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La resilienza: una posizione soggettiva di fronte alle avversità

Libro: Rozenfeld, A. (2014). La resilienza: una posizione soggettiva di fronte alle avversità. Genova: Fratelli Frilli. Edizione italiana a cura di A. Granieri.

Introduzione

Freud → le esperienze traumatiche rompono la capacità di simbolizzazione e portano a un’identificazione narcisistica con l’ingroup, fortificata da fantasie di fusione; per un contesto simile non c’è spazio per la soggettività e il senso di sé si fonde con quello del gruppo.

Epitteto → non si tratta solamente di ciò che qualcuno o qualcosa ci ha fatto, ma è fondamentale ciò che noi facciamo con ciò che ci è stato fatto.

Ricerca di Ana Rozenfeld → ha avuto inizio nel 1998 a partire dalle sue supervisioni cliniche riguardanti il Servizio di Psicopatologia dell’Ospedale Pinero, con pazienti che pativano gravi situazioni di deprivazione economica e sociale. I clinici erano interessati a riflettere sulle cause per cui alcuni pazienti, che avevano in cura, mostravano risorse emotive importanti per affrontare le difficili condizioni di vita, mentre altri scivolavano nella disperazione, nella droga, nella prostituzione e così via.

Il presente libro testimonia un lungo cammino che ha mosso i primi passi a partire dalla domanda “Che cosa può dire la psicoanalisi sulla resilienza?”

Il termine resilienza proviene dalla fisica e fa riferimento alla proprietà intrinseca di tenuta dei materiali sottoposti a forze e pressioni deformanti e, in senso più ampio, include le reazioni dei sistemi ecologici alle avversità.

Gli psicoanalisti hanno studiato i diversi modi in cui le avversità possono affliggere le persone. La resilienza è caratterizzata da un processo psichico che rivela una modalità di affrontare l’avversità, risultato di una specifica posizione soggettiva dell’individuo di fronte alla traumaticità dell’esperienza vissuta. Il concetto di resilienza ha iniziato ad avere visibilità in seguito all’attentato alle Torri Gemelle.

Capitolo 1: Breve storia del concetto di resilienza

Il termine resilienza deriva dal latino e significa “rimbalzare”, dal francese “resistenza all’impatto”, dall’inglese “robustezza”.

Dal punto di vista sociologico ed economico, la resilienza indica la capacità delle comunità e dei sistemi economici di far fronte a una catastrofe e attuare una ricostruzione.

In una prospettiva psicologica, secondo una lettura psicoanalitica, non è possibile fare ritorno allo stato antecedente al trauma né recuperare l’equilibrio perduto, in quanto il trauma e il suo significato emozionale modificano sia quantitativamente sia qualitativamente la soggettività dell’individuo. In un primo momento la psicologia ha tentato di leggere la resilienza accostandola a fattori genetici; successivamente ha dato centralità agli aspetti relazionali e ai legami interpersonali.

Secondo il sociologo Vanistendael, la resilienza è la capacità che si costruisce nell’interazione tra l’individuo e il suo ambiente, è il risultato dell’intreccio tra modalità di coping, resistenza individuale e realizzazione di un comportamento inedito. Essa, insomma, rappresenta la possibilità di sviluppare qualcosa di nuovo. Questo autore evidenzia come la famiglia, la scuola e la comunità siano i tre ambiti in cui si genera la resilienza, intesa come capacità di avere successo secondo modalità socialmente condivise.

  • Best, Garmezy e Masten distinguono tre livelli di resilienza:
  • Lo sviluppo positivo in un ambiente ad alto rischio
  • Strategie di adattamento efficaci di fronte a situazioni di stress acuto
  • La capacità di elaborare un trauma

Essi intendono la resilienza come una capacità adattiva propria di quei soggetti che riescono ad adeguarsi in modo efficace ai parametri attesi da un certo contesto sociale.

Rutter definisce la resilienza come l’insieme di quei processi vitali e intrapsichici che rendono possibile una risposta positiva in condizioni avverse. Essa non può essere pensata come un attributo personale innato, ma si tratta di un processo che emerge dall’interazione tra l’individuo e il suo ambiente.

Cyrulnik definisce la resilienza come il risultato del conflitto psichico tra distruttività e pulsione di vita, tra dolore e possibilità di superarlo. Essa non è una qualità rigida, può variare a seconda delle circostanze e può dipendere sia da fattori traumatici, sia da momenti della vita che l’individuo sta attraversando. Importante è il ruolo dei fattori socio-culturali, del temperamento personale e del modo di elaborare la sofferenza propri di ogni persona.

Grotberg vede nella resilienza una capacità umana e universale che permette al soggetto di far fronte alle avversità della vita e di essere trasformato da esse; è insomma parte integrante di un processo che deve essere incoraggiato fin dall’infanzia.

Melillo la definisce come la capacità che permette di affrontare le avversità e uscirne rafforzati; è la spinta vitale che consente al soggetto di superare il trauma attraverso la scissione dell’Io e il diniego.

Secondo Ana Rozenfeld, la resilienza non garantisce tout court l’elaborazione del trauma, ma anzi, in certi casi, maschera la patologia psichica. Secondo lei essa è una trasformazione psichica derivante dalle avversità, in antitesi rispetto a obbedienza e sottomissione, poiché non deve essere intesa come la vittoria dei più adatti sull’altare del successo e dell’adattamento.

Tomkiewicz distingue tra resilienza strutturale, collegata a situazioni sfavorevoli, e quella contingente, collegata a catastrofi di ordine naturale, umano o individuale. Secondo Lía Rincón, la resilienza si acquisisce attraverso legami che favoriscono l’organizzazione di una psiche solida e flessibile.

Capitolo 2: La resilienza: una posizione soggettiva di fronte alle avversità

La resilienza è una funzione soggettiva che si manifesta nell’individuo come risposta a un’avversità e ai suoi risvolti emotivi. Si tratta di un prodotto dell’Io che nasce da una particolare configurazione psichica, influenzata da una nuova significazione dei legami inconsci con quanto di traumatico vi è nella propria storia personale.

Avversità → può essere di diversi tipi: si può trattare di una catastrofe legata a condizioni climatiche (inondazioni, terremoti, incendi forestali), di origine sociale (incidenti, disoccupazione), di ordine politico (attentati terroristici, guerre) o di tipo individuale (lutti imprevisti, malattie, abusi sessuali). Essa altera la capacità di fronteggiare la realtà secondo nessi logici consapevoli: l’individuo si sente sopraffatto da una forza che lo opprime. L’avversità si riferisce alla traccia traumatica propria di quegli avvenimenti che costituiscono un’esperienza improvvisa e dolorosa per il soggetto.

Il caso e la resilienza sono strettamente connessi, poiché il primo fa riferimento all’imprevedibilità dell’impatto e la seconda alla sua elaborazione psichica. Esperienza traumatica → il livello di traumaticità sperimentato dalla persona durante un’esperienza traumatica ha a che fare con una complessa configurazione delle difese proprie di quello specifico soggetto. Le conseguenze psicologiche del trauma possono distruggere, disorganizzare e destabilizzare il soggetto; si attivano atmosfere proprie degli stati di abbandono, confusione, angoscia e sofferenza. Si produce un forte disequilibrio tra Eros (amore, desiderio) e Thanos (pulsione di morte): le pulsioni di autoconservazione vengono minacciate dall’irruzione di forze distruttive.

I vissuti traumatici possono andare incontro a numerose sorti: possono essere rimossi e ritornare attraverso i sintomi, possono essere rifiutati, smentiti oppure possono dar luogo a deliri, allucinazioni. Uno degli esiti possibili è rappresentato dalla resilienza, risultato di quell’impatto che ha colto il soggetto impreparato ad affrontare il colpo. Danno

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IlariaRognoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Clinica psicoanalitica dell'ascolto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Granieri Antonella.
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