Estratto del documento

Attaccamenti traumatici - Cesare Albasi

Introduzione

Prima di iniziare è importante chiarire alcuni concetti:

  • Per la prospettiva relazionale la mente sviluppa le sue strutture e i suoi processi funzionali all'interno delle relazioni;
  • MOI (modelli operativi interni): concetto fondato da Bowlby come alternativa ai concetti psicoanalitici (teoria delle relazioni oggettuali); i MOI sono memorie delle relazioni, che si formano all'interno delle relazioni d'attaccamento, e hanno un valore strutturale per la mente (esperienze nell'attaccamento non vengono solo ricordate ma danno regole per organizzare ricordi e contenuti d'esperienza > come comportarsi nei confronti dei propri impulsi e dei propri sentimenti, e in genere nei confronti delle relazioni e della vita).

In questo libro i MOI sono strutture molteplici, con più livelli di funzionamento, che concorrono alla costruzione dell'esperienza soggettiva.

Il funzionamento dei MOI

Un primo livello del funzionamento dei MOI è procedurale (livello di conoscenza implicito) che riguarda il modo di entrare in contatto con figure di attaccamento e media la regolazione stati interni (tra cui gli stati affettivi > cose che vengono imparate nella relazione con il caregiver); il livello procedurale e la regolazione degli affetti diventano guida per la costruzione di relazioni successive.

Se però la persona ha vissuto un attaccamento traumatico (è cresciuta legandosi a figure di attaccamento che chiedevano implicitamente di rinunciare alla propria soggettività e non ha imparato a regolare gli affetti), si andranno a costituire strutture che custodiranno memoria di tali fallimenti, sia sul piano di processi che di contenuti: tali strutture si chiamano MOID (modelli operativi interni dissociati).

I MOID sono qualcosa di diverso dall'attaccamento insicuro (dove il soggetto è in grado di organizzare forme difensive di regolazione degli affetti e distanze interpersonali, e dove può riflettere sul suo vissuto) e anche da quello disorganizzato (dove i MOI si susseguono in modo incoerente).

Ciò che viene interiorizzato e memorizzato è una configurazione relazionale. L'attaccamento traumatico non permette li sviluppo della mentalizzazione: è impedita la possibilità di sperimentarsi in forma soggettiva, è inibita la connessione tra livello implicito e simbolico, che permetterebbe un'elaborazione degli affetti e del significato attuale delle esperienze. Viene lasciato così un senso di vuoto, confusione, turbamento.

I MOID operano implicitamente nelle relazioni intime attraverso gesti interpersonali e richieste inconsce specifiche di complementarietà dei ruoli (per mettere in scena le configurazioni relazionali traumatiche alla ricerca di soluzioni alternative) > contengono quindi un paradosso: sono una forma difensiva di evitamento delle esperienze intime + una spinta verso le stesse esperienze interpersonali perché costituiscono comunque una possibilità di elaborazione delle esperienze traumatiche.

Dissociazione

Dissociazione: non è concepita in tale libro come sintomo ma come processo che struttura il funzionamento mentale. La dissociazione crea discontinuità nell'esperienza soggettiva, sottraendo all'individuo il significato soggettivo delle sue esperienze.

Spesso i pazienti riferiscono una mancanza di significato nelle loro relazioni ("c'è qualcosa che manca"), un senso di disperazione, di vuoto, di non essere in grado di vivere da protagonisti le loro relazioni, distruttività nelle relazioni, incapacità di formulare una richiesta di aiuto per qualcosa di indefinito, annebbiamento della capacità di riflettere su di sé, annullamento spazio affettivo, senso di morte interna, non possibilità di regolare gli affetti ecc. Pur chiedendo queste cose non riescono a distaccarsi dalle loro situazioni psicopatologiche che permettono di realizzare internamente qualcosa di vitale per loro.

Psicoterapia

Psicoterapia: secondo una prospettiva relazionale è un trattamento con strumenti psichici (parole, relazione, gesti con significato affettivo); non può prescindere da modelli teorici sulla mente e sul processo terapeutico, che servono a orientare il terapeuta; il terapeuta non ha un ruolo interpretativo ma è protagonista attivo di una relazione con il paziente che permette una negoziazione di significati; il terapeuta si impegna inoltre a offrire alternative per far esplorare al paziente la propria soggettività, parti di sé dissociate, nuovi modi di essere nella relazione, per acquisire una consapevolezza riflessiva; la relazione con terapeuta è necessario che sia "intima": l'analisi del rapporto tra terapeuta-paziente permette di cogliere punti fragili paziente e di far sperimentare alla persona com'è partecipare in quanto soggetto con la sua individualità all'interno di un dialogo; il cambiamento ha bisogno di un rapporto/interazione lungo con il terapeuta; bisogna "far emergere attraverso la curiosità e l'accettazione dell'incertezza costrutti che non sono mai stati pensati prima" (Stern).

Parte prima - Il concetto di MOID

Capitolo 1 - Bowlby e i MOID

Secondo Bowlby, obiettivo del sistema di attaccamento è mantenere la disponibilità/responsività del caregiver. Il bambino in base alla valutazione delle sue esperienze, costruisce nel tempo un'aspettativa riguardo alla disponibilità/indisponibilità del genitore.

Per concettualizzare come queste valutazioni si organizzino nella mente, Bowlby rielabora il concetto di MOI di Craik, dove "operativo" suggerisce che la rappresentazione è un processo dinamico, "modello" implica che la struttura delle rappresentazioni è relazionale, riproduce la relazione del mondo reale ed è costruita in maniera attiva.

Bowlby è d'accordo con Craick che i MOI abbiano funzione di pianificare, prendere decisioni e interpretare e si concentra in particolare sui MOI del Sé e del genitore nella relazione d'attaccamento: secondo lui i MOI sono una rappresentazione interna delle relazioni, che una persona sperimenta durante la crescita, quello che il bimbo si aspetta di ottenere dal proprio ambiente sulla base delle esperienze passate con questo stesso ambiente.

Nei MOI che la persona costruisce riguardo al modo di vedere il mondo, una caratteristica chiave è come sono le figure d'attaccamento, dove possono essere trovate e come ci si aspetta essere agiscano al nostro bisogno. Nel MOI che riguarda il Sé è fondamentale invece l'idea di come ognuno si sente accettabile/inaccettabile agli occhi dei genitori. Questi MOI determinano le previsioni che si fanno sul comportamento dei genitori, e se una persona si sentirà fiduciosa o timorosa riguardo alla disponibilità delle figure d'attaccamento. Un attaccamento sicuro è dato da MOI flessibili che evolvono e cambiano nello sviluppo.

Bowlby riprende anche il pensiero di Piaget, che attribuisce grande rilevanza alle azioni che i bambini compiono sugli oggetti dell'ambiente esterno nella costruzione della loro conoscenza, già a partire dallo stadio senso-motorio. Bowlby intuisce che già nel corso delle prime ripetute interazioni con i genitori nel periodo senso-motorio, il bimbo sviluppa una memoria di tali interazioni nella forma di schemi primitivi (dà grande importanza al livello implicito e procedurale della mente).

MOI e difese

Bowlby utilizza le ricerche sul modello cibernetico dell'elaborazione dell'informazione (Human Information Processing), secondo le quali tutti i processi di elaborazione delle informazioni sono sottoposti a un controllo centrale che ne esclude selettivamente una quota.

Bowlby non utilizza delle metafore spaziali come Freud, ma dei concetti di processo: la coscienza è uno stato di strutture mentali che facilita il verificarsi di alcuni tipi distintivi di elaborazione; i processi difensivi sono invece casi di esclusione difensiva di un'informazione sgradita (la differenza tra processi difensivi riguarda la completezza/persistenza di tale esclusione).

Bisogna però precisare che vi sono diversi tipi di esclusione. Nella vita di tutti i giorni normalmente si esclude la maggior parte dell'informazione percepita con un'ulteriore elaborazione per evitare un sovraccarico: l'esclusione selettiva è quindi processo adattivo; tuttavia esistono casi insoliti in cui viene messa in atto un'esclusione difensiva.

Per spiegare tale esclusione Bowlby fa riferimento alle ricerche disponibili allora sui sistemi di memoria (Tulving), che distingue la memoria semantica (contiene enunciati generalizzati che riguardano il mondo, derivanti da quanto si è appreso da altri/propria esperienza) e la memoria episodica (l'informazione è immagazzinata in termini di episodi autobiografici; gli eventi sono riferiti alla propria identità personale). L'esclusione difensiva sfrutta questi due sistemi di memoria separati, impedendo la loro comunicazione.

La distinzione tra memoria semantica ed episodica porta Bowlby a teorizzare che siano presenti una molteplicità di MOI: vi sarà ad esempio, un MOI riguardante la madre, basato sulla memoria semantica; un altro MOI riguardante sempre la madre, basato però sulla memoria episodica (la stessa cosa vale per i MOI che rappresentano il Sé). Tali MOI operano tutti insieme simultaneamente e si costruiscono sempre con informazioni provenienti da fonti multiple: dall'esperienza quotidiana, da ciò che genitori dicono, da informazioni di altre persone. Questo spiega come Bowlby nella sua esperienza clinica abbia incontrato pazienti che verbalmente davano ritratti positivi dei propri genitori, ma contemporaneamente raccontavano episodi contraddittori in cui avevano subito dei traumi da parte di questi stessi genitori. In casi come questi la memoria semantica del paziente non comunica con la sua memoria episodica.

MOI e dissociazione

Secondo Bowlby il Sé è un sistema agente e la sua integrità è fornita dal suo accesso costante a un magazzino di ricordi personali. La molteplicità del Sé deriva dalla presenza di più di un sistema che ha la capacità di auto-percepirsi e che fa riferimento a differenti magazzini mnestici. Tuttavia esistono persone in cui tali sistemi principali non sono unificati, ma segregati: in tale caso, ogni sistema ha una propria percezione, interpretazione e valutazione degli eventi (a volte contrapposti - vedi il caso di pazienti che forniscono descrizioni contraddittorie dei genitori!). Il Sé che il paziente sperimenterà come proprio vero sarà quello a cui avrà più facilmente accesso.

L'esclusione difensiva ha quindi conseguenze molto gravi!

  • Porta alla disattivazione di un sistema comportamentale o motivazionale e di tutti i pensieri e sentimenti a esso connessi > in terapia, il senso di vuoto, i deficit, il senso di mancanza, mostrano che vi è un MOID sottostante.
  • La persona può avere delle reazioni alle situazioni di cui non capisce il motivo. Manca il significato soggettivo dei gesti nella relazione. Questo accade perché le reazioni possono essersi isolate cognitivamente (memoria semantica) dalla situazione interpersonale che le suscita (memoria episodica). I fatti che la persona vive sono governati da principi e regole solo in parte comprensibili dalle persona stessa, che tuttavia ha un ruolo attivo nel metterle in scena.

È smarrito il senso di agency (sentirsi promotore attivo di gesti e di scambi interpersonali). Le relazioni intime diventano estranee al soggetto stesso. Questa mancanza di collegamento tra i due sistemi svolge un ruolo fondamentale nell'insorgenza e sviluppo della psicopatologia.

Ma da cosa può essere attivata l'esclusione difensiva?

Viene attivata per evitare conflitti tra sistemi valutativi interni della persona; per alcuni tratti del genitore o fatti che il genitore stesso vuole che il bambino ignori; per evitare gravi conflitti con genitori (ad esempio, se i genitori reagiscono alle richieste di vicinanza del bimbo con rabbia o sofferenza, il bimbo può arrivare a disattivare il sistema di attaccamento e ad escludere tutte le info che potrebbero riattivarlo; il bimbo risulta così distaccato emotivamente; paradosso dell'attaccamento traumatico è quindi che più un bimbo si sente senza protezione, più disattiva il sistema stesso di attaccamento, perché ha paura della reazione dei propri genitori);

Quindi in una situazione di attaccamento traumatico, la persona dall'infanzia in poi, è stata obbligata ad accettare informazioni false sulle figure familiari: non solo le informazioni che ha ricevuto dai genitori sono distorte, ma sono anche in netto conflitto con quello che egli ha dedotto dalla propria esperienza diretta. Ciò porta a far sì che fin dall'infanzia all'interno del bambino operino MOI incompatibili, che generano stati di coscienza contraddittori, inducendo falsificazioni retrospettive dell'esperienza, favorendo lo strutturarsi di MOID.

Bowlby non parlava dei MOID, ma sosteneva che la dissociazione dei MOI fosse osservabile nel caso di eventi traumatici, seguiti da una spiegazione falsificante e da una sorta di tabù nel contesto familiare (esempio: suicidio di un genitore negato dal genitore rimanente "Te lo sei sognato" "Papà in realtà è morto in un incidente"). Se pensiamo a questo esempio i bambini, strutturando un MOID, hanno potuto escludere dalle memorie autobiografiche esperienze traumatiche, e immagazzinare versioni offerte dai genitori nella memoria semantica (anche se però il vissuto rimane vivo nella memoria episodica).

Nota! Bowlby non teorizza i MOID ma il suo pensiero è precursore dei MOID. Lui personalmente non li chiamava così, ma parlava di sistemi segregati, disattivazione, di modelli subordinati.

Capitolo 2 - MOID e il livello procedurale

Secondo Bowlby l'esclusione difensiva deriva dall'incapacità di comunicare che hanno ad esempio il MOI che riguarda la relazione con la madre basato su memoria semantica e il MOI che riguarda sempre la relazione con la madre basato sulla memoria episodica.

Bretherton, sostiene invece che nei MOI dissociati è resa impossibile la comunicazione tra diversi livelli di funzionamento mentale (quindi ad esempio l'aggiornamento delle informazioni può avvenire a un livello di gerarchia ma non passare agli altri).

Questa autrice sostiene che i problemi nella relazione d'attaccamento non devono per forza incidere su schemi coscienti ma anche su schemi procedurali (anzi la disconnessione del livello procedurale dagli altri livelli è cruciale per comprendere la psicopatologia!). Inoltre, sostiene che le condizioni per la dissociazione dei MOI non debbano per forza essere così drammatiche come quelle suggerite da Bowlby: le distorsioni a livello procedurale possono iniziare molto presto, ancora prima che il bambino acquisisca il linguaggio, quando vi sono schemi senso-motori (che Stern chiamava RIG - rappresentazioni interne generalizzate). Quindi i processi dissociativi non si attivano solo dopo traumi consistenti, ma anche in contesti in cui le microinterazioni quotidiane tra genitore-bimbo impediscono lo sviluppo di processi di regolazione adeguati allo sviluppo di MOI integrati in vari livelli di funzionamento.

I molti livelli del funzionamento mentale

Già Freud aveva compreso che vi sono diversi livelli di funzionamento mentale (lui aveva distinto conscio/inconscio). La mente umana funziona su molteplici livelli in parallelo, inconsci e consci, organizzati nel contesto della matrice relazionale. Vari autori si sono occupati di tale tema: Stern, Lichtemberg, Loewald. Mitchell, propone 4 modi - 4 livelli di funzionamento ordinati gerarchicamente, in base all'aumento progressivo di complessità:

  • Modo 1 - comportamento non riflessivo: funzionamento procedurale/implicito, comportamenti pre-simbolici che si influenzano e regolano reciprocamente, che hanno origine da interazione fra madre-bambino. Non vi è una rappresentazione simbolica del sé e dell'altro.
  • Modo 2 - permeabilità affettiva: si basa sul principio che gli affetti oltrepassano i confini del sé per generare negli altri affetti corrispondenti. Questo può spiegare ad esempio come il terapeuta riesca a sentire all'interno di sé l'esperienza del paziente come se fosse stata la propria (capacità di immedesimarsi anche a livello affettivo).
  • Modo 3 - configurazione sé-altro: l'altro è concepito in funzione al sé e ha un ruolo strumentale: l'esperienza di costituisce includendo le funzioni mentali dell'altro, il quale non è considerato come oggetto distinto e autonomo, ma è al servizio delle proprie necessità. Il Sé non funziona autonomamente a tale livello, ma è un insieme discontinuo e multiplo di organizzazioni tenute insieme da un senso illusorio di continuità.
  • Modo 4 - intersoggettività: soggetto pensa e agisce riflettendo sulle proprie intenzioni, in relazione ad altri soggetti riconosciuti come tali.

Nota! In questo libro i MOI sono moduli stratificati di funzionamento mentale, che operano in parallelo a tutti questi livelli appena descritti. Inoltre, i MOI sono molteplici e contribuiscono alla regolazione degli affetti e alla costruzione di significati soggettivi/intersoggettivi (nel lavoro psicoterapeutico generalmente si tiene conto di due livelli di funzionamento: procedurale e simbolico).

I MOI come moduli stratificati di funzionamento mentale e il livello procedurale

Abbiamo visto che i MOI sono quindi unità di funzionamento mentale che elaborano l'esperienza relazionale contemporaneamente su molti livelli, da quelli procedurali (in cui la conoscenza relazionale è implicita e impiegata a regolare gli stati affettivi) a quelli dichiarativi (in cui...

Anteprima
Vedrai una selezione di 16 pagine su 75
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 1 Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 2
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 6
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 11
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 16
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 21
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 26
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 31
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 36
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 41
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 46
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 51
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 56
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 61
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 66
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Clinica dell'attaccamento, prof. Albasi, libro consigliato Attaccamenti traumatici di Cesare Albasi Pag. 71
1 su 75
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mad_Cupcake di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Clinica dell'attaccamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Albasi Cesare.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community