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Antropologia sociale: docente Paolo Viazzo

Introduzione

Il Novecento è il secolo corto, ma anche quello più violento e terribile. Dal 1914 al 2000 in Europa si sono verificati eventi e mutamenti straordinari. Dalla prima guerra mondiale, alla seconda, i lager ecc., ma il continente ha anche conosciuto la nascita del welfare state e dei diritti sociali. In questo secolo c'è stata anche una forte crisi economica, opposta al trentennio glorioso 45-73 caratterizzato da un rapido sviluppo. Nel Novecento molte donne sono impegnate in attività extradomestiche retribuite e per la prima volta la popolazione invecchia. Tutto questo ha avuto grande impatto sulla vita privata degli europei, provocando trasformazioni in cui le famiglie si formano, si trasformano, si dividono, la frequenza di matrimoni e nelle età in cui si celebrano, nelle regole di residenza dopo le nozze, nelle relazioni fra mariti e mogli, genitori e figli, nella fecondità, nella frequenza di separazioni e divorzi.

Cambiamenti economici, politici e sociali

La geografia europea è cambiata più volte. Con la prima guerra mondiale l'impero ottomano scompare, l'impero austro-ungarico smembrato e nacquero nuovi stati. Stessa cosa nella seconda. Ucraina sotto i comunisti, la Germania divisa in due fino al 1989 e dopo tale data altre modificazioni: la caduta della Jugoslavia ecc. Cambiarono anche le forme politiche di molti paesi in questo secolo: dopo la prima guerra mondiale molti paesi adottarono istituzioni politiche liberali; le dittature italiane, spagnole e tedesche prima del 45 e anche dopo, i regimi autoritari nei Balcani. I regimi comunisti dopo il 45. Dopo il 1989 con la caduta di tutti i regimi si assiste a un'omogeneità politica europea.

Enormi furono anche le trasformazioni economiche e sociali. Da una società rurale, agricola, dopo il 1914 esplose l'industria in molti paesi. In Italia, Germania e Spagna ancora per molto l'agricoltura sarà importante anche dopo la seconda guerra mondiale. Questi mutamenti hanno permesso l'accesso di molte famiglie a gradi superiori della società come piccola borghesia agricola o famiglia operaia urbana.

Altro mutamento riguarda le donne occupate. Esplode il lavoro extradomestico retribuito tra le due guerre e nelle guerre. Aumento dato dal fatto che i mariti erano al fronte quindi il fenomeno ha avuto un andamento a U a partire dal periodo dell'industrializzazione. Le donne erano chiamate a lavorare in periodo di necessità e quando gli uomini rientravano, erano rispedite ai loro compiti originari. L'URSS avrà un alto tasso di occupazione femminile sin dopo la rivoluzione. Nel resto d'Europa è dagli anni 60 che esplode completamente il fenomeno, grazie allo sviluppo del terziario e all'innalzamento del livello d'istruzione.

Numerosi cambiamenti anche nelle credenze e nei valori. Il più importante è stato il processo di "secolarizzazione", ovvero la diminuzione dell'influenza della religione e del numero di credenti.

Mutamenti demografici

Anche qui cambiamenti. Dal 1914 al 2000 la popolazione è passata da 458 milioni a 730 milioni. Ma negli anni 90 si è arrestata questa crescita. In più con le due guerre sono stati 80 milioni i morti. C'è stato un grosso rallentamento rispetto all'800. La causa? La diminuzione della mortalità, come la flessione della natalità. Il processo di urbanizzazione continua per gran parte del secolo. Molti si spostano in città. Questo rallenta negli anni 30 per riprendere rapidamente dopo la seconda guerra mondiale per poi arrestarsi o rallentare nuovamente.

L'invecchiamento della popolazione ha avuto gravi conseguenze sulla vita domestica. C'è stato un aumento della quota delle persone oltre i 65 anni così il peso degli anziani inizia a farsi sentire. L'Italia negli anni 90 è in testa col 17,6% di anziani. Questo processo è riconducibile a due diverse tendenze: la diminuzione della fecondità e l'allungamento della durata della vita. Il primo fattore ha grande importanza: la flessione del numero dei nati ha fatto automaticamente crescere il peso degli adulti e degli anziani. Dopo gli anni 50 questo è stato prodotto dall'abbassamento della mortalità infantile e adulta e questo ha fatto crescere il peso di queste classi d'età. Nell'ultimo trentennio del '900 poi c'è stato un netto miglioramento della sopravvivenza per gli anziani così da portare alla crescita delle persone oltre i 65 anni.

Altro importante cambiamento sono stati i flussi migratori. Le migrazioni transoceaniche persero importanza dopo la fine della prima guerra mondiale grazie alle leggi restrittive statunitensi. Restarono forti invece le migrazioni interne a ciascun paese europeo e in diversi paesi, fino a dopo la seconda guerra mondiale. Poi si alimentano anche flussi dalle ex colonie come l'India, fino al 1973. Dopo tale anno iniziano forti restrizioni in Europa ma le migrazioni dai paesi in via di sviluppo verso l'Europa settentrionale, ma anche in quella mediterranea aumentano esponenzialmente.

Le grandi trasformazioni della vita domestica

Dal 1914 le famiglie si trasformano: la frequenza dei matrimoni, l'età in cui li si celebra ecc. Alcune di queste trasformazioni hanno avuto un andamento continuo e lineare per tutto il secolo, altre hanno subito varie oscillazioni, fasi di improvvise e brusche accelerazioni e di rallentamento o di inversione. È diminuito in primo luogo il numero medio di persone per famiglia ed è sceso anche il numero di persone che dopo le nozze seguiva la regola di residenza patrilocale, per scegliere quella neolocale, mettendo su casa per proprio conto. Sparisce lentamente la famiglia complessa soprattutto in Europa settentrionale. Queste trasformazioni sono state molto rapide poi in Europa meridionale dagli anni 50 dove le famiglie rurali si spostavano in città, scegliendo quindi una residenza neolocale. Ma spesso si formavano famiglie a carattere misto più che urbanizzate: semi-agricole e semi-industriali, dove anche chi lavorava in fabbrica ha continuato a vivere con i genitori che facevano i contadini.

Inoltre in questo secolo è cresciuto anche il numero di famiglie mononucleari grazie all'aumento del reddito e della speranza di vita. Altra mutazione riguarda l'avere una persona di servizio in casa. Questo lavoro rappresentava la prima forma di impiego sicura per le ragazze che volevano abbandonare la campagna, tuttavia, numerosi fattori di natura economica e culturale hanno iniziato a scoraggiare la domanda, facendo diminuire il numero di donne in servizio.

Discontinuo è stato invece l'andamento di nuzialità e di fecondità. Entrambe hanno conosciuto forti oscillazioni nei periodi bellici e postbellici. Il tasso di nuzialità è rimasto invariato nel primo trentennio, cresciuto nel secondo e diminuito nel terzo. Ci si sposa molto meno e più tardi. Quanto alla fecondità era già iniziato il suo declino a inizio 900, soprattutto in Francia. Dopo un breve periodo di crescita dopo la prima guerra mondiale, la fecondità passa attraverso tre fasi: la prima, fino al 45, riprese a diminuire, soprattutto in grandi centri; la seconda dal 45 al 64: in Europa orientale continua a scendere, in quella nord occidentale prese a salire fino al baby boom; nella terza 65-2000 sensibile caduta della fecondità in tutta Europa, raggiungendo livelli preoccupanti.

Altro cambiamento riguarda anche le relazioni interne alle famiglie: la distribuzione del lavoro fra i membri delle famiglie multiple agricole variava a seconda dell'età e del sesso. Fino ai 18 anni ragazzi e ragazze svolgevano sia attività agricole che domestiche, dopo netta divisione, anche se le donne continuano a fare il doppio lavoro. Divenendo suocere si occupavano più solo del lavoro domestico. Cambiamenti ci furono anche nella famiglia dei centri urbani: l'uomo si dedicava al lavoro retribuito, la donna a quello domestico. Ma nei decenni la situazione cambia, anche se questi cambiamenti sono stati diversi a seconda della classe sociale. La diffusione degli elettrodomestici ha permesso una diminuzione delle ore di lavoro casalingo a molte donne, soprattutto a quelle degli operai, e per le classi più alte la rarefazione delle donne di servizio ha portato invece molte donne ad occuparsi della casa. Ma continua comunque a ridursi il tempo di lavoro domestico per tante donne che iniziano attività extradomestiche. Gli uomini ancora non partecipano alle faccende casalinghe, anche se nel 20 secolo si assiste a una lenta diminuzione delle disuguaglianze di genere.

Mutamenti importanti anche nei sistemi di gestione domestica del denaro. Con la regola di residenza patrilocale le coppie giovani avevano una situazione di dipendenza dai genitori (il denaro era gestito dal padre del marito). Nelle famiglie in neolocali, quindi più piccole, il marito dava soldi alla moglie per le spese quotidiane; ma esisteva anche l'inverso: il marito trattiene per sé una parte dello stipendio e lascia tutto il resto alla moglie per l'intera gestione della casa. Col primo sistema il marito controllava spesso la moglie; nel secondo metodo il gestire denaro non era una fonte di potere, ma di problemi e preoccupazioni. Nell'ultimo ventennio del '900 si diffonde la gestione congiunta, ma anche il sistema a gestione indipendente, dove ognuno amministra le sue finanze (nato grazie a donne con alti livelli di istruzione).

Altro mutamento riguarda l'instabilità coniugale: la separazione e il divorzio divennero nel '900 fenomeni di massa. Aumentarono esponenzialmente a causa di un mutamento della composizione sociale della coppia. A inizio 900 si ammetteva il divorzio solo alle famiglie più elevate, per poi cambiare drasticamente, grazie anche al numero di donne con un reddito proprio, le quali potevano permettersi di lasciare il marito o la famiglia in modo indipendente.

Mutamenti del diritto di famiglia

Per tutto il '900 i codici dei paesi europei furono sconvolti. La concezione patriarcale della famiglia fondata sul matrimonio fu a poco a poco abbandonata e sostituita con un'altra che attribuisce un'importanza minore al matrimonio e dava ai coniugi diritti e doveri reciproci. Prima era il marito ad avere particolari poteri come essere capo della famiglia, la potestà maritale e la patria potestà e anche il controllo patrimoniale. La prima fase di riforme iniziò nel 1915 con la riforma del diritto di famiglia in Svezia e si concluse nel 29 con leggi analoghe in tutti i paesi nordici. La seconda fase tra gli anni 50 e 60 con l'approvazione di norme simili nei paesi comunisti e in Germania occidentale. La terza fase tra gli anni 70 e 80 dove l'uguaglianza giuridica dei congiunti divenne uno dei capi saldi di molti paesi occidentali.

Grande importanza ebbe anche la legalizzazione dell'aborto: introdotto in Russia nel 1920, anni dopo fu inserito nella legislazione di molti governi e parlamenti socialisti. In Europa occidentale questo cambiamento avvenne più tardi dagli anni 60-70. Nonostante in Europa orientale arrivò prima la legge sull'aborto è anche vero che se ne usufruì di meno. Nel periodo anni 80 si sono affermati due modelli diversi di abortività tra le due Europe. Nell'est le donne che decidono di interrompere legalmente una gravidanza sono sposate e hanno figli; nell'ovest sono nubili, giovani e senza figli. La differenza è dettata dall'uso dei contraccettivi, meno diffusi nell'est e anche dall'inizio dell'attività sessuale che è più tardivo.

Anche il divorzio e la separazione conoscono grandi cambiamenti: prima concesso solo per motivi molto seri, era autorizzato solo se uno dei due coniugi aveva commesso una colpa gravissima, come l'adulterio. Spesso per l'uomo era più semplice ottenere il divorzio: la donna doveva dimostrare che l'uomo la tradisse e che avesse in casa una concubina. Ma la situazione cambiò radicalmente nel periodo successivo. Nel 1918 in Unione Sovietica fu approvata la prima legge che prevedeva il divorzio per volontà di uno dei coniugi, senza colpe particolari. In UK nel 23 si allargò la lista delle colpe e nel 38 in Germania i nazisti autorizzarono il divorzio consensuale dopo una separazione di tre anni. I mutamenti più importanti avvennero nell'ultimo quarto di secolo. Dagli anni 70 la separazione diventa legale e in tutti i paesi si avvia un processo di revisionismo giuridico. Si afferma il sistema divorzio-fallimento o divorzio-rimedio, secondo il quale per sciogliere il matrimonio bastava che i due coniugi o anche solo uno ritenessero la loro convivenza intollerabile. Divenne così il divorzio una punizione per il coniuge che aveva trasgredito ai doveri coniugali.

Politiche demografiche e sociali

Nel periodo nazi-fascista i regimi sono convinti che un declino demografico faccia perdere potenza militare e Mussolini e Hitler varano importanti misure per incentivare matrimoni e procreazione. Sono state varate nuove leggi che prevedono il pagamento di tasse sul celibato o sul disincentivare l'ingresso lavorativo delle donne. Queste mosse ebbero notevole effetto, si arrivò al baby boom in Germania e Italia tra gli anni 30 e 40, ma dopo la guerra riprese il declino.

Altri mutamenti riguardano la legislazione sociale. Tra fine Ottocento e inizio 900 nascono le prime leggi che andranno a creare il welfare state. Riviste e riformulate negli anni prevedevano la regolamentazione del lavoro per donne e bambini, gli orari, le mansioni, la retribuzione. Sono state introdotte poi le indennità sociali, come la disoccupazione, quella di malattia, la pensione di vecchiaia e per finire norme a sostegno alla famiglia come gli assegni familiari, le assicurazioni sanitarie e le pensioni di reversibilità. Tutte queste norme si basano su un preciso modello di famiglia fondato sul male breadwinner. Inoltre nell'ultimo trentennio sono state introdotte nuove misure che lentamente hanno concesso alle donne di conciliare lavoro e famiglia, come gli asili.

Nuovi tipi di famiglie

Nell'ultimo trentennio sono nati tre tipi di famiglia del tutto nuovi: il primo è costituito dalle convivenze more uxorio (eterosessuali) o dalle famiglie di fatto. Coppie che convivevano senza essere sposate c'erano anche prima (matrimonio di Stoccolma o fuitina in Sicilia), ma erano infrequenti, poiché la società ammetteva la famiglia solo col matrimonio. Negli ultimi trent'anni le coppie di fatto sono aumentate grazie ai gruppi più secolarizzati della popolazione, ovvero coloro che non appartenevano a nessuna fede religiosa e che attribuivano minore importanza al matrimonio. Il loro esempio è stato seguito prima dai protestanti, poi anche dai cattolici. Assai di rado queste famiglie nascono dall'impossibilità di sposarsi, le motivazioni sono altre e molteplici come il timore di istituzionalizzare un rapporto o una possibile instabilità o chi semplicemente perché ritenute più flessibili per la vita professionale. La famiglia di fatto nasce di solito prima da una convivenza prematrimoniale, ma ci sono casi in cui si forma naturalmente, senza una convivenza prima. Questo mutamento familiare ha innalzato i nati fuori dal matrimonio e il numero di uomini e donne che rimangono celibi e nubili a vita.

Nella storia questi comportamenti familiari sono stati dagli anni 60 normati: si è cambiata la condizione giuridica dei figli nati al di fuori del matrimonio; sono state varate leggi che prevedono anche agevolazioni fiscali anche per le coppie di fatto, al pari di quelle sposate (come la separazione dei beni una volta che ci si lascia).

Un secondo tipo di famiglia è rappresentato dalle famiglie ricostruite, cioè quelle in cui uno dei due coniugi viene da un matrimonio precedente. Assai diffuso rispetto a quelle di fatto, si formavano una volta solo con la vedovanza, poi grazie al divorzio. Questo produce una popolazione potenzialmente intenzionata a risposarsi che è esattamente il doppio di quella generata dalla morte del coniuge e nella quale le due componenti maschile e femminile hanno esattamente lo stesso peso, mentre un tempo prevalevano di gran lunga le vedove perché vivevano di più degli uomini. Mentre poi una volta il nuovo compagno significava la perdita per i figli di un genitore, oggi significa un'aggiunta di un componente alla famiglia già esistente.

Nell'ultimo trentennio le famiglie ricostruite sono aumentate, così come le seconde nozze. Ma è anche vero che sono le donne divorziate o vedove a non volersi risposare: a livello percentuale sono più gli uomini che vanno in seconde nozze. Ad oggi le famiglie ricostruite sono diverse da quelle dei primi anni 70 del 900. Oggi il rapporto di consanguineità ha perso di importanza e ne acquista invece quella di affinità. Lentamente queste famiglie guadagnano un grado di istituzionalizzazione, anche se ancora la legislazione manca di appropriata forma linguistica nel normare tali famiglie.

Un terzo tipo di famiglia è costituito dalle famiglie di fatto omosessuali. Esse sono più frequenti tra le lesbiche che tra i gay, nelle grandi città e nella borghesia piuttosto che nella classe media impiegatizia. Molte coppie desiderano avere figli o alcune lesbiche convivono già con un figlio a carico avuto da una precedente esperienza eterosessuale. Nell'ultimo decennio del Novecento molte leggi in molti paesi europei hanno introdotto il riconoscimento per le coppie omosessuali conviventi. In Danimarca dal 1993 per poi seguire altri paesi europei. In Francia nel 99 vengono approvati i PACS, che prevedeva una normativa anche giuridica per queste coppie come le tasse di successione, l'identità di famiglia, il cognome di quale coniuge prendere. A differenza del matrimonio il PACS non avviene tramite funzione religiosa e non ha effetto sui figli che gli omosessuali hanno avuto da precedenti unioni, ma comunque non mancano eccezioni (nel 97 il primo matrimonio luterano tra omosessuali in Danimarca). Negli ultimi anni molti paesi europei hanno rivisto le loro leggi per permettere alle coppie di adottare.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simosuxyeah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Viazzo Pier Paolo.
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