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esercita una delle attività agricole essenziali, cioè la coltivazione del fondo, la selvicoltura e l'allevamento di

animali o le attività connesse. Per quanto riguarda le attività agricole essenziali o principali il codice precisa

per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali s'intendono le attività dirette alla

cure ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o

animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine. Non è più

dunque necessario che l'attività agricola sia in stretto collegamento con il fattore terra, ma è sufficiente che

essa riguardi il ciclo biologico. Rientrano il tale ciclo anche l'allevamento di cavalli da corsa o l'ingrasso di

capi magri. Le attività agricole per connessione sono invece attività di per sé commerciali che si connotano

come agricole per il fatto di essere esercitate da un imprenditore agricolo in via principale. Stando, infatti, a

quanto definito nel terzo comma del 2135 si intendono tali le attività da questi esercitate, dirette alla

manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad

oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo e del bosco o dall'allevamento di

animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni e servizi mediante l'utilizzazione prevalente di

attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata. Ma, ad esempio,

nel caso in cui chi coltiva vigne nella produzione del vino utilizza prevalentemente uve provenienti da

vigneti di terzi non si avrebbe più una attività agricola per connessione. Dunque l'attività connessa deve

derivare prevalentemente (in qualità e quantità) dalle attività elencate nell'art. 2135. Per quanto riguarda

invece il registro delle imprese anche gli imprenditori agricoli sono tenuti ad iscriversi, seppure in una

sezione speciale. Tale pubblicità ha natura dichiarativa, ovvero i fatti non pubblicati non posso essere opposti

ai terzi a meno che non si provi che i quest'ultimi ne erano egualmente a conoscenza. Anche per quanto

riguarda le scritture contabili si ricava che gli imprenditori agricoli vi sono sottratti, ma numerose

disposizioni fiscali ne impongono loro la tenuta. Resta invece ferma la tradizionale esenzione

dell'imprenditore agricolo dal fallimento e dalle procedure concorsuali. Il motivo per cui quest'ultimo gode di

disciplina privilegiata sta nel fatto in cui egli è sottoposto ad un doppio rischio:

Rischio del ciclo biologico.

• Rischio a cui è sottoposta ogni realtà aziendale.

L'imprenditore commerciale.

Il codice civile non definisce l'imprenditore commerciale, ma si limita a definirla in maniera indiretta

elencando le attività il cui esercizio impone l'iscrizione nel registro delle imprese (art. 2195). inoltre

l'imprenditore commerciale è obbligato:

alla tenuta dei registri contabili

• alla pubblicità (ad es. costitutiva o dichiarativa)

• assoggettamento alle procedure concorsuali ed al fallimento (è in Senato la legge per applicare

• l'assoggettamento anche all'imprenditore agricolo, inoltre prima del 2006 era esente da fallimento

anche il piccolo imprenditore commerciale).

Restano tutt'ora riservate all'impresa commerciale ordinaria alcune regole in tema di rappresentanza ed in

particolare alcune norme sulla preposizione institoria. Per institore s'intende colui che è predisposto dal

titolare all'esercizio di un'impresa commerciale (es. il direttore generale di una società o di stabilimento

dell'impresa). Come detto l'art. 2195 contiene l'elenco delle attività che comportano l'iscrizione nel registro

delle imprese e con esso l'assunzione della veste di imprenditore. Esse sono:

1. attività industriale diretta alla produzione di beni e servizi

2. commercio in senso tradizionale

3. attività di trasporto per terra, per acqua e per aria

4. attività bancaria ed assicurativa

5. attività ausiliarie delle precedenti (es. agente, promotore finanziario).

Il piccolo imprenditore.

Sono piccoli imprenditori, ai sensi dell'art. 2083 cc, i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli

commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro

proprio e dei componenti della famiglia sul capitale investito e sul lavoro altrui. Sono esenti da fallimento gli

imprenditori che nei 3 anni precedenti:

attivo patrimoniale non superiore a 300.000 euro annui

• ricavi lordi non superiori a 200.000 euro annui

• debiti, anche non scaduti, non superiori a 500.000 euro annui.

Quindi la nuova formulazione dell'art.1 fallimentare non menziona più il piccolo imprenditore come soggetto

esonerato dal fallimento, ma stabilisce parametri dimensionali validi per tutti gli imprenditori che esercitino

attività commerciale, indipendentemente dalla natura dell'attività e dalla prevalenza del lavoro proprio e dei

familiari. Sono comunque esenti da fallimento gli enti pubblici. Inoltre, per la Comunità Europea, si

definisce piccola impresa un'impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo o un totale

di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro. Mentre per microimpresa s'intende un'impresa che

occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato o un totale di bilancio non superiori a 2 milioni di euro.

Infine quest'ultima gode di una protezione superiore rispetto alle altre imprese (es. sono equiparate ai

consumatori in tema di pratiche commerciali scorrette.

L'impresa familiare (230 bis cc) e l'azienda coniugale (177 cc )

La prima è un'impresa individuale, non necessariamente piccola, caratterizzata dalla collaborazione continua

del coniuge, dei parenti entro il terzo grado e degli affini entro il secondo a cui vengono riconosciuti una

serie di diritti, non derogabili, a livello patrimoniale e gestorio. La norma riconosce al famigliare il diritto al

mantenimento secondo le condizioni patrimoniali della famiglia, una quota degli utili in proporzione

all'apporto di lavoro prestato e, in caso di liquidazione, una quota degli incrementi di valore dell'azienda.

Sono inoltre previste forme di partecipazione in senso lato alla gestione facendo però comunque restare

l'impresa individuale cosicché a fallire sarà solo il suo titolare. Mentre per quanto riguarda l'azienda

coniugale se ne prevedono due fattispecie:

la prima consiste nell'azienda gestita da entrambi i coniugi e costituita dopo il matrimonio, che

• diventa oggetto della comunione tra di essi (sono entrambi imprenditori)

la seconda è quella costituita da un solo coniuge prima del matrimonio ma successivamente gestita

• da entrambi. Per esse la comunione riguarda solo gli utili e gli incrementi che essa abbia prodotto dal

momento in cui inizia l'attività congiunta (è imprenditore unicamente il titolare).

L'impresa pubblica.

È impresa pubblica quella la cui titolarità sia riferibile ad un soggetto di diritto pubblico. Va sottolineato che

un'impresa articolata secondo una forma organizzativa privata, quale la società, conserva natura privata

indipendentemente dal fatto che il detentore della maggioranza delle quote o azioni (perfino tutte) sia lo

Stato o un ente pubblico. Tra le imprese formalmente pubbliche troviamo:

imprese organo, che fanno direttamente capo ad un ente pubblico territoriale o allo Stato

• enti pubblici economici (es. SIAE, Ente Tabacchi Italiani, …). Nel caso in cui abbiano per oggetto

• esclusivo e principale un'attività commerciale essi sono obbligato all'iscrizione nel registro delle

imprese ma non sono assoggettati a fallimento o al concordato preventivo.

L'impresa collettiva e esercizio d'impresa da parte di associazioni e fondazioni.

L'impresa collettiva è essenzialmente l'impresa societaria, può però essere tale anche l'impresa gestita da

un'associazione. Quest'ultima può essere titolare di un'impresa come attività accessoria alle finalità ideali

dell'ente o quale attività principale. In entrambi i casi l'ente dovrà pertanto considerarsi titolare d'impresa e

gli sarà applicabile il relativo statuto, procedure concorsuali comprese se eserciti attività commerciale.

Analoghe considerazioni valgono per l'attività d'impresa espletata da una fondazione, con la sola

precisazione che essa non è un ente collettivo, non avendo base associativa e che quindi le sue vicende

coinvolgono essa, il suo patrimonio e chi lo ha gestito.

L'imputazione dell'attività d'impresa.

L'attività imprenditoriale è normalmente imputabile al soggetto che la pone in essere; esistono tuttavia casi di

dissociazione tra esercizio dell'attività e sua imputazione. Ne sono esempio l'impresa di un incapace i cui atti

sono compiuti dal legale rappresentante oppure l'impresa formalmente riconducibile ad un imprenditore che

però non esercita l'attività nel suo interesse ma in quello di un altro soggetto il cui nome non viene speso nei

rapporti con i terzi (imprenditore occulto). Per quanto riguarda l'impresa dell'incapace, come noto,

l'interdetto ed il minore non possono compiere alcun atto di amministrazione (ordinaria e straordinaria)

mentre l'incapace parziale può compiere atti di ordinaria amministrazione ma non straordinaria. In questi casi

il cc regola espressamente l'esercizio di un'impresa commerciale da parte dell'incapace, riconoscendo una

certa autonomia al minore emancipato che, ove autorizzato dal tribunale, può compiere da solo gli atti che

eccedono l'ordinaria amministrazione, anche se estranei all'esercizio d'impresa. Più rigida la disciplina

dettata per gli altri incapaci i quali non potranno iniziare una nuova impresa commerciale ma solamente

essere autorizzati alla continuazione della stessa; tale continuazione dovrà comunque essere autorizzata dal

tribunale. Inoltre nel caso di attività svolta in difetto di una valida autorizzazione l'incapace non assume le

vesti di imprenditore, che sarebbe piuttosto acquisita dal suo legale rappresentante, sul quale ricadrebbero

altresì le conseguenze personali in caso di insolvenza. Qualora l'autorizzazione sia stata regolarmente

rilasciata essa dovrà essere regolarmente pubblicizzata così come la revoca del provvedimento

amministrativo. In tali casi sono il minore o l'incapace ad acquistare la qualità d'imprenditore per tutti gli

effetti utili e onerosi che ne derivano, compreso il fallimento. Per quanto riguarda l'imprenditore occulto,

ovvero colui che resta nell'ombra e fa apparire quale titolare un prestanome sul cui patrimonio, spesso

inesistente, ricadono in primis i rischi dell'impresa, la giurisprudenza è ricorsa alla tesi dell'impresa

fiancheggiante affermando che gli atti compiuti dall'imprenditore occulto nell'interesse dell'impresa

principale darebbero vita ad un'impresa parallela la cui attività consiste nel finanziamento e nella direzione

dell'impresa principale. In questo modo l'imprenditore occulto potrebbe essere dichiarato fallito in caso di

insolvenza dell'impresa fiancheggiatrice. Nel caso di fallimento di una società illimitata, qualora si scoprisse

l'esistenza di un socio occulto, quest'ultimo viene anch'esso considerato socio illimitatamente responsabile.

L'inizio e la fine dell'impresa.

I due criteri utilizzabili per procedere a tale individuazione sono due:

Principio dell'effettività. Collega rispettivamente l'inizio e la fine dell'impresa al momento in cui è

• effettivamente compiuto il primo atto tipico e a quello in cui l'attività cessa (preferibile per le

persone fisiche).

Dati formali. Come l'iscrizione nel registro delle imprese o la cancellazione dalla stessa (preferibile

• per le società secondo cui i soci sarebbero imprenditori dal momento della costituzione della società

e della relativa iscrizione nel registro delle imprese, indipendentemente dal compimento del primo

atto).

L'imprenditore potrà dichiararsi fallito una volta trascorso un anno dalla cancellazione dal registro delle

imprese, qualora l'imprenditore non si cancellasse egli sarebbe assoggettabile a fallimento senza limiti di

tempo. Mentre nel caso in cui l'imprenditore si cancellasse dal registro delle imprese ma continuasse la sua

attività i creditori o il pubblico ministero sarebbero ammessi a dimostrare il momento di effettiva cessazione

dell'attività da cui decorrerebbe il termine di un anno per la dichiarazione di fallimento. Per le società invece

l'estinzione coincide con la cancellazione dell'ente dal registro delle imprese e non con la semplice

cessazione dell'attività.

Imprenditore e professionista intellettuale.

Il professionista non è di per sé imprenditore; tale conclusione viene però suffragata dall'art 2238 cc che

dichiara applicabili al professionista tutte le disposizioni del Titolo II del libro V (riguardante il lavoro

nell'impresa) soltanto se l'esercizio della professione costituisca elemento di un'attività organizzata in forma

d'impresa. Dunque sono imprenditori tutti coloro che non si limitano a prestare la propria attività

professionale a favore dei clienti, ma forniscono prestazioni di natura imprenditoriale e, di regola, non

offrono le proprie prestazioni professionali ma anche quelle altrui. Il professionista intellettuale non è dunque

assoggettato a fallimento o ad altre procedure concorsuali, ma può accedere esclusivamente alla procedura di

composizione della crisi da indebitamento. Inoltre non si iscrive nel registro delle imprese ma nell'albo della

relativa categoria professionale. Vengono infine applicate alcune disposizioni “Del lavoro nell'impresa” se

l'esercente una professionale intellettuale impiega sostituiti o ausiliari al fine di tutelare chi lavora secondo

modalità e in un regime di subordinazione. Il netto muro posto dal legislatore tra imprenditori e

professionisti è stato man mano scalfito da una serie di interventi legislativi che hanno sensibilmente

avvicinato le due figure, consentendo tra l'altro la costituzione di società aventi ad oggetto l'esercizio

dell'attività professionale. Inoltre vi è il superamento della visione tradizionale secondo cui la ditta, l'insegna

e tutti gli altri segni distintivi erano appannaggio esclusivo dell'imprenditore così come la concorrenza sleale

colpiva esclusivamente gli illeciti posti in essere da un imprenditore nei confronti di un altro imprenditore,

senza poter essere invocata da soggetti diversi.

Per quanto riguarda i marchi questi possono essere registrati da chiunque (dunque anche chi non è

imprenditore) e non possono essere trasferiti separatamente dall'azienda. Dunque può ottenere una

registrazione per marchio d'impresa chi lo utilizzi, o si proponga ad utilizzarlo, nella fabbricazione o

commercio di prodotti o nella prestazione di servizi della propria impresa o di imprese di cui abbia il

controllo o che ne facciano uso con il suo consenso.

Infine per professional s'intende qualsiasi persona fisica o giuridica che agisca nel quadro della sua attività

commerciale, industriale, artigianale o professionale e comprende al suo interno sia l'imprenditore sia il

professionista intellettuale senza distinzione tra i due.

LA PUBBLICITA' COMMERCIALE.

È collegata all'interesse dell'imprenditore di comunicare e dei terzi di conoscere le vicende caratterizzanti le

sue attività, dalla nascita al momento in cui viene a cessare, per sapere con chi si tratta, quale veste giuridica

ha, a chi spetta la gestione e con quali poteri, con quale responsabilità, e se si possa fare affidamento

sull'eventuale soggezione a procedura concorsuale in caso d'insolvenza. Il tema può essere inquadrato da due

diverse angolature. Una prima pone in rilievo i rapporti giuridici di fatto: a segnalare la condizione di

imprenditore, commerciale oppure no, contribuisce direttamente l'esercizio dell'attività d'impresa, secondo la

percezione che di essa hanno coloro che con essa trattano. La mera evidenza fattuale dell'attività soddisfa

una forma di comunicazione assai semplificata di vicende imprenditoriali che siano a loro volta facilmente

percepibili, mentre si dimostra per lo più inadeguata a restituire istantaneamente il quadro organizzativo e

giuridico più articolato. Questa considerazione apre la seconda prospettiva formale secondo la quale può

essere apprezzata l'interazione dell'imprenditore con i terzi e con il mercato.

Art. 2193 che, da un lato, prevede l'esecuzione di determinate formalità, di regola iscrizioni presso il

pubblico registro delle imprese, alle quali riserva l'efficacia dichiarativa, nel senso che quanto forma oggetto

di segnalazione pubblicitaria si presume come conosciuto a terzi, dall'altro, introduce una fondamentale

integrazione a tale regola, con lo stabilire che, se per quanto la pubblicità fosse mancata, il fatto o l'atto

rilevante per la vita dell'impresa potrà egualmente essere opposto a terzi ove l'imprenditore dimostri che essi

ne erano a conoscenza.

Art. 2644 in tema di trasferimenti mobiliari, in caso di doppia alienazione di un diritto reale avente per

oggetto un bene immobile, premia infatti colui che per primo cura l'adempimento pubblicitario.

Non è così in materia di pubblicità commerciale per cui il legislatore introduce una presunzione relativa, nel

senso che il difetto di segnalazione pubblicitaria vale quale indice della mancata conoscenza dell'evento o

dell'atto in discussione, a meno che non si riesca a dimostrare il contrario.

L'iscrizione nel registro avente efficacia costitutiva.

La pubblicità presso il registro delle imprese non ha sempre esclusivamente effetti dichiarativo, in taluni casi

il legislatore carica la formalità di ulteriore contenuto, al punto che la sua esecuzione viene ad integrare e

completare la stessa fattispecie oggetto di registrazione (es. atto costitutivo). La valenza ulteriore, costitutiva,

dell'iscrizione riflette l'esigenza di non risolvere sul piano dei semplici rapporti di fatto il concretizzarsi della

fattispecie in quanto si comunica a terzi che lo stesso processo di formazione dell'impresa si è perfezionato.

Questo perché da compimento di tale processo deriva una così rilevante conseguenza che presuppone

necessariamente la consacrazione pubblicitaria. La pubblicità costitutiva dunque esprime una duplice

garanzia per i terzi. Un primo profilo è legato alla trasparenza della comunicazione: nel caso dell'impresa

collettiva vengono in rilievo la denominazione della sede, l'attribuzione dei poteri rappresentativi e l'entità e

consistenza della dotazione patrimoniale iniziale. Un secondo profilo concerne invece il loro controllo, tale

da assicurare la correttezza formale di quegli stessi dati.

La pubblicità notizia e la pubblicità sanante.

Si aggiungono alla pubblicità costitutiva ed a quella dichiarativa. Per parlare di pubblicità notizia bisogna

premettere che il legislatore ha esteso l'obbligo di censimento a tutti gli imprenditori, anche quelli non

commerciali, ma per essi fu introdotta un'iscrizione non nel vero e proprio registro delle imprese, bensì in più

sezioni speciali dello stesso. A rimarcare un trattamento differenziato rispetto all'impresa commerciale,

l'esecuzione della formalità in tale sezione speciale di regola non spiega infatti né effetto dichiarativo né

tanto meno costitutivo, ma svolge funzione di semplice pubblicità-notizia e di documentazione anagrafica. In

questo modo le notizie sono messe a disposizione di terzi, ma senza che per essi scatti alcuna presunzione di

conoscenza da parte loro. Per gli imprenditori agricoli individuali e per le società semplici che svolgono

attività agricola l'iscrizione in tale sezione speciale ha effetto dichiarativo. La pubblicità sanante fa derivare

effetti sananti dall'esecuzione di formalità presso il registro delle imprese. Ciò si verifica allorquando la

legge riserva alla stessa iscrizione la funzione di sanare e superare un vizio invalidante, riferibile ad un

oggetto o a un fatto oggetto di registrazione. Per quanto riguarda le società munite di personalità giuridica

non sono sananti i vizi contenuti nell'art 2332.

La struttura e l'organizzazione del registro delle imprese; i soggetti tenuti all'iscrizione e il procedimento.

Il registro delle imprese, così com'è organizzato, consiste in due sezioni:

A) Ordinaria, destinata alle iscrizioni delle seguenti tipologie di imprenditori:

imprenditori individuali commerciali non piccoli

– società diverse dalla società semplice

– consorzi e società consortili

– gruppi europei di interesse economico, con sede in Italia

– enti pubblici aventi per oggetto l'esercizio di un'impresa commerciale

– società estere aventi in Italia l'oggetto dell'attività.

B) Straordinaria, destinata all'iscrizione dei piccoli imprenditori, delle società semplici, degli imprenditori

agricoli, nonchè all'annotazione delle imprese artigiane.

Ne emerge una pubblicità soggettiva, vale a dire incentrata sui soggetti che a vario titolo svolgono attività

d'impresa, dei quali sono diffuse le più importanti informazioni, inerenti la relativa costituzione, evoluzione

ed estinzione, oppure le loro operazioni di trasferimento e cessione in godimento dell'azienda.

Il registro delle imprese è tenuto presso l'ufficio del registro delle imprese, istituito presso la camera di

commercio. Le iscrizioni vanno eseguite nel registro territorialmente competente in ragione del luogo nel

quale l'impresa, individuale o collettiva, fissa la propria sede. La pubblicità si compie attraverso l'impiego di

diversi strumenti: il protocollo, l'iscrizione vera e propria e l'archiviazione dei documenti. Il regolamento di

attuazione del registro delle imprese elenca i controlli che l'ufficio è tenuto ad effettuare quali condizioni per

procedere all'iscrizione. In caso di valutazione positiva dell'ufficio segue necessariamente l'iscrizione entro 5

giorni. Qualora l'iscrizione al registro sia richiesta sulla base di un atto pubblico o di una scrittura privata

autenticata, il conservatore è dispensato dall'attività di controllo e procede all'iscrizione immediata dell'atto.

Le scritture contabili.

L'imprenditore commerciale deve tenere:

2 libri contabili: libro giornale e libro degli inventari.

• Altre scritture contabili innominate, cioè le scritture contabili richieste dalla natura e dalle

• dimensioni dell'impresa.

Il libro giornale. È il libro nel quale devono essere annotate, giorno per giorno, le operazioni relative

all'esercizio dell'impresa: giorno per giorno significa che devono essere annotate al più presto e rispettando

l'ordine cronologico (il cc non fissa un termine per l'annotazione, mentre la legge fiscale fissa il termine in 60

giorni).

Il libro degli inventari. Contiene gli inventari che devono redigersi all'inizio dell'esercizio dell'impresa e

successivamente al termine di ogni anno. L'inventario si chiude con il bilancio, il quale deve dimostrare,

secondo i principi di veridicità e correttezza, gli utili conseguiti o le perdite subite. L'inventario dev'essere

sottoscritto dall'imprenditore entro 3 mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi ai

fini delle imposte dirette.

Le scritture contabili possono essere usate come mezzi di prova, in particolare esse fanno prova contro

l'imprenditore sempre, mentre possono fare prova a favore dell'imprenditore solo nei rapporti con altri

imprenditori e per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa, quando sono regolarmente tenute.

La rappresentanza commerciale.

L'imprenditore nell'esercizio della propria attività si avvale di ausiliari subordinati; fra questi assumono

particolare importanza:

institore (direttore generale)

– procuratore

– commesso.

L'institore (art. 2203 cc). Ha un potere di rappresentanza generale, in particolare può compiere tutti gli atti

relativi all'impresa al vertice della quale è preposto. Esistono però due eccezioni che limitano tale potere:

1. non può vendere beni immobili dell'imprenditore

2. non può concedere ipoteche su beni immobili dell'imprenditore.

L'imprenditore potrebbe, tuttavia, estendere o limitare il potere di rappresentanza generale previsto dalla

legge: per fare ciò deve avvalersi di un'apposita procura, la quale dev'essere iscritta nel registro delle

imprese. L'institore può essere preposto all'intera impresa, ad una sede secondaria o ad un ramo particolare:

in ogni caso egli dipende direttamente dall'imprenditore. Inoltre l'institore nel trattare con i terzi deve agire in

nome e per conto dell'imprenditore; qualora, nel trattare un determinato affare, non spendesse il nome

dell'imprenditore diventerebbe responsabile personalmente per l'affare concluso (risponde anche

l'imprenditore solo nel caso in cui l'affare sia inerente all'attività d'impresa).

Procuratore e commesso. Sono figure che possiedono un potere di rappresentanza limitato. Il procuratore ha

il potere di compiere, per l'imprenditore, gli atti pertinenti l'esercizio dell'impresa, pur non essendo preposto

ad essa (art. 2209 cc). I commessi, invece, possono compiere gli atti di loro competenza (art. 2210 cc). I

commessi sono ausiliari dell'imprenditore con mansioni più ridotte e poteri più limitati rispetto all'institore e

al procuratore; da ciò discende una limitazione del loro potere rappresentativo con conseguente svolgimento

di mansioni solo in ambito esecutivo.

SOCIETA' IN GENERALE.

Seconda parte del Libro V del codice civile.

SOCIETA' DI PERSONE.

La costituzione.

La genesi della società, fotografata dall'art. 2247 cc, è affidata alla stipula del contratto, detto atto costitutivo,

con il quale due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività economico

allo scopo di dividerne gli utili. La società può nascere quindi anche a seguito di comportamenti concludenti

che integrino tutti gli elementi essenziali enunciati dall'art 2247; si parla in questo caso di società di fatto. La

costituzione per facta concludentia è peraltro fattispecie che rimane circoscritta alle società personali e non

può essere estesa ai tipi capitalistici. Ma anche nelle società personali la regola della libertà di forma subisce

alcune importanti eccezioni, legate al regime formale normalmente previsto dalla legge per il trasferimento

dei beni che sono oggetto di conferimento (ad esempio se un socio conferisce la piena proprietà di un

immobile l'atto dovrà rivestire la forma scritta a pena nullità).

Quanto ai contenuti il codice civile non detta un elenco di menzioni “minime e obbligatorie” da recepire nel

testo contrattuale: per questo si ritiene elementi essenziali siano esclusivamente l'indicazione dei soci con le

relative generalità, il nome della società, la sede e l'oggetto sociale che segna l'ambito di operatività, concreto

e programmatico, dell'impresa collettiva e che in tale tipo sociale deve avere natura non commerciale, il che

vale a circoscriverne il campo d'azione all'impresa agricola. Per gli altri due tipi personalistici, collettiva (art.

2295) ed accomandita semplice (art. 2316), il codice fornisce invece un elenco completo delle menzioni che

debbono essere recepite nell'atto costitutivo. Il contratto dovrà infatti riportare le generalità dei soci, la

ragione sociale, la sede con l'eventuale sede secondaria, l'oggetto sociale, i soci che hanno l'amministrazione

e la rappresentanza della società, nonché i conferimenti effettuati da ciascuno di loro, oltre al valore a essi

attribuito e il criterio di valutazione, l'eventuale presenza dei soci d'opera, le regole sul riparto degli utili e

delle perdite, la durata della società.

I regimi di pubblicità.

Non solo i contenuti ma anche il regime pubblicitario dell'atto costitutivo delle società di persone risultano

differenziati a seconda che si tratti di società semplice, società in nome collettivo e in accomandita semplice.

Per le ultime due è richiesta l'ordinaria iscrizione nel registro delle imprese: essa di regola spiega effetto

dichiarativo, vale cioè a rendere opponibili ai terzi le informazioni oggetto di pubblicità. Le società semplici

invece sono sottoposte all'iscrizione in sezioni speciali di tale registro. L'eventuale difetto di registrazione

della collettiva o dell'accomandita semplice integra la loro condizione di irregolarità che comporta

l'applicazione nei rapporti con terzi le norme della società semplice. Ma con tre eccezioni, volte ad impedire

che da un trattamento meno favorevole verso chi non adempie agli obblighi di iscrizione nel registro abbiano

a derivare i vantaggi della disciplina più duttile della società semplice.

1. Tutti i soci della snc e gli accomandatari della sas rispondono verso terzi illimitatamente e

solidalmente per le obbligazioni della società.

2. Si presume che i soci, che agiscono per la società, siano muniti dei pieni poteri di rappresentanza, le

cui eventuali limitazioni non sono opponibili a terzi.

3. Nella sas irregolare resta salva la responsabilità limitata dei soci accomandanti.

La formazione dei capitale in sede di costituzione della società.

La particolare natura ed il più elementare e flessibile regime organizzativo della società semplice si riflette

anche sugli aspetti patrimoniali, in quanto non è necessaria la formale fissazione di un capitale sociale, inteso

come sommatoria iniziale dei valori di tutti i conferimenti effettuati dai soci. Per contro nella disciplina della

snc e della sas esiste una pur embrionale regolamentazione del capitale sociale. L'art. 2306 proibisce la

restituzione anticipata dei conferimenti effettuati dai soci o la loro liberazione dall'obbligo di effettuarli, se

non a seguito di un'apposita decisione di riduzione del capitale, adeguatamente pubblicizzata ed eseguibile

solo dopo 3 mesi dall'iscrizione. E poiché l'intera operazione si traduce in una riduzione del patrimonio a

disposizione della società, per sé in astratto idonea a pregiudicare le ragioni dei creditori sociali, questi ultimi

nel suddetto trimestre potranno opporvisi, a condizione che abbiano conseguito il loro credito in data

anteriore all'iscrizione al registro delle imprese della stessa decisione e naturalmente dimostrino il

pregiudizio concreto che potrebbe conseguire.

La successiva modifica dell'atto costitutivo.

L'atto costitutivo può essere modificato con il consenso di tutti i soci (art. 2252 cc). Tale articolo riserva a

ciascun socio dissenziente un potenziale diritto di veto in ordine alla futura variazione dell'iniziale assetto

organizzativo e finanziario della società. Inoltre è lo stesso legislatore a stabilire, per le decisioni attinenti la

trasformazione, la fusione e la scissione della società di persone, che esse possano essere assunte a

maggioranza, per quote di interesse, sempre che non sia l'atto costitutivo a prevedere una regola diversa.

Anche la cessione della quota di partecipazione comporta una modifica dell'atto costitutivo, soggetta quindi

al consenso unanime dei soci (fa eccezione il socio accomandante). Tutte le modifiche dovranno essere

iscritte nel registro delle imprese.

La nullità della società di persone.

Il codice civile non disciplina l'invalidità delle società personali. Per quanto riguarda le cause il problema è

più semplice: si ritengono applicabili le regole dei contratti, ascrivibili alle categorie generali della nullità,

dell'annullabilità e dell'inefficacia. Per quanto riguarda gli effetti dell'invalidità si ritiene decisivo infatti il

rilievo che il contratto di società non si risolve negli effetti relativi, tipici di qualsiasi contratto, ma origina

un'autonoma struttura organizzativa, munita di propria soggettività giuridica e autonomia patrimoniale,

destinata ad operare con i terzi, la cui estinzione presuppone necessariamente la preventiva definizione dei

vincoli negoziali che in precedenza abbiano formato oggetto di stipulazione. Art. 2332 per le imprese

collettive e società di capitale per cui l'accertamento dell'invalidità varrà quale causa di scioglimento della

società.

La struttura finanziaria della società.

Art. 2247 “Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune

di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili”. La stipulazione del contratto di società imprime sui

conferimenti un vincolo di destinazione che impedisce ai soci, per tutta la durata della società, non solo di

chiedere la restituzione di quanto conferito o di servirsi senza il consenso degli altri delle cose appartenenti al

patrimonio sociale per fini estranei a quelli della società, ma si spinge fino ad impedire al socio di uscire

liberamente dalla società al di fuori delle ipotesi in cui è consentito il recesso.

L'insieme dei rapporti giuridici facenti capo alla società in un dato momento forma il patrimonio sociale, il

cui valore è in continuo divenire e la cui consistenza viene accertata al termine di ciascun esercizio con la

redazione del bilancio. Esso costituisce la garanzia dei creditori sociali in applicazione del generale principio

fissato dall'art. 2740 per cui tutte le obbligazioni assunte dalla società risponde l'intero patrimonio sociale.

Il capitale sociale nominale è invece un dato storico che rappresenta il valore attribuito dai soci ai loro

conferimenti nel momento della costituzione della società. Esso è un valore statico destinato a rimanere

immutato fino a che essi non decidano di di modificarne l'importo indicato nell'atto costitutivo,

deliberandone un aumento o una riduzione. Costituisce per i creditori una garanzia patrimoniale

supplementare perché rappresenta quella parte di capitale che non può essere redistribuito. Il capitale svolge,

infine, una funzione organizzativa in quanto costituisce il dato numerico utilizzato come base di calcolo per

determinare la misura dei diritto patrimoniali e amministrativi spettanti ai soci.; diritto di voto e diritto agli

utili sono infatti attribuiti ai soci in misura proporzionale alla parte di capitale da ciascuno sottoscritta.

La disciplina dei conferimenti.

Il principio in virtù del quale si diventa soci solo a seguito dell'assunzione dell'obbligo di effettuare un

conferimento è ribadito per le società semplici dall'art. 2253, il quale stabilisce che “il socio è obbligato ad

eseguire i conferimenti determinati nel contratto sociale”. Nessun vincolo è imposto né su quanto né su cosa

dev'essere conferito. L'importo del conferimento dovuto dal singolo socio non incontra limiti e stabilisce che

possa formare oggetto di conferimento qualsiasi entità suscettibile di valutazione economica purchè dotata di

una qualche utilità per la società. Inoltre l'art. 2253 afferma:

i conferimenti devono essere fatti in denaro ed i soci devono impegnarsi a conferire in parti uguali

• tra loro quanto è necessario per conseguire l'oggetto sociale

i conferimenti di beni in natura possono essere fatti in proprietà o in godimento

• quando il conferimento ha per oggetto un credito di prevede che il socio sia chiamato a rispondere

• nei confronti della società dell'insolvenza del debitore ceduto

socio che conferisce in società la propria attività lavorativa (socio d'opera). Sebbene non sia

• infrequente che questo tipo di conferimento serva a mascherare un rapporto di lavoro subordinato e

venga utilizzato per eludere la disciplina contributiva e previdenziale posta a tutela dei lavoratori

dipendenti, la legge si preoccupa di porre l'accento sul suo carattere imprenditoriale e addossa al

socio d'opera sia il rischio di non vedere remunerata la propria attività lavorativa in mancanza di

utili, sia quello di essere escluso dalla società qualora risulti inidoneo a svolgere l'opera promessa.

Il capitale sociale e le sue variazioni.

Una disciplina del capitale sociale è del tutto assente nella società semplice. In tale società il legislatore si

preoccupa esclusivamente di assicurare che i soci siano dotati dei mezzi finanziari necessari per lo

svolgimento dell'attività economica da essi scelta., ma non richiede alcuna valutazione dei conferimenti, né

detta alcuna norma tesa a garantire che il suo patrimonio netto permanga per tutta la vita della società.

Questo perché nelle società semplici il capitale sociale svolge una funzione di garanzia molto attenuata,

potendo i creditori sociali chiedere il pagamento dei propri crediti indifferentemente alla società o ai soci

illimitatamente responsabili.

Un'embrionale disciplina del capitale sociale è invece dettata dal legislatore nelle società di persone

commerciali. Complice l'obbligo di tenuta delle scritture contabili, il legislatore prescrive infatti che i soci

indichino nell'atto costitutivo non solo i conferimenti di ciascun socio, ma anche il valore ad essi attribuito e

il modo di valutazione. Non vi è alcun obbligo, al contrario delle società di capitali, di sottoporre ad una

verifica della valutazione i conferimenti non in denaro. La disciplina è completata da altre due disposizioni,

dirette ad assicurare l'integrità del capitale sociale e la sua funzione vincolistica. Anzitutto è fatto divieto agli

amministratori di restituire i conferimenti ai soci o liberarli dall'obbligo eventualmente assunto di effettuare

ulteriori versamenti, se non a seguito di una formale deliberazione di riduzione del capitale. Tale delibera può

essere eseguita solo dopo tre mesi dall'iscrizione nel registro delle imprese e purché nessun creditore abbia

fatto opposizione in quanto risulti indebita la sua posizione. Il tribunale può comunque disporre che la

riduzione abbia luogo nonostante l'opposizione se la società presta ai creditori opponenti un'idonea garanzia.

L'art. 2303 cc vieta la ripartizione tra i soci di utili che non siano stati realmente conseguiti e stabilisce che,

in presenza di una perdita, non si possano distribuire utili fino a che il capitale non sia stato reintegrato o

ridotto in misura corrispondente. Per le società di persone commerciali la riduzione del capitale per perdite

non è mai obbligatoria ma sempre facoltativa. Nessun cenno viene invece fatto dal legislatore relativo

all'aumento di capitale. Il silenzio del legislatore non dev'essere tuttavia interpretato come un divieto: e

quindi, a condizione di rispettare la regola dell'unanimità dei consensi, nessun vincolo incontrano i soci nel

decidere di apportare nuovo capitale di rischio.

La partecipazione dei soci agli utili ed alle perdite.

I soci hanno diritto di partecipare agli utili e sono chiamati a sopportare le perdite derivanti dall'attività

sociale. La determinazione della parte di utili o perdite spettante a ciascun socio è rimessa al contratto sociale

e non incontra vincoli particolari. L'unico limite posto all'autonomia privata è costituito dal divieto di patto

leonino, art. 2265, secondo cui è nullo il patto con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione

agli utili o alle perdite. La nullità colpisce il patto e non la partecipazione o il contratto sociale, a meno che

non dovesse considerarsi essenziale, con la conseguenza che, in mancanza di espresse previsioni contrattuali,

la ripartizione tra i soci di utili e perdite avverrà secondo i criteri legali annunciati nell'art. 2263, ovvero:

le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite si presumono proporzionali ai conferimenti

– se il valore dei conferimenti non è determinato nel contratto, tali parti si presumono uguali

– se il contratto stabilisce soltanto la parte di ciascun socio nei guadagni (o nelle perdite) si presume

– che nella stessa misura egli partecipi alle perdite (o ai guadagni)

la parte spettante al socio d'opera, se non determinata nel contratto, è fissata dal giudice secondo

– equità.

I criteri legali non trovano applicazione qualora il contratto non precisi la misura di partecipazione del socio

agli utili o alle perdite, ma ne rimetta la determinazione ad un terzo detto arbitratore.

Nelle società semplice il diritto del socio di ricevere la propria parte di utili sorge con l'approvazione del

rendiconto finanziario. Nelle società di persone commerciali invece tale diritto di partecipazione si avrà

solamente dopo l'approvazione del bilancio.

Lo status e la responsabilità dei soci.

Art. 2267 dispone che “i creditori sociali possono far valere i loro diritti sul patrimonio sociale”. È quindi

possibile desumere che il legislatore, pur non avendo espressamente riconosciuto la personalità giuridica alle

società di persone, ha comunque previsto che esse siano dotate di autonomia patrimoniale. Ciò che

caratterizza le società di persone, e le differenzia nettamente dalle società di capitali, è invece il fatto che

delle obbligazioni sociali rispondono personalmente ed in solido tra loro anche i singoli soci. Il nuovo socio,

inoltre, risponde con gli altri soci anche per le obbligazioni sociali anteriori all'acquisto della qualità di socio,

mentre lo scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio non soltanto non fa venir meno la

responsabilità personale del socio uscente (o dei suoi eredi) per le obbligazioni sociali anteriori al verificarsi

della causa di scioglimento, ma, se non portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, non può essere

opposto a quelli tra loro che lo abbiano senza colpa ignorato (il socio risponderebbe dunque anche delle

obbligazioni successive alla sua uscita dalla società). Nella società semplice rispondono personalmente e

solidamente per le obbligazioni sociali “i soci che hanno agito in nome e per conto della società, e, salvo

patto contrario, gli altri soci. In questa società è possibile limitare parzialmente la responsabilità o escludere

la solidarietà per le obbligazioni sociali di alcuni soci; tale limitazione ha effetto non solo nei rapporti interni

ma anche in quelli esterni se portata a conoscenza di terzi con mezzi idonei.

La derogabilità della responsabilità dei soci è invece tassativamente esclusa nelle società in nome collettivo,

nella quale “tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali” ed un'eventuale

patto contrario non ha effetto nei confronti dei terzi. Un'eventuale pattuizione in tal senso avrà quindi mera

rilevanza interna.

Per quanto riguarda le società in accomandita semplice, gli accomandatari sono responsabili illimitatamente

e solidalmente per le obbligazioni sociali, mentre i soci accomandanti rispondono limitatamente alla quota

conferita.

La posizione del creditore sociale.

I creditori di una società di persone hanno di fronte a sé più patrimoni sui quali soddisfarsi: quello della

società e quello dei soci illimitatamente responsabili. Per responsabilità illimitata s'intende il fatto che ogni

socio sia tenuto al pagamento dell'intero debito, salvo il regresso nei confronti degli altri soci condebitori. I

soci sono comunque responsabili in via sussidiaria rispetto alla società. La sussidiarietà della responsabilità

del socio per i debiti della società è una conseguenza dell'autonomia patrimoniale di cui godono tutte le

società di persone ed è assicurata dal beneficio di preventiva escussione, in virtù del quale i creditori sociali

sono tenuti a tentare di soddisfarsi sul patrimonio sociale prima di poter aggredire il patrimonio personale dei

soci. Così nella società semplice, nella quale l'autonomia patrimoniale è ridotta al minimo, il creditore può

chiedere direttamente il pagamento ad ogni singolo socio, senza doversi preventivamente rivolgersi alla

società. Successivamente ad una sentenza di condanna o la richiesta del proprio credito il creditore potrà

rivolgersi ad un singolo socio. Quest'ultimo per evitare di pagare il debito sociale dovrà indicare quei beni

della società su cui il creditore potrà soddisfarsi agevolmente. Tale procedura trova applicazione anche nelle

società in nome collettivo o in accomandita semplice irregolari, cioè non iscritte nel registro delle imprese.

Per quanto riguarda le società regolari invece, grazie al regime di pubblicità, godono di una maggiore

autonomia patrimoniale. Per cui i creditori sociali non possono pretendere il pagamento dai singoli soci, se

non dopo l'escussione del patrimonio sociale. Per questo motivo i creditori forti sono soliti chiedere ai soci di

prestare una fideiussione a favore della società permettendo loro di aggredire direttamente il patrimonio del

singolo socio, senza dover passare attraverso la preventiva escussione del patrimonio sociale.

La posizione del creditore particolare del socio.

Il patrimonio sociale è insensibile alle pretese dei creditori personali del singolo socio. Il legislatore ha

tuttavia previsto una serie di tutele per i creditori personali quali:

in tutte le società di persone il creditore personale può far valere i suoi diritti sugli utili

• eventualmente spettanti al socio suo debitore, compiere atti conservativi sulla quota allo stesso

spettante nella liquidazione della società

nelle ss e nelle snc e sas irregolari il creditore particolare, se dimostra che gli altri beni del debitore

• sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti, può chiedere la liquidazione della quota del socio suo

debitore. Tale situazione non si verifica nelle snc e sas regolari fino a scadenza della società fissata

nell'atto costitutivo.

La governance nelle società di persone.

Con il termine corporate governance ci si riferisce a quell'insieme di precetti che definiscono e disciplinano:

le dinamiche relazionali interne alla società fra i soci e fra costoro e gli amministratori in termini sia

– di adeguata protezione degli interessi degli investitori, sia di conduzione corretta, trasparente ed

efficace dell'impresa societaria

la dialettica con i terzi, in particolare i creditori

– la distribuzione di poteri e responsabilità

– l'efficiente ed efficace allocazione della funzione di vigilanza e monitoraggio.

Nell'impresa individuale “l'imprenditore è il capo dell'impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi

collaboratori”. Per contro, la scelta di esercitare l'impresa in forma societaria determina una tendenziale

moltiplicazione dei centri di potere in conseguenza della scissione tra coloro che conferiscono capitale di

rischio e coloro che governano l'azienda (teoria dell'agenzia).

Le decisioni dei soci nelle società di persone.

Le competenze dei soci nelle società di persone vengono elencate dagli art. 2247 ss:

i soci sono le parti contraenti del contratto di società, sicchè la legge riserva ad essi la possibilità di

– definire tutti gli elementi della struttura societaria che creano (sede legale, conferimenti, regole di

ripartizione degli utili/perdite, nome, oggetto sociale, …)

i soci hanno il potere di governare le sorti della società che hanno creato provocandone lo

– scioglimento o la prosecuzione, anche in forma tacita, una volta che sia venuta a scadenza naturale,

oppure deliberando la sua trasformazione in una forma differente o, se la situazione precipita, l'avvio

di una procedura concorsuale concordataria

decisioni fondamentali di indirizzo della gestione: nomina o revoca degli amministratori, dei

– liquidatori, l'approvazione del rendiconto periodico e del bilancio finale di liquidazione

decisioni sull'esonero di un altro socio dal divieto di concorrenza, l'autorizzazione ad utilizzare beni

– sociali a fini personali, la designazione della persona destinata a conservare le scritture contabili e gli

altri documenti dopo la cancellazione della società.

Nelle organizzazioni collettive l'assunzione di decisioni è normalmente frutto di un procedimento che si

definisce “collegiale” e che è scandito in passaggi più o meno formali. Per quanto riguarda le società di

persone la sua disciplina contiene solo scarne e sparse regole a causa della sua forma organizzativa flessibile

e snella. Dunque non è obbligatoria l'adozione del metodo collegiale nelle società di persone: la decisione

potrà essere assunta sia in una riunione formale sia anche senza ricorrere alla convocazione e all'incontro dei

soci per discutere e deliberare su un determinato ordine del giorno. Tale affermazione merita però due

precisazioni:

nessuna norma vieta l'adozione del vero e proprio metodo collegiale nelle società di persone

• nel nostro ordinamento sono presenti una serie di principi inderogabili che presidiano l'assunzione di

• decisioni vincolanti per la collettività dei soci, quantomeno come espressione delle regole di buona

fede e correttezza nell'esecuzione del contratto applicabili in tutte le formazioni collettive e quindi

anche nelle società di persone (es. nelle srl se viene adottato il metodo decisorio non collegiale vi è

l'obbligo di informare tutti quelli che hanno diritto di voto pena l'invalidità della decisione).

Dunque, nelle società di persone, possono essere prese decisioni senza ricorrere al metodo assembleare,

quando è richiesta solo la maggioranza, a patto che tutti i soci siano a conoscenza della votazione.

Per quanto riguarda il quorum nelle votazioni, se si tratta di decisioni “organizzative” è richiesta l'unanimità,

in applicazione dei principi generali del contratto (es. revoca degli amministratori, scioglimento della società,

ammissione di nuovi soci,...), mentre per le decisioni “gestorie” è sufficiente la maggioranza. Sono però

presenti delle eccezioni. Basta infatti la maggioranza per:

la trasformazione in società di capitali

– l'esclusione del socio

Infine, ai vizi delle decisioni delle società di persone si applica, in via analogica, il regime di invalidità

dettato per le società di capitali ed in particolare quello delle società a responsabilità limitata.

L'amministrazione ed il controllo.

Amministrazione significa: “esercizio di attività per conto di un'altra persona”. L'amministrazione di una

società consiste in effetti in un'attività diretta al perseguimento degli obiettivi imprenditoriali scolpiti nella

clausola dell'oggetto sociale nell'interesse comune dei soci. Gli amministratori, oggigiorno, non sono

semplici mandatari dei soci, bensì i veri detentori del potere.

Ogni socio è, in quanto tale, amministratore della società (art. 2257). occorrono tre precisazioni:

nelle accomandite tale regola dev'essere riferita esclusivamente ai soci accomandatari

• l'incapace non può diventare amministratore, e nel caso in cui già lo sia, continuare ad esserlo stante

• il difetto di capacità di agire

anche la persona giuridica può diventare amministratrice.

L'amministrazione può tuttavia essere affidata soltanto ad alcuni soci, al limite uno soltanto. Ai soci privi di

potere amministrativo spetta un penetrante diritto di controllo sulla gestione (art. 2261); nella società

semplice, inoltre, quando essi siano privi di potere di rappresentanza, possono eccezionalmente e con il

consenso di tutti i soci limitare la propria responsabilità patrimoniale. Il patto di limitazione della

responsabilità può anche essere stipulato fra i soci di snc o sas, esso ha tuttavia solo effetti interni, sicchè la

responsabilità dei soci rimane sempre illimitata e solidale verso i creditori.

Per quanto riguarda l'amministratore esterno alla società, nelle sas “l'amministrazione della società può

essere conferita soltanto a soci accomandatari” e analoga soluzione vale per le società semplici e le società in

nome collettivo.

Vicende nel rapporto amministrativo.

Art. 2295, 2259 affermano che l'atto costitutivo deve indicare il nome del socio o dei soci ai quali è affidata

l'amministrazione., opera però la disposizione suppletiva che affida l'amministrazione a tutti i soci (nelle sas

ai soci accomandatari). Oltre che nell'atto costitutivo, la nomina dell'amministratore può anche essere

contenuta in un atto separato. L'atto di nomina o il contratto sociale possono prevedere un termine di

scadenza della carica. In mancanza, l'amministratore conservare la propria funzione a tempo indeterminato,

cioè per tutta la durata del rapporto sociale. Art 2259 introduce però un regime decisorio differenziato a

seconda della fonte della nomina dell'amministratore. Se l'amministratore da revocare è stato designato nel

contratto sociale, occorrerà una duplice condizione: che la revoca sia approvata da tutti i soci e che ricorra

una giusta causa consistente, seconda la giurisprudenza più accorta, in una situazione che renda impossibile

la prosecuzione del rapporto. Qualora invece la nomina sia avvenuta con un atto separato l'amministratore è

revocabile secondo le norme del mandato: art 1723 secondo che consente di revocare il mandatario anche in

assenza di giusta causa, ma sempre con il consenso di tutti i soci. Nel caso in cui i soci siano in disaccordo

sulla revoca ciascuno di essi, se persiste la giusta causa, può domandare al tribunale un provvedimento di

revoca giudiziaria. Inoltre al socio amministratore spetta un compenso per la sua attività grazie all'art 1709

che prevede la presunzione di onerosità del mandato, rimettendo al giudice la fissazione del compenso.

Spetterà pertanto alla società la prova contraria per vincere tale presunzione.

Poteri, doveri e responsabilità degli amministratori.

“Si presume che i soci siensi data reciprocamente la facoltà di amministrare l'uno per l'altro”. Non si deve

però qualificare come mandato il rapporto che intercorre fra società ed amministratore. Art. 2266 da cui si

evince l'attribuzione agli amministratori del potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell'oggetto sociale,

senza distinzione fra quelli di ordinaria o straordinaria amministrazione. L'unico limite è l'oggetto sociale,

per cui si addossa all'amministratore la responsabilità degli atti che esorbitano dal limite del mandato, salva

la rettifica della società. Gli amministratori sono inoltre soggetti ad una serie di obblighi e divieti:

dovere di agire con diligenza

• divieto di assumere decisioni in conflitto di interessi, vale a dire privilegiando un interesse proprio o

• altrui a discapito dell'interesse sociale

tenuta dei libri e delle scritture contabili

• la conservazione del capitale sociale e del patrimonio sociale

• la redazione del rendiconto periodico

• gli adempiti pubblicitari

• consegnare ai liquidatori i beni sociali e redigere l'inventario.

Ogni violazione dei doveri su di essi gravanti ne determina la responsabilità per i danni cagionati alla società:

essi saranno tenuti a risarcire al patrimonio sociale il pregiudizio che la loro condotta abbia determinato,

secondo i consueti canoni della responsabilità sociale.

La responsabilità è solidale, ma non si estende agli amministratori che dimostrino di essere esenti da colpa.

L'amministratore è ovviamente responsabile per tutti gli atti gestori e le decisioni che assuma da solo o che

contribuisca ad assumere. Su ciascuno di essi gravità tuttavia anche un generale dovere di vigilanza

sull'operato degli altri. Incorrerà pertanto in responsabilità l'amministratore che non abbia diligentemente

osservato questi doveri o che abbia omesso o tardato qualsiasi iniziativa.

Gli amministratori sono altresì responsabili verso i soci o verso i terzi per i danni che abbiano ad essi

arrecato in via immediata e diretta.

Le forme organizzative del rapporto amministrativo.

Nel modello disgiuntivo ciascun amministratore può assumere qualsiasi decisione senza necessità del

consenso degli altri: ciò realizza in massima misura l'obiettivo della speditezza e della deformalizzazione, ma

portano con se il rischio che l'amministrazione sia condotta in modo disorganico. Qualora gli amministratori

non operassero a stretto contatto tra loro, la legge riconosce agli amministratori un potere di veto da

esercitare mediante un atto di opposizione che dev'essere deciso da tutti i soci. La decisione sull'opposizione,

dato che ha natura gestoria, non richiede il consenso unanime ma la maggioranza computata secondo la parte

di ciascuno negli utili. Un punto di debolezza del potere di veto è rappresentato dal fatto che i soci possano

venire a conoscenza dell'atto dell'amministratore solo dopo che l'operazione sia stata compiuta. Tutto ciò vale

nel silenzio delle parti.

Il codice disciplina il modello congiuntivo che si colloca all'estremo opposto rispetto al modello disgiunto.

Esso infatti richiede il consenso di tutti gli amministratori per il compimento delle operazioni sociali, ma

viene comunque riconosciuta, a ciascun amministratore, la possibilità di operare individualmente nel caso in

cui il ritardo possa provocare un danno alla società.

Una variante del modello congiuntivo consiste nel richiedere il consenso unicamente di una maggioranza di

amministratori, anche in questo caso calcolata in base alle quote di utili. Negli statuti è tuttavia molto

frequente che i diversi modelli convivano.

Con la riforma societaria è stato introdotto un nuovo strumento di regolazione dei conflitti fra amministratori

nella gestione prevedendo l'arbitraggio gestionale. I soci possono infatti prevedere che eventuali contrasti su

operazioni gestorie siano risolti da un terzo: l'arbitratore.

La rappresentanza.

Il potere di amministrare non ha tuttavia di per sé alcuna rilevanza esterna, nel senso che non consente anche,

a chi se sia titolare, di manifestare verso i terzi tale volontà dando esecuzione alle decisioni assunte.

Art. 2266 “la società acquista diritti e assume obbligazioni per mezzo dei soci che ne hanno la

rappresentanza”. Per legge il potere di rappresentanza spetta ad ogni amministratore nel limite dell'oggetto

sociale e secondo la regola congiuntiva/disgiuntiva prevista dalla società stessa. Esistono delle limitazioni:

il contratto sociale o un atto successivo possono disporre che il potere di rappresentanza spetti

• soltanto ad alcuni fra gli amministratori i quali avranno potere di firma

possono essere stabilite alcune modalità di esercizio (es. firma congiunta)

• i soci possono fissare dei limiti all'estensione del potere di rappresentanza di singoli amministratori.

Tali limitazioni, per le snc e le sas, devono essere iscritte nel registro delle imprese e, se iscritte, sono

opponibili a chiunque; per contro, se non sono state iscritte non sono opponibili, salvo che la società dimostri

che il terzo ne fosse effettivamente a conoscenza. Per le società semplici con oggetto ittico o agricolo

valgono le stesse considerazioni fatte in precedenza, mentre per le altre le eventuali limitazioni della

rappresentanza definite successivamente alla costituzione della società devono essere poste a conoscenza di

terzi con mezzi idonei. Infine anche le società possono affidare poteri di rappresentanza a soggetti come

l'institore, il procuratore o il commesso.

I controlli sulla gestione.

Il codice riconosce ai soci che non partecipano all'amministrazione alcuni poteri di controllo:

diritto di avere dagli amministratori notizia degli affari sociali

– diritto di consultare i documenti relativi all'amministrazione

– diritto di ottenere il rendiconto quando gli affari per cui fu costituita la società sono stati compiuti

– oppure al termine di ogni anno o del diverso periodo di tempo stabilito dal contratto sociale.

Tale potere di controllo consente quindi ai soci non amministratori di reagire nei confronti degli

amministratori che non svolgono correttamente la loro funzione. È invece da escludere che i singoli soci che

non partecipano alla gestione possano formulare agli amministratori direttive o istruzioni vincolanti.

Amministrazione e controllo nelle sas.

Ai soci accomandatari spetta il potere di amministrazione e di rappresentanza, e sono illimitatamente e

solidalmente responsabili per le obbligazioni sociali. Gli accomandanti invece godono del beneficio della

responsabilità limitata ed i creditori non hanno azione diretta nei loro confronti. In contropartita sono

soggetti al severo divieto di ingerirsi nell'amministrazione (divieto di immistione art. 2320) nonché di

inserire il proprio nome nella ragione sociale così da trarre in inganno i terzi circa la loro posizione di meri

investitori. Per quanto riguarda il divieto di immistione la preclusione è assoluta nelle società non iscritte

mentre nelle società iscritte sono ammesse alcune deroghe. L'accomandante può infatti vedersi attribuita

dallo statuto la facoltà di partecipare all'amministrazione formulando pareri o rilasciando autorizzazioni per

determinare operazioni o essere titolari di poteri di rappresentanza, ma soltanto per singoli affari ed in forza

di una procura speciale. Infine al socio accomandante sono attribuiti gli stessi poteri di controllo visti per i

soci senza facoltà di amministrazione.

Lo scioglimento individuale del rapporto sociale.

Gli art. 2284-2290 sono improntati alla ricerca di un punto di equilibrio tra la necessità di garantire per tutta

la durata della società la permanenza della natura fiduciaria del rapporto tra soci e quella di non sacrificare

alle esigenze del singolo il principio di conservazione della società.

Morte.

La morte di un socio fa sorgere in capo ai soci superstiti l'obbligo di liquidare la quota del defunto ai suoi

eredi entro 6 mesi, tutelando sia l'interesse alla continuazione dell'attività d'impresa, sia l'interesse dei soci a

non subire l'ingresso in società di persone eventualmente non gradite o non utili. Inoltre, i soci, con decisione

adottata all'unanimità, possono infatti optare per lo scioglimento anticipato della società o per la sua

continuazione con gli eredi. Il regime legale può essere derogato da espresse previsioni del contratto sociale,

lasciando così ai soci la possibilità di definire anticipatamente le conseguenze della morte di uno di essi. Tra

le clausole più diffuse vi sono quelle che stabiliscono che la morte di un socio determini senz'altro la messa

in liquidazione della società, oppure sanciscono l'accrescimento della quota ai soci superstiti, senza

possibilità di decidere né lo scioglimento della società né la sua prosecuzione agli eredi (clausole di

consolidazione), oppure vincolano i soci a continuare il rapporto sociale con gli eredi, lasciando questi ultimi

liberi di aderire o meno al contratto (clausole di continuazione facoltativa). Altre clausole pongono a carico

degli eredi un obbligo di prestare il proprio consenso all'ingresso in società (clausole di continuazione

obbligatoria) e quelle in virtù delle quali l'ingresso in società costituisce un effetto automatico

dell'accettazione dell'eredità (clausole di successione automatica).

Recesso.

Il diritto di recesso è il diritto potestativo del socio di sciogliere unilateralmente il rapporto sociale, in forza

di una sua manifestazione di volontà. I casi in cui tale diritto è riconosciuto al socio possono essere

raggruppati in 3 categorie:

se la società è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci, ciascun socio può

– recedere liberamente, con l'unico onere di rispettare un termine di preavviso di almeno tre mesi.

Analogo diritto è riconosciuto al socio nel caso in cui la durata della società venga prorogata

(espressamente o tacitamente) senza fissare un nuovo termine

in ogni caso il socio può recedere ove sussista una giusta causa (art. 2285) o per le altre cause che

– siano previste dal contratto sociale

può recedere il socio che non abbia concorso alle decisioni di trasformazione in società di capitali,

– fusione o scissione della società, cioè ad operazioni che mutano radicalmente il quadro societario.

Esclusione.

Esclusione di diritto (art. 2288). Ciò accade quando il socio sia dichiarato fallito o quando il suo creditore

particolare (ovvero creditore per debiti che esulano dal rapporto sociale) abbia chiesto ed ottenuto la

soddisfazione dei suoi crediti mediante la liquidazione della quota.

Esclusione facoltativa (art. 2286). La legge consente di escludere il socio nelle ipotesi di:

Gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale. Rientrano

• non solo le violazioni di doveri specifici, ma anche i comportamenti dei soci che si pongano in

contrasto con il generale obbligo di esecuzione del contratto di società secondo correttezza e buona

fede.

Interdizione, inabilitazione o condanna del socio ad una pena che comporti l'interdizione, anche

• temporanea, dai pubblici uffici.

Sopravvenuta impossibilità per il socio di esecuzione del conferimento se ciò avvenga per causa non

• imputabile agli amministratori, cioè a coloro che li debbono ricevere e utilizzare per l'attività

d'impresa.

Inoltre possono esservi motivi ulteriori a quelli indicati dall'art. 2286 che possano portare all'esclusione del

socio, a patto che siano idonee ad incidere negativamente sull'esercizio dell'attività comune, compromettendo

gli obiettivi della società, ovvero arrecando intralcio o pregiudizio al raggiungimento dello scopo sociale.

Art. 2287 determina un embrionale procedimento di esclusione, prevedendo che l'estromissione dalla società

debba essere decisa a maggioranza numerica dei soci, non computandosi nel numero il socio da escludere;

che la decisione motivata debba essere a questi comunicata e produca lo scioglimento del vincolo sociale

solo decorsi trenta giorni dalla comunicazione. Il socio può opporsi, entro questo periodo di tempo,

all'esclusione facendo opposizione davanti al tribunale e potendo anche richiedere una sospensione dello

scorrimento dei 30 giorni dalla comunicazione. Solo quando la società sia formata da due soci l'accertamento

giudiziale della causa di risoluzione del contratto precede la risoluzione del contratto e l'iniziativa

processuale in quanto l'esclusione di uno dei soci è pronunciata dal tribunale su domanda dell'altro.

Liquidazione della quota.

In tutti i casi di scioglimento del rapporto sociale limitatamente a un socio, questi, o i suoi eredi, hanno

diritto unicamente ad una somma di denaro che rappresenti il valore della quota. Quanto alla determinazione

del valore della quota di liquidazione è ormai prevalente la tesi che essa dev'essere effettuata sulla base di

una valutazione della effettiva consistenza economica del patrimonio sociale nel giorno in cui si verifica lo

scioglimento. Il pagamento della quota di liquidazione deve avvenire entro 6 mesi dallo scioglimento del

rapporto sociale.

Scioglimento della società e liquidazione.

Al momento della liquidazione occorre procedere alla definizione non solo dei rapporti tra soci, ma anche di

quelli tra società e terzi; rapporti la cui complessità e direttamente proporzionale alla durata e all'intensità

dell'attività in precedenza svolta dall'ente. Tale processo si snoda attraverso la liquidazione di tutte le attività

sociali, procurandone la conversione in denaro, che dev'essere impegnato anzitutto per il soddisfacimento dei

creditori dell'ente, mentre solo l'eventuale residuo può essere ripartito tra i soci.

Cause di scioglimento delle società personali.

Tutte le società personali si sciolgono al ricorrere delle circostanze indicare dall'art. 2272, oltre che nelle

ipotesi specificatamente previste dal contratto sociale. Le diverse ipotesi di scioglimento sono:

Decorso del termine. Il contratto si società è un negozio di durata, salvo che i soci non decidano di

• dare luogo a una realtà con un orizzonte temporale indeterminato. L'atto costitutivo dunque indica il

termine entro il quale è previsto l'esaurimento dell'attività dell'ente. D'altro canto nulla vieta di

prorogare la durata con una decisione che postula il consenso di tutti i soci. La società è

automaticamente prorogata a tempo indeterminato quando, nonostante il decorso della scadenza

originariamente prevista, i soci continuino a compiere le operazioni sociali in assenza di opposizione

da parte di alcuno di essi.

L'ente è altresì destinato a sciogliersi quando abbia esaurito la propria funzione in relazione

• all'oggetto, vale a dire quando lo stesso sia stato conseguito o laddove il relativo conseguimento sia

divenuto impossibile (impossibilità sopravvenuta). Tale impossibilità deve risultare in via oggettiva.

Volontà dei soci. La delibera dev'essere assunta all'unanimità, salvo che l'atto costitutivo preveda una

• decisione a maggioranza.

Il venir meno della pluralità dei soci. Vi è infatti l'inammissibilità della costituzione alla

• sopravvivenza di società di persone unipersonali. L'effetto dissolutivo non si verifica

immediatamente, ma solo nell'ipotesi in cui la pluralità non venga ricostituita entro 6 mesi, mirando

così a tutelare l'interesse alla conservazione dell'impresa. Oltre al venir meno della pluralità dei soci,

un'accomandita si scioglie anche qualora mancasse una delle due categorie nelle quali è suddivisa.

Fallimento.

• Clausole statutarie previste dall'atto costitutivo.

Gli effetti dello scioglimento sull'oggetto e sullo scopo della società.

Tutte le cause di scioglimento operano di diritto, esse spiegano i propri effetti automaticamente nel momento

in cui si si verificano senza necessità di dar luogo a particolari forme di pubblicità. Una qualche verifica si

rivela però indispensabile qualora sorgano delle controversie cerca l'effettiva ricorrenza dell'evento

risolutivo. Una volta consumatosi lo scioglimento ha inizio la fase di liquidazione, foriera di importanti

mutamenti della società a livello organizzativo e nel rapporto con i soci. Con lo scioglimento l'ente cessa di

perseguire il programma imprenditoriale, indicato nell'atto costitutivo, e viene meno lo svolgimento

dell'attività di impresa in condizioni di economicità. A essa di sostituisce l'esigenza della conservazione

dell'integrità e del valore del patrimonio sociale in vista della sua monetizzazione. Questi rivolgimenti si

riflettono sul contratto sociale. Essi, infatti, pur non esonerando i soci dall'obbligo di effettuare i conferimenti

promessi e non ancora compiuti affermano che il versamento risulta dovuto solo nella misura in cui sia

giustificato dagli obiettivi della liquidazione, perché si riveli funzionale al reperimento delle risorse

necessarie per tacitare i creditori. Dallo scioglimento non derivano conseguenze particolari per i creditori

sociali, con conseguente impossibilità di richiedere l'adempimento anticipato per il solo fatto che la società

abbia cessato la propria attività caratteristica. La società in liquidazione resta dunque tenuta a effettuare i

pagamenti mano a mano che le singole obbligazioni giungano alla naturale scadenza, mentre i creditori

continuano a godere degli ordinari strumenti di tutela. Con lo scioglimento al creditore particolare del

singolo socio resta preclusa la facoltà di ottenere la liquidazione della quota del proprio debitore potendosi

rivalere esclusivamente sulla quota di liquidazione.

Forma libera della liquidazione.

La legge demanda al contratto sociale o al successivo accordo tra i soci la definizione delle modalità della

liquidazione, limitandosi a stabilire regole suppletive da applicarsi nel solo caso di difetto d'intesa sul punto.

Non sembrano pertanto potersi individuare limiti preventivi all'autonomia dei soci, salvo quelli derivanti

dalla natura stessa della fase liquidatoria (la quale è sempre necessaria), sicchè devono ritenersi invalide le

pattuizioni che prevedano la prosecuzione della normale attività d'impresa secondo modalità speculative

finalizzate all'immediata distribuzione dell'utile anziché alla progressiva definizione di tutti i rapporti

pendenti. La liquidazione non costituisce una fase irreversibili, anzi, la sua revoca si ritiene generalmente

ammissibile in qualunque momento, purché antecedente all'estinzione della società. Tale revoca viene fatta

attraverso la rimozione dell'evento dissolutivo e l'unanime delibera dei soci a continuare tale attività.

L'avvio della liquidazione.

Verificatesi una causa di scioglimento, gli amministratori conservano il potere di gestire la società, ma sono

sottoposti dall'art 2274 a tale limitazione:

Possono curarsi esclusivamente degli affari urgenti e soltanto fino a quando non siano adottati i

– provvedimenti necessari per la liquidazione. Gli amministratori, ove diano corso a operazioni

sprovviste del requisito d'urgenza, incombono nella responsabilità degli amministratori esponendosi

alla richiesta di risarcire i danni che l'ente abbia eventualmente patito a seguito di tale condotta.

La liquidazione del patrimonio va effettuata da uno o più liquidatori, soci o non, nominati con il consenso di

tutti i soci o, in caso di disaccordo tra di essi, dal presidente del tribunale. Tale nomina si perfeziona con

l'accettazione da parte degli interessati. Nella collettiva e nell'accomandita regolari essa va iscritta nel

registro delle imprese entro trenta giorni a cura dei liquidatori medesimi. Va sottolineato che i liquidatori

sono sempre revocabili dai soci all'unanimità ove sussista una giusta causa. Laddove si proceda alla nomina

dei liquidatori, gli amministratori devono consegnare loro i beni e i documenti sociali, unitamente al conto

della gestione relativo al periodo successivo all'ultimo bilancio della società. Simmetricamente, i liquidatori

devono prendere in consegna i beni e i documenti sociali, nonché redigere, congiuntamente con gli

amministratori, l'inventario dal quale risulti lo stato dell'attivo e del passivo del patrimonio sociale.

I poteri, i doveri e la responsabilità dei liquidatori.

I liquidatori possono compiere gli atti necessari per la liquidazione tra i quali rientrano la cessione in blocco

dei beni sociali, nonché la stipulazione di transazioni e compromessi in ordine a eventuali rapporti

controversi che occorre definire. Essi godono altresì del potere di rappresentazione dell'ente, anche in

giudizio. Nel proprio operato i liquidatori devono attenersi alle direttive dei soci. Tra le possibili forme di

liquidazione abbiamo la cessione in blocco (trasferimento dell'azienda) o la liquidazione atomistica, ovvero

cedere singolarmente ogni elemento dell'attivo dello SP. I liquidatori inoltre godono del potere di compiere

tutte le operazioni necessarie ai fini della liquidazione. Gli atti non funzionali alla liquidazione coincidono

con quelli il cui compimento è vietato dall'art 2279 che impedisce ai liquidatori di intraprendere nuove

operazioni. Per queste ultime s'intendono gli affari intrapresi ex novo nel corso della liquidazione, ovvero

quelli che mirano alla prosecuzione della normale attività d'impresa. Di conseguenza, anche le operazioni

speculative sono imputabili alla società, fatto salva l'ipotesi in cui sussistano i presupposti per far valere il

difetto di rappresentanza dei liquidatori. Al suddetto rimedio si aggiunge, in ogni caso, la responsabilità,

personale e solidale, dei liquidatori per il danno che l'operazione nuova abbia cagionato.

Il pagamento dei debiti sociali e la ripartizione dell'attivo.

La liquidazione mira anzitutto al soddisfacimento dei creditori sociali. È quindi vietata la ripartizione

dell'attivo tra i soci fino al momento in cui tutte le passività verso terzi siano state saldate o, comunque, fino

a quando siano state accantonate le somme necessarie per provvedervi. L'accantonamento deve avere ad

oggetto un ammontare in denaro, non beni ancora da liquidare. Laddove le risorse dell'ente si rivelino

insufficienti a saldare i debiti sociali a regolare scadenza, i liquidatori possono rivolgersi ai soci, osservando

ben precisi criteri. Anzitutto devono procedere a richiedere i versamenti eventualmente ancora dovuti. Solo

quando tale misura si dimostri insufficiente i liquidatori possono pretendere dai soci le ulteriori somme

necessarie ma con l'onere di tenere conto di due fattori:

eventuali limiti alla responsabilità personale di uno o più soci verso terzi

– misura della partecipazione di ognuno di essi alle perdite.

Una volta estinti i debiti sociali si procede alla soddisfazione delle pretese dei soci effettuando anzitutto il

rimborso dei conferimenti. Gli utili finali sono invece ripartiti in proporzione alla parte spettante a ciascuno

nei guadagni.

Il bilancio finale di liquidazione.

La verificazione di una causa di scioglimento non esonera i titolari del potere gestorio dall'obbligo di

predisporre il rendiconto, il quale va redatto dai liquidatori e approvato all'unanimità dai soci al termine della

liquidazione e, ove la stessa si protragga per oltre un anno, alla fine di ciascun esercizio. Solo con riferimento

alle società personali di tipo commerciali l'art 2311 prevede che, soddisfatti i creditori sociali, i liquidatori

devono redigere il bilancio finale e il piano di riparto.

L'estinzione delle società personali.

La liquidazione si conclude con l'estinzione della società e, con riguardo alle sole società registrate, coincide

con la cancellazione dal registro delle imprese, una volta approvato il bilancio finale. In caso di

sopravvenienze passive legate ad elementi sostanziali l'estinzione della società è da escludersi. Le

sopravvenienze attive vengono invece risolte facendo ricadere l'ulteriore attivo in comunione tra i soci.

LA SOCIETA' IN ACCOMANDITA SEMPLICE.

Si contrappongono soci giuridicamente tenuti al solo conferimento e responsabili per i rischi giuridici ed

economici connessi con l'attività sociale oltre i limiti del conferimento con tutto il loro patrimonio. Il

bilanciamento dei rispettivi interessi tra le due categorie di soci è compiuto correlando la limitazione della

responsabilità , interna ed esterna, per gli accomandanti, all'esclusione del potere di amministrazione, essi

sono dunque esclusi dall'attività gestoria.

I soci accomandatari.

La responsabilità dell'accomandatario è illimitata, anche la rinuncia al potere di amministrazione non

determinerebbe alcuna limitazione a tale responsabilità. Essa ha natura sussidiaria, essendo destinata ad

operare unicamente a seguito di infruttuosa esecuzione di terzi sul patrimonio della società, ma diretta, atteso

che terzo creditore agisca nei confronti del socio proprio e non in via surrogata. Essi hanno il potere di

amministrare.

I soci accomandanti.

Responsabilità limitata, privo del potere di amministrare, che rischia unicamente la quota conferita. Ciò

significa che se l'accomandante ha eseguito il proprio obbligo di conferimento, nessuna azione può essere

proposta nei suoi confronti, né da parte della società, né da parte dei creditori sociali. Nel caso in cui il

conferimento non fosse stato eseguito in tutto o in parte essi rispondono di tale obbligazione unicamente alla

società. Essi sono sottoposti al divieto di immistione, ovvero al divieto di ingerirsi negli affari sociali pena la

perdita della limitazione della responsabilità. Il socio accomandante è dunque escluso dalla gestione, non

risponde dei debiti della società oltre il tetto della sua quota ed è esonerato da fallimento in caso di

insolvenza della società. Ciò non significa che il socio capitalista sia del tutto privo di competenze e poteri

gestori di rappresentanza. L'art 2320 cc consente che gli sia conferita una procura speciale per trattare o

concludere singoli affari in nome della società; che egli venga chiamato a dare la sua opera sotto la direzione

degli amministratori; che il compimento di determinati atti di gestione sia subordinato a sue autorizzazione e

pareri. L'attività di gestione preclusa agli accomandanti è quella sia interna che esterna alla società. La

violazione del divieto di immistione ora esaminato comporta la responsabilità illimitata e solidale verso i

creditori per tutte le obbligazioni sociali. Inoltre può certamente costituire presupposto per l'esclusione dalla

società, integrando una grave inadempienza alle obbligazioni derivanti dalla legge, eccezion fatta se tale

divieto non sia stato rispettato perchè l'accomandante è stato autorizzato dal accomandatario a svolgere

determinate operazioni.

Regole di funzionamento.

La ragione sociale deve contenere almeno il nome di un socio accomandatario. Se un socio

• accomandante acconsente, anche se tacitamente, all'utilizzo del proprio nome risponderà anch'egli

illimitatamente e solidalmente con i soci accomandatari per le obbligazioni sociali.

L'accomandante non può conferire servizi onde garantire l'effettività della quota.

• Cause di scioglimento della società non solo il venir meno della pluralità dei soci , non ricostituita

• nei 6 mesi come nella collettiva, bensì anche il venir meno di una delle due categorie sociali se non

ricostituita entro il termine indicato. Nel caso in cui vengano meno gli accomandatari, gli

accomandanti dovranno nominare, per la durata massima di 6 mesi , un amministratore provvisorio

che svolgerà unicamente atti di ordinaria amministrazione.

Limitata cedibilità della quota del socio capitalista. Essa è trasmissibile a causa di morte, se non vi

• sono pattuizioni contrarie, e può essere ceduta per atto tra vivi con il consenso dei soci che

rappresentino la maggioranza del capitale.

Alla s.a.s irregolare viene applicata la stessa disciplina della s.n.c. Irregolare. Unica differenza e che

• i soci accomandatari continueranno a rispondere illimitatamente alla loro quota.

SOCIETA' DI CAPITALI.

Le società di persone vengono ad esistenza immediatamente a seguito della stipula dell'atto costitutivo. Le

società di capitali, invece, devono seguire un percorso che si articola in due momenti:

stipula dell'atto costitutivo in forma pubblica

– iscrizione presso il registro delle imprese.

Solo a seguito dell'adempimento della formalità pubblicitaria il procedimento si compie e nasce la società,

che acquista personalità giuridica. Per le s.p.a. e le s.r.l. si ammette l'esistenza originaria di un unico socio.

La disciplina delle società di capitali è regolata in due documenti:

atto costitutivo

– lo statuto (obbligatorio solo per le s.p.a.)

Costituzione simultanea e per pubblica sottoscrizione.

Alla formazione dell'atto costitutivo delle società di capitali si può arrivare direttamente attraverso la stipula

di un contratto, cui partecipano i primi soci detti per questo fondatori. Questa forma di costituzione è detta

simultanea ed è valida per tutte le società di capitali. A tale forma si contrappone la pubblica sottoscrizione,

ammessa unicamente per le società azionarie. In essa l'atto costitutivo è stipulato ed il capitale sociale viene

sottoscritto da soggetti che non coincidono con coloro che hanno preso l'iniziativa di costituire la società.

I contenuti dell'atto costitutivo e dello statuto.

I contenuti dell'atto costitutivo sono:

Le generalità dei soci

– La denominazione della società che dovrà comunque contenere l'indicazione del tipo (spa, srl, sapa).

– Nell'accomandita azionaria la denominazione deve contenere altresì l'indicazione del nome di

almeno uno sei soci accomandatari.

La sede ed eventuali sedi secondarie.

– L'attività che costituisce l'oggetto sociale, vale a dire il tipo di impresa svolta dalla società.

– L'ammontare del capitale sottoscritto e versato che non deve essere inferiore al minimo di legge per

– ciascun tipo (50 mila euro per le spa e le sapa e 10 mila euro per le srl, capitale minimo di 1 euro per

le srl in forma semplificata).

Il numero e l'eventuale valore nominale delle azioni, le loro caratteristiche, le modalità di emissione,

– ecc

il valore attribuito ai crediti ed ai beni conferiti in natura. Nelle srl anche i conferimenti effettuati da

– ciascun socio.

La struttura organizzativa della società (chi sono gli amministratori, ecc).

– La durata della società.

L'atto costitutivo e/o lo statuto possono contenere altre regole di funzionamento.

Le condizioni per la costituzione delle società di capitali.

Il procedimento di costituzione si perfeziona regolarmente solo se sussistono determinate condizioni previste

dalla legge. Allorché la società si proponga di esercitare attività che abbiano un impatto economico e sociale

significativo essa è sottoposta ad ulteriori requisiti aggiuntivi.

Il controllo del notaio propedeutico all'iscrizione.

La forma dell'atto costitutivo di una società di capitali è quella dell'atto pubblico ricevuto da notaio, nullità in

caso contrario. Il notaio svolge la funzione di regolarità del procedimento di formazione della società. Inoltre

svolge un controllo di legalità, nel senso che verificherà se l'atto costitutivo e il procedimento che ha portato

alla sua redazione siano conformi alla legge. Si tratta di un controllo di tipo preventivo ove il notaio dovesse

verificare l'insussistenza dei requisiti di legge dovrà astenersi dal ricevere l'atto costitutivo. Dalla stipula

dell'atto costitutivo derivano alcuni effetti preliminari destinati poi a compiersi dopo l'iscrizione. Tra questi

vi è un vero e proprio vincolo di destinazione su quanto forma oggetto di conferimento. Altro effetto

preliminare consiste nell'obbligo da parte del notaio di procedere all'iscrizione telematica dell'atto costitutivo

presso il registro delle imprese entro venti giorni. Una volta protocollata l'istanza telematica viene disposta

l'iscrizione che vale ad attribuire la personalità giuridica. L'iscrizione ha anche effetto dichiarativo.

Attività della società costituenda anteriore all'iscrizione.

Riguarda lo spazio di tempo che intercorre tra la stipula dell'atto costitutivo di una società di capitali e la sua

iscrizione nel registro delle imprese. Gli effetti favorevoli che conseguono allo svolgimento dell'attività

anticipata sono sin da subito attribuiti alla società costituenda, ma non quelli passivi, dei quali anzi restano

solidalmente ed illimitatamente responsabili chi ha compiuto l'atto ed i singoli soci che ne hanno deciso,

autorizzato o consentito il compimento. Divieto di emettere azioni prima dell'iscrizione.

La nullità.

Con l'iscrizione nel registro delle imprese la società di capitali non solo viene ad esistenza ma si emancipa

pure dall'applicazione della disciplina generale del contratto. Sono previste un numero chiuso e tassativo di

fattispecie invalidanti che sono:

oggetto sociale illecito

– atto costitutivo non in forma pubblica

– difetti di qualsiasi indicazione inerente la denominazione della società, conferimenti, ammontare del

– capitale o l'oggetto sociale.

Ogni altro vizio determina inefficacia o inapplicabilità della singola clausola ma non la nullità della società.

La nullità non ha carattere retroattivo. La sentenza di liquidità nomina i liquidatori della società di capitali e

dev'essere iscritta al registro delle imprese a cura dei liquidatori. La dichiarata invalidità non libera i soci

dall'obbligo di completare i conferimenti sino a che i creditori non saranno soddisfatti. Il codice prevede la

sanatoria del vizio di nullità se la causa relativa sia stata eliminata e di ciò si sia data notizia nel registro delle

imprese.

I PATTI PARASOCIALI.

Incidono sul funzionamento della società dall'esterno della stessa, vi è dunque il rischio che le decisioni non

vengano prese in assemblea ma attraverso il patto. Vengono definiti anche patti di sindacato. Esistono anche

nelle società di persone. Sono un patto tra i soci circa i diritti societari (es. diritto di voto, patto di

consultazione per stabilire come votare). Vi è l'obbligo di visibilità.

Assai di frequente fra tutti o alcuni dei soci vengono ad essere stipulati anche ulteriori accordi contrattuali.

La pratica degli affari conosce un numero elevatissimo di varianti di pattuizioni parasociali. Comuni a tutti

sono però alcune caratteristiche:

Sono accordi che rispondono ad un'esigenza di stabilizzazione e coordinamento finalizzata a

– proteggere il valore dell'investimento iniziale.

Trattandosi di accordi privati fra due o più soci, i patti parasociali non hanno di regola alcun effetto

– diretto nei confronti della società e/o degli altri soci che non li abbiano sottoscritti.

Il codice civile prende in considerazione tre tipologie di patti:

1. quelli che hanno per oggetto l'esercizio del diritto di voto nelle società per azioni o nelle società

controllanti e che si usano anche definire sindacati di voto

2. quelli che pongono limiti al trasferimento delle azioni nella società o della partecipazioni nelle

società controllanti

3. quelli che hanno per oggetto l'esercizio anche congiunto si un'influenza dominante sulla società o

sulle società controllanti.

I patti non possono avere durata eccedente i 5 anni e l'eventuale termine difforme è sostituito per legge con

questo ma sono rinnovabili. È ammessa anche la stipulazione a tempo indeterminato: in questo caso ogni

socio ha il diritto di recedere liberamente dall'accordo con preavviso di 180 giorni. Art. 2341.

Vi è l'esigenza che il patto sia adeguatamente pubblicizzato nell'interesse degli investitori. Quando i titoli

della società sono diffusi in misura rilevante i sottoscrittori del patto debbono renderlo noto alla società e

comunicarlo all'apertura di ogni assemblea con dichiarazione trascritta a verbale, il quale deve essere poi

depositato presso il registro delle imprese. In caso di omissione della dichiarazione il patto resta valido ma i

pasciscenti sono soggetti alla sanzione sociale della sospensione del diritto di voto. L'eventuale deliberazione

assunta con il loro voto determinante può essere impugnata per annullamento.

LA s.p.a. STRUTTURA FINANZIARIA.

Autonomia patrimoniale perfetta: delle obbligazioni dell'ente risponde esclusivamente esso stesso con il


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gastaldomonica1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Aiello Marco.

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