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“La socializzazione emotiva nei contesti educativi per l'infanzia”

Introduzione

Questo libro documenta un'esperienza di ricerca, condotta in alcuni nidi dell'hinterland milanese, che

riguarda l'argomento delle emozioni dei bambini e degli adulti.

Il testo si divide in due parti: la prima di carattere teorico, e la seconda è dedicata alla ricerca evidence

based condotta su due gruppi.

1. Primo capitolo = emozione come un'esperienza complessa, multidimensionale, un fatto

estremamente personale e soggettivo e pur tuttavia ricco di connotazioni sociali, dal momento che

è nella vita quotidiana e negli scambi con l'altro che proviamo gioia,collera, delusione, paura,

tristezza, inmabarazzo etc.

2. Secondo capitolo = competenza emotiva, un costrutto teorico che riguarda il possesso di

numerose abilità. Tra queste abilità spiccano quelle che fanno riferimento alle capacità di parlare

delle emozioni in corso, di riconoscerne le cause interne ed esterne, di gestirle adeguatamente in

riferimento alle regole culturali e alle situazioni contestuali, di mettersi empaticamente nei panni

degli altri per comprenderne i vissuti emotivi a valenza sia positiva sia negativa.

3. Terzo capitolo = modalità, che l'adulto utilizza per insegnare ai bambini a che cosa servono le

emozioni , come vanno regolate in sé e negli altri e quale significato e utilità possiedono a livello

cognitivo, per esempio durante una prestazione, o sociale, per esempio in una relazione amicale o

affettiva.

4. Quarto capitolo = la ricerca, è consistita nello sperimentare un formato innovativo d'intervento:

conersare con i bambini tra i due e i tre anni, raccolti in piccolo gruppo, dopo l'ascolto di brevi

storie a contenuto emotivo. Il confronto tra i due gruppi, sperimentale e di controllo, in relazione

ad una serie di abilità valutate attraverso diversi tipi di prove, ha messo in luce il positivo impatto

dell'intervento sulle capacità di comprensione sociale dei bambini. Dove per comprensione sociale

si intendono le capacità di comprendere il comportamento altrui in termini di stati mentali.

5. Quinto capitolo = approfondisce il formato educativo sperimentato nella ricerca, e si sofferma sulla

descrizione della procedura consigliata al lettore al fine di predisporre l'attività e realizzarla con

efficacia.

6. Conclusioni = si espone una riflessione sull'intera esperienza di ricerca e formazione,

evidenziandone le implicazioni educativo-formative e i possibili sviluppi.

Cap.1 Verso una definizione di emozione

L'emozione è un'esperienza articolata , processuale e composta da alcune dimensioni centrali.

Proviamo emozioni quando ci capita un avvenimento importante, e per definire che cosa sia importante

per una persona , dobbiamo considerare i criteri con cui essa valuta gli eventi. I criteri sono soggettivi e

variano da individuo a individuo da cultura a cultura.

Pertanto ogni emozione è soggettiva e legata a criteri personali, ma le emozioni sono anche esperienze

globali , perché coinvolgono la totalità del nostro organismo: implicando numerose modificazioni

fisiologiche con l'attivazione di strutture che risiedono nel nostro cervello, coinvolgono il sistema cognitivo

implicato nella valutazione degli eventi e chiamano in gioco dimensioni socio-culturali.

La dimensione neurofisiologica = determinate aree del cervello servono per l'attivazione e la modulazione

delle emozioni.

Un approccio di studio delle emozioni, le neurocienze affettive, hanno lo scopo di individuare i meccanismi

neurali delle emozioni in interazione con i sistemi fisiologici. Da questo punto di vista, le emozioni sono

considerate risposte provocate da situazioni rilevanti per il soggetto, che coinvolgono l'attivazione

combinata di una serie di strutture cerebrali di tipo corticale e sottocorticale fra cui:

 l'ipotalamo = ha la funzione di governo del sistema autonomo ed è la sede della regolazione degli

stimoli interni dell'organismo.

 l'amigdala = è ritenuta il “computer dell'emotività”, poiche è composta da diversi nuclei che

costituiscono il raccordo e la connessione tra le informazioni sensoriali provenienti dall'esterno e i

vari sistemi di risposta emotiva. Essa contribuisce a rilevare l'impatto e la congruenza tra gli stimoli

e i bisogni , i desideri , gli scopi dell'individuo. Ed è particolarmente attiva nelle situazioni negative.

Le teorie evoluzionistiche sostengono che le pressioni selettive dell'evoluzione hanno dato forma alle

emozioni come modelli di risposta dell'organismo a specifiche categorie di stimoli dell'ambiente al fine di

assicurare la sopravvivenza della specie.

Le emozioni , così intese, sono una forma di adattamento all'ambiente.

Sono state identificate 4 emozioni “di base”:

 felicità = crea e conserva legami di attaccamento positivi.

 Paura = si attiva difronte a situazioni minacciose e si sperimenta quando si avverte l'imminente

distacco dalle figure di attaccamento.

 Rabbia o collera = è legata all'esperienza della frustrazione e può assumerevarie forme.

 Tristezza = si riferisce alla perdita e si sperimenta nelle situazioni di distacco o di separazione dalle

figure di attaccamento.

Liotti = sostiene che le emozioni di base avrebbero un chiaro e distinto fondamento biologico, frutto della

storia evolutiva dei mammiferi, e sarebbero categorie precedenti l'attività umana di conoscenza esplicita.

La dimensione cognitiva = secondo la psicologia del senso comune, le emozioni “capitano” nella vita di una

persona senza che questa abbia alcuna possibilità di governarle o gestirle.

Al contrario negli ultimi anni le eozioni sono considerate come delle risposte individuali al significato di un

determinato evento.

Le emozioni cambiano a seconda dei significati e dei valori a cui fa riferimento il singolo individuo.

In Questo significato situazionale, le emozioni sono l'esito di un processo di valutazione cognitiva.

La dimensione sociale = in quanto esperienze globali, le emozioni investono la sfera sociale dell'individuo e

sono strettamennte intrecciate con le relazioni interpersonali.

Quindi le emozioni sarebbero prodotti sociali e culturali, frutto di un apprendimento acquisito attraverso

l'educazione familiare e scolastica che indica come comportarsi in determinate situazioni. Seguendo

questa prospettiva le emozioni sono registrate nella memoria a disposizione dell'individuo.

La rilevanza della dimensione sociale nell'esperienza emotiva è stata di recente dimostrata dalla scoperta

dei neuroni specchio che hanno la particolarità di attivarsi sia quando un soggetto esegue personalmente

un dato movimento, sia quando osserva un altro soggetto eseguire lo stesso movimento.

Secondo correnti di pensiero del costruzionismo sociale è plausibile sostenere un'evoluzione del sentire

emotivo nel corso della vita di un individuo in base alle forme di educazione e apprendimento a cui

partecipa, alle sue esperienze, alle modificazioni del contesto sociale con cu interagisce e anche all'incontro

con nuove culture.

Il rapporto tra emozione e cultura costituisce lo sfondo su cui si sviluppa l'esperienza emotiva. Tale

esperienza è plasmata dalla cultura di riferimento e dall'ambiente socio-culturale in cui le persone

crescono.

Quindi uno stesso evento può essere codificato in maniera differente in base alla cultura di riferimento e al

sistema di valori che lo caratterizza.

Le differenze nella codifica dell'evento emotivo dipendono anche dalla focalità emotiva, ossia dal livello di

importanza e rilevanza attribuito alle diverse emozioni in una cultura.

Le emozioni focali fanno riferimento ad eventi culturalmente rilevanti per il soggetto nella vita quotidiana .

A seconda della focalità emotiva caratteristica della cultura di appartenenza, gli individui svilupperanno una

maggiore o minore sensibilità emotiva verso certe situazioni piuttosto che altre.

Le variabili culturali incidono anche sull'espressione e manifestazione delle emozioni . le norme che

influenzano il modo di esprimere le emozioni , denominate da Ekman “regole di esibizione” , governano la

manifestazione emotiva in un determinato gruppo sociale, relativamente al tipo di emozione da esprimere,

e le circostanze appropriate per farlo.

A seconda della cultura e della concezione del Sé sono riscontrabili variazioni anche nelle strategie di

regolazione emotiva .

In conclusione si può dire che l'esperienza emotiva investe varie sfere della vita di un individuo, tra cui le

sfere biologiche, psicologiche e sociali-culturali.

Cap. 2 La Competenza emotiva e il suo sviluppo

Gordon ha definito la competenza emotiva come un insieme di conoscenze e di abilità di comportamento.

Secondo lui, la competenze emotiva implica cinque principali abilità: saper esprimere emozioni, saper

interpretare comportamenti emotivi , saper controllare l'espressione emozionale in base alla sua

adeguatezza al contesto, conoscere il vocabolario emotivo e il far fronte ad emozioni dolorose.

Susan Denham sostiene che la competenza emotiva ha 3 principali abilità: l'espressione, la regolazione e

la comprensione delle emozioni.

Nel bambino è possibile individuare alcune principali fasi di sviluppo dell'Espressione emotiva:

1. Prima fase = è rappresentata dalle risposte presenti fin dalla nascita e fondamentali per la

sopravvivenza del neonato, sono risposte di riflesso o regolate dai processi biologici. Queste

risposte sono dovute alle sollecitazioni del gusto, udito e al volto umano.

2. Seconda fase = si colloca intorno ai 2 mesi e si protrae per tutto il primo anno di vita del bambino.

In questa fase si collocano le origini dell’intersoggettività umana, dove compaiono comportamenti

espressivi inizialmente non intenzionali che divengono sempre più intenzionali e funzionali allo

sviluppo psicologico del piccolo. L’interazione e la costruzione della relazione madre-bambino

rappresenta lo strumento fondamentale di tale sviluppo. È infatti nello scambio madre-bambino

che l’espressività infantile, dando luogo a forme di comunicazione sociale, acquista significato e

viene interpretata come espressione emotiva di uno stato interno corrispondente. Come ad

esempio il sorriso sociale.

3. Terza fase = si colloca dal 2-3 anno di vita. In questo periodo compaiono le emozioni sociali o

complesse, che sono strettamente legate alla consapevolezza di Sé e alla sensibilità ne confronti

dell'osservazione e del giudizio provenienti da altri, come ad esempio la vergogna, l'imbarazzo e la

colpa.

In questa fase abbiamo anche l'espressione dell'empatia che è accompagnata da condotte pro-

sociali. L'empatia come processo in cui il soggetto prova un'emozione più congruente con la

situazione di un altro, può manifestarsi con un'espressione triste del volto, accompagnata dal gesto

consolatorio di porgere un gioco a un bambino che piange.

Verso i 2 anni, il bambino impara a controllare e a modificare volontariamente l'espressione delle

proprie emozioni per adeguarsi al contesto, come possiamo vedere con il paradigma del “regalo

indesiderato” quando il bambino scopre di avere ricevuto un dono che non desidera e l'espressività

facciale in relazione all'emozione provata è diversa, a seconda che l'adulto sia presente o assente.

Inoltre si è visto che la manifestazione di emozioni positive gioca un ruolo importante nell'avviare,

mantenere, alimentare, regolare gli scambi interattivi.

Mentre la manifestazione di emozioni negative può rappresentare un problema nelle interazioni

sociali.

La Regolazione delle emozioni è associata alle competenze sociali e include: la capacità di far fronte alle

emozioni a valenza negativa e l'autoefficacia emotiva, che consiste nel sentiredi avere il controllo delle

proprie emozioni, considerandole in linea con le convenzioni culturali, con il senso morale e con le

credenze dell'individuo circa ciò che costituisce un equilibrio emotivo desiderabile.

Trevarthen ha mostrato come nei primi mesi di vita il caregiver abbia un ruolo fondamentale, sfruttando la

predisposizione del bambino all'interazione e alla comunicazione diadica.

La predisposizione alla comunicazione diadica è alimentata dalla regolazione reciproca che è guidata

principalmente dall'adulto. Questi offre la struttura esterna affinchè i processi di regolazione possano

svilupparsi, favorendo il passaggio dalla regolazione reciproca all'autoregolazione.

È possibile individuare alcune fasi principali del processo evolutivo:

1. prima fase = durante il primo anno di vita, il ruolo estreno dell'adulto è fondamentale per dare

significato alle esperienze del bambino , per esempio rispondendo prontamennte al pianto.

Tuttavia molto presto si osservano condotte di autoregolazione nel bambino, come la suzione del

pollice per calmarsi o il distogliere lo sguardo da uno stimolo iper-eccitante.

2. seconda fase = tra 1-3 anni, il bambino inizia a esplorare l'ambiente, a comunicare verbalmente, a

consolidare le relazioni di attaccamento intra ed extra familiari. In questo periodo si osservano

condotte di evitamento di situazioni indesiderate, ricerca attiva di alcune persone, richiesta di

vicinanza e contatto fisico per ottenere conforto, sicurezza e consolazione.

I bambini cominciano ad usare l'attività ludica per rielaborare e dare senso a esperienze emotive

intense. L'adulto sostiene il bambino durante esperienze emotive molto intense e/o di lunga

durata. In questo periodo compare il riferimento sociale, in base al quale i bambini mostrano di

usare le espressioni emotive del caregiver per orientari i propri comportamenti ed emozioni.

3. terza fase= periodo prescolare dai 3-5 anni, il bambino è in grado di gestire le prime emozioni

durante il gioco, di mascherare o minimizzare le proprie esperienze emotive e di alleviare la

tristezza nei compagni , con atteggiamenti consolatori che che variano dal regalare oggettia fare

carezze.

Oltre ai genitori, anche altre figure come gli insegnanti e gli educatori cominciano a influenzare i

modi con cui i bambini gestiscono le proprie emozioni autoregolandosi.

4. quarta fase = dopo i 5-6 anni, le abilità di autoregolazione aumentano. Il bambino utilizza, in

maniera più continua ed efficace, varie strategie di regolazione emotiva in sé e negli altri, per

esempio non pensando alle fonti di sofferenza , ma anche aiutando l'altro a non pensare in

momenti di stress, riflettendo sulle emozi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eli.92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia interculturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Agliati Alessia.
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