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Riassunto esame Didattica dell'inclusione, prof. Palmieri, libro consigliato La pedagogia speciale e l'educatore professionale, Gaspari Appunti scolastici Premium

Riassunto delle lezioni di Didattica e pedagogia dell'inclusione dell’università di Scienze della formazione, il cui libro consigliato dal professore è La pedagogia speciale e l'educatore professionale in prospettiva inclusiva, Anicia, Roma di Gaspari. Tra gli argomenti trattati vi sono i seguenti: la pedagogia speciale verso la cura educativa, la pedagogia sociale, la cura educativa. Vedi di più

Esame di Didattica e pedagogia dell'inclusione docente Prof. C. Palmieri

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Secondo la prospettiva inclusiva, le anomalie, le differenze, le diversità, ecc, non sono smagliature

irregolari dell'esistenza che disequilibrano il comune assetto sociale e culturale, ma rappresentano

categorie storico-civili che necessitano di pari diritti di cittadinanza ed uguaglianza di opportunità

educativo-formative.

CAP 4 – L'educatore professionale: identità, ruolo e formazione

L'educatore professionale si situa, con pieno diritto, all'interno di progetti educativi, tendenti al

miglioramento della qualità di vita, assumendo compiti di sviluppo e di promozione delle

potenzialità personali e sociali, avvalendosi di efficaci risposte alle problematiche di soggetti

bisognosi di prevenzione e di recupero, di educazione ed assistenza di animazione, di

autopromozione sociale e di orientamento.

Gli interventi educativi speciali e non, si orientano in tre prioritarie direzioni:

1. Promozionale: la prospettiva della promozione del benessere consiste nella progettazione di

un insieme di azioni sociali finalizzate al miglioramento della capacità resilienti individuali

e collettive di fronte a problemi di varia natura e ad ipotetici rischi di fenomeni emarginanti

e/o di isolamento.

2. Preventiva: la prevenzione va intesa e riconosciuta come processo complesso e ben

articolato che si prefigge lo scopo di contrastare processi di emarginazione e disadattamento,

ma soprattutto di migliorare l'ambiente sociale e culturale in cui l'individuo si muove,

stimolandone l'autonomia e la consapevolezza di sé, le dimensioni progettuali e decisionali,

il ben-essere complessivo imprescindibilmente connesso alle effettive possibilità di ogni

persona di potersi dare un progetto rivolto al futuro.

3. Rieducativa-riabilitativa: mediante la progettazione e la realizzazione sul campo d'una

pluralità diversificata di aiuti e di sostegni rivolti dall'educatore alla persona che si trova in

situazioni di deficit, handicap, disagio, disadattamento, marginalità ecc, è necessario

sgombrare il campo da possibili interpretazioni medicalistiche del nostro operatore, per

legittimarne lo specifico territorio educativo, e leggere le problematiche dell'educazione e

della rieducazione delle diversità tutte, con la lente d'ingrandimento e le competenze speciali

riferite principalmente alla cura educativa e alle buone pratiche d'aiuto adottate per ridurre le

difficoltà ancora esistenti che impediscono agli individui in difficoltà la riprogettazione del

personale progetto di vita.

La salute non è l'assenza di disturbi. Salute è la forza di vivere con questi disturbi. Salute è

accogliere e amare la vita così come si presenta.

Al centro della conchiglia del benessere sono poste in evidenza tra azioni essenziali dell'agire

educativo, preventivo e promozionale insieme dell'educatore che si impegna per:

Fornire a tutti opportunità e risorse per ottenere il massimo potenziale di salute.

• Mediare fra i diversi interessi sociali, al fine di giungere a più elevati livelli di salute.

• Promuovere idee e buone prassi educative per sostenere tutte le persone nell'imprescindibile

• conquista del loro diritto alla salute mediante l'incremento di politiche non solo preventive e

promozionali ma attraverso la funzionale progettazione di una rete di sostegni e di aiuti

individuali e sociali, collocati in un sistema reticolare in reciproco e costante adattamento.

Caratteristiche del concetto di benessere:

è condizione assolutamente dinamica, non è cioè qualcosa di statico, definito e raggiunto

• una volta per tutte; anzi è la dinamicità legata alle evoluzioni spesso imprevedibili degli

accadimenti esterni.

Ha d'altra parte un limite di sviluppo e di estensione: non è qualcosa di infinito e

• continuamente espansibile.

Definisce e continuamente ridefinisce le prospettive verso cui si muovono i singoli e i

• gruppi sociali: è cioè il principale motore del cambiamento che scatena e regola le azioni e

le reazioni dei differenti protagonisti del panorama sociale.

Il ruolo dell'educatore è definibile come professione di aiuto poiché agisce in ambiti di intervento di

natura educativa e soprattutto, perché incontra nella quotidiana vita di relazione persone in

difficoltà, caratterizzate da bisogni educativi speciali.

L'educatore è un professionista della relazione di aiuto in quanto agisce in ambiti di intervento

specificatamente di natura educativa e, soprattutto, perché incontra nell'operatività quotidiana

persone in difficoltà contraddistinte da bisogni educativi sociali.

CAP 5 – Un professionista inclusivo delle diversità: le competenze necessarie nella relazione di

cura e di aiuto

Lo “specifico educativo” rappresenta la dimensione costante della relazione educativa, specie se

quest'ultima finisce per assumere le connotazioni della relazione d'aiuto che, di fatto, presuppone

elevate valenze simboliche e trasformative, implicanti sempre e comunque un reciproco

arricchimento. Nella relazione di aiuto la diversità dell'altro è continua occasione di conoscenza e di

scoperta, è ricchezza, valore, interrogativo a accogliere e da interpretare. L'aiuto implica un

processo di coeducazione-coevoluzione tra i protagonisti della relazione educativa, un reciproco

scambio, una produttività dialettica di esigenze individuali e collettive finalizzate alla

individualizzazione di significati non assoluti, né assolutizzanti, ma orientanti l'umana, vulnerabile

esistenza. La relazione d'aiuto si presenta come luogo ermeneutico.

E. Damiano sottolinea l'intimo legame esistente tra la teoria e la riflessione sull'azione: è solo

vivendo la professionalità come capacità di essere in ricerca che possiamo continuamente

testimoniare il rapporto di circolarità tra azione e riflessione, come capacità di <<fare>>.

L'educatore all'interno della Pedagogia Speciale, come scienza inclusiva di differenze e diversità, ha

il difficile compito di accompagnare l'altro nel percorso formativo rigeneratore di sempre maggiore

consapevolezza della sua storia e delle azioni che la caratterizzano. La relazione educativa si

concretizza in un aiuto fornito all'altro nel ricostruire fasi e momenti significativi della storia di vita.

L'educatore professionale, preoccupandosi delle problematiche dell'altro, lo aiuta a ridefinire il suo

progetto esistenziale, fino a quando non avverte che il soggetto disabile ha re-cuperato o ri-acquisito

le potenzialità necessarie per affrontare il resto del suo percorso esistenziale. L'intervento educativo

in tale ottica promuove ed individua nuove occasioni di riscatto esistenziale per le persone disabili

con “bisogni educativi speciali” aprendo nuovi spazi, tempi e concrete possibilità di essere, fare

utilizzare al meglio le proprie risorse nella costante azione di adattamento con i contesti sociali e

culturali di appartenenza. Le competenze personali e professionali dell'educatore debbono

permettere la scelta e la progettazione personalizzata di metodi, strategie, approcci e tecniche di

intervento che considerino ogni attore protagonista paritario del setting educativo. Ne deriva un

profilo professionale caratterizzato dalla flessibilità e dalla polivalenza degli stili, degli approcci e

delle metodologie d'intervento educativo-didattiche.

Prevenzione, promozione e cura educativa:

Alla persona nella sua globalità, alla valorizzazione delle risorse, capacità e al recupero delle

• potenzialità.

All'accoglienza dell'altro, del diverso, della sua “narrazione-storia” unica ed irripetibile e

• all'ascolto dei suoi specifici bisogni formativi.

All'accettazione del deficit per ridurre l'handicap e lo stato di emarginazione sociale e

• culturale.

Allo sviluppo e alla partecipazione degli individui e dei nuclei famigliari, nei contesti

• quotidiani di appartenenza micro e macro sistemici e di natura relazionale e comunitaria.

Alla dimensione dell'ascolto, del dialogo, dell'accoglienza e al valore della libertà delle

• persone.

A dare senso e significato all'umana esperienza.

• Alla mediazione-negoziazione con le realtà di riferimento.

• Alla dimensione formale ed informale della vita delle persone e dei gruppi sociali.

• Alla resilienza e ai processi metabletici individuali e collettivi.

• Alla restituzione di un adeguato riconoscimento di diritti di cittadinanza, partecipazione,

• appartenenza.

Alla accessibilità rispetto alle conoscenze, alle comunicazioni, ai luoghi formativi,alle

• umane relazioni ecc..

Alla ridefinizione-riprogettazione del progetto di vita

• Alla individuazione ed alla conseguente riduzione-eliminazione degli ostacoli, delle barriere

• culturali, sociali, materiali, relazionali, che impediscono una piena autonomia e restringono

il campo delle opportunità formative.

Al reperimento ed alla riprogettazione della rete di sostegni ed aiuti sociali orientati

• all'inclusione di differenze e diversità.

Uno dei bisogni più presenti nella nostra situazione è il bisogno di appartenenza. Questo bisogno

fondamentale può essere scambiato per necessità di chiusura in un gruppo di persone dalle

caratteristiche simili. E' un modo di pensare l'appartenenza come chiusura dentro stereotipie

attribuite agli altri e riflesse su se stessi. Il bisogno di appartenenza si innesca molto precocemente.

Appartenenza è una necessità: essere innescati in un processo storico ma anche in una appartenenza

territoriale e conoscere la propria collocazione e i propri strumenti.. l'appartenenza è anche questo

collegamento continuo con le quotidianità degli altri e del soggetto.

La cura autentica è preoccupata, si rivolte all'interiorità della singola persona, alla sua anima, al

cuore di ciò che essa è affinché nel suo divenire possa trasformarsi in direzione del meglio.. la cura

autentica intesa come l'aver cura virtuoso di sé, trasformativo e migliorativo, non riguarda la

superficie del sé, ma il possesso inconfutabile della propria umanità in divenire nella sua più

profonda tramatura.

Cura nel senso di “preoccuparsi di”, quindi prendersi cura della salute, della malattia degli altri,

vuol dire svolgere anche un'attività educativa perché vuol dire lavorare sul massimo sviluppo

possibile della progettualità.

Nella relazione di aiuto e di cura educativa l'educatore cerca con l'altro, nei meandri della memoria,

l'evento che ha portato alla momentanea sospensione della qualità dell'esistenza, dove e come si è

interrotto il processo formativo di crescita della persona diversamente abile, allo scopo di riaprire

un discorso che sembra troppo precocemente predefinito.

CAP 6 – Progetto di vita e accompagnamento competente

Si possono individuare quattro possibili riferimenti valoriali nel tentativo di definire l'identità, il

ruolo e le competenze dell'educatore professionale.

1. Lavoro : fatica ed impegno

2. Professionalità : motivazione, vocazione, intenzionalità, consapevolezza delle proprie

competenze.

3. Educare : padronanza di abilità e capacità di sapere, saper fare.

4. Arte dell'educare : azione creativa, che segue regole determinate, interconnettendo teorie e

prassi, tecnologia e pluralità di metodi, produzione di conoscenza e procedure operative,

competenza e soluzioni tecniche orientate all'inclusione delle persone diverse e differenti.

(Cita Sennet e l'Uomo artigiano – bottega artigianale allestita dall'educatore professionale il ché

implica che si tratta di un contesto dove qualcuno detiene un sapere specifico con una ricaduta

produttiva ed è disponibile ad insegnare e a mettere a disposizione gli arnesi e il mestiere)

A. Canevaro focalizza il fine ultimo dell'accompagnamento competente che l'educatore è chiamato

ad aver sempre presente quando opera nella complessità progettuale dell'accettazione del deficit e

della riduzione dell'handicap, ricordando che: “nell'accompagnamento convivono due elementi”:

1. l'essere insieme essendo collegati da un'interfaccia che permetta di tenere insieme e

differenze. Questo elemento può essere sviluppato utilizzando parole/concetti quali

“alleanza solidale”, “autonomia solidale”, “processo reciproco” ecc..

2. l'essere insieme in una prospettiva che investe sul futuro, sulla prospettiva progettuale.

Le competenze “speciali”, comprendono un ventaglio di conoscenze, capacità, strategie operative,

ecc, riferite, ad esempio, alla puntuale interpretazione delle diverse tipologie di deficit e dei

linguaggi disciplinari ed extrascolastici ad esse afferenti, superando l'obsoleta logica della

categorizzazione.

Progettare significa organizzare, costruire ed interpretare possibili sistemi di azioni, simboli,

valenze semantiche, ma soprattutto, operative occasioni di cambiamento, per rispondere, in modo

speciale, alle impellenti, particolari esigenze formative di soggetti con deficit o che vivono in

condizioni di inadeguato riconoscimento sociale e culturale, nella marginalità.

Il prevedere implica la capacità di eliminare gli ostacoli che non permettono la risoluzione del

progetto in avvenire, impedimenti sia personali che circostanziali.

Progettare significa comunicare, interagire, esplicitare, scambiare, confrontare, confliggere se

necessario, mediare, negoziare, condividere per arrivare a focalizzare strategie ed obiettivi, modalità

per gestire il problema, per valutare il processo. Per certi versi è fare ricerca-azione. È un modo in

cui i diversi attori possono identificarsi col processo progettuale, perché hanno contribuito a

costruirlo, ne sono stati “com-partecipi” e per questo si sentiranno più coinvolti, confermati nella

propria identità e competenza, acquisendo motivazione a rendere concrete le decisioni e a valutare

gli effetti per riformulare in itinere il progetto.

L'approccio pedagogico abitua l'educatore a cercare più le differenze che le analogie, più le

personali direzioni di senso che le produzioni standardizzate, mutate da altri. In questo modo è

possibile formulare progetti educativi effettivamente coerenti con il percorso della conoscenza.

La continuità degli interventi educativi consente di costruire una rete di connessioni operative.

Il lavoro pedagogico si concretizza nella progettazione di implicite didattiche relazionali, che

consistono in modalità di strutturazione di relazioni significative e richiedono capacità di

organizzazione, osservazione, programmazione e valutazione; ed in modalità esplicite che rivolgono

l'attenzione relazionale verso le molteplici aree sistemiche delle intelligenze al plurale, nei loro

diversi ed interagenti vissuti. È ovvio che le proposte operative di didattiche relazionali, per la

complessità derivante dai loro intimi legami con l'umana soggettività e con le diversificate

sfaccettature dell'esperienze, non possono essere considerati modelli standardizzati di approccio

metodologico. Esse costituiscono semplici orientamenti, funzionali alla costruzione della relazione

educativa di natura intenzionale, ovvero saperi flessibili, atti ad agevolare la lettura-interpretazione

dei bisogni educativi, delle dimensioni del cambiamento e dei molteplici significati della vita

relazionale, colta nei suoi autentici significati educativi.

L'educatore promuove e realizza interventi educativi ad elevato contenuto simbolico senza ridurre

la sua azione a momenti di esasperato professionismo di natura tecnico-metodologica, ma ripristina

le condizioni educative atte a individuare orizzonti di senso e di significato esistenziale in un clima

di accoglienza e di effettiva condivisione delle esperienze.

Osservare significa riconoscersi nel rapporto con l'altro, cioè analizzare i comportamenti in

relazione; utilizzare strumenti diagnostici, non per definire l'altro, in termini oggettuali, ma nella

reciproca dialettica di alterità; raccogliere testimonianze di vissuti; considerare la relazione con

l'altro fonte di stimolo e di conoscenzaM autoanalizzarsi criticamente, ed elaborare specifici piani

d'intervento, sulla base dei dati raccolti. La capacità osservativa p una dote fondamentale

dell'educatore professionale, che si esplicita nella molteplicità di dimensioni e che propone difficili

problemi interpretativi, specie se orientata all'ascolto dell'altro per la ristrutturazione della relazione

didattica mirata al cambiamento, piuttosto che alla definizione-classificazione comportamentale.

In sintesi:

Per progettare è necessario saper organizzare. La capacità organizzativa non coincide con la

capacità programmatoria, così come il progetto non si identifica con la programmazione, ma

l'abilità connessa al programmare è indispensabile alla progettualità perché consente d'individuare

finalità ed obiettivi appropriati alla situazione; di dosare tempi e metodi d'intervento; di formulare

coerenti programmi di lavoro, e di redigere tecnicamente i progetti. Fare progetti significa per

l'educatore saper cogliere elementi di stabilità e fattori di cambiamento nelle diverse situazioni

problematiche, e, comunque, in situazioni sulle quali è importante intervenire intenzionalmente per

migliorare la qualità della relazione. Progettare, quindi, è qualcosa di più e di diverso rispetto al

semplice programmare. Comunque se il progettista non sa programmare, resta sul piano delle pure

astrazioni ideali. Le attività osservativa, organizzativa e programmatoria non avrebbero direzioni di

senso, se non implicassero l'attività valutative, che consiste nell'utilizzare le osservazioni per

modificare attività o stili relazionali e per valutare l'andamento organizzativo dell'intervento, le

possibilità ed i limiti personali, per fornire ad altri operatori elementi di verifica, per autovalutarsi e

per creare strumenti di valutazione per i soggetti in reciproca relazione. La valutazione, quindi, è

uno strumento formativo presente all'inizio in itinere e a conclusione dell'intervento, ed orientativo

in quanto indica la direzione dei successivi interventi di modifica e la qualitativa rispondenza

dell'azione educativa rispetto agli obiettivi, ai cambiamenti e agli scopi previsti. I saperi delle

didattiche relazionali implicite, fin qui analizzati, riguardano la prospettiva dell'agire dell'educatore

ed il suo campo culturale. Pertanto le didattiche implicite consentono alla relazione educativa di

darsi regole di funzionamento e di approdare ad oggettive valutazioni qualitative e quantitative dei

risultati. L'utenza vive indirettamente i criteri regolativi dell'impostazione metodologica attraverso

l'importantissima percezione di un disegno pedagogico, entro il quale viene inserita. La relazione

educativa, tuttavia, è una forma specializzata di comunicazione interpersonale, che veicola

significati tendenti a consentire a ciascun educando di essere non solo aiutato o rassicurato ma

anche spinto all'autorealizzazione o indotto a lavorare per uno scopo.

Qualunque sia il contesto situazionale dell'intervento pedagogico, il fondamentale problema resta

pur sempre l'impegno a promuovere nel soggetto il potenziale relativo a tutte le aree intellettive dei

vissuti relazionali. Il processo formativo è stimolato, quando il soggetto si accorge di cambiare nel

modo di capire e di agire nel mondo, cioè di ripensarsi nel presente.

I campi di lavoro delle didattiche relazionali sono: l'immaginazione, l'ambiente, la costruzione, la

motricità, le dinamiche di gruppo, la catarsi ed i molteplici vissuti emozionali, cognitivi, valoriali e

sociali, posti a base e a fondamento della progressiva conquista della maggiore autonomia personale

e dell'autorealizzazione nel cambiamento.

Le didattiche relazionali possono risolvere in particolari versioni della didattica implicita. I

contenuti della didattica relazionale esplicita fungono anche da obiettivi, in quanto modalità di

conoscere e di agire da realizzare mediante l'intervento educativo. L'attività didattica

dell'esplorazione consente al soggetto di scoprire nuove possibilità esistenziali interne ed esterne,

indagando gli aspetti costitutivi del sé e le potenzialità inespresse, stimolando l'immaginazione ed il

rapporto con l'ambiente, la capacità di lavoro, le forme di movimento e di relazione con gli altri. La

strategia didattica esplicita (ludica, normativa, convenzionale, drammatica) contiene l'obiettivo

stesso nel momento in cui viene strutturata e trova ampia giustificazione nella finalità da perseguire.

Particolarmente importanti sono le didattiche relative alla progettazione ed alla negoziazione,

mediante le quali l'educatore professionale aiuta i soggetti a predisporre le condizioni per imparare

ad optare, a decidere, ad assumere scelte implicanti la contrattazione tra le parti.


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Riassunto delle lezioni di Didattica e pedagogia dell'inclusione dell’università di Scienze della formazione, il cui libro consigliato dal professore è La pedagogia speciale e l'educatore professionale in prospettiva inclusiva, Anicia, Roma di Gaspari. Tra gli argomenti trattati vi sono i seguenti: la pedagogia speciale verso la cura educativa, la pedagogia sociale, la cura educativa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kristina.vitiello di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica e pedagogia dell'inclusione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Palmieri Cristina.

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