Italiano L2 e alfabetizzazione in età adulta
"Non sa neppure leggere e scrivere": l’analfabetismo degli stranieri
1.1. Alfabetismo e analfabetismo: concetti da definire
La parola "analfabeta" nell’accezione comune indica "chi non sa leggere e scrivere". Saper scrivere consiste in una serie di operazioni complesse. Se poi si passa al livello del messaggio, occorre saper costruire testi capaci di realizzare le intenzioni comunicative di chi scrive in maniera efficace e comprensibile per chi legge. La scrittura è molto più impegnativa e dispendiosa, in termini di tempo, del parlato. La composizione del testo mette in atto processi mentali di pianificazione, verbalizzazione e revisione variamente descritti in diversi modelli. Poiché non è possibile orientare l’interpretazione del lettore con interventi immediati che correggano possibili fraintendimenti, occorre prevedere quali informazioni di contesto può avere bisogno chi legge per comprendere il messaggio. A quale punto in questa concatenazione di competenze e conoscenze si colloca la soglia tra il sapere e il non sapere "leggere e scrivere"?
1.2. Analfabetismo primario, analfabetismo funzionale, "letteratismo"
L’esigenza di definire i contorni dell’analfabetismo ha radici di ordine politico e statistico prima che didattico. Significato originario della parola: analfabeti = "coloro che sono privi di alfabeto", letteralmente non conoscono le lettere dell'alfabeto. Per estensione non conoscono la scrittura. Sono i cosiddetti "analfabeti totali". A parte i casi gravi di inabilità fisica e mentale, gli "analfabeti totali" sono in maggioranza persone che non hanno mai ricevuto nessuna forma di istruzione alla scrittura e alla lettura. La mancanza delle abilità tecniche per leggere, scrivere e far di conto, qualunque ne sia la causa, è denotata anche con l’espressione "analfabetismo strumentale".
Nei paesi industrializzati, i casi di analfabetismo totale sono marginali tra la popolazione nativa (Italia, 2001: l’1% dei maschi, l’1,8% delle femmine). La mancata scolarizzazione è invece una delle principali cause di analfabetismo nei paesi dell’America del Sud, dell’Africa e dell’Asia. Oltre che sul piano geografico, anche in rapporto al genere, la distribuzione è squilibratissima: più donne che uomini (nel 2000 i 2/3 degli analfabeti erano donne).
- Stime dei tassi di analfabetismo mondiale, 2000:
- Asia del Sud
- Stati Arabi
- Africa Subsahariana
- Asia dell’Est/Oceania
- America Latina/Caraibi
- Paesi sviluppati
Nei propri complessi rilevamenti statistici, in cui il margine di discrezionalità è largo per l’eterogeneità dei dati forniti dai singoli paesi, l’UNESCO fa riferimento a questa definizione di alfabetismo/analfabetismo: È alfabeta una persona che sa sia leggere che scrivere, comprendendolo, un semplice asserto relativo alla propria vita quotidiana. La definizione richiede che si comprenda quanto si legge. Un ulteriore dato di interesse in questa definizione è il riferimento all’uso della lettura e scrittura in relazione alla vita quotidiana. Questo criterio assume una posizione centrale nella definizione di un diverso livello di analfabetismo/alfabetismo, il cosiddetto "alfabetismo funzionale", che non centra nelle statistiche orari riportate.
L’alfabeta funzionale è così definito: Un individuo è funzionalmente analfabeta quando non può partecipare a tutte quelle attività in cui l’alfabetismo è necessario per il funzionamento efficace del suo gruppo o della sua comunità ed anche per permettergli di continuare ad usare la lettura, la scrittura e le abilità di calcolo per il proprio sviluppo e quello della comunità. La definizione si inserisce in quella costellazione di principi che sta alla base del "diritto allo studio" come diritto proprio di ogni essere umano e che riconosce alle comunità e agli Stati il diritto/dovere di svilupparsi grazie all’apporto dei propri membri.
L’adulto viene visto come libero attore sociale, portatore di diritti, prima di tutto quello al proprio bene, e di diritti e doveri verso la comunità: diritto di esserne parte, dovere di partecipare al suo sviluppo. Implicazioni della nozione sul piano degli approcci e delle metodologie nell’educazione degli adulti: la capacità strumentale di decodificare e codificare la lingua scritta vale nella misura in cui essa serve a produrre e recepire i testi scritti, frequenti nella vita quotidiana, non importa quanto semplici linguisticamente e per contenuto. In questo senso è analfabeta chi non è in grado, per esempio, di scrivere la giustificazione per l’assenza da scuola del proprio figlio o chi non capisce un cartello d’avviso di pericolo sul luogo di lavoro.
La nozione di "analfabetismo funzionale" introdotta agli inizi degli anni '60. Una seconda implicazione è quella per cui alfabetismo e analfabetismo non sono dati assoluti misurabili sul singolo individuo, ma fenomeni relativi che variano nel tempo, nello spazio e nella configurazione di una società. La nozione si presta a descrivere un fenomeno emerso negli anni ’80 e di nuovo, recentemente, tornato all’attenzione: l’insufficiente capacità di maneggiare lettura e scrittura da parte di percentuali non irrilevanti di popolazione nelle società industrializzate, nelle quali la scolarizzazione è pressoché universale.
Il concetto di alfabetismo funzionale tiene conto della relazione tra il grado disponibile e necessario o atteso di padronanza della lingua scritta nella sua dimensione storico-sociale. Nelle società industrializzate, con alte esigenze riguardo alla lingua scritta, devono essere considerati analfabeti funzionali anche coloro che dispongono di una limitata conoscenza della lettura e scrittura. In quanto relativi a esigenze definite storicamente e socialmente, analfabetismo e alfabetismo funzionale vanno pertanto considerati come un continuum, in cui la soglia che li separa è stabilita di volta in volta da una valutazione sociale di ciò che è una padronanza sufficiente della lettura e scrittura.
La relazione tra l’oralità e la scrittura è andata cambiando nelle società industrializzate. Vivere in una società altamente scolarizzata e tecnologizzata significa vivere in un contesto in cui gli analfabeti totali sono un gruppo marginale o residuale. La scolarizzazione durante l’infanzia non è un indicatore delle capacità effettive di lettura e scrittura nell’adulto. L’abbandono della lettura e soprattutto della scrittura dopo la scuola conduce a una diminuzione notevole delle competenze alfabetiche. Si tratta del cosiddetto "analfabetismo di ritorno" – fenomeno che l’esperienza dell’educazione degli adulti negli anni ’70 ha portato alla luce. Situazione molto difficile in una società altamente scolarizzata e tecnologizzata il "saper leggere" significa sapere partecipare a flussi comunicativi sempre più complessi.
La nozione di "analfabetismo funzionale" appare insufficiente, legata a modi circoscritti della lettura e scrittura. Da qui le metafore dei nuovi alfabeti e dei nuovi analfabetismi che trovano una sistemazione concettualmente rigorosa in una nozione allargata di "letteratismo" che ha indotto a introdurre il neologismo "literacy". Alla nozione allargata di si riferisce anche con l’espressione "multiple literacies", in italiano "alfabetismi".
Accezione semiotica: si intende con "alfabetismo multiplo" la necessità di appropriarsi dei diversi alfabeti in uso nei flussi attuali di comunicazione (testi non necessariamente linguistici). Accezione antropologica: in rapporto alla visione relativistica dell’alfabetismo, "alfabetismo multiplo" rimanda all’idea di più modalità di alfabetizzazione, legate ai diversi usi, funzioni sociali e spazi della scrittura nelle diverse comunità ling.-culturali, nonché alla diversità delle lingue e delle culture. Accezione particolarmente influente nell’educazione degli adulti ha dato origine a una controversia circa la nozione stessa di alfabetizzazione.
Le esigenze della "società conoscitiva" hanno fatto dell’inadeguatezza conoscitiva e della perdita di senso un tratto strutturale della condizione adulta. La complessità degli usi e dei linguaggi della comunicazione scritta a cui un individuo in una società industrializzata è esposto accentua inoltre fenomeni di insufficiente "competenza alfabetica". Inoltre, in alcune aree del mondo, la mancata scolarizzazione è la causa principale dell’alfabetismo strumentale. In questo quadro complesso si inseriscono i bisogni formativi degli immigrati adulti in ordine all’educazione linguistica e in specifico della lingua scritta e orale nel contesto dei nuovi alfabeti. In primo luogo riguardano l’apprendimento della lingua del paese di accoglienza. Per un gruppo più ristretto di adulti immigrati, al bisogno di apprendimento linguistico si affianca quello di alfabetizzazione primaria e di alfabetizzazione funzionale.
1.3. Stranieri con deboli competenze alfabetiche
Nel 2003, il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha pubblicato la prima relazione complessiva sull’offerta formativa dei Centri territoriali permanenti sul territorio. L’offerta formativa si rivolge alla popolazione di età superiore ai 15 anni e risulta così strutturata:
- Corsi finalizzati al conseguimento del titolo di studio, suddivisi a loro volta in:
- Corsi di alfabetizzazione culturale nella scuola elementare, o di alfabetizzazione primaria
- Corsi per lavoratori (150 ore), nella scuola media
I corsi continuano l’intervento tradizionalmente svolto dall’educazione degli adulti, cioè di compensazione dei deficit formativi per varie ragioni accumulati.
- Corsi a favore dei cittadini stranieri per l’integrazione linguistica e sociale (solitamente della durata di un anno scolastico). I corsi che riconoscono, dopo una lunga incertezza a livello normativo, uno spazio specifico per i corsi di lingua italiana per gli stranieri.
- Corsi brevi, modulari di alfabetizzazione funzionale, a utenza adulta caratterizzata non tanto da bassi livelli di istruzione, quanto piuttosto dal mancato o inadeguato possesso dei nuovi alfabeti della società della conoscenza e dell’informazione. Frequentati in alta percentuale da persone in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore o di laurea (60,73%), occupate (54,97%), in età compresa tra i 25 e i 40 anni (46,72%), in larghissima misura donne (64,22%).
Nell’anno formativo 2001/2002, tra gli stranieri la maggioranza ha frequentato i corsi di integrazione linguistica (55,8% degli stranieri iscritti al CTP). Il numero degli stranieri iscritti ai centri territoriali non copre il numero di adulti che in quell’anno hanno frequentato un corso di lingua italiana (76.819 su 387.007 frequentanti). Non si dispone di dati orientati verso le stime relative alle competenze alfabetiche. L’unica informazione riguarda la scolarità – rilevata per i soli iscritti ai corsi per l’integrazione linguistica e sociale. Gli iscritti sono equamente ripartiti: circa 1/3 ha la licenza elementare (o nessun titolo), 1/3 la licenza media e 1/3 il diploma di istruzione secondaria o laurea – nell’ultimo gruppo c’è una leggera superiorità delle donne, mentre gli uomini sono più presenti nel primo gruppo.
Queste cifre si prestano almeno a tre considerazioni, se vengono assunte come punto d’avvio per la programmazione didattica. Uno: la scolarizzazione è da considerare dei percorsi di apprendimento dell’adulto – è possibile l’alfabetizzazione senza scolarizzazione. Contrariamente, il possesso di diploma non dà conto del cosiddetto "analfabetismo di ritorno" e, inoltre, il possesso di diploma non consente di comprendere in che misura l’alfabetismo riscontrato nel singolo corsista sia adeguato agli usi effettivi della lettura e scrittura nell’attuale società italiana. Il dato sulla scolarità, infine, nulla dice circa il tipo di alfabetizzazione ricevuta: se in alfabeto latino o altri codici di scrittura.
1.4. Prima alfabetizzazione in lingua madre e corsi di lingua italiana
L’opposizione "alfabeta" e "analfabeta" diventa ancora più insoddisfacente quando si allarga la considerazione a quella straniera. In questo caso i due termini coprono condizioni assai diverse, distinguibili in base a tre variabili:
- La conoscenza di un tipo di scrittura (tale straniero, benché svantaggiato nel nostro sistema, non può essere propriamente considerato "analfabeta")
- La padronanza della lingua scritta (il quanto padroneggia il proprio sistema di scrittura, poiché ciò pre sublime te favorisce o ostacola l’apprendimento del nuovo sistema)
- La conoscenza della lingua italiana
Tra quelli che hanno già appreso l’alfabeto latino, ma non lo padroneggiano (alfabetizzazione debole), occorre distinguere tra chi è in grado di leggere e/o scrivere singole parole, ma non in grado di comprendere una frase, per non parlare del testo, e chi invece lo sa fare. Per quanto riguarda la padronanza della scrittura sono solitamente distinte queste categorie:
- Prealfabeti: la lingua madre non ha ancora un sistema di scrittura
- Analfabeti totali: la LM ha una forma scritta, ma l’apprendente non l’ha imparata, per mancanza di scolarizzazione o altro motivo
- Debolmente alfabetizzati: l’apprendente ha un’alfabetizzazione minima in LM, corrispondente ad esempio a tre anni di scuola
- Alfabetizzati in scritture non alfabetiche: può avere anche una competenza di scrittura alta nella LM, ma non conosce l’alfabeto latino
- Alfabetizzati in un alfabeto non latino: indipendentemente dal sistema di scrittura in lingua madre o di prima alfabetizzazione
- Alfabetizzati nell’alfabeto latino: indipendentemente dal sistema di scrittura in LM o di prima alfabetizzazione
Queste diverse condizioni devono poi essere esaminate in relazione alla conoscenza della lingua italiana. Ognuna di queste condizioni richiede interventi specifici nell’insegnamento. Ad esempio, se si può contare su una buona comunicazione orale in italiano, si può fare affidamento su una capacità già sviluppata di distinguere i suoni della lingua, sulla conoscenza di parole e forme grammaticali che facilitano la memorizzazione dei segni grafici, sulla possibilità di interagire con l’apprendente concordando ed esplicitando il percorso di apprendimento. L’intervento didattico può dare priorità al percorso che dalla decifrazione e riproduzione/produzione dei segni grafici conduca alla lettura e scrittura autonoma di testi, lasciando momentaneamente sullo sfondo il consolidamento mirato e guidato della competenza in lingua italiana (corso di alfabetizzazione).
Se però stiamo davanti ad un percorso di apprendimento iniziale dell’italiano parlato, l’apprendente si trova a combinare un elemento sconosciuto – il segno grafico – con un altro elemento sconosciuto – la parola detta o sentita – e non condivide con l’insegnante una lingua per comunicare. L’obiettivo prioritario dell’intervento è modificare immediatamente la configurazione iniziale, creando anzitutto la possibilità di comunicazione tra l’insegnante e i discenti e collegamenti con l’ambiente.
1.5. "Alfabetizzazione" per gli stranieri?
La dizione "corsi di alfabetizzazione in lingua italiana" è in parte il residuo di una fase iniziale e pionieristica dell’insegnamento pubblico della lingua italiana agli immigrati. Fino al 1997, gli stranieri venivano inseriti nei corsi di alfabetizzazione per italiani, orientati alla licenza elementare – la normativa consentiva di offrire solo corsi finalizzati al "recupero" della scolarità mancata, e quindi impediva di aprire corsi di sola lingua italiana. L’attuale assetto del sistema dell’educazione degli adulti in Italia ha recepito la svolta: l’idea di un’"educazione nell’arco della vita" che ha portato alla diversificazione dell’offerta formativa.
Permane, però, un’ambiguità, di cui resta traccia nella permanente dizione "alfabetizzazione in lingua italiana". Mentre è istituita una correlazione con l’alfabetizzazione primaria, nessuna correlazione viene istituita tra i corsi per l’insegnamento dell’italiano come L2 e i corsi di LS, prevalentemente in inglese, che le medesime strutture offrono sotto la rubrica di "alfabetizzazione funzionale" agli italiani e stranieri. L’insegnamento della LS è affidato agli insegnanti di lingua mentre l’insegnamento della L2 agli alfabetizzatori (= figure docenti specializzate nell’insegnamento della lingua italiana ai madrelingua che intendono ottenere la licenza elementare).
La definizione dei bisogni di educazione linguistica di tutti gli immigrati in correlazione all’alfabetizzazione primaria è comune al discorso pubblico sviluppato anche in altri paesi, in cui i corsi di L2 sono parte del sistema dell’educazione degli adulti, ed è da più parti criticata.
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