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Miti fatali

Jean Baudrillard

Jean Baudrillard: uno dei più importanti intellettuali degli ultimi decenni, ha insegnato sociologia presso l'università di Parigi X Nanterre e in quella di Parigi IX Dauphine. Ha collaborato con le Monde Liberation, la Repubblica. Ha sviluppato concetti che hanno avuto un notevole successo, sia accademico che mediatico. (Film: Matrix lo cita o lo ha utilizzato. Mondo fantascientifico e ispirato alle sue idee. → In quella scena Neo, il protagonista, pesca il disco in una scatola a forma di libro sulla cui copertina si può leggere Simulacra and Simulations. È il titolo di un libro di Baudrillard. Ha avuto molto successo negli Stati Uniti, più che in Italia, perché è stato considerato l’autore tipico della post-modernità. Figlio di una società che andava a disgregarsi, lasciando spazio ad una riflessione diversa. Secondo il prof è fuorviante credere che faccia parte della post-modernità, perché Baudrillard è legato alla tradizione sociologica francese. (In questo periodo importantissimo è Durkheim alla quale si rifà molto)

Durkheim

Durkheim: credeva che nelle società moderne la dimensione del sacro si fosse indebolita. Rapporto con religione e spiritualità. Al suo posto ci sono forme simulate e secolarizzate di quel senso di profonda comunione tra gli individui che il sacro forniva. Le forme di rappresentazione che passano attraverso i media sono qualcosa che si è diffuso nella società e funzionano come collante sociale, nonostante appunto siamo in società non più comunità. Avviene un passaggio dalla comunità alla società. Le religioni: la loro importanza è diminuita. Influenzano sempre meno i comportamenti degli individui. Anche Durkheim è stato un anticipatore di qualcosa che si è sviluppato sempre di più. Il concetto che esprime, essendosi occupato molto della religione e del suo ruolo prima della modernità, afferma che ora ha un ruolo indebolito e il vuoto che si è creato è stato sostituito dalle forme simboliche con la quale gli individui si mettono in relazione con la realtà. Durkheim ha mostrato che la comunicazione svolge una funzione centrale per l’integrazione e l’evoluzione sociale.

Esempio: Apple e altre marche che alcuni studiosi credono siano legati alle religioni a causa del rapporto che legano con gli individui. Capacità della marca di costruire un rapporto simile a quello degli infedeli nei confronti delle religioni. Le forme simboliche (linguaggi, rappresentazioni) acquistano però sempre più importanza nella società. → Il mondo tende a trasformarsi nella sua rappresentazione. (Ciò che Durkheim affermava alla fine dell’800 si è confermato.) La visione di Baudrillard è la stessa di Durkheim.

Confronto tra Baudrillard e Durkheim

Mentre però il secondo Durkheim cercava di adottare un metodo scientifico e oggettivo, il primo prende una posizione netta. Quando Durkheim si occupava delle sue cose, era un pioniere e aveva un problema di legittimazione, cioè fare accettare una nuova disciplina (sociologia), sia sotto un punto di vista scientifico (es: esiste scienziato che elaborano teoria per poi elaborarle e sperimentarle; i sociologi esistono) sia sotto il punto di vista che la sociologia sia una disciplina a sé. ‘La sociologia è una scienza come tutte le altre, oggettiva, che ottiene risultati condivisi da tutti.’ → suo problema.

Baudrillard vive in un mondo di ipermodernità nella quale la sociologia è già accettata. Nel contesto in cui vive non si preoccupa di legittimare la sociologia. Per questo ha criticato la simulazione e il simulacro. Inoltre ha rimpianto lo ‘scambio simbolico’ (importante le relazioni sociali, significati religiosi e spirituali), che caratterizzava le relazioni nella società primitive. Ciò che è evidente dal concetto che ha guidato Baudrillard: il mondo dev’essere considerato un immenso sistema di segni totalmente equivalenti, perché hanno perso ogni legame specifico con la realtà concreta. → Ciascun elemento vale come l’altro. Conseguentemente, tali segni non sono più in grado di dare vita a significati comprensibili. Ne deriva che la ragione umana tende a precipitare in una crisi drammatica, non capisce più la realtà.

Il pensiero di Baudrillard

Per Baudrillard cioè il pensiero razionale ha cercato di rendere reale il mondo, tentando di eliminare illusione e apparenza. → ha fallito il suo compito, perché il mondo è simulazione. Il mondo è dominato dal paradosso, perché in esso i contrari convivono pacificamente. Il che ha messo ulteriormente in scacco il pensiero razionale, che non può tollerare il paradosso. Per questo Baudrillard ha cercato di creare una nuova forma di pensiero in grado di accettare il paradosso, dunque capace di adottare come principi l’incertezza e la reversibilità. Baudrillard ha tentato di trasformarsi in una specie di ‘agente provocatore’, che utilizza l’illusione per affrontare l’illusione. Non con un pensiero che sta fuori, che cerca di stare in una posizione superiore, ma bensì un pensiero che si sporca ‘le mani’ → ha dato vita a quello che ha definito pensiero radicale.

Un pensiero che si distingue dalla cosiddetta ‘analisi critica’ di Marshall McLuhan, R. Bathes ed Umberto Eco. Questo pensiero critico cercava di entrare nel testo (messaggio, fenomeno mediatico) per capire i suoi significati. Pensiero Critico: tenta di interpretare il messaggio/testo/linguaggio. Pensiero Radicale: si avvicina a quello di Benjamin. Perché si è occupato di realtà sociale utilizzando nella sua opera più famosa Parigi come città moderna. Si occupava di aspetti marginali (prostitute, vetrine, giocattoli) ma anche aspetti importanti come esposizioni universali che attirarono in questa città milioni di persone.

Il concetto di sfida è importante per Baudrillard, perché non c’è lo sviluppo di una spiegazione ma bensì una sfida reciproca tra pensiero ed evento. Restituisce lo choc che ci viene revocato, adottando una prassi che utilizza qualcosa di diverso rispetto al pensiero razionale.

Il pensiero radicale cerca di affrontare l’evento, ma anche di rispettarlo e restituirlo nella sua intensità. Baudrillard non si è limitato a formulare il suo pensiero radicale, ma l’ha anche applicato a degli oggetti. Sono oggetti che si impongono con la loro evidenza nella cultura di massa.

Sintesi e applicazioni

Negli ultimi anni Baudrillard ha sviluppato il suo pensiero radicale, che può esercitare un’analisi critica diversa rispetto al pensiero razionale. Ha mostrato un approccio che non si pone frontalmente verso la cultura di massa. Ma tenta di metterla in discussione portandola all’estremo, attraverso quel metodo di sfida reciproca. (un gioco sempre più rischioso)

Caso 1: Torri Gemelle

Lui non applica questo pensiero radicale agli oggetti in modo esplicito. Le Twin Towers di New York sono state uno dei primi oggetti a colpire Baudrillard. In questi edifici ha visto la conferma della teoria: va in crisi la rappresentazione nel senso della cultura moderna. Questi edifici rendevano evidente con la loro natura gemellare l’impossibilità di rappresentare, perché rispecchiandosi l’uno nell’altro, rimandavano solo a se stessi. Architettura esemplare di un mondo che fa fatica ad esprimersi e a comunicare.

Per la semiotica il segno ha una struttura ternaria: c’è un significante (parola) che indica un referente (oggetto) e rimanda un significato (parola+oggetto). Questa struttura oggi è saltata. ‘Emancipazione del segno: svincolato da quell’esigenza arcaica che aveva di designare qualcosa, esso diventa infine libero per un gioco strutturale, o combinatorio, secondo una indifferenza e una indeterminazione totale.’

Le torri gemelle dentro di sé hanno un codice binario, cioè digitale. Difficoltà di comportarsi come avveniva in precedenza. Distruzione Twin Towers → attentato 11 settembre 2001 si è aperta una nuova fase nel rapporto tra i media e la realtà. Una fase in cui è sempre meno possibile operare una precisa distinzione tra i due soggetti. Le immagini tv dei due Boeing, hanno detto in molti, avevano una tale forza che sembravano tratte da un film di Hollywood, sembravano cioè una fiction. Apparse infinite volte nelle immagini dei media, le due torri sembravano continuare ad appartenere ad esse.

Alcuni hanno pensato che ciò invalidasse la tesi di Baudrillard sulla realtà come simulazione. ‘Ma la realtà supera veramente la finzione? Se sembra farlo, è perché ne ha assorbito l’energia, divenendo essa stessa finzione, cioè ha adottato una logica di presentazione che è la stessa della finzione, della fiction. Sembra quasi che il reale sia geloso dell’immagine, la realtà sia gelosa della finzione.’

È una specie di duello tra loro, a chi sarà il più inimmaginabile. Il crollo delle torri del World Trade Center è inimmaginabile, ma questo non basta per farne un evento reale. Con ciò che è accaduto possiamo dire che l’immaginario fatto di rappresentazione e media sono entrati in collisione con la realtà. Quest’ultima si è trasferita dentro allo schermo per annullare la sua identità all’interno di esso. ‘Un immaginario catastrofico – la cui presenza era diventata consueta nella letteratura, nel cinema e nei media in generale – è collassato invadendo l’ordine del reale, un reale a sua volta già definitivamente messo in loop con l’immaginario mediatico. (Carmagnola)

Caso 2: Beaubourg

Esso rappresenta il primo museo di arte contemporanea concepito come struttura flessibile, aperta e modificabile. Struttura aperta all’esterno a differenza del Louvre che rappresenta un museo tradizionale. Costituito da tubi nei quali passano persone, acqua ecc, per rappresentare i flussi della società. Baudrillard scrisse un saggio su di esso e sul modello che porta avanti questo edificio. Chiuso a causa delle troppe persone e copiato da molti musei attuali.

Per Baudrillard, nell’arte e nella cultura ciò si traduce nell’effetto Beaubourg, dal nome del centro culturale Georges P. Questo museo, flessibile e in grado si contenere le molteplici opere d’arte odierne, non è uno strumento di promozione della cultura afferma Baudrillard. Dietro l’apparenza di un museo che propone di salvare la cultura, invece produce un indebolimento di essa. Cioè apparentemente essa rimane ma rimane proprio come apparenza perché quello che succede è diverso. Cambia totalmente il rapporto con i progetti culturali e le opere. La cultura però non muore perché continua ad operare...

“Le masse sono corse al Beaubourg non perché attratte dalla cultura dalla quale sono state escluse per secoli, ma perché potevano vedere la messa a morte di ciò che detestavano.” → è la stessa massa a fungere da agente catastrofico in questa struttura di catastrofe, è la massa stessa che mette fine alla cultura di massa. Non solo la cultura ma anche altri ambiti sociali come politica, economia, nascondono la loro scomparsa dietro simulacri che le rappresentano.

Già alla fine degli anni '60, Baudrillard sviluppò questa idea, nella quale il processo tecnologico tendeva a sostituire al mondo naturale una realtà ‘simulacrale’. Questa realtà si è sviluppata attraverso varie fasi: copie e copie che si rinviano senza fine, copie delle quali non esistono più gli originali.

  • Contraffazione: basato sull’immagine e sull’imitazione e guidato dalla legge naturale del valore.
  • Produzione: fondato sull’energia, sulla forza e sulla legge del valore.
  • Simulazione: basato sulla legge strutturale del
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fallerinialessandro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Codeluppi Vanni.
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