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Capitolo 2. Il masochismo

Masochismo = ricerca cosciente/incosciente di sofferenza fisica/mentale, di

autodanneggiamento, autopunizione o privazione, tutte condizioni che il soggetto insegue

in quanto a un altro livello generano piacere o per attenuare uno specifico tipo di

dispiacere, che ispira nel soggetto un timore ancora più forte.

Sottotipi masochismo a livello intrapsichico:

erogeno/sessuale: si insegue attraverso la sofferenza il piacere diretto/gratificazione

1. sessuale da esso prodotta. Si divide:

- primario o strutturale: fin dalle prime fantasie sessuali, piacere sessuale immaginato in

stretta connessione con sofferenza/sottomissione. Cause: assistere scena di coito tra

genitori, mezzi di comunicazione in cui vi sono eroi che uniscono violenza ed erotismo

(violenza interpretata come passione, come conferma desiderio per l’altro - sia pure con

sofferenza il soggetto si sente unito a qualcuno di potente e ciò corrobora al suo

narcisismo), Loewenstein: nel gioco l’adulto si diverte a spaventare bambino per poi

abbracciarlo > bimbo si identifica con piacere adulto e finisce per voler riproporre

situazione in cui è vittima violenza > ‘seduzione dell’aggressore’ fa si che il masochista

seduca l’aggressore con la propria partecipazione volontaria che soddisfa il sadico.

- secondario o difensivo: sviluppa senso di controllo su quanto in origine aveva temuto.

L’azione viene cercata per non essere colto di sorpresa, viene anticipata e trasformata

in qualcosa di immaginariamente piacevole. Il masochista sessuale infatti obbliga il

sadico a seguire un rituale fissato: in questo modo l’altro non fa più paura perché deve

seguire delle regole imposte dal masochista.

narcisistico: negarsi piaceri, sopportare sofferenza, stoicismo permettono di

2. conseguire un’identità gradita al soggetto, di rappresentarsi come superiore agli altri,

soddisfacendo desideri narcisistici. Esempio: persone che creano situazioni in cui

finiscono per essere respinte inseguendo in modo provocatorio un’emarginazione in

grado di farle sentire speciali. Abbandonare questa ‘divinizzazione dell’essere

sofferente’ significa arrivare a vedersi come uno tra i tanti, senza essere speciale. Nel

sacrificio e sforzo non patologico la sofferenza è un prezzo da pagare per raggiungere

propri obiettivi, qui invece è uno strumento indispensabile per ottenere una precisa

identità. Il piacere è legato al fatto che il soggetto si sente un virtuoso e nei confronti di

se stesso adotta l’identità di vittima sofferente per ottenere l’amore di un’altra parte di

sé. Questa persona sogna ad occhi aperti fantasie in cui è vittima di tradimenti o

aggressioni ingiustificate, dove viene lodato il sacrificio, e dove le persone arrivano a

consolarlo in tali frangenti. 11

morale: si mitiga senso di colpa cercando castigo altri/autopunendosi o rinunciando al

3. piacere. Soggetto si infligge stesso destino che ha colpito oggetto della cui sofferenza

si sente responsabile. Piacere non è tollerato perché ricorda che l’altro non può godere

della stessa opportunità o che sta soffrendo proprio a causa del godimento del

soggetto. Esempio: figli che si sentono in colpa a godere perché genitori fanno sacrifici

> trasmissione masochismo può quindi avvenire per identificazione o attraverso senso

di colpa che insorge nei figli quando godono di quei piaceri che ai genitori sono

mancati (masochismo vuole placare Super-io che lo tiranneggia con ingiunzioni

morali).

sadico-paranoico: fantastica situazioni in cui è oggetto di atti ingiusti per sciogliere le

4. briglie all’aggressività sentendosi giustificato. Il m. è legato al sadismo perché:

- il soggetto può ricavare piacere identificandosi con il piacere ottenuto dal partner sadico

(guardano sorriso ed euforia partner, fondendosi con oggetto);

- frequenza con cui stessa persona oscilla da masochismo a sadismo;

- m. come copertura a fantasie sadiche che non sono tollerate; in tale modo esprime la

propria aggressività sentendosi giustificato, quindi m. come razionalizzatore sadismo o

sadismo non accettato.

- soggetto autopunendosi sperimenta piacere di aggredire (sadico) e piacere di sentirsi

punito dal proprio Super-io (masochista).

Sottotipi masochismo a livello intersoggettivo:

difensivo di fronte alla persecuzione: soggetto spaventato cerca di ispirare

1. compassione, si sminuisce, critica, si fa vedere in posizione subalterna. Tale

sofferenza è sempre minore di quella provocata dall’angoscia persecutoria. Esempio:

figura genitoriale orientata all’ostilità e al maltrattamento, quindi il soggetto spaventato

cerca la sofferenza per indurre il genitore temuto a sentirsi in colpa;

come modo per ottenere l’amore dell’oggetto o mantenerne la presenza: soggetto

2. tenterà in ogni modo di adattarsi a patologia oggetto, pur di non perderlo, anche a

prezzo di infliggersi ogni genere di sofferenza > è possibile però anche l’unione tra due

masochisti: condividere la sofferenza diventa un vincolo per assicurarsi la presenza

dell’oggetto, in questo modo si ottiene senso di intimità, di spazio condiviso che

gratifica le tendenze primitive di incontro fusionale (masochismo condiviso = piacere

nell’unione attraverso la sofferenza).

3. come modo di mantenere idealizzazione oggetto: soggetto svilisce se stesso per

mantenere un’immagine oggetto idealizzata da cui poter dipendere e dal quale sentirsi

protetti (un modo per non crescere mai); attraverso relazione con tale figura potrà poi

condividere qualche briciola di grandiosità. Esempio: seguaci leader. 12

forma larvata di sadismo: avendo paura di aggredire direttamente, ricorrono a

4. un’azione indiretta, che consiste nel rovinare la felicità altrui ostentando la propria

sofferenza. Il soggetto si sacrifica per far sentire l’altro in colpa, per farlo soffrire.

Esempio: persona che evita di uscire anche se in realtà vorrebbe farlo, pur di far

sentire in colpa amico. Nei casi estremi c’è anche il suicidio pur di rovinare la vita altrui.

✴ Quindi il nucleo comune delle varie forme di masochismo sta in due dimensioni

fondamentali: investimento libidico o sessualizzazione angoscia e controllo della

situazione traumatica.

Il masochismo infatti può avere anche una funzione difensiva, essere cioè una forma di

controllo e di trasformazione difensiva di una situazione traumatica. Il soggetto va

alla ricerca attiva dell’esperienza dolorosa e ripete la situazione subita passivamente, per

acquisire un controllo sull’evento traumatico o per anticiparne il verificarsi. Ciò che è

temuto e rifuggito viene ricercato per acquisire controllo su di esso.

Ma come si articolano queste due dimensioni tra loro?

0. Trauma

in un primo tempo (‘narcisizzazione della frustrazione/difensiva’) il soggetto di fronte al

1. dispiacere razionalizza l’inevitabile come se in qualche misura fosse da lui desiderato

(attribuisce caratteristica piacevole a sofferenza per sopportarlo).

2. Ma una volta fissato a tale modalità, il fenomeno prima difensivo si trasforma in ricerca

attiva della sofferenza (‘assuefazione alla sofferenza’), che danno la sensazione di

essere padroni del proprio destino.

- Berliner, masochismo è una reazione difensiva al sadismo di un’altra persona (soggetto finisce per

adattarsi alla sofferenza);

- i Novick, con madri depresse/ansiose sentimenti di attaccamento del bambino sono permeati di

sofferenza; queste madri interpretano tentativi di individuazione del figlio come aggressioni. Il controllo

esercitato dalla madre su corpo/mente bambino tale che questi sono sentiti come possedimenti materni,

così il bimbo attacca la madre, non avendo cura di sé stesso (anoressia). Sottomissione a queste madri

implica piacere attenzioni esclusive/trionfo onnipotente/esclusività vincolo;

- Glenn, traumi affrontati con un tentativo di identificazione all’aggressore danno sadismo, ma se tale via

non è percorribile si ricorre al masochismo. Esempio: bimbo arrabbiato con genitori non potendo reagire

all’aggressione colpisce se stesso.

- Stolorow, il rituale del masochista è un modo per conseguire un senso controllo;

- Cooper, soggetto tenta di ripristina autostima trasformando la sofferenza procuratagli in qualcosa che in

realtà desiderano. Esempio: provocazioni messe in atto da adolescenti sono un modo di rispedire al

mittente la paura per l’autorità parentale.

- Stoller, per masochisti sessuali la cosa più importante è che sadico non si allontani dal copione, temendo

sopratutto i “praticanti pazzi”, che non si attengono alle regole. 13

✴ Anche all’interno della stanza d’analisi possono crearsi dinamiche masochistiche:

- il paziente per combattere frustrazione di assenza cambiamenti, evitare conflitti con

terapeuta o mantenerne idealizzazione ecc. può rappresentarsi come inadeguato (sono

incurabile, l’analisi va bene per altri non per me, ho troppi difetti ecc), sprofondando in

sentimento impotenza e depressione;

- terapeuta può sfuggire alle proprie responsabilità e sensi di colpa, attribuendo mancato

progresso cura esclusivamente alla patologia del paziente;

- paziente iperadattato (non fa domande, non protesta a cambiamenti per lui

svantaggiosi ecc) > analista non riconosce sottomissione/iperadattamento paziente

perché è il suo partner ideale per soddisfare il suo bisogno di controllo (iperadattamento

alla terapia nasconde quasi sempre masochismo paziente).

- quando stanza analisi diventa un continuo racconto della propria sofferenza per

essere consolati > terapeuta, mosso da umani sentimenti, a volte rafforza il legame

masochista (aggravato se terapeuta di riconosce come ‘affettuoso dispensatore di cure’)

> masochismo pz trova gratificazione entrando in connivenza con una persona che per

sentirsi capace ha bisogno di qualcuno che soffra.

- tolleranza patologica a maltrattamenti pazienti sadici: tollerare troppo maltrattamenti

paziente (per paura perderli, senso di colpa di non saperli curare, sopportare

stoicamente) non è funzionale. L’analista deve essere franco e dire chiaramente che sa

che il paziente non può comportarsi altrimenti, ma che esistono dei limiti che non è

disposto a transigere.

Quindi...

eccesso di identificazione con paziente sofferente ci allontana da nostro compito di

1. mostrargli come la sua sofferenza si sia trasformata in uno strumento per ottenere

amore.

2. partner di un masochista può essere un altro masochista. Soffrire insieme soddisfa

desideri fusione, intimità. Analista può trovare soddisfacimento ad accompagnare

paziente nella sua sofferenza.

✴ Una psicoterapia del masochismo deve tener conto che spesso esso è una strategia

generale dello psichismo che mira a trasformare l’angoscia, portando i contenuti

traumatici al servizio del principio di piacere. L’intervento terapeutico deve tenere conto

dei diversi sistemi motivazionali che stanno alla base di ogni diverso tipo di masochismo

e rivolgersi al disinnesco di tali fantasie e comportamenti, evitando così danni iatrogeni

provocati da interventi semplificanti. Bisogna quindi:

importante portare allo scoperto il carattere difensivo e gratificante del

A. masochismo. Paziente deve arrivare a vedere che dietro alla sua sofferenza c’è il

conseguimento di un piacere o il tentativo di bloccare un’angoscia (controfobico). In

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questo modo entra in contatto con il senso di colpa da cui si diventa e il terrore che ne

fu origine e che continua ad alimentarlo;

quando però il masochismo è un modo per puntellare il suo Sè traballante (bassa

B. autostima, senso vuoto ecc), non è sufficiente rendere il paziente cosciente della

funzione del masochismo, ma è indispensabile risolvere la situazione di fondo che dà

impulso alla condotta masochistica. Il legame con il terapeuta consente attraverso il

contenimento emozionale di tollerare senza angoscia eccessiva, lo svisceramento del

significato delle sue condotte fino a quando lui stesso non potrà assumere su di sé le

funzioni temporaneamente svolte dall’analista.

Nota. la neutralità analitica non esiste; ovviamente i terapeuti non impongono il proprio sistema di valori, e

cercano di rispettare l’autonomia del paziente, ma in ogni caso vi è sempre l’avviamento verso una

determinata direzione. Quando si lavora con il paziente sulle motivazioni dei suoi comportamenti

masochistici, il paziente si sentirà incitato ad abbandonare il masochismo, ma se non ci riuscirà si sentirà in

colpa verso terapeuta. Quindi è importante che l’analista trasmetta che le condotte masochistiche sono state

fin a quel momento una scelta obbligata per affrontare le difficoltà (non farlo sentire in colpa).

✴ Masochismo (legato al piacere) è un tema ponte per parlare di quelle condizioni in cui

la sofferenza si ripete autonomamente senza produrre alcuna quota di piacere

(situazioni che vanno al di là del principio di piacere e desiderio).

Freud sostiene che l’Io è capace di anticipare la situazione di pericolo

rappresentandosela vividamente, producendo una piccola quota di angoscia che agisce

come segnale pericolo; a questo proposito distingue l’angoscia automatica (soggetto

sorpreso da situazione che oltrepassa le sua capacità di reazione) e l’angoscia-segnale

(soggetto anticipa mentalmente il verificarsi di un nuovo trauma, evocandolo

gradualmente, per cercare di dominarlo). Tuttavia anche il secondo tipo di angoscia non è

sotto il controllo del soggetto! In realtà anche questa coglie il soggetto di sorpresa.

Trauma crea stato di vigilanza: credendo che la situazioni traumatica possa ripresentarsi,

si scruta tutto in cerca di indizi che possano annunciare ricomparsa situazione temuta, e si

finisce per rendere pericolose anche nuove rappresentazioni. Ma a generare l’angoscia

non sono le rappresentazioni, ma una credenza matrice-passionale (“sono in pericolo”),

che mette in moto il processo di vigilanza e trasforma qualunque cosa nell’indicatore

dell’evento terribile e imminente. Esempio: il geloso, convertirà ogni cosa della realtà in un

indicatore della ripetizione del tradimento. Le rappresentazioni che fungeranno da

indicatori pericolo si amplieranno costantemente e ognuna di essere risveglierà angoscia

segnale. La credenza matrice-passionale è presente in un gran numero di patologie

ossessive > in pratica si parte da convinzione/matrice passionale > ambiente esterno

‘deformato’ da tale credenza > si leggeranno tutti stimoli come indicatori che confermano

proprio pensiero. 15

✴ Freud sostiene che l’inconscio è regolato dal principio di piacere. Questa concezione

resta valida fino al 1920, quando viene riformulata: viene riconosciuta l’esistenza di

processi che stanno al di là del principio di piacere, non solo nell’inconscio ma anche

nel conscio.

Quindi accanto al ‘pensiero di realizzazione dei desideri’ (forte tendenza a credere

reale ciò che causa piacere), c’è anche il ‘pensiero di realizzazione del timore’ (ciò che

produce angoscia è vissuto come reale, esiste davvero). Accanto al ‘soggetto del

desiderio’ (ogni funzionamento psichico è dominato dal perseguimento desideri), vi è

anche il soggetto del dispiacere, (meccanismi che determinano che ciò che è temuto è

vissuto come reale e attuale). Esempio: sogni di morte, non sempre sono riflesso di

desideri si sbarazzarsi del rivale, posso anche esprimere un timore dell’infanzia: perdere

coloro che sono tutto per il bambino. L’origine dei sogni/sintomi non corrispondono solo a

una ricerca di desiderio, ma possono anche sorgere da un dispiacere primario, o far parte

di un’alternanza tra desiderio e timore (es: incubo dove scappiamo ma ci scontriamo

anche con persecutori). Inconscio non è governato solo da principio del piacere!

Capitolo 3. Il rimosso, il non costituito e la disattivazione

settoriale dell’inconscio: interventi terapeutici differenziati

✴ Che ruolo svolge la realtà esterna nella genesi della patologia?

Freud

- causa fondamentale patologia è conflitto intrapsichico (desideri sessuali e aggressivi

entrano in contraddizione con altre rappresentazioni che codificano desideri come

inaccettabili) > genera angoscia > rimozione desiderio, che emerge sottoforma sintomi

(la realtà esterna non ha alcuna influenza; anche se Freud oscilla comunque nel suo

pensiero riguardo al ruolo dell’esterno e dell’interno).

- Teoria seduzione (fino 1897), Freud credeva che pazienti fossero state veramente

abusate da una figura significativa, poi sostiene che basta anche la fantasia inconscia

provocata dalla pulsione a far insorgere patologia.

- 1925, distingue tra angoscia nevrotica e angoscia reale; 1922, Io lotta con l’Es, con

Super-Io e con la realtà.

Si possono quindi distinguere due filoni:

1. Sostenitori della fantasia e del conflitto intrapsichico: esterno agisce solo perché

incontra fattori interni che conferiscono ad esso un particolare significato; supremazia

interno su esterno; analista (neutrale) è schermo delle proiezioni del paz; il trattamento è

guidato da qualcosa interno al pz che lotta per uscire. Es: per la Klein, l’istinto, che è una

forza interna, genera fantasia, che può trovare sostegno più o meno valido nella realtà

(quindi la realtà ha un’importanza secondaria nella generazione del conflitto e angoscia).

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2. Sostenitori realtà esterna costituita dall’altro (Ferenczi, Balint, Winnicot, Kohut): la realtà

struttura psichismo, le fantasie inconsce, ma anche conflitti, angosce; il carattere è

un’organizzazione patologica difensiva, reattiva, di fronte alla realtà traumatizzante. Balint:

oggetto che non si adatta al bambino crea mancanza detta ‘difetto fondamentale’ che

provoca sintomatologia violenta. Winnicott: ‘holding’ adattamento dell’oggetto esterno e

sua funzione di sostegno.

✴ Disturbi da deficit = patologie attribuite all’incapacità dell’ambiente di fornire al

soggetto quanto richiesto al processo evolutivo in ogni sua tappa. Alcune funzioni non si

sviluppano normalmente (regolazione autostima, ansietà, tollerare angoscia, vitalità del

desiderio).

• Es: deficit primario di narcisizzazione = incapacità genitori di rimandare figlio una sua

immagine di soggetto pieno di valore, o identificazione con soggetti svalutati.

• Es(2): deficit sicurezza base = alcune fobie, ipocondria, paranoie ecc. trasmesse da

genitori fin dall’infanzia, di soggetto come essere debole, in pericolo, del mondo come

minaccioso, crea angoscia che dà molti sintomi.

• Es(3): sviluppo autostima si sviluppa con un rispecchiamento dell’altro; alcune persone

non possiedono questo modo di guardarsi perché a suo tempo l’oggetto esterno difettò

nel contribuire allo sviluppo della funzione di auto-rispecchiamento.

Alleviamento angoscia > primo compito oggetto esterno è attenuare malessere

psicobiologico, tranquillizzare, trasmettere che sofferenza può essere dominata e che a un

certo punto finisce (funzione autorasserenamento). Ma quando il malessere persiste?

Resterà inscritta l’esperienza che l’angoscia non ha limiti di intensità e di durata, che essa

costituisce un pericolo, perché ha il potere di risvegliare l’angoscia, l’ira o la derisione

dell’oggetto esterno. Bion, ‘reverie’ o sogno, funzione di contenimento della madre (madre

si identifica con ciò che bimbo sta sperimentando, per restituirglielo trasformato in

qualcosa che avendo significato libera il bimbo dal terrore); Winnicott, holding, placare

dolore fisico e psichico.

Angosce persecutorie e disturbi dello sviluppo > angosce non derivano solo da desideri

trasgressivi, ma anche da cause reali: quando genitore abusa del figlio o lo maltratta, è

anche l’unica figura a cui il bambino può rivolgersi in cerca di sollievo per l’angoscia

sperimentata; per questo è costretto a percepire il genitore in modo delirante, come

buono. Più avanti questi bambini cercheranno altri torturatori nella costante aspettative

che stavolta saranno finalmente amati. A volte quando bambino protesta, aggressore

s’infuria e se altro genitore resta passivo, allora il bambino si sentirà colpevole/cattivo (si

da la colpa di ciò che accade).

Effetti iatrogeni terapeuta: analista onnisciente che usa proprio linguaggio e

interpretazioni con coerenza tale che paziente deve imparare ad adattarsi è dannoso;

alcuni pz quando si accorgono che il trattamento non procede o che il terapeuta ha dei

difetti sono terrorizzati, non solo dal conflitto che scatenerebbero dicendo la verità, ma a

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pensare poi che non avrebbero una figura protettiva: quindi si danno la colpa; terapeuta

può fare del male anche quando di fronte ad angoscia pz, lo fa ragionare sulla sua parte di

responsabilità senza accogliere prima l’angoscia (c’è da separare tempo in cui si allevia

l’angoscia e tempo in cui si invita il soggetto a esaminare il suo ruolo).

✴ Insorgenza e sostegno della funzione desiderante > per Freud desiderio sorgeva

dalle pulsioni delle zone erogene e si estendeva a diverse attività umane; anche per la

Klein il desiderio equivaleva a quello animale. Winnicot, parla del vero Sé, e della

‘teoria della regressione al servizio dell’Io’: il soggetto, deformato in una fase di

sviluppo, deve sperimentare una regressione terapeutica che gli permetta di riprendere

lo sviluppo interrotto dal punto in cui la deformazione ebbe luogo (utile con personalità

ossessive, schizioidi, o con blocchi affettivi). Balint, ‘difetto fondamentale’. Vi è

comunque in questi autori la visione di un oggetto intrinsecamente buono che avrebbe

bisogno di un ‘ambiente facilitarore’, che non deve porsi come ostacolo perturbando il

processo vivo del soggetto.

✴ Ambiente facilitante o provvidente?

- ambiente facilitante = ambiente che non ostacola qualcosa che sembra assicurato da

un programma interno al soggetto.

- ambiente provvidente = ambiente necessario perché l’essere umano sviluppi delle

funzioni (come autostima, alleviamento angoscia ecc).

[° Freud, l’Io si sviluppa attraverso un processo di maturazione interna, ma l’oggetto

esterno interviene attivamente a formare parte della struttura psichica.

° Pulsione = quando istinto resta fissato a oggetto o in cui acquisisce certa

rappresentabilità;]

° Laplanche, istinto inteso come potenzialità, richiede per essere attivato un altro essere

umano, e una volta attivato genera pulsione/desiderio. La funzione desiderante, si

costituisce nell’identificazione con quella dell’altro. È importante che il soggetto abbia

genitori entusiasti, che appoggiano gli istinti e facciano sorgere i desideri. Es: il saper

ridere è una funzione organizzata da fattori biologici, ma ha bisogno di un altro per potersi

sviluppare, un altro che agisca come compagno che condivide e stimola. Ci sono famiglie

che ridono e famiglie che smorzano la capacità di ridere fino a farla scomparire.

!!!! È quindi un errore presumere che ciò che osserviamo mancare in un paziente sia

presente in qualità di rimosso nel suo inconscio! A volte non è semplicemente presente!

C’è bisogno dell’altro per incorporare la pulsione, l’emozionalità, la vitalità ecc. per

assumere qualcosa che sta nell’altro e che ancora nel soggetto deve svilupparsi. Il tutto

avviene con 2 processi:

- identificazione;

- stimolazione/strutturazione innescata da altro; 18

L’effetto dell’attività dell’altro resta registrato nel soggetto non solo come ricordo ma anche

come funzione, come capacità di porre in atto, di eseguire una determinata attività. L’altro

interviene nella costituzione e strutturazione dell’essere desiderante, nella funzione

desiderante. L’Es deve essere inteso come qualcosa che si costruisce nell’incontro con

un altro essere pulsionale e desiderante. L’ambiente provvidente è necessario: quindi un

ambiente che aiuta il soggetto, offrendogli ciò di cui ha bisogno e che da solo non può

produrre.

✴ Caratteristiche del terapeuta e costituzione della funzione desiderante: come

comportarsi con un paziente che presenta un deficit (e non ha un problema che deriva

da un conflitto intrapsichico?). L’analista neutro funziona per un borderline, in cui vi è

intenso odio e amore transferale: il pz viene costretto a pensare ai sentimenti,

supportato da una spiegazione intellettuale; ma se c’è una personalità schizoide e

anaffettiva, quelle che pensano invece che sentire, un terapeuta freddo e cerebrale

aggrava il pz. Il livello di funzionamento dell’analista (intensità affettiva e tipo di emozioni

dispiegate) deve essere modulato in funzione dell’obiettivo terapeutico che si persegue

(in accordo con tipo pz, momento del trattamento).

✴ Hilflosigkeit di Freud o impotenza: in una persona dominata dal sentimento di

impotenza, il desiderio può essere inibito appena insorge, a causa della

rappresentazione di sé come non capace/non avere potere.

° Freud, sentimento impotenza/abbandono (Hilflosigkeit), è fondamentale nello

sviluppo umano, tanto che spiega l’insorgenza di tutte le diverse forme di angoscia. È un

principio organizzatore fondamentale dello psichismo, che determinerà le diverse forme

tematiche sotto cui potrà presentarsi l’angoscia (angoscia per perdita oggetto, causa

desiderio padre, creazione religioni, angoscia sociale); tale concetto mai preso in

considerazione da psicoanalisti (Klein, l’Io attacca e difende distante da immagine

impotenza).

° Sentimento di impotenza “io non posso” è una credenza-matrice passibile di diversi

quadri:

1. impotenza + angosce fobico persecutorie: credenza-matrice “io non posso” si estende a

tutti campi di vita e dà luogo a svariate fobie del paziente. Se soggetto sente di non essere

capace di far nulla, automaticamente tutto il mondo gli appare esageratamente forte e

dotato di un potere schiacciante > credenza-matrice “io non posso” - mondo visto come

pericoloso, forte - io sono debole - sviluppo fobie.

[Credenza-matrice passionale = strutture che attraverso operazioni dei propri elementi

genera altri elementi, attraverso processi di particolarizzazione, ovvero crea fantasie

inconsce/consce, strutture di significato non solo puramente ideative ma anche cariche di

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affetti intensi. Es precedente: una volta costituita andrà a generare tutti i singoli specifici

sentimenti di impotenza che popolano la coscienza.]

2. impotenza + depressione (vai a vedere cap. depressione): impotenza è alla base di

alcune depressioni narcisistiche. “io non posso” diventa “se io non posso significa che non

valgo”. Tuttavia impotenza, anche se legata al narcisismo, è una struttura psichica distinta.

3. impotenza generalizzata: impotenza sorge dopo fallimento reale o immaginario in

un’area ristretta dell’attività del soggetto e subisce una trasformazione in senso

generalizzante.

° La difesa contro il sentimento di impotenza è un fattore importante in alcuni rituali

ossessivi, che sono tentativi di dominio sulla realtà. Il soggetto acquisisce un senso di

dominio magico su una realtà che riteneva preclusa dalla propria azione. Più che

meccanismi di difesa, si tratta di difese = processi di trasformazione che generano una

modificazione all’interno dell’inconscio (in questo caso facendo credere al soggetto di

avere potere). Es: cura febbrile dei preparativi di un funerale distrae e permette di

acquisire senso dominio su realtà che morte ha rivelato essere fuori dal potere soggetto.

✴ Genesi del sentimento di potenza: deficit e conflitto

° Potenza = capacità di affrontare diversi pericoli interni ed esterni; per svilupparsi richiede

2 fattori fondamentali: identificarsi con genitori che hanno questa capacità + modo in cui

genitori si presentano potenza soggetto. I genitori possono non riuscire a fornire al figlio un

sentimento fondamentale di potenza, sia perché ne sono sprovvisti, sia perché fanno

credere al figlio di essere impotente.

° Ad esempio un genitore iperprotettivo è patogeno, perché usurpa le funzioni del

soggetto, esponendolo all’insorgenza di stati di panico ogni volta che l’oggetto viene a

mancare. [Es: pz con crisi di panico, con madre terrorizzata e padre potente. Figlio vede

padre attraverso sguardo terrorizzato della madre, con cui si identifica. Si instaura simbiosi

difensiva con madre, che per quanto debole è agli occhi del figlio un rifugio dal padre

persecutore. La madre proietta sul figlio il proprio terrore ed è spinta a proteggerlo dal

padre, rafforzando credenza che figlio sia impotente e padre cattivo. Qualsiasi

separazione da madre farà sentire il soggetto in pericolo.]

!!! Attenzione al terapeuta iperprotettivo (protegge dai pericoli, possiede le risposte, sa

cosa conviene), all’inizio sintomatologia e angoscia del pz migliorano, ma è necessaria

una restituzione graduale ma sistematica dell’immagine di potenza che il pz gli ha

attribuito.

° disturbo da deficit e da conflitto per quanto riguarda immagine potenza: 20

impotenza difensiva: cioè derivante da conflitto intrapsichico; il soggetto mosso da

1. angoscia, rinuncia a immagine di sé come potente, per attribuire propria potenza

all’oggetto > impoverimento Io; bisogna lavorare su angosce che l’attivano, su sensi di

colpa o sentimento di persecuzione ecc.

impotenza strutturale: soggetto si è formato all’ombra di una rappresentazione di sé

2. che lo presenta come una persona che non sa realizzare i propri desideri o che non è

in grado di affrontare i pericoli. Bisogna ricostruire la storia delle ragioni per cui il

soggetto è giunto a presentarsi come carente di potenza. “In che modo è arrivato a

convincersi di essere debole? Quali pensieri e sensazioni avevano i suoi genitori

riguardo a lei? Cosa le trasmettevano?”

✴ Il lavoro terapeutico con le credenze-matrici passionali

° (riprendi definizione fatta capitoli prima) Ogni credenza-matrice si conserva all’interno

dell’inconscio mantenendo un proprio carattere generico, ma allo stesso tempo si esprime

in una scena fantasmatica concreta, in una situazione particolare. Tra questi due elementi

vi è un rapporto di interazione reciproca, dal momento che anche una data esperienza può

assumere un valore patogeno esteso, che si ripercuoterà anche su episodi che non

presentano analogie tematiche alla situazione originaria (particolare evento dà luogo ad

astrazione di grado elevato capace di trasfondere il proprio significato a episodi diversi da

quello iniziale).

Quando si trasmette al bambino la convinzione che gli estranei sono pericolosi, questa

credenza-matrice guiderà i processi psichici del bambino. I pensieri particolari che

emergeranno nella sua mente potranno conoscere trasformazioni in seguito all’incontro

con altre persone, o esperienze di vita, ma in ogni caso saranno linee di forza privilegiate: i

discorsi genitoriali si calano nell’inconscio del soggetto, contribuendo a costruire le

credenze-matrici.

° Trattamento in 3 fasi:

1. singolo aneddoto: esame dettagliato di un episodio concreto in cui il pz mostra come

creda di non essere capace, come si veda schiacciato da forze che sente più grandi di

lui. Soffermarsi a lungo su esso, in modo che pz riviva impotenza e colga esperienza in

ogni suo dettaglio. Quali sentimenti e sensazioni corporee sono emerse nella

circostanza? Quali tornano nel momento del trattamento?

2. varianti: carrellata di episodi analoghi che racchiudono stessi sentimenti di impotenza.

Cercare attivamente esempi di situazioni in cui vi è impotenza. Il singolo aneddoto

permette di riportare alla mente situazioni simili.

generalizzazione: sintesi nucleo centrale dell’episodio preso in esame.

3. 21

° Sentimento di potenza e la capacità di indurre l’analista a correggersi > importante che

trattamento come obiettivo primario miri al recupero della rappresentazione di potenza del

sé. Particolarmente importante è che il pz possa vivere l’esperienza di essere capace di

indurre l’analista a correggersi qualora sbagli o assuma una posizione inadeguata.

Quando il pz ha ragione la prima reazione consiste nell’essere onesti. Non bisogna negare

una condotta erronea.

✴ Sintomo e storia generativa: processo di particolarizzazione delle credenze-matrici

passionali: “ sono in pericolo” cerca nel dominio specifico che in quel dato momento si

trova al centro dell’attenzione del soggetto (corpo, mente, relazioni) quegli elementi che

possono darle una forma particolare. Quindi la credenza-matrice a seconda ‘dominio’ si

trasforma in qualcosa di diverso: (corpo) “mi sto per ammalare”, (mente) “sto per

impazzire”, (relazioni) “mi sta per abbandonare”. C’è una storia generativo-

trasformazionale che va dalla credenza-matrice alla manifestazione specifica.

✴ Importanza della patologia per identificazione: identificazione con figure patologiche

svolge ruolo importante nella genesi quadri psicopatologici. La visione di un mondo

pericoloso (es) impregna progressivamente lo psichismo, contribuendo a genesi della

fantasia e diversa sintomatologia, che non emergono da conflitti interiori. Solo pensando

che il soggetto si costruisce a partire da un altro soggetto, si intuisce che l’angoscia, i

timori, e il sintomo possono essere quelli dell’altro. La patologia per identificazione si

presenta come un disturbo del carattere: fobie, ossessioni, fantasie paranoidi,

ipocondria fin dalla prima infanzia, rintracciabili nella personalità dei genitori (il che non

significa che la patologia non possa essere esacerbata dai conflitti interni).

✴ Inconscio ha tre condizioni di strutturazione:

1. il secondariamente inconscio: il contenuto psichico inizialmente conscio viene in

seguito relegato nell’inconscio, a causa dell’angoscia prodotta dalla sua permanenza

nella coscienza. È il prodotto della rimozione secondaria: desideri in contraddizione

con rappresentazioni ufficiali vengono allontanati da coscienza (ci troviamo al centro

del conflitto psichico).

l’originariamente inconscio: contenuto nella psiche che non ha mai avuto accesso alla

2. coscienza ma che resta attivo nell’inconscio e produce effetti. Prodotto da rimozione

originaria o primaria. Es: iscrizioni generate nell’individuo da azione di un altro che

trasmette al soggetto certe rappresentazioni cariche di affetto (genitori in presenza di

estraneo fanno sentire a bimbo in modo inconscio, che stanno parlando del vicino

come qualcuno di losco > soggetto proverà angoscia quando vicino estranei). Queste

rappresentazioni non sono prodotte solo dalle persone, ma anche dall’inconscio

stesso. L’iscrizione è fatta direttamente nell’inconscio! Rimozione originaria non

significa che viene prima di quella secondaria, ma che è ciò che sta alla base!

L’analista al di là di quello che dice e manifesta è in contatto con pz anche a livello

22

inconscio: si formano delle iscrizioni nell’inconscio del pz sulla base degli scambi che

si verificano nella seduta.

il non inscritto nell’inconscio, il non costituito: il codice del pericolo è responsabile della

3. non-iscrizione nell’inconscio di alcune rappresentazioni del codice del piacere. A volte

desiderio non viene mai iscritto, in quanto nell’infanzia viene percepito come

rappresentate di dolore e pericolo. La costituzione del desiderio non è mai qualcosa di

garantito. I soggetti che portano nel proprio inconscio una registrazione del mondo

come pericoloso, e di loro stessi come impotenti, non vivono rimuovendo l’immagine di

oggetti protettori, semplicemente non vi è mai stata alcuna iscrizione! Es: se nel

momento in cui bimbo entra in contatto con il cibo, i genitori gli trasmettono che ‘deve

far attenzione a’ allora quello che gli rimane iscritto a livello inconscio è che il cibo è

fonte di pericolo.

✴ La disattivazione settoriale dell’inconscio:

° Freud: il complesso edipico non viene semplicemente rimosso, ma subisce una reale

demolizione (Untergang) che persiste nel tempo; similmente Spitz parla di ‘ospitalismo’ =

impossibilità di far tornare l’oggetto privilegiato del desiderio, finisce per disattivare il

desiderare stesso.

L’esperienza clinica contraddice questa idea di demolizione > comunque le cose

nell’inconscio possono perdere forza e smettere di costituire una presenza attiva; infatti se

l’inconscio non si attivasse/disattivasse in modo settoriale, gli stati passionali non

potrebbero mai variare, quindi ogni stato emozionale inconscio disattiva, in modo parziale

o totale, lo stato antagonista.

Quello di cui si parla è quindi di una disattivazione settoriale dell’inconscio: viene

disinvestito il desiderio inconscio per l’oggetto + disinvestimento funzioni che generano

angoscia narcisistica, entrambi a causa del mancato conseguimento del piacere che il

soggetto si attendeva dall’esercizio di dette funzioni.

Questo concetto è diverso sia dalla dissociazione che dalla scissione, dove i due nuclei

permangono attivi, pur senza influenzarsi. Inoltre, non contraddice l’esistenza di

complessi ideo-affettivi = costellazioni ideo-affettive talmente cariche di desideri o di

timori da far apparire il pensiero e l’azione consci come trasformazioni derivate dalla loro

presenza. Tuttavia, anche il potere di influenzamento dei complessi è soggetto a

oscillazioni (motivi persistenza: rimosso non soddisfatto, trauma ecc).

° Ma cosa attiva determinate costellazioni ideo-affettive dell’inconscio? Esistono 3 forme

di attivazione (sono in reciproca articolazione tra loro): 23

attivazione settoriale intrinseca o automatica: libero spostamento del processo primario

1. (passaggio dell’investimento psichico da una rappresentazione all’altra) e il rigido

ripetersi dei suoi circuiti chiusi.

attivazioni settoriale dell’inconscio dipendenti da strutture neurofisiologiche: un

2. disturbo a livello neurofisiologico innesca l’attivazione delle rappresentazioni che nella

storia individuale del soggetto sono state associate a una carica di terrore (esiste

insomma punto di incontro e di influenza reciproca tra biologico e psichico).

3. attivazione da oggetto esterno (dall’analista nella terapia).

✴ Conseguenze terapeutiche della molteplicità degli stati dell’inconscio: a ogni

condizione/stato dell’inconscio dovrà corrispondere una diversa modalità di trattamento;

° Se originariamente iscritto nell’inconscio > bisogna capire cosa i genitori hanno

trasmesso inconsciamente ai figli, le emozioni, i messaggi che sentivano e facevano

sentire e che hanno costituito il vocabolario emozionale del soggetto > si ricostruisce

quindi la storia delle interazioni attraverso cui il mondo emozionale dei genitori ha costruito

quello del bambino: la tecnica di ricostruzione storica è meno colpevolizzante per il

paziente, poiché è in grado di mostrargli le poderose forze che lo hanno modellato. Questo

non vuol dire depositare in modo semplicistico la colpa sui genitori, ma aiutare il pz a

capire come la sua psiche si è strutturata grazie alle sue relazioni, ambiente, accadimenti

(e come gli stessi genitori siano assoggettati ad altre identificazioni con i loro genitori).

1° problema: distinguere ciò che veramente è accaduto, dai racconti e dai ricordi

(con il tempo terapeuta arriva a comprendere quanto paziente distorce i fatti);

2° problema: perché la ricostruzione storia modifica l’inconscio del paziente? Come

mai si producono dei cambiamenti? Nella ricostruzione della storia il pz si costruisce una

nuova idea e modalità di reazioni emotive, ristrutturando il significato della situazione

passata. Si stabilisce una distanza rispetto al codice abituale del soggetto, si relativizzano

le convinzioni dell’infanzia e si dota il mondo rappresentazionale del paziente di qualcosa

di nuovo (sentire che ci sono altre visioni del mondo!).

Nota. Alla fine della terapia il paziente dovrebbe raggiungere la consapevolezza che ci

sono diversi modi di vivere la stessa situazione, esistono tante verità ognuna valida,

dovrebbe conoscere limiti e capacità di se stesso, dei suoi genitori e del terapeuta. Spesso

i pazienti non arrivano fino a questo punto (cioè a capire che anche il modo di vedere il

mondo del terapeuta non è una verità assoluta, ma il suo modo di vedere la vita), e non

riescono ad ampliare la propria consapevolezza, continuando a essere influenzati

inconsciamente dai desideri, affetti e idee del terapeuta. L’analisi è un processo in cui si

esamina l’inconscio del pz e la sua relazione con la coscienza, ma anche chi fa il

terapeuta deve osservare ed esaminare se stesso continuamente.

° La resistenza alla ricostruzione della storia > la disidentificazione del paziente dal

discorso genitoriale non è facile. Oltre all’inerzia psichica che si oppone ai cambiamenti, vi

24

sono le resistenze narcisistiche che inducono il pz a restare nelle proprie convinzioni (un

cambiamento del proprio pensiero sarebbe visto come atto di sottomissione all’altro), e la

sfiducia nei confronti terapeuta (magari originata da una credenza genitoriale “fidati solo di

noi”). Inoltre mettersi a esaminare il carattere patologico delle figure dei genitori suscita

angoscia, le critiche risvegliano sentimenti di slealtà, sensi di colpa e angosce

persecutorie (più marcati quanto più forte è la dipendenza). In alcuni però la critica dei

genitori costituisce lo strumento per allearsi con l’analista; è quindi importante capire

perché la critica è usata come una funzione difensiva.

° L’identificazione con il terapeuta > c’è un tipo di identificazione con l’analista che deve

essere perseguito: la capacità di interessarsi al mondo interno, alle emozioni, al significato

dei sogni, alle motivazioni dei comportamenti, insomma la capacità di autoanalisi. Quando

un paziente dimostra buone capacità, il terapeuta non deve subito aggiungere un altro

elemento che il pz non stava esplorando! Perché se il pz ha avuto genitori ‘intelligenti e

efficienti’ non faremo altro che riprodurre la situazione passata, opprimendo una persona

che non è mai stata lasciata libera di pensare. Winnicott: “Si può essere un cattivo analista

pur facendo buone interpretazioni” > sopratutto quando facciamo leva sulla segnalazione

dei difetti nelle capacità che il pz inizia solo in quel momento a sviluppare (per rafforzarci

in un ruolo di figura onnipotente).

✴ Le diverse forme patologiche: da deficit, da trauma, da iscrizione inconscia

originaria, da conflitto

patologia da deficit dell’oggetto esterno: oggetto esterno non ha fornito al soggetto

1. nei primi anni sviluppo elementi essenziali per la costituzione di determinate funzioni

psichismo (autostima, alleviamento angoscia, sentimenti potenza e efficacia);

2. patologia da trauma: oggetto esterno ha perseguitato, terrorizzato, colpevolizzato,

controllato abusivamente ecc. soggetto; importante capire se quadro clinico si sarebbe

comunque scatenato o se trauma è qualcosa che rimane in ‘attesa’, che ha bisogno

però di un altro avvenimento per scatenare il quadro clinico.

patologia da iscrizione patologica originaria: identificazione del soggetto con la

3. patologia dei genitori (genitori fobici hanno trasmesso visione mondo come pericoloso

e figlio come in costante pericolo di vita); lavoro terapeutico sarà di ristrutturazione del

mondo rappresentazionale del soggetto.

patologia da conflitto: fobia causata da spostamento difensivo, dove a generare

4. angoscia è conflitto ben determinato, dal quale il soggetto si difende spostando timori

a esso collegati su altre rappresentazioni.

✴ L’intreccio tra deficit e conflitto > intreccio tra disturbi da deficit e conflitto è la tesi di

Killingmo. 25

Nella patologia da deficit sono utili gli ‘interventi affermativi’, riassumere un po’/sintesi

• di quello che il soggetto sente, restituendogli un sentimento di identità del suo Sè, della

validità della sua esperienza. Sono interventi che preparano il terreno alle

interpretazioni: prima di esplorare l’inconscio con le interpretazioni, la persona deve

sentire riconosciuto ciò che prova, come legittimo e reale.

Nella patologia da deficit il transfert è prestrutturale: l’analista deve completare

• funzioni che non si sono strutturate, convalidare l’esperienza, placare l’angoscia, solo in

seguito si può passare alle interpretazioni (es: pz che chiedono disperatamente aiuto

come bambini perché afflitti da un dolore insopportabile, vogliono essere tolti

dall’angoscia); nella patologia da conflitto l’analista è oggetto di impulsi aggressivi o

sessuali: pz è in grado di cogliere il significato dell’esperienza, ma non è capace di

tollerarlo in quanto entra in contraddizione con altre sue rappresentazioni. In questo

caso l’analisi aiuta il soggetto a ricercare il rimosso e affrontare impulsi e fantasie non

tollerati.

Killingmo, Intenzionalità secondaria = implicata nelle situazioni in cui un soggetto si

• attribuisce la responsabilità di un evento al fine di non sentire che quello che è successo

era fuori dal suo controllo. Es(1): Bimbo abbandonato, può sopportare maggiormente

credere di esser stato abbandonato perché cattivo, rispetto a credere di esser stato

abbandonato e basta. Perché sentirsi cattivi risulta più tollerabile che sentirsi

abbandonati? Perché allora diventa possibile fantasticare di poter agire in un modo tale

da compiacere oggetto e recuperarlo (può pensare di avere controllo sulla realtà). Es(2):

vittime di abuso deformano avvenimenti pensando di aver sedotto inconsciamente

aggressore e di aver goduto dell’esperienza subita. Nell’essere umano vi è un’angoscia

di fondo di non poter controllare quello che non si sa spiegare. Per questo l’uomo

primitivo celebrava dei rituali che contribuivano al sentimento illusorio di controllare le

forze scatenate della natura. Le grandi epidemie dell’umanità sono sempre state

accompagnate da diffusi sensi di colpa > di fronte al terrore il soggetto preferisce

convincersi di aver voluto ciò che in realtà non poteva evitare.

✴ Relazione tra angoscia e desiderio:

• 2 teorie Freud rispetto al rapporto tra angoscia e desiderio: in una il desiderio dà origine

all’angoscia (maschio desidera mamma ma poi prova timore vendetta) e nell’altra

l’angoscia è prodotta da una svalutazione dell’identità che precede il desiderio (donna,

invidia del pene spinge bambina a cercare una nuova identità).

• In seguito, nel 1920, Freud individua la fonte dell’angoscia non nel desiderio, ma in un

trauma esterno. Il soggetto è sorpreso da un’angoscia contro cui si sente impotente;

l’unico modo per avere senso controllo è attribuire intenzionalità dell’evento a se stesso

o a un altro.

- a sé: parliamo quindi del senso di colpa per intenzionalità secondaria, che ha sempre

uno scopo difensivo.

- all’altro: si forma l’angoscia persecutoria, di fronte alla quale il soggetto crede che, o se

l’altro cambia, o se lui stesso di allontana, o se distrugge l’aggressore, la causa

26

dell’angoscia scomparirà. Es: paziente all’inizio della schizofrenia prova terrore perché

sente che la sua mente si sta disgregando; il delirio persecutorio che si costituisce è per

lo meno dotato di un ordine interno; in questo modo il soggetto può recuperare senso di

controllo.

Quindi, di fronte al sentimento di impotenza/abbandono, il movimento difensivo di

base è l’auto-colpevolizzazione o l’attribuzione della colpa all’altro. Quando vi sono forti

angosce paranoidi, o aggressività, o senso di colpa, non bisogna ricondurli

meccanicamente a una proiezione o una difesa: bisogna tenere conto che senso colpa/

angoscia persecuzione possono anche essere l’esito di una fantasia difensiva rispetto a

un terrore incontrollabile.

° Forme diverse di simbiosi: quando pz vuole che terapeuta svolga determinate funzioni (lo

tranquillizzi, gli dica cosa fare ecc) non è detto che sia nel mezzo di un processo difensivo

(cioè che non si vuole far carico di un compito che è invece alla sua portata), ma può

anche trovarsi in una simbiosi strutturale (non si è sviluppato qualcosa, non è che

regredisce come difesa).

simbiosi regressiva o difensiva: paziente rinuncia ad alcune funzioni a causa

1. dell’angoscia, per cui l’elaborazione delle sue angosce permette di riappropriarsi di

qualcosa che già possiede.

2. simbiosi prestrutturale: è necessario che analista eserciti provvisoriamente le

funzioni di cui il soggetto è sprovvisto.

✴ Alcuni interventi riparatori:

Con ‘interventi riparatori’ si intendono i casi in cui ci si trova di fronte a gravi fenomeni da

deficit, in cui il terapeuta assume in modo transitorio alcune funzioni che il paziente non è

in grado di esercitare.

Legittimazione del soggetto nella sua globalità, al di là dei suoi tratti parziali, dei suoi

1. difetti e insufficienze:

Quanto più il figlio sarà amato per specifici tratti o se raggiunge determinati standard fissati

dai genitori (invece che essere amato incondizionatamente), tanto più ci sarà la tendenza

del figlio all’auto-osservazione superegoica. Si tratta di un’attività che riduce la

complessità di una persona a un singolo tratto > frammentazione riduzionista = figlio

astrae dalla propria personalità dei determinati tratti per sottoporli a un giudizio che viene

immediatamente trasferito sulla sua auto-rappresentazione globale. Questo meccanismo

NON è un processo difensivo! E NON è simile alla dissociazione o scissione dove sono

escluse dalla rappresentazione di sé elementi che generano angoscia! 27

Tale processo può derivare dal fatto che il figlio si identifica con il modo in cui i genitori lo

guardavano, rimandandogli non uno sguardo globale della sua immagine (“io mi vedo e

giudico la mia intera personalità, solo sulla base di quei tratti sui quali i miei genitori hanno

sempre poggiato lo sguardo. Non ho mai avuto un rimando della mia immagine globale

con pregi e difetti bilanciati”). Questo sguardo parziale può essere dovuto all’ostilità dei

genitori, alla loro ansietà. La frammentazione è effetto diretto dell’angoscia non una difesa

da essa.

Come si agisce?

elaborazione dell’ostilità del soggetto contro se stesso (se è questo il fattore

a) determinante);

b) elaborazione del codice mutilante che lo spinge a vedersi come soggetto in pericolo o

non riuscito, incapace di vedere il proprio valore;

con pz più perturbati sono necessari ulteriori interventi:

c)

- globalizzazione della rappresentazione di sé: costruirsi immagine di sé globale; oltre a

questi tratti, quali sono le mie qualità? Chi sono io? Arrivare a costruire un orizzonte più

vasto.

- disassoggettamento dalle figure esterne e dal Super-io: quando auto-osservazione è

concentrata su determinati elementi o deficit fisici, bisogna capire le condizioni, le

esperienze, i discorsi genitoriali, a cui il soggetto fu sottoposto. Quando invece il

sentimento di inferiorità poggia su un Super-io severo/sadico, occorre mettere in

discussione il Super-io e al tempo stesso l’illusione che sia possibile soddisfare le sue

richieste. Terapeuta deve aiutare pz ad avviare un dialogo con il ‘giudice interiore’

prendendo le distanze: “Ora che cosa direbbe a questa voce esigente che non le dà

tregua?”

Investimento affettivo della funzione desiderante: in alcuni casi obiettivo della terapia è

2. far sorgere il desiderio, soprattutto in quei pazienti in cui vi è stata una disattivazione

settoriale dell’inconscio da parte di figure incapaci di rispondere ai loro bisogni

emozionali. È importante la sintonizzazione affettiva (Stern) con il paziente.

Modificazione dei sentimenti di impotenza, illegittimità, inefficacia: “Lei ha imparato a

3. vedersi come debole, incapace, a sentire come illegittimi i suoi desideri, perché è in

questo modo che lo vedevano o perché concretamente nella sua infanzia non

disponeva di alcun potere di fronte a figure potenti?”

Sviluppo di nuove capacità nella gestione della realtà interna e del mondo esterno:

4. terapeuta deve pensare a mettere in pratica strategie concrete per angoscia pz.

Fornire un’esperienza che faccia sentire che di fronte a un problema, ci sono sempre

dei modi possibili per farvi fronte. Soltanto la ripetizione di questo sentimento può far

sorgere nel paziente la fiducia. 28

Nota. Il paziente deve essere in grado di discriminare tra ambiente patogeno,

facilitante e provvidente! Deve acquisire capacità di evitare i fattori che attivano gli

aspetti peggiori dell’inconscio, selezionando un ambiente esterno che meglio si presta a

potenziare al massimo le sue possibilità, fornendogli quanto serve per continuare la sua

crescita: “Quali persone, quale ambiente rafforzano il meglio di me, quali attivano invece i

miei aspetti più vulnerabili, e infine quali mi disattivano?”

Sintesi punti fondamentali:

- Bleichmar cambia impostazione concettuale su psicopatologia e trattamento. Sostiene che vi sono due

ambienti che contribuiscono a generare la psicopatologia:

interno (fantasie, idee, credenze) > disturbi da conflitto (eziologia endogena) > qui

1.

2. esterno (genitori o altre figure affettive) > disturbi da deficit (eziologia esogena) > qui falliscono le figure

significative nel dotare soggetto di requisiti che permettono di sviluppare funzioni essenziali della vita

psichica. Vi sono diverse patologie da deficit: dell’oggetto esterno, da trauma, da iscrizione patologica

originaria.

- Distingue poi tra ambiente facilitante (che non deve ostacolare potenziale nel soggetto) e provvidente

(esterno deve svolgere funzione di aiuto, offrendo al soggetto ciò che non può produrre da solo.)

- Lavoro terapeutico: psicoanalisi agli esordi si basava su eliminazione rimozione e recupero lacune

mnestiche; ma per quanto è complesso inconscio, trattamento on si può basare solo su ampliamento della

coscienza, ma deve prevedere una modificazione dell’inconscio stesso. Inoltre non solo il mondo interno

dell’individuo ma anche la realtà esterna contribuisce alla genesi della patologia.

1) Se originariamente inconscio (si portano alla luce le rappresentazioni e stati emozionali trasmessi al

soggetto dall’ambiente di crescita, di cui il pz non è consapevole ma che lo influenzano);

2) Se inconscio non costituito (si effettuano interventi riparatori con assunzione transitoria da parte del

terapeuta di alcune funzioni che non si sono MAI costituite nel pz);

- prima fase: recuperare l’episodio traumatico per poterlo elaborare nella sua specificità

- seconda fase: affrontare la credenza-matrice soggiacente alla generalizzazione del significato

dell’episodio (specifico vissuto traumatico > aneddoto concreto > scoperta ed elaborazione credenze-

matrice)

Capitolo 4. Il trattamento: ampliamento della coscienza,

modificazione dell’inconscio

✴ Ferenczi ha sottolineato 3 punti importanti: ogni tipo di patologia richiede una modalità

specifica di intervento; l’interpretazione della fantasia inconscia non deve escludere altri

tipi di intervento; il paziente deve collaborare al cambiamento (unica pecca: F. pensava

che difficoltà ad associare liberamente fosse dovuta a soddisfacimenti mascherati delle

pulsioni sessuali; sintomi provenivano da ristagni libido). Comunque contribuì a riflettere

su tale quesito: quali interventi sono più adatti per i diversi pazienti? 29

✴ Freud: anche per lui diverse forme patologiche devono essere curate con diversa

tecnica. Terapia consisteva nel rendere conscio l’inconscio: materiale sottratto alla

coscienza, alloggiato nell’inconscio agiva secondo leggi di quest’ultimo > bisognava

reinserire tale materiale nella coscienza. Obiettivo era quindi un ampliamento della

coscienza e uno svuotamento dell’inconscio. In ogni caso, se non si arrivava alla

guarigione era perché vi era un residuo che doveva essere reso conscio. Tutto questo

però è un po’ contraddittorio: da un lato si sostiene il che l’inconscio è predominante

nell’uomo, e dall’altra si propone una teoria/pratica imperniate su rendere conscio

l’inconscio.

✴ Le resistenze interne all’inconscio >

° Freud: quando la terapia si blocca, non dipende solo dall’azione delle resistenze opposte

dall’Io! Ma vi sono anche delle resistenze da parte dell’inconscio > inconscio non è solo

insieme materiali sottratti alla coscienza, ma è una struttura dotata di resistenze proprie

(non si tratta solo della resistenza a diventare conscio, ma anche di come reagirà il pz agli

interventi di ampliamento della coscienza). Questa considerazione porta a una

riformulazione della teoria: dire che la patologia ha una causa che non risiede più solo

nella coscienza (e che ci sono resistenze dell’Io, ma anche dell’inconscio) vuol dire che nel

trattamento non vi è solo più una modificazione del conscio, ma anche dell’inconscio.

Tuttavia a queste riformulazioni non corrispose una revisione degli strumenti terapeutici.

Proposte per controbilanciare gli eccessi dell’interpretazione:

° Interpretazione mutativa di Strachey: cambiamento terapeutico prodotto dal fatto che pz

fa esperienza attraverso transfert delle differenze tra figura presente e passata. Questa

teoria ebbe fortuna perché si basava da una parte sul rendere conscio l’inconscio,

dall’altra sul lavorare sull’inconscio tramite la coscienza.

° Scuola kleniana resta sempre più dell’idea che nel trattamento è importante ampliare la

coscienza e non operare sull’inconscio (soprattutto si affidano all’interpretazione).

° Scuola di Chicago: ‘esperienza emozionale correttiva’: a rendere possibile il

cambiamento è vivere esperienze nuove promosse dall’analista. L’interpretazione non è

terapeutica.

° Rosenfeld: è l’atteggiamento del terapeuta a contare, al di là dell’interpretazione che egli

fornisce. A essere decisivo è quello che l’analista fa, il significato del legame che egli

instaura.

Tutto questo ci porta a chiederci: come si modifica l’inconscio? A volte modificarlo vorrà

dire opporsi a qualcosa di esistente, altre volte vorrà dire contribuire a creare qualcosa che

non è mai esistito, fare esperienza di nuovi modi di sentire e pensare. 30

✴ Si può fare a meno dell’interpretazione? > la modificazione dell’inconscio è un

obiettivo terapeutico indispensabile, ma anche lavorare sull’ampliamento della

coscienza è importante (e quindi usare l’interpretazione). Perché?

- ampliamento conscio, eliminazione rimozioni, produce cambiamenti notevoli. Per molti

individui rendere coscienti senso di colpa, desideri masochistici ecc. è ciò che segna la

differenza tra salute e malattia.

- solo la coscienza può permettere all’umano un certo grado di libertà, offrendo possibilità

di non essere guidati ciecamente da inconscio.

Freud ha comunque tentato di dare una rappresentazione non semplificante dell’essere

umano: ha riconosciuto l’inconscio con tutto il suo potere ma senza disconoscere la

coscienza. La psicoanalisi infatti non si interessa solo all’inconscio, ma allo psichismo nel

suo complesso (comprensione inconscio, coscienza e funzionamento reciproco).

✴ Gli effetti inconsci dell’interpretazione > interpretazione non è mai neutra, ma è

sempre influenzata dal nostro vissuto di terapeuti, vissuti e paure e inconscio. Per

questo sappiamo di dover stare attenti al controtransfert (a quello che sentiamo per il

pz) e alle sue deviazioni patologiche > in questo modo si dice che così agirà il contenuto

manifesto della nostra interpretazione. Bisogna pensare all’analisi come a un campo

dinamico, un processo di costruzione operata dall’analizzando e dall’analista. Il

problema sta nel fatto che molti credono che, se l’analista si colloca nella ‘posizione

adeguata’ allora l’evoluzione del trattamento avrà il carattere di un processo naturale e

l’analista non potrà mai essere accusato di distorcerlo. Ma pensare che esista una

posizione adeguata è una difesa dell’analista! In questo modo egli si libererà dalla

responsabilità di analizzare i suoi interventi, di verificare come essi abbiano influito

sull’inconscio: insomma negherà il proprio ruolo di guida del paziente. A prescindere da

ciò che fa o non fa l’analista è parte codeterminante del processo.

✴ La neutralità analitica e la posizione emozionale del terapeuta > non basta

l’empatia, serve la sintonizzazione affettiva (Stern); al di là delle frasi pronunciate, il pz

di sintonizza con lo stato emozionale del terapeuta. Ma di fronte a un pz depresso la

comprensione empatica della sofferenza finisce per rinforzare stato depressivo! Quindi,

quello che occorre è una posizione emotiva strumentale, in cui l’analista operi con

flessibilità, cercando di captare la varietà degli affetti del paziente e orientandosi a

rispondere in base al bisogno.

✴ Verità affettiva dell’interpretazione > il pz si oppone al cambiamento per evitare stati

affettivi dolorosi, o anche per non lasciare situazioni che comunque producono una

gratificazione. L’interpretazione avrà effetto solo se si apporta una gratificazione

maggiore rispetto a quella ricavata dalla ripetizione delle abituali modalità di

funzionamento. L’interpretazione viene accettata perché: si superano resistenze per

compiacere analista; per la promessa fatta al soggetto di un piacere futuro (anche con

interpretazioni di contenuti sgradevoli); per un piacere narcisistico che pz prova nel

rappresentarsi come soggetto in cambiamento. Quindi bisogna chiedersi ogni volta che

31

si interpreta: quale gratificazione si promette? Quale è la verità affettiva su cui si fonda

la nostra interpretazione e che la rende accettabile al pz?

° Freud distingueva tra ‘suggestione diretta’ e ‘suggestione della terapia analitica’ > lavoro

terapia consisteva nel ricreare all’interno del rapporto con analista nuove edizioni dei

vecchi conflitti, costringendo pz ad affrontarli in modo diverso. Suggestione analitica, si

riferisce quindi a dare una potente spinta orientativa verso la guarigione, per non far

ripetere lo stesso comportamento. Per questo Freud ribadisce quanto sia importante

l’influenza che l’analista è in grado di esercitare con il transfert! Con il transfert pz indotto

a fidarsi del terapeuta che, con il ‘potere’ di cui viene investito, può influenzare il pz ad

adottare nuovi modi di pensare/agire (posteducazione). Ovviamente non bisogna abusare

di tale influsso! Il grado di influenza espresso va messo in atto in base a peculiarità del pz,

il momento del trattamento! Non vi è una posizione universalmente applicabile!

° L’interpretazione, influenzata dall’inconscio analista, ha sempre un effetto sull’inconscio

pz. E il silenzio dell’analista? Anche il silenzio in analisi è carico di significato, ovviamente

se è un silenzio inserito in un’analisi dove si scambiano delle comunicazioni. Diverso è il

silenzio dei lacaniani, che lo vedono come un vuoto che il paziente deve riempire. In

questo modo hanno portato all’estremo l’idea di analista neutrale.

° L’interpretazione può quindi essere:

1. interpretazione come un invito, una promessa, una seduzione; implica un

desiderio dell’analista che l’analizzando reagisca in un determinato modo. È una

seduzione che vuole influenzare il pz ad agire/pensare in modo nuovo, ma contiene la

promessa implicita che raggiungerà una condizione migliore/otterrà l’amore del

terapeuta. Bisogna chiedersi: con la mia interpretazione con che promessa sto

seducendo il pz? Che strada sto indicando?

interpretazione come castigo: se analista seleziona all’interno flusso condotte quelle

2. che richiedono una modifica, implica una critica tacita, un castigo, che può farsi

estremo quando il terapeuta si infastidisce nei confronti dell’analizzando (ma ciò può

accadere a tutti).

3. interpretazione come oracolo incombente: interpretazione presenta comportamento

a cui si riferisce come inopportuno, e lo dipinge come se potesse generare

conseguenze nefaste. Il mancato cambiamento nella direzione desiderata dall’analista

resta associato nel pz come una connotazione di pericolo incombente.

° Molti psicoanalisti sostengono che la propria tecnica è scevra del ricorso alla

suggestione. Ma ciò è impossibile! Freud ha sempre sottolineato importanza autonomia

del pz, ma al tempo stesso ha sempre affermato che anche il trattamento analitico più

neutrale si basa sul potere suggestivo del transfert. L’analista partecipa sempre all’analisi,

ha sempre un’influenza, un potere di suggestione! Per questo è importante tenerne conto,

32

auto-monitorarsi continuamente e modulare il grado di suggestione a seconda del pz e

della situazione.

✴ Effetti interventi analitici sull’inconscio > tenendo conto che ogni intervento analitico

agisce sull’inconscio in modo diverso (perché le persone sono diverse), è indispensabile

chiedersi che effetti hanno i diversi tipi di intervento sulla psiche delle persone.

Es: prendiamo in esame situazione in cui l’interpretazione analista descrive

adeguatamente la vita mentale dell’analizzando, generando in quest’ultimo sollievo. Ma

cosa accade se questo è una personalità dipendente? In questo modo si rafforza la

patologia! Perché mentre il contenuto dell’interpretazione mira a rafforzare l’autonomia, la

struttura relazionale consolida la patologia.

Per questo bisogna chiedersi caso per caso quali siano gli effetti dell’intervento

sull’analizzando. Non esiste una modalità universale di intervento analitico.

Es pz borderline: interpreta in modo paranoide tutti i comportamenti altrui. L’analista che

non fa riferimento a indicatori concreti di questo comportamento finisce per rinforzare la

credenza che sia possibile accedere all’inconscio/pensiero di un altro in modo immediato.

L’interpretazione, il silenzio, qualsiasi intervento dell’analista, sono azioni che operano

sull’inconscio e sono tutte decisioni che dipendono dal caso specifico. Bisogna quindi

chiedersi ogni volta di fronte a che situazione ci si trova ed essere in grado di dispiegare

un’ampia gamma di stili relazionali e di strumenti tecnici. Bisogna stimolare il paziente a

cercare cause e motivazioni dei suoi comportamenti. Bisogna sempre chiedersi: gli

interventi per quel determinato pz vanno nella direzione del cambiamento o consolidano la

patologia? (se ho pz dipendente non posso fare l’analista iperprotettivo! In questo modo

faccio lo stesso che hanno fatto i suoi genitori e lo danneggio!)

✴ Il transfert come resistenza >

- transfert = fantasie costruite attorno all’analista nel legame terapeutico;

- ‘nevrosi di transfert’: ci sono pz che polemizzano con l’analista, ma usciti dalla seduta

non fanno nulla e diventano degli agnellini; a volte il transfert viene usato come difesa: il

pz tende a prolungare il trattamento per la gratificazione che procura il legame con il

terapeuta.

- tuttavia di transfert non ce n’è solo uno (quello verso l’analista): in realtà vi è una

costellazione di transfert simultanei che riguardano tutte le persone che per il pz

rivestono la stessa importanza dell’analista. Quando pz parla dei suoi amici, colleghi,

partner, queste figure non rappresentano celatamente l’analista! Per questo bisogna

chiedersi quale posto occupa l’analista in ogni momento nella fantasia del pz, in

relazione alle altre figure di questa scena inconscia popolata di personaggi. 33

✴ Rimozione del concetto ‘contoindicazione’ > nessuna scuola analitica afferma che il

suo modello, con le sue tecniche, non può trattare determinate patologie (cioè nessuna

scuola sostiene mai che con il suo intervento può causare controindiciazioni e

aggravare la patologia!). Il concetto di ‘controindicazione’ è stato rimosso perché ogni

scuola vuole consolidare la propria egemonia; inoltre non riconoscere che sono

necessari approcci diversi vuol dire non riconoscere che nella psicogenesi partecipano

diversi elementi. L’analista, una volta formatosi in una scuola, non avendo conoscenza

per usare diversi metodi, usa sempre di più ciò che conosce, anche quando la

guarigione non progredisce (e collega i suoi fallimenti a incapacità personale,

all’incurabilità pz ecc). Ma bisogna imparare a considerare un’ampia gamma di

interventi alternativi, soppesandone vantaggi e controindicazioni e optare per quello che

ci pare più adeguato. Bisogna accettare l’idea che possono esserci interventi migliori di

altri, e bisogna essere competenti nell’uso concreto di un ampio repertorio di interventi.

✴ Il problema della regressione e della libera associazione > nella libera associazione

si invita a dire al pz tutto quello che gli viene in mente senza censure; in questo flusso

verrebbe sospeso il giudizio ed emergerebbero barlumi dell’inconscio, che vengono

captati dall’analista e interpretati. Questa formulazione del concetto tralascia però due

fatti: l’esistenza di resistenze consce e preconsce (senso colpa, paura, vergogna ecc) e

che solo l’analisi delle difese può aprire la strada verso l’inconscio. In realtà il pz si trova

sempre in una situazione di libera associazione: i suoi silenzi, le reticenze, le

deformazioni sono parte essenziale del fluire associativo. Quindi anche l’analisi di

ostacoli, difese ecc. sono inseparabili dall’analisi delle fantasie.

° Sviluppo capacità autoanalisi > il pz deve riuscire da un lato a guardare i propri pensieri

e sentimenti come se fossero unità elementari, sospendendo la funzione critica (libera

associazione); dall’altra deve cogliere il significato più ampio che unisce i suoi pensieri e

sentimenti (capacità di autoanalisi = comprensione delle sequenze che organizzano lo

psichismo). Sia la libera associazione, che la regressione possono essere usate come

difese: ci sono pz capace di dire che sentono rabbia, sono spaventati ma rifiutano di

giungere ad una conclusione (usano come difesa libera associazione); altri frammentano

l’esperienza per evitare di cogliere il significato di ciò che sta accadendo (usano

regressione come difesa). Es: frequentemente il pz arriva in seduta e racconta qualcosa

che gli sta accadendo con una figura significativa, aspettandosi che il terapeuta gli dica

cosa fare. Bisogna che il pz rifletta sul suo comportamento, sul suo ricorso alla

regressione per sfuggire all’angoscia e sul suo tentativo di imporre all’analista il ruolo di

consigliere.

✴ Per una formulazione della regola fondamentale > l’autoanalisi deve essere un

obiettivo esplicito del contratto analitico “(...) deve capire che la sua reazione ai

comportamenti altrui non dipende solo da tali comportamenti, che altre persone

potrebbero reagire in modi diversi; la sua reazione dipende da esperienze passate ecc,

il modo migliore per conoscersi e imparare è cercare di individuare in ogni momento del

34

trattamento quel che prova e che pensa del suo rapporto con me, come un

allenamento. Cerchi di comunicarmi questi pensieri e sentimenti. So che non è facile,

perché in genere non diciamo quello che pensiamo”. L’analista deve formulare di volta

in volta gli obiettivi generali di quel periodo. Il pz deve assumere un ruolo attivo nella

sua guarigione; bisogna far in modo che sia stimolato tra una seduta e l’altra a

continuare l’autoanalisi. Vi sarà quindi sia un’autoanalisi guidata nella seduta, ma

analista dovrà sollecitare il pz a cercare di prestare attenzione anche fuori dalla seduta

le sue modalità caratteriali. È vero che non bisogna proseguire l’analisi con un’idea

preconcetta, ma è anche vero che la persona può avere una resistenza a ‘metter

insieme gli elementi’ anche tra una seduta e l’altra, non arrivando mai a elaborare un

significato più ampio quindi analista dovrà guidarlo con degli obiettivi (ovviamente pz

narcisista userà l’autoanalisi compulsiva, perché dare ascolto all’analista è vissuto come

dipendenza; ma accettare la dipendenza sarà una tappa ineludibile della sua

guarigione). Scoraggiare l’autoanalisi, così come iniziare l’analisi fornendo scarne

spiegazioni sul metodo, sugli obiettivi, sono abuso di autorità da parte dell’analista e

infantilizzazione del paziente.

Capitolo 5. L’aggressività: varianti e specificità degli interventi

terapeutici

° L’aggressività è una delle principali dimensioni della teoria e psicopatologia analitica. È

una caratteristica complessa, sfaccettata nelle forme e significati che assume, e nelle

prospettive entro cui la si studia:

- dal punto di vista dell’oggetto (colui che subisce attacco da un altro);

- dal punto di vista del soggetto (ricercando significato che le attribuisce, quali sono le

motivazioni che l’attivano, quali funzioni ricopre) <- Bleichmar e noi interessati a questo.

In tale prospettiva l’aggressività può essere intesa come:

caratteristica o disposizione innata e distruttiva (Freud, Klein, Kernberg);

1.

2. modalità di relazione con oggetto invadente o minaccioso, quindi dimensione psy

insorta dopo esperienze traumatiche (Kohut, Winnicot, Fonagy, Fairbairn);

caratteristica nata da processi di identificazione con genitori aggressivi;

3.

✴ Nucleo comune dell’aggressività: tutte le condizioni che attivano l’aggressività

comportano sempre qualche forma di sofferenza del soggetto (sia fisica che psichica).

Quindi a. può essere attivata per una minaccia di ordine biologico, ma a cosa serve sul

piano simbolico? Il soggetto esprime una fantasia aggressiva per difendersi contro la

sofferenza psichica generata dall’umiliazione narcisistica, dai sensi di colpa, o dalle

fantasie persecutorie, perché tramite essa riesce a crearsi un’identità, a ristrutturare la

rappresentazione di sé e dell’altro. Da perseguito si diventa persecutore, uscendo dalla

35

condizione di impotenza e ribaltando la situazione. È quindi uno strumento simbolico

per generare una rappresentazione del soggetto.

✴ L’aggressività e la rappresentazione del soggetto > aggressività può prendere

forma dall’osservazione delle condotte genitoriali. Comunicazioni brusche, incentrate sul

tema del potere si iscrivono nello psichismo del bambino dando luogo a tale

concatenazione simbolica: aggressività = potere = realizzazione desideri. Queste poi

vengono rinforzate quando il bambino, dopo che protesta, riesce a influenzare il mondo

degli adulti perché gli forniscano ciò che desidera. Quindi da un lato l’aggressività è

collegata al potere (chi è aggressivo è rappresentato come potente, forte) e dall’altra

alla prossima realizzazione dei desideri (aggressività diventa strumento magico-

onnipotente a cui fare ricorso ogni volta che si desidera assumere un’identità di

soggetto potente).

✴ Da cosa viene attivata?

A. Angosce di autoconservazione: una sensazione di minaccia, generica e priva di

causa apparente, viene intuita e tale indeterminatezza lascia il soggetto in uno stato di

profonda vulnerabilità. L’aggressività viene attivata come difesa, per acquisire controllo

sulla condizione di ‘terrore senza nome’: la persona costruisce un’immagine di sé forte

e potente, capace di sormontare l’angoscia che si presenta (angosce

autoconservazione > angosce persecutorie).

In particolare:

Le angosce sono molteplici. Freud parlava dell’’angoscia automatica’ che irrompe nel

bambino al momento della nascita a causa di sconvolgimenti fisiologici; Bion parlava del

‘terrore senza nome’ come condizione primitiva di sgomento in cui il pericolo non è

identificabile. Quindi, di base vi è questo ‘terrore senza nome’/angosce di

autoconservazione (*). Successivamente, quando il funzionamento psichico è dominato

dal sistema simbolico, le angosce di autoconservazione si riattivano quando il soggetto di

sente sopraffatto da un senso di pericolo imprecisato (si sentirà disarmato, catapultato

nelle primitive condizioni di sgomento del passato, e sarà difficile intraprendere azione

risolutiva).

* Le angosce di autoconservazione = si scatenano ogni volta che le necessità biologiche,

libidiche, o di mantenimento del senso di integrità psichica si trovano esposte a qualche

pericolo reale o immaginario.

Anche qui l’aggressività insorge come difesa, ma può finire per incrementare le angosce di

autoconservazione. In parte può avvenire a causa del meccanismo di identificazione proiettiva (soggetto

vede oggetto come specchio di sé, animato da intenzioni ostili; oppure perché piccoli hanno assistito a

scene violenza familiare: ogni volta che erano spaventati, la percezione della loro stessa aggressività veniva

collegata all’aggressività dell’altro). 36

In seguito, per avere un senso di controllo su questa impotenza il soggetto immagina che il

pericolo proviene da una figura esterna, che diviene così la causa. Proiettare all’esterno il

pericolo consente di pensare a una reazione: il persecutore può essere evitato, sfidato,

sedotto ecc. L’angoscia diviene allora persecutoria e rappresenta una difesa contro le

contro altre angosce, di cui il soggetto non riesce a individuare il punto d’origine, liberando

soggetto da sensazione di vulnerabilità.

Es(1): l’attribuzione paranoide presente nella fase d’esordio di alcune schizofrenie: sensazione pericolo

incombente su integrità mentale porta ad attivazione angosce frammentazione, si struttura allora un delirio

grazie al quale si ha senso di maggiore controllo.

Es(2): personalità borderline; provano angoscia a cui attribuiscono una causa interna e sono terrorizzati,

pensano che possa solo crescere senza fine. La successiva reazione aggressiva che manifestano nei

confronti di chi hanno accanto è un tentativo di legare l’angoscia a un personaggio dal quale immaginano di

sentirsi maltrattati.

Angosce persecutorie vi sono due sottotipi:

la sensazione di essere minacciato dall’oggetto ha presieduto alla strutturazione

a) psichica del soggetto > la visione paranoide struttura l’organizzazione del mondo

rappresentazionale del soggetto.

b) deriva dal fatto che gli oggetti del mondo circostante attaccano realmente il soggetto.

Tali sottotipi possono articolarsi tra loro e per questo in ogni caso quando terapeuta

si trova di fronte a fantasie o condotte aggressive deve chiedersi: cosa sta spaventando il

soggetto?

B. Sensi di colpa: soggetto soffre per la critica del proprio Super-Io o ha paura di una

vendetta da parte dell’altro a causa infrazione commessa. L’aggressività è usata per

alterare la rappresentazione oggetto o soggetto e acquisire controllo. Per alleviare

senso di colpa:

- aggressività autodiretta: masochismo morale > persona si autopunisce/autocritica per

recuperare il senso d’identità di una persona buona; il soggetto si identifica con il Super-

io e così può castigare un altro dal quale si dissocia. Questa scissione permette al

soggetto di riscattarsi: ora è lui che critica la trasgressione e può sentirsi una persona

diversa da chi l’ha commessa.

- aggressività eterodiretta: criticare l’oggetto per dimostrare la sua inadeguatezza e

liberarsi del senso di colpa (gli altri vengono accusati di aver commesso il medesimo

gesto per il quale soggetto prova colpa o di essere causa della condotta trasgressiva).

C. Narcisismo: profonde ferite narcisistiche debilitano il soggetto, facendolo sentire

inadeguato e impotente. La rabbia narcisistica, è una risposta di un Sé che si sente

minacciato nella propria integrità a causa delle carenze empatiche dell’oggetto

37

(Kohut), e permette la costruzione di un’identità potente togliendo all’altro il ruolo di

giudice del valore del soggetto: il soggetto è colui che viene trattato ingiustamente da

un oggetto che non sa riconoscere il suo valore.

Nella letteratura psicoanalitica:

° Klein individua una fonte primaria dell’aggressività nell’invidia, ritenendo che questa

fosse un dato costituzionale della natura umana, legato al narcisismo. Essenzialmente

l’invidia è un doloroso sentimento di inferiorità, di sentirsi meno rispetto a un altro che

sembra dotato di qualcosa che lo rende superiore al soggetto. A essere centrale è quindi il

valore del soggetto rispetto all’altro (quello che conta è la differenza tra le identità

confrontate). L’invidia nasce da una previa svalutazione del soggetto, che quando incontra

l’altro a priori lo riterrà superiore e troverà qualche tratto che conferisce tale superiorità

(tale tratto funge da parametro e presentifica il punto dolente del narcisismo del soggetto,

ciò che rappresenta il suo Io-Ideale; oggetto invidiato permette di manifestare la propria

sofferenza ben più profonda e invalidante poiché riguarda la persona nella sua interezza).

Centrale è un’autostima precaria > invidia > aggressività. Anche Rosenfeld, sostiene che

l’invidia in alcuni pz cessava solo quando si sentivano apprezzati. Mettere il pz di fronte

alla propria invidia è traumatico a volte, perché rafforza sentimento inadeguatezza >

bisogna rafforzare narcisismo paziente!

° L’altra fonte principale di aggressività era considerata la gelosia e la rivalità edipica.

Questa è la base freudiana della spiegazione dell’aggressività: per poter godere

dell’oggetto del desiderio occorre sbarazzarsi del rivale. Ma l’aggressività deriva dal

desiderare l’oggetto o la posizione del rivale? Lacan, sostiene che vi sono due varianti

delle cause dell’aggressività nella situazione edipica:

- rivalità secondaria = causata dal desiderio per l’oggetto;

- rivalità primaria = determinata dalla lotta con l’altro per l’identificazione con l’Io ideale;

Nota. la gelosia può costruirsi come difesa contro l’invidia, come espediente per

mantenerla celata, dal momento che la gelosia viene giustificata come prova d’amore,

mentre l’invidia per chiunque è più difficile da accettare.

Alcune persone, quando entrano in un luogo pubblico per prima cosa sottopongono i presenti a una rapida

indagine sulla base del parametro che costituisce il punto dolente del loro narcisismo. Una volta individuato il

soggetto in possesso dell’attributo idealizzato, volgono lo sguardo al partner, attribuendogli proiettivamente il

proprio sentimento per quella terza persona che sembra loro incarnare il proprio Io ideale, finendo così per

sentirsi gelosi del presunto interesse del partner per quella figura rivale che hanno costruito da soli.

° Autoaggressività da frustrazione narcisistica > quando persona è ferita nel proprio

narcisismo può rivolgere l’aggressività contro di sé. Ad esempio l’incuria ostile per la

propria persona è una forma di aggressione a se stessi, che porta il soggetto a denigrarsi

o a non valorizzarsi come dovrebbe perché animato da un sentimento di profonda rabbia

verso se stesso. Il sentimento alla base è “Stupido come sono, a cosa può servire”, dove

38

non vi è perdita di speranza ma un “tanto che serve” rabbioso (es: bulimia collegata a

feroce disistima verso se stessi e tentativo di punire Sé vulnerabile e imperfetto).

Rabbia manipolativa, come strumento, come azione sull’altro e sul soggetto:

D. aggressività viene agita come forma di comunicazione: viene mostrato all’altro e a se

stessi, un proprio affetto/pensiero/comportamento così da convincere/cersi della

legittimità dello stesso > carattere istrionico aggressività (perché mette in mostra e

comunica, non nel senso che è meno autentico, ma nel senso che è un mezzo per

qualcosa, una forma di comunicazione e azione sull’altro).

Quando una persona percepisce la propria rabbia, può prendere i propri sentimenti

come una prova del fatto che ha ragione. Ogni volta che abbiamo bisogno di

rappresentarci come ‘colui che ha ragione’, la rabbia e le varie forme di aggressività si

prestano bene nell’intento. In questo caso l’aggressività è una forma di comunicazione e

azione sull’altro, ovvero costituisce uno strumento potente per sottomettere l’altro al

desiderio del soggetto (dimensione manipolativa). Quindi l’aggressività-strumento, può

diventare:

- azione su se stessi: mezzo a cui ricorrono alcuni soggetti per tentare di costringersi a

essere in un determinato modo (rabbia che narcisista ha per se stesso per non

corrispondere al suo Io ideale, è un modo immaginario per costringersi a imboccare la

strada desiderata);

- azione sull’altro: rabbia ha ruolo coerticivo o manipolativo, è un mezzo per condizionare

la condotta altrui, e sottometterlo ai propri desideri (credenza illusoria di ‘strumento

magico’). È per questo che molte persone credono che protestando le cose

cambieranno. Ma appoggiarsi al ‘potere’ della condotta aggressiva non fa che

alimentare un circolo vizioso di impotenza, perché non produce effettivi mutamenti nella

realtà.

Rabbia autoaffermativa: come tentativo di separazione-individuazione: quando

E. oggetto invade spazio psichico soggetto, l’aggressività-strumento è un tentativo di

separasi violentemente dal soggetto per riconquistare spazio fisico e psichico (per

raggiungere autonomia - Mahler). Nella terapia questo tipo di aggressività si manifesta

in modo indiretto, sotto forma di critica su altri aspetti, malumore, resistenze, assenze

(che spesso viene interpretato come invidia o transfert negativo).

✴ Aggressività e sadismo > il sadico trae dalla propria aggressività un intenso piacere

(sessuale o narcisistico) nelle circostanze in cui riescono a mette l’altro in condizioni di

disagio/sofferenza. L’aggressività sadica è sostenuta dal desiderio del piacere (sentirsi

in grado di dominare) e tende pertanto a consolidarsi, a diventare una modalità

caratteriale stabile, che non si limita a episodi transitori come nell’aggressività difensiva.

39

Quindi l’aggressività non sarà più scatenata dalla presenza di sofferenza, ma diventerà

fonte di un piacere che si desidera ritrovare (per questo è difficile lavorarci). Quindi:

aggressività difensiva (per eliminare la sofferenza, è temporanea), sadica (per

raggiungere un piacere, è una modalità carattere stabile). A volte l’aggressività che

esordisce come difensiva può essere posta in seguito al servizio delle esigenze

narcisistiche del soggetto.

✴ Sotto quale forma è iscritta nell’inconscio l’intenzionalità aggressiva? > sotto

forma di desiderio generico. Nel caso del sadico il piacere è legato all’affermazione del

suo valore/narcisismo, del suo potere. Il desiderio di fare del male fa sì che non conti

molto il mezzo adottato. La fantasia “soffrirai” è una formula aperta, un desiderio che si

espande verso le infinite varianti della sua realizzazione: desiderio viene prima della

scelta del mezzo. L’intenzione ostile si trova iscritta nell’inconscio sotto forma di

desiderio generico, che cercherà, non importa in quali condizioni, di realizzarsi. In

terapia bisogna quindi far comprendere al pz che sotto la sua specifica forma di

aggressività c’è una formula ‘più grande’ che soggiace nell’inconscio (‘soffrirai’, ‘ti farò

piangere’ ecc).

° Vi sono casi in cui l’aggressività non è rivolta contro le persone, ma contro qualsiasi

aspetto della realtà (traffico, tempo, regole ecc). Se soggetto percepisce dai genitori la

realtà come motivo di sofferenza, tenderà a vederla come ostile. Di qui la reazione

aggressiva di negazione della realtà, negativismo, rifiuto delle restrizioni. Vi sono due tipi

di negazione:

negazione ostile: tendenza del soggetto di prevedere la realtà come frustrante quindi

1. la rifiuta automaticamente (non interessato) > proviene da genitori abusanti,

persecutori, frustranti che hanno schiacciato sentimento potere nella persona;

2. negazione ‘beatifica’ onnipotente: sentimento che si infrange unicamente quando

sopraggiungono risultati avversi > genitori che hanno dato al soggetto la sensazione

che tutto gli sia dovuto e che non vi sarà nessun ostacolo verso la realizzazione di ciò

che desidera.

L’aggressività e la teoria pulsionale > in che modo strutture neurofisiologiche deputate al controllo

dell’aggressività vengono attivate/disattivate dai fattori psichici? La pulsione (per Freud) era situata al limite

tra somatico e psichico (concezione che ipotizza un biologico e un rappresentazionale in reciproca

articolazione). Le emozioni si sviluppano lungo due circuiti: uno legato alla corteccia prefrontale dove è

attivato il significato che determina la risposta emozionale; l’altro dall’amigdala che attiva segnali di natura

frammentaria che scatenano automaticamente intense reazioni emozionali. La recente neurofisiologia sta

fornendo quindi una base scientifica all’intuizione freudiana del processo primario (funzionamento in cui i

significanti costituiti da residui esperienze provocano stati affettivi).

✴ Implicazioni terapeutiche >

- aggressività difensiva: obiettivo sarà il lavoro sulle angosce che la promuovono

(autoconservazione, senso di colpa, sofferenza narcisistica, soffocamento psichico ecc);

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica e di comunità
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mad_Cupcake di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Clinica psicoanalitica dell'ascolto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Granieri Antonella.

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