componenti positivi e negativi di reddito. Questa

struttura consente una migliore valutazione attraverso una serie di totali

parziali che permettono di tener distinto il risultato della specifica attività della

società (utile o perdita della gestione ordinaria) da oneri e proventi di diversa

natura (risultato della gestione finanziaria e straordinaria.)

È articolato in cinque sezioni scalari:

A) Valore della produzione (ricavi di competenza sommati alle variazioni

delle rimanenze di magazzino)

B) Costi della produzione (ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti)

Sottraendo B) da A) si ottiene il risultato lordo della gestione ordinaria

della società

C) Proventi e oneri finanziari (proventi derivanti da partecipazioni in altre

società, gli interessi attivi e passivi, gli utili e le perdite sui cambi. Segue il

relativo totale)

D) Rettifiche di valore di attività finanziarie (rivalutazioni e svalutazioni

delle stesse. Segue il totale)

E) Proventi ed oneri straordinari.

La somma algebrica dei diversi totali costituisce il risultato globale di

esercizio, che va indicato prima al lordo e poi al netto delle imposte sul

reddito. Si ottiene così l'utile o la perdita d'esercizio che va riportato nello stato

patrimoniale.

Oltre lo stato patrimoniale e il conto economico, gli amministratori devono

redigere la Nota Integrativa , disciplinato dall’art. 2427 e 2427 bis. e la

Relazione Sulla Gestione.

La NI illustra e specifica le voci dello SP e del CE e fornisce una serie di

informazioni integrative (criteri di valutazioni e variazioni delle stesse) , nonché

sul numero dei dipendenti, sui compensi di amministratori e sindaci sulle azioni

e altri strumenti emessi dalla società, sui finanziamenti dei soci alla società e

informazioni sulle partecipazioni in società controllate e collegate.

RELAZIONE SULLA GESTIONE. La relazione sulla gestione è un allegato

esterno al bilancio, che assolve una funzione di resoconto sulla gestione

della società. Essa deve analizzare la situazione della società e

dell’'andamento della gestione con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli

investimenti, nonché dei principali rischi ed incertezze che la società è esposta.

3. I CRITERI DI VALUTAZIONE.

La redazione del bilancio d'esercizio comporta per molti cespiti patrimoniali,

come per le rimanenze di magazzino, la necessità di essere sottoposti a una

stima da parte degli amministratori, così da determinarne il valore da iscrivere

in bilancio. 113

DIRITTO COMMERCIALE

Sopravvalutazioni delle attività o sottovalutazioni delle passività gonfiamo

artificiosamente l'utile o riducono le perdite. Il processo contrario genera un

utile ridotto, dando luogo al fenomeno delle riserve occulte, cioè utili che la

società ha conseguito ma che non risultano dal bilancio.

Per eseguire la corretta determinazione del risultato economico, il legislatore

per una parte fissa i principi generali da osservare nelle valutazioni, cioè quello

della prudenza e quello della continuità nei criteri di valutazione. Per le stime

e le congetture effettuate dagli amministratori a fine esercizio il principio base

è quello del costo storico.

IMMOBILIZZAZIONI. Le immobilizzazioni di ogni tipo sono iscritte in bilancio

al costo storico e devono essere aggiunti anche i costi accessori, come spese

di trasporto.

AMMORTAMENTI. Il valore delle immobilizzazioni materiali ed immateriali

(non quelle finanziarie) deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni

esercizio in relazione alla residua possibilità di utilizzare il bene.

SVALUTAZIONE. Se il valore di un'immobilizzazione risulta durevolmente

minore del costo storico regolarmente ammortizzato, dovrà essere iscritta in

bilancio per tale minore valore (svalutazione) .

PARTECIPAZIONI. le partecipazioni in controllate e collegate iscritte tra le

immobilizzazioni possono essere valutate al costo o al metodo del patrimonio

netto. Le variazioni da questo metodo vanno in una riserva non disponibile.

COSTI PLURIENNALI. I costi di impianto e di ampliamento, di ricerca, di

sviluppo e di pubblicità possono essere iscritti nell'attivo solo se hanno

un'utilità pluriennale. Devono essere ammortizzati entro cinque anni, art.

2426 n. 5.

AVVIAMENTO. L'avviamento può essere iscritto nell'attivo solo se

acquistato a titolo oneroso e va ammortizzato entro cinque anni.

CREDITI. I crediti devono essere sempre valutati secondo il valore di

prudente realizzo, art. 2426 n. 8. Se ci sono dubbi di realizzazione devono

essere iscritti per la minor somma che si presume di poter realizzare.

ATTIVO CIRCOLANTE. I cespiti dell'attivo circolante diversi dai crediti, cioè

rimanenze, titoli e partecipazioni, devono essere iscritti al costo di acquisto o

di produzione o, se minore, al valore di realizzo desumibile dall’andamento

di mercato.

In presenza di casi eccezionali (es. in un terreno si scopre un giacimento di

metano) gli amministratori devono attribuire ai beni un valore superiore. Fra i

casi eccezionali non rientra il semplice incremento di valore per effetto della

svalutazione monetaria.

OPERAZIONE IN VALUTA. Per quanto riguarda le attività e le passività in

valuta sono dettati criteri diversi. 1) Per le attività e le passività non costituenti

immobilizzazioni vanno iscritte al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura

dell’esercizio e la differenza dà luogo alla formazione di utili o perdite su cambi

114

DIRITTO COMMERCIALE

inserite nel CE e l’utile netto inserito in riserva non distribuibile. 2) Le

immobilizzazioni sono inserite al tasso di cambio dell’acquisto.

DEROGHE ECCEZIONALI. Se l’applicazione di questi principi va in contrasto

con i principi di veridicità e correttezza, in casi quindi eccezionali gli

amministratori possono derogare ai criteri di valutazione motivandoli

naturalmente nella Nota Integrativa.

4. IL PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE DEL BILANCIO.

Alla redazione e approvazione del bilancio cooperano tutti e tre gli organi

sociali nel sistema tradizionale e monistico, cioè amministratori, collegio

sindacale, nonché il soggetto incaricato del controllo contabile.

Nel sistema dualistico il bilancio è predisposto dal consiglio di gestione ed è

approvato dal consiglio di sorveglianza, art. 2409 terdecies comma 2.

L'assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta all'anno per

l'approvazione del bilancio.

PROGETTO DI BILANCIO. Gli amministratori redigono il progetto di bilancio.

DIRIGENTE PREPOSTO ALLA REDAZIONE DEI DOCUMENTI CONTABILI.

Nelle società quotate gli amministratori si avvalgono della cooperazione di un

dirigente proposto alla redazione dei documenti contabili societari, il

quale deve predisporre adeguate procedure amministrative e contabili per la

formazione del bilancio.

ALLEGATI AL BILANCIO. Il progetto di bilancio con la relazione degli

amministratori deve essere preventivamente comunicato al collegio sindacale.

Il collegio sindacale, se esercita la revisione legale dei conti, redige anche la

relazione del revisore esprimendo il proprio giudizio sul bilancio.

DEPOSITO. Il progetto di bilancio ed i relativi allegati devono essere depositati

in copia nella sede della società durante i 15 giorni che precedono l’assemblea

e finché sia approvato. I soci possono prenderne visione.

POTERI DELL’ASSEMBLEA. L’assemblea può approvarlo o respingerlo e può

anche modificarlo direttamente.

PUBBLICITÀ. Entro trenta giorni dall'approvazione, deve essere depositata

dagli amministratori una copia del bilancio presso l'ufficio del registro delle

imprese.

INVALIDITÀ E DELIBERA DI APPROVAZIONE. Le azioni di annullabilità e/o di

nullità non possono essere più esercitate dopo che è stato approvato il bilancio

dell'esercizio successivo.

Se il soggetto incaricato della revisione ha emesso un giudizio privo di rilievi,

allora l’azione di annullabilità e di nullità spetta a tanti soci che rappresentano

almeno il 5% del capitale sociale.

5. UTILI. RISERVE. DIVIDENDI. 115

DIRITTO COMMERCIALE

L'assemblea che approva il bilancio delibera sulla distribuzione degli utili ai

soci.

Non tutti gli utili però sono distribuibili fra i soci. Esistono perciò la presenza di

vincoli di destinazione imposti per legge.

Se negli esercizi precedenti si è verificata una perdita del capitale sociale, non

si possono ripartire gli utili fino a che il capitale sociale non sia reintegrato o

ridotto in misura corrispondente.

RISERVA LEGALE. Dagli utili netti annuali deve essere dedotta una somma

del 5% degli stessi per costituire la riserva legale, e ciò fin quando la stessa

non abbia raggiunto il 20% del CS.

La riserva legale è una forma di autofinanziamento obbligatorio della

società, cioè costituisce un accantonamento contabile di utili imposto per

legge a salvaguardia per evitare che eventuali perdite colpiscano direttamente

il capitale sociale riducendolo.

RISERVA STATUTARIA. Funzione simile assolve la riserva statutaria che a

differenza di quella legale, la riserva statutaria è imposta dallo statuto. Gli utili

accantonati a riserva statutaria non sono distribuibili ai soci.

RISERVE FACOLTATIVE. Le riserve facoltative sono quelle discrezionalmente

disposte dall'assemblea ordinaria che approva il bilancio.

PARTECIPAZIONI AGLI UTILI. Lo statuto può prevedere una partecipazione

agli utili a favore dei promotori, art. 2340, dei soci fondatori, art. 2341 e degli

amministratori, art. 2389.

UTILI DISTRIBUIIBILI AI SOCI. Gli utili di cui l'assemblea che approva il

bilancio può disporre a favore dei soci sono costituiti perciò:

a) Dagli utili distribuibili di esercizio

b) Dagli utili accertati e non distribuiti dagli esercizi precedenti, cioè riserve

disponibili e utili portati a nuovo.

Nelle s.p.a. l’approvazione del bilancio d’esercizio non determina l’immediata

distribuzione degli utili ai soci. A tal fine è necessaria un’ulteriore deliberazione

da parte dell’assemblea.

Il potere dispositivo dell'assemblea in tema di distribuzione degli utili può

essere limitato da clausole statutarie che riconoscono a determinate categorie

di azionisti il diritto alla percezione annuale di un dividendo minimo, se vi sono

utili distribuibili.

UTILI FITTIZI. La società non può comunque pagare dividendi sulle azioni, se

non per utili realmente conseguiti e risultanti dal bilancio regolarmente

approvato.

Né può procedere alla distribuzione di dividendi se negli esercizi precedenti si è

verificata una perdita, fin quando il capitale non sia reintegrato o ridotto in

misura corrispondente. L’inosservanza di tali condizioni dà luogo alla

distribuzione di utili fittizi. 116

DIRITTO COMMERCIALE

Se gli azionisti erano in buona fede al momento della riscossione e i dividendi

sono stati distribuiti in base ad un bilancio regolarmente approvato, questi

possono trattenere i dividendi riscossi e quindi non sono obbligati a restituirli.

La delibera di distribuzione degli utili fittizi è nulla e gli amministratori e i

sindaci sono soggetti a responsabilità anche penale.

GLI ACCONTI DIVIDENDO. Le s.p.a. possono il cui bilancio è assoggettato per

legge a revisione legale dei conti possono distribuire ai soci acconti sui

dividendi, che deve essere prevista dallo statuto. Essa è deliberata dagli

amministratori sulla base di un prospetto contabile e di una relazione,

dai quali risulti che la situazione patrimoniale, economica e finanziaria

della società consente la distribuzione della stessa.

6. IL BILANCIO CONSOLIDATO DI GRUPPO.

NOZIONE. Il bilancio consolidato è un bilancio redatto dalla capogruppo in

aggiunta al proprio bilancio d'esercizio. In esso è rappresentata la situazione

patrimoniale, finanziaria ed economica del gruppo considerato nella sua

unità.

AREA DI CONSOLIDAMENTO. Il bilancio consolidato deve essere redatto:

Dalle società di capitali che controllano altre imprese

 E dalle società cooperative che controllano società di capitali.

L’area di consolidamento è costituita dalle società controllate tramite il

possesso di partecipazioni.

Sono esonerati dall'obbligo di redigere il bilancio consolidato i gruppi di minore

dimensione purché nessuna delle imprese del gruppo sia una società con azioni

quotate e le subholding, cioè controllate che controllano altre società, che non

hanno emesso titoli quotati in borsa.

STRUTTURA. Esso è redatto dagli amministratori e ha la stessa forma del

bilancio d’esercizio. Si articola in SP, CE e NI, art. 38 e 39. Infatti si usano gli

stessi principi e criteri per il bilanico d’esercizio, come se si trattasse di

un’unica impresa.

Tale bilancio è sottoposto agli stessi controlli e stesse forme di pubblicità. Una

significativa differenza, è che il bilancio consolidato non è assoggettato ad

approvazione da parte dell’assemblea.

PRINCIPI DI CONSOLIDAMENTO. In particolare, non sono inserite nel bilancio

consolidato le seguenti voci.

1) Le partecipazioni della controllante in imprese incluse nel consolidamento

e la corrispondente frazione del patrimonio netto (capitale e riserve) di

queste. 117

DIRITTO COMMERCIALE

2) I crediti ed i debiti fra le imprese incluse nel consolidamento.

3) I proventi e gli oneri relativi ad operazioni effettuate fra le stesse.

4) Gli utili e le perdite conseguenti. 118

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 19

LE MODIFICAZIONI DELLO STATUTO.

1. NOZIONE. PROCEDIMENTO.

NOZIONE. Costituisce modificazione dello statuto di una società per azioni

ogni mutamento del contenuto oggettivo del contratto sociale (atto costitutivo

e statuto) . mutamento che consiste sia nell’inserimento di nuove clausole sia

nella modificazione o soppressione di clausole preesistenti.

DELIBERA ASSEMBLEARE. Le modificazioni dello statuto sono di competenza

dell'assemblea dei soci in sede straordinaria, art. 2365.

CONTROLLO NOTARILE. Secondo l’art. 2436 è il notaio che ha

verbalizzato la deliberazione di modifica dello statuto, entro 30 giorni,

verificato l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge, ne

richiede l’iscrizione nel registro delle imprese contestualmente al

deposito, allegando le eventuali autorizzazioni richieste.

Se il notaio ritiene non adempiute le condizioni stabilite dalla legge ne dà

comunicazione tempestiva agli amministratori, che questi ultimi, entro 30

giorni, possono convocare l'assemblea per gli opportuni provvedimenti oppure

ricorrere al tribunale che verifica se è conforme alla legge e decreta l’iscrizione

nel registro.

Se gli amministratori sono inattivi, cioè non fanno nulla, la delibera è

definitivamente inefficace.

La delibera produce effetti solo dopo l’iscrizione nel registro. E dopo ogni

modificazione dello statuto deve essere depositato nel registro delle imprese il

testo integrale aggiornato.

2. IL DIRITTO DI RECESSO.

LIMITI AL POTERE DELLA MAGGIORANZA. L'applicazione del principio

maggioritario fa sì che nella s.p.a. la minoranza non può impedire modifiche

dell'assetto societario.

Il che non significi che il potere dato alla maggioranza sia senza limiti.

È necessario però che la maggioranza rispetti i limiti posti da norme

inderogabili e che non siano violati i principi cardine di correttezza, buona fede

e parità di trattamento fra gli azionisti.

In presenza di delibere modificative di particolare entità, la minoranza è

tutelata dalla previsione di maggioranze più elevate e dal riconoscimento del

diritto di recesso alla società, art. 2437 ss. Cod. civ. . 119

DIRITTO COMMERCIALE

DIRITTO DI RECESSO. La riforma del 2003, assicurando una più efficace

tutela dei soci in minoranza, distingue cause di recesso inderogabili,

derogabili dallo statuto e cause statutarie.

CAUSE INDEROGABILI. Il diritto di recesso può essere esercitato dai soci

assenti, dissenzienti e astenuti rispetto ad una deliberazione. È riconosciuto

anche il diritto di recedere parzialmente e la società si trova a far fronte ad un

disinvestimento parziale. Il recesso può essere esercitato o per le cause

stabilite dal codice o per gli altri atti o fatti stabiliti dallo statuto.

Nella cause inderogabili, disciplinate dall’art. 2437 comma 1, il recesso può

essere esercitato dai soci che non hanno concorso, in quanto assenti,

dissenzienti o astenuti, alle delibere riguardanti:

a) Modifica dell'oggetto sociale, purché comporti un cambiamento

significativo dell'attività sociale.

b) Trasformazione della società.

c) Al trasferimento della sede all'estero.

d) La revoca dello stato di liquidazione.

e) Eliminazione di una o più cause di recesso.

f) Modificazione dei criteri di valutazione delle azioni in caso di recesso.

g) Modificazioni dello statuto concernenti diritto di voto o di partecipazione.

In tutti questi casi il diritto di recesso non può essere soppresso dallo statuto.

CAUSE DEROGABILI. Nelle cause derogabili, disciplinate dall’art. 2437

comma 2, il diritto di recesso spetta, salvo che lo statuto non disponga

diversamente, ai soci che non hanno concorso alla approvazione delle delibere

riguardanti:

a) la proroga del termine di durata della società.

b) l'introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione delle azioni.

CAUSE STATUTARIE. Nelle società che non fanno appello al mercato del

capitale di rischio, lo statuto può prevedere ulteriori cause di recesso, art. 2437

comma 4.

Con la riforma del 2003, se la società è costituita a tempo indeterminato tutti i

soci possono recedere liberamente ma con preavviso di almeno 180

giorni, lo statuto può prevedere un termine maggiore non superiore ad un

anno.

ESERCIZIO DIRITTO DI RECESSO. Il diritto di recesso deve essere esercitato

mediante con una lettera raccomandata alla società:

entro quindici giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della

 delibera che lo legittima

entro 30 giorni dalla conoscenza da parte del socio se non dipende da

 una delibera, art. 2437 bis, comma 1. 120

DIRITTO COMMERCIALE

Le azioni per le quali è esercitato il diritto di recesso non possono essere

cedute e devono essere depositate presso la sede della società.

La società entro 90 giorni può revocare la delibera che legittima il diritto di

recesso oppure può deliberare lo scioglimento della società.

Il valore di liquidazione delle azioni è determinato in modo diverso a seconda

che si tratti:

SOCIETÀ NON QUOTATA, di cui il valore delle azioni da rimborsare è

determinato dagli amministratori, sentito parere del collegio sindacale e del

revisore della società, tenuto conto della consistenza patrimoniale della

società e delle sue prospettive reddituali, nonché dell'eventuale

valore di mercato delle azioni.

NELLE SOCIETÀ CON AZIONI QUOTATE il valore di liquidazione viene

determinato facendo la media aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi che

precedono la convocazione dell'assemblea, art. 2437 ter comma 2.

I soci devono conoscere il valore delle azioni prima dell'assemblea, deve essere

depositato dagli amministratori, in modo che arrivino in assemblea informati. In

caso di contestazione del valore deve essere nominato un esperto dal

tribunale.

RIMBORSO DELLE AZIONI. Le azioni del socio che recede:

Devono essere innanzitutto offerte agli altri soci e per la parte non

 acquistata dai soci possono essere collocate sul mercato.

Se non vengono acquistate né dai soci né dai terzi, vengono acquistate

 dalla società, utilizzando riserve disponibili o utili distribuibili.

Se non ci sono gli utili o le riserve disponibili, deve essere convocata

 l’assemblea straordinaria per deliberare la riduzione del cs, o lo

scioglimento della società.

3. LE MODIFICAZIONI DEL CAPITALE SOCIALE.

Secondo gli art. 2438 – 2447, l'aumento del capitale sociale può essere REALE,

o a pagamento, che comporta l’aumento del capitale sociale nominale e del

patrimonio netto della società per nuovi conferimenti.

Oppure semplicemente NOMINALE, o gratuito, in cui si incrementa solo il

capitale nominale mentre il patrimonio della società resta invariato.

4. L’AUMENTO REALE DEL CAPITALE SOCIALE.

Con l'aumento reale del capitale sociale, la società intende procurarsi nuovi

mezzi finanziari a titolo di capitale di rischio, quindi emettono nuovi

conferimenti. 121

DIRITTO COMMERCIALE

L'aumento reale da perciò luogo all'emissione di nuove azioni a pagamento,

che vengono sottoscritte dai soci attuali (che vantano un diritto di opzione) o

da terzi che così diventano soci.

CONDIZIONI. Non è consentito eseguire un aumento del capitale fino a che le

azioni precedentemente emesse non siano interamente liberate, art.

2438.

L’AUMENTO DELEGATO. Competente a deliberare l'aumento di capitale è

l'assemblea straordinaria dei soci o anche gli amministratori se previsto

dallo statuto.

Tuttavia:

a) deve essere predeterminato l'ammontare massimo entro cui gli

amministratori possono aumentare il CS.

b) E la delega può essere concessa per un periodo massimo di cinque anni,

art. 2443.

CONFERIMENTI. per i conferimenti che aumentano il CS vale la stessa

disciplina per i conferimenti al momento della costituzione della società, art.

2440.

Secondo l’art. 2439 i sottoscrittori delle azioni di nuova emissione, all’atto della

sottoscrizione, devono versare il 25% del valore nominale delle azioni,

direttamente alla società e non presso la banca (come invece era previsto al

momento della costituzione della società) .

Se è previsto un sovrapprezzo, questo deve essere integralmente versato

all’atto della sottoscrizione.

In caso di violazione gli amministratori sono solidalmente responsabili per i

danni arrecati ai soci e ai terzi.

NUOVA VALUTAZIONE SU RICHIESTA DELLA MINORANZA. Quando i

conferimenti sono apportati al fair value i soci che rappresentano il 5% del

capitale (la minoranza) possono chiedere che gli amministratori facciano

realizzare una nuova valutazione secondo il procedimento disciplinato dall’art.

2343.

5. IL DIRITTO DI OPZIONE.

Il diritto di opzione è il diritto dei soci attuali di essere preferiti ai terzi nella

sottoscrizione dell'aumento del capitale sociale a pagamento.

FUNZIONE. Il diritto di opzione consente di mantenere inalterata la

proporzione in cui ciascun socio partecipa al capitale e al patrimonio sociale.

Serve a mantenere inalterata la proporzione in cui ciascun socio,

 attraverso il voto, partecipa alla funzione della volontà sociale, ossia

funzione amministrativa. 122

DIRITTO COMMERCIALE

Serve inoltre a mantenere inalterato il valore reale della partecipazione

 azionaria in presenza di riserve accumulate (funzione patrimoniale) .

Secondo l’art. 2441, le azioni di nuova emissione e le obbligazioni

convertibili in azioni devono essere offerte ai soci in proporzione al

numero delle azioni possedute.

Se vi sono già obbligazioni convertibili queste spettano ai possessori

di queste in concorso con i soci sulla base del rapporto di cambio.

OGGETTO. Oggetto del diritto di opzione sono quindi le azioni di qualsiasi

categoria e le obbligazioni convertibili.

ESCLUSIONE DEL DIRITTO DI OPZIONE. Esistono casi di esclusione del

diritto di opzione o di limitazione, in presenza di situazioni oggettive

rispondenti a un concreto interesse della società:

Il diritto di opzione è escluso quando le azioni devono essere liberate

1) mediante conferimenti in natura.

Quando l’interesse della società lo esige.

2) Nelle società con azioni quotate lo statuto può escludere il diritto di

3) opzione nei limiti del 10% del caspitale preesistente.

Quando le azioni devono essere offerte in sottoscrizione ai dipendenti

4) della società.

In 1) e 2) le azioni devono obbligatoriamente avere il sovrapprezzo.

SOVRAPPREZZO. Il sovrapprezzo determinato:

Nelle società non quotate in borsa in base al valore del patrimonio netto

 più il parere del collegio sindacale.

Nelle società quotate in borsa in base all’andamento delle azioni degli

 ultimi sei mesi più il parere di un revisore legale o di una società di

revisione.

6. L’AUMENTO NOMINALE DEL CAPITALE SOCIALE.

L'aumento nominale (o gratuito) del capitale sociale è un’operazione che non

dà luogo a nuovi conferimenti e non determina un aumento del patrimonio

netto.

Esso è posto in essere dall'assemblea straordinaria inserendo nel capitale le

riserve o gli altri fondi iscritti al bilancio in quanto disponibili, art. 2442

comma 1.

Non può essere trasferita a capitale la riserva legale, almeno per la parte che

non supera il 20% del capitale sociale. 123

DIRITTO COMMERCIALE

EFFETTI. l’aumento è quindi realizzato utilizzando valori già esistenti nel

patrimonio della società.

MODALITÀ DI ATTUAZIONE. L’aumento nominale può essere attuato o

aumentando il valore nominale delle azioni in circolazione o mediante

l'emissione di nuove azioni, in proporzione di quelle già possedute.

7. LA RIDUZIONE DEL CAPITALE SOCIALE. LA RIDUZIONE REALE.

Al pari dell’aumento, anche la riduzione del capitale sociale può essere reale

o nominale.

RIDUZIONE REALE. È una riduzione reale la riduzione del CS disciplinata

dall’art. 2445.

La riduzione reale è un'operazione potenzialmente pericolosa per i creditori

sociali e per i soci di minoranza, in quanto essa riduce la consistenza del

patrimonio sociale e può pregiudicare lo svolgimento dell'attività d'impresa.

Per esempio, succede quando gli amministratori valutano che i conferimenti

sono eccessivi, perciò l'assemblea decide di restituirli ai soci.

CONDIZIONI. Il capitale sociale non può essere ridotto al di sotto del minimo

legale di centoventimila euro. L'avviso di convocazione dell'assemblea deve

indicare le ragioni e le modalità della riduzione.

OPPOSIZIONE DEI CREDITORI. Nei novanta giorni che seguono l'iscrizione

della delibera i creditori sociali possono farvi opposizione, dato che l'esecuzione

della stessa può pregiudicare la loro posizione, danneggiandoli, perciò

presentano opposizione. Il tribunale valuta e se ritiene infondato il pericolo di

pregiudizio dispone che l'operazione abbia luogo.

MODALITÀ DI ESECUZIONE. La riduzione reale può aver luogo mediante

liberazione dei soci dall'obbligo di versamenti ancora dovuti, o mediante

rimborso agli stessi del capitale.

Le modalità di riduzione prescelte devono inoltre assicurare la parità di

trattamento degli azionisti.

AZIONI DI GODIMENTO. Con il sorteggio gli azionisti rimborsati del solo

valore nominale hanno diritto ad azioni di godimento che partecipano che

partecipano alla ripartizione degli utili solo dopo che sia stato corrisposto alle

altre azioni un dividendo pari all’interesse legale sul valore nominale.

8. LA RIDUZIONE DEL CAPITALE SOCIALE PER PERDITE.

Il patrimonio netto della società può scendere, per effetto delle perdite, al di

sotto del capitale sociale nominale. Si tratta in questo caso di una riduzione

124

DIRITTO COMMERCIALE

puramente nominale, dato che non comporta riduzione del patrimonio

sociale. Quest'ultima si è infatti già verificata per effetto delle perdite subite

dalla società. Succede quando Attività – Passività < Capitale

Sociale

Ci sono due tipi di riduzione del capitale sociale.

RIDUZIONE FACOLTATIVA. La società non è obbligata a ridurre il capitale

sociale fino a quando la perdita dello stesso non sia superiore 1/3. Per esempio,

se il capitale sociale nominale è 300, finché il patrimonio netto non scende

sotto 200 per effetto delle perdite, la riduzione è facoltativa.

Non si ha perdita del capitale fin quando l’importo delle perdite non supera

l’ammontare delle riserve.

La società può ugualmente ridurre il capitale per perdite per poter distribuire

gli utili successivamente conseguiti. Distribuzione altrimenti vietata fin quando

le perdite non siano state colmate, art. 2433 comma 3.

RIDUZIONE OBBLIGATORIA. Secondo l’art. 2446, la riduzione del capitale

sociale diventa invece obbligatoria quando il capitale è diminuito di oltre 1/3

per effetto delle perdite.

Gli amministratori devono convocare senza indugio

Nel caso in cui il capitale sociale scenda al di sotto del minimo legale, la

disciplina non consente di attendere i risultati dell'esercizio successivo per

prendere provvedimenti.

Inoltre altri casi di riduzione sono: per recesso del socio o mancato pagamento.

La riduzione può intaccare o meno il minimo legale.

SE IL MINIMO LEGALE NON È STATO INTACCATO, gli amministratori o il

collegio sindacale devono sottoporre all’assemblea straordinaria una situazione

patrimoniale aggiornata della società, e in più devono dare conto dei fatti di

rilievo avvenuti dopo la redazione della situazione patrimoniale. Le osservazioni

devono essere depositate nella sede negli 8 giorni che precedono l’assemblea.

L'assemblea prende gli opportuni provvedimenti che possono essere:

L'immediata riduzione del capitale sociale.

 Ma può anche limitarsi a rinviare le perdite. Se entro l'esercizio

 successivo la perdita non risulta diminuita a meno di 1/3, l'assemblea

ordinaria deve ridurre il capitale in proporzione alle perdite accertate o ,

in mancanza, è disposta d’ufficio dal tribunale.

SE IL MINIMO LEGALE È STATO INTACCATO, cioè se per la perdita di oltre

1/3, il capitale sociale scende al di sotto del minimo legale: 125

DIRITTO COMMERCIALE

L’assemblea ordinaria deve necessariamente deliberare o la riduzione del CS

ed il contemporaneo aumento ad una cifra non inferiore al minimo legale

oppure la trasformazione della società. Se l’assemblea non adotta una di tali

decisioni, la società si scioglie ed entra in stato di liquidazione. 126

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 20

LE OBBLIGAZIONI

1. NOZIONE E TIPOLOGIA.

Le società per azioni (a differenza della società di persone) può emettere obbligazioni, che è tipico

e tradizionale strumento per la raccolta di capitale di prestito fra il pubblico.

NOZIONE. Le OBBLIGAZIONI sono titoli di credito che rappresentano frazioni di uguale

valore nominale e con uguali diritti di un'unitaria operazione di finanziamento a titolo di mutuo

(sono titoli di massa) .

I titoli obbligazionari documentano quindi un credito verso la società.

AZIONI ED OBBLIGAZIONI. Le differenze dalle azioni sono evidenti:

 Mentre l'azione attribuisce la qualità di socio e quindi di compartecipe ai risultati dell'attività

d'impresa, l'obbligazione attribuisce invece la qualità di creditore della società e il diritto

ad una remunerazione periodica fissa (interessi) , svincolata dai risultati economici della

società finanziata.

 L'obbligazionista ha diritto al rimborso del valore nominale del capitale prestato alla

scadenza pattuita. Mentre l’azionista ha diritto al rimborso solo in sede di liquidazione della

società.

OBBLIGAZIONI E STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI. Meno netta è la

distinzione fra obbligazioni e strumenti finanziari partecipativi (14.7) essendo entrambi emessi a

seguito di un apporto non imputato a capitale. Le obbligazioni:

a) Sono titoli di massa, in quando rappresentano frazioni standardizzate di un’unica

operazione economica.

b) Attribuiscono il diritto al rimborso di una somma di denaro.

In particolare, il diritto al rimborso del capitale delle obbligazioni non dipende dall’andamento

economico della società, né essere escluso o soppresso. Solo gli interessi possono variare anche

relativi all’andamento economico della società.

Gli strumenti finanziari partecipativi sono invece genericamente forniti di diritti patrimoniale o

anche diritto amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti.

TIPI SPECIALI DI OBBLIGAZIONI. Ci sono tipi speciali di obbligazioni che la pratica

societaria ha creato e continua a creare, per incentivare la propensione dei risparmiatori verso tali

forme di investimento:

a) LE OBBLIGAZIONI PARTECIPATIVE, in cui la remunerazione periodica del capitale è

commisurata agli utili di bilancio della società emittente. 127

DIRITTO COMMERCIALE

b) LE OBBLIGAZIONI INDICIZZATE O STRUTTURATE, che mirano a neutralizzare

(bilanciare) gli effetti della svalutazione monetaria e ad adeguare il rendimento dei titoli

all'andamento del mercato finanziario.

c) LE OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI IN AZIONI, che attribuiscono all'obbligazionista la

facoltà di trasformare il proprio credito in una partecipazione azionaria della società emittente o di

un’altra società che è collegata alla prima.

d) LE OBBLIGAZIONI CON WARRANT O CON DIRITTO DI OPZIONI SU AZIONI, che

attribuiscono all'obbligazionista il diritto di sottoscrivere o acquistare azioni fermo restando la

posizione di creditore per le obbligazioni possedute (ciò le distingue da quelle convertibili)

e) OBBLIGAZIONI SUBORDINATE, nelle quali il diritto degli obbligazionisti al pagamento

degli interessi e al rimborso del capitale è subordinato all'integrale soddisfacimento degli altri

creditori, e non azionisti, in caso di liquidazione volontaria.

2. I LIMITI ALL’EMISSIONE DI OBBLIGAZIONI.

IL LIMITE DEL CAPITALE E DELLA RISERVA. Secondo l’art. 2412 comma 1, in base

all'attuale disciplina, la s.p.a. può emettere obbligazioni per somma complessivamente non

eccedente il doppio del capitale sociale (sottoscritto) , della riserva legale e delle riserve

disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato.

Così, se il capitale sottoscritto è 100 (di cui 50 versato) , la riserva legale 20 e le altre riserve

disponibili 30, la società potrà emettere obbligazioni per ammontare non superiore a 300. (mentre in

passato sarebbe stato 50 in quanto non potevano essere emesse per somma eccedente il capitale

versato ed esistente risultante dall'ultimo bilancio approvato) .

La società può tuttavia emettere obbligazioni per ammontare superiore al limite fissato in via

generale quando :

1. Le obbligazioni emesse in eccedenza devono essere sottoscritte da investitori istituzionali

soggetti a vigilanza prudenziale (banche e imprese di assicurazione) , i quali a loro volta, chi

le trasferisce le obbligazioni sottoscritte risponde della solvenza della società nei confronti

degli acquirenti che non siano investitori professionali, art. 2412 comma 3.

2. Ricorrono particolari ragioni che interessano l'economia nazionale e la società è autorizzata,

con provvedimento dell'autorità governativa, a superare il limite.

3. Le obbligazioni sono garantite da ipoteca di primo grado su immobili di proprietà della

società, sino a 2/3 del valore si bilancio degli immobili medesimi.

4. Le obbligazioni sono destinate ad essere quotate in mercati regolamentati.

5. Le obbligazioni danno diritto ad acquistare ovvero di sottoscrivere azioni, caso delle

obbligazioni convertibili e obbligazioni con warrant, art. 2412 comma 5, modificato dal

d.l.83/2012.

LEGGI SPECIALI. Per particolari categorie di società, quali le società bancarie, all’emissione

delle obbligazioni delle stesse, dopo la riforma del 2003, non è applicabile quasi del tutto la restante

disciplina dettata dal codice civile.

PERMANENZA DEL RAPPORTO. Secondo l’art. 2413, la società che ha emesso obbligazioni

non può ridurre volontariamente il CS o distribuire riserve se rispetto all'ammontare delle

128

DIRITTO COMMERCIALE

obbligazioni ancora in circolazione il limite di cui al primo comma dell'articolo 2412 cc non risulta

più rispettato (non può ridurre se poi può violare il comma) .

Ma è ammessa la riduzione del CS per perdite obbligatoria, oppure le riserve diminuiscono in

conseguenza di perdite, ma in tal caso non possono distribuirsi utili perché servono a ripristinare

l'ammontare del CS sinché non viene ripristinato il rapporto fra CS, della riserva legale e delle

riserve disponibili e delle obbligazioni.

3. IL PROCEDIMENTO DI EMISSIONE.

DELIBERA DI EMISSIONE. Con l’attuale disciplina, se la legge o lo statuto non disponga

diversamente, l’emissioni di obbligazioni è deliberata dagli amministratori, art. 2410.

La delibera di emissione deve risultare da verbale redatto da un notaio, è soggetta a controllo di

legalità da parte dello stesso e ad iscrizione nel registro delle imprese. Secondo l’art. 2410 comma

2, essa produce effetti e può essere eseguita solo dopo l’iscrizione.

L'ammontare delle obbligazioni emesse deve risultare da un apposito libro delle obbligazioni (art.

2421, n. 2) , di cui di volta in volta si annotano le obbligazioni estinte, nonché nome e cognome dei

titolari di obbligazioni nominative e i trasferimenti.

4. LE OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI IN AZIONI.

Una specifica disciplina è dettata dall’art. 2420 bis che è rimasta invariata con la firma del 2003, per

le obbligazioni convertibili in azioni.

Secondo l’art. 2420 bis, l’assemblea straordinaria può deliberare l’emissione di obbligazioni

convertibili in azioni, determinando il rapporto di cambio e il periodo e le modalità di conversione.

Le obbligazioni convertibili in azioni attribuiscono il diritto di sottoscrivere azioni della stessa

società, in base ad un prefissato rapporto di cambio, utilizzando come conferimento le somme

già versate al momento dell'acquisto delle obbligazioni. Chi esercita il diritto di conversione

cessa perciò di essere obbligazionista e diventa azionista della società.

CONDIZIONI PER L’EMISSIONE. Inoltre, come per le azioni, le obbligazioni:

 Devono essere offerte in opzione agli azionisti ed ai possessori di obbligazioni convertibili

precedentemente emesse.

Inoltre:

a) La delibera di emissione delle obbligazioni convertibili non può essere adottata se il capitale

sociale precedentemente sottoscritto non è stato integralmente versato.

b) Le obbligazioni convertibili non possono essere emesse per somma complessivamente

inferiore al loro valore nominale.

COMPETENZA. Competente a deliberare l'emissione di obbligazioni convertibili è l'assemblea

straordinaria, che deve determinare anche il rapporto di cambio, nonché il periodo e le modalità di

conversione. 129

DIRITTO COMMERCIALE

DELEGA AGLI AMMINISTRATORI. Mediante l’atto costitutivo o una successiva modifica, si

può attribuire agli amministratori la facoltà di emette obbligazioni convertibili, fino ad un

ammontare determinato e per un periodo massimo di cinque anni. la delega comprende anche quella

relativa al corrispondente aumento del CS.

CONTENUTO DELLA DELIBERA. Per assicurare ai sottoscrittori di obbligazioni convertibili

l’effettiva possibilità di conversione, si deve contestualmente deliberare l’aumento del CS per un

ammontare corrispondente al valore nominare delle azioni da attribuire in conversione.

PENDENZA DEL PERIODO DI CONVERSIONE. a) In caso di aumenti del CS a pagamento e

di nuove emissioni di obbligazioni convertibili, il diritto di opzione sugli stessi spetta ai possessori

di obbligazioni convertibili. Così si permette agli obbligazionisti di mantenere inalterata la

proporzione della loro futura partecipazione azionaria.

b) in caso di aumento gratuito del capitale o riduzione dello stesso per perdite, si modifica

automaticamente il rapporto di cambio, in misura all’aumento o riduzione del capitale.

c) Infine, la società non può deliberare la riduzione volontaria del CS, la fusione con altra società, al

scissione o la modificazione delle disposizioni dello statuto che riguardano la ripartizione degli utili,

fin quando non siano scaduti i termini fissati per la conversione. Può essere superato questo divieto,

concedendo agli obbligazionisti la facoltà di conversione anticipata, art. 2503 bis.

In caso di fusione e scissione ai possessori di obbligazioni convertibili devono essere assicurati gli

stessi diritti equivalenti a quelli che spettavano a loro prima della fusione o della scissione.

5. L’ORGANIZZAZIONE DEGLI OBBLIGAZIONISTI.

Gli obbligazionisti hanno un'organizzazione di gruppo che è volta a tutelare l'interesse degli stessi

verso la società, ed articolata in due organi, cioè l'assemblea e il rappresentante comune.

ASSEMBLEA. COMPETENZE. L'assemblea degli obbligazionisti delibera:

1) Sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune.

2) Sulle modificazioni delle condizioni del prestito, si pensi all’aumento del tasso di interesse.

3) Sulle proposte di amministrazione controllata e di concordato preventivo e fallimentare.

4) Sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi.

5) Sugli altri oggetti degli interessi comuni degli obbligazionisti.

FUNZIONAMENTO. L'assemblea è convocata dagli amministratori della società o dal

rappresentante comune degli obbligazionisti.

La convocazione è obbligatoria quando ne è fatta richiesta da tanti obbligazionisti che rappresentino

1/20 dei titoli emessi e non estinti.

Secondo l’art. 2415, comma 3, le deliberazioni dell’assemblea degli obbligazionisti sono iscritte nel

registro delle imprese a cura del notaio che ha redatto il verbale.

RAPPRESENTANTE COMUNE. Il rappresentante comune degli obbligazionisti è nominato

dall'assemblea degli obbligazionisti. Esso è nominato dall’assemblea degli obbligazionisti o dal

tribunale in mancanza. Resta in carica per un periodo non superiore a 3 esercizi ma è rieleggibile.

130

DIRITTO COMMERCIALE

Può essere revocato dall’assemblea anche senza giusta causa.

FUNZIONE. Il rappresentante comune tutela gli interessi comuni degli obbligazionisti nei

confronti della società e dei terzi, art. 2418. 1) esegue le deliberazioni dell’assemblea degli

obbligazionisti. 2) assiste alle operazioni di estinzione a sorteggio delle obbligazioni e che in sua

mancanza sono nulle queste operazioni. 3) ha la rappresentanza processuale degli obbligazionisti.

AZIONI INDIVIDUALI. Il singolo azionista può tutelare i propri interessi basta che non sia in

contrasto con le delibere dell’assemblea degli obbligazionisti previste dall’art. 2415. 131

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 21

LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ PER AZIONI

1. LE CAUSE DI SCIOGLIMENTO.

LE SINGOLE CAUSE. La s.p.a. si scioglie ed entra in stato di liquidazione con il verificarsi di

una delle seguenti cause:

1) DECORSO DEL TERMINE DI DURATA FISSATO NELL'ATTO COSTITUTIVO,

termine che può essere tuttavia prorogato prima della scadenza, con delibera dell’assemblea

straordinaria. L’attuale disciplina limita il potere dispositivo della maggioranza in quanto:

 Nelle s.p.a. è riconosciuto il diritto di recesso agli azionisti che non hanno

concorso all’approvazione della delibera, salvo che lo statuto non disponga

diversamente.

 Nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, si

richiede la maggioranza rafforzata di più di 1/3 del capitale sociale, anche in seconda

convocazione.

2) CONSEGUIMENTO DELL'OGGETTO SOCIALE O LA SOPRAVVENUTA

IMPOSSIBILITÀ DI CONSEGUIRLO, tale causa di scioglimento non opera se

l’assemblea delibera le opportune modifiche statutarie. L’impossibilità deve essere assoluta

e definitiva.

3) IMPOSSIBILITÀ DI FUNZIONAMENTO O LA CONTINUA INATTIVITÀ

DELL'ASSEMBLEA, è necessario che la paralisi dell’organo assembleare, ad esempio per

assenteismo degl azionisti, precluda l’adozione di delibere necessarie per il funzionamento

della società. Ad esempio, la nomina di amministratori e sindaci, approvazione del bilancio.

4) RIDUZIONE DEL CAPITALE (PER PERDITE) AL DI SOTTO DEL MINIMO

LEGALE, salvo che l’assemblea deliberi la riduzione ed il contemporaneo aumento del

capitale ad una cifra superiore al minimo legale, oppure la trasformazione della società.

5) DELIBERA DELL'ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI SCIOGLIMENTO

DELLA SOCIETÀ IN SEGUITO AL RECESSO DI UNO O PIÙ SOCI, ovvero

l'impossibilità di provvedere al rimborso delle relative azioni senza ridurre il capitale

sociale o all’opposizione dei creditori alla riduzione.

6) deliberazione dell'assemblea straordinaria di scioglimento anticipato, per la

quale nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio è richiesta la

maggioranza rafforzata di più di 1/3 del capitale sociale anche in seconda convocazione.

7) LE ALTRE CAUSE PREVISTE DALL'ATTO COSTITUTIVO O DALLO

STATUTO, ad esempio morte di un determinato socio.

Dopo la riforma del 2003 non è più causa di scioglimento la dichiarazione di fallimento della

società. 132

DIRITTO COMMERCIALE

ACCERTAMENTO E PUBBLICITÀ. Verificatasi una causa di scioglimento, gli amministratori

devono procedere senza indugio al suo accertamento e all'iscrizione nel registro delle imprese della

relativa dichiarazione o della deliberazione assembleare che dispone lo scioglimento.

Alla denominazione della società deve essere aggiunta l’indicazione che si tratta di società in

liquidazione, art. 2487 bis 2 comma.

DECORRENZA EFFETTI. Gli effetti connessi al verificarsi di una causa di scioglimento

decorrono dal momento dell'iscrizione nel registro delle imprese, della dichiarazione di

accertamento del cda o della delibera assembleare che dispone lo scioglimento.

In caso di ritardo o di omissione nell’accertamento e nell’iscrizione, gli amministratori sono

personalmente e solidalmente responsabili per i danni subiti dalla società, dai creditori sociali e dai

terzi. 2. LA SOCIETÀ IN STATO DI LIQUIDAZIONE.

Il verificarsi di una causa di scioglimento non determina l’immediata estinzione della società, si

deve prima provvedere, attraverso il procedimento di liquidazione, al pagamento dei creditori

sociali ed alla ripartizione fra i soci dell’eventuale residuo attivo.

LA POSIZIONE DEGLI AMMINISTRATORI. Gli amministratori restano in carica fino alla

nomina dei liquidatori e sono responsabili della conservazione dei beni sociali fino a che non li

abbiano consegnati ai liquidatori.

Gli amministratori vedono limitati i loro poteri. Infatti conservano il potere di gestire la società ai

soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale, in attesa di farne

consegna ai liquidatori.

Per gli atti o le omissioni posti in essere violando tale limitazione, gli amministratori sono

personalmente e solidalmente responsabili dei danni arrecati alla società, ai soci, ai creditori sociali

e ai terzi.

Con gli amministratori risponderà nei confronti dei terzi anche la società.

 Il collegio sindacale continuerà a svolgere la consueta attività di controllo, anche nei

confronti dei liquidatori.

I POTERI DELL’ASSEMBLEA. Per quanto riguarda l’assemblea è controverso se siano

compatibili con lo stato di liquidazione talune delibere modificative dello statuto, come l’aumento

del capitale sociale a pagamento, trasferimento della sede sociale all’estero.

È comunque certamente consentita la fusione con altre società, fino a quando non sia iniziata la

distribuzione dell’attivo.

REVOCA DELLO STATO DI LIQUIDAZIONE. La società può in ogni momento revocare lo

stato di liquidazione e tornare ad una fase di normale esercizio con delibera dell'assemblea

straordinaria. 133

DIRITTO COMMERCIALE

Nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio è richiesta la maggioranza

rafforzata di 1/3 del capitale sociale anche in seconda convocazione.

In tutte le s.p.a. ai soci che non hanno concorso alla deliberazione è riconosciuto il diritto di recesso.

La revoca ha effetto solo dopo 60 giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese, termine entro il

quale i creditori sociali anteriori all’iscrizione possono proporre opposizione.

3. IL PROCEDIMENTO DI LIQUIDAZIONE. L’ESTINZIONE DELLA SOCIETÀ.

Il procedimento di liquidazione si apre con la nomina dei liquidatori. Salvo diversa disposizione

dello statuto, sono nominato da parte dell'assemblea straordinaria, con delibera che ne fissa il

numero, le regole di funzionamento ed i poteri con particolare riguardo alla cessione dell’azienda

sociale, di rami di essa, ovvero di singoli beni o diritti, nonché agli atti necessari per la

conservazione del valore dell’impresa, ivi compreso il suo esercizio provvisorio, anche di

singoli rami, in funzione del migliore realizzo.

Nell’inerzia dell’assemblea, i liquidatori sono nominati dal tribunale.

I liquidatori restano in carica per tutta la durata del procedimento di liquidazione, salvo che non sia

prefissato un termine. Valgono per essi le stesse cause di inellegibilità e di decadenza previste per

gli amministratori.

REVOCA. I liquidatori possono essere revocati dall’assemblea con le maggioranze prescritte per

l’assemblea straordinaria. Se sussiste una giusta causa, sono revocabili anche dal tribunale.

I provvedimenti di nomina e di revoca dei liquidatori sono soggetti ad iscrizione nel registro delle

imprese.

POTERI, DOVERI, RESPONSABILITÀ. Con l'iscrizione della nomina dei liquidatori, gli

amministratori cessano dalla carica e devono consegnare alcuni allegati, come libri sociali, una

situazione dei conti ed un rendiconto della loro gestione, della società ai liquidatori.

Pertanto:

a) I liquidatori devono adempiere i loro doveri con diligenza e professionalità e la loro

responsabilità è disciplinata dalle norme in tema di responsabilità degli amministratori.

b) I liquidatori devono redigere l'inventario del patrimonio sociale.

c) I liquidatori possono compiere tutti gli atti utili per la liquidazione della società,

salvo diversa disposizione statutaria.

PAGAMENTO DEI CREDITORI. I liquidatori devono provvedere al pagamento dei creditori

sociali e, solo dopo potranno ripartire fra i soci i beni della società. 134

DIRITTO COMMERCIALE

Se i fondi disponibili sono insufficienti, i liquidatori possono chiedere ai soci i versamenti ancora

dovuti sulle azioni non interamente liberate.

I liquidatori sono personalmente e solidalmente responsabili per i danni che ne derivano a questi

ultimi.

BILANCIO ANNUALE. I liquidatori devono redigere ogni anno il bilanico e sottoporlo

all’approvazione dell’assemblea.

Nel primo bilanico successivo alla loro nomina i liquidatori devono tuttavia indicare le variazioni

nei criteri di valutazione adottati rispetto all’ultimo bilancio approvato, e le ragioni e conseguenze

di tali variazioni.

BILANCIO FINALE DI LIQUIDAZIONE. Completata la liquidazione del patrimonio sociale, i

liquidatori devono redigere il bilancio finale di liquidazione indicando la parte spettante a ciascun

socio nella divisione dell’attivo, cd. piano di riparto.

Il bilanico finale deve essere approvato dai singoli soci e non dall’assemblea, dato che ora entra in

gioco l’interesse del singolo socio. È previsto per agevolare questa fase un meccanismo di

approvazione tacita.

CANCELLAZIONE DELLA SOCIETÀ. Approvato il bilanico finale, i liquidatori devono

chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese. Si prevede la cancellazione

d’ufficio quando per oltre 3 anni non viene depositato il bilancio annuale di liquidazione.

SOPRAVVENIENZE PASSIVE. Intervenuta la cancellazione, ferma restando l’estinzione della

società, i creditori sociali rimasti insoddisfatti possono far valere i loro diritti:

a) Nei confronti dei soci.

b) Nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è da colpa di questi.

La cancellazione dal registro delle imprese segna quindi l’estinzione della società per azioni,

quand’anche vi siano creditori non soddisfatti e tanto è oggi ribadito dall’art 2495 comma 2.

FALLIMENTO DELLA SOCIETÀ. I creditori possono chiedere il fallimento della società entro

un anno dalla cancellazione della stessa dal registro delle imprese. 135

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 22

LA SOCIETÀ IN ACCOMANDITA PER AZIONI

1. CARATTERI DISTINTIVI

La società in accomandita per azioni, art. 2452 – 2461, è un tipo di società che, come l’accomandita

semplice, si caratterizza per la presenza di due categorie di soci.

SOCI ACCOMANDATARI E SOCI ACCOMANDANTI.

a) I soci accomandatari, che rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni

sociali. Sono per legge gli amministratori della società.

b) I soci accomandanti, che sono obbligati verso la società nei limiti della quota di capitale

sottoscritta.

AZIONI. La società in accomandita per azioni ha quote di partecipazione dei soci (accomandatari e

accomandanti) rappresentate da azioni.

Alla società in accomandita per azioni sono applicabili le norme relative alla società per azioni.

L’AZIONISTA ACCOMANDATARIO. Nella società in accomandita per azioni vi è un nesso

indissolubile fra qualità di accomandatario, posizione di amministratore e responsabilità per le

obbligazioni sociali.

Non si può essere soci accomandatari se non si è amministratori e si cessa di essere accomandatari e

responsabili se si cessa di essere amministratori.

Infatti nell’accomandita per azioni:

a) I soci indicati nell’atto costitutivo come accomandatati sono tutti di diritto amministratori

della società e senza limiti di tempo.

b) Il socio accomandatario che cessa dall’ufficio di amministratore non risponde per le

obbligazioni della società sorte posteriormente all’iscrizione nel registro delle imprese della

cessazione dall’ufficio. Da quel momento cessa di essere socio accomandatario e passa nella

categoria degli accomandanti.

c) Il nuovo amministratore assume la qualità di socio accomandatario dal momento

dell’accettazione della nomina e ciò implica che esso risponde solo per le obbligazioni

sociali che sorgono a partire da tale momento, non di quelle anteriori.

Nell’accomandita per azioni, diversamente da quanto avviene dall’accomandita semplice, vi è una

piena coincidenza fra accomandatari ed amministratori e l’accomandatario – amministratore

risponde illimitatamente per le sole obbligazioni sorte nel periodo in cui ha rivestito la carica di

amministratore. 2. LA DISCIPLINA.

ATTO COSTITUTIVO. L'atto costitutivo deve indicare quali sono i soci accomandatari. 136

DIRITTO COMMERCIALE

DENOMINAZIONE SOCIALE. La denominazione sociale deve essere costituita dal nome di

almeno uno dei soci accomandatari, con l’indicazione di società in accomandita per azioni.

RESPONSABILITÀ. I soci accomandatari rispondono illimitatamente e solidalmente verso i terzi

per le obbligazioni sociali. I creditori sociali possono però agire nei confronti degli accomandatari

solo dopo aver infruttuosamente escusso il patrimonio sociale, art. 2461.

ASSEMBLEA. Norme particolari valgono per l’adozione di talune delibere assembleari.

a) Gli accomandatari, in quanto soci amministratori, non hanno diritto di voto nelle

deliberazioni di nomina e revoca dei sindaci ovvero dei componenti del consiglio di

sorveglianza.

b) Le modificazioni dell’atto costitutivo non solo devono essere deliberate dall’assemblea

straordinaria con le sue maggioranze, ma devono inoltre essere approvate da tutti i soci

accomandatari, art. 2460. A questi ultimi è riconosciuto il DIRITTO DI VETO nei

confronti di eventuali modifiche dell’assetto originario della società. Diritto che rafforza la

loro posizione.

AMMINISTRATORI. I soci accomandatari sono di diritto amministratori ed il loro ufficio ha

carattere permanente, se l’atto costitutivo non dispone diversamente.

Gli accomandatari amministratori possono essere revocati anche se non ricorre giusta causa, salvo il

diritto al risarcimento dei danni. La revoca deve essere però deliberata con le maggioranze

prescritte per le deliberazioni dell’assemblea straordinaria, art. 2456.

Identica maggioranza è necessaria per la nomina di nuovi amministratori, che deve essere inoltrew

approvata anche dagli amministratori rimasti in carica.

Perciò gli accomandatari non possono essere costretti contro la loro volontà a condividere l’ufficio

con soci non graditi.

COLLEGIO SINDACALE. Per il collegio sindacale l’unica deviazione dalla disciplina della s.p.a.

consiste nel divieto per gli accomandatari di votare nelle deliberazioni che riguardano la nomina e

la revoca dei sindaci e del soggetto incaricati della revisione legale dei conti. È così rafforzata

l’indipendenza dell’organo di controllo dagli amministratori.

SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ. Le cause di scioglimento sono quelle delle s.p.a, ma c'è

una causa specifica ed ulteriore. Cioè la società si scioglie in caso di cessazione dalla carica di tutti

gli amministratori, se nel termine di 180 giorni non si è provveduto a sostituirli.

In questo periodo il collegio sindacale nomina un amministratore provvisorio il cui compito è

quello di gestire l'ordinaria amministrazione.

L’amministratore provvisorio non assume la qualità di socio accomandatario. È quindi causa di

scioglimento è il venir meno di tutti gli accomandatari e la conseguente impossibilità di

funzionamento dell’organo amministrativo protratta per 280 giorni. 137

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 23

LA SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA.

1. CARATTERI DISTINTIVI.

La s.r.l. , art. 2462 – 2483, è una società di capitali nella quale:

a) Per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società col suo patrimonio, art. 2462 comma

1.

b) Le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentate da azioni e non possono

costituire oggetto di offerta al pubblico, art. 2468 comma 1.

Nel contempo, alle s.r.l., è fatto divieto di emettere obbligazioni, anche se possono emettere titoli di

debito (assimilabili alle obbligazioni) per la raccolta del capitale di credito, ma senza che possono

essere collocati presso il pubblico dei risparmiatori (al contrario delle azioni) .

REQUISITI DI CAPITALE. Il capitale sociale minimo richiesto per la costituzione della società è

di diecimila euro (anziché 50.000 come per le altre società di capitali) . A partire dal 2013 il

capitale minimo non costituisce più condizione per la costituzione.

 La s.r.l. può essere costituita anche con un capitale inferiore al minimo legale, purché al

pari ad almeno un euro. Con l’unica conseguenza che in caso di conferimenti devono

versarsi per intero e in denaro al momento della sottoscrizione nelle mani degli

amministratori è che è previsto un maggiore accantonamento di utili per la riserva legale

(art. 2463 comma 3 e 4) .

Si esclude che le società già dotate del capitale minimo possano successivamente ridurlo al di sotto

di tale soglia. In breve, la derogabilità del minimo legale in sede di costituzione è una misura volta a

favorire la nascita di nuove società e consentire il loro rafforzamento patrimoniale mediante

l’accumulo di riserve nel corso degli esercizi.

La riforma delle società di capitali del 2003 ha revisionato la disciplina della s.r.l.

STRUTTURA ORGANIZZATIVA. L’attuale disciplina si caratterizza per lo spazio

particolarmente ampio riconosciuto all’autonomia privata. Alla s.r.l. è oggi consentito adottare

statutariamente anche soluzioni organizzative proprie della società di persone.

Nel contempo, è stata rafforzata la tutela del singolo socio, con il riconoscimento di nuovi diritti,

quale la legittimazione individuale all’esercizio dell’azione sociale di responsabilità verso gli

amministratori.

L’obiettivo delle riforme legislative succedute dal 2003 ad oggi è quello di accentuare il distacco

della s.r.l. dalla s.p.a. e di fare un modello societario particolarmente elastico, che consenta di dare

i valore ai profili di carattere personale delle piccole medie imprese.

In breve, di realizzare una s.r.l. come tipo di società di capitali che si presta meglio alla s.p.a. per

l’organizzazione di imprese di modeste dimensioni, a base familiare e comunque con compagine

societaria ristretta ed attiva. 138

DIRITTO COMMERCIALE

2. LA COSTITUZIONE DELLA SOCIETà. LA S.R.L. UNIPERSONALE.

COSTITUZIONE. Per la sua costituzione:

a) Il capitale sociale minimo richiesto dalla legge per la s.r.l. è di 10.000€. però in sede di

costituzione il capitale può essere determinato anche in misura inferiore, purchè pari ad

almeno un euro.

b) La denominazione sociale può essere liberamente formata, come nelle s.p.a., ma deve

contenere ovviamente l’indicazione di s.r.l.

c) Anche la s.r.l. può essere costituita a tempo indeterminato. In tal caso ogni socio può

recedere dalla società dando un preavviso di 180 giorni, che lo statuto può allungare fino ad

un anno.

SOCIETà UNIPERSONALE. La s.r.l. è il primo tipo di società di capitali per il quale fu

introdotta nel 1993 la possibilità di costituzione da parte di un singolo socio, con il mantenimento

della responsabilità limitata per le obbligazioni sociali.

3. I CONFERIMENTI. LE ALTRE FORME DI FINANZIAMENTO.

CONFERIMENTI. Con l’attuale disciplina si stabilisce che, come nelle società di persone,

possono essere conferiti tutti gli elementi dell'attivo suscettibili di valutazione economica, art.

2464 comma 2.

Inoltre, il versamento presso una banca del 25% dei conferimenti in denaro e dell’intero

sovrapprezzo (dell’intero ammontare se si tratta di società unipersonale ovvero di società con

capitale inferiore al minimo legale) si effettua direttamente agli amministratori, anziché in banca, e

può essere sostituito dalla stipula di una polizza di assicurazione o da una fideiussione bancaria.

Infine, è consentito il conferimento di prestazioni d’opere o servizi, vietato nelle s.p.a., purchè

l’intero valore assegnato a tale conferimento sia garantito da una polizza di assicurazione o da una

fideiussione bancaria, art. 2464 comma 6.

 Non è necessario, come nelle s.p.a., che l’esperto chiamato ad effettuare la valutazione sia

designato dal tribunale, ma è sufficiente che si tratti di un revisore o di una società di

revisione iscritti nell’apposito registro.

SOCIO MOROSO. Specificamente è disciplinata la posizione del socio moroso, art. 2466, che non

può partecipare alle decisioni dei soci e la società può vendere coattivamente le sue quote, in

alternativa alla normale azione giudiziaria.

Se mancano offerte d’acquisto da parte dei soci, si procede alla vendita dell’incanto solo se lo

statuto lo consente. In mancanza di compratori, gli amministratori escludono il socio moroso

trattenendosi le somme. In tal caso, il capitale deve essere immediatamente ridotto in misura

corrispondente, in quanto la s.r.l. non può mai farsi acquirente delle proprie quote.

FINANZIAMENTI DEI SOCI. Altra significativa novità della riforma del 2003 è l’introduzione

diuna specifica disciplina dei finanziamenti dei soci, assente nella s.p.a. volta a porre un freno al

fenomeno di società con ingenti finanziamenti a titolo di capitale di prestito da parte dei soci. 139

DIRITTO COMMERCIALE

L’art. 2467 stabilisce al riguardo che il rimborso dei finanziamenti concessi dai soci alla società è

postergata (possono essere restituiti solo in forma postergata) rispetto al soddisfacimento degli altri

creditori. Inoltre, deve essere restituito alla società se avvenuto nell’anno precedente alla

dichiarazione di fallimento della stessa.

Questa disciplina si applica ai finanziamenti dei soci in qualsiasi forma effettuata (anche a rilascio

di garanzie) che sono stati concessi in un momento in cui risulta un eccessivo squilibrio

dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto, oppure in una situazione finanziaria della

società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento.

TITOLI DI DEBITO. Ccon l’attuale disciplina è caduto il divieto per le s.r.l. di emettere

obbligazioni. Più esattamente si consente che lo statuto possa prevedere l’emissione di titoli di

debito, art. 2483, peraltro sottratti alla disciplina propria delle obbligazioni di società per azioni

(20.1) .

È infatti lo statuto della s.r.l. a stabilire se la competenza ad emettere titoli di debito spetta ai soci o

agli amministratori determinando gli eventuali limiti, le modalità e le maggioranze necessarie.

La decisione di emissione fissa le condizioni del prestito e le modalità di rimborso ed è iscritta nel

registro delle imprese.

I titoli di debito non possono essere collocati direttamente presso il pubblico dei risparmiatori.

Possono essere sottoscritti solo da investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale e, in

caso di successiva circolazione, rispondono per legge alla solvenza della società nei confronti degli

acquirenti che non siano investitori professionali. Il che, unitamente all’elevato taglio minimo dei

titoli, cioè 50.000€, ha finora scoraggiato il ricorso a questa nuova forma di finanziamento.

4. LE QUOTE SOCIALI.

AZIONI E QUOTE DI S.R.L. Nella s.r.l. il capitale è diviso secondo un criterio personale, dato

che le quote di partecipazione dei soci non possono essere rappresentate da azioni.

CRITERIO PERSONALE. Il capitale della s.r.l. è diviso in parti in base al numero dei soci.

Il numero iniziale delle quote corrisponde al numero dei soci che partecipano alla costituzione della

società e ciascun socio diventa titolare di un’unica quota di partecipazione. Quota corrispondente

alla frazione di capitale sociale da lui sottoscritta.

Ci sono alcune differenze delle quote di s.r.l. rispetto alle azioni.

DIVERSITà DI VALORE DELLE QUOTE. Mente le azioni sono necessariamente di eguale

valore, le quote possono essere di diverso ammontare a seconda del capitale sottoscritto da

ciascun socio.

Ad esempio, se un socio sottoscrive il capitale di 10€ non avrà 10 quote da 1€, bensì un’unica

quota.

Ne consegue che, mentre le aziono attribuiscono uguali diritti, le quote possono essere anche le une

diverse dalle altre. 140

DIRITTO COMMERCIALE

DIRITTI SOCIALI. I diritti sociali spettano ai soci in proporzione alla partecipazione posseduta.

Se l’atto costitutivo non dispone diversamente, le partecipazioni dei soci sono determinate in misura

proporzionale al conferimento, art. 2468 comma 2.

Se un socio aliena la sua quota cosa accade? Si accresce la sua partecipazione, ma la quota resta

unica.

L’atto costitutivo può prevedere l'attribuzione a singoli soci di particolari diritti riguardanti

l'amministrazione o la distribuzione degli utili. Diritti che possono essere modificati solo con il

consenso di tutti i soci.

DOCUMENTAZIONE. Le quote non possono essere rappresentate da titoli di credito né possono

costituire oggetto di offerta al pubblico. L’eventuale certificato di quota rilasciato dalla società

costituisce un semplice documento, non uno strumento per la circolazione della stessa.

TRASFERIBILITà. L’atto costitutivo può non solo limitate ma anche escludere del tutto il

trasferimento delle quote, art. 2469. Può inoltre subordinare il trasferimento al gradimento di

organi sociali, di soci o di terzi, senza prevedere condizioni o limiti, cd. Mero gradimento. In tal

caso, i soci o 9i suoi eredi possono recedere dalla società. L’atto costitutivo non può sopprimere

questa causa di recesso, ma può comunque prevedere che il recesso non possa essere esercitato

prima di un certo termine (non maggiore di due anni) .

RECESSO. L’attuale disciplina prevede un significativo ampliamento nei casi in cui il recesso è

consentito, come strumento più efficace di tutela dei soci di minoranza in una società in cui le

partecipazioni non hanno un mercato.

In questa prospettiva è riconosciuta ampia libertà all’atuonomia statutaria. L’atto costitutivo può

stabilirew qaundo il socio può recedere e le relative modalità. Inoltre il recesso è inderogabilmente

riconosciuto per legge in una serie di casi.

a) Se la società è a tempo indeterminato, ogni socio può recedere con un preavviso di 180

giorni, che l’atto costitutivo può allungare fino ad un anno.

b) Se la società è a tempo determinato possono consentire i soci che non hanno consentito

(contrari, assenti oppure astenuti) al:

1) Cambiamento dell’oggetto sociale o del tipo di società.

2) Alla sua fusione o scissione.

3) Alla revoca dello stato di liquidazione.

4) Al trasferimento della sede sociale all’estero. All’eliminazione di una o più cause di

recesso previste dallo statuto.

5) Al compimento di operazioni che comportano una sostanziale modifica dell’oggetto

sociale o una rilevante modifica dei diritti particolari attribuiti al singolo socio.

Infine, il diritto di recesso è riconosciuto al socio contratio all’aumento del capitale con eslcusione

del diritto di opzione (23.9) nonché nei casi di limitazione statutarie alla trasferibilità delle quote e

di società soggette all’altrui attività di direzione e coordinamento. 141

DIRITTO COMMERCIALE

I soci che recedono hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione

del patrimonio sociale entro 180 giorni dalla comunicazione del recesso alla società. In caso di

disaccordo del valore delle quote del socio receduto può essere determinato anche da un esperto

nominato dal tribunale.

Si prevede che la quota del socio deve prima essere offerta in opzione agli altri soci, oppure ad un

terzo concordemente individuato dai soci stessi. Se non vi sono acquirenti, si procede al rimborso

attingendo alle riserve disponibili o, in mancanza, mediante riduzione (reale) del capitale.

Ma se la riduzione del capitale risulta impossibile, perché i creditori si oppongono, la società si

scioglie.

ESCLUSIONE. Come nelle società di persone, l’atto costitutivo può prevedere specifiche cause di

esclusione del socio per giusta causa. Per il rimborso si applica la disciplina del recesso, con

esclusione della riduzione del capitale sociale.

5. IL TRASFERIMENTO DELLE QUOTE SOCIALI.

CESSIONE DELLE QUOTE. TRASPARENZA. Specifiche disposizioni sono poi dettate per

assicurare la trasparenza nella cessione delle quote e la conoscenza dell’effettiva composizione

della compagine societaria.

A tal fine, i trasferimenti per atto fra vivi devono risultare per scrittura privata autenticata da un

notaio, oppure da un documento informatico sottoscritto dalle parti mediante firma digitale.

Il notaio, ovvero in caso di un documento informatico un ragioniere o un dottore commercialista,

devono depositare entro 30 giorni l’atto di trasferimento per l’iscrizione nel registro delle

imprese.

Il trasferimento della quota è valido ed efficace fra le parti per effetto del semplice consenso.

È però produttivo di effetti nei confronti della società solo dal deposito dell’atto presso il registro.

PLURALITÀ DI TRASFERIMENTI. Se la quota è alienata a più persone, prevale chi per primo

effettua l’iscrizione nel registro delle imprese, purchè sia in buona fede.

OPERAZIONI SULLE PROPRIE QUOTE. Alla s.r.l. è vietato in modo assoluto l’acquisto di

proprie quote. Poi in nessun caso la società può accettare in garanzia proprie quote, ovvero

accordare prestiti o fornire garanzie per il loro acquisto o la loro sottoscrizione. Art. 2474.

ESPROPRIAZIONE DELLA QUOTA. La quota può formare oggetto di espropriazione da parte

dei creditori personali del socio, con conseguente vendita forzata o assegnazione della stessa al

creditore procedente. Ciò avviene anche in caso di fallimento.

Qualora però la partecipazione non sia liberamente trasferibile, la vendita è priva di effetto se la

società presenta entro 10 giorni un altro acquirente che offra lo stesso prezzo. Si consente ai soci di

impedire l’ingresso di soggetti non graditi nella compagine societaria.

Identica disciplina si applica se la partecipazione forma oggetto di usufrutto, pegno e sequestro,

restando così ora risolto il problema dell’ammissibilità di tali vincoli sulle quote di s.r.l. 142

DIRITTO COMMERCIALE

6. GLI ORGANI SOCIALI. LE DECISIONI DEI SOCI.

La disciplina degli organi della s.r.l. è l’aspetto su cui la riforma del 2003 ha inciso con maggior

forza valorizzando al massimo l’autonomia statutaria. Anche se il modello base di partenza resta

sempre la tripartizione assemblea – organo amministrativo – collegio sindacale propria della s.p.a.

L’art. 2479, comma 2, stabilisce che sono rimesse inderogabilmente alla decisione dei soci:

1) L’approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili.

2) La nomina degli amministratori, se prevista nell’atto costitutivo.7la nomina dei sindaci, del

presidente del collegio sindacale e del soggetto incaricato della revisione legale dei conti.

3) Le modificazioni dell’atto costitutivo.

4) La decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione

dell’oggetto sociale o una rilevante modificazione dei diritti dei soci.

E l’atto costitutivo può riservare alla competenza dei soci ulteriori materie, art. 2479 comma 1.

Con regola opposta rispetto alla s.p.a., si prevede che i soci decidono su qualsiasi argomento sia

sottoposto alla loro approvazione dagli amministratori o da tanti soci che rappresentano almeno 1/3

del capitale sociale.

DECISIONI DEI SOCI. L'atto costitutivo può prevedere che le decisioni dei soci siano adottate

mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto.

Le decisioni dei soci sono adottate col voto favorevole di una maggioranza che rappresenti

almeno la metà del capitale sociale, art. 2479 comma 6. Dai documenti sottoscritti dai soci deve

risultare con chiarezza l'argomento oggetto della decisione ed il consenso della stessa, art. 2479

comma 3.

Pure in presenza di tale clausola statutaria, la decisione con metodo assembleare è però necessaria

per le modificazioni dell’atto costitutivo, per le decisioni che comportano una sostanziale modifica

dell’oggetto sociale o una modifica dei diritti dei soci, nonché la riduzione del capitale sociale. È

necessaria quando sia fatta da uno o più amministratori o dai soci che rappresentano almeno un

terzo del capitale sociale, art. 2479 comma 4.

ASSEMBLEA. La disciplina delle delibere dell’assemblea è del tutto autonoma da quella della

s.p.a.

L’atto costitutivo determinai modi di convocazione dell’assemblea dei soci, purché assicurano la

tempestiva informazione sugli argomenti da trattare.

In mancanza, l’assemblea è convocata dagli amministratori con lettera raccomandata spedita ai

soci, almeno 8 giorni prima dell’adunanza, nel domicilio risultante dal registro delle imprese. Non è

143

DIRITTO COMMERCIALE

necessaria la pubblicazione dell’avviso di convocazione nella Gazzetta Ufficiale. Questo è l’art.

2479 bis.

Possono intervenire in assemblea tutti i soci. Per la rappresentanza in assemblea non operano le

limitazioni previste per la s.p.a. Il voto dei soci vale in misura proporzionale alla partecipazione,

art. 2479 comma 5.

MAGGIORANZE. Le maggioranze richieste per l’approvazione delle deliberazioni sono più

elevate che nella s.p.a.

L'assemblea (ordinaria) è regolarmente costituita con la presenza di tanti soci che rappresentano

almeno la metà del capitale sociale (di tutto e non solo di quello intervenuto in assemblea) e

delibera a maggioranza assoluta del capitale intervenuto.

Per le modificazioni dell’atto costitutivo è necessario il voto favorevole dei soci che rappresentano

almeno la metà del capitale sociale.

INVALIDITÀ DELLE DECISIONI. Le decisioni che non sono prese in conformità della legge o

dell'atto costitutivo possono essere impugnate dai soci che non vi hanno consentito anche

individualmente, nonché da ciascun amministratore e dall’organo di controllo entro 90 giorni

dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci.

Non si richiede, come nella s.p.a., che l’impugnazione venga proposta dai soci che rappresentano

una determinata percentuale di capitale.

Sono pure impugnabili le deliberazioni che possono arrecare un danno alla società o assunte con il

voto determinante di soci che hanno un interesse in conflitto con la società stessa.

Possono essere impugnate e dichiarate nulle, da chiunque vi abbia interesse, nel termine di 3 anni,

le decisioni aventi oggetto impossibile o illecito e quelle prese in assenza assoluta di

informazione.

Possono infine essere impugnate senza limite di tempo le deliberazioni che modificano l'oggetto

sociale prevedendo attività impossibili o illecite.

7. AMMINISTRAZIONE E CONTROLLI.

GLI AMMINISTRATORI. In mancanza di diversa previsione statutaria, l'amministrazione è

affidata ad uno o più soci, nominati con la decisione dei soci, che restano in carica a tempo

indeterminato.

Quando l'amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il CdA, anche se l'adozione

del metodo collegiale non è inderogabile.

L'atto costitutivo può prevedere che gli amministratori operino non già come CdA, bensì

disgiuntamente o congiuntamente come nelle società di persone. 144

DIRITTO COMMERCIALE

Devono essere decise con il metodo collegiale la redazione del progetto di bilancio e dei progetti di

fusione e scissione, nonché la decisione dell’aumento di capitale per delega.

RAPPRESENTANZA. Gli amministratori hanno il potere generale di rappresentanza della società,

art. 2475 bis.

Valgono le regole analoghe alla s.p.a. per quanto riguarda l’inopponibilità dei limiti statutari ai

poteri degli amministratori (salvo l’exceptio doli) e l’inopponibilità ai terzi in buona fede dei vizi

dell’atto di nomina del rappresentante dopo la pubblicazione nel registro delle imprese.

CONFLITTO DI INTERESSI. I contratti conclusi dagli amministratori con rappresentanza in

conflitto di interessi possono essere annullati su domanda della società, se il conflitto era conosciuto

o riconoscibile dal terzo.

Possono essere impugnate le decisioni adottate dal CdA con il voto determinante di un

amministratore in conflitto di interessi, qualora cagionino un danno patrimoniale alla società.

L’impugnazione può essere presentata entro 90 giorni dagli altri amministratori, nonché (dove ci

sia) dal collegio sindacale e dal soggetto incaricato alla revisione legale dei conti.

Non si richiede che l’amministratore comunichi preventivamente al cda gli interessi che ha in una

determinata operazione, come invece si fa nella s.p.a.

RESPONSABILITÀ DEGLI AMMINSTRATORI. Per quanto riguarda l’azione di

responsabilità, l’art. 2476:

a) È affermata la responsabilità degli amministratori verso la società e verso i singoli soci o

terzi direttamente danneggiati, ma non si fa menzione verso i creditori sociali.

b) Responsabili solidalmente con gli amministratori sono anche i soci che hanno

intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i

soci o i terzi, art. 2476 comma 7, e quindi i soci che di fatto amministrano la società. Oss.

La novità è il comma 7.

c) Infine l’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere promossa anche dal

singolo socio, il quale può altresì chiedere la revoca degli amministratori in caso di gravi

irregolarità nella gestione della società, art. 2476 comma 3.

ORGANO DI CONTROLLO. REVISIONE. L’atto costitutivo può prevedere la nomina di un

organo di controllo o di un revisore determinandone competenze e poteri. Se lo statuto non dispone

diversamente, l’organo di controllo è costituito da un singolo membro effettivo.

La nomina dell’organo di controllo è obbligatoria nei seguenti casi:

a) Se la società è tenuta alla redazione del bilancio consolidato.

b) Non ricorrono le condizioni stabilite per la redazione del bilancio di esercizio in forma

abbreviata.

c) La società controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti.

Resta fermo l’obbligo di nominare un revisore o una società di revisione previsto dalla disciplina

degli enti di interesse pubblico. 145

DIRITTO COMMERCIALE

All’organo di controllo della s.r.l. si applica la disciplina del collegio sindacale delle s.p.a.

CONTROLLO DEI SOCI. Ogni socio non amministratore ha diritto di avere dagli amministratori

notizie dello svolgimento degli affari sociali e di consultare i libri sociali e i documenti relativi

all'amministrazione, compresi i libri e le scritture contabili della società.

8. ALTRI ASPETTI DEI SOCI.

BILANCIO. La redazione del bilancio di esercizio e la distribuzione degli utili non presenta

sostanziali differenze rispetto alla disciplina della società per azioni.

Nelle s.r.l. il cui il capitale sociale è inferiore al minimo legale, però, deve essere dedotto 1/5 degli

utili di ciascun esercizio, fino a che la riserva legale non abbia raggiunto, unito al CS, l’ammontare

di 10000€.

MODIFICHE DELL’ATTO COSTITUTIVO. Le modifiche dell’atto costitutivo presentano

qualche differenza rispetto alla s.p.a. in tema di variazioni del CS.

AUMENTO DEL CAPITALE. È prevista e disciplinata la delega agli amministratori per

l’aumento del CS a pagamento. La decisione degli amministratori deve risultare da verbale redatto

da notaio e deve essere iscritta nel registro delle imprese.

La disciplina dell’aumento reale del CS mediante nuovi conferimenti ricalca quella della s.p.a.

Tuttavia l’esclusione del diritto di opzione è possibile solo se espressamente prevista dallo statuto e

i soci che non hanno consentito alla decisione hanno diritto di recesso dalla società.

L’esclusione del diritto di opzione non è consentita quando l’aumento del CS è resa necessaria da

una riduzione dello stesso per perdite.

RIDUZIONE DEL CAPITALE. La riduzione reale e nominale del CS coincide con quella della

s.p.a. la riduzione reale del capitale non può però diminuire l’importo al di sotto del minimo legale

di 10000€.

Anche per la riduzione del capitale per perdite, il limite minimo da rispettare è 10000€, salvo che la

società sia stata costituita con capitale inferiore al minimo legale. In quest’ultimo caso, si deve

ritenere che il minimo di capitale da rispettare è 1€.

Come nelle s.p.a., poi, l’obbligo di riduzione del capitale epr perdite è sospero durante lo

svolgimento della procedura di concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione dei debiti.

SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ. Lo scioglimento della società è disciplinato ugualmente

per tutte le società di capitale, si rinvia (21.1) all’esposizione in tema di s.p.a. 146

DIRITTO COMMERCIALE

9. LA SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA SEMPLIFICATA.

La società a responsabilità limitata semplificata è un tipo speciale di s.r.l. introdotta nel 1012, nel

quadro di una serie di interventi volti a stimolare lo sviluppo economico del Paese.

S.R.L. SEMPLIFICATA. La società può essere costituita con contratto o con atto unilaterale solo

da persone fisiche. La denominazione sociale deve contenere l’indicazione di s.r.l. semplificata.

Il capitale sociale deve essere almeno pari ad 1€ ed inferiore di 10000€. Sono perciò ammessi

soltanto conferimenti in denaro ed il capitale deve essere interamente sottoscritto e versato nelle

mani dell’organo amministrativo alla data della costituzione.

La s.r.l. semplificata deve essere costituita per atto pubblico, come tutte le società di capitali, ma

l’atto costitutivo e l’iscrizione nel registro delle imprese sono esenti da diritti di bollo e di segreteria

e persino dal pagamento di onorari notarili. 147

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 25

TRASFORMAZIONE. FUSIONE E SCISSIONE.

A. LA TRASFORMAZIONE

1. NOZIONE E LIMITI.

La riforma del 2003 ha profondamente modificato la disciplina della trasformazione, art. 2498 –

2500 – novies cod. civ.

L’attuale disciplina distingue fra:

 TRASFORMAZIONE OMOGENEA (fra società)

 E TRASFORMAZIONE ETEROGENEA (da società di capitali in altri enti o viceversa) .

La trasformazione omogenea è il cambiamento del tipo di società. È il passaggio da un tipo ad altro

tipo di società. Si pensi, ad una società in nome collettivo assume la veste giuridica della s.p.a.

Non si ha però estinzione della società preesistente, cioè è la stessa società che conserva i diritti e

gli obblighi e prosegue tutti i rapporti anche processuali dell'ente che ha effettuato la

trasformazione, art. 2498.

La trasformazione è uno strumento che serve ad adattare l'assetto organizzativo della società alle

nuove esigenze sopravvenute durante la vita della stessa. Consente di realizzare questo obiettivo

senza che i soci siano costretti a liquidare la precedente società e a costituirne una nuova.

È espressamente vietata la trasformazione di una società cooperativa a mutualità prevalente in

società lucrativa, anche se tale trasformazione sia deliberata all’unanimità, art. 14 legge

127/1971. Con la riforma del 2003, è invece permessa con l’osservanza di un procedimento

speciale, la trasformazione delle altre società cooperative in società lucrative o in consorzi, art. 2525

decies e 2545 undecies.

Secondo l’art. 2499 la trasformazione, omogenea ed eterogenea può avvenire anche in pendenza di

procedura concorsuale, purché non vi sia incompatibilità con le finalità e lo stato della stessa.

2. LA TRASFORMAZIONE OMOGENEA: IL PROCEDIMENTO DI

TRASFORMAZIONE.

Per attuare la trasformazione da società di persone a società di capitali, se l’atto costitutivo non

dispone diversamente, è sufficiente il consenso della maggioranza dei soci determinata secondo la

partecipazione attribuita a ciascuno negli utili. Al socio che non ha concorso alla decisione spetta il

diritto di recesso.

Per le società di capitali è necessaria una delibera dell'assemblea straordinaria da adottare nelle

s.p.a. non quotate con le maggioranze rafforzate più il consenso dei soci che con la trasformazione

assumono responsabilità illimitata, art. 2500 sexies.

Per la trasformazione di società cooperative, diverse da quelle a mutualità prevalente, in società di

persone o di capitali è richiesto il voto favorevole di almeno la metà dei soci, elevato a 2/3 se i

148

DIRITTO COMMERCIALE

sono meno di 50, mentre se sono più di 10.000 soci, è necessario la delibera con voto favorevole

dei 2/3 dei votanti se è presente almeno il 20% dei soci, art. 2545 decies.

in tutti i casi, al socio che non ha concorso alla decisione o deliberazione di trasformazione è

riconosciuto il diritto di recesso.

La delibera di trasformazione fissa le basi organizzative della nuova veste giuridica della società;

deve rispondere perciò ai requisiti di forma e di contenuto previsti per l'atto costitutivo del tipo di

società prescelto.

TRASFORMAZIONE SOCIETÀ DI CAPITALI. Nel caso di trasformazione di società di

capitali, l’attuale disciplina prevede che gli amministratori devono predisporre una relazione per

illustrare motivazione ed effetti della trasformazione. Deve restare depositata una copia della

relazione presso la sede della società nei 30 giorni che precedono l’assemblea. I soci possono

prenderne visione, art. 2500 sexies, comma 2.

TRASFORMAZIONE SOCIETÀ DI PERSONE. Nel caso di trasformazione di società di

persone in società di capitali la delibera deve risultare da atto pubblico. Alla delibera di

trasformazione deve essere allegata una relazione giurata di stima del patrimonio sociale.

CONTROLLO E PUBBLICITÀ. La delibera di trasformazione in società di capitali è soggetta a

controllo di legittimità da parte del notaio che ha redatto il verbale e ad iscrizione nel registro delle

imprese. Con l’iscrizione la trasformazione produce i suoi effetti.

Ciascun socio ha diritto all’assegnazione di un numero di azioni o quote proporzionale alla sua

partecipazione, art. 2500 quater.

SOCIETÀ COOPERATIVE. Per le società cooperative, diverse da quelle a mutualità prevalente,

l’attuale disciplina consente la trasformazione in società lucrative. Impone però di devolvere, cioè

di destinare, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione il valore

effettivo del patrimonio esistente alla data di trasformazione, dedotti solo il capitale versato e i

dividendi non ancora distribuiti.

INVALIDITÀ DELLA TRASFORMAZIONE. Secondo l’art. 2500 bis, eseguita la pubblicità

l’invalidità dell’atto di trasformazione non può essere più pronunciata. Resta salvo il diritto al

risarcimento del danno da parte dei soci o dei terzi danneggiati alla trasformazione.

3. LA RESPONSABILITÀ DEI SOCI.

La trasformazione può comportare un mutamento per la responsabilità dei soci.

SE SI VIENE A CREARE LA RESPONSABILITÀ ILLIMITATA. È richiesto il consenso dei

soci che assumono responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali in seguito alla

trasformazione.

In tal caso in seguito alla trasformazione i soci assumono la responsabilità illimitata per le

obbligazioni sociali (trasformazione s.p.a. in collettiva) e la responsabilità opera anche per le

obbligazioni anteriori alla trasformazione, art. 2500 sexies, comma 1 e 4. 149

DIRITTO COMMERCIALE

SE VIENE MENO LA RESPONSABILITÀ ILLIMITATA. Nell'ipotesi inversa (viene meno la

responsabilità illimitata) , i soci non sono liberati dalla responsabilità per le obbligazioni sociali

anteriori alla trasformazione.

PROCEDIMENTO DI LIBERAZIONE. Per favorire la trasformazione, è introdotta una

disciplina che agevola la liberazione dei soci. È stabilito che:

a) Il consenso dei creditori alla trasformazione vale come consenso alla liberazione di tutti i soci a

responsabilità illimitata.

b) Il consenso alla trasformazione si presume se ai singoli creditori è stata comunicata per

raccomandata la delibera di trasformazione ed essi non hanno negato espressamente la loro

adesione, nel termine di 60 giorni dal ricevimento della comunicazione. Il silenzio vale consenso.

4. LA TRASFORMAZIONE ETEROGENEA.

TRASFORMAZIONI DI SOCIETÀ DI CAPITALI. Una società di capitali può trasformarsi in

consorzi, società consortili, società cooperative, comunioni di azienda, associazioni non

riconosciute e fondazioni, art. 2500 septies.

Si applica la disciplina per la trasformazione omogenea ma:

 È richiesto il voto favorevole di almeno i 2/3 degli aventi diritto.

 È necessario il consenso dei soci che assumono la responsabilità illimitata.

TRASFORMAZIONE IN SOCIETÀ DI CAPITALI. Secondo l’art. 2500 octies, i consorzi, le

società consortili, le comunioni d’azienda, le associazioni riconosciute e le fondazioni possono

trasformarsi in una società di capitali.

No le associazioni non riconosciute e cooperative.

 Nei consorzi la trasformazione è deliberata dalla maggioranza assoluta dei consorziati.

 Comunioni d’azienda, si pensi azienda ceduta in successione, da tutti i partecipanti alla

comunione.

 Società consortili o nelle associazioni dalle maggioranze richieste per lo scioglimento

anticipato.

 Fondazioni disposta dall’autorità governativa su proposta dell’organo competente.

Permangono specifici divieti e limitazioni per associazioni e fondazioni che hanno ricevuto

contributi pubblici o goduto di agevolazioni fiscali.

OPPOSIZIONE CREDITORI. Le trasformazioni eterogenee hanno effetto solo dopo che siano

decorsi 60 giorni dall’ultimo adempimento pubblicitario richiesto. Nei 60 giorni i creditori dell’ente

possono opporsi alla trasformazione, con le stesse modalità previste dalla disciplina della riduzione

facoltativa del capitale, art. 2500 novies. 150

DIRITTO COMMERCIALE

B. LA FUSIONE.

5. NOZIONE. DISTINZIONI.

La fusione è l'unificazione di due o più società in una sola. Essa può essere realizzata in due

diversi modi:

a) Con la costituzione di una nuova società, che prende il posto di tutte le società che si

fondono (fusione in senso stretto)

b) Mediante assorbimento in una società preesistente di una o più altre società (fusione per

incorporazione) .

Ed è quest’ultima la forma di fusione più diffusa.

FONTI NORMATIVE. La disciplina della fusione, art. 2501 – 2505 quater, è stata radicalmente

riformata nel 1991. Le forti normative si ricollegano alle norme codicistiche che regolano le fusioni

fra società italiane, cd. fusioni nazionali, e quelle che si applicano anche alle fusioni con società

straniere, cd. fusioni transazionali.

FUSIONE OMOGENEE ED ETEROGENEE. La fusione può aver luogo:

 Sia fra società dello stesso tipo (fusione omogenea)

 Sia fra società di tipo diverso (fusione eterogenea, che questa comporta anche la

trasformazione di una o più delle società che si fondono) .

La partecipazione alla fusione non è consentita alle società che si trovano in stato di liquidazione e

abbiano già cominciato la distribuzione dell'attivo.

FUNZIONE ECONOMICA. La fusione è uno strumento di concentrazione delle imprese

societarie che consente di ampliarne la dimensione e la competitività sul mercato. La fusine è un

istituto che dà luogo ad una concentrazione giuridica e non solo economica.

Il passaggio da una pluralità di società ad una sola determina la riduzione ad unità dei patrimoni

delle singole società e la confluenza dei rispettivi soci in un'unica struttura organizzativa che

continua l'attività di tutte le società preesistenti, mentre queste ultime si estinguono.

La società incorporante o che risulta dalla fusione assumono i diritti e gli obblighi delle società

partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla

fusione, art. 2504 bis comma 1.

I creditori delle società estinte potranno quindi far valere i loro diritti sull'unitario patrimonio della

società risultante dalla fusione. 6. IL PROGETTO DI FUSIONE.

Il procedimento di fusione si articola in tre fasi essenziali: 151

DIRITTO COMMERCIALE

 Il progetto.

 La delibera.

 E l'atto.

Le novità della disciplina introdotta nel 1991 poi con la riforma del 2003, riguardano il progetto di

fusione e la sua delibera.

IL PROGETTO DI FUSIONE. Gli amministratori delle diverse società partecipanti alla fusione

devono redigere il progetto di fusione, che deve contenere le seguenti indicazioni:

1) Il tipo, la denominazione o ragione sociale, la sede delle società partecipanti.

2) L'atto costitutivo della nuova società risultante dalla fusione o di quella incorporante.

3) Il rapporto di cambio delle azioni o quote. Vale a dire il rapporto in base al quale saranno

assegnate ai soci delle società che si estinguono le azioni o quote della società incorporante

o della nuova società. Ad esempio, 10 azioni della società A hanno diritto ad un’azione della

società B incorporante.

PUBBLICITÀ. Il progetto di fusione deve essere pubblicato mediante iscrizione nel registro delle

imprese nel luogo ove hanno la sede le società partecipanti alla fusione, o nel sito internet della

società.

È prevista la redazione preventiva di altri tre documenti:

 LA SITUAZIONE PATRIMONIALE, redatta dagli amministratori di ciascuna delle

società partecipanti alla fusione. Si tratta di un vero e proprio bilancio d’esercizio

infraannuale, cd. bilancio di fusione, la cui funzione principale è quella di fornire ai creditori

sociali le informazioni aggiornate.

 LA RELAZIONE DEGLI AMMINISTRATORI, unica per tutte le società, la quale

illustri e giustifichi il progetto di fusione e in particolare del rapporto di cambio.

 LA RELAZIONE DEGLI ESPERTI, uno o più esperti (scelti fra i revisori legali dei conti)

per ciascuna società partecipante hanno il compito di redigere una relazione sulla congruità

del rapporto di cambio ed esprimere un parere sull'adeguatezza del metodo seguito dagli

amministratori per la determinazione dello stesso.

DEPOSITO DEI DOCUMENTI. Il progetto di fusione, le relazioni degli amministratori e degli

esperti con le situazioni patrimoniali di tutte le società partecipanti,m ed inoltre i bilanci degli ultimi

3 esercizi delle stesse, devono restare depositati in copia nelle sedi di ciascuna delle società

partecipanti alla fusione. 7. LA DELIBERA DI FUSIONE. 152

DIRITTO COMMERCIALE

La fusione viene decisa da ciascuna delle società che vi partecipano mediante l'approvazione del

relativo progetto, art. 2502.

Per l’approvazione vanno rispettate le norme dettate per le modificazioni dell’atto costitutivo.

Nelle società di persone l’attuale disciplina non richiede più il consenso di tutti i soci, ma è

sufficiente la maggioranza dei soci.

Nelle società di capitali, la fusione deve essere deliberata dall’assemblea straordinaria con le

normali maggioranze.

DIRITTO DI RECESSO. In caso di fusione eterogenea, i soci che non hanno concorso alla

deliberazione avranno diritto di recesso.

CONTROLLO E PUBBLICITÀ. Le delibere di fusione delle singole società devono essere

iscritte nel registro delle imprese.

8. LA TUTELA DEI CREDITORI SOCIALI.

La fusione può pregiudicare la posizione dei creditori delle società partecipanti dato che, attuata la

fusione, tutti concorreranno sull'unico patrimonio risultante dall'unificazione dei patrimoni

delle singole società.

Questo può danneggiare i creditori delle società più solide.

OPPOSIZIONE CREDITORI. La fusione è attuata trascorsi 60 giorni dall'iscrizione nel

registro delle imprese dell’ultima delibera delle società che vi partecipano.

Entro tale termine, ciascun creditore anteriore alla pubblicazione del progetto di fusione può

proporre opposizione alla fusione.

Il tribunale può disporre che la fusione abbia ugualmente luogo, previa prestazione da parte della

società di idonea garanzia a favore dei soli creditori opponenti.

SOCI A RESPONSABILITÀ ILLIMITATA. Se alla fusione partecipano società con soci a

responsabilità illimitata e la società risultante dalla fusione è una società di capitali, resta ferma la

responsabilità personale dei soci delle prime obbligazioni anteriori alla fusione.

9. L’ATTO DI FUSIONE.

Il procedimento di fusione si conclude con la stipulazione dell'atto di fusione, art. 2504.

FORMA. l’atto di fusione deve essere redatto per atto pubblico, anche se la nuova società

risultante dalla fusione è una società di persone.

PUBBLICITÀ. L’atto di fusione deve essere iscritto nel registro delle imprese ove è posta la sede

di tutte le società partecipanti alla fusione e di quello della società risultante dalla fusione. 153

DIRITTO COMMERCIALE

EFFETTI. La società risultante dalla fusione assume tutti i diritti e gli obblighi di quelle

partecipanti, che si estinguono.

I soci di queste ultime hanno diritto di ottenere, in cambio delle proprie azioni o quote, azioni o

quote della società che continua l’attività.

L’INVALIDITÀ DELLA FUSIONE. Una volta eseguite le iscrizioni dell'atto di fusione prescritte

per legge, e quindi sono stati prodotti i relativi effetti, l'invalidità dell'atto di fusione non può

essere pronunciata. Senza alcuna eccezione.

Resta salvo solo il diritto al risarcimento dei danni eventualmente spettante ai soci o ai terzi

danneggiati dalla fusione.

I soci, quindi, hanno a disposizione solo il tempo che intercorre fra la delibera di fusione e l’utlima

iscrizione dell’atto di fusione. C. LA SCISSIONE.

10. NOZIONE. FORME.

FORMA. Con la scissione il patrimonio di una società è scomposto e assegnato (meglio trasferito)

in tutto o in parte ad altre società preesistenti o di nuova costituzione, con la contestuale

assegnazione ai soci della prima di azioni o quote delle società beneficiarie del trasferimento

patrimoniale.

Si ha quindi la suddivisione di un unico patrimonio sociale e di un'unica compagine societaria

in più società.

Nella scissione le azioni o quote delle società beneficiarie del trasferimento patrimoniale sono

acquisite direttamente dai soci della società che si scinde, e non dalla società.

SCISSIONE TOTALE O PARZIALE. La scissione non era regolata dal codice civile del 1942

che è stata introdotta con il d.lgs. 22/1991 e modificata nel 2003.

La scissione può essere:

 Totale.

 Parziale.

NELLA SCISSIONE TOTALE, l'intero patrimonio della società che si scinde viene trasferito

a più società. La prima società perciò si estingue senza che però si abbia la liquidazione della

stessa, dato che l’attività continua tramite le società beneficiarie.

NELLA SCISSIONE PARZIALE invece solo una parte del patrimonio della società che si

scinde viene trasferita ad una o più altre società. La società scissa resta in vita con un patrimonio

ridotto.

Le società beneficiarie della scissione totale o parziale possono essere: 154

DIRITTO COMMERCIALE

a) Società di nuova costituzione, che nascono per gemmazione dalla società che si scinde, cd.

scissione in senso stretto.

b) Una o più società preesistenti, cd. scissione per incorporazione, che vedono nel contempo

incrementati il loro patrimonio e la compagine sociale per l'ingresso dei soci della società

scissa.

SOCIETÀ IN LIQUIDAZIONE. Come per la fusione, non possono partecipare alla scissione

società in liquidazione che abbiano iniziato la distribuzione dell’attivo.

11. IL PROCEDIMENTO.

IL PROGETTO DI SCISSIONE. Gli amministratori delle società partecipanti alla scissione

devono redigere un unitario progetto di scissione, che deve contenere:

a) L'esatta descrizione degli elementi patrimoniali da trasferire a ciascuna delle società

beneficiarie e dell'eventuale conguaglio in denaro.

b) I criteri di distribuzione ai soci delle azioni o quote delle società beneficiarie.

Nella scissione totale, le attività di incerta attribuzione sono ripartite fra le società beneficiarie in

proporzione della quota di patrimonio netto trasferita a ciascuna di esse. Delle passività di dubbia

imputazione rispondono invece in solido tutte le società beneficiarie.

Nella scissione parziale, invece, le relative attività restano in testa alla società trasferente. Delle

passività rispondono in solido sia questa sia le società beneficiarie.

ULTERIORE DOCUMENTAZIONE. Per la situazione patrimoniale, la relazione degli

amministratori e quella degli esperti, è integralmente richiamata la disciplina della fusione.

ALTRE FASI. Si rinvia alla disciplina della fusione si ha anche per le altre fasi del procedimento di

scissione, come la delibera di scissione, pubblicità, opposizione dei creditori e stipula dell’atto di

scissione.

Se beneficiarie della scissione sono società di nuova costituzione, l’atto di scissione, da redigere

sempre per atto pubblico, vale anche come atto costitutivo delle stesse.

EFFETTI. La scissione diventa efficace a partire dalla data in cui è stata eseguita l’ultima

iscrizione dell’atto di scissione nel registro delle imprese in cui sono scritte le società beneficiarie.

A partire dal momento in cui la scissione diventa efficace, ciascuna delle società beneficiarie

assume i diritti e gli obblighi della società scissa. 155

DIRITTO COMMERCIALE

È però stabilito che ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo

del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti

dalla società cui fanno carico, art. 2506 quater comma 3.

Vale infine per l’invalidità dell’atto di scissione la stessa disciplina dettata per la fusione. 156

DIRITTO COMMERCIALE

PARTE TERZA

I CONTRATTI 157

DIRITTO COMMERCIALE

PARTE TERZA

I CONTRATTI

CAPITOLO 27

LA VENDITA

1. NOZIONE. TIPI.

NOZIONE. La vendita è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una

cosa o di un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo, art. 1470 cod. civ.

La vendita è un contratto per cui le parti possono non essere imprenditori.

La vendita e soprattutto la vendita di cose mobili (art. 1510 - 1536) ha però un rilievo centrale

nell’attività di impresa.

Attraverso la stipula di contratti di compravendita, industriali e commercianti si procurano larga

parte dei beni necessari per lo svolgimento della loro attività; attraverso altri contratti di

compravendita collocano sul mercato larga parte dei beni prodotti o acquistati.

2. VENDITA REALE E VENDITA OBBLIGATORIA.

La vendita è un contratto consensuale, si perfeziona cioè con il semplice accordo delle parti, senza

che siano necessari la consegna della cosa venduta o il pagamento del prezzo.

(Se vendo e non mi paga io gli devo dare il bene anche se non mi paga)

VENDITA REALE. La vendita è inoltre un contratto con effetti reali.

Il consenso delle parti è perciò di regola sufficiente perché la proprietà della cosa si trasferisca dal

venditore al compratore, con conseguente passaggio a quest'ultimo del rischio di perimento fortuito

della cosa, art. 1465.

Si parla di vendita obbligatoria nel caso in cui gli effetti reali della vendita si producono in un

momento successivo alla stipulazione del contratto, ossia al verificarsi di determinati eventi che

determinano il passaggio automatico della proprietà, senza un’altra manifestazione di volontà del

venditore. Costituiscono casi di vendita obbligatoria:

 La vendita di cose generiche.

 La vendita di cose future.

 La vendita di cose altrui.

VENDITA DI COSE GENERICHE. Nella vendita di cose determinate solo nel genere, ad

esempio cento quintali di grano, la proprietà passa al compratore con l'individuazione, art. 1378,

che consente di isolare le cose oggetto della vendita.

VENDITA DI COSE FUTURE. Nella vendita di cose future, ad esempio vendita di un

macchinario non ancora prodotto, il compratore ne acquista la proprietà non appena la cosa viene ad

esistenza, art. 1472 comma 1. La vendita è nulla se la cosa non viene ad esistenza.

VENDITA DI COSA ALTRUI. Nella vendita di cosa altrui, art. 1478, il venditore è obbligato a

procurare l'acquisto della cosa al compratore e questi ne diventa proprietario nel momento stesso in

cui il venditore acquista dal terzo.

3. LE OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE.

La vendita è fonte di obbligazioni per entrambe le parti. 158

DIRITTO COMMERCIALE

Le obbligazioni principali del venditore sono: 1) Consegnare la cosa al compratore. 2) Fargliene

acquistare la proprietà. 3) Garantire il compratore dall'evizione e dai vizi della cosa, art. 1476.

(Finisce l’obbligazione quando il venditore consegna la cosa)

VENDITA SU DOCUMENTI. La vendita su documenti, diffusa nel commercio internazionale,

riguarda merci già consegnate ad un vettore per il trasporto o depositate in magazzini generali, per

le quali il vettore o il magazzino abbiano rilasciato un titolo di credito rappresentativo.

Ne consegue che la vendita di tali merci può essere realizzata anche mediante il trasferimento dei

relativi titoli rappresentativi. Infatti il possesso degli stessi consente al compratore di ritirare la

merce o rivenderla ulteriormente.

Il compratore è obbligato a pagare la merce alla consegna dei documenti.

4. LA GARANZIA PER EVIZIONE.

Il venditore è tenuto a garantire il compratore contro L'EVIZIONE.

NOZIONE. Si ha evizione quando il compratore perde in tutto o in parte la proprietà della cosa

acquistata o subisce una limitazione nel libero godimento della stessa, a seguito dell'azione

giudiziaria di un terzo che vanta diritti sulla cosa.

Ad esempio, un terzo rivendica vittoriosamente la proprietà dell’intera cosa acquistata dal

compratore (evizione totale) oppure di una parte della stessa (evizione parziale) .

EVIZIONE TOTALE. Se l'evizione è stata totale, il venditore dovrà rimborsare al compratore il

prezzo pagato e le spese sostenute, anche se immune da colpa. Sarà inoltre tenuto al risarcimento

integrale del danno se il fatto che ha prodotto l’evizione è imputabile a un suo comportamento

doloso o colposo.

EVIZIONE PARZIALE. Se invece l'evizione è stata parziale, il compratore ha diritto solo ad una

riduzione del prezzo, oltre al risarcimento dei danni.

MODIFICA O ESCLUSIONE DELLA GARANZIA. La garanzia per evizione può essere

esclusa dalle parti.

In caso di esclusione della garanzia, il venditore non è tenuto al risarcimento dei danni e deve

rimborsare nel caso al compratore solo il prezzo pagato e le spese. Anche questo obbligo viene però

meno se la vendita è stipulata A RISCHIO E PERICOLO DEL COMPRATORE, art. 1488.

5. Vizi. Mancanza di qualità. Buon funzionamento.

GARANZIA DA VIZI. Il venditore deve garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la

rendono inidonea all'uso cui è destinata o ne diminuiscono in modo apprezzabile il valore, art.

1490.

Ad esempio, che la stoffa non presenti difetti di tessitura.

La garanzia copre di regola solo i vizi occulti, i vizi cioè non conosciuti o non facilmente

riconoscibili dal compratore al momento dell'acquisto.

EFFETTI DELLA GARANZIA. La garanzia copre tuttavia anche:

a) I vizi facilmente riconoscibili quando il venditore ha dichiarato che la cosa era esente da

vizi.

b) I vizi apparenti quando si tratta di cose da trasportare e quando il compratore non ha potuto

esaminare al momento della conclusione del contratto.

In presenza di vizi coperti dalla garanzia il compratore può chiedere:

1) La risoluzione del contratto, con rimborso del prezzo e delle spese sostenute.

2) Oppure la semplice riduzione del prezzo.

Il venditore dovrà inoltre risarcire i danni ulteriori subiti dal compratore. 159

DIRITTO COMMERCIALE

TERMINI PER L’AZIONE. L'esercizio delle azioni derivanti dalla garanzia per vizi è soggetto a

brevi termini di decadenza e di prescrizione, art. 1495.

a) Il compratore decade dalla garanzia se non denunzia i vizi al venditore entro 8 giorni dalla

scoperta.

b) L’azione si prescrive in ogni caso nel termine di un anno dalla consegna.

MANCANZA DI QUALITà. Nel caso particolare in cui la cosa venduta non ha le qualità

promesse ovvero quelle essenziali per l'uso cui è destinata, il compratore ha diritto ad ottenere la

risoluzione del contratto.

Ad esempio, la stoffa venduta non è di pura lana.

L’azione anche qui è assoggettata agli stessi brevi termini di prescrizione e decadenza stabiliti per la

garanzia per vizi, art. 1497 comma 2.

ALIUD PRO ALIO. L'azione di risoluzione per inadempimento non è invece soggetta a termini di

decadenza e soggiace all'ordinaria prescrizione decennale quando la cosa consegnata sia

completamente diversa da quella pattuita e si è allargata l’area di aliud pro alio ritenendo infatti

anche quando essa difetti delle qualità necessarie per assolvere alla sua naturale funzione che le

parti hanno assunto come essenziale (aliud pro alio) .

GARANZIA DI BUON FUNZIONAMENTO. Con la garanzia di buon funzionamento,

prevista dall’art. 1512, per le sole cose mobili. Si pensi alle macchine, apparecchiature e orologi, e

deve essere riferita ad un periodo predeterminato.

Durante il periodo coperto dalla garanzia, il compratore ha diritto di ottenere la sostituzione o la

riparazione della cosa per difetti di funzionamento, anche se questi non sono dovuti a vizi o

mancanza di qualità.

Il compratore, a pena di decadenza, deve denunziare i difetti di funzionamento entro 30 giorni

dalla scoperta.

6. GARANZIA DI CONFORMITà.

BENI DI CONSUMO. DIFETTI DI CONFORMITà. Un ulteriore disciplina ossia quando la

vendita ha per oggetto beni di consumo il venditore ha l'obbligo di consegnare al consumatore beni

conformi al contratto di vendita ed è responsabile nei confronti dello stesso per qualsiasi difetto di

conformità esistente al momento della consegna del bene.

Sono beni di consumo qualsiasi bene mobile venduto da un imprenditore ad un consumatore.

DIRITTI DEL CONSUMATORE. In caso di difetti di conformità, il consumatore può richiedere:

a) Riparazione del bene o sostituzione, riduzione del prezzo.

b) Qualora tali rimedi non siano applicabili si procede alla risoluzione del contratto.

Il venditore è responsabile solo se il difetto di conformità si manifesta entro 2 anni dalla consegna.

Il difetto deve essere denunciato, a pena di decadenza, entro 2 mesi dalla scoperta.

L’azione si prescrive in 26 mesi dalla consegna del bene.

È nullo ogni patto volto ad escludere o limitare tali diritti.

DIRITTO DI REGRESSO. Il venditore responsabile nei confronti del consumatore può a sua

volta agire, entro un anno dall’esecuzione dell’azione, contro gli altri soggetti della catena

distributiva (produttore, precedenti venditori) ai quali è imputabile il difetto per ottenere la

reintegrazione di quanto corrisposto al consumatore.

7. CLAUSOLE SULLA QUALITà DELLA MERCE.

Sono diffuse soprattutto nelle vendite commerciali, l’utilizzo delle clausole particolari volte ad

assicurare la presenza nella cosa venduta delle specifiche qualità desiderate dal compratore in modo

da prevenire successive controversie. 160

DIRITTO COMMERCIALE

Alcuni di tali clausole hanno dato luogo a figure particolari di vendite: vendita con riserva di

gradimento art. 1520, vendita a prova art. 1521 e vendita su campione art. 1522.

VENDITA CON RISERVA DI GRADIMENTO. La vendita con riserva di gradimento è una

vendita che si perfeziona solo dopo che il compratore ha esaminato la merce ed ha comunicato al

venditore che la stessa è di suo gradimento.

VENDITA A PROVA. Nella vendita a prova il contratto è sottoposto alla condizione sospensiva

che la merce abbia le qualità pattuite o sia idonea all'uso cui è destinata. La vendita a prova è un

contratto già perfetto.

VENDITA SU CAMPIONE. Nella vendita su campione, dalla merce oggetto della vendita (olio

oppure vino) viene prelevato un campione che deve servire come esclusivo paragone per la

qualità della merce. È un contratto perfetto ed immediatamente efficace.

8. LE OBBLIGAZIONI DEL COMPRATORE.

Obbligazione principale è quella DI PAGARE IL PREZZO CONVENUTO, art. 1498. Se non è

pattuito diversamente, sono a carico del compratore anche le spese del contratto di vendita e quelle

accessorie art. 1475, comprese le spese di trasporto art. 1510 comma 2.

MANCATA DETERMINAZIONE. Se le parti hanno omesso qualsiasi pattuizione relativa al

prezzo il contratto è nullo, salvo che:

a) Si tratti di cose che il venditore vende abitualmente e si presume che le parti abbiano voluti

riferirsi al prezzo normalmente praticato dal venditore.

b) Si tratti di merci aventi un prezzo di listino di cui il prezzo è dedotto dai listini.

9. LA VENDITA CON RISERVA DI PROPRIETà.

La vendita con riserva di proprietà, art. 1523 ss., è una forma particolare di vendita che ricorre

tipicamente nelle vendite a rate, cioè quando il pagamento del prezzo è frazionato nel tempo.

È particolarmente diffusa nei beni di consumo durevoli.

EFFETTI. La clausola di riserva di proprietà (o patto di riservato dominio) offre un'efficace tutela

al venditore contro l'inadempimento del compratore e nel contempo lo libera immediatamente dai

rischi inerenti al perimento del bene. Infatti, con la clausola di riserva di proprietà:

a) Il compratore diventa il proprietario della cosa acquistata solo col pagamento dell'ultima rata

del prezzo, fermo restando che il venditore non ne può disporre.

b) I rischi del perimento della cosa sono a carico del compratore fin dal momento della

consegna, dato che egli è così messo in grado di godere del bene e inoltre è tenuto a pagare

tutte le rate anche se la cosa perisce.

TUTELA DEL COMPRATORE A tutela del compratore è stabilito che il mancato pagamento di

una sola rata, che non superi l'ottava parte del prezzo, non dà luogo alla risoluzione del

contratto. Il venditore potrà agire giudizialmente solo per il pagamento della rata scaduta.

Potrà invece ottenere la risoluzione del contratto se la singola rata non pagata supera l’ottava parte

del prezzo o l’inadempimento si protrae per più rate.

Risolto il contratto, il venditore ha diritto alla restituzione della cosa. Deve però restituire al

compratore le rate riscosse, salvo il diritto ad un equo compenso per l’uso della cosa, oltre al

risarcimento dei danni, art. 1526. 161

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 28

IL CONTRATTO ESTIMATORIO. LA SOMMINISTRAZIONE. I

CONTRATTI DI DISTRIBUZIONE.

1. IL CONTRATTO ESTIMATORIO.

NOZIONE. Il contratto estimatorio, regolato dall’art. 1556 – 1558, è un contratto con il quale una

parte (denominata tradens) consegna una o più cose mobili all'altra parte (accipiens) e questa si

obbliga a pagarne il prezzo entro il termine stabilito, salvo che restituisce le cose nello stesso

termine, art. 1556.

FUNZIONE. Noto anche come contratto di conto deposito, è utilizzato nei rapporti fra fornitori e

rivenditori in luogo del contratto di vendita, quando il rivenditore non vuole accollarsi il rischio

economico e vuole evitare il rischio di dover pagare al fornitore la merce che gli rimane invenduta

dopo un certo tempo.

Tale contratto trova applicazione nel commercio dei libri e dei giornali, degli oggetti preziosi. Il

rivenditore dovrà pagare al fornitore solo quanto è riuscito a vendere e il fornitore pur sopportando

il rischio dell’invenduto, trae vantaggio dalla distribuzione più approfondita che tale contratto riesce

a procurargli.

LA DISCIPLINA. Il contratto estimatorio è un contratto reale: si perfeziona con la consegna della

merce all'accipiens.

DISPONIBILITÀ DELLE COSE. Sotto il profilo giuridico elemento caratterizzante è che

l’accipiens e solo l'accipiens può disporre delle cose ricevute, benché queste restino di proprietà del

tradens fin quando il primo non le ha rivendute o non ne ha pagato il prezzo, art. 1558.

Non possono essere sottoposte a pignoramento dai creditori dell’accipiens finché non sia stato

pagato il prezzo.

OBBLIGHI DELL’ACCIPIENS. Con la consegna della cosa l’accipiens ha l’obbligo di pagare il

prezzo di stima stabilito al momento della conclusione del contratto.

All'accipiens è riconosciuta la facoltà di liberarsi di tale obbligo restituendo le cose nel termine

pattuito, art. 1285 ss.

2. LA SOMMINISTRAZIONE.

NOZIONE. La somministrazione è il contratto con il quale una parte (il somministrante) si

obbliga, verso corrispettivo di un prezzo, ad eseguire a favore dell'altra parte (il somministrato)

prestazioni periodiche o continuative di cose, art. 1559.

FUNZIONE. Esso è un contratto di durata. Consente di soddisfare un bisogno durevole (periodico

o continuato) del somministrato assicurando regolarità delle forniture nel tempo e la stabilità dei

prezzi.

Si pensi ai contratti stipulati per l’erogazione dell’acqua, del gas e dell’energia elettrica.

La somministrazione è un contratto che può avere per oggetto solo la prestazione di cose. Il

contratto che ha per oggetto la prestazione di servizi costituisce appalto, come il contratto con

un’impresa di pulizie. 162

DIRITTO COMMERCIALE

SOMMINISTRAZIONE E VENDITA. Il carattere periodico e continuativo distingue la

somministrazione dalla vendita a consegne ripartite.

 La somministrazione ha per oggetto una pluralità di prestazioni ed è diretta a soddisfare un

bisogno durevole del somministrato.

 La vendita ha per oggetto un’unica prestazione e la vendita può essere anche frazionata nel

tempo. Si pensi al contratto fra editore di un’enciclopedia e clienti, con il quale si prevede

che i singoli volumi saranno consegnati mano mano che vengono pubblicati.

Entità della somministrazione. Qualora non sia determinata l’entità della somministrazione,

s’intende pattuita la quantità corrispondente al normale fabbisogno del somministrato al tempo

della conclusione del contratto, art. 1560.

È possibile stabilire un limite minimo e massimo per la somministrazione e sarà il somministrato a

specificare, entro i limiti stabiliti, il quantitativo dovuto.

PREZZO.

È possibile ricorrere alla risoluzione del contratto se l'inadempimento ha notevole importanza ed è

tale da menomare la fiducia nell'esattezza dei successivi adempimenti, art. 1564. Se

l'inadempimento del somministrato è di lieve entità, il somministrante non può sospendere

l'esecuzione del contratto senza darne congruo preavviso, art. 1565.

PATTO DI PREFERENZA. È possibile inserire nel contratto di somministrazione il patto di

preferenza ed il patto di esclusiva.

Con il patto di preferenza, art. 1566, è il patto con il quale il somministrato si obbliga a preferire, a

parità di condizioni, lo stesso somministrante qualora intenda stipulare un successivo contratto di

somministrazione per lo stesso oggetto.

ESCLUSIVA. La clausola di esclusiva può essere a favore:

 Del somministrante e in tal caso il somministrato non può ricevere da terzi prestazioni della

stessa natura né procurarsi con mezzi propri le cose che formano oggetto del contratto, art.

1567.

 Del somministrato e in tal caso il somministrante non può compiere forniture della stessa

natura ad altri nella zona per cui l'esclusiva è concessa, art. 1568 comma 1.

 a favore di entrambi.

OBBLIGO PROMOZIONALE. Il rivenditore beneficiario dell’esclusiva opera come

concessionario di vendita in esclusiva del produttore e può impegnarsi a ritirare un quantitativo

minimo di merce. Può con apposito patto obbligarsi a promuovere le vendite nella zona

assegnatagli e risponde dei danni in caso di inadempimento a tale obbligo, art. 1568 comma 2

(riferito alla parte dei danni) . 163

DIRITTO COMMERCIALE

3. I CONTRATTI DI DISTRIBUZIONE.

La stipulazione di contratti di vendita e di somministrazione con commercianti non consentono di

coordinare e di indirizzare in modo unitario l’attività dei rivenditori, che sono liberi di organizzare

come meglio credono i rapporti con la clientela.

DISTRIBUZIONE INTEGRATA. Si parla di DISTRIBUZIONE INTEGRATA e si tratta di

accordi che prevedono clausole che consentono al produttore una penetrante ingerenza nella sfera

decisionale dei propri rivenditori e un coordinamento unitario della rete distributiva. Nel contempo

sono offerte ai rivenditori più sicure possibilità di guadagno attraverso la concessione di una

posizione di privilegio, di regola costituita dall’esclusiva di rivendita per una certa zona.

CLAUSOLE TIPICHE. il contenuto minimo dei contratti che regolano i rapporti fra produttore e

distributori integrati, ossia cd. contratti di distribuzione, consiste:

1) Nell'impegno del distributore di acquistare periodicamente determinati quantitativi minimi a

condizioni predeterminate nel contratto.

2) Nell'impegno ulteriore del distributore di promuovere la rivendita dei prodotti acquistati in

una determinata zona secondo modalità previste dal produttore.

Quest'ultimo aspetto può essere realizzato in due modalità:

a) La concessione di vendita

b) Il contratto di affiliazione commerciale (o franchising di distribuzione) .

4. LA CONCESSIONE DI VENDITA.

CLAUSOLE DI INGERENZA. Nella concessione di vendita sono previste clausole che

impongono ai rivenditori:

a) Un'efficiente organizzazione di vendita.

b) L'acquisto di quantitativi minimi di merce a scadenze determinate.

c) La pratica di prezzi prestabiliti dal produttore.

d) La fornitura di assistenza tecnica alla clientela dopo la vendita

e) Controlli periodici da parte del concedente sull'efficienza dell'organizzazione di vendita.

5. L’AFFILIAZIONE COMMERCIALE (FRANCHISING) .

Con il contratto di affiliazione commerciale, l'affiliante: 164

DIRITTO COMMERCIALE

a) Concede verso corrispettivo all'affiliato un insieme di diritti di proprietà industriale o

intellettuale relativi a marchi, denominazioni commerciali, insegne, diritti di autore,

know how, brevetti, assistenza o consulenza tecnica e commerciale.

b) Inserisce l'affiliato in un sistema costituito da una pluralità di affiliati distribuiti sul

territorio.

CLAUSOLE TIPICHE. Il contratto può riguardare non solo la vendita di beni (franchising di

distribuzione) , ma anche la produzione di beni (franchising di produzione) o la distribuzione di

servizi (franchising di servizi) .

L'affiliato è sempre:

 Tenuto ad utilizzare i segni distintivi dell'affiliante (MARCHI ED INSEGNA) .

 Tenuto ad adeguarsi completamente ai modelli operativi prefissati (come allestimento locali,

pubblicità, condizione di vendita, ecc) secondo la formula commerciale voluta dall'affiliante.

L'affiliato deve comunicare all'affiliante ogni informazione la cui conoscenza risulti necessaria ai

fini della stipulazione del contratto.

FORMA E CONTENUTO. Il contratto di affiliazione commerciale deve essere stipulato per

iscritto a pena di nullità e deve indicare espressamente le condizioni di rinnovo, risoluzione o

cessione. Deve altresì precisare:

 Gli investimenti e le spesa richieste all'affiliato prima dell'inizio dell'attività (allestimento

punto vendita o acquisto di scorte di merce) .

 Le percentuali che deve versare all'affiliante (cd. Royalties) .

 Nonché l'incasso minimo che l'affiliato si impegna a realizzare.

DURATA. Il contratto può essere a tempo indeterminato o determinato, ma con una durata mai

inferiore a tre anni sufficiente a recuperare gli investimenti effettuati.

OBBLIGHI DELL’AFFILIATO. Qualora il contratto indichi la sede dell’affiliato, questi non può

spostarla senza il consenso dell’affiliante, salvo il caso di forza maggiore. 165

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 29

L’APPALTO

1. NOZIONE. CARATTERI ESSENZIALI.

NOZIONE. L'appalto è il contratto con il quale una parte (appaltatore) assume, con

organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un'opera o

di un servizio, verso un corrispettivo in denaro, art. 1655.

Oggetto d’appalto può essere sia il compimento di un’opera sia il compimento di un servizio. Si ha

appalto d’opera, ad esempio, il contratto con il quale un’impresa edile si obbliga a costruire un

palazzo. Si ha appalto di servizi il contratto stipulato con un’impresa di pulizie.

APPALTO E CONTRATTO D’OPERA. Non ogni contratto che ha per oggetto il compimento di

un’opera o di un servizio è però appalto. In breve, si deve trattare di un’attività organizzata in forma

di impresa. L’appaltatore è perciò un imprenditore commerciale di regola non piccolo.

APPALTO E VENDITA. Netta è la distinzione fra appalto e vendita (o somministrazione) di cui

l'appalto deve avere per oggetto una prestazione di FARE. La vendita ha per oggetto un DARE. Si

ha appalto se la prestazione di fare (attività lavorativa) prevale su quella di dare (fornitura del

materiale) e si ha vendita nel caso contrario.

APPALTI PUBBLICI. Può essere committente dell'opera sia un soggetto privato, sia lo Stato o un

ente pubblico. La disciplina dettata dal codice civile è tuttavia applicabile integralmente solo agli

appalti privati. Quando il committente è un ente pubblico, essa è sostituita e integrata da una vasta e

complessa legislazione speciale che è stata di recente raccolta nel codice degli appalti pubblici.

2. LE OBBLIGAZIONI DELL’APPALTATORE.

Obbligazione fondamentale dell'appaltatore è quella di compiere l'opera o il servizio

commessogli.

FORNITURA DELLA MATERIA. Salvo diversa pattuizione, l'appaltatore deve fornire la materia

prima necessaria per il compimento dell'opera, art. 1658. Se la materia è invece fornita in tutto o in

parte dal committente, l’appaltatore deve denunziarne prontamente i difetti che possono

compromettere la regolare esecuzione dell’opera, art. 1663.

ESECUZIONE OPERA. L’opera deve essere eseguita dall’appaltatore secondo le modalità

tecniche concordate col committente, di regola analiticamente descritte in un apposito documento

denominato CAPITOLATO.

VARIAZIONI PROGETTO. L'appaltatore non può apportare modifiche alle modalità di

esecuzione pattuite, senza l’autorizzazione del committente, che deve essere provata per iscritto.

166

DIRITTO COMMERCIALE

VERIFICA E COLLAUDO. Il committente ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e di

verificarne a proprie spese lo stato, art. 1662, personalmente o a mezzo di un direttore dei lavori

dallo stesso nominato.

Se dai controlli risulta che l'appaltatore non ha rispettato le condizioni, viene stabilito un termine

entro il quale deve conformarsi alle condizioni del progetto. Decorso inutilmente tale termine, il

contratto è risolto.

Completata l’opera e prima di riceverne la consegna, il committente ha diritto di sottoporre la stessa

a verifica finale, CD. COLLAUDO, da eseguirsi non appena l’appaltatore lo mette in condizione

di effettuarla, art. 1665.

ACCETTAZIONE. Se il risultato è negativo, il committente deve comunicare all'appaltatore se

intende rifiutare l'opera. Per l'accettazione non è richiesta una dichiarazione espressa.

Con l'accettazione:

1) I rischi del perimento passano al committente, art. 1673.

2) L'appaltatore è liberato dalla garanzia per difformità e vizi dell'opera riconoscibili dal

committente, art. 1667 comma 1.

3) Ha diritto al pagamento del prezzo, art. 1665 5 comma.

3. DIFFORMITÀ E VIZI DELL’OPERA.

GARANZIA. Una volta che l’opera sia stata compiuta e consegnata al committente, l’appaltatore è

tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell’opera, art. 1667.

Se l’opera è stata accettata senza riserve, la garanzia copre solo i vizi e le difformità occultim

nonché quelli palesi taciuti in mala fede dall’appaltatore.

 I vizi e le difformità devono essere denunziati all’appaltatore, a pena di decadenza, entro 60

giorni dalla scoperta.

 L’azione si prescrive nel termine breve di 2 anni dalla consegna dell’opera.

CONTENUTO DELLA GARANZIA. Il committente può infatti richiedere la risoluzione del

contratto solo se le difformità o i vizi dell’opera sono tali da renderla del tutto inidonea alla sua

destinazione.

Il committente ha inoltre diritto al risarcimento dei danni se le difformità o i vizi sono dovuti a

colpa dell’appaltatore.

RESPONSABILITÀ DECENNALE. Se l’appalto ha per oggetto la costruzione di edifici o di altri

immobili destinati per loro natura a lunga durata, alla garanzia fin qui esposta si aggiunge la

responsabilità dell’appaltatore per la durata di 10 anni dal compimento dell’opera, art. 1669.

Questa responsabilità aggiuntiva però scatta solo in caso di rovina totale o parziale dell’immobile

o di gravi difetti imputabili a vizi del suolo o a difetti di costruzione.

La denunzia dell’appaltatore deve essere fatta, a pena di decadenza, entro 1 anno dalla scoperta e

l’azione si prescrive in 1 anno dalla denunzia.

4. LE OBBLIGAZIONI DEL COMMITTENTE.

Obbligazione fondamentale del committente è quella di pagare un corrispettivo in denaro. 167

DIRITTO COMMERCIALE

DWETERMINAZIONE DEL PREZZO. Il contratto di appalto è valido anche se le parti non

hanno determinato il corrispettivo e in tal caso può essere calcolato con riferimento alle tariffe, agli

usi o in mancanza, è determinato dal giudice, art. 1657.

Il prezzo può essere determinato globalmente per tutta l'opera, ma può essere stabilito anche per

ogni unità di misura della stessa, cd. appalto a misura. Ad esempio, tot per ogni metro cubo

costruito.

REVISIONE DEL PREZZO. In particolare, è possibile rivedere il prezzo durante l'esecuzione

dell'opera.

Due sono le ipotesi al riguardo previste dall’art. 1664.

La revisione del prezzo può essere richiesta da entrambi le parti quando il costo dei materiali o

della mano d’opera subisce variazioni, quando il costo dei materiali o della manodopera subisce

variazioni dovute a circostanze imprevedibili tali da determinare un aumento o una diminuzione

superiore al decimo del prezzo dell'appalto complessivamente pattuito.

All'appaltatore è riconosciuto il diritto ad un equo compenso in caso di difficoltà di esecuzione

dell'opera derivanti da cause geologiche, idriche e simili e che rendono più onerosa la prestazione.

La disciplina esposta può essere modificata dalle parti, anche escludendo del tutto l’applicazione

dell’art. 1664 e rendendo così invariabile in ogni caso il prezzo originariamente fissato, cd. prezzo

bloccato.

5. ESTINZIONE DEL RAPPORTO.

L'appalto è contratto la cui esecuzione si protrae nel tempo e l'interesse del committente è di regola

soddisfatto solo se l'opera è compiutamente realizzata. La prestazione dell'appaltatore è perciò di

regola indivisibile.

IMPOSSIBILTÀ SOPRAVVENUTA. Se l'esecuzione dell'opera diventa impossibile per causa

non imputabile ad alcuna delle parti, il contratto si scioglie secondo i principi generali. Il

committente è tenuto però a pagare la parte già compiuta (se utilizzabile) .

RECESSO. Solo al committente è consentito di recedere dal contratto in corso d'opera anche senza

invocare una giusta causa, ad esempio perché non è più interessato all’opera. Il committente

dovrà però indennizzare l'appaltatore delle spese sostenute e dei lavori eseguiti ma anche del

mancato guadagno.

MORTE. La morte dell'appaltatore non scioglie il contratto, ma il committente può recedere se

dubiti della buona esecuzione dell'opera da parte degli eredi, art 1674.

6. IL SUBAPPALTO.

Il subappalto è un contratto di appalto stipulato fra l'appaltatore ed un terzo, avente ad oggetto

l'esecuzione della stessa opera o dello stesso servizio dal primo assunti nei confronti del

committente. Il subappalto è possibile solo se autorizzato dal committente. 168

DIRITTO COMMERCIALE

L’appaltatore assume perciò la veste di committente (cd. subcommittente) nei confronti del

subappaltatore.

Il subappalto, totale o parziale, è possibile solo se è stato autorizzato dal committente, art. 1656.

RESPONSABILITÀ. appalto e subappalto sono contratti distinti anche se collegati. Obbligato e

responsabile nei confronti del committente è e resta l’appaltatore.

7. LA SUBFORNITURA.

IL FENOMENO. È un contratto con il quale le grandi imprese affidano ad altre imprese, di norma

medio piccole, alcune fasi della lavorazione dei propri prodotti o la lavorazione di determinate

componenti degli stessi o anche l'intero prodotto.

È il fenomeno della subfornitura e da non confondere con il subappalto. Si caratterizza per il fatto

che il subfornitore agisce secondo le direttive del committente, si avvale delle tecnologie di

quest'ultimo ed è assoggettato a controlli sulla qualità dei prodotti realizzati.

Si ha un contratto di subfornitura quando:

a) Un imprenditore si impegna ad effettuare per conto di un'impresa committente lavorazioni

su prodotti semilavorati o su materie prime fornite dalla committente medesima,

ovvero si impegna a fornire all'impresa prodotti o servizi destinati ad essere utilizzati

nell’attività economica del committente.

b) Le prestazioni del subfornitore devono essere conformi a progetti esecutivi, conoscenze

tecniche e tecnologiche, modelli o prototipi forniti dall'impresa committente.

FORMA. Il contratto deve essere stipulato in forma scritta a pena di nullità.

CONTENUTO. Nel contratto di subfornitura devono essere specificati:

a) I requisiti dei beni o dei servizi richiesti dal committente.

b) Il prezzo pattuito.

c) I termini e le modalità di consegna, di collaudo e di pagamento.

TERMINI DI PAGAMENTO. Quanto ai termini di pagamento, si prescrive che il prezzo deve

essere corrisposto in un termine che non può eccedere i 60 giorni dal momento della consegna del

bene.

CLAUSOLE NULLE. Al fine di tutelare il subfornitore, è nullo il patto che consenta ad una delle

parti di modificare unilateralmente le clausole del contratto di subfornitura. È inoltre nullo il patto

che attribuisce a una delle parti di un contratto di subfornitura a esecuzione continuata o periodica la

facoltà di recesso senza congruo preavviso.

RESPONSABILITÀ DEL SUBFORNITORE. Il subfornitore è responsabile del funzionamento e

della qualità della parte o dell'assemblaggio da lui prodotti o del servizio reso. Non è invece

169

DIRITTO COMMERCIALE

responsabile per difetti di materiali o di attrezzi fornitigli dal committente, purchè li abbia

tempestivamente segnalati. 170

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 30

IL CONTRATTO DI TRASPORTO

1. NOZIONE. TIPI

NOZIONE. Con il contratto di trasporto, una parte (vettore) si obbliga, verso corrispettivo, a

trasportare persone o cose da un luogo a un altro, art. 1678.

Oggetto del contratto di trasporto è quindi il trasferimento nello spazio di persone o cose.

TIPI. Se unitaria è la nozione del contratto di trasporto, la sua disciplina è diversa a seconda

dell’oggetto del trasporto e del mezzo con cui il trasporto viene eseguito.

Il codice civile è integralmente applicabile solo ai trasporti terrestri su strada in quanto:

a) Il trasporto marittimo e il trasporto aereo sono specificamente regolati dal codice della

navigazione.

b) Il trasporto ferroviario è disciplinato da apposite leggi speciali.

2. PUBBLICI SERVIZI DI LINEA.

Disciplina comune a tutti i tipi di trasporto è quella dettata dall’art. 1679 per le imprese (pubbliche e

private) che gestiscono servizi di linea in regime di concessione amministrativa.

Il concessionario:

a) È obbligato ad accettare le richieste di trasporto che siano compatibili con i mezzi ordinari

dell'impresa. OBBLIGO A CONDURRE.

b) Deve rispettare la parità di trattamento fra i diversi richiedenti. PARITÀ DI

TRATTAMENTO.

3. IL TRASOIRTO DI PERSONE.

La disciplina dettata dal codice civile per il trasporto di persone riguarda esclusivamente la

responsabilità del vettore.

BIGLIETTO DI VIAGGIO. La conclusione del contratto è di regola accompagnata dal rilascio di

un biglietto di viaggio. Questo è un semplice documento di legittimazione, art. 2002, non un titolo

di credito. Serve solo ad identificare l’avente diritto alla prestazione.

OBBLIGHI DEL VETTORE. Il vettore si obbliga, oltre a trasportare l'avente diritto, anche a farlo

arrivare indenne nel luogo di arrivo e ad evitare perdite o avaria alle cose che il viaggiatore porta

con sé.

RESPONSABILITà. Ne consegue che il vettore:

a) è responsabile per il ritardo o la mancata esecuzione del trasporto;

b) è responsabile dei sinistri che colpiscono il viaggiatore durante il trasporto e della

perdita/avaria del bagaglio se non prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare

il danno. 171

DIRITTO COMMERCIALE

Sono nulle le clausole che limitano la responsabilità del vettore per i sinistri che colpiscono la

persona del viaggiatore. 4. IL TRASPORTO DI COSE.

Il trasporto di cose è contratto consensuale concluso fra il mittente e il vettore.

Il mittente è tenuto a fornire al vettore tutte le indicazioni necessarie per l'individuazione della cosa

da trasportare e per l'esecuzione del trasporto. Tali indicazioni sono di regola contenute nella cd.

lettera di vettura rilasciata dal mittente al vettore.

DUPLICATO DELLA LETTERA DI VETTURA. Il vettore è tenuto a rilasciargli un duplicato

della lettera di vettura allo scopo di provare il ricevimento della merce da trasportare.

Tali documenti possono essere rilasciati anche con la clausola all’ordine, che in tal caso diventano

titoli di credito rappresentativi della merce.

OBBLIGHI DEL MITTENTE. Obbligo fondamentale del mittente è quello di pagare il

corrispettivo del trasporto, salvo che con apposita clausola questo non sia stato posto a carico del

destinatario (porto assegnato) .

OBBLIGHI DEL VETTORE. Obbligazione fondamentale del vettore è quella di eseguire il

trasporto secondo le modalità convenute e di consegnare la merce al destinatario, dandogli

prontamente avviso dell'arrivo. Art. 1687.

RESPONSABILITÀ DEL VETTORE. Il vettore risponde per la mancata esecuzione del trasporto

o per il ritardo nell'esecuzione e per sottrarsi al risarcimento dei danni dovrà fornire solo la prova

negativa che l’inadempimento è dovuto a causa a lui non imputabile.

RESPONSABILITà EC RECEPTO. il vettore è inoltre responsabile per la perdita e per l'avaria

delle cose consegnategli, dal momento in cui le riceve al momento in cui le consegna al destinatario

è questa la cosiddetta responsabilità ex recepto del vettore.

Il vettore per sottrarsi al risarcimento dei danni è tenuto a fornire la prova positiva e specifica che la

perdita o l’avaria sono dovute da:

a) Caso fortuito.

b) Natura o vizi elle cose trasportate o del loro imballaggio.

c) Fatto del mittente o del destinatario.

5. TRASPORTO CON PLURALITà DI VETTORI.

Non sempre un singolo vettore è in grado di eseguire con la propria organizzazione l'intero trasporto

dalla partenza all'arrivo.

È necessaria perciò la cooperazione di altri vettori. 172

DIRITTO COMMERCIALE

Questa cooperazione può avvenire con il subtrasporto, il trasporto con rispedizione e trasporto

cumulativo.

SUBTRASPORTO. Nel trasporto con subtrasporto il primo vettore si impegna direttamente verso

il mittente ad eseguire l'intero trasporto. Per la parte di percorso cui non può provvedere

direttamente si avvale però di altri vettori, ossia di subvettori, con i quali stipula altrettanti contratti

di trasporto in nome e per conto proprio, assumendo così nei loro confronti la veste giuridica del

mittente.

TRASPORTO CON RISPEDIZIONE. Nel trasporto con rispedizione il vettore si obbliga verso il

mittente:

a) Ad eseguire il trasporto per una parte del percorso complessivo.

b) Ed a stipulare poi per i tratti successivi uno o più contratti di trasporto con altri vettori,

in nome proprio ma per conto del mittente.

Ogni vettore è responsabile del trasporto solo per il proprio percorso.

TRASPORTO CUMULATIVO. Nel trasporto cumulativo, più vettori si obbligano con un unico

contratto ad eseguire il trasporto fino al luogo di destinazione, ciascuno per un tratto dell'intero

percorso.

Nel trasporto cumulativo di persone è agevole accertare in quale percorso si è verificato un

eventuale sinistro. Perciò ogni vettore è responsabile solo del uso percorso.

Nel trasporto cumulativo di cose, invece, per la difficoltà di provare in quale tratto di percorso si è

verificato il sinistro, i vettori sono responsabili in solido dell'intero percorso, quindi coloro

dovranno provare che il danno non è avvenuto nel loro percorso. 173

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 31

DEPOSITO NEI MAGAZZINI GENERALI

1. NOZIONE. DISCIPLINA.

MAGAZZINI GENERALI. I magazzini generali sono imprese di custodia di merci e derrate

soggette a specifica regolamentazione e a controllo della pubblica amministrazione.

Il magazzino assume l'obbligo di custodire le cose mobili ricevute e di restituirle in natura, art.

1766.

DEPOSITO REGOLARE. Il deposito nei magazzini generali può avvenire anche alla rinfusa, cioè

immaganizzando negli stessi locali o rcipienti partite omogenee di merci consegnate da diversi

depositanti.

DISCIPLINA. Al deposito dei magazzini generali si applica la disciplina generali dettata per il

contratto di deposito.

Il magazzino generale è infatti responsabile a meno che non provi che la perdita, il calo o l'avaria

della merce siano derivati da caso fortuito, dalla natura delle merci o da vizi delle stesse o

dell'imballaggio, art. 1787.

Perciò i danni derivanti da cause ignote sono a suo carico.

2. FEDE DI DEPOSITO E NOTA DI PEGNO

A richiesta del depositante, i magazzini generali devono rilasciare una fede di deposito della

merce cui è unita la nota di pegno.

La fede di deposito è un titolo di credito all'ordine rappresentativo della merce depositata.

Attribuisce al possessore legittimo il diritto alla riconsegna della merce ed il possesso della stessa.

NOTA DI PEGNO. La nota di pegno attesta che sulla merce depositata non sussiste diritto di

pegno.

La nota di pegno può essere utilizzata dal possessore del doppio titolo per ottenere un

finanziamento garantito da pegno sulle merci depositate. A tal fine egli stacca la nota di pegno

dalla fede di deposito e la mette in circolazione mediante girata a favore del finanziatore.

La nota di pegno staccata dalla fede di deposito diventa un autonomo titolo di credito all’ordine.

POSSESSORE DELLA SOLA FEDE DI DEPOSITO. La fede di deposito priva della nota di

pegno indica che sulla merce è stato costituito un diritto di pegno.

POSSESSORE DELLA NOTA DI PEGNO. Il possessore della nota di pegno, che non sia stato

pagato alla scadenza dal primo girante della stessa (che ha ottenuto il finanziamento)

a) Può far vendere la merce depositata e soddisfarsi sul ricavato.

b) Se dopo la vendita rimane insoddisfatto, può agire contro il debitore principale, cioè primo

garante della nota di pegno. 174

DIRITTO COMMERCIALE

175

DIRITTO COMMERCIALE

CAPITOLO 35

L’INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA. I SERVIZI DI

PAGAMENTO.

1. PREMESSA.

L’intermediazione finanziaria riguarda quell’insieme di operazioni (leasing, factoring, carte di

credito) prevalentemente svolte da imprese bancarie o da società controllate dalle banche stesse.

Sono soggette alla vigilanza della Banca D’Italia.

Tali operazioni sono svolte anche da intermediari non bancari, e da qui l’emanazione di una serie di

provvedimenti dai quali è emersa l’ulteriore distinzione di fondo fra:

 Attività (non bancaria) di intermediazione finanziaria.

 Prestazioni di servizi di pagamento.

 Attività di intermediazione mobiliare.

ALBO DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI. L’esercizio nei confronti del pubblico

dell’attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma è riservato, salvo eccezioni di

legge, agli intermediari autorizzati dalla Banca D’Italia ed iscritti in un apposito albo tenuto dalla

stessa.

Per ottenere l’iscrizione nell’albo gli intermediari devono avere la forma di società di capitali o

cooperativa, per le quali è prevista una specifica disciplina in tema di capitale sociale minimo e di

requisiti di onorabilità e professionalità.

VIGILANZA. Le società iscritte nell’albo sono sottoposte a penetrante vigilanza da parte della

Banca D’Italia. 2. IL LEASING.

LA FUNZIONE. Il leasing, o locazione finanziaria, soddisfa una specifica esigenza delle imprese:

quella di disporre dei beni strumentali necessari per l'attività produttiva (macchinari, impianti) senza

esseri costretti ad immobilizzare ingenti capitali per l'acquisto.

Il leasing è un contratto che intercorre fra un impresa finanziaria specializzata, cd. la società di

leasing, e chi ha bisogno di beni strumentali per la propria impresa.

I TIPI DI LEASING. Nonostante l’ampia diffusione, il leasing è ancora oggi un contratto privo di

specifica disciplina legale.

Il successo del leasing ha notevolmente ampliato l’ambito di utilizzazione. Accanto al leasing

avente ad oggetto beni strumentali di impresa (leasing di impresa) si è infatti largamente sviluppato

il leasing di beni di consumo durevoli quali automobili ed elettrodomestici (leasing di consumo) ed

il leasing di beni immobili (stabilimenti industriali o studi professionali) . 176

DIRITTO COMMERCIALE

Il leasing inoltre si è articolato in 3 tecniche operative notevolmente diverse fra loro:

1) Il leasing finanziario, di beni di consumo, strumentali ed immobiliare, di cui è comunque la

forma più diffusa.

2) Il leasing operativo

3) E il lease-back. 3. IL LEASING FINANZIARIO.

L’OPERAZIONE. Il leasing finanziario è concluso nell'ambito di un'operazione trilaterale alla

quale partecipano la società di leasing (concedente) , l'impresa interessata all'utilizzo del bene

(utilizzatore) ed un'impresa che produce o distribuisce il bene stesso (fornitore) .

L'impresa di leasing acquista dal fornitore il bene desiderato dall'utilizzatore e lo cede in

godimento a quest'ultimo stipulando un contratto, cd. contratto di leasing, che prevede i seguenti

dati caratterizzanti:

IL CONTENUTO TIPICO. a) il godimento concesso per un periodo di tempo determinato che nel

solo leasing di beni strumentali tende a coincidere con la vita tecnica del bene.

b) come corrispettivo del godimento l’utilizzatore deve corrispondere un canone periodico.

c) all’utilizzatore è riconosciuta la facoltà di acquistare la proprietà del bene alla scadenza del

contratto pagando un prezzo predeterminato.

DIFFERENZA DI VENDITA CON RISERVA DI PROPRIETÀ E LEASING. Emerge così una

netta differenza rispetto alla vendita con riserva di proprietà. Chi acquista a rate diventa

automaticamente proprietario col pagamento dell’ultima rata.

Nel leasing invece, alla fine del contratto l’utilizzatore può scegliere se acquistare il bene, restituirlo

o rinnovare il contratto.

INVERSIONE DEL RISCHIO. Ci sono alcune clasuole per assicurare all’impresa di leasing il

recupero di quanto pagato al fornite per l’acquisto del bene.

a) L’utilizzatore è tenuto a pagare i canoni pattuiti anche in caso di mancata o ritardata

consegna del bene da parte del fornitore.

b) L’utilizzatore non può invocare la garanzia per vizi nei confronti del concedente, anche se

gli stessi rendono del tutto impossibile il godimento.

c) L’utilizzatore è responsabile per la perdita o per il perimento del bene anche se dovuti a

causa a lui non imputabile.

Tutti i rischi connessi al godimento del bene sono a carico dell'utilizzatore.

INADEMPIMENTO DELL’UTILIZZATORE. Le clausole che regolano la risoluzione del

contratto per inadempimento dell'utilizzatore prevedono che l'impresa di leasing:

1) ha diritto di chiedere la risoluzione del contratto anche in mancanza del pagamento di un solo

canone, quale ne sia l’ammontare.

2) ha diritto di trattenere integralmente i canoni riscossi.

LEASING TRANSLATIVO E DI GODIMENTO. La Corte Di Cassazione distingue: 177

DIRITTO COMMERCIALE

 Il leasing tradizionale o di godimento (beni strumentali dell’impresa) in questo caso

l’impresa di leasing può trattenere i canoni riscossi ed esigere a titolo di risarcimento danni i

canoni ulteriori ed il prezzo di opzione.

 E leasing impuro o traslativo (beni di consumo durevoli) in tal caso l’utilizzatore dovrà

perciò corrispondere solo un equo compenso per l’uso ed il risarcimento dei danni nella

misura quantificata dal giudice.

EFFETTI DEL FALLIMENTO SUL LEASING.

 In caso di fallimento dell'utilizzatore, il contratto rimane sospeso finché il curatore non

decide se subentrarvi o risolverlo.

Se il curatore opta per lo scioglimento del contratto, il concedente ha diritto alla restituzione

del bene e può trattenere i canoni già riscossi.

 In caso di fallimento del concedente il contratto prosegue automaticamente e l'utilizzatore

conserva la facoltà di acquistare il bene alla scadenza pagando i canoni e il prezzo pattuito.

4. IL LEASING OPERATIVO. IL LEASING DI RITORNO (LEASE BACK) .

Nel leasing operativo i beni sono concessi in godimento direttamente dal produttore, che si

obbliga anche a fornire una serie di servizi collaterali, come assistenza, manutenzione, ecc.

Il leasing operativo ha in genere per oggetto beni strumentali standardizzati, quali macchine

fotocopiatrici.

IL LEASING DI RITORNO (LEASE – BACK) . Nel leasing di ritorno (lease – back) un

imprenditore vende propri beni, mobili, immobili o il complesso aziendale, ad una società di leasing

che ne paga il prezzo.

Nel contempo, quest'ultima stipula con il venditore un contratto di leasing avente ad oggetto gli

stessi beni. Questi che però restano perciò nella disponibilità del venditore, che pagherà i canoni di

leasing e potrà riacquistarli alla scadenza esercitando la relativa opzione.

Il lease-back può costituire un utile strumento di finanziamento alternativo per un imprenditore che

si trova in temporanea difficoltà economica.

5. IL FACTORING.

LA FUNZIONE. Il factoring è tecnica sviluppata per rispondere alle specifiche esigenze delle

imprese che effettuano continue consistenti vendite a credito nei confronti di una clientela numerosa

e diversificata.

LE IMPRESE DI FACTORING. Sono imprese specializzate nella gestione dei crediti d'impresa e

che offrono con un unico contratto di durata, cd. contratto di factoring, servizi riguardanti la

tenuta della contabilità debitori, la gestione dell'incasso dei crediti, dell'eventuale concessione di

anticipazioni sull'importo dei crediti ed eventuale assunzione a proprio carico del rischio di

insolvenza.

Il cliente che stipula un contratto di factoring può fruire nel tempo di tutte o solo di alcune di tali

prestazioni, pagando per ciascuna un compenso predeterminato (commissioni più gli interessi

sull’eventuali anticipazioni) . 178


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Commerciale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Landolfi: Manuale di Diritto Commerciale, Campobasso Gian Franco. Gli argomenti trattati sono i seguenti: L'imprenditore, Le società, I contratti, I titoli di credito e Le procedure concorsuali.
In tale riassunto sono presenti le analisi dei CAPITOLI I, II, IV, V, VI, VIII, IX, X, XI, XII, XIV, XVI, XVII, XVIII, XX, XXI, XXII, XXIII, XXV, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX, XXXI, XXXV, XXXVIII, XXXIX, XLI, XLII, XLIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVII, XLVIII, XLIX


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher UniversitariaVM di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Landolfi Guglielmo.

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