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PARTE I : L’IMPRESA VISTA DA FUORI

1-L’IMPRESA COME STRUMENTO SOCIALE

Il fatto che l’impresa possa essere considerata uno strumento sociale viene dalla considerazione

che l’impresa altro non è che una invenzione dell’uomo per migliorare le proprie condizioni di vita.

Qual è il ruolo dell’impresa? Se definiamo “risorse” tutto ciò che può essere utilizzato come mezzo

per soddisfare le nostre esigenze , notiamo come da un lato le esigenze (bisogni) siano infinite,

mentre le risorse siano caratterizzate da una tendenziale scarsità. L’impresa costituisce la “risposta

razionale” a questa fisiologica relazione squilibrata tra risorse e bisogni, con l’obiettivo di

soddisfare i bisogni utilizzando le risorse in modo razionale o economico.

La forza dell’impresa rispetto all’autoproduzione –dove ciascun individuo opera per soddisfare

direttamente i propri bisogni- risiede nella possibilità di un utilizzo più efficiente delle risorse

necessarie a soddisfare il bisogno. Efficienza rintracciabile nei seguenti aspetti :

- presenza di uno sforzo congiunto e coordinato di più individui che consente di svolgere

attività non realizzabili da un singolo individuo.

-l’applicazione sistematica del principio di divisione del lavoro e della specializzazione

produttiva, in cui ciascuna impresa si occupa solo di un singolo bisogno.

Soddisfare i bisogni è un “compito sociale” complesso. Questa complessità sta nella relazione tra

risorse e bisogni.

LE FUNZIONI TECNICO-ECONOMICHE

Tre sono le funzione tecnico-economiche dell’impresa :

1- Funzione di produzione dei beni o servizi, descrive l’attività di quelle imprese la cui azione

combinatoria si concretizza in un processo di trasformazione di risorse finalizzato alla produzione

di nuove risorse adatte a soddisfare direttamente un specifico bisogno. L’output di detta attività può

essere concretizzata :

- nella produzione di beni, che è il risultato dello svolgimento di una attività volta a modificare la

natura fisico-chimica degli input (processo di trasformazione) o ad unirli tra di loro (assemblaggio,

montaggio) ;

-nella produzione di servizi, dove il risultato del processo di trasformazione è riconducibile ad un

bene immateriale (consulenza) oppure (servizio di trasporto, postale, ecc )

2- Funzione di adattamento ,si concretizza nel rendere disponibili all’utenza portatrice del

bisogno beni già prodotte dalle altre imprese. In primo luogo è opportuno un adattamento nello

spazio finalizzato a rendere disponibili i prodotti nei luoghi in cui si manifesta il bisogno da parte

dell’utenza (attività di importazione)

In secondo luogo è opportuno un adattamento nel tempo finalizzato a rendere disponibili i prodotti

nel momento in cui si manifesta il bisogno da parte dell’utenza. Infine, l’adattamento può

riguardare la varietà dei prodotti rendendo disponibile nello stesso luogo beni diversi prodotti da

produttori diversi.

3-Funzione finanziaria, si configura anche come un caso specifico della funzione di adattamento,

in cui l’oggetto di adattamento è costituito dalle risorse finanziarie (denaro). Gli istituti di credito

“spostano” il denaro nel tempo e nello spazio al fine di rendere disponibile questo nei luoghi e nel

momento in cui risulta essere necessario

L’attività di ciascuna impresa può essere ricondotta allo svolgimento di almeno una delle

funzionalità tecnico-economiche sopra descritte.

L’INTERAZIONE TRA IMPRESA E CONTESTO ECONOMICO-SOCIALE

L’impresa per soddisfare i bisogni umani attraverso un impiego efficiente delle risorse scarse ha

bisogno di un “luogo di scambio” da dove ottenere le risorse da trasformare e dal altra parte

trasferire il risultato della sua attività all’utenza portatrice. Senza l’attività di scambio l’impresa

sarebbe del tutto incapace di operare.

Il “luogo d’incontro” di maggior rilievo del sistema economico è il mercato, ovvero il luogo in cui

avviene l’attività di scambio. Gli attori del mercato sono gli venditori e gli acquirenti, i primi

forniscono beni o servizi (risorse) ,i secondi acquistano tali beni per sfruttarne l’utilità. Le

transazioni sono regolate da flussi di denaro che misurano il valore del bene o servizio oggetto di

scambio.

E’ utile distinguere tra mercato dei beni intermedi e mercato dei beni finali. Nel mercato dei beni

finali l’oggetto della transazione è un bene o servizio acquistato dal consumatore finale.

Nel mercato dei beni intermedi l’acquirente non è un consumatore finale ,ma un operatore

economico che utilizza il bene acquistato per sottoporlo a nuovi “processi di trasformazione”.

La distinzione tra mercato dei beni finali e marcato dei beni intermedi ci consente di mettere a

fuoco il concetto di filiera produttiva, ovvero l’insieme di fasi di lavorazione necessarie a realizzare

un bene o servizio destinato al consumatore finale. In termini generali, la filiera produttiva è

costituita da tutte le imprese che contribuiscono alla realizzazione di un specifico bene o servizio

finale. Tra ogni fase di lavorazione esiste potenzialmente un mercato dei beni intermedi in cui

vengono scambiati i prodotti semilavorati oggetto di trasformazione nella fase successiva. Ogni

impresa svolgerà una o più fasi di lavorazione assumendo una ben precisa collocazione lungo la

filiera produttiva (grado di integrazione verticale).

L’elemento essenziale per la nascita e la sopravvivenza dell’impresa è senz’altro l’esistenza :

- di una domanda ,e quindi di una clientela attuale o potenziale alla quale destinare il prodotto

- di fornitori di risorse materiali ,per l’alimentazione del processo di trasfomazione.

A questi due interlocutori “necessari” sono da aggiungersi altri soggetti che in virtù delle loro finalità

hanno rapporti con l’impresa :

- Lo Stato, da un lato procede alla riscossione delle imposte e dall’altro garantisce la presenza di

infrastrutture o servizi strumentali anche all’esercizio dell’attività d’impresa.

- Le istituzioni finanziarie (banche ,ecc) forniscono invece risorse finanziarie da restituire

maggiorate degli oneri finanziari.

- I gruppi di pressione esterni (fenomeni come il consumerismo, l’ambientalismo, ecc) in quanto

portatori di certe esigenze sociali e politiche che possono creare vincoli ed orientamenti più e

meno espliciti, diretti o indiretti all’attività dell’impresa.

- I partners ,che a vario titolo possono collaborare con l’impresa al fine di ottenere risultati che

hanno ricadute positive per tutti i soggetti coinvolti. Esempio le collaborazioni con altre imprese

finalizzate allo sviluppo di una nuova tecnologia, oppure alle operazione di comarketing.

- La concorrenza, ovvero l’insieme di tutte le imprese che offrono utilità della stessa specie (o

sostitutive) alla clientela attuale o potenziale dell’impresa.

CONDIZIONI PER LA NASCITA E DINAMICA EVOLUTIVA D’IMPRESA

L’impresa è un complesso organizzativo di risorse costituito dalla volontà creatrice di uno o più

soggetti e finalizzata al soddisfacimento di una domanda di beni e servizi.

I presupposti fondamentali per la nascita dell’impresa sono :

- una volontà creatrice da parte di uno o più soggetti promotori dell’iniziativa

imprenditoriale.

- un’utenza portatrice di una domanda di beni o servizi.

- un insieme di risorse disponibili o acquisibili necessarie per il soddisfacimento delle

esigenze dell’utenze.

La volontà creatrice ,domanda e risorse se da un lato sono necessarie dall’altro risultano non

sufficienti. Per rendere l’iniziativa imprenditoriale concreta si devono aggiungersi un insieme di altri

condizioni, quali :

- esistenza di un patrimonio genetico, costituito da un’idea imprenditiva e dal capitale di rischio.

- generazione di un sistema delle capacità, attraverso cui si crea in modo concreto la possibilità

di svolgere l’insieme dei processi necessari per soddisfare il bisogno individuato.

L’esistenza delle condizioni sopra individuate crea le premesse per passare dall’impresa-progetto

all’ impresa-organismo.

1-GLI INTERESSO MOTIVANTI DEL SOGGETTO PROMOTORE

La presenza di soggetti promotori titolari di interessi motivanti costituisce il primo dei presupposti

per la nascita dell’impresa. E’ possibile individuare :

- Quali categorie di soggetti possono divenire soggetti promotori ?

Queste categorie possono essere :

1- persone fisiche ( logica individuale )  si riferisce al caso in cui il soggetto promotore sia

costituito da uno o più singoli individui.

2- imprese (logica aziendale )  ricomprende tutti quei casi in cui il soggetto promotore è

costituito da una o più imprese (persone giuridiche) già operanti.

3- Stato (logica statale)  il quale interverrà con una logica diversa rispetto a quelle delle altre

categorie.

- Quali interessi possano sussistere alla base della volontà creatrice della nuova impresa ?

Questi interessi si possono articolare in :

1- interessi lucrativi di natura economico/finanziaria.

- Nel caso di una persona fisica si configura l’ipotesi di capitalista puro, in cui la nuova iniziativa

imprenditoriale costituisce per il soggetto promotore una opportunità di investimento scelta da

molte altre alternative (acquisto azione, titoli obbligazionari ,immobili ,ecc ) ciascuna delle quali è

caratterizzata da un diverso profilo di rischio/rendimento. (REMUNERAZIONE DIRETTA)

Nel caso della creazione di una impresa, il rendimento dell’investimento può consistere o nella

remunerazione diretta attraverso distribuzione degli utili conseguiti o nella remunerazione indiretta

attraverso l’aumento del valore della quota di partecipazione. (REMUNERAZIONE INDIRETTA)

- Nel caso di una persona giuridica –impresa- soggetto promotore agisce con una logica

sostanzialmente finanziaria, finalizzata a cogliere una opportunità di investimento giudicata

finanziariamente appetibile. Non vi è alcuna relazione tra l’attività svolta dal soggetto promotore e

la nuova iniziativa imprenditoriale. La remunerazione è sia diretta che indiretta. (INVESTIMENTO

DI RISORSE FINANZIARIE ECCEDENTI.. creazione di un gruppo finanziario )

-Nel caso dello Stato si può dar luogo a nuove iniziative imprenditoriali con lo scopo di perseguire

interessi economico- finanziari. Tali interventi possono acquistare rilevanza nel caso in cui le

risorse generate siano impiegate per finalità di rilevanza sociale.

2- interessi lucrativi di natura economico/ tecnici

-Nel caso delle persone fisiche la natura di interesse economico/tecnici acquista rilevanza nei casi

in cui non si hanno aspettative di remunerazione finanziaria, ma da vantaggi derivanti dall’attività

della stessa impresa, esempio l’autoconsumo.(AUTOCONSUMO ,COOPERAZIONE )

-Nel caso delle persone giuridiche , l’impresa è spinta alla creazione di una nuova iniziativa

imprenditoriale dai vantaggi che l’attività della nuova impresa è in grado di creare rispetto al

proprio oggetto sociale. E’ una operazione tipica in una logica di gruppo industriale , ad esempio,

nel caso in cui la nuova società produrrà uno dei componenti di un prodotto complesso venduto dal

soggetto promotore. In questo caso l’investimento del soggetto promotore genera valore nel caso

in cui ,per esempio, si ha, per il soggetto promotore ,dei risparmi di costi sulla fornitura del

materiale. (RICERCA DI SINERGIE)

-Nel caso dello Stato, si pensi a settori e contesti industriali in cui la nuova iniziativa imprenditoriale

consente di incidere positivamente sul livello dell’offerta altrimenti insufficiente, oppure di

sostenere l’occupazione e lo sviluppo industriale.

3- interessi non lucrativi economico/sociali

-Lo Stato costituisce il caso maggiormente frequente ,che attraverso l’iniziativa imprenditoriale crea

le condizioni per raggiungere obiettivi rilavanti sotto il profilo sociale che prescindono dal

conseguimento di alcun vantaggio economico/finanziario diretto. Si pensi ad interventi finalizzati al

controllo del livello dei prezzi di un specifico bene, oppure allo sviluppo sociale degli abitanti di una

specifica area.

-Nel caso di persone fisiche gli interessi riguardano l’autorealizzazione dei soggetti promotori, la

qualità della vita : indipendenza, status, altruismo.

-Nel caso di persone giuridiche , gli interessi hanno carattere strumentale ,quale fornitura di servizi,

immagine aziendale ,ecc .

2- L’UTENZA PORTATRICE DI UNA DOMANDA

Gli aspetti fondamentali per attribuire concretezza all’esistenza di una utenza portatrice di una

domanda sono riconducibili a :

- rilevanza economica della domanda  l’entità quantitativa della domanda, individuata dal

numero di potenziali utenti e dalla frequenza di acquisto del bene, deve essere tale da rendere

potenzialmente conveniente per l’impresa soddisfare tale domanda.

- tipo di domanda da soddisfare. E’ opportuno tenere distinte tre diverse ipotesi :

1- La domanda latente si ha nel caso in cui non abbia ancora avuto alcuna forma di

manifestazione sul mercato, o addirittura non vi sia neppure nella mente dei potenziali consumatori

la consapevolezza di poter avere un certo bisogno. Può rappresentare una grande opportunità ma

anche tanti rischi.

2- La domanda potenziale (emergente ). Significa che esiste già un mercato allo stato di primo

sviluppo. Si tratta di una situazione in cui vi sono , da un lato, maggiori informazioni riguardo il tipo

di bisogno e le preferenze dei clienti, e dall’altro vi sono buone opportunità di sviluppo di mercato.

Resta ,tuttavia il problema di capire se si tratta di una domanda destinata a consolidarsi nel tempo

o invece di un fenomeno passeggero .

3- La domanda esistente ha già dato luogo ad un mercato sostanzialmente consolidato. In questo

caso vi possono essere opportunità di sviluppare un idea imprenditiva capace di avere successo

soltanto nei casi in cui la domanda :

- non sia del tutto soddisfatta in quantità, ovvero vi siano ancora dei margini di crescita del mercato

che le imprese esistenti non sono riuscite a soddisfare.

-non sia del tutto soddisfatta in qualità

3- ACCESSIBILITA’ ED ACQUISIZIONE DELLE RISORSE

Possiamo considerare risorse tutto ciò che l’impresa è in grado di disporre per lo svolgimento della

sua attività. E’ utile articolare le risorse in :

- risorse finanziarie. Sono costituite da denaro e rivestono un carattere particolare configurandosi

come “strumentali” all’acquisizione di tutte le altre risorse.

- risorse non finanziarie di apparato costituiscono l’insieme delle capacità di cui disporrà l’impresa,

cedono la loro utilità nel tempo ,configurandosi come risorse a fecondità ripetuta. Rientrano i beni

materiali strumentali come gli impianti ,ma anche tutte quelle risorse immateriali che permangono

nel tempo all’interno dell’impresa , il know-how, l’immagine, ecc.

- risorse ricorrenti sono invece a fecondità non ripetuta, esempio le materie prime, i materiali di

consumo,ecc.

4- CONDIZIONI PER LA NASCITA : PATRIMONIO GENETICO E SISTEMA DELLE CAPACITA

1-Il patrimonio genetico è costituito da due componenti fondamentali :

- idea imprenditiva

- capitale di rischio

L’idea imprenditiva rappresenta l’essenza della nuova impresa, essendo il modo (sistema)

concreto attraverso il quale l’impresa dovrà cercare di generare valore. L’idea imprenditiva deve

essere in grado di dare risposta alle seguenti domande :

- chi sono i nostri potenziali clienti ?

- perché i nostri clienti dovrebbero acquistare il nostro prodotto?

- possiamo davvero realizzare il prodotto “adatto” ai potenziali utenti individuati?

Nel caso di interessi motivanti di natura economico/finanziario l’idea imprenditiva è un sistema

concreto per generare “valore finanziario” attraverso lo scambio.

Il capitale di rischio è costituito dall’apporto di risorse inizialmente fornite dal soggetto

promotore .

Il capitale di rischio costituisce un componente indispensabile per la nascita dell’impresa non solo

perché giuridicamente necessario ,ma anche perché consente :

- di ottenere le risorse per iniziare a svolgere l’attività senza alcun costo per l’impresa.

- di attrarre ulteriori capitali da altri potenziali finanziatori, poiché maggiore è l’entità de capitale di

rischio maggiore è la credibilità dell’iniziativa nei confronti dei terzi potenziali finanziatori.

2- Sistema delle capacità operative fondamentali. La creazione del sistema delle capacità è il

primo atto dell’impresa costituita. Per poter essere in grado di svolgere le attività funzionali verso

l’esterno è necessario disporre delle adeguate capacità ,che altro on sono che “il saper fare”

dell’impresa.

Questo sistema delle capacità è costituito da :

- capacità di approvvigionamento

- capacità di trasformazione

- capacità di vendita

- capacità finanziaria ,essere in grado di attrarre nuove risorse finanziarie sia a titolo di capitale di

rischio che a titolo di capitale di credito.

Il sistema delle capacità deve essere costituito da relazioni di coerenza che rendono l’entità e la

natura delle capacità tra loro opportunamente compatibili. Ricordiamo la relazione quantitativa tra

capacità di trasformazione e capacità di vendita, se la capacità di vendita è inadeguata rispetto a

quella di produzione la nuova impresa manifesterà un eccesso di produzione rispetto alla capacità

di collocamento sul mercato del prodotto.

CENNI SULLA CONTINUITA’ , CAMBIAMENTO E DISSOLUZIONE DELL’IMPRESA.

Dopo la nascita ,l’impresa è in grado di continuare ad esistere fino a quando dispone di un

“bilancio energetico” positivo, vale a dire il saldo tra valore immesso nel contesto socio-economico

è maggiore di quello acquistato dall’esterno .

Il percorso evolutivo (dell’impresa) è da intendersi come modificazione indotta e deliberata dal

vertice imprenditoriale del sistema d’impresa per il conseguimento di quegli obiettivi giudicati

rilevanti per l’impresa nel medio-lungo periodo. E’ possibile individuare (nel cambiamento attivo)

tre processi evolutivi fondamentali :

1- Processo di sviluppo ,si qualifica come un cambiamento radicale e positivo dell’impresa, di

natura quantitativa e/o qualitativa. L’elemento che distingue il processo di sviluppo dagli altri

processo non risiede in una diversità degli obiettivi ,ma nella prospettiva con cui tali obiettivi sono

perseguiti. Si ha una prospettiva di conquista. Il processo di sviluppo è temporalmente limitato, a

causa dei limiti alla disponibilità delle risorse, specialmente quelle finanziarie. Concettualmente

non esiste una netta distinzione tra sviluppo e stabilità. Nel corso dei processo di stabilità vengono

creati i punti di forza dell’impresa su cui fondare il successivo sviluppo dell’impresa.

2- Processo di stabilità. In questo processo la prospettiva è quella del mantenimento e difesa

delle condizioni raggiunte durante lo sviluppo. Solo in questo modo è possibile raccogliere i frutti

degli investimenti realizzati durante il processo di sviluppo.

Le risorse che si creano durante il processo di stabilità devono essere in primo luogo utilizzate per

consolidare la posizione economico-finanziaria, squilibrata durante lo sviluppo a causa

dell’indebitamento. Tuttavia il consolidamento della posizione economico-finanziaria dovrebbe

assorbire solo una parte della ricchezza prodotta. L’altra parte restante dovrebbe essere utilizzata

per generare una crescita equilibrata ,tipica del processo di stabilità.

L’alternanza dei processi di sviluppo e stabilità descrive la dinamica fisiologica dell’impresa.

Durante tale dinamica possono intervenire eventi indesiderati ,non adeguatamente affrontati dal

vertice imprenditoriale. Questo processo involutivo porta ad un peggioramento delle condizioni di

funzionamento dell’impresa che progressivamente portano ad uno stato di crisi, che si

concretizza nel momento in cui l’impresa risulta incapace di soddisfare le aspettative ,cioè non è in

grado di produrre abbastanza valore. Il stato di crisi richiede un intervento imprenditoriale che può

assumere contenuti radicalmente diversi in funzione del giudizio espresso circa il grado di

reversibilità della situazione di crisi, la quale è funzione sia della gravità della situazione di crisi

che della disponibilità dei soggetti interessati all’attività d’impresa a contribuire a ricreare le

condizioni di normalità. Spesso le difficoltà che affronta l’impresa ,per poter essere concretamente

risolte necessitano di interventi dei soggetti che gravitano intorno all’impresa che accettano di

mettere a disposizione nuove risorse (es. proprietari ed istituti di credito) oppure rinunciano al

rispetto puntuale di alcuni degli adempimenti contrattuali (es. maggiore dilazioni di pagamento

concesse dai fornitori ). Proprio il giudizio sulla reversibilità della crisi condizionerà il percorso

evolutivo dell’impresa.

Nel caso di crisi irreversibile (impossibilità di ricreare le condizioni di normalità dell’impresa) ,il

cambiamento sarà finalizzato alla cessazione dell’attività d’impresa attraverso la liquidazione

massimizzando il valore di realizzo.

3- Processo di risanamento . Nel caso di crisi reversibile l’azione imprenditoriale sarà finalizzata

ad attuare un vero e nuovo processo strategico detto processo di risanamento la cui prospettiva è

di ripristinare le condizioni di prima. Prima che ciò sia possibile è necessario fare un’accurata

attività di diagnosi che consenta di stabilire quali siano le cause che hanno portato alla crisi ( la

diagnosi deve attuarsi su tre piani : strutture ,capacità e livelli di funzionamento ). Soltanto dopo

tale attività ,l’imprenditore è in grado di individuare quali devono essere le nuove scelte da fare. ( +

fig. 1.8 )

PARTE 2 : IL SISTEMA D’IMPRESA . ELEMENTI COSTITUTIVI .

Entriamo ora all’interno dell’impresa.

Due sono i fondamentali chiavi di lettura del sistema d’impresa :

1- LA VISIONE PER APPARATI – CAPACITA’ – COMPORTAMENTI

Secondo questa visione l’impresa viene distinta tra :

- comportamenti di autostrutturazione  volti ad organizzare il sistema aziendale ,che si

traducono in apparati e capacità funzionali

- comportamenti funzionali  rivolti all’esterno del sistema aziendale ,che si traducono in risultati

operativi.

I comportamenti funzionali ,orientati all’esterno dipendano dai comportamenti di autostrutturazione

che sono invece rivolti all’interno ,mirando a generare capacità.

N.B : Concetto di apparato vs concetto di capacità. L’apparato attiene ad elementi materiali o

immateriali disponibili. Le capacità costituiscono invece potenzialità d’uso. Esempio : l’assunzione

di una unità di personale determina crescita di apparato –elemento di personale aggiunto – e di

capacità – nuove potenzialità di lavoro . ( + fig. 2.1 )

2- LA VISIONE PER ASSETTI COSTITUTIVI

L’impresa è costituita da tre assetti :

- l’assetto proprietario

- l’assetto imprenditoriale

- il sistema operativo

1- L’ASSETTO IMPRENDITORIALE

LE FUNZIONI

Il vertice imprenditoriale costituisce l’apice del potere decisionale. Spetta a questi individuare gli

obiettivi e le relative strategie di attuazione, organizzando il sistema operativo nel tentativo di

creare le condizioni di sviluppo o almeno di sopravvivenza nel lungo periodo.

Tre sono le funzioni essenziali dell’attività imprenditoriale :

1- Funzione strategica  L’impresa si trova ad operare in un ambiente ostile in cui tutti i pubblici

( clienti, fisco, banche, concorrenti ecc ) possono in qualche modo metterla in difficoltà. La

presenza di questi soggetti rende necessaria da parte dell’impresa l’adozione delle strategie

mediante le quali affrontare e sconfiggere le insidie ambientali. La prima funzione è quindi

l’impostazione e soluzione dei problemi dello sviluppo in chiave strategica, per esercitare

tale funzione è necessario guardare al futuro, intuire i fattori di cambiamento ambientale ,in

funzione dei quali modificare la struttura d’impresa.

2- Funzione organizzativa  Definita la strategia ,per creare le condizioni che questa venga

seguita è necessario che l’imprenditore risolva problemi di natura organizzativa. In questo caso

l’imprenditore impartisce le direttive fondamentali alle varie aree funzionali ed al tempo stesso ,sia

in sede di progettazione della struttura organizzativa che dopo , coordina l’attività delle aree

funzionali in modo che la loro azione risulta armonica e coerente. ( si pensi all’opposto caso in cui

non vi sia coordinazione tra il direttore di marketing e quello di produzione. Si arriva alla

realizzazione di un prodotto con caratteristiche inadeguate o inutili per il mercato )

3- Funzione politica  Questa funzione ha natura politica e si esplicita nella continua

armonizzazione degli interessi contrastanti che ruotano intorno all’impresa. Non va confusa con la

funzione strategica : la strategia è finalizzata al raggiungimento di un obiettivo per ottenere una

qualche superiorità ,la politica invece non ha come finalità la sconfitta dell’avversario ,ma

l’individuazione di una soluzione in grado di conciliare nel miglior modo gli interessi contrapposti.

LA STRUTTURA

Il vertice imprenditoriale può assumere varie forme in relazione alla numerosità dei soggetti da cui

è composto ed alla articolazione al suo interno delle responsabilità e del relativo potere

decisionale.

- vertice imprenditoriale monopersonale  le funzioni sono svolte da un unico soggetto.

- vertice imprenditoriale pluripersonale  è costituito da un gruppo integrato di soggetti.

- vertice imprenditoriale a struttura monocentrica, nel caso in cui i soggetti che lo compongono

attuano un unico comune sistema di processi collegiali di decisione. Si distingue il vertice

monocentrico indifferenziato dal vertice monocentrico differenziato , in cui attraverso la delega

l’attività decisionale risulta in vario grado differenziata .

Nei casi più articolati l’impresa può far parte di “complessi economici” controllati da una proprietà

“capo gruppo” . In questi casi siamo in presenza di “pseudo imprese “ forzatamente prive di

imprenditorialità. L’organo imprenditoriale è perciò fuori dalla loro struttura organizzativa.

- vertice imprenditoriale a struttura pluricentrica . In altri casi il successo del “complesso

economico “ poggia sulla vitalità e sulla relativa autonomia delle imprese che lo compongono

,quindi il governo di questi complessi economici ( es. multinazionali ) è di tipo policentrico . In essi

si ha il vertice del gruppo in cui si esercitano le funzioni che garantiscono la sopravvivenza del

gruppo nel suo insieme, integrato da tanti centri imprenditoriali quanto sono le imprese di cui

questo è composto.

La struttura del vertice imprenditoriale si adatta sia alle imprese condotte con logica privatistica

(logica individuale e di impresa) sia a imprese a mano pubblica. In questo caso le funzioni

imprenditoriali superano i confini dell’impresa risiedendo in parte anche in organi pubblici che

partecipano agli processi decisionali delle dette imprese. Tipico è il caso del coinvolgimento diretto

nella gestione della proprietà ,con il rischio per l’imprenditore da svanire nel nulla dando avvio ad

un processo di deimprenditorializzazione .

I METODI DI GOVERNO

Si intuisce che non tutti i vertici imprenditoriali esercitano le loro funzioni nello stesso modo, con gli

stessi strumenti , con lo stesso “metodo di governo” .

1- Vi sono imprenditori intuitivi ,improvvisatori che decidono sul momento senza obiettivi e senza il

ricorso a strumenti informativi. Si tratta di una “direzione intuitiva “ .

2- Altri imprenditori pongono obiettivi alla loro azione, tracciano un disegno strategico da realizzare

nel medio lungo periodo ,ma non procedono ad un’attività di sistematica programmazione. Si tratta

di una “direzione orientata “ lungo le tracce segnate da un disegno strategico verso obiettivi

seppur non nitidamente definiti, in cui l’azione trova sostegno attraverso un controllo esercitato su

risultati passati determinati, sottoposti ad empiriche estrapolazioni.

3- Più le attenzioni del vertice imprenditoriale sono portate sugli obiettivi e sui piani , tanto più si

sposta l’ottica di osservazione del divenire dell’impresa da ciò che è stato a ciò che sarà. In questo

caso il metodo di governo può essere definito “metodo della direzione per obiettivi “ , la quale

può assumere diverse forme in relazione al grado di intensità con cui gli obiettivi sono utilizzati.

Possiamo distinguere due forme limite :

- l’autogoverno al vertice per obiettivi, in cui l’organo imprenditoriale mira agli obiettivi di fondo,

procedendo alla loro segmentazione in alcuni sotto-obiettivi essenziali al livello imprenditoriale .

Esso governa esercitando un controllo sulla costante valutazione del grado di raggiungimento dei

sotto obiettivi, intervenendo per ridurre lo scostamento tra obiettivi e risultati.

- la direzione per obiettivi propriamente detta , invece, è essenzialmente un fatto organizzativo.

Questo implica ,in primo luogo, il riconoscimento dell’obiettivo come mezzo logico-organizzativo

idoneo a finalizzare le azioni e le risorse al raggiungimento di determinati traguardi. Richiede poi il

passaggio dalle obiettivi strategici alla loro definizione in termini “misurabili” e successivamente

l’articolazione ed attribuzione degli obiettivi ai vari centri decisionali responsabilizzati a conseguirli.

4- E’ possibile anche attuare una “direzione per eccezioni” ,dove le eccezioni suscitate dalle

deviazioni dei fatti manifestati in confronto a quelli previsti nei piani sono utilizzate sia per

responsabilizzare i centri decisionali dove gli scostamenti hanno luogo, sia per indirizzare l’attività

decisionale del vertice imprenditoriale.

N.B : i metodi di governo non vengano utilizzati distintamente, ma in modo congruo .

I MODELLI IMPRENDITORIALI

Fazzi individua due fondamentali figure imprenditoriali :

- imprenditore tradizionale

- imprenditore moderno

Tale classificazione risulta non pienamente rispondente alla realtà, molti imprenditori sono

difficilmente collocabili nell’una o nell’altra categoria avendo caratteri di entrambe.

Gli elementi necessari ad individuare i diversi modelli imprenditoriali possono essere distinti in

tre raggruppamenti fondamentali :

1- REQUISITI PERSONALI , sono costituiti dall’insieme di attributi necessari per l’esercizio

dell’attività imprenditoriale. Si può fare riferimento a :

- capacità di resistenza fisica

- ambizione

- intuizione

- laboriosità ,ecc .

2- VARIABILI O CARATTERI ,presenti all’interno di ciascun soggetto con diversi livelli d’intensità ,

quali :

a) titolarità del capitale di rischio da parte dell’imprenditore. Vi sono due situazioni limite :

- completa titolarità del capitale di rischio ( imprenditore proprietario )  l’imprenditore-proprietario

avendo le caratteristiche e le funzioni sia dell’assetto imprenditoriale che proprietario, ha il

vantaggio di risolvere le problematiche conflittuali tra i due assetti. Non deve per esempio

preoccuparsi di convincere la proprietà a finanziare il processo di sviluppo. D’altro canto deve

avere ben chiara la propria inclinazione verso l’uno o l’altro assetto ;se sceglie di essere

essenzialmente imprenditore dovrà sacrificare i propri interessi di proprietario rinunciando alla

distribuzione del reddito.

- completa mancanza di titolarità del capitale di rischio.

Tra due questi situazioni limite vi sono tutta una serie di “posizioni intermedie” .

b) propensioni , da intendersi come inclinazioni specificamente legate al carattere

dell’imprenditore . Tre sono le fondamentali :

1- Propensione alla delega – con la delega l’imprenditore affida parte della propria attività

decisionale ad altri soggetti presenti all’interno della struttura organizzativa.

- una scarsa propensione alla delega ( tipica dell’imprenditore tradizionale) genera una situazione

di accentramento decisionale nelle mani dell’imprenditore, il quale si troverà a prendere decisioni

sia di natura strategica che operativa con il risultato di non essere in grado di gestire con efficienza

il sistema.

- un’ eccessiva propensione alla delega pone l’imprenditore nell’oggettiva impossibilità di

controllare il sistema.

A quale livello gerarchico deve essere attribuita una determinata decisione ? (in caso di una

struttura organizzativa complessa con più livelli gerarchici )

Il principio generale è quello di collocare la decisione al livello di competenza più basso possibile

(sopra il livello operativo ) , in modo che gli organi superiori non devono dedicare il proprio tempo a

scelte realizzabili anche da organi inferiori.

2- Propensione al rischio – si riferisce all’inclinazione dell’imprenditore ad affrontare le

conseguenze potenzialmente connesse con una determinata azione.

- una scarsa propensione al rischio può indurre l’impresa ad un perdurante immobilismo in grado di

pregiudicare la stessa sopravvivenza dell’impresa.

- un’eccessiva propensione al rischio è altrettanto pericolosa ,poiché il verificarsi di eventi

imprevisti o sottovalutati può avere conseguenze tragiche per l’impresa.

3- Propensione all’innovazione – misura l’inclinazione dell’imprenditore a porre in essere un

cambiamento significativo della struttura aziendale. L’innovazione dà luogo alla resistenza al

cambiamento.

- Se l’imprenditore è resistente al cambiamento ,l’impresa rischia di non essere in grado di

innovarsi nel momento più favorevole perdendo occasioni di sviluppo.

- Se l’imprenditore innova con eccessiva frequenza l’impresa rischia di inseguire sempre qualcosa

di nuovo senza mai usufruire le loro vantaggi.

c) logica di azione ,le quali sono :

1- Logica economica – prende in esame il modo nel quale l’imprenditore gestisce il problema

della distribuzione della ricchezza prodotta, e stabilisce a quale degli interlocutori dell’impresa è

destinata la ricchezza prodotta. Due situazione limite :

- la ricchezza è distribuita ad un unico interlocutore ( imprenditore-proprietario)

- la ricchezza è distribuita in funzione delle esigenze specifiche di ciascun interlocutore.

2- Logica programmatica – ha come oggetto il modo in cui l’imprenditore affronta la valutazione

del futuro.

Tale logica riguarda la prevalenza dell’intuito o dell’informazione quali strumenti per la

valutazione del futuro.

La logica programmatica comprende anche il modo nel quale ci si avvicina al futuro. Due sono i

fondamentali impostazioni :

- logica estrapolativa , il futuro è visto come evoluzione lineare del passato, ipotizzando che

l’esperienza accumulata nel passato sia valida anche per il futuro

- logica prospettica, si cerca di prevedere il futuro in modo del tutto slegato dal passato, basata

su indagini di mercato o altri strumenti simili in grado d’indagare il futuro.

L’imprenditore tradizionale è caratterizzato da intuito e logica estrapolativa ,mentre quello moderno

da utilizzo di informazioni e logica prospettica.

3- Logica di controllo, si riferisce al modo ed al tempo in cui l’imprenditore svolge la propria

attività di controllo

Modo :

- controllo sull’azione ,l’imprenditore controlla il dipendente mentre questi svolge le proprie

mansioni.

- controllo sui risultati ,l’imprenditore si limita a controllare solo il risultato raggiunto non curandosi

del modo in cui questo è stato raggiunto ,dando fiducia alla capacità del dipendente.

Tempo:

- controllo concomitante ,controlla tutta l’azione.

- controllo susseguente , controlla al fine dei piccoli fasi durante l’azione.

L’imprenditore tradizionale svolge un controllo sull’azione e di tipo susseguente.

d) cultura specifica, si fa riferimento alla matrice intellettuale dell’imprenditore, la sua

preparazione specifica formata in seguito agli studi svolti o alle precedenti esperienze lavorative.

Tre sono le diverse tipologie di cultura specifica :

- tecnologia  la prevalenza di una cultura tecnologica porta l’imprenditore a porre maggior

attenzione alle caratteristiche tecniche del prodotto ,alle fasi del processo produttivo, al tentativo di

migliorare il proprio potere tecnologico.

- di marketing  la prevalenza di una cultura di marketing porta l’imprenditore a concentrare la

propria attenzione sul mercato, sulle caratteristiche che il prodotto deve possedere per soddisfare

le esigenze dell’utenza, nel tentativo di aumentare il proprio potere sul mercato.

- finanziaria  la prevalenza di una cultura finanziaria porta l’imprenditore a utilizzare la leva

finanziaria acquisendo capitali esterni fino ai limiti di convivenza e costituendo gruppi con

partecipazioni a catena (che permette di ottenere un risparmio di capitale investito grazie alla

presenza di più soci ) nel tentativo di aumentare il proprio potere finanziario.

- amministrativa  in questo caso l’imprenditore pone particolare attenzione al contenimento dei

costi nel tentativo di costituire un sistema dotato di un forte equilibro economico. (necessario in

periodi di crisi o risanamento )

3 – FUNZIONI :

- strategica

- organizzativa

- politica (tutti già visti)

2- L’ASSETTO PROPRIETARIO

LE MODALITA’ DI FUNZIONAMENTO

L’assetto proprietario è costituito dall’insieme di soggetti detentori del capitale di rischio e

opportunamente organizzati per l’assunzione delle decisioni legate allo svolgimento delle

specifiche attività.

I soggetti che compongono l’assetto proprietario sono identificabili attraverso la titolarità del

capitale di rischio : tutti quelli che detengono quote di una società si qualificano proprietari ed

hanno diritto all’esercizio delle funzioni proprietarie ed agli obblighi ad essa connessi. Quindi

l’identificazione della proprietà può facilmente aver luogo basta vedere la titolarità delle quote

societarie.

L’attività decisionale della proprietà è svolta in un apposito “luogo” : assemblea dei soci o azionisti

che si riunisce per prendere delle decisioni a sua competenza. Le decisioni all’interno

dell’assemblea sono assunte sulla base del principio di maggioranza. Colui o coloro che sono in

grado di detenere la maggioranza del capitale di fatto controllano l’attività decisionale dell’assetto

proprietario. All’interno dell’assetto proprietario due sono le componenti fondamentali :

- il capitale di comando , composto da coloro che detengano la maggioranza delle quote

- il capitale di minoranza

LE FUNZIONI PROPRITARIE

Tre sono le funzioni dell’assetto proprietario :

1- LA FUNZIONE DI CAPITALIZZAZIONE

La prima e più caratteristica funzione della proprietà è quella funzione di natura essenzialmente

finanziaria che si concreta nell’apporto di risorse a titolo di capitale di rischio.

La proprietà può influire sull’entità delle risorse a disposizione dell’impresa non solo in forma

diretta, attraverso il conferimento di mezzi a titolo di capitale di rischio, ma anche a forma

indiretta, creando le condizione – sia attraverso l’adeguata capitalizzazione dell’impresa, sia

attraverso forma di garanzia di tipo personale – per attrarre capitale di credito; in questo senso la

proprietà svolge un ruolo decisivo nella determinazione della complessiva struttura finanziaria.

La proprietà e l’apporto di capitale di rischio.

- Quanto riguarda il primo aspetto della funzione di capitalizzazione ,quello dell’apporto dei mezzi

propri, l’attitudine dell’assetto proprietario a svolgere il suo ruolo istituzionale può essere valutato in

relazione alla capacità di capitalizzazione , ovvero alla capacità di contribuire al raggiungimento

o al mantenimento di una solida struttura finanziaria attraverso conferimento di un’adeguata entità

del capitale di rischio , adeguata sia nel senso della sua entità assoluta che del mantenimento di

un rapporto fisiologico fra capitale proprio e capitale di credito.

- I riflessi sull’entità e sulla struttura del capitale di finanziamento dopo l’apporto dei mezzi

propri : se un aumento di capitale interviene in una situazione in cui non vi è un incremento del

complessivo fabbisogno finanziario, ne deriverà un rafforzamento della struttura finanziaria

dell’impresa attraverso un incremento dell’incidenza dei mezzi propri rispetto al capitale di credito.

Al contrario se quella operazione succede in un’espansione del fabbisogno finanziario, i suoi effetti

sulla solidità della struttura finanziaria devono essere valutati alla luce di un’eventuale incremento

anche del capitale di credito (non è detto che l’aumento di capitale proprio in un’espansione del

fabbisogno può mantenere solida la struttura finanziaria ) .

L’apporto di (ulteriori) risorse a titolo di capitale di rischio può avvenire secondo tre

fondamentali modalità :

- attraverso il trasferimento di risorse dal proprio patrimonio a quello dell’impresa.

- accettando l’ingresso di nuovi soci.

- reinvestendo nell’impresa parte dell’utile dell’esercizio, attivando cosi la modalità di

autofinanziamento da reddito.

Le prime due modalità danno luogo ad operazioni di “finanza straordinaria” realizzata attraverso

l’aumento di capitale a titolo oneroso . L’autofinanziamento è invece un’operazione di tipo

ordinario.

L’autofinanziamento da reddito si ha quando sia presa la decisione di non distribuire ai titolari

del capitale proprio una certa quota degli utili conseguiti nell’esercizio. Si può fare

autofinanziamento da reddito in due modi :

- in modo palese ,ovvero accantonando parte del reddito conseguito nelle riserve del netto.

- in modo occulto ,dove parte del reddito effettivamente realizzato è occultato nel passivo –ad es.

con una intensificazione dei fondi rischi, oppure nell’attivo – rinunciando alla capitalizzazione di

costi degli investimenti pluriennali e dell’accelerazione dei processi di ammortamento (es. i costi di

pubblicità –destinata ad avere effetti pluriennali - vengono imputati all’esercizio in cui è stata

realizzata ,dando luogo ad un reddito inferiore a quello reale.

Anche l’autofinanziamento da reddito porta all’incremento dei mezzi propri a disposizione

dell’impresa. Ciò è evidente nel caso dell’autofinanziamento in modo palese, in quanto tramite la

costituzione delle riserve di utili o l’aumento di quelle già esistenti ,quest’operazione determina un

aumento del valore del patrimonio netto. Le riserve cosi costituite finiscono spesso per essere

trasformate in capitale sociale – operazione di aumento di capitale gratuito.

Le peculiarità ( caratteristiche) dell’autofinanziamento da reddito rispetto all’aumento di

capitale a titolo oneroso :

1- la prima riguarda l’origine delle risorse oggetti di conferimento : nel caso

dell’autofinanziamento i nuovi mezzi finanziari hanno un’origine “interna” all’impresa; nel caso di

aumento di capitale queste risorse hanno un origine “esterna” , cioè provengono da una sfera

patrimoniale distinta da quella dell’impresa.

Quest’ultima considerazione va in contrasto con gli studi di economia aziendale ,dove l’aumento di

capitale a titolo oneroso viene presentata come una fonte interna. Tuttavia, al di fuori dei casi

dell’impresa individuale e delle società di persone – dove non c’è una netta distinzione tra

patrimonio dell’impresa e quello personale del titolare o titolari dell’impresa – nelle altre imprese

( società di capitale) ci troviamo di fronte a due sfere patrimoniali distinte. In questo caso , i nuovi

conferimenti di capitale non rappresentano una fonte sotto il controllo imprenditoriale ,ma una

potenziale via la cui attivazione deve essere negoziata con i titolare del capitale ( soci ,azionisti ),

più o meno come nel caso di finanziamento a titolo di credito. In questo modo ,al socio si apre la

possibilità di finanziare l’impresa conferendo nuove risorse a titolo di credito ,mediante per

esempio la sottoscrizione di un prestito obbligazioniari .

2- la seconda distinzione sta nel fatto che , mentre nel caso dell’autofinanziamento si ha un

aumento dei mezzi propri senza un riflesso sull’assetto interno della proprietà; nel caso di capitale

a titolo oneroso si verificano degli cambiamenti nella distribuzione delle quote di proprietà fra i

diversi soci, e quindi eventuali cambiamenti di potere. Da questo punto di vista si può vedere

anche come cambia il ruolo e il potere dei soci esistenti all’interno dell’impresa, i quali in relazione

alle esigenze di capitalizzazione dell’impresa dovranno valutare la possibilità di fare spazio a nuovi

soci ,da cui può derivare una riduzione del proprio potere di controllo sull’impresa.

- E’ importante sottolineare che la proprietà non è estranea neppure alle decisioni in merito

all’autofinanziamento. La decisione di non distribuire ai titolari dell’impresa, in tutto o in parte, il

reddito conseguito nell’esercizio necessità la “conferma” della proprietà. Comunque si possono

trovare anche eccezioni ,in cui non esista un nucleo proprietario in grado da contrastare la volontà

degli imprenditori.

La proprietà ed il ricorso al capitale di credito.

Dal punto di vista della copertura del fabbisogno finanziario, il ruolo della proprietà non è solo

l’apporto del capitale di rischio ,ma anche “attrarre” capitale di credito. Questo intervento può

avvenire :

- in modo indiretto , come il riflesso delle scelte operate in termini di capitale di rischio: una buona

capitalizzazione rappresenta un importante forma di garanzia nei confronti dei possibili

finanziatori, per reperire i mezzi finanziari ( di credito) con maggiore facilità.

- in modo diretto , cioè attraverso la propria capacità di credito, che può essere correlato sia

dall’entità del patrimonio personale dei proprietari ,sia dal grado di affidabilità di coloro che fanno

parte del capitale di controllo.

Anche in questo caso, il ruolo della proprietà non deve essere valutata solo in termini di

“capacità” di attrarre capitali di credito ,ma anche in relazione alla sua “disponibilità” ad attivare

questa fonte di finanziamento. Ciò vuol dire, ottenere capitale di credito ,se da un lato rappresenta

un mezzo per ampliare la disponibilità delle risorse finanziarie , dall’altro significa contrarre debiti

che dovrebbero poi essere rimborsati .Per questo motivo – in virtù della propria responsabilità

patrimoniale nei confronti dei creditori dell’impresa – la proprietà deve svolgere un’attività di

vigilanza sul livello di indebitamento dell’impresa, evitando un eccessiva ed immotivata

propensione dell’organo imprenditoriale all’indebitamento dell’impresa, il quale potrebbe portare a

situazioni di squilibrio finanziario ed economico e anche situazioni di crisi per l’impresa.

Tuttavia, anche se è importante una certa vigilanza ,è altrettanto importante che la proprietà non si

affetta da una eccessiva prudenza. Una certa propensione al rischio è comunque necessaria.

2- LA FUNZIONE DI NOMINA E DI LEGITTIMAZIONE DELL’ORGANO IMPRENDITORIALE

Almeno sul piano potenziale ,la proprietà si trova in una posizione di supremazia nel confronto

dell’intero sistema-impresa, potendo svolgere decisioni in merito alla gestione dell’impresa ed

all’utilizzo dei suoi beni.

In relazione allo svolgimento dell’attività imprenditoriale ,due sono le funzioni rilevanti della

proprietà :

1- la funzione di nomina a di legittimazione dell’organo imprenditoriale  questa funzione si

collega al potere che la proprietà ha di decidere in merito a chi debba governare l’impresa,

potendo decidere :

- mantenere l’esercizio del ruolo imprenditoriale nell’ambito delle proprietà stessa ;

- delegando ad uno o più dei suoi membri le relative attribuzioni

- delegando questo compito a dei managers professionisti non facenti parte dell’assetto

proprietario.

Quando la proprietà decida di delegare ad alcuni dei suoi membri o a dei managers il governo

dell’impresa ,il problema che si pone è la scelta di tali soggetti . I membri del capitale di controllo

devono essere in grado di compiere delle valutazione consapevoli in quadro di scelta dei questi

soggetti. Comunque è importante segnalare che spesso la base in cui tale scelta viene compiuta

riguardano piuttosto i rapporti personali della proprietà con tali soggetti, che un’attenta e

consapevole valutazione dell’attitudine di un determinato soggetto a ricoprire i ruoli di governo o

direzione. Questa eventualità si verifica con maggiore frequenza nell’ambito dell’impresa minore.

La funzione della proprietà in questo ambito, non risiede nella semplice decisione di affidare ad un

soggetto il compito di governare e direzionare l’impresa, ma anche dando a tali soggetti la

legittimazione a svolgere quella attività. Questa funzione ( di legittimazione) deve essere svolta in

modo continuativo ,poiché l’organo imprenditoriale, per svolgere i propri compiti ,ha bisogno di

trovare costantemente supporto nella proprietà, o almeno di non essere in contrasto con essa –

cosa che porterebbe ad un impossibilità di tenere sotto controllo il funzionamento del sistema

aziendale.

Nel caso invece ,quando proprietà e organo imprenditoriale coincidano ,il problema della

legittimazione di quest’ultimo non si pone. Questa situazione non può tuttavia essere considerata

come normalità. Lo stesso anche nel caso in cui l’imprenditore è rappresentato da uno dei

componenti dell’assetto proprietario, ciò non significa che egli assuma in se tutto il potere di

“controllo proprietario”. Dunque la sua attività sarà sottoposta al consenso della proprietà nel suo

complesso.

Un'altra osservazione riguarda i casi in cui la proprietà non sia in grado o eviti di svolgere questa

funzione.

Ciò può avvenire nei casi in cui la proprietà assuma un atteggiamento assenteista o sia composta

da soggetti non in grado di rendere effettiva la propria posizione di supremazia. Anche nelle

società in cui la proprietà è estremamente frazionata non è in grado di esprimere un gruppo di

controllo. In questo caso ,l’organo imprenditoriale non viene a trovare la propria legittimazione

nella proprietà, ma è lo stesso management che si “autolegittima” . Ciò tuttavia, non significa che si

possa trascurare del tutto il ruolo della proprietà . Anche nel caso di una Public Company

“classica” (quella in cui l’azionariato è talmente diffuso da non essere in grado di esprimere uno

stabile gruppo di controllo) ,anche se il vertice imprenditoriale gode di un ampia libertà ,è tuttavia

difficile che siano in grado di mantenere la loro posizione di potere qualora perdano la fiducia della

proprietà, per quanto questa possa essere frazionata, ciò soprattutto in una situazione di crisi.

Un altro aspetto ampiamente enfatizzato è quello che afferma che, nelle imprese a larga base

azionaria a fronte di una inefficiente conduzione da parte del management, sarà il mercato di

capitale a sanzionar e questo stato di fatto attraverso la diminuzione del valore di scambio delle

azioni, creando le premesse per nuovi soggetti a subentrare nel controllo dell’impresa – è il caso di

una “scalata” al capitale di controllo di un’impresa, magari operata dello stesso management

dell’impresa (management buy-out)

1.5 – la funzione di gestione dei manager – è quella attività della proprietà collocata fra la

funzione di “legittimazione” e quello di “orientamento” – ed è volta essenzialmente a motivare ed a

mantenere unito il gruppo dirigente. E’ un’attività che la proprietà può essere chiamata a svolgere

soprattutto nei momenti difficili della vita aziendale ( processo di risanamento )

2 – la funzione di orientamento strategico – rappresenta il potere della proprietà di esercitare un

controllo sull’operato del vertice imprenditoriale e di dettare gli orientamenti di fondo dell’attività

aziendale. ( funzione di indirizzo e di controllo sulle scelte di natura imprenditoriale operate da

questi ultimi )

Per analizzare in modo specifico questa funzione è utile distinguere tra funzioni della proprietà e

funzioni dell’organo imprenditoriale in relazione al processo di formulazione della strategia

d’impresa .

La strategia d’impresa si può trovare nell’insieme di quei fondamentali decisioni che definiscono

l’identità effettiva e ricercata dell’impresa , evidenziando che cosa essa fa o vuole fare, perché lo

fa o lo vuole fare, come lo fa o lo vuole fare . In altri termini la strategia d’impresa può essere vista

come il modo in cui l’impresa ricerca il proprio successo, e di conseguenza come il modo in cui

definisce i propri rapporti con l’ambiente.

Si può distinguere :

- l’orientamento strategico di fondo di un’impresa  da intendersi come l’insieme di idee ,valori

e atteggiamenti prevalenti nell’impresa con riguardo al campo di attività, alla sua filosofia

gestionale ed organizzativa, ai fini e agli obiettivi che si intende perseguire.

L’orientamento strategico di fondo può dunque essere considerata come la parte nascosta ed

invisibile del suo disegno strategico, che trova poi concreta manifestazione nella formulazione e

attuazione delle strategie d’impresa, a loro volta articolate si due livelli : il livello “aziendale” e

quello “funzionale” .

1- strategie d’impresa articolate su livello aziendale – insieme di decisioni strategici che

investono l’impresa nel suo complesso: le scelte relative alla logica competitiva da adottare, ai

criteri di fondo in base a cui costruire la propria architettura organizzativa, ed ai flussi di

investimento e finanziamento da mettere in atto.

N.B : l’adeguatezza o meno di una determinata strategia aziendale deve essere vista in base a

due aspetti : 1- alla sua effettiva capacità di assicurare all’impresa risultati positivi.

2- alla sua possibilità di essere concretamente realizzata.

2- strategie d’impresa articolate su livello funzionale – le strategie funzionali rappresentano la

traduzione delle scelte inerenti la strategia competitiva adottata sul piano delle aree funzionali in

cui può essere divisa l’attività decisionale dell’impresa.

Le decisioni che si collocano a questo livello riguardano in particolare le scelte in tema di

produzione e di marketing (anche se potrebbe essere possibile identificare per ogni tipo di

problematica – produttiva, commerciale, finanziaria, organizzativa ecc - una componente che si

colloca sul livello “aziendale” ed una di tipo “funzionale).

Qual è il coinvolgimento della proprietà nel processo di formulazione e di attuazione delle

strategie aziendali ?

Questo coinvolgimento può manifestarsi a due livelli :

- a livello di determinazione dell’orientamento strategico di fondo dell’impresa  in questo livello, la

proprietà ha un’influenza di rilievo nel determinare l’insieme delle idee, dei valori e degli

atteggiamenti che caratterizzano l’ambiente interno all’impresa; questo soprattutto perché la

proprietà rappresenta un elemento di continuità rispetto al management che può essere

sottoposto ad un ricambio più rapido.

Da questo punto di vista, la proprietà può rappresentare un elemento di conservazione, che può

essere in certi casi salutare, ma che in altri può essere un ostacolo alla naturale innovazione di

un’impresa.

Sempre da questo punto di vista, la proprietà si può rilevare come una delle forze trainanti lo

sviluppo aziendale.

E’ innegabile che gli interessi della proprietà e la logica del suo agire, possano segnare in modo

significativo il modo di essere dell’impresa . In altri termini, è difficile comprendere i comportamenti

messi in atto da un certo sistema-impresa senza tener conto delle motivazioni che fanno capo

all’assetto proprietario.

LE FORME DI CONTROLLO PROPRIETARIO

Analizziamo l’assetto proprietario secondo le modalità di esercizio del potere di controllo. Due sono

i casi estremi che si possono presentare :

1- Assetto proprietario unipersonale : l’intero assetto proprietario è costituito da un unico

soggetto che possiede tutte le azioni della società. Tale soggetto può essere una persona fisica,

Stato o un’altra impresa. Tutte le funzioni proprietarie ricadono su uno solo soggetto. Mancano le

situazioni conflittuali. Il soggetto ha totale libertà e in esso coincidono sia la titolarità del capitale di

rischio che il totale potere di controllo.

Questa situazione può essere vantaggiosa in termini di controllo , ma dal altra parte può dar luogo

a significativi limiti , quale ad esempio la limitata capacità di capitalizzazione, con conseguenze

negative sulle possibilità di crescita dell’impresa.

Un modello cosi può aver senso all’interno di un contesto più ampio in cui il soggetto crea una

piccola impresa collegata all’originale e la controlla totalmente. Si arriva alla costituzione di un

gruppo aziendale attraverso l’utilizzo dello strumento delle partecipazioni.

2- Assetto proprietario con totale separazione tra titolarità del capitale di rischio e potere di

controllo : è questo il caso di public company  sono imprese ad azionario diffuso in cui i

soggetti titolari di azioni sono tantissimi e le percentuali di capitale da questi detenute sono quindi

irrisorie ai fini del controllo. Anche i loro accordi sono non rilevanti.

La public company è la forma tipica delle grandi imprese anglo-sassoni ,dove è il vertice

imprenditoriale che detiene il controllo. La public company è il risultato di un progressivo

processo di espansione dell’azionariato ,associato alla quotazione nei mercati finanziari. Nessuna

impresa nasce public company ,ma si diventa successivamente.

Il vantaggio di questa forma proprietaria risiede nella facilità di ottenimento delle risorse finanziarie.

Un grave limite è invece rappresentato dal fatto che il vertice imprenditoriali controlla se stesso, e

quindi tenderà ad assumere atteggiamenti che privilegino la sua permanenza all’interno del vertice

stesso. Non solo questo, ma in genere i manager vengono remunerati sulla base dei risultati che

ottengono, risultati misurati attraverso indici di redditività. In questo modo il vertice imprenditoriale

tenderà di operare con una logica di breve periodo, accontentando sia l’azionariato che se stesso.

Tale logica però, non è di per se negativo, ma significa rinunciare a opportunità future, e inoltre

ridurrendo il tasso d’investimento ( quando le vendite si fermano e la redditività cale) porterà

l’impresa a diminuire di valore nel lungo periodo.

Tra questi casi limiti ,si collocano altre forme intermedie di controllo :

1- la prima ipotesi è quella del controllo assoluto (maggioranza assoluta)  un soggetto

detiene il 50% + 1 delle azioni della società, in tal modo controlla l’impresa attraverso il voto in

assemblea. Si crea cosi la classica distinzione tra capitale di maggioranza e capitale di minoranza.

Il svantaggio è la preclusione di opportunità di crescita. Inoltre nel caso di aumento di capitale ,il

soggetto proprietario è costretto, se vuole mantenere il controllo, a sottoscrivere tale aumento (non

accettando l’ingresso di nuovi soci) .

2- il caso di controllo relativo ( maggioranza relativa)  Nel caso in cui ciascun soggetto

dell’assetto proprietario abbia la stessa percentuale, si viene a creare una situazione in cui non c’è

una maggioranza stabile. Perché si ricrei una situazione di controllo è necessario che si tra alcuni

soggetti vi sia un “accordo” sul esercizio del potere di controllo.

- il primo modo per ricreare la situazione di controllo riguarda il caso in cui i soggetti detentori del

capitale di rischio siano familiari. In questo caso riunendo le quote di ciascun familiare si ha la

possibilità di esercitare il controllo sulla società. Un vantaggio di tale situazione è che aumentano

le possibilità di capitalizzazione (ciascun familiare può apportare risorse, ecc.. ).

Lo svantaggio, invece riguarda il conflitto che si può avere tra i soggetti familiari (soprattutto

quando entrano i cugini, nipoti, ecc..).

- un altro modo per ricreare le condizioni di controllo è quello di creare un accordo parasociale

attraverso il quale si costruisce un sindacato di voto ,i soggetti che lo hanno sottoscritto si

impegnano a esprimere una volontà comune nel momento futuro in cui interverranno in

assemblea.

- altre colte l’accordo può essere informale. Ci sono due ipotesi :

 Società cooperativa : l’esercizio del diritto di voto è basato sulla persona, sul singolo individuo.

Tutti i soci hanno lo stesso peso ,nonostante la quota della partecipazione. Tipiche le cooperative

edilizie, finalizzate alla costruzione di immobili ad esclusivo vantaggio dei soci stessi.

 Società pubblica : si tratta di vere e proprie imprese di diritto pubblico. Gli organi societari si

trovano quindi al di fuori della stessa impresa (tipologia che negli ultimi anni si sta estinguendo).

- un’altra forma di controllo è quella di controllo di gruppo, la quale può essere definita come una

modalità operativa a disposizione del vertice imprenditoriale per minimizzare l’impiego di capitali

associati ad operazioni di acquisizione delle altre imprese. Si tratta di quella forma di controllo a

cascata in cui ogni società è controllata al 50% + 1 da un’altra società.

3-IL SISTEMA OPERATIVO

Il sistema operativo può essere definito come un sistema complesso di risorse coordinato dal

vertice imprenditoriale e finalizzato alla generazione di valore attraverso attività di scambio con

l’esterno. ( Il concetto di sistema operativo è assimilabile al concetto di azienda).

I PROCESSI OPERATIVI

Il sistema operativo è la combinazione di tre processi fondamentali (processi aziendali) :

1- Il processo materiale

Il processo materiale ha ad oggetto lo svolgimento dell’attività caratteristica dell’impresa (es.

produzioni di beni e servizi) e si effettua nella successione di tre fasi fondamentali :

- acquisizione dei fattori produttivi necessari alla realizzazione del prodotto (approvvigionamento) .

- combinazione dei fattori acquisiti attraverso il processo tecnico-produttivo per l’ottenimento di uno

o più prodotti cedibili sul mercato (produzione)

- vendita dei prodotti ottenuti (marketing)

2- Il processo finanziario

Il processo finanziario coglie i flussi e le relazioni finanziarie legate allo svolgimento dell’attività

d’impresa. Sono una conseguenza necessaria dei rapporti di scambio dell’impresa con l’esterno,

scambi di natura finanziaria ,caratterizzate cioè da una entrate o da una uscita di denaro.

Alcune di queste derivano dall’implementazione del processo materiale (entrate dalle vendite e

uscite dall’acquisto dei fattori produttivi) .

Altri flussi invece sono una conseguenza indiretta (uscite per investimenti) o rappresentano

l’impiego delle risorse finanziarie generate dal processo materiale (accessione di finanziamenti,

pagamento delle imposte, distribuzione degli utili, ecc...)

3- Il processo informativo

Il processo informativo ha ad oggetto il complesso sistema di flussi di dati ed informazioni che

circolano all’interno dell’impresa e tra l’impresa ed i soggetti esterni.

Il processo informativo è un processo disperso all’interno del sistema operativo. Lo scambio di

informazioni accompagna quasi ogni azione dell’impresa ed a qualsiasi livello.

E’ utile distinguere i flussi informativi in :

- interni : l’informazione ha sia origine che destinazione all’interno dell’impresa.

- esterni : il flusso informativo coinvolge uno o più soggetti esterni all’impresa.

A seconda della finalità del flusso informativo interno si può distinguere :

- flussi “organizzativi” : derivano dalla necessità di realizzare in modo coordinato l’attività del

sistema operativo caratterizzata da specializzazione e divisione del lavoro, che richiede flussi

informativi :

-> verticali di tipo gerarchico

-> orizzontali di coordinamento tra soggetti che ricoprono la stessa posizione gerarchica .

- flussi “di controllo” : diffondono informazioni utili a migliorare la qualità dell’attività decisionale

all’interno del sistema operativo.

I flussi informativi esterni sono collegati alle relazioni impresa-ambiente e si possono distinguere

in:

- flussi in entrata : quali gli indagini di mercato, ecc..

- flussi in uscita : comunicazione pubblicitaria, pubblicazione del bilancio ecc..

Ogni azione svolta nell’ambito del sistema operativo ha i contenuti di almeno uno dei tre processi

aziendali ( materiale, finanziario, informativo). Quelli complessi sono anche una combinazione di

tutti i tre processi individuati. Si pensi all’azione di vendita ,sebbene abbia rilevanza la componente

materiale, è chiara la rilevanza sia della componente informativa ( prezzo, condizioni di vendita,

ecc..) che della componente finanziaria ( entrata monetaria conseguente della vendita) .

E’ chiara il legame che esiste tra il processo materiale prevalente con gli altri due processi

aziendali.

Se analizziamo il processo materiale nel tempo emerge come l’approvvigionamento e la vendita

rappresentano il momento rispettivamente iniziale e finale del processo materiale.

Da un punto di vista finanziario il processo materiale genera due eventi rilevanti :

- l’uscita monetaria (U) ,in conseguenza dell’attività di approvvigionamento;

- e l’entrata monetaria (E) ,in conseguenza dell’attività di vendita.

In condizioni normali le entrate sono maggiori delle uscite ,ma le uscite sono temporalmente

antecedente alle entrate, ciò significa che il processo materiale genera un gap finanziario tra

entrate ed uscite che può essere ridotto attraverso :

-> agendo sugli aspetti finanziari : aumento delle dilazioni di pagamento ottenute dai fornitori , o

delle dilazioni concesse ai clienti.

-> agendo sul processo materiale : riduzione dei tempi di stoccaggio e di trasformazione.

Il residuo gap configura un fabbisogno finanziario di breve termine che dovrà essere

adeguatamente soddisfatto.

LA STRUTTURA DEL SISTEMA OPERATIVO

Quando l’impresa supera determinate soglie dimensionali e la specializzazione del lavoro delinea

diverse aree funzionali all’interno delle quali trovano esecuzione parte dei processi aziendali

sopra individuati. E’ comune individuare in ogni impresa le seguenti funzioni :

- approvvigionamento

- produzione

- vendite (marketing)

- finanza .

Le prime tre funzione trovano collocazione nelle tre fasi tipiche del processo materiale, mentre la

funzione “finanza” gestisce il processo finanziario nella sua interezza.

Dette funzioni coinvolgono anche il processo informativo. Quest’ultimo ha per oggetto informazioni

in entrate ed in uscita :

- relative al rapporto con tutti i pubblici aziendali

- di supporto agli altri due processi (materiale e finanziario)

- che percorrono il sistema operativo sia in senso verticale che in senso orizzontale.

Non è possibile collocare la gestione del processo informativo nella sua interezza in una specifica

funzione. In realtà, solo una parte del processo informativo trova una rilevanza autonoma – si tratta

della funzione di amministrazione (o ad es. funzioni relazione pubbliche ,sotto-funzione ricerche di

marketing..)

L’articolazione del sistema operativo per aree funzionali rappresenta il primo approccio. Un’altra

modalità è quella di individuare gli organi (centri di responsabilità). L’insieme degli organi e delle

loro relazioni costituisce la macrostruttura organizzativa – che è uno dei risultati dell’esercizio della

funzione organizzativa del vertice imprenditoriale.

Facendo riferimento all’articolazione per centri di responsabilità del sistema operativo è utile

distinguere due casi limite:

- struttura “flat” -> è caratterizzata da pochi livelli decisionali, da flessibilità, dalla prevalenza di

meccanismi di coordinamento decisionale informali.

- struttura “burocratica” -> ha molti livelli decisionali, e prevalgono i meccanismi di

coordinamento decisionale formalizzati con procedure codificate.

I sistemi operativi con struttura flat sono ovviamente più semplici rispetto a quello burocratici. Con

il crescere della complessità dell’attività vi è un naturale passaggio ad un maggior livello di rigidità

decisionale ( flat  burocratica) .

Un altro approfondimento di natura strutturale può essere realizzato considerando

l’organizzazione produttiva del sistema operativo.

1- un primo elemento importante è la dislocazione geografica del sistema operativo. Esistono

due tipologie:

- sistema operativo monoplant (unico stabilimento industriale)

- sistema operativo multiplant (dispersione in due o più aree geografiche dell’attività produttiva)

Le imprese nascono nella maggioranza dei casi monoplant e possono trasformarsi nel tempo in

imprese multiplant, in seguito al processo di crescita.

L’impresa multiplant :

- lo svantaggio di questa tipologia è che presenta maggiori complessità organizzative ,nella

gestione dei rapporti di scambio fisici (logistica) tra i diversi luoghi in cui è dislocata l’attività

produttiva e ovviamente anche maggiori costi di coordinamento.

- i vantaggi ,invece riguardano la vicinanza con i mercati di sbocco (utenza) ma soprattutto i

potenziali effetti positivi sul costo di produzione dovuti alla vicinanza con le materie prime (bassi

costi di trasporto), oppure delocalizzazione dell’attività produttive in aree geografiche con basso

costo della manodopera.

Altro fattore importante è la “specializzazione” ,in questo caso la delocalizzazione consente

all’impresa di accedere a manodopera specializzata altrove non disponibile, oppure accedere a

delle risorse concentrate in aree geografiche fortemente specializzate  benefici in termini del costo

,ma anche più altra qualità e opportunità di innovazione.

2- un altro elemento importante riguarda il layout degli apparati produttivi, cioè la disposizione

fisica degli impianti all’interno dello stabilimento industriale.

Il layout può assumere due configurazioni fondamentali :

- layout per processo  è caratterizzato da una dislocazione lineare degli apparati (uno di seguito

dell’altro) e da una necessaria relazione di causa effetto (A -> B -> C). Le linea di produzione

consiste nell’insieme di fasi organizzate necessarie a combinare le materie prime per ottenere il

prodotto finito.

Esempio : la “catena di montaggio” ,in cui il processo produttivo è interamente suddiviso in una

continuità di fasi consecutive.

Il vantaggio risiede nell’efficienza dell’impiego delle risorse – ottimizzazione dei tempi e

minimizzazione dei sprechi, ma dall’altro è caratterizzato da elevata rigidità.

- layout per reparti  Per reparto si intende un luogo fisicamente individuato in cui gli impianti

permettono di svolgere una certa fase di lavorazione a prescindere dal prodotto a cui si riferisce

l’attività. Ciascun reparto contribuisce alla realizzazione di più prodotti (es : il reparto di tintoria in

un’impresa tessile, reparto di verniciatura in un’impresa automobilistica )

Il layout per reparti è meno efficiente rispetto a quello per processi, ma ha maggiore flessibilità

(realizza più prodotti anche diversi tra loro).

Può esistere una correlazione tra tipo di layout e dimensioni d’impresa:

-> le imprese piccole e con bassi volumi tendono ad avere un organizzazione più flessibile e

quindi un layout per reparti.

-> nelle imprese con maggiore dimensioni ,con prodotti standardizzati e mercati ampi, i

vantaggi dell’efficienza prevalgono sulla flessibilità e quindi tendono ad assumere un layout per

processi.

LE CONFIGURAZIONI PRODUTTIVE DEL SISTEMA OPERATIVO

Possiamo individuare diverse configurazioni di sistema operativo in relazione alla posizione nella

filiera produttiva ed alla numerosità delle fase produttive svolte dalla singola impresa (grado di

integrazione verticale). Si possono individuare due casi limite :

- impresa completamente integrata  occupa l’intera filiera produttiva ,al suo interno sono svolte

tutte le fasi di lavorazione.

E’ questa un’impresa il cui valore aggiunto coincide con quello dell’intera filiera, del tutto

autonoma, non avendo fornitori, ma ovviamente molto rigida nella sua struttura svolgendo un

processo materiale molto lungo e articolato impiegando numerosi impianti di produzione.

- impresa completamente deintegrata  occupa una singola fase di lavorazione lungo la filiera

produttiva (impresa di fase). In questo caso l’impresa è altamente specializzata e ha un valore

aggiunto limitato e flessibile.

E’ ovvio che tra questi casi limite vi sono nella realtà molti possibili casi intermedi.

Le imprese caratterizzati da un elevato grado d’integrazione avranno più altro valore aggiunto,

maggiore rigidità e prevalenza dei costi fissi rispetto a quelli variabili.

Le imprese tendenzialmente deintegrate ,acquisendo numerosi fattori produttivi dall’esterno

avranno maggiore flessibilità e prevalenza dei costi variabili.

Il trade-off tra valore aggiunto e flessibilità può in parte essere superato attraverso forme di quasi

integrazione ,attuate ricorrendo al decentramento produttivo  in cui alcune fasi di lavorazione

vengono affidate ad altre imprese, che trasformano i semilavorati, per poi restituirli all’impresa al

termine della specifica fase di lavorazione.

Attraverso il decentramento produttivo l’impresa riesce ad aumentare il proprio livello di flessibilità,

trasformando i costi fissi in variabili. In più specifico, attraverso il decentramento l’impresa è in

grado di :

- controllare il materiale oggetto di lavorazioni presso terzi

- evitare gli investimenti in impianti (costi fissi) e al tempo stesso condizionare, attraverso il potere

contrattuale, il livello di qualità del lavoro svolto dai terzi

- ridurre i rischi conseguenti all’innovazione tecnologica ,potendo senza alcun investimento

,scegliere l’impresa terzista “migliore”.

Il decentramento produttivo può assumere due diverse logiche:

- decentramento di capacità  consiste nel dimensionare il sistema operativo in modo che parte

della domanda ( nei casi di picchi di domanda) siano evasi attraverso il ricorso a imprese terziste.

-> vantaggio : l’impresa dispone di un “serbatoio” di capacità produttiva da attivare quando serve.

- decentramento di specialità  consiste nel sistematico utilizzo di imprese terziste per svolgere

specifiche fasi di lavorazione caratterizzate da elevata specializzazione.

-> vantaggio: il decentramento consente di “aggiungere” al proprio processo produttivo fasi di

lavorazione per le quali non si hanno adeguate competenze o non sono economicamente

conveniente svolgerle internamente.

La logica del decentramento può essere estremizzata fino a costituire un sistema operativo in cui

sono decentrate quasi tutte le fasi di lavorazione. In questo caso si crea una rete di imprese,

caratterizzata da più imprese tra loro complementari con rapporti stabili, dove l’impresa guida che

genera e gestisce la rete ,non si limita a svolgere una fase di lavorazione, ma coordina anche

l’attività delle imprese terziste e cura le relazioni con il mercato di sbocco. Il rapporto tra queste

imprese non è esclusivo in quanto le imprese terziste possono appartenere anche ad altre reti.

PARTE 3

LA FISIOLOGIA D’IMPRESA : CONDIZIONI E STRUMENTI DI ANALISI

Gli aspetti fondamentali del funzionamento fisiologica d’impresa sono :

1- LA GESTIONE OPERATIVA SOTTO IL PROFILO ECONOMICO E FINANZIARIO

La gestione operativa dell’impresa può essere analizzata attraverso grandezze economiche e

finanziarie.

- considerando la dimensione economica, la gestione operativa può essere vista come l’insieme

dei costi e dei ricavi che si susseguono nel tempo. L’approvvigionamento implica il sostenimento

di costi, la vendita ,il conseguimento dei ricavi.

- la dimensione finanziaria interpreta la gestione operativa in termini di entrate ed uscite

monetarie. I flussi di costi generano uscite monetarie, i flussi di ricavi generano flussi di entrate

monetarie.

All’interno della gestione operativa possiamo individuare tre cicli :

- Il ciclo produttivo  inizia con l’immissione delle materie prime nel processo produttivo e termina

con l’ottenimento dei prodotti finiti.

- Il ciclo economico  inizia con il sostenimento del costo dei fattori produttivi e termina con il

conseguimento dei ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti finiti. In alcune attività ,come quelle

delle imprese che erogano servizi assicurativi e servizi di intermediazione finanziaria, il ciclo

economico anziché essere un ciclo costi-ricavi è un ciclo ricavi-costi. Ad esempio le assicurazioni

prima riscuotano i premi assicurativi (ricavi) e poi, pagano gli indennizzi e i risarcimenti (costo).

- Il ciclo finanziario  inizia con l’uscita di mezzi monetari necessari al regolamento dell’acquisto

dei fattori produttivi e termina con l’entrata monetaria conseguente alla riscossione dei ricavi di

vendita.

I tre cicli coincidono se i fattori produttivi che vengano acquistati, in contanti, vengono

immediatamente impiegati nel processo produttivo il quale ininterrottamente produce prodotti finiti

immediatamente venduti e riscossi. Soltanto se si verificano queste ipotesi i tre cicli coincidono.

Nella maggior parte dei casi, invece, i tre cicli non coincidono e generalmente il ciclo produttivo è

temporalmente più corto del ciclo economico. Solo nel lungo periodo il totale dei costi coincide con

il totale delle uscite, e il totale dei ricavi coincide con il totale delle entrate.

Ogni volta che l’acquisto dei fattori produttivi precede il loro impiego nel processo produttivo si

originano delle scorte di materie prime, ed ogni volta che i prodotti finiti non vengano venduti

immediatamente dopo la fine del processo produttivo si formano delle scorte di prodotti finiti.

Ogni volta che le vendite e gli acquisti sono regolati attraverso il ricorso al credito ,il ciclo

finanziario è “sfasato” rispetto a quello economico. Possono coincidere solo nel caso in cui gli

acquisti e le vendite sono regolati in contanti.

Ogni volta che gli acquisti e le vendite sono regolate con dilazioni di pagamento sorgono

rispettivamente debiti commerciali e crediti commerciali.

Talvolta, le uscite correlate ai costi sono anticipate ,cosi come le entrate correlate ai ricavi (es:

anticipi ai fornitori) .

LA FORMAZIONE E DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA D’IMPRESA.

Il processo di formazione della ricchezza aziendale ha ad oggetto le componenti del ciclo

economico e può essere analizzato attraverso il conto economico con una visione “tecnica”

(decisionale) in termini di fatti soggettivamente voluti (analizza la gestione con un’ottica ex-ante)

Il conto economico a cascato esprime sinteticamente come la ricchezza globale prodotta

dall’azienda (fatturato) si forma e come essa si distribuisce tra i vari soggetti interni ed esterni.

Il conto economico in forma scalare o a cascata consente di evidenziare le componenti essenziali

del processo di formazione e distribuzione della ricchezza aziendale.

In particolare la forma scalare permette di cogliere e quantificare i principali risultati lordi

permettendo all’imprenditore di comprendere l’entità del contributo delle diverse attività

dell’impresa al processo di formazione della ricchezza aziendale.

Nel conto economico è importante che siano evidenziate i seguenti risultati reddituali lordi :

 Valore Aggiunto Operativo (VAO) : deriva dalla differenza tra il valore collocato sul mercato

(fatturato rettificato) e il valore delle risorse acquisite all’esterno dell’impresa (costi operativi

esterni – COE )

Il VAO rappresenta l’entità del contributo dell’impresa al valore complessivo collocato sul mercato.

Se il VAO è basso l’impresa aggiunge poco in termini di valore. Il VAO è uguale al Valore Aggiunto

della filiera produttiva.

 Reddito Operativo (RO) : indica la ricchezza prodotta dalla gestione operativa dell’impresa,

dalla sua attività caratteristica. [ RO = VAO – costi operativi – costi di apparato (es. costo del

personale e gli ammortamenti) ]

 Reddito Lordo (RL) : rappresenta una grandezza economica che tiene conto oltre della gestione

operativa anche di quella finanziaria, dato dal saldo (differenza) tra i proventi (es : interessi attivi)

e gli oneri finanziari (interessi passivi su mutui). [ RL = RO + proventi – oneri finanziari ]

Il RL consente all’imprenditore di valutare l’entità della ricchezza prodotta al netto della posizione

finanziaria dell’impresa.

 Reddito Netto (RN) : rappresenta una grandezza economica di fondamentale importanza,

individuando l’entità della ricchezza netta complessivamente prodotta, tenendo conto anche della

gestione tributaria.

[ RN = RL – oneri tributari ]

 Reddito Disponibile (RD) : tiene conto del valore negativo associato alla remunerazione del

capitale di rischio. Se il reddito disponibile è positivo l’impresa ha generato o sarà in grado di

generare un surplus di valore. [ RD = RN – dividendi ]

ANALISI SOGGETTIVA E QUALI- QUANTITATIVA DEL CONTO ECONOMICO

- L’analisi soggettiva – consiste nell’individuare in corrispondenza di ciascuna componente

positiva o negativa di valore del conto economico i soggetti da cui proviene o a cui afferisce tale

valore. Cosi :

-> fatturato – clienti

-> costi operativi esterni – fornitori

-> costi del personale – personale

-> oneri finanziari – banche

-> oneri tributari – Stato

-> dividendi – proprietà

- L’analisi quali -quantitativa – consiste nel scomporre le diverse grandezze che contribuiscono

al processo di formazione della ricchezza in una relazione tra componenti elementari che

consentono di meglio comprendere come tale valore ha avuto origine.

Ad esempio : il fatturato è uguale al prezzo di vendita unitario per le quantità (analisi

quantitativa) .

Analisi qualitativa, è possibile distinguere :

- qualità tecnica: intesa come attitudine del prodotto a soddisfare la funzione d’uso dell’utenza.

- qualità immagine : intesa come attitudine del prodotto di soddisfare le aspettative dell’utenza

non riconducibili alla funzionalità ma all’immagine quale : il design, status, ecc..

- tempo di consegna del prodotto.

Le componenti sopra individuate insieme con il prezzo unitario e le quantità incidono nella

sostanza sul valore complessivo del fatturato. In questo mix in alcuni casi acquistino

maggiormente rilevanza le componenti immateriali del prodotto ( esempio : qualità immagine nei

prodotti del settore di moda) .

IL PROCESSO DI DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA.

Nel caso di presenza di “reddito disponibile” positivo, tale reddito può avere due destinazioni :

1- redistribuzione per alimentare i processi di crescita e aumentare i poteri aziendali 

aumento di costi di apparato per l’acquisizione di nuovi fattori produttivi strumentali , accrescere i

costi del personale, ecc..

2- redistribuzione per soddisfare maggiormente i pubblici e raffinare i poteri aziendali :

- Clienti  incrementare la quota di ricchezza da distribuire ai clienti per rafforzare il potere di

mercato. Significa agire nelle seguenti direzioni :

a) – stabilire prezzi di vendita unitari più bassi (quantità x prezzo) ;

- garantire consegne più tempestive e concedere maggiori dilazioni di pagamento (tempo) .

b) – migliorando la qualità tecnica o/e la qualità immagine, investendo in costi di apparato ed in

risorse umane o migliorando la qualità dei costi operativi esterni.

- Fornitori 

- Banche 

- ecc…

LA STRUTTURA PATRIMONIALE : CONCETTI INTRODUTTIVI

Quali sono i tipici investimenti e quali i tipici finanziamenti che compongono la struttura finanziaria

di un’impresa industriale?

Gli impieghi (investimenti o capitale investito)

1- Il capitale fisso  è investito che sono destinate a convertirsi in flussi monetari nel medio lungo

periodo o che sono rappresentate da beni a fecondità ripetuta, quale :

- le immobilizzazioni immateriali : brevetti ,marchi ,ecc..

- le immobilizzazioni tecniche o materiali : impianti, macchinari, attrezzature, ecc..

- le immobilizzazioni finanziarie : partecipazioni, crediti a medio-lungo termine, ecc..

2- Il capitale circolante  è rappresentato da attività destinate a convertirsi in flussi monetari nel

breve termine, in un singolo ciclo produttivo, quale :

- le liquidità : rappresentate da capitali in forma liquida disponibili nell’impresa o presso istituti

finanziari;

- i crediti commerciali : crediti verso clienti esigibili entro l’anno;

-le scorte di magazzino : scorte di materie prime, semilavorati, prodotti in corsi di lavorazione,

prodotti finiti.

La vendita di prodotti genera una diminuzione di scorte di prodotti finiti e contemporaneamente un

aumento di crediti commerciali se la vendita è avvenuta con pagamento dilazionato o l’aumento

della cassa se è avvenuto per contanti.

Le fonti

Secondo il criterio finanziario le fonti ( il capitale di finanziamento) può essere distinto in :

- fonti a tempo indeterminato : si tratta del capitale proprio o patrimonio netto. Esso verrà

distribuito solo in caso di distribuzione dei dividendi, riduzione del capitale sociale o liquidazione

aziendale.

- fonti a medio lungo termine : si tratta di tutti quei debiti esigibili oltre i dodici mesi, quali : i mutui

ipotecari, i prestiti obbligazionari, i leasing finanziari ;

- fonti a breve termine : si tratta di tutti quei debiti esigibili entro dodici mesi ,quali : i debiti di

regolamento, le aperture in conto corrente, l’anticipo sul portafoglio salvo buon fine, ecc..

Secondo il criterio di “natura” o “provenienza” dei capitali, possiamo distinguere :

- Capitale proprio : rappresenta il capitale di rischio ed è considerata una fonte di finanziamento a

scadenza indeterminata. E’ composto da :

-> capitale sociale : i conferimenti della proprietà;

-> riserve di utili : utili prodotti e non distribuibili;

-> altre riserve di capitali : es, riserva sovraprezzo azioni, le riserve di rivalutazione.

- Capitale di credito : è quel capitale ottenuto dai terzi per il quale esiste un obbligo di rimborso e

per il quale si sostiene un onere. Tali capitale possono derivare da :

-> prestiti : i prestiti nell’ambito del mercato monetario e finanziario. Si parla di finanziamento

diretto. Tali finanziamenti generano interessi espliciti. Esempio : i debiti bancari a breve termine, i

debiti bancari a medio lungo termine e le obbligazioni;

-> debiti di regolamento : che derivano da negoziazioni che hanno ad oggetto altri fattori

produttivi (materie prime, lavoro, ecc..). Si parla di finanziamenti indiretti. Questi finanziamenti sono

caratterizzati da interessi impliciti e indistinti. Esempio : i debiti commerciali, i debiti verso istituti

previdenziali, i debiti tributari, ecc..

-> fondi rischi e oneri : I fondi rischi sono destinati a fronteggiare eventi incerti non solo nei tempi

e nei valori ma anche nella loro esistenza. Esempio: il fondo rischi su crediti, fondi rischi su cambi.

I fondi oneri vengono creati per far fronte a eventi incerti solo nel tempo e nel valore. Esempio : il

fondo TFR.

N.B : i debiti di regolamento sono generalmente debiti a breve scadenza , i debiti rappresentati da

prestiti possono essere sia a breve scadenza sia a medio lungo termine.

L’AUTOFINANZIAMENTO

L’autofinanziamento costituisce la principale fonte di finanziamento interno ed è costituito dalle

risorse finanziarie a disposizione dell’impresa generate dallo svolgimento dei processi operativi.

L’origine dell’autofinanziamento può essere duplice :

- L’autofinanziamento da reddito  deriva dall’accumulazione del reddito conseguito che rimane

investito all’interno dell’impresa.

Sotto il profilo economico è rappresentato dall’utile non distribuito e sotto il profilo finanziario-

patrimoniale dall’accantonamento alle riserve di utili del patrimonio netto.

L’autofinanziamento da reddito è una fonte di finanziamento non onerosa che permane a tempo

indeterminato all’interno dell’impresa.

- L’autofinanziamento da costi  è generato dall’imputazione nel conto economico di costi non

monetari, cioè costi che non generano alcuna uscita finanziaria nell’esercizio. Esempio: la quota di

ammortamento, i fondi rischi, TFR .

L’autofinanziamento da costi è una fonte di finanziamento di durata limitata e non adatta a

finanziare stabilmente il processi di cambiamento dell’impresa.

LA SITUAZIONE PATRIMONIALE A VALORI FISIOLOGICI

Analisi analitica delle voci dell’attivo dello Stato Patrimoniale :

1- Liquidità - intesa come denaro disponibile e tipicamente formata da Cassa, Banca c/c , ecc..

Vanno considerati il volume complessivo dei costi monetari previsti per l’esercizio (c.m.a.) .

Il livello di liquidità necessaria sarà : ( c.m.a / 360) x X1

L’imprenditore dovrà tener conto :

- dei livelli e del ritmo delle entrate monetarie previste;

- del livello e del ritmo delle uscite monetarie previste;

- del costo della liquidità disponibile (oneri finanziari da corrispondere ai finanziatori)

- della disponibilità da parte della proprietà a vincolare al sistema volumi più o meno elevati di

risorse a titolo di capitale di rischio.

Le esigenze della gestione operativa imporrano un livello minimo fisiologico di liquidità che

garantisca un certo grado di sicurezza finanziaria, in termini di capacità dell’impresa di far fronte in

modo economico ai costi monetari della gestione al fine di evitare situazione di crisi finanziaria.

2- Crediti Commerciali

Il livello reale dei crediti commerciale è dato in funzione della regolarità :

- del fatturato realizzato dall’impresa nel corso dell’esercizio;

- dei pagamenti effettuati dai clienti nel corso dell’esercizio.

Stock fisiologico dei crediti = (Fatturato x 1,21/ 360 ) x X2

Ragionamento analogo anche per lo stock dei debiti commerciali :

Livello fisiologico dello stock = ( Costi di fornitura annui x 1,21 / 360 ) x x3^14<

3- Magazzino

La disponibilità di un certo livello minimo di magazzino di prodotti finiti serve per contemperare

due esigenze contrapposte :

- da un lato la necessità dell’impresa di effettuare una produzione regolare;

- dall’altro l’esigenza di soddisfare la necessità di un collocamento che dipende dai bisogni

della clientela e che quindi non può essere previsto in modo preciso.

Il ragionamento dell’imprenditore per stabilire il livello fisiologico del magazzino prodotti finiti

deve essere : Supponendo che la produzione si blocchi, per quanto tempo (di solito 20-60 gg)

voglio essere in grado di continuare a vendere senza avere flussi di prodotti finiti dalla

produzione?

Livello fisiologico del magazzino dei prodotti finiti = ( Fatturato annuo –costo-) / 360 x

X4

Livello fisiologico del magazzino delle materie prime = ( consumi annui di materie prime

–costi-) / 360 x X5

Ragionamenti analoghe anche per le altre componenti del magazzino.

Si sottolinea che il processo di determinazione dei livelli fisiologici deve contenere anche

valutazioni di tipo qualitativo ( è importante considerare per lo stock fisiologico dei crediti

commerciali anche la composizione qualitativa di tale stock in termini di affidabilità e

regolarità di pagamento che le varie categorie di clienti ci possono garantire).

Infine si sottolinea che la determinazione dei livelli fisiologici delle voci sopra indicati è

effettuata dall’imprenditore ex-ante è servirà da elemento di confronto con le risultanze effettive

della sua attività di autostrutturazione del sistema operativo.

LE PRINCIPALI RELAZIONI TRA GRANDEZZE ECONOMICHE E PATRIMONIALI

L’analisi delle relazioni tra le grandezze del conto economico e quelle patrimoniali è rilevante

poiché attraverso la corretta gestione di tali relazioni l’imprenditore può assicurare all’impresa il

perseguimento dell’equilibro economico e finanziario.

- La liquidità ,per esempio dello stato patrimoniale è collegata a diverse grandezze del conto

economico ,in particolare a tutti i costi monetari (che hanno generato uscite) e quindi a:

- costi operativi esterni monetari;

- costi del personale;

-oneri finanziari;

- imposte;

- dividendi.

Per determinare il livello della liquidità occorre considerare non solo le uscite collegate ai costi

monetari ma anche le uscite che hanno origine diversa ( pagamento dei debiti, acquisto delle

immobilizzazioni ,ecc..). A questo scopo è necessario costruire un rendiconto finanziario.

- I crediti verso i clienti (crediti commerciali) sono collegati al fatturato attraverso la formula :

(Fatturato annuo + IVA / 360 ) x n

n – è il numero medio di giorni di credito concessi alla clientela.

Occorre :

- escludere dalla formula la quota parte di fatturato realizzato per contanti.

- se non tutto il fatturato è realizzato con la medesima aliquota IVA occorre procedere alle

necessarie distinzioni per ottenere un corretto calcolo dell’IVA globale.

- Magazzino :

-> le materie prime – il cui livello è collegato ad una componente dei costi esterni operativi

(acquisto materie prime) attraverso la formula :

( Consumi annui di materie prima –al costo- / 360 ) x n

n – è il numero di giorni di dilazione media concessa ai fornitori.

-> i prodotti in corso di lavorazione – la loro entità può essere determinata analizzando la

fisiologia dell’apparato produttivo ,cioè la capacità produttiva ( non trovano rispondenza nelle

grandezze del C.E)

-> i prodotti finiti – il cui livello è collegato all’entità del fatturato attraverso la formula:

( Fatturato annuo –al costo- + IVA / 360 ) x n

n – è il numero di giorni durante i quali l’impresa è in grado di continuare a vendere senza

avere flussi di prodotti finiti dalla produzione.

- Debiti verso fornitori – sono collegati ai costi esterni attraverso la formula :

( Costi operativi annui x 1,21 / 360 ) x n

- Le immobilizzazioni tecniche – sono collegate agli ammortamenti (l’imprenditore deve

stabilire la politica di ammortamenti da attuare) .

- Il TFR – è collegato ai costi del personale e alla durata della permanenza media in azienda

dei dipendenti.

- Il capitale netto – è collegato ai dividendi.

- I debiti a breve verso le banche e quelli a medio termine – sono collegati agli oneri

finanziari attraverso la formula :

oneri finanziari = ( i b x Lb x t b + i m x Lm x t m ) , dove :

- i b è il tasso di interesse su debiti a breve verso le banche ;

- Lb è il livello di indebitamento a breve verso le banche ,

- t b è il tempo di utilizzo dell’indebitamento a breve.

- i m è il tasso di interesse su debiti a medio termine verso le banche,

- Lm è il livello di indebitamento a medio termine verso le banche,

- t m è il tempo di utilizzo dell’indebitamento a medio termine.

Se il livello di reddito operativo non è sufficiente a coprire i costi connessi agli oneri finanziari,

l’imprenditore dovrà ridurre l’indebitamento attraverso una ricapitalizzazione o ridurre il livello

del capitale di funzionamento.

Se però la struttura del capitale di funzionamento e quella del capitale di finanziamento è

equilibrata occorrerà intervenire sull’aspetto economico cercando di aumentare il fatturato o/e

diminuire i costi operativi.

Si sottolinea che le relazioni sopra evidenziate vanno analizzate e interpretate in senso

bidirezionale (se in sede di controllo il rapporto tra prodotti finiti e fatturato è troppo alto

occorrerà intervenire sul livello di magazzino, rallentando i flussi in entrata di

approvvigionamento e di produzione e/o cercare di aumentare il livello di fatturato)

In conclusione, le interrelazioni sopra riportate possono essere utilizzate :

- per individuare le disfunzioni presenti nel sistema e le terapie necessarie per farvi fronte;

- per impostare ,in sede di progettazione e sviluppo, le decisioni imprenditoriali al fine di

ottenere la massima efficienza complessiva.

LE GRANDEZZE AZIENDALI

Ogni fenomeno della gestione dell’impresa può essere analizzato in termini di “grandezze

aziendali”. La stessa impresa ,in un’ottica quantitativa, può essere vista come un “sistema di

grandezze”.

Le grandezze aziendali possono essere classificati in :

- grandezze flusso  sono quantità che modificano una grandezza stock o una grandezza

massa ed hanno significato soltanto in un intervallo di tempo. Esempi: il fatturato, il costo di

personale, il rimborso di un prestito, la riscossione di un credito.

- grandezze stock  sono quelle entità che permangono nonostante il rinnovo delle quantità

che le compongono. Sono grandezze caratterizzate da processi di alimentazione e di

utilizzazione continui o frequenti. Le grandezze stock hanno significato in relazione ad un

preciso istante temporale. Esempi: i crediti verso clienti, le scorte di magazzino, di debiti verso

fornitori, la cassa, ecc..

- grandezze massa  sono grandezze la cui alimentazione avviene una tantum e la cui

utilizzazione avviene con processi relativamente continui, o al contrario. Anche le grandezze

massa hanno significato in relazione ad un preciso istante temporale. Esempi: gli immobili, gli

impianti, i macchinari, i mutui, il TFR, ecc..

N.B : le voci inserite nel conto economico sono grandezze flusso, mentre le voci dello stato

patrimoniale sono grandezze stock o grandezze massa.

LE CONDIZIONI DI ESISTENZA DELL’IMPRESA : LE COMPONENTI DELL’EQUILIBRO

ENERGETICO

L’impresa può sopravvivere e crescere solo se incamera più energia di quanta ne cede

all’esterno –il saldo tra energie prodotte ed energie consumate deve essere attivo. In caso

contrario, si assiste al processo di ossificazione del sistema che si conclude con la sua

estinzione.

Il ciclo di vita di ogni sistema biologico si realizza in tempi più o meni lunghi ma inevitabilmente

finiti, mentre quello dell’impresa può teoricamente essere infinito se l’imprenditore dopo il

processo di stabilizzazione del sistema innesca un nuovo processo strategico di sviluppo.

Esiste equilibro energetico se i flussi positivi provenienti dal rapporto con i clienti sopravanzano

quelli negativi derivanti dal rapporto con i fornitori e con gli altri stakeholders dell’impresa

( proprietà, banche, fisco..).

L’esistenza di un saldo energetico positivo si può conoscere con certezza solo nel momento

della cessazione dell’attività. In condizioni di continuità è necessario valutare la complessiva

condizione di equilibro energetico considerando due condizioni di esistenza :

- equilibro economico  esprime la capacità dell’impresa di produrre un surplus di valore.

- equilibro finanziario  esprime la capacità dell’impresa di adempiere puntualmente gli

impegni finanziari assunti.

Il mantenimento dell’equilibro finanziario è senz’altro prioritario poiché la sua mancanza, anche

solo temporanea , può portare in situazioni di inadempimenti e quindi di insolvenza e quindi di

fallimento dell’impresa.

L’equilibro finanziario può esistere anche in assenza di equilibro economico se esiste una

proprietà (o altro soggetto interno o esterno) disposta a fornire risorse finanziarie sufficienti a

coprire il disavanzo generato dallo squilibro economico (es. impresa pubblica) .

In mancanza di equilibro economico, invece si viene a creare una forte indipendenza

dell’assetto imprenditoriale nei confronti dell’assetto proprietario. L’impresa non è

autosufficiente e la sopravvivenza è del tutto condizionata dalla disponibilità della proprietà a

riversare nell’impresa nuove risorse. Quindi in condizioni fisiologiche devono esistere entrambi

gli equilibri.

L’EQUILIBRO FINANZIARIO : CONCETTI INTRODUTTIVI

L’equilibro finanziario può essere definito come “la capacità da parte dell’impresa di far fronte

in ogni momento alle uscite monetarie attraverso le entrate”. Ciò significa che l’impresa deve

disporre sempre ,delle risorse finanziarie per far fronte ai propri impegni in scadenza.

Si ha condizione di equilibro finanziario nel caso in cui :

(giacenza di cassa al tempo t-1) + ( entrate al tempo t-1) > uscite al tempo t

Tuttavia questa definizione è incompleta poiché si devono considerare due componenti

dell’equilibro finanziario, la parte corrente (sopra enunciata ) e la parte strutturale che riguarda

la relazione tra fonti ed impieghi di finanziamento.

Il capitale d’impresa può essere distinto (secondo un’altra distinzione da quella che distingue in

capitale fisso e circolante) in :

- Le immobilizzazioni  sono attività fisse o circolanti che devono essere necessariamente

presenti nel capitale dell’impresa per garantire il fisiologico svolgimento di un determinato

livello di attività (non deve essere confuso con il concetto di immobilizzazioni in bilancio).

Sono investimenti che generano un fabbisogno finanziario strutturale poiché si tratta di

grandezze massa o stock destinate a trasformarsi in liquidità solo in caso di riduzioni o

cessazioni di attività dell’impresa.

- Le disponibilità  sono attività fisse o circolanti che possono essere liquidate senza

compromettere il fisiologico svolgimento di un determinato livello di attività e pertanto generano

un fabbisogno finanziario non strutturale poiché si tratta di grandezze massa o stock che

vengono impiegati per brevi periodi e che sono connessi a fatti eccezionali o transitori

(investimenti non strutturali).

N.B : Il primo criterio di classificazione ( in fisso e circolante) si basa sulla lunghezza del

periodo di “rigiro”; il secondo criterio invece (in immobilizzazioni e disponibilità) si basa sulla

possibilità di essere liquidate senza compromettere il fisiologico svolgimento di un determinato

livello di attività.

Si può dire che :

- gli investimenti in capitale fisso generano un fabbisogno finanziario di lungo periodo.

- gli investimenti in capitale circolante generano un fabbisogno finanziario di breve durata.

- gli investimenti in immobilizzazioni generano un fabbisogno finanziario strutturale.

- gli investimenti in disponibilità generano un fabbisogno finanziario non strutturale.

Il concetto di finanziamento di lunga durata non coincide necessariamente con il concetto di

finanziamento strutturale. Ad esempio l’apertura di credito in conto corrente (ottenuto in forma

di un finanziamento di breve durata) può trasformarsi in un debito strutturale se l’affidamento

viene continuamente rinnovato alla scadenza.

Nella struttura finanziaria di un’impresa possiamo distinguere :

- investimenti duraturi  sono attività destinate a rimanere durevolmente presenti in azienda,

in quanto possono essere impiegate per più cicli produttivi.

Tale investimenti esprimono un fabbisogno finanziario strutturale. Si tratta di grandezze massa

la cui alimentazioni avviene una tantum e il recupero finanziario è realizzata gradualmente

tramite l’ammortamento. Quindi, il fabbisogno finanziario generato dal singolo investimento è

massimo al momento dell’acquisto e si riduce annualmente fino ad essere annullato.

Nel corso della vita aziendale, il livello complessivo degli investimenti duraturi, e dunque il

livello del relativo fabbisogno finanziario è variabile in funzione dell’attività dell’impresa. Se il

livello di attività è costante anche gli investimenti in tali attività si mantengano costanti

attraverso rinnovi, sostituzioni, ecc..

Alla categoria degli investimenti duraturi appartengono gli investimenti in:

- “immobilizzazioni” materiali : terreni, fabbricati, impianti, macchine, attrezzi, automezzi,

ecc..

- “immobilizzazioni” immateriali : avviamento, brevetti, ecc..

Gli investimenti duraturi sono effettuati in occasione dello start up e successivamente in

occasione di ampliamenti della capacità produttiva o in caso di sostituzione per rinnovo.

- Gli investimenti in stock strutturali di capitale circolante – sono attività circolanti che, per

natura, esprimono un fabbisogno finanziario di breve termine ,ma che nell’insieme esprimono

un fabbisogno strutturale variabile in relazione al livello dell’attività e alle politiche commerciali

dell’impresa.

- Crediti commerciali, materie prime, prodotti finiti sono capitali circolanti –secondo la

prima classificazione- ma che esprimono un fabbisogno finanziario strutturale in quanto

vengono ripristinati continuamente (acquistando nuove materie prime ,concedendo nuovi

crediti alla clientela, ecc..).

Gli investimenti duraturi sono investimenti correlati al livello di fatturato : se i ricavi aumentano

aumenterà l’ammontare dei crediti commerciali concessi alla clientela, aumenterà la

produzione e dunque il stock delle materie prime e di prodotti finiti, o viceversa.

- investimenti di breve durata  sono investimenti per natura destinati a liquidarsi entro un

arco temporale limitato e che derivano da fatti eccezionali o a carattere transitorio.

Alcune cause all’origine di tali investimenti sono :

- esigenze tecnologiche connesse alla regolarizzazione della produzione. In presenza di

andamenti irregolari della domanda l’impresa può decidere di accumulare eccessi di scorte di

prodotti finiti al fine di regolarizzare la produzione (tipicamente per le produzioni a carattere

stagionale).

- opportunità commerciali connesse a particolare esigenze promozionale.

- intenti speculativi connessi a particolari circostanze di mercato. Ciò avviene ad imprese

le cui materie prime incidono molto nei costi complessivi e i cui prezzi sono caratterizzati da

ampie oscillazioni. Tali imprese concentreranno i propri acquisti in determinati periodi

accumulando scorte di materie prime.

Affinché il sistema sia fisiologicamente equilibrato da un punto di vista strutturale, è

necessario che il capitale di funzionamento strutturale, e quindi non variabili nel breve

termine sia coperta da fonti a titolo di capitale di rischio o di credito a medio termine,

mentre solo la parte variabile può essere coperta da passività di breve termine (debiti vs

fornitori e debiti a breve vs banche).

Considerando invece una situazione patrimoniale classificate con criteri tradizionali, si ha una

situazione di normalità fisiologica quando le passività a medio termine coprano le

immobilizzazioni e la parte dell’attivo di breve che ha carattere strutturale.

Saremmo in situazione di equilibro finanziario strutturale solo se :

Attivo di breve > Passivo di breve , o Capitale Circolante Netto > 0 , dove

:

CCN -> è dato dalla differenza tra attivo di breve e passivo di breve. L’entità della tale

differenza deve essere almeno pari al capitale circolante fisiologico necessaria a garantire la

continuità dei processi.

Una corretta corrispondenza temporale tra il ciclo degli investimenti i quello dei finanziamenti,

riduce il rischio che gli investimenti strutturali siano oggetto di disinvestimento a causa del

rimborso di fonti di finanziamento a breve, pregiudicando la continuità dell’impresa.

Il profilo di rischio patrimoniale, oltre a questa relazione temporale ,è condizionato anche dal

grado d indipendenza finanziaria dell’impresa nei confronti dei terzi.

E’ rilevante in questo ambito il rapporto tra mezzi propri (patrimonio netto) e mezzi di terzi

(debiti vs istituti di credito). Nel caso di CCN positivo ,accompagnato da una forte

sottocapitalizzazione ( a causa dei mezzi terzi) il grado di autonomia dell’impresa è molto

limitato poiché la sua continuità dipende dalla volontà degli istituti di credito.

Quindi, la condizione di equilibro finanziario strutturale è completata dall’esistenza di un CCN

positivo e un adeguato livello di capitalizzazione.


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drinny

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher drinny di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Moliterni Rocco.

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