Libro: Gra ni e ri , A. (2 0 1 5 ). I l Fa t t o re T . L a t e ne re z z a ne l l a v o ro di
E ug e ni o Ga burri . R o ma : B o rl a.
capitolo 2
(Fausto Petrella)
Gaburri→ criticava la psichiatria. Aveva un saldo riferimento freudiano, su cui basava ogni discorso
metodologico e clinico e con cui confrontava gli sviluppi kleiniani e bioniani che lo interessavano.
Sentimento oceanico→ non accettava schematismi precostituiti e per tale motivo privilegiava un
atteggiamento pratico verso la realtà psichica: le teorie erano solo indici astratti che si sarebbero dovuti
riempire ogni volta di qualcosa di nuovo da trovare nella clinica. Egli si accostava all’idea di Conrad, il quale
non amava la disciplina imposta dall’esterno, voleva che essa fosse un atto interiore e l risultato di una
conquista. Per Eugenio, infatti, il pensiero non era qualcosa di teorico, ma era un atto aperto e libero,
anche nella sua necessaria frammentarietà, che non sia condizionabile dalla dimensione del conformismo.
Eugenio possedeva ciò che Bion chiamava capacità negativa, ovvero la capacità di navigare con la mente in
cerca di confusione e difficoltà. Egli era capace di porre domande senza precipitarsi su risposte frettolose,
rischiando il disordine, ma sempre nella fiducia di venirne a capo.
Importante risulta la metafora del doppio presente nel racconto “il compagno segreto” di Conrad:
l’evoluzione del giovane capitano, protagonista del racconto, che nel tempo acquista autonomia e maestria
e insieme può riuscire a separarsi dal viaggiatore clandestino, il suo “doppio” segreto. Difficile finale: il
capitano deve avvicinarsi alla terra per salvare il compagno segreto (che si deve lanciare in mare), ma c’è il
rischio di perdere la nave poiché è difficile da governare in vicinanza della riva. È possibile per il
protagonista capire quale movimento far fare alla nave per evitare il disastro grazie al cappello bianco,
caduto in mare dalla testa del compagno segreto, donato come simbolo di protezione e affetto. Significato:
Conrad è riuscito a dare voce ai movimenti che si intrecciano nell’esistenza umana, dove la salvezza viene
affidata a una incerta commistione di caso, ma anche a un atto di tenerezza e generosità, grazie al quale
saranno possibili le manovre per il salvataggio della nave. L’atto di generosità del dono del cappello è
espressione di come Eugenio intendesse la cura e l’affetto tenero richiesto dalle relazioni umane, che
mostrano di avere potenti effetti cognitivi, orientativi e salvifici nel mare incerto dell’esistenza.
capitolo 3
(Claudio Neri)
Tenerezza→ nel linguaggio comune indica un sentimento protettivo e affettuoso.
Eugenio Gaburri sviluppa il concetto di tenerezza in modo diverso dalla concezione maggiormente diffusa
nella letteratura psicoanalitica, che mette la tenerezza in relazione ai processi di sublimazione della
sessualità. Egli estende il senso del concetto fino a metterlo in relazione con la possibilità di vedere l’altro,
di coglierlo non come oggetto, ma come soggetto separato e distinto, portatore di propri pensieri e
sentimenti che possono essere diversi e distanti da quelli dell’altro. La comparsa della tenerezza è il
risultato che si presenta spontaneamente quando si è tenuta una giusta posizione nel rapporto e si sono
attraversate molte unioni diverse.
3 significati:
1. tenerezza e individuazione-separazione→ La tenerezza ha 2 componenti:
- dolorosa: vediamo l’altro mentre si sta separando da noi. La tenerezza può mitigare il dolore della perdita
di una persona cara e, inoltre, può addolcire tale perdita e anche la rinuncia a un aspetto di noi stessi che è
importante dal punto di vista dell’economia narcisistica.
- festosa: si riferisce allo sguardo giocoso di chi vede l’altro crescere, muovere i primi passi in autonomia e
individuarsi non solo biologicamente, ma anche psicologicamente. Il sentimento di tenerezza corrisponde
alla percezione del limite.
La tenerezza può comparire non solo nei confronti degli altri, ma anche verso alcuni aspetti di sé stessi.
Essa può rendere più lieve andare avanti e meno traumatico separarsi dalle persone care, da noi stessi
come eravamo e come non siamo già più
2. tenerezza come legame→ il legame che si stabilisce tra due persone, una persona delle quali coglie un
particolare aspetto dell’altro investendolo di affetto e l’altra che percepisce questa corrente affettiva e gli
risponde attivamente. La tenerezza si indirizza verso chi è piccolo e bisognoso di protezione, verso una
persona in condizioni di difficoltà: è un legame asimmetrico e reciproco.
3. tenerezza come funzione→ rimanda a una particolare funzione psichica e capacità relazionale
dell’analista. L’assenza di tenerezza ha come effetto la costante presenza nella relazione di artificiosità,
sospettosità e senso di persecuzione e, inoltre, impedisce che qualcosa venga elaborato e trasformato. Più
precisamente la sua funzione è consentire la rielaborazione di qualcosa che è perturbante nell’incontro con
l’altro. La traumaticità scaturita dal vuoto di tenerezza si esprime come un’assenza di legame affettivo,
ostacola la reciprocità e impedisce il riconoscimento delle differenze e delle specificità che connotano il
campo relazionale e quello intrapsichico.
Spesso la tenerezza o un sentimento simile si presentano con l’entrata in analisi di un aspetto del Sé del
paziente che sino ad allora era dissociato rispetto al Sé dominante (ESEMPIO: Leonardo è sempre stato
radicato nella sinistra. Un giorno, parlando dei sentimenti relativi alla possibile uscita dalla scena politica di
Silvio Berlusconi, mostra un aspetto di sé precedentemente dissociato che è coinv
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