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Significato di R

0

Il tasso ne>o di riproduzione femminile assume una

notevole importanza anche ai fini dell’evoluzione della

popolazione, in quanto:

se R >1 significa che l’ipote<ca generazione delle figlie

• 0

è in grado non solo di sos<tuire quella delle madri ma

anche di garan<re l’espansione della popolazione;

se R =1 significa che viene garan<ta solo la sos<tuzione

• 0

delle madri;

se R <1 significa che la popolazione risulta

• 0

potenzialmente in declino, in quanto l’ipote<ca

generazione delle figlie non è neanche in grado di

garan<re la sos<tuzione delle madri. 12

Il tasso intrinseco di variazione della

popolazione

Tu>avia, una valutazione ancora più soddisfacente della

forza intrinseca di sviluppo di una popolazione chiusa è

fornita dal cosidde>o “tasso intrinseco di variazione” (o

tasso di Lotka), che in prima approssimazione si può

o>enere so>raendo un’unità alla radice T.esima del tasso

ne>o di riproduzione femminile, ossia mediante

l’espressione: ρ T

= −1

R 0

dove T rappresenta l’età media delle madri al parto (ossia

l’intervallo tra la generazione delle madri e quella delle

figlie). 13

Il tasso di riproduzione per anni vissu<

Se infine si vuole conoscere lo sviluppo della

popolazione tenendo anche conto della probabilità

di sopravvivenza delle figlie occorre calcolare il

tasso di riproduzione per anni vissu3, che si oZene

ponderando il tasso ne>o di riproduzione

femminile con il rapporto tra la speranza di vita alla

nascita delle figlie e quella delle madri, ossia

mediante l’espressione: !

e

f 0

R R

= !

H 0 e

m 0 14

ELEMENTI DI DEMOGRAFIA

LE MIGRAZIONI

Generalità

Tradizionalmente, con il termine migrazione o mobilità

territoriale si indica ogni spostamento di individui da un

territorio a un altro.

Nella maggior parte dei casi tali movimenC sono determinaC

da faEori di natura economica, ossia dalla conoscenza di

migliori condizioni di vita in territori diversi da quelli di

origine, che comporta di sovente il crearsi di un meccanismo

usualmente noto con il nome di “catena migratoria” o di

“migrazioni a catena”.

TuEavia, accanto ai faEori di ordine economico ne sussistono

anche altri (es. calamità naturali, rivoluzioni, diversa fede

religiosa, etc.) che possono determinare massicci spostamenC

di popolazione e comportare quindi situazioni assimilabili agli

esodi e/o alle diaspore. 2

Generalità

In demografia si parla poi di:

migrazioni interne, se il trasferimento avviene all’interno

• dell’ambito territoriale di riferimento e non comporta

pertanto alcuna modificazione nell’ammontare della

popolazione di questo;

migrazioni esterne, se il trasferimento interessa due ambiC

• territoriali diversi e comporta quindi una contrazione

nell’ammontare della popolazione del luogo di origine e un

aumento in quella del luogo di accoglimento. Più

precisamente poi, se l’ambito territoriale di riferimento è

cosCtuito da uno Stato le migrazioni esterne assumono il

nome di migrazioni internazionali o di migrazioni con

l’estero. 3

Generalità

Le migrazioni possono inoltre disCnguersi in permanen4 e

temporanee, a seconda che comporCno o meno duraturi spostamenC

sul territorio; in parCcolare, esempi di migrazioni temporanee sono il

pendolarismo e i movimenC occasionali.

Infine, il fenomeno migratorio può essere analizzato almeno secondo

due punC di vista differenC, quello relaCvo ai flussi e quello relaCvo

agli stock. Nel primo caso si parla infa\ di emigrazione allorché il

fenomeno viene analizzato nell’o\ca del luogo di origine e di

immigrazione allorché lo stesso fenomeno viene considerato dal punto

di vista del luogo di accoglimento; nel secondo caso si prendono

invece in considerazione da un lato le caraEerisCche struEurali della

popolazione straniera vivente in un dato paese e dall’altro quelle della

popolazione che, essendo emigrata da un certo paese, vive

(stabilmente) all’estero. 4

La rilevazione e la quanCficazione delle

migrazioni internazionali

Nei vari paesi del mondo, però, le migrazioni internazionali

vengono rilevate e quanCficate sulla base di criteri abbastanza

eterogenei a causa sopraEuEo delle differenC definizioni della

figura del migrante; a seconda dei paesi infa\, lo straniero

deve soddisfare uno o più requisiC per poter essere

classificato come immigrato (es. oEenere l’iscrizione nei

registri dello stato civile, essere in possesso di un contraEo di

lavoro, essere in possesso di un permesso di soggiorno,

dichiarare l’intenzione di risiedere nel paese di immigrazione).

Ovviamente, tale circostanza si ripercuote in maniera ancora

più ardua allorché sono interessaC al fenomeno paesi in cui i

sistemi di rilevazione delle migrazioni sono meno perfezionaC

o addiriEura praCcamente assenC. 5

La rilevazione dei fenomeni migratori

in Italia

In Italia, in parCcolare, la rilevazione dei fenomeni migratori viene

aEualmente effeEuata dall’ISTAT e da altri EnC che si interessano sopraEuEo

della presenza straniera, come ad esempio il Ministero degli Interni.

Più precisamente, l’ISTAT cura due differenC aspe\ del movimento

migratorio, ossia:

la rilevazione delle iscrizioni e delle cancellazioni anagrafiche per

• trasferimento di residenza, che concerne tanto le migrazioni interne

quanto quelle esterne;

la rilevazione degli espatri e dei rimpatri, che invece concerne

• esclusivamente le migrazioni con l’estero dei ciEadini italiani.

Inoltre, in occasione delle rilevazioni censuarie, l’ISTAT procede alla

quanCficazione della popolazione straniera residente e (temporaneamente)

presente in Italia, classificata in relazione a vari caraEeri (es. nazionalità,

sesso, età, etc.).

L’aEendibilità di tali fonC non è però del tuEo soddisfacente, a causa

sopraEuEo del diffuso fenomeno dell’immigrazione clandesCna. 6

I quozienC di migrazione

La misura dei flussi migratori viene invece usualmente effeEuata aEraverso i quozien4

di migrazione.

In parCcolare il quoziente (grezzo) di immigrazione si o\ene rapportando

l’ammontare medio annuo degli immigraC in un dato territorio alla popolazione media

dell’intervallo preso in considerazione, ossia mediante l’espressione:

I

Q = P

I m

Analogamente, il quoziente (grezzo) di emigrazione si o\ene rapportando

l’ammontare medio annuo degli emigraC da un dato territorio alla popolazione media

dell’intervallo preso in considerazione, ossia mediante l’espressione:

E

Q = P

E m

Per differenza si o\ene quindi il quoziente (grezzo) di migrazione ne9a:

I−E

Q = P

I,E m 7

I quozienC di migrazione

Inoltre, essendo nota la distribuzione per età e/o per

sesso della popolazione di riferimento, è anche possibile

calcolare i relaCvi quozien4 di migrazione specifica.

I quozienC di migrazione presentano però l’inconveniente

di non essere omogenei tra loro, in quanto nella

popolazione presa in considerazione (P ) sono inclusi

m

solo gli emigraC; di conseguenza appare preferibile

calcolare il saldo migratorio relaCvo, rapportando la

differenza tra immigraC ed emigraC alla loro somma,

ossia mediante l’espressione:

I E

λ = I E

+ 8

Il calcolo del saldo migratorio negli

intervalli intercensuari

In ogni caso, la relaCva affidabilità delle staCsCche migratorie

induce ad analizzare i fenomeni migratori uClizzando anche

metodi indire\ di valutazione, tra i quali assume un parCcolare

rilievo quello che sCma l’ammontare del saldo migratorio

basandosi sull’equazione del movimento della popolazione,

ossia mediante l’espressione:

S (t ,t ) = P(t ) - P(t ) - S (t ,t )

m 1 2 2 1 n 1 2

Noto poi l’ammontare del saldo migratorio, si può procedere al

calcolo del relaCvo quoziente (grezzo) di migrazione neEa,

mendiate l’espressione: S t t

( , )

Q 1 2

m

= t t P

( )

I,E − m

2 1 9

Urbanizzazione e contrurbanizzazione

In generale comunque, i quozienC di migrazione

servono anche a valutare il livello e/o l’intensità

dell’urbanesimo (o urbanizzazione), ossia della

diffusione tra la popolazione di comportamenC

Cpici degli ambiC urbani, caraEerizzaC dal

prevalere delle a\vità industriali e terziarie, a

scapito di quelli Cpici degli ambienC rurali,

caraEerizzaC invece dal prevalere delle a\vità

agricole. 10

Urbanizzazione e contrurbanizzazione

Per la misura di tale fenomeno si può peraltro procedere:

in un’o\ca staCca, mediante il calcolo del rapporto tra

• ammontare della popolazione urbana e ammontare

della popolazione complessiva ad una certa epoca;

in o\ca dinamica, mediante il calcolo del tasso di

• urbanizzazione (o tasso di sviluppo demografico

differenziale) se si ipoCzza che sia la popolazione

urbana che quella complessiva varino in progressione

geometrica, ossia mediante l’espressione:

t t

⎛ ⎞

1+r 2 1

p p p p t t

(1+ )

θ

⎜ ⎟

2 1 2 1 2 1

= ⇒ =

P P P P

1+R

⎝ ⎠

2 1 2 1 11

Urbanizzazione e contrurbanizzazione

Facendo infine parCcolare riferimento all’esperienza italiana,

si può osservare che dalla cosCtuzione del Regno fino agli inizi

degli anni Sessanta i modelli territoriali di sviluppo

demografico sono staC caraEerizzaC dal neEo predominio

dell’urbanizzazione; successivamente invece la forza di

aErazione delle grandi ciEà è andata progressivamente

esaurendosi, sia perché in taluni casi (Milano e Genova) si era

praCcamente esaurito lo spazio urbano, sia e sopraEuEo

perché esse erano ormai considerate come pressoché

invivibili a causa della penuria di abitazioni, dei canoni di

locazione sempre più proibiCvi e in generale del forte

deterioramento della qualità della vita, che hanno così

determinato una sempre maggiore diffusione del fenomeno di

“deconcentrazione” urbana (o contrurbanizzazione). 12

ELEMENTI DI DEMOGRAFIA

TEORIE SULLO SVILUPPO DELLA

POPOLAZIONE

Generalità

I vari tenta<vi effe>ua< per cercare di

“spiegare” le modalità in base alle quali

varierebbe nel lungo periodo la consistenza

numerica delle popolazioni umane hanno

portato alla formulazione di alcune teorie più o

meno soddisfacen<, tra cui le più note sono:

la teoria malthusiana;

• la teoria logis<ca;

• la teoria della transizione demografica.

• 2

La teoria di Malthus

La prima teoria è a>ribuibile al pastore anglicano Malthus che, verso la

fine del XVIII secolo, crede>e di aver individuato la causa delle gravi

condizioni economiche in cui versavano l’Inghilterra e mol< altri Paesi

europei nell’insufficienza delle sussistenze (mezzi di sostentamento)

rispe>o alla popolazione. Secondo Malthus, infa[, l’is<nto alla

riproduzione è così potente nella specie umana che appena si ha un

aumento dei mezzi di sostentamento, e quindi si delinea la possibilità

di nutrire altri individui, ques< nascono; di conseguenza mentre le

sussistenze crescerebbero in progressione aritme<ca (ossia il doppio, il

triplo, il quadruplo, etc., di quelle iniziali), la popolazione tenderebbe a

crescere in progressione geometrica (ossia due volte, qua>ro volte,

o>o volte, etc., quella iniziale), determinando così uno squilibrio che a

sua volta me>e in a>o talune forse repressive (es. cares<e, epidemie,

guerre, etc.) che, a>raverso le cosidde>e “crisi di mortalità”, tendono

a ristabilirne l’equilibrio. 3

La teoria di Malthus

Occorre però osservare che Malthus, per risolvere a

monte il problema dello squilibrio tra popolazione e

mezzi necessari alla vita, caldeggiava la riduzione delle

nascite a>raverso restrizioni di ordine morale, quali la

cas<tà prima delle nozze, il ritardo al matrimonio, etc.

Ma il vero punto debole del modello malthusiano è in

realtà rappresentato dal fa>o di non poter presupporre

per la popolazione o per le sussistenze un andamento

prefissato, in quanto se è vero che la popolazione è in

ogni momento limitata dalla sussistenze, è anche vero

che queste sono a loro volta determinate dalla

popolazione. 4

La teoria logis<ca

Sicché, una più soddisfacente impostazione del

problema dell’evoluzione della popolazione nel

tempo fu, successivamente, dovuta al

matema<co belga Verhulst, secondo il quale

infa[ la forza di sviluppo della popolazione non

rimarrebbe costante nel tempo, ma

diminuirebbe al crescere della popolazione

stessa, a cagione delle difficoltà che sorgono per

mantenere in vita un numero sempre maggiore

di individui. 5

La teoria logis<ca

Verhulst pervenne così alla cosidde>a equazione logis<ca, che

graficamente assume la forma di una S schiacciata compresa tra

l’asse dell’ascisse e la sua re>a parallela da esso distante il

valore massimo cui tende la popolazione. 6

La teoria della transizione demografica

Infine, la “teoria della transizione demografica”

si reputa abbia avuto origine dall’osservazione

del “cammino” effe>uato dai quozien< (grezzi)

di natalità e di mortalità dalle società

tradizionali alle società moderne.

Nel de>aglio esistono però due diverse

formulazioni. 7

La teoria della transizione demografica

Secondo la maggior parte degli studiosi, infa[, il processo di transizione demografica

si ar<cola in tre macro-fasi, quali:

1. la fase pre-transizionale, cara>erizzata da quozien< (grezzi) di natalità e di

mortalità molto eleva< e quindi, globalmente, da un tasso di sviluppo della

popolazione molto basso;

2. la fase transizionale (o fase della “rivoluzione demografica”), a sua volta

ar<colabile in tre stadi, ossia:

a. lo stadio iniziale, cara>erizzato dalla c.d. “esplosione demografica” per effe>o della quale i

quozien< (grezzi) di natalità rimangono eleva< mentre quelli di mortalità si contraggono

progressivamente;

b. lo stadio intermedio, durante il quale ambedue i quozien< vanno contraendosi fino a

raggiungere il loro massimo divario;

c. lo stadio finale, cara>erizzato da quozien< di mortalità bassi e pressoché costan< e da

quozien< di natalità che subiscono un’ulteriore moderata contrazione;

3. la fase post-transizionale, cara>erizzata da quozien< (grezzi) di natalità e di

mortalità bassi e pressoché costan< e quindi da un tasso di sviluppo della

popolazione quasi nullo, tanto da potersi configurare l’ipotesi dello “zero

popula3on growth”. 8

La teoria della transizione demografica

Secondo altri studiosi, invece, il processo di transizione demografica si

ar<cola in qua>ro fasi (o tappe), ossia:

1. la fase iniziale, le cui cara>eris<che coincidono con quelle della

“fase pre-transizionale”;

2. la fase dello sviluppo accelerato, che è cara>erizzata da un declino

dei quozien< (grezzi) di mortalità più marcato e di regola

an<cipato rispe>o a quello dei quozien< (grezzi) di natalità e che

termina allorché i livelli dei due quozien< raggiungono il massimo

divario;

3. la fase della contrazione dello sviluppo, durante la quale i

quozien< (grezzi) di natalità subiscono un declino più marcato di

quello dei quozien< (grezzi) di mortalità;

4. la fase finale, le cui cara>eris<che coincidono con quelle della

“fase post-transizionale”. 9

La teoria della transizione demografica

Ambedue le formulazioni risultano comunque

estremamente generiche, in quanto non

forniscono alcuna indicazione né sulle epoche di

inizio e di fine del processo di transizione

demografica né sulla sua durata e/o sulla sua

portata; sicché nel tempo sono sta< propos<

vari indicatori in grado di rimuovere in maniera

abbastanza semplice tali inconvenien<. 10


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9 mesi fa


DETTAGLI
Esame: Demografia
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio (BARI, TARANTO)
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Paola Mero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Demografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Salinas Umberto.

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