Criminologia
Capitolo 1 – Introduzione allo studio della criminologia
Criminologia è una scienza intesa come disciplina che si concentra sui fenomeni delittuosi. Il suo campo di indagine comprende:
- Fatti criminosi e i loro aspetti fenomenologici;
- Lo studio degli autori dei delitti e delle loro caratteristiche;
- I diversi tipi di relazione sociale;
- Il fenomeno della devianza.
I metodi di ricerca per esaminare le caratteristiche dei fenomeni delittuosi sono:
- Osservazione individuale (studio dei singoli soggetti);
- Ricerca di gruppi o campioni (studia le caratteristiche di un gruppo ristretto di persone ma che rappresentano la popolazione);
- Questionari e interviste.
I questionari e le interviste favoriscono una raccolta mirata di informazioni per conoscere in modo più accurato il fenomeno in questione. Il questionario consiste in un materiale proposto per iscritto a cui il soggetto deve rispondere sempre per iscritto. L’intervista consiste in uno scambio verbale in cui l’intervistatore pone al soggetto domande dirette. Il colloquio è invece un processo relazionale tra due persone che consente di raggiungere e acquisire una maggiore conoscenza; chi conduce il colloquio deve essere neutrale, astenendosi dal fare ogni tipo di giudizio.
La criminalistica è l’insieme delle tecniche utilizzate per l’investigazione criminale (es. analisi dei materiali biologici o del DNA) e non bisogna confonderla con la criminologia.
Il reato avviene quando ogni azione è penalmente perseguibile mentre il reo è colui che compie il reato e nel corso dei procedimenti penali viene dichiarato imputato o indiziato.
Un’importante limitazione legata ad ogni indagine criminologica è che i dati utilizzati sono relativi ai reati denunciati alla polizia. Il numero oscuro è il numero dei reati che non risulta dalle fonti ufficiali. L’indice di occultamento è il rapporto tra reati noti e quelli connessi ad esso.
Approfondimento: la criminalità
La criminalità non è altro che un modo di agire e comportarsi nella società; così, per comprendere in modo più approfondito delitti e delinquenti (che è il fine della criminologia) è necessaria la conoscenza dei fattori sociali e delle relazioni fra individui, gruppi e ambiente che sono alla base del comportamento umano.
Le scienze criminali si occupano principalmente dei fenomeni delittuosi e una branca di questa disciplina è proprio la criminologia, la quale definisce quali sono i reati. Fra le scienze criminali vi è anche il diritto penitenziario, che ha come oggetto l’insieme delle disposizioni legislative e regolamentari che portano poi alla fase esecutiva del procedimento giudiziario penale. Questa disciplina si avvicina alla politica penale (o politica criminale), anch’essa fra le scienze criminali, ha come obiettivo quello di studiare e proporre gli strumenti e i mezzi per combattere la criminalità. Anche la sociologia del diritto, che ha per oggetto i rapporti fra diritto e società, ha punti di contatto e di scambio con la criminologia.
Per quanto riguarda i fatti delittuosi, delitto, crimine e reato hanno un significato equivalente ma contengono sfumature differenti. La parola reato implica reazioni emotive meno negative di quanto non comporti la parola delitto, ovvero crimine per atti che suscitano un’intensa reazione sociale di sdegno e colpevolizzazione dell’autore. Le dizioni atto illegale o illegalità, pur essendo visti come reati, hanno un senso di minore censura etica nei confronti di chi li ha commessi, sono più neutre nel loro tecnicismo e non comportano un giudizio morale severo.
Nella società si effettuano delle differenziazioni nei confronti della criminalità secondo una gerarchia dei valori violati, cosicché non tutte le infrazioni alla legge penale suscitano uguali reazioni negative. Arriviamo così al criminale, chi uccide il cassiere nel corso di una rapina in banca o un killer, che però non viene usato per indicare chi commette un omicidio colposo in un incidente stradale nonostante anche quest’ultimo abbia ucciso un uomo e per legge sia responsabile di omicidio.
Criminale, delinquente, reo, dovrebbero inficiare colui che ha compiuto azioni che la norma giuridica definisce reati. Se lo studio della criminologia serve a rifiutare gli stereotipi più comuni sui delitti e i delinquenti, allora bisogna anche eliminare le generalizzazioni. Infatti, non esistono i delinquenti come categoria ma tanti singoli individui che rubano o imbrogliano, ciascuno con le proprie motivazioni e la propria storia individuale. Per questo le generalizzazioni sono spesso banalizzazioni o interpretazioni errate di realtà molto più complesse.
Una caratteristica che differenzia la criminologia dalle altre scienze criminali è l’ampiezza del campo di indagine, che comprende i fatti criminosi, le condizioni economiche e sociali e lo studio degli autori dei delitti con le loro caratteristiche psicologiche e con fattori ambientali e sociali. Pertanto, si tratta di una scienza multidisciplinare, di cui se ne occupano diversi professionisti quali psicologi, sociologi, medici e pedagogisti. La criminologia ha anche le caratteristiche di una scienza interdisciplinare, poiché ha la necessità di dialogare con altre scienze per poter affrontare diverse questioni a cui devono trovare una soluzione diversi professionisti. La criminologia, quindi, può essere definita come una scienza, però resta da stabilire quali siano le sue caratteristiche di dottrina scientifica, poiché le varie scienze hanno diverse caratteristiche.
Le scienze che usano il metodo induttivo e che traggono le loro conoscenze dall’osservazione della realtà oggettiva prendono il nome di scienze empiriche; la criminologia è una scienza empirica e un aspetto di questo suo essere scienza empirica si manifesta con la classificazione della criminologia come scienza descrittiva dei fenomeni, in particolare la differenziazione dei delitti e dei loro autori. La criminologia assume così il carattere di scienza eziologica, cioè scienza che ricerca le cause dei fenomeni da lei osservati. Un’ultima osservazione da fare è che la criminologia è anche una scienza applicativa, ovvero interviene sui fenomeni criminosi e sugli individui attuando interventi di prevenzione o attivando programmi di mediazione fra reo e vittima, infine interviene sull’educazione dei rei minorenni e la risocializzazione dei condannati adulti.
Per quanto riguarda le teorie criminologiche, alcune di esse tentano di conciliare molteplici fattori che intervengono nella causazione per offrire una prospettiva più ampia; queste si chiamano teorie multicausali. Esse ci dicono che nessun fattore da solo può mai spiegare completamente un fenomeno o un comportamento, soprattutto nei comportamenti umani e ancor di più quelli criminosi.
Capitolo 2 – Lo sviluppo storico del pensiero criminologico
La criminologia nasce come scienza nel XIX secolo, quando per la prima volta venne affrontato in modo empirico lo studio dei fenomeni delittuosi. Vi sono tre importanti approcci per quanto riguarda questa disciplina:
- Esplicativo (perché si delinque?);
- Operativo (come punire?);
- Finalistico (qual è lo scopo della pena?).
Il pensiero penalistico moderno nasce con l’Illuminismo (1700), una corrente di pensiero che introduce nuovi valori quali libertà per tutti i cittadini e la loro uguaglianza. Il più importante sostenitore dei principi illuministici fu Cesare Beccaria, il quale nel suo Dei delitti e delle pene, pubblicato anonimamente nel 1764, espone la concezione liberale del diritto penale che segue l’inizio di una nuova filosofia della pena (non vi erano più i privilegi della casta e la pena diventata retributiva, furono eliminate le pene di morte e quelle corporali).
Jeremy Bentham, un politico radicale e un teorico influente nella filosofia del diritto anglo-americana, affermava che il valore di un’azione è definibile come la somma algebrica dei piaceri e dei dolori prodotta negli individui coinvolti. Quindi il delitto va considerato secondo tutte le ripercussioni che suscita nella società.
Scuola Classica
In Italia, i primi principi liberali dell’Illuminismo ebbero seguito nel XIX secolo con la Scuola Classica del diritto penale, il cui maggiore esponente fu Francesco Carrara. Essa si incentrava su tre principi, quali:
- La volontà colpevole del delinquente che in quanto persona libera, portava a ritenere come non rilevanti eventuali condizionamenti ambientali e sociali;
- L’imputabilità, il reo deve essere capace di comprendere il disvalore etico e sociale delle proprie azioni e di determinarsi liberamente alle medesime;
- La pena come retribuzione per il male commesso, una pena che doveva essere proporzionata e determinata.
In questo secolo si affermano le classi pericolose, ovvero gruppi di individui carichi di vizi e privi di volontà e iniziativa. I primi studi statistici impiegati per l’approccio scientifico ai fenomeni criminosi chiamarono in causa l’ambiente sociale in cui l’individuo agiva. I primi a parlarne furono Adolphe Quetelet e Andre-Michel Guerry, i quali utilizzarono i dati statistici e demografici. I loro studi vennero chiamati statistica morale proprio perché applicavano la scienza statistica a fenomeni riguardanti la morale.
Verso la metà del XIX secolo il delitto cominciò ad essere inteso come fatto sociale, cioè, secondo Durkheim, qualunque fenomeno generale di ogni società. Durkheim, inoltre, secondo Durkheim, la normalità è uno stato di fatto, non un giudizio morale o filosofico.
Sempre nel XIX secolo a Cesare Lombroso, fondatore dell’antropologia culturale, va riconosciuto il merito per la realizzazione della teoria del delinquente nato, secondo la quale un’alta percentuale di criminali possederebbe disposizioni congenite (sin dalla nascita) che li renderebbero antisociali in qualunque contesto ambientale (scarsezza di peli, fronte sfuggente e poca capacità cranica). Un'altra teoria di Lombroso è la teoria dell’atavismo, che considera il delinquente un individuo primitivo, il quale scarica le proprie pulsioni e istinti aggressivi nei delitti senza inibizioni. Lombroso riconobbe anche l’esistenza dei delinquenti occasionali, non dissimili per costituzione dagli uomini normali, per i quali, nel condizionare la loro condotta, assumevano rilevanza l’ambiente e le circostanze.
Scuola Positiva
Si contrappone alla Scuola Classica la Scuola Positiva i cui fondatori furono i penalisti Enrico Ferri e Raffaele Garofalo. La Scuola Positiva si incentrava su:
- Il delinquente è un individuo anormale;
- Il delitto è il risultante di un triplice ordine di fattori: fisici, psichici e sociali;
- La delinquenza non è la conseguenza di scelte individuali ma è condizionata da tali fattori;
- La sanzione penale non deve avere finalità punitive ma deve mirare alla rieducazione del criminale.
Capitolo 3 - Sociologia e criminalità
La criminologia si sviluppa secondo due filoni:
- Sociologico, che spiega la dipendenza ricercandone le cause nella società;
- Antropologico, che studia cosa ci sia di diverso nei delinquenti che li spinge a diventare tali.
Verso la prima metà del XX secolo negli USA si sviluppava la sociologia criminale, dove gli studi delle aree criminali vennero condotti nella Scuola di Chicago (prima corrente criminologica sociologica).
Teoria delle aree criminali o Teoria ecologica (Shaw e McKay)
Con il termine aree criminali si intendono quelle zone della città in cui vi è la maggior parte della criminalità comune. In queste aree vi è sovraffollamento nelle abitazioni, scarse condizioni igieniche e gli abitanti sono per la maggior parte disoccupati o svolgono attività lavorative precarie. Queste aree, inoltre, attirano coloro che cercano un ambiente più permissivo al loro status di delinquenti abituali.
Teoria della disorganizzazione sociale
La disorganizzazione sociale si realizza quando gli strumenti di controllo sociale non sono più efficaci e una delle condizioni che la provocano è il conflitto di norme, che si realizza ad esempio, quando è imposto il rispetto alle autorità anche se quest’ultima si dimostra corrotta.
Teoria dei conflitti individuali (Sellin)
Sellin distinse i conflitti culturali primari, causati dal disagio e dall’incertezza che l’individuo vivesse per il conflitto tra due sistemi culturali troppo diversi, da quelli culturali secondari, rappresentati dal rifiuto del gruppo, dall’emarginazione e dall’ostracismo.
Strutturalfunzionalismo e devianza (Merton, Parsons e Johnson)
Il concetto di devianza assume un grandissimo peso nel pensiero criminologico e sociologico, e si sviluppa soprattutto verso gli anni Trenta del Novecento con lo strutturalfunzionalismo, una scuola di pensiero statunitense. Secondo questo indirizzo gli attori sociali regolano il comportamento fra le persone e i gruppi in base ad un sistema di norme che ciascuno interpreta a proprio modo; il comportamento sociale, quindi, si colloca tra le due alternative di conformità e devianza. La conformità è un comportamento coerente con l’insieme delle norme ed è frutto dei processi di socializzazione e identificazione. La devianza, invece, è il mancato rispetto di quelle norme che vengono ritenute importanti.
Lo strutturalfunzionalismo ha definito questa perdita delle norme come lo stato di anomia di un certo contesto sociale. L’anomia è un concetto introdotto da Durkheim con il significato di ‘‘frattura delle regole sociali’’ ed è una particolare situazione che in una società genera disagio e condotta dissociata in un elevato numero di soggetti. Anche Robert Merton utilizzò il concetto di anomia per descrivere una società che presenta caratteristiche di anomia quando la sua cultura propone mete senza però fornire i mezzi necessari per raggiungerle. Quindi la sua teoria si basa sul contrasto fra mete e mezzi legittimi per conseguirle. Inoltre, Merton indica quattro tipi di devianza:
- Innovazione;
- Ritualismo;
- Rinuncia;
- Ribellione.
Teoria delle associazioni differenziali (Sutherland)
Secondo Sutherland, il comportamento delinquenziale è appreso non tramite semplice imitazione, ma tramite l’associazione interpersonale con altri individui che già si comportano da delinquenti. Una persona, quindi, è favorita nella scelta delinquenziale quando fa parte di un gruppo in cui si favorisce la violazione della legge, inoltre più frequenta quel gruppo intensamente, stringendo rapporti duraturi, più facilmente verranno appresi ideali, valori e tecniche di condotta criminale.
Criminalità dei colletti bianchi (Sutherland)
A Sutherland va anche il merito di aver indirizzato i suoi studi verso i reati commessi dai colletti bianchi (white collars), ovvero dirigenti finanziari, commerciali ecc. con evasioni fiscali, frodi e bancarotta fraudolenta. Questa delinquenza si realizza negli ambienti di produzione di beni e servizi e non è parassitaria come la delinquenza comune dal momento che il suo costo sociale è rilevante perché questi reati colpiscono moltissimi settori produttivi. L’indice di occultamento di questi reati è molto elevato, poiché non sono evidenti come i crimini di strada e anche perché gli autori di questi reati godono di un elevato tasso di impunità perché ricoprono posizioni influenti. La reazione sociale infine è minore, tanto che si usa chiamare gli autori di questi delitti ‘‘disonesti’’ anziché criminali. Il ‘‘colletto bianco’’ quindi non viene gravato dallo stereotipo del delinquente e neanche lui si ritiene tale.
Sociologia criminale
Nel dopoguerra la sociologia criminale si divide in due filoni:
- Criminologia del consenso, che mirava a condurre i devianti e i delinquenti alla conformità;
- Criminologia del conflitto, che si incentrava sui conflitti che nascono durante la divisione in classi della società.
Oltre alla criminologia incentrata sull’individuo, nell’ambito della criminologia si colloca anche la criminologia pragmatista, il cui maggior esponente fu Leon Radzinowicz del consenso. Questo tipo di criminologia fa parte di quelle ‘‘cosa fare’’ e si concentra sul per contenere il crimine.
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