Estratto del documento

Archeologia e storia del vicino oriente

La Mesopotamia

La Mesopotamia è la regione bagnata dai fiumi Tigri ed Eufrate (attualmente corrisponde circa all'Iraq) e nella quale un tempo Sumeri, Accadi, Babilonesi ed Assiri diedero vita a delle civiltà complesse. Nell'antichità, i popoli che si stanziarono in Mesopotamia le diedero denominazioni diverse: Sumer indicava la parte meridionale del paese, bagnata dal corso inferiore dei due fiumi; Accad si riferiva alla parte centrale, tra la pianura di Sumer e le colline di Subartu. Dal II millennio le zone di Sumer e Accad vennero chiamate Babilonia.

Fattori ambientali e sviluppo delle civiltà

La Mesopotamia è contraddistinta da fattori ambientali diversi propri alle diverse aree; questa diversità ambientale ha condizionato lo sviluppo delle civiltà che ivi si sono generate. In particolare vi è un netto bipolarismo tra il Nord e il Sud della Mesopotamia:

  • Il paesaggio del nord ha offerto condizioni favorevoli all'insediamento umano (terreno fertile grazie all'abbondanza di piogge, circa 200 mm/anno) fin dai tempi più remoti. Tale zona permetteva facili comunicazioni con la costa del Mediterraneo e con la regione siro-palestinese, rappresentando il centro della Mezzaluna Fertile.
  • La vasta pianura meridionale è stata importante per l'uomo grazie ai depositi (limo) lasciati dalle acque dei due fiumi.

La Mesopotamia e l'acqua

Le terre coltivabili erano in stretta relazione con il percorso dei due grandi fiumi. Le coltivazioni tuttavia non sempre sono state agevolate da questi due fiumi. Essendo il regime dei fiumi piuttosto instabile: i tempi delle piene sono sfalsati rispetto a quelli di coltivazione dei campi, in caso di strapiene e dello straripamento l'acqua non riesce a ritornare nei margini a causa dell'innalzamento stesso di essi.

Queste furono le ragioni che spinsero a progredire nelle sofisticate tecniche di irrigazione: la creazione di una rete capillare di canali organizzata in via gerarchica intorno ai corsi d'acqua principali. Alla fine del periodo protodinastico si situano le prime testimonianze dell'intervento diretto dello stato in grandi progetti idrologici. Tuttavia un sistema di canali organizzato in senso moderno fu un fenomeno molto tardo, in età sasanide.

La rete di canali creatasi si fondava su una tecnica molto sofisticata (ricostruibile grazie ai resti sul terreno e osservando gli schemi di distribuzione degli insediamenti). L'ossatura portante della rete era costituita di corsi d'acqua principali, i naru. Questi sono particolarmente numerosi perché i due grandi fiumi hanno un corso ramificato e divagante. Da questi corsi primari dipende tutta una serie di canali di dimensioni decrescenti e funzioni specifiche: canali di trasporti, di irrigazione, di drenaggio e di riserva.

Grazie a questa rete di canali le pianure venivano irrorate con la tecnica dell'irrigazione di bacino. Tale tecnica prevedeva una ciclica sommersione del campo per ben 5 volte (una prima della lavorazione, 4 volte in base ai vari stadi della crescita dell'orzo). Tuttavia la tecnica della sommersione aveva differenti effetti negativi:

  • Il cattivo drenaggio dell'acqua poteva portare alla marcitura delle semine.
  • L'acqua scioglieva i minerali presenti nel terreno impoverendoli e l'evaporazione dell'acqua con i sali disciolti provocava delle croste bianche sul terreno (eccessiva salinizzazione).

La pratica dell'alternanza delle coltivazioni (a maggio veniva sospesa la coltivazione) fu la principale risposta al problema. Tale pratica riduceva la salinizzazione, in quanto il manto di cespugli ed erba prosciugava il terreno impedendo alla falda di far risalire i sali in superficie.

Clima e risorse

Le differenze idrografiche nel paese sono accompagnate anche da differenze climatiche. La presenza del deserto siro-arabico condiziona il clima di tutta la Mesopotamia: un clima caldo e arido caratterizzato da due stagioni, l'estate secca e la stagione fredda con scarsa precipitazione. Tuttavia bisogna considerare l'evoluzione climatica in quel territorio; i diversi studi compiuti (sui resti di pollini prelevati dai laghetti di Zeribar nello Zagros e nel lago Mirabad; studi svolti nel golfo Persico) hanno permesso di osservare una successione di stagioni diverse e soprattutto una maggiore presenza di vegetazione e di selvaggina nei luoghi attualmente completamente inospitali.

Per tutta la sua estensione la terra mesopotamica non si distingue tuttavia per la disponibilità di ricchezze naturali (soprattutto minerali) indispensabili al progresso economico e tecnologico delle civiltà urbane.

Materiali edilizi

In grande abbondanza si trova l'argilla (in tutto il paese), canne (al sud) e bitume (limitatamente a determinati affioramenti naturali). Inoltre vi è un'ampia reperibilità del calcare tenero e della selce impiegati per vasi, ornamenti, sculture e talora per l'edilizia. Di cattiva qualità, e talora quasi del tutto assenti, sono le cave di pietra da costruzione. Per la loro reperibilità argilla e canna divennero i materiali di edilizia per eccellenza. Argilla impastata con paglia tritata era utilizzata per la costruzione di abitazioni (tecnica del tauf). I muri dell'edificio con questa tecnica venivano plasmati a mano.

Con l'architettura in crudo questa tecnica viene perfezionata: l'argilla mista paglia non viene più disposta a manciate direttamente sul muro, ma vengono costruiti dei mattoni a sigaro da poter disporre uno sull'altro. I mattoni venivano stagionati, ossia lasciati ad asciugare al sole fino a diventare sufficientemente duri. La malta utilizzata tra i vari mattoni era anche essa in argilla. Nella cultura obeid vennero introdotti degli stampi per mattoni che permettevano una costruzione più regolare, nasce il sistema modulare di costruzione, aumenta elasticità e la robustezza degli edifici.

La storia della costruzione in crudo è strettamente connessa al tipico paesaggio archeologico mesopotamico: il tell o tepe. In Mesopotamia la costruzione delle nuove case avveniva sulle macerie della precedente (gli edifici generalmente non duravano più di due generazioni). Il nuovo edificio veniva costruito su una pianta analoga e spesso utilizzava le stesse fondamenta. La parte rimanente del vecchio edificio provocava un innalzamento del nuovo edificio, si formano delle collinette, i tell.

Nel sud accanto all'argilla si cominciò ad utilizzare le canne. Ancora oggi le canne (aggiunte a stuoie) vengono utilizzate per la costruzione di villaggi (soprattutto in riva alle lagune). Le strutture in canne e stuoie (chiamate mudhif) hanno una forma arcuata a tunnel; vengono costruiti praticando dei fori paralleli nel terreno all'interno dei quali vengono inseriti dei grossi fasci di canne, queste vengono incurvate con il peso delle persone e poi legate con delle corde, si ottiene così una struttura con grandi arconi, esternamente vengono legate delle fasce di canne più piccole e il tutto viene ricoperto con delle stuoie; i lati corti vengono ricoperti con delle incannucciate; il pavimento è rappresentato da terra battuta ricoperta da stuoie. Mancano gli edifici antichi di tale tipo a causa della deperibilità del materiale; ma numerose raffigurazioni a rilievo di età protourbana ne dimostrano l'esistenza in periodi antichi.

Raccoglitori e cacciatori nel Paleolitico Superiore (tra il 40 e i 10 mila a.C.)

Gli uomini che vivevano nel Paleolitico Superiore erano nomadi, si riparavano nelle grotte o costruivano ripari all'aperto, si spostavano con l'alternarsi delle stagioni e a causa degli spostamenti degli animali. La selvaggina non solo forniva le proteine per l'alimentazione, ma anche le pelli per il vestiario, le ossa per i piccoli attrezzi e ornamenti. I vegetali particolarmente importanti erano il grano e l'orzo che crescevano spontanei.

I primi abitanti della Mesopotamia sono documentati nel nord, nelle montagne del Kurdistan. Nel Paleolitico Inferiore l'homo di Neanderthal fa la sua comparsa anche in Mesopotamia, mentre nel Paleolitico superiore si diffonde l'homo sapiens. Tali uomini vivevano dei prodotti della caccia, della pesca e della raccolta delle bacche spontanee. I siti più rappresentativi di quest'età si trovano sulle ultime propaggini del monte Zagros, nella grotta di Shanidar. La grotta ha fornito una sequenza di livelli di occupazione che si estende dal Paleolitico Inferiore, a quello Superiore, all'Epipaleolitico e al Protoneolitico.

Altre testimonianze di cacciatori sono state ritrovate nel riparo di Palagawra nello Zagros iraqeno. Questi siti hanno conservato importanti testimonianze della vita dei loro abitanti: i rifiuti come le ossa degli animali consumati come cibo, i semi e i resti vegetali, i pollini, gli oggetti materiali prodotti con la selce (a volte con l'osso) con la tecnica della scheggiatura. In queste caverne sono state inoltre ritrovate delle rappresentazioni della grande spiritualità di queste genti. Lo scheletro di un bambino è stato ritrovato nella grotta di Shanidar, il suo corpo venne sepolto con un tributo di fiori (si crede nell'intenzionalità del gesto grazie alla concentrazione di pollini presenti). A Zawi Chemi (in Anatolia) sono state ritrovate delle raffigurazioni pittoriche (del VII-VI millennio a.C.) che rappresentano probabilmente degli uomini con le braccia coperte da piume a simulare le ali dei grandi rapaci, pratiche magico rituali che mostrano stadio avanzato dell'evoluzione spirituale.

L'età neolitica: agricoltori e allevatori

Attualmente mancano dati sufficienti per comprendere l'evoluzione e ciò che causò la fine del sistema di vita nomade e il passaggio alla sedentarietà e alla coltivazione. Alcune supposizioni sono state fatte, si ritiene che il passaggio alla vita sedentaria fosse dovuto sostanzialmente alla ricerca di soluzioni al problema del nutrimento, causato a sua volta dalla crescita demografica. Sicuramente la necessità di cibo era più alta nelle zone con precipitazione minore, questo ha spinto la sperimentazione.

Malgrado la natura non sia stata generosa di ricchezze minerarie, in Mesopotamia durante questo periodo si è sviluppata una grande civiltà che diede origine alla rivoluzione agricola (o rivoluzione neolitica), ossia l'introduzione dell'agricoltura e di allevamento come principale mezzo di sussistenza. L'arricchirsi delle conoscenze grazie agli indagini archeologiche sulla preistoria del Vicino Oriente, ha permesso di riconoscere la Mesopotamia (soprattutto la Mezzaluna Fertile) come uno dei luoghi privilegiati nella rivoluzione agricola. La Mesopotamia godeva infatti di due condizioni fondamentali:

  • La presenza spontanea dei cerali (orzo e frumento) e la presenza di quadrupedi progenitori di animali domestici quali pecora, capra, maiale, bue e anche il cane.
  • L'esistenza di un clima adatto con una precipitazione media annua di 200 mm, sufficiente alla crescita spontanea senza la necessità di irrigazione dei campi (la zona della Mezzaluna Fertile).

Le condizioni climatiche in cui si sviluppo Sumer erano nettamente diverse, più aride. Il terreno potenzialmente fertile grazie all'abbondanza dell'acqua dei fiumi aveva una scarsità di pioggia, ciò costrinse i popoli che ivi abitavano a sviluppare tecnologie avanzate per l'irrigazione dei campi. Le prove sicure di coltivazione e di allevamento in determinate zone sono rappresentate dalle modificazioni morfologiche che le specie domestiche hanno subito rispetto a quelle selvatiche. Le spighe dell'orzo e del frumento divennero meno fragili, negli animali mutò la struttura del nucleo delle corna, la morfologia del cranio, la dimensione delle ossa ecc.

L'introduzione dell'agricoltura porta ad una relativa stabilità e quindi comporta la creazione di villaggi. Anche se il nomadismo e la sedentarietà convivono per lunghi periodi insieme e negli stessi territori.

Neolitico Aceramico e Neolitico Ceramico

In Palestina è stato ritrovato un sito fondamentale, Gerico. Tale sito documenta, in un periodo anteriore all'invenzione della ceramica, la presenza di un abitato permanente (molto ampio) formato da blocchi di pietra. La comunità di Gerico non era dedita all'agricoltura ma viveva dei prodotti della caccia e della raccolta, commerciava il sale, il bitume e l'ossidiana anatolica. In una società così complessa ciò che colpì gli archeologi era l'assenza di materiale ceramico.

A Qermez Dere sono state ritrovate tracce di un'insolita architettura (IX-VIII millennio a.C.) circolare o sub circolare con pavimento infossato. In questi edifici furono messi in pratica due aspetti importanti:

  • La pratica di costruire gli edifici nuovi sulle rovine di edifici precedenti.
  • All'interno delle strutture a pianta rettangolare erano costruiti dei pilastri di pietra infossati nel pavimento, rivestita di argilla e intonacati. La funzione di queste lastre è incerta, ma si pensa a qualcosa di funzionale per la famiglia; alla base di alcuni pilastri sono stati ritrovati dei crani sepolti.

A Nemrik, nel VIII millennio le case circolari raggiungono dimensioni ragguardevoli (oltre 5 metri di diametro), si arricchiscono di elementi strutturali che dovevano reggere il soffitto e dividere lo spazio interno. Materiali edilizi utilizzati sono: l'argilla per l'intonacatura dei muri e della pavimentazione; il tauf e mattoni crudi a sigaro per la muratura. Nella fase finale (come ad esempio a Nemrik) la pianta degli edifici diventa sub rettangolare, lo spazio interno viene diviso con tramezzi in muratura. L'interno viene efficacemente collegato all'esterno, dove con tutta probabilità erano i focolari per cucinare il cibo.

Nella comunità di Nemrik nasce anche la lavorazione della pietra non solo per produrre gli strumenti comuni, ma per produrre piccole sculture: teste, figure intere, uccelli, leoni, serpenti. La sussistenza degli abitanti di Nemrik era affidata da un lato alla raccolta di vegetali selvatici, tra cui cereali, piselli, lenticchie, e di molluschi, dall'altro alla caccia, mentre la pesca, malgrado la prossimità del Tigri, sembra fosse poco praticata.

Tell Maghzaliya, raggiunge un'estensione di poco meno di un ettaro e mostra un'architettura piuttosto evoluta anzitutto nell'impianto delle case, ampie anche oltre i 100 mq. Queste sono composte da più vani rettangolari adiacenti, che si dispongono con cura e regolarità parallelamente o secondo un asse ortogonale e che dovevano servire a scopi ben differenziati. I muri sono costruiti con grosse pietre e con pietre più piccole sistemate negli interstizi, e sono poi coperti da intonaco. I pavimenti sono di lastre di pietra coperte d'argilla o di gesso, i tetti di canne e stuoie.

Evoluta è anche la cultura materiale nell'uso del bitume (un frammento conserva l'impronta di una stuoia) e nell'industria della pietra scheggiata, nella quale prevale l'ossidiana rispetto alla selce. Jarno è un grosso villaggio agricolo sorto nella prima metà del VII mill. a. C. a 800 m. di altitudine in una delle ultime valli del complesso Zagros. Il villaggio che appare estendersi per più di 1 ettaro, può aver ospitato circa 150 abitanti, ed è composto di abitazioni dalla planimetria complessa, articolata in più ambienti rettangolari separati da spazi aperti, comuni o di transito, e destinati sia all'abitazione che al lavoro e all'immagazzinamento. Sono costruzioni evolute per l'uso di una tecnica del tauf talora su una base di ciottoli, per la cura con cui sono predisposti i pavimenti di terra battuta su una preparazione di canne, e per la pianta a griglia. Sono una comunità che dell'agricoltura aveva ormai fatto un'attività fondamentale, a giudicare dai semi rinvenuti, o documentati da impronte nell'argilla, di grano. Tra i manufatti del Neolitico mesopotamico, la grande novità documentata a partire da un determinato momento (livello 5) è tuttavia la ceramica. Sono vasi di fabbricazione perfettamente evoluta, che presuppongono lo svolgimento altrove, eventualmente in altre aree dello Zagros, del processo formativo di questo manufatto. L'invenzione della ceramica si sviluppa probabilmente da forme di osservazione della cottura delle pareti d'argilla dei focolari infossati, e nell'VIII millennio il primo stadio è costituito da piccoli recipienti di argilla cruda talora cotti accidentalmente, mentre le figurine appaiono già cotte intenzionalmente.

Forme primitive di ceramica, recipienti dall'impasto molto grossolano e appena cotto, compaiono in Siria in siti come Mureybet sull'alto Eufrate in un ambiente semiarido, e nello Zagros iraniano. La più antica tecnologia della produzione ceramica è piuttosto elementare e nel corso del VII millennio mostra caratteri estremamente semplici anche nella tipologia relativamente uniforme dei recipienti. Questa limitatezza non è però da attribuire alla difficoltà di ottenere la temperatura necessaria alla cottura, che supera i 500°C, in quanto gli stessi contesti archeologici già nell'VIII millennio documentano la capacità di ottenere temperature di 800°C per la produzione di calce. La ceramica di Jarno è invece piuttosto evoluta sia sul piano tecnico della fattura anche se il repertorio morfologico è molto semplice, sia per la presenza di classi ceramiche diverse, dunque con diverso uso: ceramica decorata e quella comune. È arricchita di una decorazione eseguita a pittura con caratteristici motivi a macchie che ricoprono la superficie esterna del vaso in modo non del tutto casuale ma seguendo precisi schemi direzionali, un tipo di decorazione propria all'area dello Zagros neolitico dove sono attestati sul versante iranico, motivi di imitazione di contenitori ad intreccio. La ceramica è il segno esteriore più evidente di una società sedentaria.

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 63
Riassunto esame Archeologia e storia del vicino Oriente antico, prof Lippolis, libro consigliato Dal Tigri all'Eufrate, Invernizzi Pag. 1 Riassunto esame Archeologia e storia del vicino Oriente antico, prof Lippolis, libro consigliato Dal Tigri all'Eufrate, Invernizzi Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Archeologia e storia del vicino Oriente antico, prof Lippolis, libro consigliato Dal Tigri all'Eufrate, Invernizzi Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Archeologia e storia del vicino Oriente antico, prof Lippolis, libro consigliato Dal Tigri all'Eufrate, Invernizzi Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Archeologia e storia del vicino Oriente antico, prof Lippolis, libro consigliato Dal Tigri all'Eufrate, Invernizzi Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Archeologia e storia del vicino Oriente antico, prof Lippolis, libro consigliato Dal Tigri all'Eufrate, Invernizzi Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Archeologia e storia del vicino Oriente antico, prof Lippolis, libro consigliato Dal Tigri all'Eufrate, Invernizzi Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Archeologia e storia del vicino Oriente antico, prof Lippolis, libro consigliato Dal Tigri all'Eufrate, Invernizzi Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Archeologia e storia del vicino Oriente antico, prof Lippolis, libro consigliato Dal Tigri all'Eufrate, Invernizzi Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Archeologia e storia del vicino Oriente antico, prof Lippolis, libro consigliato Dal Tigri all'Eufrate, Invernizzi Pag. 41
1 su 63
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/01 Storia del vicino oriente antico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ruslanadovganyuk95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di archeologia e storia del vicino Oriente antico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Lippolis Carlo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community