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Una vita cura una vita – Borgogno

Frammenti di vita e opere di una vocazione psicoanalitica

Un incontro fondante e le ragioni di un percorso: mi sentivo da adolescente lontano rispetto a me stesso e dal gruppo dei pari. Psicoanalisi come risorsa che mi avrebbe avvicinato a me stesso e agli altri. Sensazione che “qualcosa mi sbarrasse la vista” mi percepivo come dotato di valore ma allo stesso tempo piuttosto inesistente. Nella vita cercavo uno sguardo che mi riconoscesse.

Due immagini importanti della giovinezza: in mezzo al mare tra le alte onde e un sogno in cui sprofondo sul terreno davanti alla chiesa e mi ritrovo in un tempio indù dove mi viene regalata una pietra verde che nelle mie mani si illumina ⟶ segno che mi sarei tuffato nella vita nonostante il riconoscermi non equipaggiato, che avrei incontrato qualcuno che mi avrebbe dato valore.

Prima psicoanalisi con un analista silenzioso, che mi porta a crescere da solo. L’essere me stesso lo raggiunsi con una seconda analisi, a cui dà credito, ben riposto ⟶ non vi furono più porte chiuse e attraverso lui imparai a scoprire i colpi bassi del destino ⟶ da qui deriva il concetto di spoilt children: si riferisce non a bambini viziati, come per gli psicoanalisti inglesi, ma a bambini “spogliati”, cresciuti da genitori che hanno proiettato dentro di loro aspettative e ansietà, estroiettando (“proiezione extraiettiva”) qualcosa di intimamente specifico appartenente ai bambini.

Il secondo analista, pasta verace DOC, si confaceva ai miei desideri più profondi di un genitore equo e flessibile, forte e sensibile, morbido e autorevole, serio e giocoso. Egli riuscì a riconoscere in me le motivazioni che mi portavano a sentire la vista sbarrata (mia mamma dopo un’ischemia transitoria non riuscì a riconoscermi per alcuni giorni successivi) e della mia volontà di intraprendere il percorso da psicoanalista (capacità di infermiere dovute al dover curare mia madre).

Psicoanalisi importante come percorso formativo personale, in quanto è in grado di far conoscere o riconoscere la propria storia, un tesoro che può essere messo in relazione nel rapporto con noi e con gli altri, essenziale per capire chi siamo noi come persone e come professionisti.

Le esperienze iniziali: luci e ombre

Durante la seconda analisi stavo imparando che è necessario incontrare un altro che si occupi di te, un contesto diverso da quello in cui prima si è cresciuti. Importanza di avere vicino una persona (lo psicoanalista) che con ascolto generoso rende creative le associazioni libere, dicendo che lo sarebbero diventate anche per me se imparavo ad usarle in modo comunicativo, non dissociativo ⟶ l’associazione è fondante se l’individuo ne cerca il significato in rapporto all’altro e agli eventi e contesti di vita che sta sperimentando. Altrimenti rischiano di divenire solo dissociazioni in libera uscita, mero prodotto narcisistico. Stavo imparando che per comunicare si deve uscire dal proprio “bozzolo fusionale” e proiettarsi verso l’esterno.

Il secondo analista mi ricordava che le immagini personali non erano prive di senso, erano ricche di ragioni da scoprire anche se spesso mute, mute perché in passato non avevano ricevuto risposta (non erano state alfabetizzate da chi avrebbe dovuto svolgere il compito (il genitore). La terapia mi ha insegnato a vedere me stesso e gli altri in maniera più complessa, e che potevo essere me stesso e potevo smettere di essere alla ricerca di un cambiamento per soddisfare le attese degli altri.

Durante gli anni da candidato, l’idea diffusa era che il mondo interno era il motore esclusivo del transfert, così se ti riferivi al contesto reale e relazione ti sentivi dire che eri sbagliato (psicoanalista che lotta contro i pre-giudizi e le pre-concezioni) ⟶ i padri psicoanalitici, desiderosi di introdurre una psicologia basata sugli affetti erano fobici nei confronti di essi e delle relazioni. Vi erano cose che potevano essere viste e ascoltate, altre che non dovevano essere né viste né ascoltate (no entry). L’ascolto di tipo one-sided, in cui l’analista è sempre nel giusto. Mi sentivo fuori posto.

Non ero solo – con il confronto con il gruppo dei pari imparai quanto fosse determinante per la strutturazione psichica la condivisione con esso e il venire da esso riconosciuto. Ero convinto che la crescita e il pensiero non nascono unicamente dal dolore, ma dall’essere riconosciuti.

Paula Heimann e il controtransfert

Paula Heimann: importanza del coinvolgimento e della risposta emozionale dell’analista al paziente in ogni fase dell’analisi. Per Klein, chi ha sentimenti di controtransfert deve tornare in analisi, perché non abbastanza addestrato ad accogliere le identificazioni proiettive del paziente. Per Heimann è importante sia la presa d’atto dell’analista della quotidiana presenza del controtransfert sia di essere coscienti dell’aspetto pragmatico di interpretazioni e silenzi, ciò che metacomunica con essi.

  • L’analista poteva anche comunicare al paziente il modo in cui era arrivato alla interpretazione, così da indicare al paziente che al pensiero e al significato autentici occorre un lavoro di squadra, che non può prescindere dal contributo del paziente, ma anche per aiutare il paziente a cogliere come i suoi stati mentali soggettivi favoriscono la sua comprensione di sé e degli altri, e dei possibili sé potenziali, taciti e inespressi a livello consapevole (presenti in ogni individuo).
  • Focus sulle funzioni che l’analista svolge con interpretazioni e silenzi, e sui metamessaggi inconsci veicolati nel suo dire o non dire. Il valore mutativo delle interpretazioni deriva dall’aspetto affettivo che esse convogliano. Dal loro essere richiamo al contatto e alla reciprocità, conferma e testimonianza del desiderio del paziente di avere un rapporto, dimostrazione di come l’analista cerchi di capire il paziente nella sua specificità e lo sproni a partecipare all’incontro in cui consiste la psicoterapia.
  • L’analista con sue interpretazioni e suoi silenzi può anche porre divieti, un no-entry al paziente, comunicandogli “questo è qualcosa che non rientra negli argomenti che si devono affrontare”.

Scoperta e riscoperta di Sándor Ferenczi

Scoperta e riscoperta di un compagno fondamentale: Sándor Ferenczi: mi sono imbattuto in Ferenczi con The Unwelcome Child and His Death Instinct, parlava dell’istinto di morte dei genitori e di una passione di morte avversa al vivere che spegneva la vita del bambino. Parla di bambini malati, che diventano pessimisti e svogliati rispetto al vivere, in cui mi rivedevo, avevo anche io una visione triste della vita. Parla di sentirsi non esistenti, non preparati alla vita ⟶ era doloroso per me pensare che i miei genitori mi avevano voluto con la condizione che non fossi diverso da come volevano che io fossi: un bambino che avrebbe dovuto cambiare per essere accolto, invece io ero diverso:

  • Cercavo un modo mio di esistere, anche se un modo mio non lo avevo ancora trovato. In quegli anni mi sentivo orfano di rêverie, alla ricerca affannosa di qualcuno che ne fosse portatore affinché potessi anche io un domani possedere la rêverie.

Rilessi Ferenczi nella seconda analisi, durante il training psicoanalitico e come membro della Società Psicoanalitica Italiana, più volte e nel suo percorso, dai primi scritti agli ultimi.

  • Importante osservare la nascita e la crescita di un pensiero e quanto tempo ci voglia perché le proprie idee preconsce si rendano più consapevoli e utilizzabili nel proprio lavoro;
  • Importante che vi sia qualcuno che creda in tali idee e lo stesso faccia anche chi ne è portatore;
  • Quanto tempo ⟶ tempi molto lunghi perché così procede la crescita di una persona. I pensieri (Bion) sono grezzi e rudimentali e per diventare pensieri effettivi (capaci di essere utilizzati), hanno bisogno di qualcuno che li pensi, di un pensatore – che ha bisogno poi di un altro e di una comunità che confermino e aiutino il pensatore, mettendoci anche del loro.

C’è un ambiente che è «attorno a noi» e «dentro di noi» fin dagli inizi della vita. Ogni individuo nasce a una vita psichica che a lui è pre-esistente, e così accade per ogni pensiero che si organizza in una disciplina: nasce in uno specifico contesto pre-esistente e si sviluppa in un contesto contemporaneo: un contesto che potrà variare nel tempo, così come potranno variare i portatori di quel pensiero.

Ferenczi fu tutta un’altra musica. Leggere Ferenczi nel percorso mostra che egli sta suonando una musica diversa da quella che suona Freud, che in Freud si trova in germe ma non viene sviluppato.

  • Ad es, Ferenczi studia l’eiaculazione precoce a partire dagli effetti fisici e psichici che ha sulle donne, dando voce a un soggetto al tempo trascurato, come poi farà con emarginati e bambini.
  • Ferenczi ⟶ analisti tendano a volte a essere dei masturbatori ed eiaculatori precoci, che finiscono per non accogliere «l’altro da sé», imponendo con le interpretazioni qualcosa che riguarda loro stessi più che l’altro. Il suo è un appello a un maggiore ascolto dell’altro.

Considerazioni sulla relazione paziente-analista

Necessità di una maggiore considerazione della relazione paziente-analista: i «sintomi transitori» del paziente nella seduta nascono all’interno della relazione paziente e analista: sono una risposta cioè a qualcosa che l’analista ha detto e ha fatto, o non ha detto e non ha fatto.

  • Così considerandoli, l’analista può comprendere come è nata la sofferenza del paziente in passato. È una prospettiva moderna, che esplora con pazienza e sensibilità il dialogo fra paziente e analista, notando come fosse necessariamente intriso di relazione e come la relazione promuovesse in ogni caso benessere e malessere, che dovevano essere intercettati e capiti in quanto potenziale fonte di «catastrofe psichica». (Ferenczi parla di dialoghi fra gli inconsci: o con ciò intende che fra una persona e l’altra nella conversazione avvengono «diversi dialoghi», sostenuti dalle parole o anche indipendentemente e al di là delle parole).

Introiezione: importanza secondo Ferenczi

Introiezione: per Ferenczi è un processo psichico fondamentale, di uguale importanza rispetto alla proiezione. Dato che il bambino non è adulto, l’introiezione è un processo ancora più importante della proiezione, poiché il bambino cresce ponendo prima di tutto dentro di sé le cose che gli provengono dall’esterno ⟶ i caregiver dovrebbero avere molta cura rispetto a ciò che offrono, dal momento che l’introiezione è, nei primi tempi della vita, foriera di vita ma anche di morte.

  • Il bambino piccolo è «affamato di oggetti e affetti» e prende tutto dentro di sé senza poter selezionare e difendersi. Il bambino prende dentro di sé non solo le cose materiali ma anche il modo in cui gli sono porte, e da qui vengono le sue identificazioni e la sua visione di sé e del mondo.

Esiste una pragmatica della comunicazione di cui ci si doveva rendere consapevoli, una pragmatica sempre importante ma più influente in presenza di «menti in formazione», quelle dei bambini, degli allievi, dei pazienti ⟶ più suscettibili di quelle adulte di essere plasmate da «ordini ipnotici inconsci»

  • Provenienti dagli oggetti da cui si dipende, sono: Materni se fondati sulla fascinazione, sull’insinuazione e sulla seduttività;
  • Paterni se fondati sull’intimidazione e sull’intimazione;

Ordini che vengono assimilati dal bambino piccolo diventando operativi nel suo stare al mondo, senza che egli ne abbia alcuna coscienza. Egli troverà il modo di alloggiare questi ordini dentro di sé, finché non incontrerà qualcuno che li «scioglie» visualizzandoli e attribuendo loro parola.

Trauma e psicoanalisi

TRAUMA: per Ferenczi è psichico, riguarda gli affetti, è cumulativo e non dovuto a un singolo evento; è tale perché è accaduto ma perché non ha trovato un ambiente che lo abbia riconosciuto e messo in parole offrendogli aiuto. È un «trauma per omissione di soccorso» (Borgogno): un’omissione di soccorso che dovrebbe essere fisiologico nei momenti di crescita e che spesso si accompagna a lesività aggiuntiva per il fatto che i genitori negano la propria inadempienza e crudeltà, facendo sentire il bambino che le ha subite «pazzo», «inattendibile», «cattivo» e «responsabile».

  • Non solo qualcosa che è accaduto, qualcosa che sarebbe dovuto accadere ma non è avvenuto, perché chi ha generato il trauma non ha saputo riconoscerlo, evitare di infliggerlo, provvedervi.
  • È ciò che dà origine agli spoilt children.

Psicoanalisi come conversazione speciale e progressivo apprendimento

Psicoanalisi come conversazione speciale e progressivo apprendimento: cos’è la psicoanalisi? Per Borgogno, come per Freud, è una conversazione speciale, al cui centro non vi sono le parole, ma le transazioni affettive, quello che Winnicott chiama l’area dei «gesti (di riconoscimento, di conferma e di convalida psichica) che dimostrano che tu sei esistente per un altro.

  • NB: conferma, riconoscimento, convalida si ottengono anche attraverso espressioni di rabbia e odio, se sono quelli i sentimenti in gioco in quel momento del trattamento e che richiedono riconoscimento. La conversazione analitica ha bisogno di autenticità, non di ipocrisia.

Freud: il «mettere liberamente e sinceramente in parole» l’inconscio aiuta e amplia la crescita di un individuo e la sua consapevolezza di sé nel mondo. Ciò, insieme al saper dare rappresentazione alle vicende emozionali del paziente, costituisce il fattore curativo della psicoanalisi.

  • Essa non si accontenta di un risultato positivo senza prima avere indagato le ragioni della sofferenza psichica o i fattori legati all’infanzia o all’attualità sottesi al mal-essere del paziente.
  • Freud sapeva che le sole parole non bastano, ma che è la generosità di un altro cuore ciò che fa accedere al mistero di un’altra persona (ma egli era più affine alle parole dei sentimenti).

La psicoanalisi è un apprendimento da un’esperienza emozionale in cui il motto “conosci te stesso” si trasforma in senso relazionale: “lavora con un altro per capire chi sei”. Una reale esperienza vissuta, in cui sia analista che paziente sono portatori di un ambiente diverso, ed è il contrasto tra i due ambienti il vero fattore terapeutico, in quanto l’«altro» e la sua generosità sono irrinunciabili perché la psicoanalisi non diventi un’esperienza in cui il paziente cresce da solo.

La soggettività dell’analista è irrinunciabile ⟶ Il paziente porta in analisi fin dalle prime sedute l’ambiente in cui è cresciuto; non solo sé stesso e i vari aspetti del suo sé, ma anche gli oggetti con cui è stato in contatto nella sua vita, che vengono attivati durante le sedute (il transfert, anche se oggi siamo più in grado di comprenderne le manifestazioni e di immaginare i «prototipi relazionali inconsci» alla sua base, identificandoci con essi e accorgendoci di come siamo noi stessi ad influenzarli determinando inconsciamente, nel bene e nel male, le identificazioni dei pazienti.

  • Benessere e malessere psichico di una persona non nascono nel vuoto ma entro relazioni interpersonali fondanti, in quanto costituiscono il materiale delle identificazioni inconsce.
  • Anche gli analisti portano tutta la loro persona all’interno dell’analisi e non solo quell’«ambiente specializzato» che è il setting (la situazione temporale e spaziale in cui avviene la seduta, costante, continuativa e al riparo da interferenze), dobbiamo chiederci in ogni momento dell’analisi «chi, in un dato frangente, è il paziente» e «chi è l’analista per lui» e «perché avviene qualcosa in quel frangente e non in un altro», interrogativi che si deve porre l’analista per comprendere le dinamiche del transfert all’interno della seduta e nell’onda della lunga analisi (Heimann).

Partecipazione e coinvolgimento dell’analista dovrebbero essere sottoposti a un lavoro di working through tale che l’analista, distinguendo fra ciò che lo riguarda e ciò che riguarda il paziente possa modulare la sua risposta affettiva in un’interpretazione capace di informare il paziente su se stesso, sui suoi bisogni, desideri, ansie, storia, mondo psichico, e sul tipo di relazione inconscia che sta proponendo e sulle ragioni per cui sta proponendo quel tipo di relazione e non un’altra.

  • L’analista usa la sua soggettività – la sua specializzazione sta nel lasciarsi impregnare dal paziente, nel risuonare con l’esperienza che egli porta, per giungere a qualcosa che gli permetta di capire chi egli sia e di integrare in un’unità i vari aspetti della sua personalità e della sua storia.
  • La situazione psicoanalitica (il campo) può richiedere all’analista di ammalarsi della stessa malattia del paziente ⟶ se si lascia che ciò accada, e non si pone un No-entry, l’analista può comprendere sulla sua pelle che cosa è accaduto al paziente e quali attori e forze in gioco fossero presenti nel suo passato, e sulla base di questa esperienza vissuta può riconoscerla permettendo al paziente stesso di riconoscerla (funzione analitica della testimonianza) e darvi una risposta diversa da quella passata ⟶ pervenendo a una diversa gestione del dolore psichico.

Contrasto tra passato e presente

Contrasto tra passato e presente come via di guarigione per eccellenza ⟶ Ferenczi anticipa il pensiero di Winnicott, quando parla del trauma che deve ri-accadere nel presente, nell’analisi: il trauma, per poter essere ricordato dal paziente, si deve ri-attualizzare nelle sedute a partire da qualcosa di doloroso avvenuto nella relazione analitica.

L’analista, l’artefice involontario, lo deve riconoscere e...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irislvcia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Clinica psicoanalitica dell'ascolto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Granieri Antonella.
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