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CRIMINOLOGIA

Devianza e criminalità - F. P. Williams e M.D. Mc Shane

1. La scuola classica (teoria conflittuale e strutturale)

18° secolo, Beccaria e Bentham: si oppongono al sistema giudiziario dell’epoca, cercando di favorire leggi e

un’amministrazione giudiziaria che si basasse sulla razionalità e sui diritti umani. Cercano di superare le

teorie medievali della pena e soprattutto l’arbitrarietà delle pratiche penali, cioè la non esistenza di una

legge che almeno formalmente sia uguale per tutti; l’idea illuministica di base è che il giudice deve essere

bocca della legge (Montesqueau): non può decidere la pena ma deve mettere in pratica la legge. Gli

illuministi si scagliano contro l’arbitrarietà del sistema giudiziario, la tortura medievale e la pena di morte.

Concezione umanistica del sistema legale e della giustizia penale: la legge, così come la pena, serve a

proteggere sia la società che l’individuo funzione di deterrenza al comportamento criminale; può essere

general e special preventiva: la deterrenza special preventiva è la pena che viene inflitta al reo; quella

general preventiva serve a scoraggiare rei potenziali. La pena deterrente deve avere 3 caratteristiche

fondamentali:

- Celerità

- Certezza

- Severità commisurata al reato

Inoltre, è importante la “dolcezza” della pena, nel senso di umanità: il reo va punito ma deve essere anche

la meno tormentosa sul corpo del reo. Inoltre nasce l’idea del carcere come luogo per scontare la pena,

mentre precedentemente era un luogo di attesa prima del giudizio, la pena non era la detenzione. Con

l’illuminismo nasce l’idea della detenzione, nel senso di carcere come privazione della libertà in cui

teoricamente non vengono inflitte pene corporali; si oppongono alla carcerazione preventiva. In questo

periodo nascono le carceri che si diversificano dagli asilum, luoghi di detenzione non solo per i criminali ma

anche per poveri, malati mentali, ecc..

Per Beccaria fondamentale è l’uomo con il suo libero arbitrio: idea rivoluzionaria nel ‘700 in quanto l’uomo

non era visto come libero. La pena serve per reindirizzare il libero arbitrio umano, il sistema penale deve

essere calibrato per non esagerare con le punizioni o al contrario non avere punizioni proporzionalità.

Secondo la scuola classica, il sistema giudiziario penale deve rispettare i diritti delle persone: il governo trae

la sua autorità dal contratto sociale e quindi gli individui devono essere tutti uguali davanti alla legge.

Quindi la giustizia penale deve agire sopra le parti due process of law:

- Le prove devono essere raccolte a partire dai fatti.

- L’eguaglianza deve essere mantenuta.

- Limitazione della discrezionalità dei giudici all’inflizione della pena in base alla legge (no arbitrarietà del

giudice).

Bentham propone di distinguere il livello di razionalità dei rei: le punizioni non devono essere inutili, né

calcolo

inefficaci né infondate felificio: la punizione deve dare tanto dolore quanto ne serve per

controbilanciare il piacere ottenuto commettendo il reato.

Sviluppi e implicazioni politiche: i principi classici hanno tutt’ora molta influenza nei sistemi della giustizia

penali e molti paesi ne aderiscono ancora (es. due process of law). Inoltre vi è un rinnovato interesse per il

concetto di deterrenza della pena: c’è la tendenza a combinare questo concetto con altri derivati dalle

teorie del controllo sociale e dell’apprendimento sociale. Inoltre anche la concezione di “criminale

razionale”, cioè che il reo compia il crimine come scelta razionale, è accettato da tutti: in questo modo è

possibile incolpare il reo per tutti gli aspetti del reo, senza dividere le colpe con la società; inoltre, una volta

individuato il reo, si deve solo passare alla punizione senza organizzare sistemi di rieducazione sociale.

2. La scuola positiva (teorie del consenso; quelle sociologiche sono più strutturali e macroteoriche,

quelle psicologiche più procedurali e microteoriche)

Principi fondamentali.

- Il comportamento umano come determinato da tratti biologici, sociali e psicologici (Vs. scuola classica

uomo come essere con una mente razionale).

- Ha una visione deterministica del mondo.

- L’interesse è rivolto principalmente al comportamento criminale (Vs. scuola classica, sistema giuridico).

- Usa il metodo scientifico.

Fine ‘800 – inizio ‘900, prima in Italia poi in Europa: Lombroso si occupa di criminalità con un approccio

medico e studia l’uomo applicando il metodo scientifico. Era un chirurgo, conduce osservazioni

sistematiche e raccolte dati sui criminali tentando di andare a definire il prototipo del criminale, il

“delinquente nato” i criminali sono affetti da anormalità fisiche multiple, di natura atavica o subumane.

Sulla base dei suoi studi definisce una classificazione di tipi di criminali: il malato mentale, l’epilettico,

l’occasionale, il delinquente passionale (non è un vero criminale perché agisce in preda al raptus).

Allievi di Lombroso:

- Enrico Ferri: individua i fattori causali: vi sono fattori di tipo fisico, antropologico e sociale. Ha un

approccio più sociologico.

- Garofalo: continua gli studi di Lombroso sulla scia biologica per andare a definire il criminale naturale:

individua alla base del comportamento criminale una combinazione di cause ambientali, contingenti e

naturali e definisce questa attitudine come un’anomalia fisica o morale; alcune anomalie fisiche si

riscontravano sistematicamente in razze “inferiori”.

- Gina Lombroso (figlia): studia con il padre e si occupa dell`umanizzazione dei carceri.

- Guglielmo Ferrero: studi sulla criminalità femminile: la devianza nella donna non assume una

connotazione di aggressività ma di svalutazione di se stesse. Poi si occupa di analisi criminale, storia della

criminalità.. Studioso di Hobbes e teorie delle rivoluzioni. Studia il potere e le degenerazioni del potere.

Seguendo i lavori dei positivisti italiani, furono compiuti diversi lavori nel campo biologico: ereditarietà;

labilità mentale (Binet); teorie della tipologia fisica: sostengono che certe caratteristiche fisiche siano

fondamentali per la predisposizione alla criminalità; Sheldon propone tre categorie (somatotipi):

ectomorfo, mesomorfo (tipologia dei criminali) ed endomorfo. Vennero studiati anche i fattori psicologici

grazie anche alle influenze di Freud: Healy esaminò gli effetti del conflitto inconscio sul comportamento

criminale e la centralità dei traumi emotivi. Altri approcci ancora si sono concentrati sull’esame delle

differenze di personalità, come nel caso del MMPI, test sulla personalità che prevede una parte anche per

la personalità psicopatica.

3. La Scuola di Chicago (teoria di stampo positivista ma più orientato alle spiegazioni sociali; teoria

consensuale; approccio socio psicologico allo studio del comportamento umano)

L’Università di Chicago istituisce il primo dipartimento di sociologia nel 1892. Uno dei temi ricorrenti della

scuola è quello dello sviluppo e del cambiamento del comportamento umano indotto dall’ambiente fisico e

sociale. La Scuola di Chicago pensava agli individui come creature complesse e la comunità come il

principale elemento di influenza sul comportamento e sui singoli. Gli studiosi di Chicago studiano la città,

attraverso la sociologia empirica, studiano le persone sia nel loro ambiente sociale (studio ecologico), sia

nella loro singolarità (storie di vita).

Questa scuola si sviluppa all’inizio del ventesimo secolo e deve quindi confrontarsi con peculiari fenomeni

sociali come lo sviluppo delle grandi città, la rapida industrializzazione, immigrazione di massa,

proibizionismo.. La criminologia americana si è ispirata a quella europea facendo proprie le teorie

positiviste, e soprattutto quelle biologiche, della criminalità (Vd. Shaw e McKey, studi sulla labilità mentale

e sull’ereditabilità). Poi, cominciò a prevalere l’influenza tedesca, un approccio prevalentemente di tipo

sociale e culturale.

Metodologia: la Scuola di Chicago usa in particolare due tecniche: l’uso dei dati ufficiali e la storia di vita,

che illustra il processo socio-psicologico attraverso cui si diventa criminali (ecologia umana).

- Teoria ecologica e della disgregazione sociale: approccio organico alla vita delle comunità di Park e

Burgess. Si ha una concezione della città come un insieme di cerchi concentrici distinti, che si irradiano dal

quartiere centrale degli affari crescita delle città secondo un modello a zone concentriche e usi

dominanti all’interno di ogni zona.

1. Quartiere centrale degli affari: poche persone, molti uffici

2. Zona di transizione: vi hanno sconfinato gli uffici ed essendo la zona più economica, vi abitavano gli

immigrati.

3. Zona dei lavoratori: gli immigrati tendono a spostarsi dalla seconda zona alla terza appena possibile.

Le ricerche dimostravano che i problemi sociali erano più frequenti nella prima zona e si riducevano

progressivamente nelle altre zone. La Scuola di Chicago notò nella nuova città urbanizzata un

indebolimento delle relazioni sociali primarie = disgregazione sociale, che diventò la principale chiave di

lettura dell’origine della criminalità. Quando la società è coesa e stabile si previene la delinquenza, cosa

che invece non accade in una società disgregata.

Per Sampson e Groves alla base della disgregazione c’erano diversi fattori: basso status economico;

mescolanza di gruppi etnici; alta mobilità dei residenti; nuclei familiari disagiati.

Shaw e McKay notarono che la maggior disgregazione era nella zona di transizione, soprattutto a causa

dell’alta mobilità sociale (immigrati), del degrado dei quartieri e dalla presenza delle fabbriche.

Elaborarono la teoria della trasmissione culturale: i giovani che vivono in aree socialmente disgregate

hanno più possibilità di venire in contatto con i criminali e che quindi a loro volta lo diventino (tradizione

delinquenziale).

- Interazionismo simbolico: il comportamento umano è il mero prodotto di simboli sociali scambiati tra gli

individui; la mente e il sé non sono elementi innati ma costruiti dall’ambiente sociale: è attraverso il

processo comunicativo o di simbolizzazione che gli individui arrivano a definire se stessi e gli altri. Inoltre

ognuno definisce se stesso a partire dalla percezione di ciò che gli altri pensano di lui; non sono

necessariamente persone specifiche ma possono essere anche tipi astratti di persone (Mead, altro

generalizzato). Ogni situazione prevede un ruolo, un’identità, dei comportamenti. Partendo dal

presupposto che la vita sociale è complessa e relativa, la Scuola di Chicago può comprendere la devianza

concettualizzando il comportamento umano come relativo: il comportamento umano non deriva da

regole universali, ma deve essere letto all’interno di un contesto/società. L’interazionismo ha ricondotto a

un’origine sociale sia le auto definizioni che i comportamenti; inoltre ha dato una spiegazione relativista

(o situazionale) delle regole che governano il comportamento.

- Teoria del conflitto culturale di Sellin: il conflitto è uno dei principali processi sociali, innescato dalle

differenze di valori culturali sussistenti tra i diversi gruppi. Le norme di condotta sono le regole che

governano il comportamento e alla base di queste ci sono i valori culturali, che variano da gruppo a

gruppo. Il tema su cui leggere la devianza quindi è il conflitto che si instaura a partire da presupposti

culturali diversi nei diversi gruppi: il comportamento deviante di verifica quando qualcuno si comporta

secondo definizioni che confliggono con quelle della cultura dominante. Ci sono due forme di conflitto:

1. Conflitto primario: si verifica quando uno stesso comportamento è interpretato da due culture

diverse in modo differente (es. minoranza).

2. Conflitto secondario o subculture: si verifica all’interno di gruppi che nascono all’interno delle

società e che se ne discostano dai valori.

+ conflitto di seconda generazione

4. Teoria dell’associazione differenziale - Sutherland (è una teoria procedurale; è determinista e

ancora legata al positivismo ma allo stesso tempo è una teoria orientata al conflitto)

Sutherland scrive 'Principi di criminologia' in due versioni: prima negli anni ‘30, poi rivede la sua teoria e

aggiunge altri fatti di cronaca, soprattutto riguardo la criminalità dei colletti bianchi. Anche nell'edizione

degli anni ‘40 descrive la parte teorica senza casi. L'opera fu pubblicata per intero solo post mortem.

L’opera di Sutherland si ispira a tre delle principali concettualizzazioni della Scuola di Chicago: la teoria

ecologica e della trasmissione culturale; l’interazionismo simbolico; la teoria del conflitto culturale.

Nell’integrazione dei vari approcci cerca di dare una spiegazione sia al comportamento criminale in ottica

individuale che della variazione per gruppi dei tassi di criminalità. Si discosta totalmente dalle teorie di

stampo positivista-biologiche che erano le più influenti dell’epoca, dando più influenza alla cultura, che alla

natura.

Secondo la teoria delle associazioni differenziali, il comportamento criminale è appreso all’interno di un

certo ambiente sociale, così come tutti gli altri comportamenti; quindi il punto focale diventa cosa si

apprende, più che il come. L'apprendimento avviene all'interno di gruppi, nella relazione diretta tra

persone. Per Sutherland la società è formata da gruppi non omogenei, non tutti legati a un comune

obiettivo, ma in conflitto tra loro sulla definizione di giusto e sbagliato e di conseguenza sul modo di

comportarsi che ne deriva. Per questo, questi gruppi vengono chiamati associazioni differenziali: sono in

parte diverse (ma NON è una teoria subculturale perché i gruppi sono solo parzialmente diversi). Ogni

individuo appartiene a un gruppo o a più gruppi, che si diversificano l'uno dall'altro. il comportamento

criminale sistematico è dovuto all’associazione differenziale in una situazione in cui esiste un conflitto

culturale, nonché alla disgregazione sociale presente in quella situazione.

Nella prima formulazione Sutherland, il focus era sul processo attraverso il quali gli individui diventano

delinquenti. Usa i concetti di organizzazione sociale differenziale e di conflitto culturale per spiegare le

variazione dei tassi di criminalità tra i diversi gruppi. Il conflitto diffuso nella società è in parte il prodotto di

una società disgregata che crea diversi tipi di valori, alcuni dei quali tutelati dalla legge, e interessi

all’interno dei vari gruppi sociali: i gruppi che hanno valori e stili difformi alla legge entrano più spesso in

conflitto con la legge e registrano tassi di criminalità più alti.

Nella seconda e ultima versione dei “Principi” (1947), non parla più di disgregazione sociale perché lo

vincolava troppo all'idea di una società normale, idea tropo consensuale: sottendeva il fatto che la

disgregazione fosse una patologia e che la differenza tra gruppi fosse di per sé negativa. Nella versione

definitiva, Sutherland sostiene che il comportamento criminale viene appreso mediante l’associazione con

persone con cui si intrattengono rapporti intimi in un processo di comunicazione interattiva. In questo

processo vengono apprese le tecniche necessarie al comportamento, anche criminale, e le definizioni che le

sostengono (es. valori). Una persona che appartiene a più gruppi diventa criminale quando nell'avere più

valori diversi all’interno di diversi gruppi, vi è un eccesso di definizione in favore alla violazione della legge

rispetto a quella contraria ad essa, cioè quando le definizioni a favore di un gruppo prevalgono su quelle

che incoraggiano il comportamento conforme. Nel definire quale è il gruppo più influente, dipende

dall’intensità del coinvolgimento, la durata della partecipazione e dalla frequenza della partecipazione.

Sutherland parla anche della criminalità dei colletti bianchi, cioè sui reati finanziari che pur essendo molto

diffusi, non erano conosciuti. Non trova case editrici che pubblichino la sua opera per paura di ritorsioni

legali. Utilizzò queste ricerche per spiegare come anche le persone provenienti dalle classi più agiate

apprendono la criminalità alla stesso modo di quelli delle classi basse, che in larga parte commettono

crimini in strada. Sutherland li chiama reati senza vittime, perché la vittimizzazione è indiretta e più diffusa

in larga parte della popolazione. Nessuno si accorge di essere vittimizzato e quindi non viene fatta denu

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Scienze giuridiche IUS/17 Diritto penale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vers.13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Ceretti Adolfo.
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