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Riassunto esame di psicologia dello sviluppo, prof Pellerone, libro consigliato Rischio di dispersione scolastica e disagio socio-educativo

Riassunto per l'esame di psicologia dello sviluppo e dell'educazione e della prof. Pellerone, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Rischio di dispersione scolastica e disagio socio-educativo. Scarica il file in PDF! All'interno del pdf sono stati trattati i capitoli 1-3-4 inerenti alla prima parte: dispersione scolastica e fattori... Vedi di più

Esame di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione docente Prof. M. Pellerone

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motivazionali ( bisogno di risultati, scopi, percezione del sé

e del controllo..).

Lo scopo dello studente sarebbe quello di proteggere e

mantenere il senso di stima e dignità personale. Un

contesto basato sui seguenti aspetti: _ valutazione pubblica

diffusa (ma in tal modo non si promuove una visione

costruttiva del fallimento perché si andrebbe incontro

all’umiliazione); _ motivazione estrinseca (in questo modo

l’esercizio dell’apprendimento scolastico può diventare

soddisfacente in se); _ accettazione degli standard di

rendimento; _ significato distorto del fallimento

(incentivando l’apprendimento verso motivazioni

estrinseche). Talvolta il successo scolastico può essere

raggiunto da esperienze di fallimento. La tendenza

generale a stabilire e mantenere un senso di autostima

motiva gli studenti a scegliere sia comportamenti che

assicurino una positiva percezione di sé, sia un crescente

numero di occasioni di accettazione sociale, al fine di

minimizzare le situazioni che potrebbero rivelarsi

fallimentari. Per raggiungere questi obiettivi essi

intraprendono azioni atte a mantenere una positiva stima di

sé.

Marsh effettuando ricerche sulla percezione di competenza

afferma che nei primi anni di scuola elementare il concetto

del sé è irrealistico e poco correlato ai voti ottenuti nelle

singole discipline; in seguito si verifica una percezione del

rendimento più accurata e realistica che determina una

maggiore stabilità tra voti e concetto di sé. Ne deriva che gli

studenti con una buona percezione delle proprie abilità, si

avvicinano ai compiti con più fiducia e ottenendo maggior

successo rispetto a coloro che dubitano delle capacità

possedute.

APPRENDIMENTO E IDENTITA’: LA COMUNITA’ DI PRATICA

A partire dagli anni 90 si assiste al progressivo

superamento della visione passiva e mentalistica del

processo di apprendimento, pensato come una mera

acquisizione meccanica di nozioni astratte e formali.

L’apprendimento diviene un fenomeno sociale e collettivo.

Questa nuova visione implica una forte correlazione tra

apprendimento e identità. Apprendere all’interno di una

comunità significa imparare ad essere e ad agire come

membro della comunità; dando vita ad un processo di

apprendimento che trasforma la capacità dell’individuo di

operare nel mondo, modificando contemporaneamente la

sua identità e il suo comportamento. Questa nuova

definizione di processo di apprendimento si concretizza con

la “comunità pratica”. La com. pratica è costituita da

persone che operano in un medesimo contesto e che

intrattengono relazioni (cognitive e sociali). I tratti distintivi

di questa comunità sono: _ l’esistenza di impegni reciproci

tra i membri della comunità; _ la presenza di uno scopo

comune; _ l’esistenza di una routine condivisa. La comunità

è finalizzata allo sviluppo di conoscenze condivise. La

comunità di pratica punta sulla valorizzazione di queste

conoscenze . la comunità di pratica rappresenta un preciso

connubio tra costruzione dell’identità e sviluppo dei

processi di apprendimento, è vista come appartenenza ad

una comunità attraverso il coinvolgimento e l’impegno

attivo nei processi di negoziazione dei significati, mediante

la costruzione di un’immagine di sé, dell’esperienza,

mediante il raggiungimento di obiettivi comuni. In tale

prospettiva l’apprendimento viene visto come un fenomeno

sociale basato sull’esperienza. La comunità pratica ricopre

un ruolo fondamentale per la comprensione dei fenomeni di

apprendimento, si caratterizza sostanzialmente per

l’inclusione di aspetti spesso contrapposti tra loro:

l’esplicito e il tacito, il codificato e il non codificato, il dire e

il fare, la conoscenza e l’azione. Wenger individua 4 livelli

di analisi pratica:

1. la semantica comune è la pratica come produzione

sociale del significato (i partecipanti co-producono un

senso comune);

2. la comunità è la pratica come fonte di coerenza di una

comunità (membri legati da una comune identità);

3. La pratica come processo di apprendimento continuo

(apprendimento visto come incontro generazionale);

4. La pratica come generatrice di confini di una data

comunità.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

L’immagine di sé che l’alunno elabora nel corso della sua

esperienza scolastica sono il frutto di interazioni con

insegnanti e coetanei, rispetto a loro il soggetto valuta i

propri risultati. Il periodo che precede le scuole medie

superiori è molto importante perché qui l’insegnante

ricopre un ruolo fondamentale, al pari delle figure

genitoriali in quanto guida i suoi progressi nello sviluppo.

CAP. IV INDICATORI SOCIO-EMOTIVI DEL SUCCESSO

SCOLASTICO

INTRODUZIONE

L’ emozione è definita come l’allontanamento del normale

stato di quiete dell’organismo a cui si accompagnano

specifiche reazioni fisiologiche interne connesse alle diverse

risposte e impulso all’azione. L’emozione presenta una

dimensione fisiologica, cognitiva, motivazionale e

comunicativa, sia a livello individuale che sociale. A livello

fisiologico il SNC regole le diverse reazioni corporee

connesse all’emozione, mentre il sistema endocrino governa

i livelli di stress e ansia. Per le funzioni cognitive superiori,

il pensiero, valuta il significato delle emozioni e indirizza

l’individuo a saper gestire l’evento scatenante. Secondo

l’aspetto motivazionale, ogni comportamento viene

orientato in base a desideri e scopi.

ALCUNI APPROCCI TEORICI

Le prime teorie sulle emozioni (james Lange e Cannon Bard)

si interessano alla misurazione e al significato delle

emozione, alla loro attuazione e alle componenti fisiologiche

coinvolte.

Lange asserisce che le componenti fisiologiche sono

individuate nelle viscere, mentre Cannon asserisce che gli

organi viscerali sono strutture relativamente insensibili. Egli

avanzò la sua ipotesi sulle origini delle emozioni, ipotesi

successivamente elaborata da Philip Bard, secondo la quale

è il talamo a svolgere un ruolo critico nell’esperienza

emotiva. Cannon e Bard sostenevano che le componenti

soggettive e fisiologiche dell’emozioni sono simultanee,

discordando in ciò da James , il quale sosteneva che le

modificazioni fisiologiche precedono e attivano gli stati

soggettivi.

Ricerche successive hanno dimostrato che sono l’ipotalamo

e il sistema limbico e non il talamo le principali strutture

celebrali implicate nella regolazione delle emozioni.

La teoria della differenziazione, inizialmente postulata da

Bridges e ripresa successivamente da Sroufre presuppone

come alla nascita sia presente uno stato emotivo

indifferenziato di eccitazione che va poi suddividendosi e

arricchendosi in emozione (con lo sviluppo cognitivo e

sociale). Secondo l’autore le espressioni che si verificano

nei primi mesi di nascita non sono delle vere e proprie

emozioni in quanto queste compaiono intorno al sesto

mese.

In tal senso Bridges individua tre sistemi : piacere-gioia,

circospezione-paura, frustrazione-rabbia. Nei primi due mesi

di vita il bambino manifesterà un sorriso endogeno

(precursore di piacere). Nel mese successivo compare il

sorriso sociale (emozione di piacere non ancora

differenziata). Intorno ai sette otto mesi si hanno sentimenti

di gioia e riso attivo (riconoscimento e comprensione del

significato di un evento).

Per quanto riguarda il sistema circospezione paura, il

bambino a due mesi presenta una reazione di disagio, nel

quarto mese si ha la circospezione (in quanto il contenuto di

un evento provoca la reazione di disagio). A sette mesi il b.

proverà paura (reazione immediata ad evento negativo).

Il sistema frustrazione-rabbia: a 4 mesi si ha una reazione

psicologica che procurerà senso di frustrazione, a 7 8 mesi il

b. proverà rabbia o collera.

A questo modello si contrappone la teoria differenziale di

Carol Izard, che distingue due tipi di emozioni: quelle

fondamentali o (primarie presenti alla nascita, che si vanno

differenziando nel corso dell’età) e quelle complesse (o

secondarie che compaiono successivamente). Per la teoria

differenziale l’emozione è un processo innato, universale,

indipendente dai processi cognitivi, presente nel bamb. Sin

dalla nascita nel quale il ruolo dello sviluppo cognitivo

risulta essere fondamentale per comprendere le risposte,

ma non determina la comparsa delle emozioni. A tal

proposito Izard individua ove emozioni di base: interesse,

gioia, tristezza, disgusto, sorpresa, collera, disprezzo,

paura, vergogna. Ogni emozione si presenta secondo

specifiche espressioni del volto, della voce e delle posture

del corpo.

Una recente teoria sviluppata da Campos e Barret è la teoria

funzionalistica che si occupa della funzione delle emozioni

nella regolazione dell’ interazione tra organismo e

ambiente. Questa teoria dice che tutte le emozioni di base

sono già presenti alla nascita. Le emozioni sono finalizzate a

soddisfare bisogni. Barret individua tre periodi

nell’evoluzione delle emozioni: _ 1 periodo (primi mesi di

vita) reazioni emotive presenti sin dalla nascita che sono

fondamentali per la sopravvivenza e sono piacere, disgusto,

reazioni di trasalimento, reazioni di sconforto ed espressioni

di interesse. 2 periodo (2-12 mesi) compaiono

espressioni emotive volte alle interazioni sociali, esse sono:

( quinta- decima settimana di vita) sorriso sociale, gioia,

tristezza, rabbia, collera; ( dal quinto al nono mese) paura.

3 periodo compaiono le emozioni sociali autoconsapevoli

apprese attraverso la socializzazione (valutazione delle

proprie e altrui esperienze) : vergogna, colpa, timidezza (12

mesi), disprezzo (15 mesi).

LE EMOZIONI NEI BAMBINI

Sin dai primi momenti di vita il b. si trova inserito in un

sistema di relazioni dove svolge un ruolo attivo. Sa

comunicare il proprio stato d’animo, comprende e decodifica

i segnali emotivi altrui, indirizzando l’attenzione nel volto in

particolare negli occhi, e mostrando interesse per le

situazioni di gioia. La figura materna viene subito

riconosciuta e preferita dal bambino. La madre è la

principale fonte emotiva del bambino (cargiver). Nella

relazione madre-figlio, il bambino impara il significato delle

emozioni, la comunicazione. Secondo Anolli questa relazione

è fondamentale a favorire la regolazione dell’interazione.

L’adulto diventa, dunque, lo specchio delle emozioni del

bambino, favorendo la propria coscienza di sé. Punto

fondamentale per i ricercatori è capire quando i b. riescono

a comprendere le emozioni altrui acquisendo -una

competenza sociale ( che si ha con la comunicazione), - una

comprensione emotiva (si ha sviluppando un’empatia con

l’adulto). Questa empatia, che si sviluppa nel primo anno di

vita, richiede importanti prerequisiti cognitivi, la capacità di

riconoscere le emozioni altrui e la differenziazione tra sé e

l’altro. Tra il terzo e il quarto anno, si ha la piena conquista

del linguaggio e della funzione simbolica. Il bambino

perviene ad una forma più evoluta di empatia grazie alla

condivisione partecipatoria. Nel corso dell’età scolare

continuano a potenziarsi queste capacità, mentre

nell’adolescenza si ha l’avvento del pensiero formale e la

possibilità di ragionare per ipotesi. In queste fasi vi è il

consolidamento dell’identità.

LO SVILUPPO EMOTIVO ATIPICO

Lo sviluppo emotivo e relazionale ha luogo in diversi

contesti, quindi, per comprendere lo sviluppo individuale

occorre tenere in considerazione i rapporti che avvengono

tra le persone e i loro ambienti. Per un sano e adeguato

sviluppo psicofisico, fondamentale risulta la relazione tra il

bambino e la figura di attaccamento. Crittenden sostiene

che vivere all’interno di un contesto evolutivo sicuro

favorisce nel bambino il processo di integrazione delle

informazioni affettive con quelle cognitive, rispecchiandosi

nella figura di attaccamento. Secondo Bion quando il

bambino non è in grado di riflettersi nella figura di

attaccamento non viene favorito il processo di crescita

metale. Dunque almeno nelle prime fasi evolutive lo

sviluppo mentale del neonato è il prodotto dell’interazione

con i genitori. Se questa interazione non avviene in modo

corretto il bambino non avrà una maturazione delle

competenze cognitive e meta-cognitive necessarie alla

regolazione affettiva e all’adattamento sociale ( tipico di un

attaccamento disorganizzato-disorientato > strang

situation). I bambini trascurati, abusati e maltrattati, non

potendosi rispecchiare nella mente del nel proprio cargiver,

svilupperanno ridotte capacità di rappresentare gli stati

mentali propri e altrui, portando all’insorgenza di disturbi

nello sviluppo (disturbi esternalizzanti) e dolorose

condizioni psicopatologiche nell’età adulta. I bambini che

mostrano comportamenti esternalizzanti, es. aggressività,

sono soggetti a rifiuto da parte dei pari, a carriere

scolastiche problematiche (deficit

dell’attenzione/iperattività) e a dipendenze nell’età adulta.

ABBANDONO SCOLASTICO E AGGRESSIVITA’: QUALI RISCHI

TRA I GIOVANI

La scuola ha svolto e svolge un ruolo rilevante per la

socializzazione. Nel corso di tutta la loro carriera scolastica i

ragazzi costruiscono la propria identità e il proprio status

attraverso le interazioni sociali soprattutto con i coetanei.

Si fanno dei processi selettivi in cui emergono le gerarchie

sociali. I conflitti interpersonali nella scuola sono il riflesso


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di psicologia dello sviluppo e dell'educazione e della prof. Pellerone, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Rischio di dispersione scolastica e disagio socio-educativo. Scarica il file in PDF! All'interno del pdf sono stati trattati i capitoli 1-3-4 inerenti alla prima parte: dispersione scolastica e fattori di rischio in adolescenza


DETTAGLI
Corso di laurea: Scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chicca0308 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Kore Enna - Unikore o del prof Pellerone Monica.

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