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COMPRENDERE IL MONDO – I. WALLERSTEIN

CAP. 1 – LE ORIGINI STORICHE DELL’ANALISI DEI

SISTEMI-MONDO

L’analisi dei sistemi-mondo nasce nei primi anni ‘70 come nuova prospettiva di indagine

sulla realtà sociale, ma comincia ad emergere già nella metà del XVIII secolo.

Essendo vero che nessuna prospettiva è mai del tutto nuova, in quanto si articola su dibattiti e

critiche precedenti, essa si definisce “nuova” nel senso che per la prima volta il mondo

considera seriamente le idee da essa espresse.

L’economia-mondo capitalista (presente già da 2 secoli), con il suo imperativo

Metà 1700 --→ di generare incessantemente accumulazioni di capitale, aveva generato bisogni di

innovazione tecnologica e di espansione delle frontiere geografiche,

psicologiche, intellettuali e scientifiche.

Nasce così il crescente bisogno di comprendere il modo in cui l’uomo

conosce e come sia possibile farlo.

Si svilupparono sempre di più alternative secolari alla religione, che erano

fondamentalmente:

FILOSOFIA SCIENZA

secondo la quale l’uomo poteva conoscere secondo la quale l’uomo poteva conoscere

usando il proprio intelletto generando teorie induttive basate su

(*)

(Cartesio e Spinoza) osservazioni empiriche della realtà.

Alla fine del secolo, avvenne dunque il cosiddetto “divorzio”

tra scienza e filosofia e, in parte grazie a tale scissione,

nacque l’università moderna.

* Induzione ragionamento condotto tramite l’esperienza*

Deduzione ragionamento condotto tramite previsioni e spiegazioni

UNIVERSITÀ MEDIEVALE ≠ UNIVERSITÀ DEL XIX SECOLO

2 grandi facoltà distinte (almeno)

4 facoltà:

- teologia Facoltà scientifiche

- medicina Facoltà umanistiche

(ricerca del vero)

- filosofia (ricerca del buono e del bello)

fisica, chimica, geologia,

- legge filosofia, studi classici, storia

matematica ecc…. dell’arte, musicologia, lingue e

letterature nazionali e straniere.

L’esigenza di studiare la realtà sociale fu particolarmente sentita in seguito alla Rivoluzione

Francese del 1789, poiché a partire da essa si diffusero 2 nuove idee:

• che il cambiamento politico fosse normale e costante

• che la sovranità appartenesse al popolo

In quale facoltà collocare le scienze sociali?

Si può dire che esse si collocavano a metà tra i due indirizzi di studio.

[Le scienze sociali non elaborarono una terza via alla conoscenza, dunque gli studiosi di queste

discipline si dividevano tra quanti avessero una visione scientifica e quanti avessero invece una

visione umanistica della materia.]

STORIA

(più antica delle scienze sociali)

• XIX secolo “rivoluzione” nella storiografia da parte di Leopold Ranke.

La storia doveva essere scritta “com’era realmente accaduta”, dunque senza

speculazioni e/o leggende a distorcerla

metodo = cercare documenti che risalissero all’epoca che si voleva descrivere

(che poi sarebbero stati conservati negli archivi)

• Facoltà umanistica al di là dell’empirismo del metodo, essa poneva l’accento

sull’agire umano

(fattore che rendeva le dinamiche sociali diverse dai fenomeni fisici)

• Storici concentrati per il 95% in 5 nazioni:

Francia – USA – UK – Italia – Germania

La prima storia scritta e insegnata fu quindi quella di queste 5 nazioni, intesa come tutto ciò che

era accaduto nei loro confini così com’erano intesi nel XIX secolo.

(Fu incoraggiata dagli stessi Stati, perché rafforzava il sentimento nazionalista già diffusosi in

quell’epoca.)

• Disciplina che aspirava ad essere idiografica

• Finalizzata allo studio del passato, poiché la storia del “presente” sarebbe stata

inevitabilmente distorta dai problemi e dai fervori di quel determinato momento.

* Discipline nomotetiche ≠ Discipline idiografiche *

Volte allo studio di avvenimenti

Volte alla ricerca di leggi unici, particolari, specifici

scientifiche generali

Studio della contemporaneità 3 nuove discipline, ognuna per una sfera sociale:

- ECONOMIA (mercato)

- SCIENZA POLITICA ( Stato)

Secondo l’ideologia liberale - SOCIOLOGIA (società civile)

del XIX secolo, la “modernità”

era definita dalla separazione

di queste 3 sfere sociali Esse dovevano essere studiate con modalità

distinte, ma sempre empiriche, e quindi sono

considerate discipline nomotetiche.

(Gli studiosi di queste discipline erano concentrati nelle stesse 5 nazioni storiche, quindi

studiavano perlopiù la propria nazione, al massimo comparandola con le altre 4.)

///

Queste 4 scienze sociali (storia – sociologia – economia – scienza politica) studiavano

quindi le loro piccole porzioni di mondo, ma nel XIX secolo, col fatto che le 5 nazioni

“moderne” colonizzavano alcuni territori e intrattenevano relazioni

commerciali/combattevano guerre con altre nazioni,

sembrava ormai opportuno e necessario studiare anche il

resto del mondo.

“Popolazioni primitive” “Civiltà avanzate”

[ tribù piccoli gruppi con un insieme [ vaste regioni al di fuori dell’area pan-europea che

condiviso di usanze, una lingua e a volte erano state o erano ancora imperi-mondo

una struttura politica comune, soggetti al burocratici e che avevano sviluppato usanze,

dominio coloniale reale o de facto ] lingua e religione in comune ]

es. India – Cina – Paesi Arabi – Persia

ANTROPOLOGIA / ETNOGRAFIA ORIENTALISMO

ORIENTALISMO DELLE

ANTROPOLOGIA / ETNOGRAFIA DELLE “CIVILTÀ AVANZATE”

“POPOLAZIONI PRIMITIVE” - modalità d’indagine = studi filologici per

- modalità d’indagine = “osservazione partecipante” decifrare gli antichi testi religiosi + lettura di testi

(vivere tra la popolazione oggetto di studio, apprendendo

la lingua e comprendendone gli usi e i costumi) - - obiettivo = comprendere tali civiltà e le loro

“lavoro sul campo” usanze per capire perché non fossero diventate

a loro volta “moderne”

- obiettivo = ricostruire gli usi e i costumi della

popolazione così com’erano prima del “contatto

culturale” con gli Stati moderni

Scienze umanistiche perché concentrate sullo studio

delle particolarità dei gruppi (idiografiche)

* Egemonia in genere, indica imprecisamente la leadership in una situazione politica. Per

Gramsci, essa è legittimata dal popolo, in quanto ideologia e cultura.

Nello studio dei sistemi-mondo, uno Stato è egemone se detiene al contempo sia la

leadership militare che quella culturale.

Tale divisione dei saperi cominciò a disgregarsi nel 1945:

- gli USA erano diventati l’indiscussa potenza egemone

del sistema-mondo e di conseguenza il loro sistema

Negli USA nacquero così gli universitario il più influente;

“area studies”, in cui dovevano - i Paesi del cosiddetto Terzo Mondo divennero luogo di

essere formati storici, agitazione e autoaffermazione geopolitica;

economisti, sociologi e - economia-mondo in espansione + crescita delle

scienziati della politica che tendenze democratiche = espansione del

studiassero anche la situazione sistema universitario mondiale.

del resto del mondo.

Fu in tale ambito che emerse il concetto di sviluppo (= meccanismo secondo cui tutti gli Stati si

sviluppano allo stesso modo, ma con ritmi differenti).

Ciò implicava automaticamente che gli Stati “più sviluppati” dovessero divenire un

modello per quelli “meno sviluppati”, incitando quindi questi ultimi ad imitare i primi.

(“sviluppo politico”)

Dato che gli area studies fiorirono negli anni della Guerra Fredda, l’URSS li adottò a sua

volta, cambiando la terminologia e, ovviamente, proponendo se stessa come modello politico.

//

Tra il 1945 e il 1970, vi furono 4 fondamentali dibattiti che crearono le premesse per l’emergere

dell’analisi dei sistemi-mondo:

centro-periferia / modo di produzione asiatico / storia totale /

transizione feudalesimo capitalismo

Centro-periferia

Tale concetto venne usato per la prima volta in modo diffuso quando fu adottato negli anni ‘50 da

Raul Prebisch e dall’ECLA (commissione economica per l’America Latina) per descrivere la

divisione assiale del lavoro dell’economia-mondo.

Il commercio internazionale non è un commercio tra eguali, bensì uno scambio ineguale tra

Paesi forti (detti appunto “centro”), che tengono le redini del commercio trasferendo il

plusvalore verso loro stessi, e Paesi deboli (“periferia”),

che producono il plusvalore.

Questa idea diede vita a energici dibattiti su come contrastare tale situazione. L’idea dominante era

quella che sosteneva la rivoluzione politica come soluzione più efficace.

In particolare, in America Latina si sviluppò la teoria della dipendenza, secondo cui

- Il sottosviluppo non è altro che una conseguenza del capitalismo storico,

quindi è stato causato dalla politica economica degli Stati più forti;

- L’America Latina non doveva sostenere una teoria dello sviluppo che considerava i

suoi Stati ancora “feudali”, perché erano già di fatto parte del sistema

capitalista e non avevano bisogno di attraversare tutte le fasi che avrebbero

condotto alla formazione di Stati socialisti. Dunque, era necessaria la rivoluzione

socialista immediata.

Modo di produzione asiatico

Nell’URSS, nell’Europa dell’Est e nei partiti comunisti (soprattutto italiano e francese) ebbe

luogo il dibattito sul modo di produzione asiatico.

Marx aveva utilizzato questo termine quando aveva delineato gli stadi delle strutture

economiche attraverso le quali si era sviluppata l’umanità. Esso indicava le civiltà avanzate di

cui si occupavano gli orientalisti, ossia quei sistemi imperiali centralizzati che Marx stesso

non riusciva a collocare in una sequenza lineare dello sviluppo, basati sull’esigenza di provvedere

e controllare l’irrigazione per l’agricoltura.

Negli anni ‘30, Stalin eliminò questo concetto dall’ambito della discussione legittima

(probabilmente perché il modo di produzione asiatico poteva essere usato dagli studiosi per

descrivere la storia della Russia o il regime di cui era a capo.)

Alla sua morte, avvenuta nel 1953, il dibattito si riaprì, giungendo all’inevitabile confronto con

la scienza sociale non marxista e contribuendo così (insieme all’opera di Krusciov)

all’incrinatura del marxismo ortodosso.

Transizione dal feudalesimo

al capitalismo

(o dibattito sulle origini del capitalismo)

Maurice Dobb VS Paul Sweezy

(Economista / americano e

(Storico dell’economia / marxista)

Inglese e marxista) Sosteneva che esso fosse stato dovuto a

Sosteneva che esso fosse stato dovuto a fattori esterni agli Stati, in particolare ai

fattori interni agli Stati, considerando flussi commerciali.

cruciali i rapporti di produzione.

Questo dibattito indusse molti economisti a prestare più attenzione

ai dati storici, aprendosi al gruppo francese delle Annales, e portò alla

messa in discussione dell’unità di analisi.

F. Braudel e la scuola

delle Annales

Dal 1945, come guida della scuola storiografica delle Annales, vi fu Fernand Braudel, che

criticava aspramente sia l’approccio degli studiosi idiografici sia quello di quelli nomotetici.

Studiosi idiografici tenevano in considerazione un tempo sociale breve, episodico

Studiosi nomotetici tenevano in considerazione un tempo lungo e stabile, eterno

Braudel proponeva di prendere in considerazione temporalità differenti che riflettessero

realtà sociali differenti:

- Tempo strutturale di lunga durata ma non eterno ( longue

“tempo ”

sociale durèe) →

- Tempo ciclico degli alti e bassi che si verificano in un

determinato tempo strutturale

Per quanto riguardava invece l’unità di analisi, egli sottolineò che il Mediterraneo del XVI

secolo costituiva un’economia-mondo e infatti fece della storia di tale economia-mondo

l’oggetto del suo studio.

Fu Braudel a coniare l’espressione “lungo XVI secolo” per indicare l’arco di tempo tra il 1450 e il

1650 in cui si definisce l’economia-mondo moderna.

//

Lo shock culturale del 1968 fu cruciale per far si che nei primi anni ‘70 la prospettiva

dell’analisi dei sistemi-mondo fosse finalmente accettata.

Unità d’analisi = Stato nazionale SISTEMA-MONDO

[ ossia sistemi, economie, imperi che non sono del mondo, ma sono un mondo che può

essere (ed è spesso stato) localizzato in un’area che non copre tutto il globo. ]

Esistono 2 varietà di sistemi-mondo IMPERI-MONDO

ECONOMIE-MONDO [ grande struttura burocratica con una

[ grande divisione assiale del lavoro con molti divisione assiale del lavoro con un unico

centri politici e molte culture ] centro politico, ma molte culture ]

Il sistema-mondo moderno ha assunto la forma di un’economia-mondo capitalistica

(prima economia mondo a prosperare per un periodo così lungo)

Essa è caratterizzata da una divisione assiale del lavoro tra processi produttivi centrali e

periferici che da luogo a uno scambio ineguale che avvantaggia chi è impegnato nei processi

produttivi centrali.

Ma cosa rende un processo produttivo centrale o periferico?

Il grado di relativo monopolio o di relativo libero mercato di particolari processi.

I processi relativamente monopolizzati sono più remunerativi.

Sulla scia di Braudel, la durata di uno specifico sistema-storico è chiamata longue durèe.

Essendo che gli scienziati sociali indagano sulla longue dureè dei sistemi sociali totali,

l’analisi divenne unidisciplinare e le vecchie barriere tra le discipline vennero abbattute.

* Divisione dell’organizzazione economica di Karl Polany*

(economista ungherese)

Mini-sistemi “ reciprocità” (dare e prendere diretto)

Imperi-mondo “ redistribuzione” (trasferimento di beni dal basso all’alto, per poi ritrasferirli

verso il basso)

Economie-mondo “ mercato” (scambio in forma monetaria su spazio pubblico)

* sistema storico termine usato per sottolineare che tutti i sistemi sociali sono sistemici

(hanno caratteristiche durevoli che possono essere descritte) e storici (sono in costante

evoluzione e non rimangono mai identici a se stessi).

CAP. 2 : IL SISTEMA-MONDO MODERNO COME ECONOMIA-

MONDO CAPITALISTICA (PRODUZIONE – PLUSVALORE –

POLARIZZAZIONE)

Sistema-mondo moderno origine: XVI secolo (all’epoca esso era localizzato solo in alcune

regioni dell’Europa e delle Americhe, ma poi si è

espanso fino a coprire tutto il globo).

Esso è un’economia-mondo capitalistica:

• economia-mondo = estesa area geografica in cui esiste una grande divisione del

lavoro (=significativo scambio interno di prodotti, di flussi di

capitale e di lavoro) e in cui convivono molte unità politiche

(legate da un sistema interstatale) e da molte culture e gruppi

diversi per lingua, religione ecc.

[Tuttavia, ciò non significa che non si siano creati alcuni modelli

culturali comuni (=geocultura)]

• capitalismo = secondo Wallerstein, sistema storico definito dalla priorità accordata

all’incessante accumulazione di capitale (= beni che possono essere

e sono impiegati per l’investimento in attività produttive, esistiti in tutti

i sistemi storici noti / ≠ Marx)

Dunque, all’interno di questo sistema storico, individui e aziende accumulano capitale

al fine di accumularne sempre di più, in quanto esistono meccanismi strutturali per cui

coloro che agiscono secondo altri fini vengono penalizzati e eliminati dalla sfera sociale,

mentre coloro che agiscono in base alle motivazioni appropriate vengono ricompensati e,

se hanno successo, si arricchiscono.

- L’economia-mondo del sistema-mondo moderno è sopravvissuta a lungo nel tempo

grazie al consolidarsi del capitalismo /// Il capitalismo non può esistere senza

un’economia mondo, perché necessita di un ampio mercato e di una molteplicità di Stati.-

Istituzioni fondamentali dell’economia-mondo capitalistica:

◦ mercati;

◦ imprese (che competono sui mercati);

◦ molteplicità di Stati (all’interno di un sistema interstatale);

◦ aggregati domestici;

◦ classi;

◦ gruppi di status (detti anche identità).

MERCATI

=

Concreta struttura locale o istituzione virtuale trans-spaziale in cui individui o imprese

vendono e comprano beni.

Le dimensioni e l’estensione di un mercato virtuale dipendono dalle reali alternative che si

presentano ai venditori e ai compratori in un determinato momento. Esso esiste nell’economia-

mondo nel suo insieme.

Si può dire che esiste un unico mercato virtuale mondiale per tutti i fattori di produzione

combinati. Esso influenza le decisioni di tutte le altre istituzioni fondamentali, ma non

può esistere senza interferenze.

[Un mercato completamente libero renderebbe impossibile l’incessante accumulazione di capitale,

in quanto permetterebbe ai venditori di contrattare al ribasso con i compratori fino a ridurre

all’estremo il profitto. Questo scarso profitto, infatti, non provocherebbe interessi per i produttori e

dunque scomparirebbero le basi sociali necessarie all’esistenza di tale sistema.]

Ciò a cui i produttori infatti ambiscono è il monopolio (= situazione in cui vi è un solo venditore

sul mercato), per riuscire a creare una differenza tale tra i costi di produzione e i prezzi di vendita

da realizzare un alto profitto. Tuttavia, i monopoli perfetti sono rarissimi.

Dunque, nell’economia-mondo capitalistica, la formula che i produttori più forti tendono a

realizzare è quella dell’oligopolio (= situazione in cui vi sono pochi e grandi venditori sul mercato

che si accordano per fissare i prezzi).

I monopoli e gli oligopoli sono molto redditizi e tendono ad auto-distruggersi per l’ingresso di

nuovi concorrenti sul mercato, ma durano abbastanza da permettere a chi li controlla una

considerevole accumulazione di capitale.

Modi per realizzare semi-monopoli (in ogni caso, è indispensabile il sostegno degli Stati):

◦ Sistema di brevetti, che riserva i diritti su un’invenzione per un certo numero di anni e

rende questi nuovi prodotti (detti prodotti-guida) più costosi per il compratore e più

remunerativi per il produttore.

◦ Misure protezionistiche (restrizioni sulle importazioni e sulle esportazioni);

◦ Sussidi statali (finanziamenti dello Stato stesso);

◦ Agevolazioni fiscali;

◦ Capacità degli Stati forti di impedire a quelli deboli di attuare misure contro-

protezionistiche;

◦ Ruolo degli Stati come compratori di alcuni prodotti in vasta scala;

◦ Disposizioni che impongono oneri fiscali (che sono dannose per i piccoli produttori e

possono spingerli a ritirarsi dal mercato, aumentando il grado di oligopolio).

IMPRESE E MOLTEPLICITÀ DI STATI

Dunque, la dinamica delle imprese che agiscono sui mercati è quella di sfuggire alla

concorrenza e, con la collaborazione delle leggi statali, di creare condizioni che favoriscano

situazioni di oligopolio.

Le imprese sono sempre in conflitto tra loro, poiché i fallimenti delle imprese eliminano i

competitori deboli e costituiscono quindi una condizione necessaria all’incessante

accumulazione di capitale. →

Divisione assiale del lavoro di un’economia-mondo capitalistica centro-periferia

(divisione della produzione in prodotti centrali

e prodotti periferici)

processi di produzione centrali = processi controllati da semi-monopoli; (la remuneratività è

processi di produzione periferici = processi realmente concorrenziali; direttamente connessa

al grado di

monopolizzazione)

Quando si realizza uno scambio, i prodotti concorrenziali sono in una posizione di debolezza,

mentre quelli semi-monopolizzati in una posizione di forza. Il risultato è uno scambio ineguale

(flusso di plusvalore dai produttori di prodotti periferici ai produttori quelli centrali)

[Come mezzo utilizzato per spostare il capitale accumulato non sussiste solo il sistema dello

scambio ineguale, ma anche il saccheggio, diffusissimo nelle prime fasi di incorporazione di

nuove regioni nell’economia-mondo e ancora in uso. Esso, però, si auto-distrugge.]

I semi-monopoli dipendono dal sostegno degli Stati forti, in cui spesso sono localizzati. Ciò

comporta delle conseguenze geografiche. Tenendo sempre conto che si parla di relazioni tra

processi di produzione, si può parlare di:

- Stati centrali [ proteggono i semi-monopoli dei processi centrali.]

- Stati periferici [ non sono in grado di incidere sulla divisione assiale.]

- Stati-semi periferici [ posseggono una combinazione più o meno bilanciata tra prodotti

centrali e periferici. Essi subiscono pressioni dagli Stati centrali e la

esercitano su quelli periferici e il loro obiettivo è quello di fare il possibile per

salire verso il centro. Essi sono dunque quelli che adottano con più ferocia le

misure protezionistiche, per proteggere le proprie imprese dalla

competizione forte proveniente dall’esterno e per migliorarne l’efficienza così

da poter competere meglio sul mercato mondiale.]

L’economista Nikolaj Kondratieff descrisse con chiarezza il fenomeno per cui a un’espansione

dell’economia-mondo segue un periodo di stagnazione o recessione, attraverso quello che

appunto venne chiamato ciclo di Kondratieff.

Fase-A Fase-B

(espansione) (stagnazione)

Fase-A (ESPANSIONE): vi sono industrie-guida semi-monopolistiche che garantiscono

un periodo di relativa prosperità, con più occupazione e salari più alti.

Fase-B (STAGNAZIONE): Con l’ingresso di altre industrie competitrici nel mercato, si ha

una “sovrapproduzione” (produzione>effettiva domanda) che comporta una maggiore

competizione sul prezzo che comporta una riduzione dei saggi di profitto. I prodotti invenduti

aumentano e la produzione rallenta, mentre i produttori cercano di ridurre i costi per conservare le

proprie quote, delocalizzando i processi produttivi in zone che storicamente hanno salari più bassi.

Fino ad oggi, i cicli di Kondratieff hanno avuto più o meno una durata compresa tra i 50 e i 60 anni.

La loro durata esatta dipende dalle politiche adottate dagli Stati per evitare una fase-B e dalle

misure prese in fase-B per stimolare una nuova fase-A.

AGGREGATI DOMESTICI

o household

=

insieme di individui anche di entrambi i sessi e di età diverse che mettono in comune i loro

redditi. Esso può coincidere o meno con la famiglia e molto frequentemente non è caratterizzato

da una residenza comune. Nella maggior parte dei casi, conta dalle 3 alle 10 persone.

Ma cos’è il reddito?

Esistono 5 forme di reddito:

1. Reddito da salario .

(Pagamento, solitamente in forma monetaria, da parte di persone esterne

all’aggregato per il lavoro di un componente svolto all’esterno dell’aggregato.)

Esso può essere occasionale o regolare; può essere la remunerazione del tempo

impiegato o del lavoro realizzato (lavoro a cottimo).

2. Attività di sussistenza .

(Produzione destinata al consumo senza il bisogno di dover entrare nel mercato e

acquistare beni)

- esonera il lavoratore dalla spesa provocata dall’eventuale assunzione di altri

domestici;

- può influenzare la decisione del lavoratore di accettare un diverso livello di

retribuzione;

- oggi costituisce gran parte del reddito di un aggregato domestico nelle zone più

prospere del sistema-mondo.

3. Piccola produzione di merci .

(Prodotto realizzato all’interno dell’aggregato domestico e venduto su un mercato

più ampio.)

È molto diffusa nelle aree più povere del sistema, mentre in quelle ricche è spesso

chiamato free-lancing.

4. Rendita .

(Reddito non derivante da un lavoro, ma da una proprietà.)

Essa può derivare da qualche investimento di capitale (es. affitto di stanze o

appartamenti), da un vantaggio derivante dalla propria localizzazione (es. pedaggio

di un ponte o di una strada privata) o dalla proprietà di capitali (es. riscossione di

interessi).

5. Trasferimenti .

(Entrate percepite da un individuo in virtù dell’obbligo di un altro individuo a

fornirgliele.)

Possono essere identificati con i doni in occasione di determinate festività oppure,

da parte dello Stato, con i servizi, i piani assicurativi, le pensioni ecc.

Aggregati domestici

Proletari Semiproletari

(il reddito da salario ammonta al 50% o più (il reddito da salario ammonta a meno del

del reddito totale nell’arco della vita) 50% del reddito totale nell’arco della vita)

Il lavoratore salariato proveniente da un Il lavoratore salariato proveniente da un

aggregato di questo tipo riceverà il salario aggregato di questo tipo riceverà un

minimo assoluto (= almeno corrispondente ammontare inferiore a quello del salario

alla quota necessaria ai costi di riproduzione) minimo assoluto.

Al datore di lavoro, dunque, converrebbe assumere lavoratori provenienti da aggregati domestici

semiproletari. Tuttavia, poiché:

▪ i lavori salariati chiedevano di essere “proletarizzati” per ricevere di più,

▪ i datori di lavoro avevano bisogno di avere una domanda tanto ampia da

sostenere il mercato per i loro prodotti,

C’è stato un lento incremento del numero di aggregati domestici proletarizzati.

CLASSI e GRUPPI DI STATUS

Classe – concetto marxiano, anche se quella di Marx era una definizione fatta a un

elevatissimo livello di astrazione per definire le logiche generali del funzionamento

della società. L’appartenenza ad una o ad un’altra classe è definita dalla

collocazione che un singolo aggregato domestico (e non un singolo individuo

isolato) ha nel sistema-economico, dal suo reddito e dai suoi interessi.

Gruppo di status – concetto weberiano utilizzato per indicare quei raggruppamenti

sociali nel mondo che non hanno un fondamento di classe (gruppi

etnici, religiosi ecc.) e che mostrano una qualche forma di solidarietà e

identificazione. Questa definizione enfatizza il modo in cui tali gruppi

vengono percepiti dagli altri, quindi è stata coniata sotto un profilo

oggettivo.

Alla fine del XX secolo, però, si è diffuso il termine “identità” per nominare

gli stessi gruppi, ma con un’enfasi maggiore sulle caratteristiche soggettive,

cioè su come questi individui vedono se stessi.

Negli aggregati domestici, grazie alle pressioni normative volte a non

considerare queste differenze e al movimento degli individui, si verifica

spesso un rimescolamento delle identità originarie.

Gli aggregati domestici giocano un ruolo di primo piano -seguiti poi dai media, dalle istituzioni

religiose, dalle scuole e dai corpi militari- nella socializzazione degli individui secondo principi e

valori che insegnano a rispettare i ruoli sociali ai quali saremmo tenuti ad appartenere. Essi

possono socializzare i propri membri anche alla ribellione, al rifiuto e alla devianza. Chiaramente,

tali socializzazioni antisistemiche, possono giocare un ruolo davvero destabilizzante solo quando il

sistema stesso è soggetto a una crisi strutturale.

La maggior parte dei gruppi di status vanta un certo tipo di espressione istituzionale

trasversale agli aggregati domestici, che esercita su di essi una pressione che si traduce nella

conformazione di essi alle sue norme e strategie. Gli Stati, in questo caso, sono quelli che ottengono

più successo perché hanno a disposizione più strumenti di pressione. Ma laddove lo Stato sia più

debole, sono le strutture religiose, le organizzazioni etniche ed altri gruppi simili ad orientare le

priorità degli aggregati domestici.

Tutti i legami complessi che intercorrono tra i vari elementi dell’economia-mondo e tra essi e

l’economia-mondo stessa, sono attraversati da 2 opposti motivi ideologici:

l’universalismo e il razzismo/sessismo.

• L’universalismo implica, in generale, la priorità di regole che vengano applicate

indistintamente su tutti gli individui. Istituti tipici dell’universalismo sono la meritocrazia,

il suffragio universale, l’uguaglianza di fronte alla legge.

L’universalismo è considerato il punto centrale della nostra socializzazione e, in quanto

predisposto come norma positiva, la maggioranza delle persone dice di credervi.

Esso crea grande conforto a tutti coloro che godono dei benefici del sistema, facendoli

sentire meritevoli di ciò che hanno.

• Le norme anti-universalistiche, come il razzismo e il sessismo, giocano a loro volta

un’importante ruolo nella distribuzione del lavoro, del potere e del privilegio all’interno del

sistema.

Esse si pongono come verità naturali, necessarie per il funzionamento biologico

dell’animale umano e non soggette al cambiamento sociale.

Sono norme negative, quindi la maggioranza delle persone dice di non credervi, ma sono

più presenti di quanto pensiamo.

Esse giustificano le disuguaglianze, la polarizzazione, la divisione assiale del lavoro, la

collocazione di alcuni individui nei gradini più bassi delle gerarchie mondiali

[uomo>donna – bianchi>neri/non bianchi – adulti>bambini/anziani – istruiti>meno

istruiti – eterosessuali>omosessuali – borghesia/professionisti>lavoratori – abitanti delle

città>abitanti della campagna], religiose, etniche.

CAP. 3: L’ASCESA DEL SISTEMA STATI (STATI NAZIONE

SOVRANI – COLONIE – SISTEMA INTERSTATALE)

Stato moderno = Stato sovrano (- sovranità = totale autonomia del potere statale)

Gli Stati moderni tuttavia vivono in un’ampia rete di Stati sistema interstatale

La sua origine viene comunemente fatta risalire

Istituzionalizzazione: Pace di Westfalia allo sviluppo della diplomazia nella

(1648 – fine della guerra dei Trent’anni), penisola italiana durante il Rinascimento

sottoscritta dalla maggioranza degli Stati

europei, in cui vennero codificate alcune

regole delle relazioni interstatali che allo

stesso tempo limitavano e garantivano In seguito, tali regole sarebbero state ampliate

una relativa autonomia ed elaborate con il nome di diritto

internazionale

Fine XV secolo: fiorire di “nuove monarchie” [nascita dello Stato assoluto] in Inghilterra,

Francia e Spagna strutture centralizzanti che rendevano le strutture di potere locali

effettivamente subordinate al monarca attraverso la costruzione di una

burocrazia civile e militare e che, attraverso un efficiente sistema di

riscossione dei tributi, si rafforzavano con l’imposizione di tasse.

XVII secolo sovrani = “sovrani assoluti”

(dal latino absolutus: “non soggetto alla legge” il loro potere non era dunque illimitato, ma

semplicemente arbitrario)

Nel corso dei secoli gli Stati hanno tentato di colmare questo vuoto di potere reale ottenendo anche

un certo successo. Infatti, una delle tendenze secolari del sistema-mondo moderno sin dagli inizi è

sempre stato il costante incremento dell’effettivo potere statale.

Esempio di Wallerstein: Luigi XIV di Francia, che regnò appunto nel XVII secolo, è considerato il

simbolo del potere assoluto per antonomasia, ma ha avuto meno potere effettivo di quanto ne

abbia avuto il Primo Ministro svedese nel 2000 nel proprio Paese.

//

Sovranità = rivendicazione di autorità all’interno e all’esterno del proprio Stato.

Essendo la sovranità una rivendicazione, essa non conta se non viene legittimata tramite un

riconoscimento reciproco (- due o più parti potenzialmente o radicalmente in conflitto si

scambiano riconoscimenti come strategia di minor costo).

Il riconoscimento reciproco è il fondamento del sistema interstatale:

un’entità che si proclama Stato sovrano, anche se detiene di fatto il controllo in un dato territorio,

se non viene riconosciuta dagli altri Stati tale proclamazione è priva di valore.


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DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher hickou1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Di Meglio Mauro.

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