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3 marzo 2021

I fondamenti del costruire. I materiali, le tecniche, i metodi.

INTRODUZIONE AL CORSO

TECNICA

Ogni insieme di norme in grado di fondare la pratica di una qualsiasi attività, non solo manuale ma anche intellettuale. Nell’antichità intesa come

“arte, mestiere, capacità”: è la capacità pratica di operare per raggiungere un certo fine, ed è basata sulla conoscenza ed esperienza. In epoca

contemporanea la tecnica viene sempre più intesa quale ricaduta di un sapere scientifico, tendendo a trasformarsi in uno strumento di controllo

dell’ambiente naturale al fine di controllarlo. Si fa riferimento ad un sapere pratico. La tecnica è amorale secondo Galimberti: ad essa non è

pertinente alcun giudizio se non di efficienza. È maturata oggi la consapevolezza delle conseguenze anche negative che la sua evoluzione può

produrre sulla libertà e la salute dell’uomo. Cresce alimentandosi di se stessa, quasi indipendente al controllo umano. Negli ultimi decenni è

maturata una sempre maggiore consapevolezza sulle sue conseguenze.

TECNOLOGIA

Tecnologia come “logos-téchne”, ragionamento, discorso critico e sistematico sulle tecniche.

Nasce nel post-guerra. Alcuni intellettuali (fra cui Ciribini) hanno proposto di attribuirgli il significato di dottrina dei processi di trasformazione,

assunti sia nel loro costruirsi materialmente (cioè lo studio dei processi tecnici) sia nel loro costruire cognitivamente. È una definizione molto

complessa, fanno entrare in gioco i motivi dei processi di produzione. Diventa importante occuparsi non solo dello studio dei processi tecnici

come fatti materiali ma diventa importante interrogarsi sulla legittimità delle scelte che andiamo a fare, avere consapevolezza rispetto a questi

processi di trasformazione e allo loro conseguenze. Diviene l’ambito entro il quale occuparsi dei processi di trasformazione studiandoli dal punto

di vista materiale (nel loro costruirsi materialmente), ma anche discutendo le motivazioni e la legittimità delle scelte, valutandone

consapevolmente e responsabilmente l’impatto (nel loro costruirsi cognitivamente).

Von Weizsacker la tecnologia è la scienza di fornire mezzi per uno scopo. Dove non c’è alcuno scopo, i mezzi sono inutili.

TECNOLOGIA DELL’ARCHITETTURA

Discorso critico e sistematico sulle tecniche per l’architettura. Cosa si studia? I materiale, gli elementi e i sistemi costruttivi, le tecniche

operative, di gestione del progetto e del cantiere, le tecniche per conseguire la qualità attesa dell’ambiente costruito, l’evoluzione delle tecniche

dal punto di vista storico, antropologico e culturale. Incorpora anche il lato figurativo oltre a quello strutturale. Capiamo che l’obiettivo è un

obiettivo alto, studia i materiali, gli elementi e i sistemi costruttivi, le tecniche operative di gestione del progetto e del cantiere, le tecniche per

conseguire le qualità tesa per l’ambiente costruire, l’evoluzione delle tecniche. L’attenzione alla sostenibilità ambientale prevede la garanzia del

maggior benessere possibile per l’uomo. Il riferimento alla soddisfazione delle esigenze per l’uomo fa sì che si occupi non solo di cosa e come si

fa, ma anche del perché. Questa capacità di scelta è molto importante: le tecniche sono molteplice, riferibili in parte a processi di tipo industriale

(es. serramenti) e in parte l’edilizia continua ad essere un mondo legato a delle consuetudini di tipo artigianale (consuetudini locali, capacità

delle imprese). È un mondo composito quello dell’edilizia.

Nella tecnologia dell’architettura, il costante riferimento alla soddisfazione delle esigenze dell’uomo fa sì che essa si occupi non solo di cosa si

fa e di come lo si fa (know-how) ma anche del perché (know-why). “l’opinione che tutto ciò che è tecnicamente fattibile possa essere realmente

fatto è un sogno infantile di onnipotenza, emozionante in un bimbo ma criminale in un adulto. Quest’opinione è innanzitutto espressione di una

mentalità non tecnologica” (Weizsacker).

Significato e ruolo della tecnologia dell’architettura

La tecnologia non è solo uno strumento, ma una risorsa per il progetto e per la qualità dell’ambiente costruito. Deve essere concepito come un

modo complementare rispetto a quello compositivo. Spesso si tende a dare corpo prima ad un’idea e poi solo successivamente al come

realizzarla: così si da consistenza a materiali e tecniche costruttive già strutturate che non sempre possono subire modifiche significative. Questo

modo di operare è figlio della separazione fra arte e tecnica ma da questo modo di operare non può che derivare un disimpegno dalla costruzione

che va a discapito della qualità dell’architettura. È opportuno abbandonare la concezione meramente strumentale della tecnologia. Queste

conoscenze devono fare parte del progetto fin da subito. In questo modo la tecnologia diventa una vera e propria risorsa. Fin dall’inizio si

vedono quei vincoli che più avanti nel progetto rischiano di creare problemi. Ogni scelta tecnologica, e di conseguenza ogni costruzione, è

sempre un atto culturale irripetibile, a specifici bisogni, a partire da precisi vincoli e circostanze (come la disponibilità di materiali e di forza

lavoro, il clima, i sistemi di valore propri di ciascuna società, o le culture dei diversi attori che partecipano al processo di progettazione e

realizzazione).

Materiali e tecniche proprie della tradizione locale o regionale sono fondamentali. La costruzione di un edificio si basava su differenti modi di

costruire, a particolari modi di costruire consolidati. Sono conoscenze prevalentemente trasmesse in modo orale.

Nell’edilizia premoderna il rispetto delle regole dell’arte, cioè di modi di costruire consolidati (ma adattabili) si pone a garanzia della qualità

delle opere. Sino all’inizio del Novecento si costruisce ancora in modo tradizionale, facendo quindi riferimento ai modi “dell’arte”, cioè

l’accumulo di una serie di esperienze su questi modi di costruire tradizionali. La progettazione e la realizzazione di edifici in questo periodo

erano formati sulla regola dell’arte. Costruire a regola d’arte significava usare regole pressoché univoche, che rimandavano a soluzioni

ricorrenti, il problema esecutivo veniva risolto secondo modi consolidati di costruire. La tecnologia è una tecnologia convenzionale. Queste

regole dell’arte contenevano un riferimento di condizioni di fruizione, come la casa da pigione.

Poi la situazione è cambiata fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Iniziano ad essere impiegate strutture in ghisa e poi l’uso

dell’acciaio. Viene introdotto l’uso del calcestruzzo armato. L’ingombro della struttura si è ridotto e tutto il sistema della costruzione tradizionale

si è mosso verso modalità del tutto innovative. Le pareti di tamponamento non sono più portanti, devono resistere all’azione orizzontale del

vento ma non occorre che siano molto spessi. Cambiano. Diventano delle casse vuote.

Come garantire quindi la qualità?

Negli anni 60-70 si individua un criterio nuovo che fa riferimento ad un grado di soddisfacimento dell’utenza che quell’edificio lo vive, sia da un

punto di vista tecnico che da un punto di vista morfologico. La qualità del vivere non discende dal rispetto di regole dell’arte, cioè di soluzioni

precostituite, ma dalla capacità di soddisfare le esigenze degli utenti. La qualità si determina non specificando come si vuole un determinato

oggetto edilizio, ma cosa si vuole da quell’oggetto.

Nasce la tecnologia dell’architettura. Occorre specificare quindi che cosa ci si aspetta da un determinato edificio: alle regole dell’arte vengono

sostituite le regole di qualità. Si costituiscono delle normative tecniche che stabiliscono una soglia minima di accettabilità per prodotti ed

elementi costruttivi. Deve andare incontro all’esigenza dell’utenza, a prescindere dai materiali e dalle soluzioni tecniche adottate. Questo

principio viene sancito dagli organismi che si occupano di normativa tecnica, come dall’UNI e dall’ISO.

Approccio sistemico

In questi anni vengono svolti una serie di studi che puntano a superare la regola dell’arte, definendo un metodo e un approccio al progetto nuovo.

Ci sono una serie di intellettuali che hanno lavorato su questa questione, fra cui ricordiamo Blachère, Ciribini, Maggi, Spadolini e altri, che

hanno puntato a definire un approccio al progetto e al processo edilizio fondato su basi oggettive della qualità. L’obiettivo è il controllo della

qualità del prodotto edilizio. Viene chiamato anche sistemico ed è sintomo dell’industrializzazione del settore edilizio.

Ciascun oggetto viene visto come un oggetto messo in relazioni con gli altri, non deve esser visto come elemento singolo. Come sistema viene

definito come un insieme di entità concrete o astratte che sono connesse fra loro da una rete di relazioni. Questo sistema nel suo sistema possiede

delle caratteristiche: alcune delle sue proprietà si sviluppano solo nel tutto e grazie al tutto. Gli oggetti non vengono più studiati come elementi

autosufficienti, ma vengono visti come sistemi. Partendo da questi studi anche l’edilizia e l’edificio sono stati studiati con un approccio

sistemico, come un sistema strutturato di elementi spaziali (sistema ambientale) ed elementi tecnici (sistema tecnologico). L’obiettivo di ogni

azione di costruzione è quello di soddisfare delle specifiche esigenze.

Questo sistema aperto, applicato all’edificio, completa queste relazioni con il suo significato. Questo approccio consiste nell’individuare le parti

e le relazioni. L’idea è quella per cui l’edificio non è concepibile come una semplice sommatoria di spazi ma piuttosto come un sistema. In

particolare, il sistema ambientale è un insieme di volumi vuoti in grado di ospitare le persone, mettendo loro a disposizione le caratteristiche

ambientali più adatto. L’unità ambientale si intende un raggruppamento delle attività degli utenti. L’elemento spaziale è lo spazio concreto, cioè

una porzione di spazio da dedicare alle attività.

Quindi, ogni edificio è un sistema strutturato di:

- Elementi spaziali (sistema ambientale);

- Elementi tecnici che li circoscrivono (sistema tecnologico)

Caratterizzati dalle loro funzioni e dalle loro relazioni, il cui compito principale è quello di soddisfare specifiche esigenze.

Un sistema aperto, in relazione con il sito, con la città, con il territorio, che completa in queste relazioni il suo significato e la sua funzionalità.

L’unità ambientale= dormire

Unità spaziale = camera da letto

Il sistema ambientale è un insieme di volumi vuoti in grado di ospitare le persone, mettendo loro a disposizione le caratteristiche ambientali più

adatte (temperatura, illuminazione, acustica), le attrezzature adeguate allo svolgimento delle attività, gli spazi necessari per muoversi intorno a

tali attrezzature e per organizzare flussi e percorsi di relazione fra le attività. Più precisamente un sistema ambientale viene definito come un

insieme di unità ambientali e di elementi spaziali:

- Unità ambientali, cioè raggruppamenti di attività degli utenti, derivanti da

una determinata destinazione d’uso, compatibili spazialmente e

temporalmente (es. spazi per dormire);

- Elementi spaziali, cioè le porzioni di spazi destinate allo svolgimento delle

attività comprese in un’unità ambientale (es. l’ufficio).

Non è possibile pensare a un sistema ambientale, e quindi ad una forma, senza

pensare anche a come sia fatta.

Un sistema tecnologico è un insieme di parti piane, di elementi fisici, in grado di

delimitare e di attrezzare gli spazi e soprattutto di assicurare protezione, sicurezza,

comfort alle persone che abitano l’edificio. più precisamente, la norma UNI 8290-

1:1981 scompone il sistema tecnologico in un insieme strutturato di unità

tecnologiche e di elementi tecnici.

- Unità tecnologiche, ovvero unità che si identificano con raggruppamenti di

funzioni, compatibili tecnologicamente, necessari per l’ottenimento di

prestazioni. Vengono raggruppare in classi di unità tecnologiche,

identificate per il ruolo funzionale prevalente che svolgono all’interno

dell’edificio. si tratta di: strutture, chiusure, partizioni interne.

- Elementi tecnici o edilizi, sono le parti di un organismo

edilizio in grado di fornire prestazioni autonome, cioè di

svolgere completamente o parzialmente funzioni proprie di

una o più unità tecnologiche. Sono ad esempi elementi

edilizi un muro, un pavimento un pilastro.

Approccio esigenziale

Nel quadro di questo approccio sistemico che vede l’edificio come

un sistema matura anche il cosiddetto approccio esigenziale. Si pone

l’obiettivo di controllare la qualità del costruire verificando il grado

di soddisfacimento della costruzione. Il desiderio è quello di andare

incontro alle persone. Le esigenze degli utenti si esprimono in richieste al sistema ambientale e in richieste al sistema tecnologico. Il processo

progettuale appare come un sistema di decisioni motivate, nell’ambito del quale le esigenze individuate devono informare ogni fase del processo.

Le parti che compongono il sistema tecnologico sono in grado di fornire le corrette protezioni verso ciò che avviene all’esterno. Secondo questo

approccio bisogna progettare il sistema degli spazi ed effettuare le scelte tecnologiche partendo dalle esigenze dei futuri fruitori.

Significa partire dall’individuare le esigenze, tradurle in termini tecnici (cioè i requisiti), poi stabilire le prestazioni che devono offrire le diverse

parti dell’edificio per rispondere ai requisiti richiesti. Infine occorre scegliere i materiali più appropriati, cioè quelli che possiedono delle

proprietà in grado di fornire, per le diverse

parti dell’edificio, le prestazioni desiderate.

Esempio:

Pensiamo di dover progettare una casa di

riposo per anziani. Occorre capire quali siano

le esigenze dell’utenza: bisogna garantire la

sicurezza nella loro deambulazione, che ha

l’obiettivo la fruizione degli spazi che stiamo

progettando. Questa esigenza si traduce nel

requisito di fare dei pavimenti non scivolosi.

Si ricercano quindi dei materiali che siano in

grado di soddisfare questo requisito. In

particolare, ci si deve soffermare sul

coefficiente d’attrito del pavimento: maggiore

è questo fattore, più abbiamo la sicurezza di

fare un lavoro sicuro. 5 marzo 2021

Ripasso

Pluralità di valenze: si può intendere sia i

fattori di condizionamento (ogni scelta deriva

da una serie di condizionamenti) sia i fattori

culturali che ogni società incarna. Ogni cultura

fa riferimento a determinati modi di costruire

che sono legati a tanti modi diversi o altri

aspetti. Con tale definizione si voleva sintetizzare questo tipo di discorso.

La differenza fra requisito e prestazione: su questo tema si proseguirà ancora, quindi verrà ripreso.

Il sistema ambientale, le unità ambientali sono entità più astratte che identificano dei gruppi di attività.

L’approccio esistenziale finisce nella scelta dei materiali più appropriati per rispondere all’esigenza e alla richiesta di prestazioni richieste.

Lezione

Non è tutto così semplice: è un processo complesso. L’individuazione delle esigenze non è un fatto scontato. Sono i desideri delle persone e non

è facile capirle. Queste esigenze, nel corso del tempo, si sono andate ad articolare ed ogni progetto va concepito come una risposta di un insieme

di esigenze. Ci sono alcune che sono essenziali, imprescindibili (sicurezza, benessere) mentre altre sono più soggettive e sfuggenti. Si deve

comporre una sorta di quadro esigenziale, che non è un’attività neutra o immediata. Questo perché gli utenti sono i fruitori ma secondo questo

approccio sono anche gli operatori del processo edilizio. Non sono solo i fruitori, ma sono tutti quelli che partecipano alla progettazione e alla

manutenzione di un determinato edificio.

La costruzione del quadro esigenziale

Principalmente dobbiamo tener presente i fruitori ma anche che alcuni aspetti riguardano la variazione delle esigenze rispetto al contesto storico

o geografico o culturale. Quello che fio a pochi decenni fa era un lusso ora magari è un’esigenza comune.

Le esigenze cambiano anche in base al tipo di edificio e all’attività che viene fatta all’interno. I quadri esigenziali sono quindi diversi. Possono

essere in contraddizione fra loro: gli utenti potrebbero esprimere esigenze diverse (la sicurezza alle possibili intrusioni che contrasta con la

volontà di avere un forte legame fra interno ed esterno della casa). Possono essere anche contrastanti fra committenti, fruitori. Il progettista deve

stabilire delle priorità, confrontandosi con il discorso economico, e cercare una soluzione accettabile per tutti.

L’esigenza può essere esplicita, se l’utente è anche il committente. Succede però che il committente non coincida con l’utente (si pensi agli

edifici pubblici). Il progettista deve costruire un quadro esigenziale che tenga conto di chi realmente usufruirà di questi spazi. In questi casi,

come fare? Ad un utenza anonima (non conosciamo i veri utenti) non possiamo fare altro che attribuire delle esigenze tipo, stabilite sulla base di

ricerche scientifiche. In questa direzione è utile stabilire una scaletta di esigenze proposte da una norma UNI (benessere termico = isolamento.

Che valori vogliamo ottenere? Riusciamo a dare risposte grazie a tali norme). Fra queste esigenze per il tecnico è più facile fornire risp

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/12 Tecnologia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DeboraColombatto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura tecnologica dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Barelli Maria.
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