Il linguaggio verbale
La linguistica è la scienza umana che studia la lingua come sistema scientifico. Generalmente si divide in linguistica generale (come funziona e come sono fatte le lingue) e linguistica storica (che si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo). Vengono prese in esame le lingue storico-naturali ossia quelle nate spontaneamente. Tutte sono espressione di un unico linguaggio verbale umano (facoltà già posseduta dall’Homo sapiens).
L’unità del linguaggio verbale umano è il segno. Una primaria definizione è che il segno è qualcosa che sta per qualcos’altro e che sta alla base della comunicazione intesa come passaggio d’informazione; → emittente ricevente
Tipi di segni
Esistono vari tipi di segni:
- Indice: indica il suo significato per un rapporto di causa-effetto (il fumo che sale in cielo mi indica che da quella parte c’è un fuoco);
- Icona: un segno che ha in sé qualcosa che li ricollega al loro significato originario (le figure della Madonna);
- Simbolo: motivato culturalmente (in Italia il nero è simbolo di lutto ma in altri paesi no).
I segni in senso stretto invece non sono motivati da nulla e si basano su convenzioni. Affinché il ricevente capisca quel segno deve conoscerne il collegamento che sussiste tra il qualcosa e il qualcos’altro, il codice. Tutti i sistemi di comunicazione sono codici; l’insieme dei segni linguistici costituiscono il codice lingua.
Le proprietà della lingua
- Biplanarità: in un segno sono compresenti il "qualcosa" e il "qualcos'altro":
- Il significante (o espressione, la parola per quella che è);
- Il significato (o contenuto, il concetto della parola).
- Arbitrarietà: non c’è alcun legame che giustifichi il collegamento tra significante e significato. I legami che sussistono sono posti per convenzioni e quindi sono arbitrari. Se i segni linguistici non fossero arbitrari avremmo parole molto simili o che esprimerebbero concetti molto simili. Nella parola GATTO non c’è niente che rimandi all’animale gatto. Ci sono 4 tipi di arbitrarietà che possono essere spiegati tramite il triangolo semiotico:
- È arbitrario il rapporto tra segno e referente (nessun legame tra l’oggetto sedia e la parola sedia).
- Tra significante e significato (nessun legame tra la parola sedia e il concetto di sedia).
- Tra forma e sostanza del significato: ogni lingua utilizza una o più forme (parole) per esprimere una o più sostanze (concetti) = in italiano esistono le parole bosco, legno e legna ma in francese la parola bois traduce tutti e 3 i concetti.
- Tra forma e sostanza del significante: ogni lingua utilizza diversamente dei materiali fonici per designare concetti diversi = in tedesco Stadt significa città ma Staat con “a” più lunga significa stato.
- Tuttavia vi sono delle eccezioni. Alcuni segni sono in sé motivati:
- Onomatopee, riproducono nel significante caratteristiche fisiche dell’oggetto a cui riconducono;
- Ideofoni, le interiezioni usate nei fumetti (BOOM!);
- Fonosimbolismo, certi suoni associano certi significati: il suono “i” indicherebbe cose piccole.
- Nonostante queste eccezioni sono davvero poche affinché possano ribaltare la tesi dell’arbitrarietà dei segni linguistici che, per questo motivo, rimane assoluta.
- Doppia articolazione: non va confusa con la biplanarità. Il significante di un segno linguistico può essere articolato su due livelli diversi:
- Al primo livello il significante (la parola) è formata da unità dotate di significato e che vengono riutilizzate nella formazione di altre parole. Queste unità sono i morfemi (o monemi).
- Al secondo livello i morfemi possono essere ancora scomposti in altre unità che tuttavia non hanno più un significato ma soltanto un’importanza fonica. Vengono chiamate fonemi.
- Questo fenomeno avviene soltanto nel linguaggio umano e conferisce alla lingua una certa economicità: creare da un piccolo numero di fonemi infinite parole.
- Trasponibilità di mezzo: il significante di un segno linguistico può essere trasmesso oralmente (canale fonico-acustico) o per via scritta (canale visivo-grafico).
- Il canale orale è più immediato di quello visivo per varie ragioni:
- Da un punto di vista antropologico: non tutte le lingue hanno una forma scritta che si acquisisce in merito a fatti storici e culturali;
- Da un punto di vista ontogenetico: il neonato impara prima a parlare e poi a scrivere;
- Da un punto di vista filogenetico: la scrittura nel corso della storia si è sviluppata in un secondo momento (scrittura cuneiforme dei Sumeri nel 3500 a.C.).
- Linearità: il significante quando viene prodotto si sviluppa in successione nel tempo e nello spazio: per capirne il codice dobbiamo analizzare tutti gli elementi che lo costituiscono.
- Discretezza: la differenza fra le unità della lingua è assoluta. La differenza che sussiste tra “P” e “B” mi fa capire che non c’è nessun legame tra “pollo” e “bollo”.
- Onnipotenza semantica: con la lingua si può esprimere un qualsiasi contenuto anche proveniente da un altro codice, ma non è possibile viceversa.
- Plurifunzionalità: con la lingua si può adempiere a molte funzioni che possono essere sintetizzate nello schema di Jakobson. Nella comunicazione intervengono anche contemporaneamente 6 fattori:
- F. emotiva, che esprime le sensazioni del parlante;
- F. referenziale, che si riferisce alla realtà esterna;
- F. conativa; volta a far agire il ricevente;
- F. fàtica; volta a sottolineare il canale di comunicazione tra emittente e ricevente;
- F. poetica: sfrutta le caratteristiche di significante e significato →
- F. metalinguistica: la lingua quando parla di sé stessa diventa metalingua.
Riflessività
- Produttività: con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi. È resa possibile dalla doppia articolazione.
- Ricorsività: il procedimento col quale si creano nuove espressioni è applicabile all’infinito. La finitezza del processo risiede nella capacità del parlante.
- Distanziamento e libertà da stimoli: con la lingua si possono formare messaggi relativi a cose o tempi lontani dal momento in cui si svolge l’azione.
- Trasmissibilità culturale: ogni lingua viene trasmessa per tradizione e viene appresa spontaneamente all’interno di una società; è una proprietà che non ha niente a che vedere col patrimonio genetico (che trasmette invece la facoltà del linguaggio). L’uomo anche se può apprendere più lingue parla quella che è propria dell’ambiente in cui è cresciuto che non deve essere necessariamente quella dei genitori biologici.
- La capacità con la quale l’uomo impara una lingua ha in sé una componente genetica e una culturale-ambientale. Questa combinazione presuppone che ci sia un altro periodo oltre a quello della prima infanzia particolarmente importante per l’apprendimento linguistico, la prepubertà linguistica (11-12 anni).
- Complessità sintattica: i messaggi linguistici hanno un alto grado di elaborazione strutturale e la disposizione dei segni non è mai indifferente.
- Equivocità: la lingua è un codice equivoco perché per vari motivi a un significante possono corrispondere più significanti: omonimia, polisemia e sinonimia. L’equivocità rappresenta un vantaggio per il codice lingua che consente al sistema linguistico una certa flessibilità a ogni contesto.
La lingua umana è una caratteristica propria dell’essere umano e l’uomo sarebbe l’unico ad avere le caratteristiche necessarie:
- Una efficace memorizzazione dei fonemi;
- Una corretta articolazione fonica.
Per esaminare la lingua si possono utilizzare analisi e criteri diversi:
- Se intendiamo la lingua lungo lo sviluppo temporale usiamo un criterio diacronico (diacronia), se si guarda invece la lingua in un certo momento temporale usiamo un criterio sincronico (sincronia);
- Si parla di langue quando ci si riferisce al sistema astratto della lingua, di parole quando si indica l’uso corretto della lingua. Distinzione data da Saussure. Altri linguisti (Coseriu) individuano la categoria intermedia della norma: filtra le possibilità grammaticali che teoricamente sarebbero possibili ma nella realtà e concretamente no;
- Quando si forma una frase si deve tener conto di due assi, quello paradigmatico (scegliere dal paradigma di un dato elemento quella forma corretta) e quello sintagmatico (scegliere tra tutte le forme quella che meglio combacia con gli altri elementi presenti nella frase).
Fonetica e fonologia
La fonetica studia la componente fisica della comunicazione verbale. Si suddivide in articolatoria (come i suoni vengono articolati), acustica (come i suoni vengono trasmessi) e uditiva (come vengono percepiti). Normalmente i suoni vengono prodotti tramite l’espirazione e quindi vengono chiamati foni egressivi. Tramite l’inspirazione si hanno i suoni ingressivi. Molto rari sono i foni avulsivi che avvengono senza la partecipazione dei polmoni.
I foni egressivi vengono prodotti a partire dalla laringe, dove l’aria incontra le pliche vocali che durante la fonazione possono contrarsi o tendersi. Da qui il flusso d’aria arriva alla faringe e poi può giungere o alla cavità orale o nasale in base all’innalzamento del velo palatino. Nella cavità orale la lingua, il palato, gli alveoli, i denti e le labbra contribuiscono all’articolazione del suono.
I suoni quindi vengono prodotti frapponendo un ostacolo al passaggio dell’aria. Questi vengono chiamati consonanti. Quelli che vengono prodotti senza ostacoli sono le vocali.
Criteri di classificazione dei suoni
Per descrivere i suoni vengono utilizzati 3 criteri:
- Modo di articolazione:
- Occlusivo
- Approssimante
- Nasale
- Fricativo
- Laterale
- Affricato
- Vibrante
- Luogo di articolazione:
- (Bi)Labiale
- Palatale
- Glottidale
- Labiodentale
- Velare
- Dentale
- Uvulare
- Alveolare
- Faringale
- Sonoro/sordo: vibrazione o meno delle corde vocali. Le consonanti possono essere o sorde o sonore, le vocali sono tutte sonore.
Le vocali invece si classificano per:
- Posizione della lingua:
- Anteriore
- Centrale
- Posteriore
- Spostamento della lingua verso l’alto:
- Alte
- Medie
- Basse
- Posizione delle labbra:
- Arrotondate
- Non arrotondate
C’è un’altra classe di suoni intermedia tra vocali e consonanti, le semivocali, suoni approssimanti molto vicini alle vocali. Esiste anche una differenza molto sottile tra queste e le semiconsonanti.
Ogni singolo suono viene reso con un simbolo grafico formatosi per convenzione: le grafie alfabetiche. Tuttavia queste non sono univoche per vari motivi: allo stesso suono possono corrispondere grafemi diversi (la C rende il suono di Cane e Cena); un singolo suono può essere reso con più grafemi (SCI); a un grafema non può capitare nessun suono (la H in italiano). Per questi motivi si è deciso nel tempo di stilare uno strumento di rappresentazione grafica dei suoni del linguaggio valido per tutte le lingue.
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