DIDATTICA DELLA MATEMATICA LEZIONE 1
PROGRAMMA
Verranno proposti, in relazione alle acquisizione della ricerca, alcune considerazioni di ordine didattico ed epistemologico
relative ai contenuti disciplinari propri dei curricoli di Scuola dell'Infanzia e di Scuola Primaria con particolare riferimento
ai “numeri”, allo “spazio” (geometria), alla “risoluzione dei problemi”.
Le difficoltà in matematica saranno presentate attraverso opportuni “studi di caso”, proposti come esemplari, al fine di
comprendere ed interpretare i comportamenti che hanno condotto all'errore.
In tale contesto verranno analizzate alcune delle tematiche caratterizzanti la didattica della matematica con particolare
riferimento a: misconcetti e modelli primitivi; il contratto didattico; la metacognizione; le convinzioni sulla matematica e
su di sé; emozioni e matematica; l'atteggiamento nei confronti della matematica; l'attività di risoluzione dei problemi; il
problem solving come strategia didattica per il superamento e la prevenzione delle difficoltà; l'attività di risoluzione dei
problemi nella scuola primaria; gli stereotipi del problema scolastico standard; la contrapposizione concreto/ astratto; i
“buoni” problemi e il livello della formulazione; le strategie per il recupero.
Modalità d’esame: prova orale.
Le Indicazioni Nazionali per il Curriculum (2012): premesse
Oggi l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini e gli adolescenti vivono e
per acquisire competenze specifiche spesso non vi è bisogno dei contesti scolastici. Dobbiamo stare attenti a quello
che proponiamo agli studenti, cercando di connetterlo il più possibile con il loro mondo extrascuola; se prima la scuola
era l’unica agenzia formativa che dava quasi tutti gli strumenti per la vita lavorativa e sociale, oggi le esperienze
extracurricolari degli studenti sono aumentate e le opportunità formative sono tante.
La scuola non ha più il monopolio delle informazioni e dei modi di apprendere.
Alla scuola spetta il compito di fornire supporti adeguati affinché ogni persona sviluppi un’identità consapevole e aperta.
Le tecniche e le competenze diventano obsolete nel volgere di pochi anni. Per questo l’obiettivo della scuola non può
essere soprattutto quello di inseguire lo sviluppo di singole tecniche e competenze; piuttosto, è quello di formare
saldamente ogni persona sul piano cognitivo e culturale, affinché possa affrontare positivamente l’incertezza e la
mutevolezza degli scenari sociali e professionali, presenti e futuri. Le trasmissioni standardizzate e normative delle
conoscenze, che comunicano contenuti invarianti pensati per individui medi, non sono più adeguate. Al contrario, la
scuola è chiamata a realizzare percorsi formativi sempre più rispondenti alle inclinazioni personali degli studenti, nella
prospettiva di valorizzare gli aspetti peculiari della personalità di ognuno.
Se pensiamo che questa sia la carta d’identità di un insegnante vuol dire che ciascuno di noi deve essere pronto
a perseguire questi obiettivi. Sentire di possedere questa responsabilità formativa nei confronti dei nostri
alunni non è cosa da poco.
La matematica ha questa rigidità di trasmissione (è sempre uguale, non posso stravolgere la sua rigidità), ma
cosa significa che non sono più adeguate le trasmissioni standardizzate e normative delle conoscenze? Come
va insegnata la matematica?
Anche la matematica dovrebbe valorizzare gli aspetti peculiari della personalità di ognuno, ossia dovrei riuscire
ad arrivare a tutti gli studenti.
Non posso pensare di prendere un metodo e applicarlo in toto, pensare che sia l’unico metodo da usare per
l’insegnamento della matematica e che tutti debbano comprenderlo. In caso contrario problema loro.
La scuola deve far sì che gli studenti acquisiscano strumenti di pensiero necessari per apprendere a selezionare le
informazioni favorendo l’autonomia di pensiero degli studenti ed evitando che la differenza si trasformi in
disuguaglianza.
Se do a tutti la stessa base di partenza c’è chi arriva a vedere la partita e chi no.
Devo considerare che ogni alunno ha propria peculiarità e quindi necessita di
strumenti diversificati in base alla sua capacità e stile di apprendimento, al canale
comunicativo da lui prediletto.
Non posso pensare di dare lo stesso meccanismo identico per tutti e pensare che tutti possano raggiungere il
medesimo obiettivo.
Non c’è una panacea, non c’è un metodo che funziona con tutti. L’idea che ci siano metodi più adatti per alcuni
e metodi più adatti per altri c’è, ma non c’è una formula magica valida per tutti gli alunni.
Quando mi accorgo che i bambini continuano a non capire ho due possibilità: o mi metto in discussione come
insegnante (devo trovare altre alternative) oppure faccio fare un’ipotesi di valutazione perché secondo me quel
bambino ha un disturbo specifico dell’apprendimento perché non capisce. Ci sono tante possibilità di disturbi
ma io devo essere certa di aver fatto tutto quello che era nelle mie possibilità per verificare effettivamente che
non sia una difficoltà invece che un disturbo. Ho tentato di cambiare metodo, di cambiare tipologia di lavoro,
ecc. allora non più possibilità ed è più probabile che ci sia un disturbo e non una difficoltà.
ci sono molti insegnanti che dicono “Questi bambini sono discalculici, hanno difficoltà e quindi hanno un
disturbo specifico dell’apprendimento”. In realtà, solo il 2% dei bambini che vengono individuati attraverso la
nostra diagnosi con un disturbo dell’apprendimento (12%) sono realmente discalculici.
Prima di pensare che la matematica sia così complicata da non riuscire a raggiungere tutti i bambini, cerchiamo
di ampliare la nostra mente.
Le finalità della scuola devono essere definite a partire dalla persona che apprendere, con l’originalità del suo percorso
individuale e le aperture offerte dalla rete di relazioni che la legano alla famiglia e agli ambienti sociali.
Allo stesso tempo fondamentale è la cura della formazione della classe come gruppo, la promozione dei legami
cooperativi fra i suoi componenti.
La scuola persegue una doppia linea formativa: verticale (esprime l’esigenza di impostare una formazione che possa
continuare lungo l’intero arco della vita) e orizzontale (indica la necessità di un’attenta collaborazione fra la scuola e gli
attori extrascolastici con funzioni a vario titolo educative: la famiglia in primo luogo).
La scuola fornisce le chiavi per apprendere ad apprendere. Una delle più grandi chiavi per apprendere ad
apprendere è della matematica, ossia la risoluzione dei problemi fa questo.
Le relazioni fra il microcosmo personale e il macrocosmo dell’umanità e del pianeta oggi devono essere intese in un
duplice senso. Da un lato tutto ciò che accade nel mondo influenza la vita di ogni persona; dall’altro, ogni persona tiene
nelle sue stesse mani una responsabilità unica e singolare nei confronti del futuro dell’umanità.
In tale prospettiva, la scuola potrà perseguire alcuni obiettivi, oggi prioritari:
insegnare a ricomporre i grandi oggetti della conoscenza (l’universo, il pianeta, la natura, la vita, l’umanità, la
società, il corpo, la mente, la storia) in una prospettiva complessa, volta cioè a superare la frammentazione delle
discipline;
dovremmo ancorare la matematica con qualcos’altro per riuscire a renderla armonica.
La chiocciola rispetta la regola della sezione aurea, argomento di matematica che si
affronta nella scuola secondaria di secondo grado e riguarda una serie matematica
di proporzioni bilanciate per cui c’è una sorta di struttura divina che viene
manifestata dalla natura ma che in diverse culture (in particolar modo nel mondo greco è stata presa proprio come
regola di vita per cui tutti i templi erano costruiti secondo le regole di questa proporzione matematica, così come
le statue avevano questa proporzione lineare che rispettava un rapporto divino). L’idea di avvicinare questa lumaca
ai fiori sottolinea la possibilità di lavorare in maniera interdisciplinare: alla sezione aurea si potrebbe collegare
un’attività di orto botanico scientifica o di analisi in arte delle figure.
la capacità di cogliere gli aspetti essenziali dei problemi;
diffondere la consapevolezza che i grandi problemi dell’attuale condizione umana (il degrado ambientale, il caos
climatico, le crisi energetiche, la distribuzione ineguale delle risorse, la salute e la malattia, l’incontro e il confronto
di culture e di religioni, i dilemmi bioetici, la ricerca di una nuova qualità della vita) possono essere affrontati e risolti
attraverso una stretta collaborazione non solo fra le nazioni, ma anche fra le discipline e fra le culture.
La matematica è un linguaggio universale. Molti dei nostri alunni stranieri si avvicinano molto prima alla matematica,
anzi è la materia in cui riescono meglio perché non c’è la necessità di imparare un lessico elaborato (escludendo la
comprensione dei testi dei problemi): questo potrebbe rendere inclusivo l’arrivo di un nuovo alunno. Ciò perché, ad
esempio, si può giocare con i simboli della matematica e dunque non per forza bisogna padroneggiare perfettamente
l’italiano.
C’è sempre un insegnante o un metodo che può aver avvicinato o allontanato dalla matematica. Ma può essere che nel 2021
con tutti gli studi che si sono susseguiti si possa ripete questa cosa? Può dire un bambino oggi “Quell’insegnante non mi ha
fatto capire e amare la matematica”? cosa posso far per evitare di trovarmi nella condizione di portare gli allievi a odiare la
matematica? Linguaggio e metodologie devono essere mediate dall’obiettivo di fare amare o perlomeno non fare odiare la
matematica.
Quando si pensa ai ricordi che si hanno della matematica, questi sono sempre legati a:
l’insegnante o metodo, infatti entrambi possono aver allontanato o avvicinato alla matematica: ma come non fare
odiare la matematica e come non fare avere paura della matematica?
le tappe evolutive, ovvero ai vari ordini di scuola.
Le Indicazioni Nazionali per il Curriculum (2012): MATEMATICA
▫ La matematica dà strumenti per la
descrizione scientifica del mondo e
per affrontare problemi utili nella
vita quotidiana.
▫ In matematica è elemento
fondamentale il laboratorio, inteso
sia come luogo fisico sia come
momento in cui l’alunno è attivo,
formula le proprie ipotesi e ne
controlla le conseguenze, progetta e
sperimenta, discute e argomenta le
proprie scelte, impara a raccogliere
dati, negozia e costruisce significati,
porta a conclusioni temporanee e a
nuove aperture la costruzione delle
conoscenze personali e collettive.
Spesso i momenti di confronti tra
compagni di classe generato dalla
matematica non c’è, in quanto la
matematica viene data più in
modalità trasmissiva, si fanno
esercizi e finisce lì. Questo momento
di confronto è fondamentale anche
per ampliare il punto di vista di un
alunno argomentare, riflettere
insieme, trovare diverse strategie
per arrivare alla risposta, scambiare
le idee, mettersi in gioco (anche il
bambino più timoroso di farlo, sa
che la sua idea verrà presa in
considerazione). Se non accetto le
varie risposte che un alunno mi può
dare, anche se diverse da quelle che
avevo ipotizzato, sono la prima a
non ammettere una pluralità di
risposte e metodi. Certamente c’è una risposta sola, ma si potrebbero trovare diverse strategie per raggiungere una
risposta univoca, chiedersi perché si è arrivati a pensare quella risposta che, seppur sbagliata, non ha seguito un
ragionamento del tutto sbagliato. Si può creare un momento di discussione su una risoluzione di un quesito, di un
problema o di un’operazione. Il fatto che ci possano essere delle modalità di risposte differenti rispetto all’unica
soluzione porta la matematica ad accogliere diversi punti di vista. I bambini sanno che si possono mettere in gioco e che
la loro risposta sarà comunque ascoltata da tutti. Questo è comunque un momento di confronto importante, di crescita.
Anche se so di non aver raggiunto la risposta, so di aver fatto parte di quel meccanismo e che posso aver contribuito a
raggiungerla.
Il “no” va motivato, capirne il perché. Lo stesso vale per un “sì”, perché quella risposta è corretta.
Riflettiamo sempre su cosa è corretto e cosa non lo è.
Si parla di laboratorio perché nel momento in cui sperimento sul campo e provo con le mie mani ragionerò sicuramente
di più piuttosto che in una problema su un campo trapezoidale, impossibile da risolvere se non si sa la formula
matematica o difficili da figurare.
▫ Nella scuola primaria si potrà utilizzare il gioco.
▫ La costruzione del pensiero matematico è un processo lungo e progressivo, nel quale concetti, abilità, competenze e
atteggiamenti vengono ritrovati, intrecciati, consolidati e sviluppati a più riprese. Questo il motivo per cui la
matematica a volte può essere frustrante.
▫ Caratteristica della pratica matematica è la risoluzione dei problemi, che devono essere intesi come questioni autentiche
e significative, legate alla vita quotidiana e non solo esercizi a carattere ripetitivo e quesiti ai quali si risponde
semplicemente ricordando una definizione o una regola.
Il processo di apprendimento della macchina è progressivo, dunque se perdo una tappa sono bloccata nel fare tutto il
resto e, quindi, mi avvilisco. Sapere che ogni tappa ha un suo prima e un suo dopo dà sicurezza, ma se al contempo
quella tappa non l’ho capita non riesco più ad andare avanti.
Dobbiamo cercare in modo che nessuna tappa sia un ancoraggio.
▫ Di estrema importanza è lo sviluppo di un’adeguata visione della matematica, non ridotta a un insieme di regole da
memorizzare e applicare ma riconosciuta e apprezzata come contesto per affrontare e porsi problemi significativi e per
esplorare e percepire relazioni e strutture che si ritrovano e ricorrono in natura e nelle creazioni dell’uomo. I problemi
andrebbero unicamente riferiti alla vita quotidiana dei bambini, direttamente sperimentabili da loro.
TRAGUARDI PER LO SVILUPPO DELLE COMPETENZE AL TERMINE DELLA SCUOLA PRIMARIA
L’alunno si muove con sicurezza nel calcolo scritto e mentale con i numeri naturali e sa valutare l’opportunità di
ricorrere a una calcolatrice.
Riconosce e rappresenta forme del piano e dello spazio, relazioni e strutture che si trovano in natura o che sono
state create dall’uomo.
Descrive, denomina e classifica figure in base a caratteristiche geometriche, ne determina misure, progetta e
costruisce modelli concreti di vario tipo.
Utilizza strumenti per il disegno geometrico (riga, compasso, squadra) e i più comuni strumenti di misura (metro,
goniometro…).
Ricerca dati per ricavare informazioni e costruisce rappresentazioni (tabelle e grafici). Ricava informazioni anche
da dati rappresentati in tabelle e grafici.
- I bambini nel concreto sanno leggere, ad esempio, i grafici nei quotidiani? Sanno passare dalla matematica
della scuola alla vita reale? Perché non partire direttamente dalla vita reale anche nella matematica della
scuola? Cerchiamo di partire sempre da un qualcosa che abbia un senso. La motivazione è fondamentale. Se
noi togliessimo tutto l’aspetto della motivazione, che porta a fare cose che non piacciono, noiose, la
matematica diventa qualcosa di odiato.
Riconosce e quantifica, in casi semplici, situazioni di incertezza.
Legge e comprende testi che coinvolgono aspetti logici e matematici.
Riesce a risolvere facili problemi in tutti gli ambiti di contenuto, mantenendo il controllo sia sul processo risolutivo,
sia sui risultati. Descrive il procedimento seguito e riconosce strategie di soluzione diverse dalla propria.
Costruisce ragionamenti formulando ipotesi, sostenendo le proprie idee e confrontandosi con il punto di vista di
altri.
Riconosce e utilizza rappresentazioni diverse di oggetti matematici (numeri decimali, frazioni, percentuali, scale
di riduzione…).
- Partiremo dai sussidiari dei bambini e proveremo a guardarli con aspetto critico, osservando anche il testo,
la chiarezza della rappresentazione grafica della pagina, le possibili incomprensioni che possono sorgere.
Sviluppa un atteggiamento positivo rispetto alla matematica, attraverso esperienze significative, che gli hanno
fatto intuire come gli strumenti matematici che ha imparato ad utilizzare siano utili per operare nella realtà.
LEZIONE 2
L’altra volta si è parlato di Indicazioni nazionali per il curriculo, facendo un’introduzione su quelle che sono le indicazioni
generali per tutte le discipline di insegnamento della scuola primaria e poi siamo andati nello specifico delle indicazioni
dell’insegnamento della matematica, che individuavano alcune aree specifiche dell’insegnamento della matematica nella
scuola dell’infanzia e nella scuola primaria (risoluzione dei problemi, attività di problem-solving, numeri, spazio).
Parentesi sullo Spazio
Lo spazio 2D, di fatto, non esiste in natura (è quello che disegniamo nella carta) mentre lo spazio 3D è quello che ci
circonda.
Nel libro “Infanzia e Matematica” si parla proprio da dove partire per trattare lo spazio 2D e lo spazio 3D. Questo perché,
magari, noi diamo per scontato che lo sp
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