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I poteri della Commissione Europea.

3.

- Sorveglia gli Stati affinché applichino correttamente i diritti dell’UE.

- Potere di iniziativa normativa o legislativa: il primo passaggio dell’attività normativa dell’UE è

una decisione, sulla base di una proposta della Commissione.

- È colei che rappresenta l’Unione Europea nel Mondo, nella sua azione esterna, quando questa

conclude dei Trattati o tesse rapporti con altri stati o organizzazioni, lo fa attraverso la

Commissione Europea.

- Funzione esecutiva: la Commissione esegue le norme europee (gli atti dell’Unione).

Nomina dei commissari.

- Il trattato di Lisbona ha previsto che la nomina della Commissione venga avviata dopo l’esito

delle elezioni parlamentari, per far sì che la sua composizione rifletta il risultato elettorale.

- Prima del trattato di Lisbona queste due parti andavano in parallelo, ma non sempre il colore

politico combaciava e quindi creava motivi di dibattito.

La nomina del presidente è distinta da quella dei commissari.

Viene designato il futuro presidente della Commissione; i Capi di stato e di governo si

1. riuniscono e arrivano ad individuare il possibile candidato, che deve poi essere eletto e quindi

formalizzato dal Parlamento Europeo.

Il Presidente è eletto; ma non ha ancora la sua Commissione, perché in un secondo momento il

2. Consiglio, su indicazione dei Governi Nazionali, individua l’elenco dei commissari. L’adozione di

questa lista non è ancora sufficiente, perché interviene il Parlamento.

Ogni candidato deve fare un’audizione individuale dinnanzi alla Commissione parlamentare

3. competente (nel campo in cui agirà quel preciso candidato).

Una volta superata l’audizione si ha un’approvazione collettiva da parte del Parlamento

4. Europeo.

L’ultima fase è affidata al Consiglio Europeo che, sempre a maggioranza qualificata, nomina la

5. Commissione.

Alto rappresentante PESC.

Nominato dal Consiglio Europeo con l’accordo del Presidente della Commissione e

1. l’approvazione del PE.

È Vicepresidente della Commissione, presiede la formazione specializzata Affari esteri del

2. Consiglio e partecipa alle sedute del Consiglio Europeo.

Non riguarda la terza fase, ma dev’essere eletto prima della quarta, in quanto Vicepresidente

3. della Commissione.

Il Comitato Economico e Sociale e il Comitato delle Regioni. (ART 13 TUE e 300-305

TFUE).

- Hanno solo ed esclusivamente compiti consultivi.

- Hanno pareri obbligatori ma non vincolanti, ossia obbligatoriamente richiesti ma che non

vincolano colui che li ha chiesti.

- Hanno una composizione non governativa.

- Massimo 350 componenti; no mandato imperativo.

- Hanno competenze generali, non circoscritte a determinati settori.

Comitato economico e sociale: rappresentanti dei datori di lavoro, dei lavoratori e di altre

• espressioni della società civile.

Comitato delle regioni: titolari di mandato elettorale o politicamente responsabili dinnanzi ad

• un’assemblea democraticamente eletta a livello regionale e locale. Riunisce coloro che hanno un

titolare di mandato elettorale: un consigliare regionale, provinciale o comunale eletto da quella

realtà locale; un assessore o Presidente di regione.

La Corte di Giustizia. (ART. 19, par. 1, TUE)

Tale organo comprende:

- La Corte di Giustizia.

- Il Tribunale.

- I tribunali specializzati.

Sono tutte organi di individui, i cui membri svolgono le loro funzioni

“in piena imparzialità e secondo coscienza”.

Fonti normative che disciplinano l’attività della Corte di Giustizia.

- ART. 251 a 281 TFUE.

- Protocollo n.3 sullo Statuto della Corte di Giustizia.

- Il regolamento di procedura della Corte stabilito dalla Corte stessa ma che necessita

dell’approvazione del Consiglio a maggioranza qualificata.

Interesse di cui è portatore: //

1. Com’è composto: da giudici il cui numero corrisponde a quello degli Stati membri (28) e da 9

2. avvocati generali; quest’ultimo numero può essere aumentato con delibera unanime del

Consiglio su richiesta della Corte di Giustizia. Tra i giudici viene eletto, per tre anni, un

presidente, rinnovabile, ed un vicepresidente per la stessa durata. La nomina dei giudici e degli

avvocati generali è effettua di comune accordo dai governi degli Stati membri, previa

consultazione di un apposito comitato. (ART. 253, c.I, TFUE). La durata del mandato è di 6

anni ed è rinnovabile. È previsto un rinnovo parziali ogni tre anni che riguarda la metà dei

componenti della Corte.

- I giudici: fanno parte del collegio giudicante che emette le decisioni.

- Gli avvocati generali: hanno una funzione ausiliaria; “l’avvocato generale ha l’ufficio di

presentare pubblicamente le conclusioni”. La prassi vuole che ci siano sempre quattro avvocati

aventi la nazionalità di ciascuno degli Stati membri maggiori (Francia, Germania, Italia e

Regno Unito), i posti rimanenti sono a rotazione degli altri Stati membri.

Le conclusioni contengono il parere dell’avvocato generale su come la Corte di Giustizia dovrebbe

decidere la causa. Tali conclusioni non sono vincolanti.

Poteri della Corte di Giustizia.

3. - Natura giurisdizionale: “assicura il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei

trattati”.

- Natura consultiva: in base al quale è chiamata ad esprimere un parere con valore

parzialmente vincolante. L’ambito più importante è in materia di accordi internazionali

dell’Unione, il parere negativo della Corte rende necessario ricorrere alla procedura di

revisione dei trattati prevista dall’ART. 48 TUE, salvo modifiche dell’accordo che eliminino le

ragioni del parere negativo.

La corte opera nelle seguenti formazioni di giudizio:

- Sezioni composte da 3 o 5 giudici.

- Grande sezione formata da 15 giudici, tra cui il presidente, vicepresidente e tre presidenti delle

sezioni a cinque; è convocata quando lo richiede uno Stato membro o un’istituzione dell’Unione

che è parte in causa.

- Seduta plenaria formata da tutti i giudici. Oltre ad ipotesi particolari, può essere convocata ove

la Corte “reputi che un giudizio pendente dinanzi ad essa rivesta un’importanza eccezionale”.

Tribunale dell’Unione Europea.

È giudice di primo grado. Le sue pronunce sono soggette ad impugnazione davanti alla Corte di

Giustizia. Il termine è di due mesi a decorrere dalla notifica della decisione da impugnare.

Rispetto alle cause assegnate alla competenza dei tribunali specializzati è invece giudice di

secondo grado, in quanto conosce delle impugnazioni proposte contro le sentenze di primo grado

di questi tribunali.

Fonti normative da cui è disciplinato.

1. - ART. 254 - 256 TFUE.

- Titolo IV dello Statuto della Corte di Giustizia.

- Il regolamento di procedura stabilito dallo stesso Tribunale ma “di concerto con la Corte di

Giustizia” e “sottoposto all’approvazione del Consiglio che delibera a maggioranza qualificata”.

Composizione.

2. - Dev’esserci “almeno un giudice per ogni Stato membro” però “il numero dei giudici è stabilito

dallo Statuto della Corte di Giustizia”. È possibile, pertanto, nominare più giudici di quanti

siano gli Stati membri.

- L’ART. 254 TFUE prevede la presenza di avvocati generali. (Possibilità non ancora utilizzata).

La nomina dei giudici avviene con comune accordo dei governi degli Stati membri, con un

mandato di 6 anni, rinnovabile; tra i giudici viene eletto un presidente con un mandato di 3 anni.

Hanno gli stessi requisiti di indipendenza e di professionalità della Corte (con livello di

professionalità meno elevato).

Formazioni di giudizio: istituisce sezioni da 3 o 5 giudici, si riunisce in Seduta plenaria, in

Grande sezione, o statuisce nella persona di un Giudice Unico.

Competenze.

3.

Per quanto riguarda le c.d. competenze dirette, occorre esaminare lo Statuto e in particolare l’ART.

51; Il Tribunale è competente in primo grado:

per i ricordi proposti dalle persone fisiche o giuridiche contro le istituzioni e gli organi (salvo

A. i settori attribuiti alla competenza di primo grado di un tribunale specializzato).

per i ricorsi d’annullamento proposti da uno Stato membro contro la Commissione.

B. per i ricorsi d’annullamento proposti da uno Stato membro contro il Consiglio.

C. Il par. 3, dell’ART. 256 TFUE contempla la possibilità di una competenza pregiudiziale in

materie specifiche determinate dallo Statuto. Tuttavia, non prevedendo ancora alcuna materia, il

Tribunale non dispone di tale competenza. (Sì, lo so che it doesnt’ make any sense).

Tribunali specializzati.

A partire dal Trattato di Nizza, il Parlamento europeo e il Consiglio possono istituire tribunali

specializzati affiancati al Tribunale, attraverso un regolamento che stabilisce la composizione e la

portata delle competenze.

- La nomina dei membri è compito del Consiglio, all’unanimità.

- Le sentenze sono impugnabili davanti al Tribunale per i soli motivi di diritto o fatto.

- Il “riesame” della decisione del Tribunale davanti alla Corte di Giustizia è invece previsto solo

eccezionalmente e alle condizioni e entro i limiti previsti dallo Statuto, “ove sussistano gravi rischi

che l’unità o la coerenza del diritto dell’Unione siano compromesse”. Per queste ipotesi ci sono tre

livelli di giudizio: tribunale specializzato, Tribunale e Corte di Giustizia.

Il primo tribunale specializzato è il Tribunale della funzione pubblica dell’Unione Europea

(TFP). “È competente in merito alle controversie tra le Comunità e i loro agenti […] o tra gli organi o

tra gli organismi e il loro personale”.

La Banca Centrale Europea (BCE).

Gode di personalità giuridica. Ha il diritto di autorizzare l’emissione dell’euro ed “è indipendente

nell’esercizio dei suoi poteri e nella gestione delle sue finanze”.

Interesse di cui è portatore: //

1. Com’è composto: Si articola in un Comitato esecutivo, composto da un Presidente, un Vice -

2. Presidente e quattro membri nominati dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata, su

raccomandazione del Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo e del Consiglio

direttivo, e un Consiglio direttivo composto dai membri del Comitato esecutivo e dai

Governatori delle Banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l’euro.

Poteri della BCE. (ART. 127 e 128 TFUE)

3. - “Mantenimento della stabilità dei prezzi”

- “Agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”.

- “Definire e attuare la politica monetaria dell’Unione”.

- “Svolgere le operazioni sui cambi”.

- “Gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli stati membri”.

- “Promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento”.

- “Il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione”

La Corte dei Conti.

È un organo di individui.

Interesse di cui è portatore: //

1. Com’è composto: “un cittadino di ciascuno Stato membro” nominati dal Consiglio a

2. maggioranza qualificata, previa consultazione del Parlamento Europeo con un mandato di 6

anni. I requisiti sono analoghi a quelli previsti per i giudici della Corte di Giustizia.

Poteri della Corte dei Conti.

3. - Assicurare “il controllo dei conti dell’Unione”.

- “Esaminare i conti di tutte le entrate e le spese dell’Unione” nonché “di ogni organo e organismo

creato dall’Unione”.

- “Controlla la legittimità e la regolarità delle entrate e delle spese ed accerta la sana gestione

finanziaria” e riferisce “su ogni caso di irregolarità”.

Le Agenzie Europee.

Sono più di 30 e:

- Consentono di decentrare l’attività dell’UE europea, sono infatti dislocate nei territori degli Stati

membri.

- Si occupano di problematiche tecniche e molto specifiche, delle quali la Commissione investe

queste agenzie; sono espressione della burocrazia europea.

Esempi.

L’Agenzia Europea per il Farmaco: se c’è una crisi data dagli effetti collaterali di un farmaco, il

1. diretto interessato a cui rivolgersi è un’agenzia europea.

L’Autorità per la Sicurezza Alimentare: aveva due paesi candidati (Finlandia e Italia), l’allora

2. presidente del consiglio italiano, per giustificare la ragione per la quale quest’autorità dovrebbe

essere radicata in Italia, disse che in Italia abbiamo molte eccellenze alimentari; L’Italia ottenne

la sede di quest’autorità, a Parma. Tutto il sistema di sorveglianza sulla salubrità degli alimenti

passa sotto il controllo di questa autorità.

FRONTEX (Agenzia per le frontiere esterne): Agenzia che supporta l’attività degli stati nel

3. controllo delle frontiere tramite mezzi economici e strumentale.

EUROPUL.

4. EUROJUST.

5. Agenzie d’informazioni e coordinamento.

- Agenzia per i diritti fondamentali: Sede a Vienna; si limita a elaborare rapporti sullo stato dei

diritti fondamentali sull’UE. Agenzie Regolatorie.

- Hanno un potere di sorveglianza e raccomandazione su un certo sistema. Es. L’Autorità per gli

alimenti. Agenzie con veri e propri poteri decisionali.

- Es. Ufficio per l’armonizzazione per il mercato interno.

L’Ordinamento dell’UE. (Trattati e Principi Generali.)

Sentenza Van Gend en Loos (1963).

La Corte di Giustizia si pronuncia riguardo le caratteristiche generali dell’Ordinamento

Europeo, nel ’63 si dice che l’ordinamento europeo è di nuovo genere.

- Da un lato è autonomo rispetto a quelli degli Stati Membri.

- Dall’altro anche gli individui possono essere destinatari di diritti e di obblighi (un principio

del tutto rivoluzionario).

Tradizionalmente il diritto nazionale è sempre stato il diritto degli Stati che indica loro come

comportarsi rispetto ad altri, mentre nel diritto dell’UE questo concetto è scardinato, essa

può infatti adottare delle norme che incidono direttamente sull’individuo.

Diritto primario.

1.

I Trattati (TUE e TFUE); I Protocolli; I principi generali del diritto, la Carta dei diritti fondamentali

dell’Unione Europea;

I Trattati.

- TUE e TFUE: stesso valore giuridico (ART. 1; TUE).

- Fissano i valori fondativi e gli obiettivi dell’UE.

- Le norme dei Trattati sono il fondamento giuridico sul quale si innestano gli atti di diritto

derivato, costituendone la base giuridica.

- Le norme dei Trattati devono essere interpretate in maniera più ambia possibile, per assicurare

l’effetto utile (Es. mutuo riconoscimento, sentenza Cassis de Dijon).

- Sono stati definiti la “Carta costituzionale di una comunità di diritto” (parere 1/91 della Corte di

Giustizia). Procedure di revisione dei Trattati. (ART. 48 TUE)

Procedura di revisione ordinaria.

Presentazione al Consiglio di un progetto di modifica da parte del governo di qualsiasi Stato

1. membro, del Parlamento Europeo o della Commissione.

Decisione del Consiglio Europeo, a maggioranza semplice, previa consultazione del

2. Parlamento Europeo e della Commissione, provvede all’esame delle modifiche.

Conseguente convocazione da parte del Presidente del Consiglio europeo di “una

3. convenzione composta da rappresentati degli parlamenti nazionali, dei Capi dello stato o di

governo degli Stati membri, del Parlamento europeo e della Commissione” con lo scopo di

esaminare i progetti di modifica e di adottare per consenso una raccomandazione per la

conferenza intergovernativa (CIG). In caso di modifiche nel settore monetario, consulto

BCE. Procedura di revisione speciale. PRIMO TIPO

L’unica differenza rispetto alla procedura ordinaria è che si evita la convocazione della

convenzione e finanche quella della CIG, essendo affidato direttamente al Consiglio Europeo

il compito di definire le modifiche attraverso una propria decisione.

Procedura di revisione speciale. SECONDO TIPO (Procedura passerella).

Iniziativa del Consiglio Europeo. Trasmissione ai parlamenti nazionali, ciascuno dei quali

1. può, entro sei mesi, opporsi all’iniziativa, impedendo che la procedura prosegua.

In assenza di opposizioni, vi è la deliberazione del Consiglio europeo con decisione adottata

2. all’unanimità, previa approvazione del Parlamento Europeo.

I trattati prevedo inoltre procedure speciali per modificare soltanto taluni articoli o aspetti

specifici. Limiti al potere di revisione.

- Il sistema giurisdizionale.

- Le norme che costituiscono il nocciolo duro. ( ART. 2 TUE Valori dell’Unione; ART. 6 Rispetto dei

diritti dell’uomo come principi generali del diritto; ART. 14 TFUE Principio del mercato interno).

Procedura di adesione.

(ART. 49 TUE)

È un altro modo per modificare i trattati. Può presentare domanda ogni stato Europeo (condizione

geografica) che rispetti i valori di cui all’ART. 2 e si impegni a promuoverli (condizione politica).

- La domanda è presentata al Consiglio; vengono informati il Parlamento Europeo e i parlamenti

nazionali.

- La domanda è approvata all’unanimità dal Consiglio, previa consultazione della Commissione e

approvazione del Parlamento Europeo.

- Le “condizioni di ammissione” e “gli adattamenti dei trattati […] da essa determinati” sono oggetto

di un trattato (con allegato un Atto di adesione) concluso tra gli Stati membri e lo Stato

candidato, che dev’essere ratificato da tutti gli Stati contraenti. L’atto di adesione ha lo scopo di

stabilire le condizione di adesione e gli “adattamenti” da apportare ai trattati.

I Protocolli.

- Completano la disciplina dei Trattati.

- Evitano di appesantire il testo dei Trattati. (Es. emblematico: Protocollo n. 4 che disciplina il

SEBC, ha una disciplina lunga e complicata; il suo inserimento nei Trattati li avrebbe resi

inconsultabili).

- Alcuni Protocolli prevedono la c.d. Disciplina transitoria che si applica quando avviene una

riforma dei Trattati (Es. Protocollo N. 36 -> Periodo transitorio, che serve agli stati per abituarsi

ad una nuova normativa).

- Molti Protocolli prevedono una disciplina differenziata per alcuni stati membri: alcuni

posseggono l’opt - out.

Le Dichiarazioni.

Aventi oggetto una o più disposizioni dei trattati o questioni attinenti alla loro applicazione.

Dichiarazioni della Conferenza (cioè di tutti gli Stati membri): hanno un ruolo importante per

A. quanto riguarda l’interpretazione delle disposizioni alle quali si riferiscono; non hanno la stessa

natura giuridica di tali disposizioni e non sono vincolanti.

Dichiarazione di uno o più Stati membri: hanno minore rilevanza rispetto alle precedenti,

B. perché non vengono emanate da coloro che detengono collettivamente il potere di revisione.

I principi generali del diritto.

- Ispirano e completano l’ordinamento UE (Principio di uguaglianza - Leale cooperazione).

- Sono criteri interpretativi delle altre fonti; l’interprete, in presenza di più interpretazioni di una

norma sceglierà la più coerente coi principi generali.

- Fungono da parametro di legittimità per gli atti delle istituzioni. Possono essere dichiarati

invalidi per la violazione di un principio generale.

- Inoltre operano da parametro di legittimità per alcuni comportamenti degli Stati membri.

Gli interventi degli Stati devono sempre essere conformi ai principi del diritto, qualora non

avvenisse, andrebbero disapplicati. Sono talvolta considerati tali anche il

PRIMA CATEGORIA. principio di attribuzione; principio

di sussidiarietà; principio di

Principio di non discriminazione.

1. proporzionalità;

Principio di libera circolazione.

2. Principio della tutela giurisdizionale

3. Principio di non

effettiva. discriminazione. (TFUE) Il campo

di applicazione è stato interpretato in

senso estensivo. Tale principio ha

un’autonomia, questa è ravvisabile nel principio generale di parità di trattamento o di

uguaglianza. Sono tali i principi generali del

SECONDA CATEGORIA. diritto comuni agli ordinamenti

degli Stati membri. Desunti non dal

1. Principio di legalità diritto dell’Unione, ma dall’esame

2. Principio della certezza del diritto. parallelo dei vari ordinamenti

nazionali. Sono tutti inerenti all’idea

3. Principio del legittimo affidamento. stessa di Stato di diritto.

4. Principio del contraddittorio.

5. Principio di proporzionalità.

Principio di legalità in base al quale ogni potere esercitato dalle istituzioni deve trovare la sua

fonte legittimante in una norma dei trattati che ne fissi le condizioni di esercizio.

Principio della certezza del diritto secondo cui chi è tenuto al rispetto di una norma deve

conoscere il comportamento che la norma gli impone.

Principio del legittimo affidamento che può essere invocato in caso di modifica normativa

improvvisa senza che ciò sia giustificato da ragioni imperative di interesse generale.

Principio del contraddittorio si basa sul fatto che quando le istituzioni e gli organi dell’Unione

decidono di assumere un provvedimento sfavorevole verso un singolo, devono consentire a

quest’ultimo di far valere il proprio punto di vista prima che il provvedimento venga adottato.

Principio di proporzionalità implica che per attuare degli interventi limitatativi della libertà o

dei diritti dei singoli, tali interventi devono essere idonei al raggiungimento dell’obiettivo e

necessari a questo fine.

La tutela dei diritti fondamentali nell’UE.

Tramite tali strumenti:

- La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

- La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali

(CEDU).

- I principi generali di cui fanno parte i diritti fondamentali garantiti dalla CEDU e risultanti dalle

tradizioni costituzionali agli Stati membri.

Trattato di Roma

Col , la tutela dei diritti fondamentali era un impegno degli Stati membri.

Ogni Stato aveva una Costituzione che prevedeva specificamente tale tutela, per cui non era

necessario duplicarla nell’Unione. Scelta basata sul fatto che gli Stati avessero già stipulato un

Trattato (Convenzione europea per la tutela dei diritti umani: CEDU) e istituito una Corte Europea

per i diritti umani.

ART. 6 TUE. Importante ricordarlo poiché negli anni è rimasto immutato dal punto di vista della

numerazione. Codifica la giurisprudenza della Corte di giustizia perché nel 1992 mancava un

catalogo dei diritti tutelati dall’UE ma tale articolo stabiliva che l’Unione dovesse comunque

prenderne atto.

2001.

- Si arriva ad un catalogo con la Carta dei diritti fondamentali dell’UE, un tempo detta Carta di

Nizza poiché programmata in parallelo coi Trattati di Nizza. Il problema originario era che tale

documento fosse una dichiarazione di principi, ossia non avesse un valore vincolante.

- La situazione cambia con il Trattato di Lisbona che definisce il valore giuridico della Carta e la

pone allo stesso livello dei Trattati, nonostante non sia loro parte integrante (è un documento che

li “accompagna”).

La carta oggi.

È un elenco di disposizioni generiche che non hanno valore giuridico ma solo di orientamento e

indicazione su come gli articoli debbano essere interpretati. Il contenuto dei diritti è precisato nelle

spiegazioni allegate.

- Il fulcro della carta è il concetto di dignità dell’individuo (ART. 1) che è, inoltre, uno dei punti

di riferimento dell’ordinamento dell’UE.

- La Carta si applica a tutti i soggetti del diritto dell’UE, che siano cittadini europei o meno.

ART. 51 - 52 - 53.

Danno un’indicazione sul campo di applicazione della Carta.

Su come effettivamente tale documento operi (ART. 51) e sul suo rapporto con le altre fonti che

disciplinano i diritti fondamentali (Costituzioni e CEDU) (ART 52 - 53)

L’ART. 51 stabilisce che:

- La Carta si applica sempre nel contesto delle competenze dell’UE.

- Infatti, se la Carta tutela un diritto ma tale diritto non rientra nelle competenze dell’Unione

quest’ultima non è obbligata a tutelarlo.

- Si applica anche agli Stati “esclusivamente nell’attuazione del diritto dell’UE”, ossia, si applica

solo nelle sue competenze.

- Per capire se la situazione di uno Stato possa essere tutelata dalla Carta si fa riferimento al

concetto di “attuazione” in senso stretto (diretto) -> lo stato recepisce una direttiva.

Il trattato consente agli stati di derogare al diritto dell’UE, ossia di non applicarlo, in via

eccezionale.

Ovviamente non in maniera sconsiderata, infatti, gli Stati devono sempre rispettare il nucleo

fondamentale dei principi dell’ordinamento europeo e dei diritti fondamentali, i quali non

possono essere derogati, limitati, ristretti o violati.

Collegamento “di una certa consistenza” col diritto dell’UE.

- La norma nazionale ha lo scopo di attuare quella dell’UE.

- Persegue interessi propri del diritto UE.

- Può incidere direttamente sul diritto UE.

- Interviene su una materia almeno in parte disciplinata dal diritto dell’UE.

tre strumenti disciplinano gli stessi diritti

Dal momento che , è necessario fare in modo che

non contrastino tra loro. Per vedere quale sia il livello di protezione da assicurare, bisogna far

riferimento ad una clausola presente nell’ART. 53.

Clausola di compatibilità: stabilisce che, laddove il significato di un diritto previsto dalla Carta e

dalla CEDU sia lo stesso, dev’essere riconosciuta ad esso la stessa portata, lo stesso contenuto e

significato, garantendo quindi un’interpretazione coerente. Bisogna però considerare che L’UE ha

comunque il dovere di garantire una tutela maggiore.

- . L

Caso Melloni e costituzioni nazionali possono assicurare una tutela maggiore solo dove

rispettino il primato e l’esigenza di prevalenza del diritto dell’UE, se la protezione rafforzata

limita il primato allora non può operare.

2. Diritto internazionale.

Tra le fonti di diritto primario e quelle di diritto derivato si inseriscono, come fonti intermedie, le

norme di diritto internazionale e gli accordi internazionali conclusi dall’Unione europea con gli Stati

terzi.

3. Diritto derivato.

Sono gli atti di base adottati dalle istituzioni.

ATTI TIPICI. (ART. 288 TFUE)

Atti vincolanti:

1. Regolamenti; Direttive; Decisioni; Tali perché producono effetti giuridici,

pongono degli obblighi in capo ai destinatari degli atti (Stati, Stati e i Privati cittadini, Stato

singolo).

2. Atti non vincolanti: Pareri; Raccomandazioni.

_______________________________________________________________________________________

ATTI ATIPICI. (Non vincolanti).

Come le Comunicazioni, i Libri verdi e i Libri bianchi.

- Pur non avendo valore normativo, le Comunicazioni sono considerate dalla giurisprudenza come

atti attraverso cui la Commissione definisce i limiti del proprio potere discrezionale; la

Commissione non può discostarsene nella valutazione dei casi concreti.

_______________________________________________________________________________________

Gli atti vincolanti si dividono a loro volta in atti legislativi e atti non legislativi.

La distinzione si basa sulla procedura decisionale applicabile per l’adozione. Gli atti adottati con

procedura legislativa sono, ovviamente, atti legislativi; quelli adottati con procedura non qualificata

come legislativa saranno atti non legislativi.

Dal momento che la procedura decisionale applicabile è indicata dalla base giuridica, è

quest’ultima che, stabilendo se si debba seguire una procedura legislativa oppure non qualificata

come tale, determina la natura legislativa o meno degli atti.

Gli atti non legislativi si dividono in atti delegati e atti di esecuzione.

Sono gli stessi atti dell’ART. 288 (Regolamenti, Direttive, Decisioni, Pareri e Raccomandazioni) a cui

viene aggiunta la definizione “delegato” o “di esecuzione”

Es. Regolamenti delegati/di esecuzione; Direttive delegate/di esecuzione…

ART. 290 - Atti delegati.

Sono di portata generale, giuridicamente vincolanti ma non legislativi perché sempre adottati dalla

Commissione, su delega disposta da un atto legislativo, adottato congiuntamente dal Parlamento

europeo e dal Consiglio, i quali possono anche revocare la delega. Tali atti recano l’aggettivo

“delegato” o “delega” nel titolo e integrano profili essenziali di un atto legislativo.

ART. 291 - Atti di esecuzione.

Atti di esecuzione, atti vincolanti non legislativi; si domanda alla Commissione di dare esecuzione

ad un atto legislativo (ossia, viene adottata una legge, ma perché debba operare bisogna adottare

degli atti di esecuzione; ossia atti più specifici).

Una volta adottato l’atto, bisogna che quei criteri vengano applicati concretamente (l’atto

esecutivo). Sono distinguibili grazie al termine “di esecuzione” nel titolo.

- ART. 291 TFUE: La Commissione può essere investita dal Legislatore ad adottare un regolamento

che specifica un quadro normativo già definito dal Parlamento e dal Consiglio.

Requisiti atti vincolanti

che gli devono per forza avere. In caso contrario sarebbero illegittimi.

Sono previsti all’ART 296 - 297 TFUE: Motivazione, firma e entrata in vigore.

Motivazione: gli atti vincolanti devono essere motivati (nella parte espositiva). La motivazione è

quella che si trova nei paragrafi sotto la scritta “Considerando”.

L’intestazione dice da quale organo è stato adottato e, di conseguenza, se la procedura è ordinaria o

speciale. Nella motivazione devono essere presenti alcuni elementi:

L’indicazione della base giuridica: l’atto deve indicare sulla base di quale norma del Trattato è

1. stato adottato così che, inoltre, il legislatore chiarisca in base a quale potere conferitogli dal

Trattato ha adottato quell’atto. Se non è correttamente individuata (Es. Nel caso in cui un

Trattato preveda un certo tipo di potere per legiferare “in materia di trasporti” e l’atto che viene

adottato sulla base di quella norma, in realtà non riguarda i trasporti) l’atto è invalido.

ART. 114 TFUE. Il contesto entro cui si inserisce l’atto: lo troviamo nel preambolo.

2.

L’obbligo di pubblicazione dell’atto: gli atti aventi portata generale (che si rivolgono ad una

generalità di destinatari) sono pubblicati in Gazzetta ufficiale dell’UE. Gli atti con portata

individuale (che si rivolgano a uno o specifici destinatari) sono notificati (la notifica è una

procedura formale) al destinatario e non vengono pubblicati.

I regolamenti.

Il regolamento è l’atto più completo tra quelli a disposizione dell’UE. È caratterizzato da:

1. Portata generale: il regolamento si riferisce ad una generalità di destinatari. Indica che il

regolamento ha natura normativa. È un vincolo per i destinatari del regolamento: Stati membri,

soggetti privati, individui, persone fisiche e giuridiche.

Diretta applicabilità:

2. è l’atto che viene utilizzato quando si vuole giungere all’uniformazione

legislativa. Il regolamento è direttamente applicabile e direttamente efficace.

- Direttamente efficace: interviene direttamente sulla sfera giuridica dell’individuo e nei

rapporti tra gli individui.

- I regolamenti “possono creare, modificare o estinguere diritti e doveri dei cittadini”.

- Nel momento in cui un regolamento viene adottato e pubblicato, le sue norme si applicano su

tutto il territorio dell’Unione così come sono, senza alcun intervento successivo da parte degli

Stati.

- Lo spazio di intervento residuo per gli stati è identificato quando il regolamento richiede

espressamente che questi adottino norme interne integrative o di esecuzione o quando il

regolamento non è esaustivo e mancano in un ordinamento i presupposti per applicare le sue

disposizioni (Es. caso Azienda agricola Monte Arcosu).

3. Obbligatorietà integrale: è obbligatorio in tutti i suoi elementi, tutti devono rispettarlo nella

sua interezza, non selettivamente. Le Direttive.

- Hanno portata individuale: solo ed esclusivamente agli Stati. Alla loro generalità o ad uno Stato

singolo.

- Hanno integrale obbligatorietà.

- Hanno mancanza di effetti diretti (no diretta applicabilità): poiché fissano solo degli obiettivi,

vincolando gli Stati al loro raggiungimento ma lasciandoli liberi di definire le modalità e i mezzi

attraverso i quali conseguirli; hanno però l’obbligo di comunicare le misure di attuazione

utilizzate a causa del principio di leale collaborazione. Lo Stato interviene con atti intermedi.

Le direttive sono definite atti “bifasi” o “a due fasi”, perché in un primo momento abbiamo:

1. L’adozione da parte del legislatore europeo di una direttiva.

Gli Stati si attivano, tramite un’attività che viene definita “recepimento” o “trasposizione”, ossia

2. adottando delle norme di recipimento o trasposizione entro un data specifica (il termine di

recepimento) che è fissata dalla direttiva stessa e che va solitamente da un anno ad un anno e

mezzo. Queste norme non sono altro che lo strumento attraverso il quale gli obiettivi fissati

dalle direttive vengono realizzati a livello nazionale. Senza l’atto di recipimento, la direttiva

rimane una fonte esterna dell’ordinamento nazionale.

Obbligo di standstill: anche sei il termine di recepimento è ancora in corso, lo Stato non può

3. adottare norme contrarie al testo e agli obiettivi di quella direttiva. Il recepimento da parte degli

stati deve garantire che le norme adottate siano certe, chiare e non siano quindi soggette a

mutamenti. Devono, inoltre, avere un rango gerarchico adeguato rispetto all’oggetto della

direttiva.

Casi eccezionali.

In presenza di determinate condizioni è possibile che a una certa direttiva o a sue singole

disposizioni vengano riconosciuti effetti diretti:

- Lo Stato non deve aver recepito o recepito male (ossia, il termine di recepimento è scaduto

infruttuosamente).

- La disposizione deve avere un contenuto molto chiaro e preciso, ossia devo poter chiaramente

desumere quale obbligo in capo allo stato e quale diritto in capo ad un destinatario è analizzato.

- Questa disposizione dev’essere self executing, ossia deve potersi eseguire da sola, senza che sia

realmente necessaria la norma di recepimento da parte dello Stato.

Se lo Stato non recepisce una direttiva e un cittadino la segue comunque, lo Stato non può

contestare e sanzionare quest’ultimo; egli può quindi far valere questa direttiva a qualunque

autorità pubblica nazionale.

Il limite.

La direttiva alla quale vengono riconosciuti effetti diretti, non si applicherà nei confronti di tutti i

soggetti, come un regolamento, ma opererà solo “in senso verticale ascendente” (nei rapporti Singolo

- Stato). Le Decisioni.

Sono atti individuali; anche se attualmente possono essere sia di portata generale che individuale

(ossia indirizzarsi ad un soggetto in particolare che dev’essere espressamente indicato).

Sono obbligatorie in tutti i loro elementi.

- Aventi portata generale: le Decisioni del Consiglio europeo che integrano o modificano i trattati

(rivolgendosi, quindi, a tutti i soggetti interessati). Hanno natura varia.

- Aventi portata individuale: comunicati direttamente al loro destinatario e riguardanti

solitamente la concorrenza. Queste hanno natura prettamente amministrativa.

Le procedure decisionali.

- Sono una garanzia per le istituzioni, gli Stati e i privati.

- Espressione di equilibrio istituzionale.

- Sempre ispirate al principio di leale cooperazione (4.3 TUE).

Le procedure sono espressione di equilibrio istituzionale, sopratutto dopo il Trattato di Lisbona.

Inizialmente il Parlamento aveva un ruolo normativo limitato, il vero legislatore era il Consiglio,

mentre oggi la regola nell’ambito della procedura decisionale europea è data da un egual potere tra

Parlamento e Consiglio.

La scelta della procedura dipende dalla base giuridica: è il Trattato che stabilisce quale

procedura il legislatore europeo deve seguire.

Eccezione: ART. 352 che prevede che le Istituzioni Europee possano scegliere la procedura da

seguire.

La scelta della base giuridica dipende dallo scopo e dal contenuto dell’atto. Pertanto, bisogna

utilizzare la base giuridica più specifica utilizzabile. Nel caso in cui un atto persegua una pluralità

di scopi o presenti contenuti differenziati, bisogna adottare il:

Gravity test: si sceglie come base giuridica “l’anima principale”.

L’aspetto principale di un certo atto.

Infine, qualora non fosse possibile identificare il centro di gravità dell’atto, quest’ultimo avrà una

base giuridica plurima, consistente in tutte le disposizioni dei trattati corrispondenti ai suoi vari

N.B.

scopi e contenuti. Essa non vale se le disposizioni in esame prevedono procedure decisionali

incompatibili, bisognerà utilizzare la base giuridica che non pregiudichi i poteri di partecipazione

del Parlamento europeo. Procedure legislative.

Tutte quelle procedure che prevedono l’intervento congiunto di Parlamento e Consiglio.

potere d’iniziativa

L’esercizio del è affidata alla Commissione, la quale è garante dei Trattati.

La Commissione può sempre modificare (in maniera da favorirne l’approvazione) o ritirare in

itinere la sua proposta.

L’esito della proposta: il PE e il Consiglio non sono obbligati a prendere in carico la proposta

della Commissione (insabbiamento), oppure possono modificarla ma solo col voto unanime del

Consiglio e senza poter emendare i suoi aspetti essenziali.

- Dopo il Trattato di Lisbona vi è anche un potere d’iniziativa dei cittadini europei. Comporta

che almeno un milione di cittadini provenienti da almeno 7 Stati membri possano presentare una

proposta alla Commissione e sollecitarla ad attivare il suo potere d’iniziativa normativa. Le firme

vengono raccolte su un sito.

Procedura legislativa ordinaria: questa è la regola, nella maggior parte delle basi giuridiche

oggi vediamo espressamente richiesta questa procedura.

Prevede il “pendolo” tra il Parlamento e il Consiglio; in una prima lettura, la Commissione fa la sua

proposta e la rivolge al Parlamento, quest’ultimo, analizza la proposta e avanza la sua posizione e

“passa la palla” al Consiglio, il quale può:

Essere integralmente concorde col Parlamento e approvare subito l’atto.

1.

2. Rigettare la proposta; in tal caso la procedura si interrompe e viene abbandonata.

3. Essere d’accordo ma voler apporre alcune modifiche.

In una seconda lettura, il Parlamento riceve la proposta e può nuovamente approvare, rigettare o

apporre modifiche, in un termine previsto di 3 mesi (stesso procedimento della prima lettura).

Se ancora il Consiglio non è concorde, viene convocato un Comitato di Conciliazione, con membri

sia del Parlamento, sia del Consiglio, che hanno 6 settimane di tempo per arrivare ad un progetto

comune. Se viene raggiunto un accordo si ha una terza lettura (Trilogo) con presenza del

Consiglio, del Parlamento e della Commissione.

Procedura legislativa speciale. (Potere di iniziativa sempre della Commissione).

Consistono nell’adozione dell’atto da parte del Consiglio a maggioranza qualificata o all’unanimità

previa consultazione del Parlamento europeo con la c.d. procedura di consultazione nella quale

quest’ultimo è chiamato ad emettere un parere consultivo obbligatorio ma non vincolante.

In un numero limitato di casi l’atto è sottoposto anche all’approvazione del Parlamento europeo,

tramite la procedura di approvazione (il Parlamento può solo approvarlo o rigettarlo in toto).

- Il TFUE non stabilisce un termine per l’emanazione del parere del Parlamento ma in nome del

principio di leale collaborazione ossia emanandolo entro un termine ragionevole.

- Se il Consiglio decide di modificare l’atto o la Commissione ritira la proposta è necessaria una

seconda consultazione parlamentare.

- Per atti legislativi che andrebbero a modificare o integrare la disciplina del TFUE è necessaria la

consultazione e l’approvazione degli Stati membri.

Procedure non legislative.

I trattati stabiliscono di volta in volta la procedura decisionale applicabile.

Il Consiglio europeo, i cui atti non hanno mai natura legislativa delibera seguendo procedure che a

volte sono originali rispetto a quelle applicabili al Consiglio e riflettendo quindi la propria

supremazia; altre volte tali procedure sono invece articolate in modo simile.

Al primo tipo di procedure

1. appartengono quelle in cui il Consiglio Europeo decide in piena

autonomia. Oppure quelle in cui la sua deliberazione è subordinata a quella di un’altra

istituzione. Es. Approvazione del PE per la nomina del Presidente della Commissione o

l’approvazione di quest’ultimo per la nomina dell’Alto rappresentante (in tutti gli esempi

descritti il Consiglio Europeo delibera a maggioranza qualificata).

Al secondo tipo di procedure

2. appartengono quelle che si ispirano alla procedura di

consultazione o a quella di approvazione. In questi casi il Consiglio necessita di una proposta e

della consultazione e approvazione delle altre istituzioni.

- Il Consiglio segue procedure modellate sulla procedura di consultazione e approvazione

quando adotta atti non legislativi nel campo dell’applicazione del TFUE.

- Applica invece la procedura di approvazione quando adotta disposizioni ai sensi dell’ART. 352,

par. 1, TFUE, che si tratti o meno di atti legislativi.

La procedura per la cooperazione rafforzata. (ART. 20 TUE - ART 326 - 334 TFUE)

L’istituto della cooperazione rafforzata si è affermato in occasione del Trattato di Amsterdam e

rappresenta la vien accettazione dell’Europa a più velocità. Il suo scopo è quello di consentire

l’instaurazione di forme di cooperazione tra un gruppo di Stati non condivise da tutti gli Stati

membri. Sono necessari dei requisiti materiali. La procedura cambia se riguarda la PESC.

Gli Stati membri interessati trasmettono la richiesta alla Commissione che può presentare al

Consiglio una proposta o rifiutarsi e informare gli Stati delle sue ragioni. L’autorizzazione è

concessa secondo una procedura di approvazione: il Consiglio delibera (a maggioranza

qualificata) previa approvazione del Parlamento europeo.

La composizione delle istituzioni, le modalità deliberative e le procedure decisionali sono

quelle ordinarie. L’unica particolarità riguarda il Consiglio. I rappresentati di Stati membri non

partecipanti non possono votare. Il quorum per raggiungere la maggioranza qualificata è

determinato proporzionalmente rispetto agli Stati partecipanti.

Il sistema delle competenze dell’Unione Europea. (ART. 2 TFUE)

Si distinguono in 3 categorie: esclusive (part. 1); concorrenti (part.2); di sostegno, coordinamento

e completamento, c.d. di terzo tipo (part. 3);

Esclusive.

Potere di adottare atti legislativi o vincolanti; assenza di tale potere in capo agli Stati membri

anche in caso di inazione da parte dell’Unione, questi possono infatti agire solo se:

A. Vengono autorizzati dall’UE; B. Se si tratta di atti destinati a dare attuazione ad atti dell’UE.

ART. 3, part. 1, TFUE elenca i settori di competenza esclusiva: unione doganale; regole di

concorrenza del mercato interno; politica monetaria degli Stati la cui moneta è l’Euro; politica

commerciale comune; in merito alla conclusione di accorti internazionali;

Concorrenti.

Coesistenza di adottare atti legislativi e vincolanti; pienezza del potere di azione degli Stati finché

l’Unione resta inerte; progressiva perdita del potere da parte degli Stati membri man mano che

l’Unione agisce; riacquisto del potere da parte degli Stati membri nella misura in cui l’Unione

decide di cessare di esercitare la propria competenza. Pre - emption

Fenomeno di svuotamento o .

Qualora l’UE decidesse di adottare in un settore di competenza concorrente una disciplina

completa e dettagliata agli Stati sarebbe precluso qualunque intervento, trasformando quindi la

competenza da concorrente a esclusiva.

ART. 4, TFUE definisce i settori di competenza concorrente, non è però prevista un’elencazione

tassativa. Pertanto, risultano essere di questo tipo tutte le competenze che non rientrino né nella

categoria di quelle esclusive né di quelle del terzo tipo.

N.B. Il par. 2 del suddetto articolo contiene un’elencazione dei settori “principali”, lasciando

presumere che ce ne possano essere degli altri.

Del terzo tipo.

La competenza dell’Unione è in parallelo con quella degli Stati membri, attraverso azioni destinate a

coordinare o integrare quelle degli Stati; la competenza dell’Unione non può mai sostituirsi a quella

degli Stati membri o portare al fenomeno del Pre - emption.

ART. 6 TFUE elenca i settori del terzo tipo in maniera tassativa: tutela e miglioramento della

saluta umana; industria; cultura; turismo; istruzione, formazione professionale, gioventù e sport;

protezione civile; cooperazione amministrativa;

Il principio di sussidiarietà. (ART. 5, part. 1, TUE)

“la delimitazione delle competenze dell’Unione si fonda sul principio di attribuzione”

mentre

“l’esercizio delle competenze dell’Unione si fonda sul principio di sussidiarietà e proporzionalità”.

- È un principio generale dell’ordinamento dell’UE.

- Vale solo per le competenze che non sono di competenza esclusiva dell’Unione.

Es. Nei settori di competenza concorrente garantisce che le competenze degli Stati membri

non vengano limitiate o, addirittura, cancellate.

Il rispetto del principio.

(Protocollo n. 2 sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità.)

- Il ruolo dei parlamenti nazionali: a ciascun parlamento o camera è affidato il potere di

formulare, entro otto settimane dalla trasmissione di un progetto legislativo, un parere motivato

di non conformità di tale progetto al principio di sussidiarietà.

A ciascuna camera è assegna un voto, ai parlamenti unicamerali ne spettano due.

In funzione del numero di pareri negativi espressi il trattato prevede due modalità di controllo:

Cartellino giallo:

A. qualora si siano espressi per la violazione di detto principio parlamenti o

camere parlamentari che rappresentino almeno 1/3 dei voti disponibili (1/4 se la proposta

riguarda lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia). Il progetto verrà quindi riesaminato dal suo

autore, con possibilità di mantenerlo, modificarlo o ritirarlo, ma con l’obbligo di motivazione.

B. Cartellino arancione: è previsto se per l’adozione dell’atto si deve seguire la procedura

legislativa ordinaria. In questo caso, se corto il progetto sono stati espressi pareri negativi che

rappresentano la maggioranza semplice dei voti, la Commissione, se decidi di mantenere il

progetto in atto, deve emanare un parere motivato.

Si apre così una fase di prima lettura dedicata alla verifica del rispetto del principio di

sussidiarietà. Basta che il Consiglio voti a maggioranza del 55% dei membri o che altrettanto

faccia il Parlamento Europeo a maggioranza dei voti espressi, a far sì che la proposta decada

definitivamente. Il principio di proporzionalità. (ART. 5 TUE)

- È un principio generale; c’è un controllo giurisdizionale sul suo rispetto.

- Vale sia nei settori di competenza esclusiva che in quelli di competenza concorrente.

- Tutela gli Stati membri da interventi dell’Unione di portata ingiustificatamente ampia.

Il rispetto del principio.

- Comporta restrizioni per quanto riguarda la scelta del tipo di atto da adottare e il suo

contenuto.

- ART. 296 TFUE: “qualora i trattati non prevedano il tipo di atto da adottare, le istituzioni lo

decidono di volta in volta, nel rispetto delle procedure applicabili e del principio di proporzionalità”.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in management dell'informazione e della comunicazione aziendale (Facoltà di Economia, di Giurisprudenza, di Lettere e Filosofia, di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e di Scienze Politiche )
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher barbara.bicchiri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Costamagna Francesco.

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