Comprendere il mondo – I. Wallerstein
Cap. 1 – Le origini storiche dell’analisi dei sistemi-mondo
L’analisi dei sistemi-mondo nasce nei primi anni '70 come nuova prospettiva di indagine sulla realtà sociale, ma comincia ad emergere già nella metà del XVIII secolo. Essendo vero che nessuna prospettiva è mai del tutto nuova, in quanto si articola su dibattiti e critiche precedenti, essa si definisce “nuova” nel senso che per la prima volta il mondo considera seriamente le idee da essa espresse.
L’economia-mondo capitalista (presente già da due secoli), con il suo imperativo di generare incessantemente accumulazioni di capitale, aveva generato bisogni di innovazione tecnologica e di espansione delle frontiere geografiche, psicologiche, intellettuali e scientifiche. Nasce così il crescente bisogno di comprendere il modo in cui l’uomo conosce e come sia possibile farlo.
Si svilupparono sempre di più alternative secolari alla religione, che erano fondamentalmente:
- Filosofia secondo la quale l’uomo poteva conoscere usando il proprio intelletto (Cartesio e Spinoza).
- Scienza secondo la quale l’uomo poteva conoscere generando teorie induttive basate su osservazioni empiriche della realtà.
Alla fine del secolo, avvenne dunque il cosiddetto “divorzio” tra scienza e filosofia e, in parte grazie a tale scissione, nacque l’università moderna.
Università medievale vs. università del XIX secolo
- Università medievale: Due grandi facoltà distinte (almeno):
- Teologia
- Medicina
- Filosofia
- Legge
- Università del XIX secolo:
- Facoltà scientifiche: fisica, chimica, geologia, matematica, ecc.
- Facoltà umanistiche: filosofia, studi classici, storia dell’arte, musicologia, lingue e letterature nazionali e straniere.
L’esigenza di studiare la realtà sociale fu particolarmente sentita in seguito alla Rivoluzione Francese del 1789, poiché a partire da essa si diffusero due nuove idee:
- Che il cambiamento politico fosse normale e costante
- Che la sovranità appartenesse al popolo
In quale facoltà collocare le scienze sociali? Si può dire che esse si collocavano a metà tra i due indirizzi di studio. Le scienze sociali non elaborarono una terza via alla conoscenza, dunque gli studiosi di queste discipline si dividevano tra quanti avessero una visione scientifica e quanti avessero invece una visione umanistica della materia.
Storia
- XIX secolo: “rivoluzione” nella storiografia da parte di Leopold Ranke. La storia doveva essere scritta “com’era realmente accaduta”, dunque senza speculazioni e/o leggende a distorcerla.
- Metodo: cercare documenti che risalissero all’epoca che si voleva descrivere (che poi sarebbero stati conservati negli archivi).
- Facoltà umanistica: al di là dell’empirismo del metodo, essa poneva l’accento sull’agire umano (fattore che rendeva le dinamiche sociali diverse dai fenomeni fisici).
- Storici concentrati per il 95% in cinque nazioni: Francia, USA, UK, Italia, Germania. La prima storia scritta e insegnata fu quindi quella di queste cinque nazioni, intesa come tutto ciò che era accaduto nei loro confini così com’erano intesi nel XIX secolo. (Fu incoraggiata dagli stessi Stati, perché rafforzava il sentimento nazionalista già diffusosi in quell’epoca.)
- Disciplina che aspirava ad essere idiografica e finalizzata allo studio del passato, poiché la storia del “presente” sarebbe stata inevitabilmente distorta dai problemi e dai fervori di quel determinato momento.
Discipline nomotetiche ≠ Discipline idiografiche
- Volte allo studio di avvenimenti unici, particolari, specifici.
- Volte alla ricerca di leggi scientifiche generali.
Studio della contemporaneità: Tre nuove discipline, ognuna per una sfera sociale:
- Economia (mercato)
- Scienza politica (Stato)
Secondo l’ideologia liberale del XIX secolo, la “modernità” era definita dalla separazione di queste tre sfere sociali. Esso dovevano essere studiate con modalità distinte, ma sempre empiriche, e quindi sono considerate discipline nomotetiche. (Gli studiosi di queste discipline erano concentrati nelle stesse cinque nazioni storiche, quindi studiavano perlopiù la propria nazione, al massimo comparandola con le altre quattro.) - Sociologia (società civile)
Queste quattro scienze sociali (storia, sociologia, economia, scienza politica) studiavano quindi le loro piccole porzioni di mondo, ma nel XIX secolo, col fatto che le cinque nazioni “moderne” colonizzavano alcuni territori e intrattenevano relazioni commerciali/combattevano guerre con altre nazioni, sembrava ormai opportuno e necessario studiare anche il resto del mondo.
“Popolazioni primitive”
- Tribù piccoli gruppi con un insieme condiviso di usanze, una lingua e a volte una struttura politica comune, soggetti al dominio coloniale reale o de facto.
“Civiltà avanzate”
- Vaste regioni al di fuori dell’area pan-europea che erano state o erano ancora imperi-mondo burocratici e che avevano sviluppato usanze, lingua e religione in comune (es. India, Cina, Paesi Arabi, Persia).
Antropologia / Etnografia
-
Antropologia / Etnografia delle “popolazioni primitive”
- Modalità d’indagine: “osservazione partecipante” (vivere tra la popolazione oggetto di studio, apprendendo la lingua e comprendendone gli usi e i costumi) - “lavoro sul campo”.
- Obiettivo: ricostruire gli usi e i costumi della popolazione così com’erano prima del “contatto culturale” con gli Stati moderni.
-
Orientalismo / Antropologia / Etnografia delle “civiltà avanzate”
- Modalità d’indagine: studi filologici per decifrare gli antichi testi religiosi + lettura di testi.
- Obiettivo: comprendere tali civiltà e le loro usanze per capire perché non fossero diventate a loro volta “moderne”.
Scienze umanistiche perché concentrate sullo studio delle particolarità dei gruppi (idiografiche).
Egemonia in genere, indica imprecisamente la leadership in una situazione politica. Per Gramsci, essa è legittimata dal popolo, in quanto ideologia e cultura. Nello studio dei sistemi-mondo, uno Stato è egemone se detiene al contempo sia la leadership militare che quella culturale.
Tale divisione dei saperi cominciò a disgregarsi nel 1945:
- Gli USA erano diventati l’indiscussa potenza egemone del sistema-mondo e di conseguenza il loro sistema universitario il più influente;
- I Paesi del cosiddetto Terzo Mondo divennero luogo di agitazione e autoaffermazione geopolitica;
- Economia-mondo in espansione + crescita delle tendenze democratiche = espansione del sistema universitario mondiale.
Fu in tale ambito che emerse il concetto di sviluppo (= meccanismo secondo cui tutti gli Stati si sviluppano allo stesso modo, ma con ritmi differenti). Ciò implicava automaticamente che gli Stati “più sviluppati” dovessero divenire un modello per quelli “meno sviluppati”, incitando quindi questi ultimi ad imitare i primi. (“sviluppo politico”)
Dato che gli area studies fiorirono negli anni della Guerra Fredda, l’URSS li adottò a sua volta, cambiando la terminologia e, ovviamente, proponendo se stessa come modello politico.
Quattro fondamentali dibattiti tra il 1945 e il 1970
Tra il 1945 e il 1970, vi furono quattro fondamentali dibattiti che crearono le premesse per l’emergere dell’analisi dei sistemi-mondo:
- Centro-periferia
- Modo di produzione asiatico
- Storia totale
- Transizione feudalesimo capitalismo
Centro-periferia
Tale concetto venne usato per la prima volta in modo diffuso quando fu adottato negli anni '50 da Raul Prebisch e dall’ECLA (commissione economica per l’America Latina) per descrivere la divisione assiale del lavoro dell’economia-mondo. Il commercio internazionale non è un commercio tra eguali, bensì uno scambio ineguale tra Paesi forti (detti appunto “centro”), che tengono le redini del commercio trasferendo il plusvalore verso loro stessi, e Paesi deboli (“periferia”), che producono il plusvalore.
Questa idea diede vita a energici dibattiti su come contrastare tale situazione. L’idea dominante era quella che sosteneva la rivoluzione politica come soluzione più efficace. In particolare, in America Latina si sviluppò la teoria della dipendenza, secondo cui:
- Il sottosviluppo non è altro che una conseguenza del capitalismo storico, quindi è stato causato dalla politica economica degli Stati più forti;
- L’America Latina non doveva sostenere una teoria dello sviluppo che considerava i suoi Stati ancora “feudali”, perché erano già di fatto parte del sistema capitalista e non avevano bisogno di attraversare tutte le fasi che avrebbero condotto alla formazione di Stati socialisti. Dunque, era necessaria la rivoluzione socialista immediata.
Modo di produzione asiatico
Nell’URSS, nell’Europa dell’Est e nei partiti comunisti (soprattutto italiano e francese) ebbe luogo il dibattito sul modo di produzione asiatico. Marx aveva utilizzato questo termine quando aveva delineato gli stadi delle strutture economiche attraverso le quali si era sviluppata l’umanità. Esso indicava le civiltà avanzate di cui si occupavano gli orientalisti, ossia quei sistemi imperiali centralizzati che Marx stesso non riusciva a collocare in una sequenza lineare dello sviluppo, basati sull’esigenza di provvedere e controllare l’irrigazione per l’agricoltura.
Negli anni '30, Stalin eliminò questo concetto dall’ambito della discussione legittima (probabilmente perché il modo di produzione asiatico poteva essere usato dagli studiosi per descrivere la storia della Russia o il regime di cui era a capo). Alla sua morte, avvenuta nel 1953, il dibattito si riaprì, giungendo all’inevitabile confronto con la scienza sociale non marxista e contribuendo così (insieme all’opera di Krusciov) all’incrinatura del marxismo ortodosso.
Transizione dal feudalesimo al capitalismo
(o dibattito sulle origini del capitalismo)
Maurice Dobb VS Paul Sweezy
- Maurice Dobb (storico dell’economia / marxista inglese): Sosteneva che esso fosse stato dovuto a fattori interni agli Stati, considerando cruciali i rapporti di produzione.
- Paul Sweezy (economista / americano e marxista): Sosteneva che esso fosse stato dovuto a fattori esterni agli Stati, in particolare ai flussi commerciali.
Questo dibattito indusse molti economisti a prestare più attenzione ai dati storici, aprendosi al gruppo francese delle Annales, e portò alla messa in discussione dell’unità di analisi.
F. Braudel e la scuola delle Annales
Dal 1945, come guida della scuola storiografica delle Annales, vi fu Fernand Braudel, che criticava aspramente sia l’approccio degli studiosi idiografici sia quello di quelli nomotetici.
- Studiosi idiografici tenevano in considerazione un tempo sociale breve, episodico.
- Studiosi nomotetici tenevano in considerazione un tempo lungo e stabile, eterno.
Braudel proponeva di prendere in considerazione temporalità differenti che riflettessero realtà sociali differenti:
- Tempo strutturale di lunga durata ma non eterno (longue durée)
- Tempo ciclico degli alti e bassi che si verificano in un determinato tempo strutturale
Per quanto riguardava invece l’unità di analisi, egli sottolineò che il Mediterraneo del XVI secolo costituiva un’economia-mondo e infatti fece della storia di tale economia-mondo l’oggetto del suo studio. Fu Braudel a coniare l’espressione “lungo XVI secolo” per indicare l’arco di tempo tra il 1450 e il 1650 in cui si definisce l’economia-mondo moderna.
Lo shock culturale del 1968 fu cruciale per far sì che nei primi anni '70 la prospettiva dell’analisi dei sistemi-mondo fosse finalmente accettata.
Unità d’analisi: Stato nazionale vs. sistema-mondo
[Ossia sistemi, economie, imperi che non sono del mondo, ma sono un mondo che può essere (ed è spesso stato) localizzato in un’area che non copre tutto il globo.]
- Esistono due varietà di sistemi-mondo:
- Imperi-mondo: Grande struttura burocratica con una divisione assiale del lavoro con molti centri politici e molte culture.
- Economie-mondo: Grande divisione assiale del lavoro con un unico centro politico, ma molte culture.
Il sistema-mondo moderno ha assunto la forma di un' economia-mondo capitalistica (prima economia mondo a prosperare per un periodo così lungo). Essa è caratterizzata da una divisione assiale del lavoro tra processi produttivi centrali e periferici che da luogo a uno scambio ineguale che avvantaggia chi è impegnato nei processi produttivi centrali. Ma cosa rende un processo produttivo centrale o periferico? Il grado di relativo monopolio o di relativo libero mercato di particolari processi. I processi relativamente monopolizzati sono più remunerativi.
Sulla scia di Braudel, la durata di uno specifico sistema-storico è chiamata longue durée. Essendo che gli scienziati sociali indagano sulla longue durée dei sistemi sociali totali, l’analisi divenne unidisciplinare e le vecchie barriere tra le discipline vennero abbattute.
Divisione dell’organizzazione economica di Karl Polanyi (economista ungherese):
- Mini-sistemi “reciprocità” (dare e prendere diretto)
- Imperi-mondo “redistribuzione” (trasferimento di beni dal basso all’alto, per poi ritrasferirli verso il basso)
- Economie-mondo “mercato” (scambio in forma monetaria su spazio pubblico)
Sistema storico: Termine usato per sottolineare che tutti i sistemi sociali sono sistemici (hanno caratteristiche durevoli che possono essere descritte) e storici (sono in costante evoluzione e non rimangono mai identici a se stessi).
Cap. 2: Il sistema-mondo moderno come economia-mondo capitalistica (produzione – plusvalore – polarizzazione)
Il sistema-mondo moderno ha origine nel XVI secolo (all’epoca esso era localizzato solo in alcune regioni dell’Europa e delle Americhe, ma poi si è espanso fino a coprire tutto il globo). Esso è un’economia-mondo capitalistica:
- Economia-mondo: Estesa area geografica in cui esiste una grande divisione del lavoro (=significativo scambio interno di prodotti, di flussi di capitale e di lavoro) e in cui convivono molte unità politiche (legate da un sistema interstatale) e da molte culture e gruppi diversi per lingua, religione ecc. [Tuttavia, ciò non significa che non si siano creati alcuni modelli culturali comuni (=geocultura)]
- Capitalismo: Secondo Wallerstein, sistema storico definito dalla priorità accordata all’incessante accumulazione di capitale (= beni che possono essere e sono impiegati per l’investimento in attività produttive, esistiti in tutti i sistemi storici noti ≠ Marx). Dunque, all’interno di questo sistema storico, individui e aziende accumulano capitale al fine di accumularne sempre di più, in quanto esistono meccanismi strutturali per cui coloro che agiscono secondo altri fini vengono penalizzati e eliminati dalla sfera sociale, mentre coloro che agiscono in base alle motivazioni appropriate vengono ricompensati e, se hanno successo, si arricchiscono.
L’economia-mondo del sistema-mondo moderno è sopravvissuta a lungo nel tempo grazie al consolidarsi del capitalismo. Il capitalismo non può esistere senza un’economia mondo, perché necessita di un ampio mercato e di una molteplicità di Stati.
Istituzioni fondamentali dell’economia-mondo capitalistica:
- Mercati
- Imprese (che competono sui mercati)
- Molteplicità di Stati (all’interno di un sistema interstatale)
- Aggregati domestici
- Classi
- Gruppi di status (detti anche identità)
Mercati
Concreta struttura locale o istituzione virtuale trans-spaziale in cui individui o imprese vendono e comprano beni. Le dimensioni e l’estensione di un mercato virtuale dipendono dalle reali alternative che si presentano ai venditori e ai compratori in un determinato momento. Esso esiste nell’economia-mondo nel suo insieme. Si può dire che esiste un unico mercato virtuale mondiale per tutti i fattori di produzione combinati. Esso influenza le decisioni di tutte le altre istituzioni fondamentali, ma non può esistere senza interferenze.
Un mercato completamente libero renderebbe impossibile l’incessante accumulazione di capitale, in quanto permetterebbe ai venditori di contrattare al ribasso con i compratori fino a ridurre all’estremo il profitto. Questo scarso profitto, infatti, non provocherebbe interessi per i produttori e dunque scomparirebbero le basi sociali necessarie all’esistenza di tale sistema. Ciò a cui i produttori infatti ambiscono è il monopolio (= situazione in cui un produttore domina un mercato).
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Sociologia Generale, prof. Moro, libro consigliato Il Mondo in Questione di Jedlowski
-
Riassunto esame sociologia, prof. Di Meglio, libro consigliato Il Mondo in questione, Jedlowski
-
Riassunto esame Sociologia generale, prof. Fadda, libro consigliato Il mondo in questione di Jedlowski
-
Riassunto esame Sociologia Generale, prof. Scalon, libro consigliato Il Mondo in Questione di Jedlowski