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cambiamenti demografici hanno poi influito anche sul modo in cui i nonni possano accudire i nipoti. I nonni

attuali sono in salute migliore rispetto ai loro avi, così i nuovi neonati si trovano spesso due coppie di nonni

vigorosi a disposizione quasi esclusiva. Gli aiuti gratuiti reciproci non sono certo l’unica forma di scambuo

all’interno della famiglia-grappolo. Ci sono anche gli aiuti monetari dalle generazioni più anziane verso quelle più

giovani. Negli ultimi anni è diminuita drammaticamente la proporzione di giovani coppie che al momento del

matrimonio va a vivere in affitto. La maggioranza di queste nuove coppie viene aiutata dai genitori per

acquistare o costruire la casa. Aiutare il figlio ad acquistare o a metter su casa è diventata una norma sociale,

trasversale rispetto alla classe sociale, a cui nessun genitore si sottrae. La necessità di avere una casa di proprietà

ha contribuito senz’altro a far maturare la famiglia-grappolo, mantenendo robusti legami fra le generazioni.

- I forti legami di sangue contano ancora, nel bene e nel male

I forti legami di sangue hanno grande influenza su molti comportamenti sociali e demografici. Le intense

interazioni fra genitori e figli adolescenti proteggono questi ultimi rispetto a molti comportamenti a rischio,

garantendo all’italia alcuni primati invidiabili. Per esempio le teenager e le under 25 italiane hanno i livelli di

gravidanze, di aborti e di nascite più bassi del mondo ricco. Anche e il rapporto fra i figli e i genitori non è più

autoritario, gli intensi scambi affettivi tra genitori e figli scoraggiano comportamenti rischiosi favoriscono

relazioni stabili e durature. Ma c’è l’altra faccia della medaglia. La grande disponibilità da parte dei genitori e dei

nonni di riversare tempo, risorse e denaro verso figli e nipoiti non ha favorito la nascita di un welfare generoso

verso i giovani e le famiglie, né un mercato flessibile di servizi a loro dedicati. Inoltre le performance scolastiche

dei quindicenni, mostrano un forte peso della famiglia di origine. L’italia è all’ultimo posto da questo punto di

vista. È chiaro che tutti i genitori si occupano dei figli che vanno male a scuola, ma non tutti possono farlo, quindi

i bambini con molti fratelli sono svantaggiati in partenza. In questo contesto di insufficienti servizi verso le

famiglie con figli, alcuni entri locali italiani hanno inventato procedure originali come negli asili nido comunali di

Siena dove si penalizzano in modo significativo i bambini con uno o più genitori con meno di 65-70 anni residenti

nello stesso comune. Questo porta inevitabilmente al fatto che saranno i nonni a dover accudire gratuitamente i

nipoti. Ma cosa succede se i nonni, pur essendoci, non possono o non vogliono? Il disastro. La responsabilità

totale della famiglia sul benessere e la riuscita sociale dei figli colpisce particolarmente i giovani immigrati. In

italia i giovani immigrati non hanno la stessa fortuna degli italiani emigrati negli anni 50 in australia, sostenuti

negli studi dalla propria famiglia. I giovani immigrati in italia si trovano davanti famiglie autoctone agguerrite

nell’accedere alle graduatorie per gli asili nido o materne e inoltre non avendo una famiglia alle spalle, perché

lontana, fanno davvero fatica a trovare un posto in un sistema così interclassista. L’italia detiene un altro record:

solo il 2% degli over 65 vive oggi in istituto. La più bassa in europa. Perché? Negli ultimi anni sono aumentati gli

immigrati addetti ai servizi alla persona, le famose badanti, che hanno permesso di accudire gli anziani presso le

proprie abitazioni. Ma i forti legami i famiglia sono davvero così ottimi? Questi hanno indebolito gli altri legami

collettivi, in particolare contribuiscono alla debolezza dello stato italiano?

- I forti legami di sangue sono nemici del senso civico e dello sviluppo economico?

L’italia è un paese a basso senso civico dove l’interesse collettivo spesso viene messo in secondo piano rispetto

all’interesse privato o della famiglia. Questo ha una definizione specifica - familismo amorale – coniato dal

sociologo Banfield. L’espressione Not In My Back Yard (non nel mio cortile) si è diffusa nel nostro paese più che

altrove. La mancanza di senso civico si è sviluppata in italia parallelamente alla crescita d’importanza della

famiglia nella vita degli individui. Tutte le altre aggregazioni vengono poste in secondo piano e quando vengono

considerate, queste aggregazioni collettive diverse dalla famiglia prendono comunque la forma della famiglia-

grappolo, leale e solidale al suo interno, ma priva di moralità all’esterno. Le corporazioni di cui è piena l’italia

come tassisti e notai, e anche i cittadini che si raggruppano attorno ad uno specifico obiettivo (non costruire una

discarica ecc.) tendono a replicare il modello sociale della famiglia-grappolo. Anche le organizzazioni criminali del

sud, la mafia, può essere vista come una degenerazione di questo modello familiare. Un’eccessiva enfasi

sull’appartenenza familiare può generare grandi inefficienze. Se l’appartenenza familiare conta molto più del

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merito e delle qualità individuali, allora enormi possibilità di sviluppo vengono frustrate. Ma se utilizzata per il

successo, può risultare utile: il modello di famiglia-grappolo può contagiare positivamente l’impresa, estendendo

a imprenditori e dipendenti i vincoli familiari di solidarietà e di lealtà reciproca. Ciò può far aumentare la

produttività, perché sia i dipendenti che gli imprenditori sono stimolati a lavorare in modo più efficace ed

efficiente (vedi fam. Agnelli o Benetton). Quindi la famiglia-grappolo ha aspetti positivi (capacità di generare

sicurezza e solidarietà), ma allo stesso tempo anche negativi (inefficienza, ineguaglianze e influenza negativa sul

senso civico).

Capitolo 4: bamboccioni o vittime? Il primato della lunga gioventù.

Esiste un primato indiscusso a livello mondaile, quello della durata della gioventù. Emblema di questo primato è

la lunga permanenza dei giovani in famiglia: i giovani italiani stanno a casa più a lungo di tutti gli altri. La lunfa

permanenza dei giovani a casa dei genitori si collega in modo preciso alla persistenza di forti legami di sangue. In

alcune arre del nostro paese, almeno per i figli maschi, non lasciare mai la casa dei genitori era normale. La

mezzadria al centro e al nord est favorivano la formazione di famiglie complesse, nelle quali vivevano assieme

più generazioni. In altre aree prevaleva invece la famiglia nucleare. I giovani uscivano di casa al momento del

matrimonio, non prima. Soprattutto al sud si andava via di casa in due modi: o ci si sposava o si emigrava. Ma

cosa è successo negli ultimi decenni?

- Com’è difficile diventare grandi in italia

Perché i giovani italiani vivono così a lungo con i loro genitori? Rispetto ai ragazzi nordici gli italiani vivono di più

a casa dei genitori per tre motivi: espansione dell’istruzione (si studia più a lungo), quindi difficoltà di ingresso

nel mercato del lavoro e forti legami di sangue. Inoltre vi è un’altra problematica: la casa di proprietà. In italia e

in spagna c’è un’alta percentuale di case di proprietà, questo rende difficile trovare un affitto. I nordici escono

prima di casa grazie a generose borse di studio e anche altre misure di sostegno al redditto per coloro che

faticano a entrare nel mercato del lavoro. In italia è anche difficile richiedere un mutuo e se un ragazzo non ha

l’aiuto dei genitori per ottenerlo, deve aspettare. Nel nostro paese però i forti legami di sangue hanno una

buona colpa: molti genitori viziano molto i figli o molto spesso non vogliono che se ne vadano di casa perché

entrambe le parti sono contente della situazione.

- Questo primato è positivo?

questo atteggiamento ha inevitabilmente intensificato le disegueglianze. I figli di genitori benestanti possono

richiedere di andarsene di casa, quelli meno benestanti no. Stare in famiglia più a lungo potrebbe consentire ai

giovani di studiare più a lungo e di cercare il lavoro giusto. Dall’altro la lunga permanenza nella casa dei genitori

potrebbe danneggiare le potenzialità economiche dei giovani italiani, facendoli entrare più tardi sul mercato del

lavoro e non costringendoli a quelle esperienze lavorative che posso essere molto importanti, come la

propensione al rischio imprenditoriale, quindi importanti per avere successo nella vita e contribuire alla vitalità

economica.

- I nuovi percorsi verso la vita di coppia e di famiglia: la diffusione delle convivenze

Lasciare la casa dei genitori è solo una delle diverse tappe della transizione allo stato adulto. Alcuni di questi

momenti hanno un ruolo cruciale nella rivoluzione demografica, come il matrimonio. Ma oggi il matrimonio ha

un ruolo meno centrale rispetto al passato. Ci si sposa più tardi in anche in italia, ma non solo. E soprattutto

molte persone non si sposano affatto. Inoltre, seprazioni e divorzi sono sempre più frequenti. Si tratta di un

fenomeno collegato al cambiamento culturale che i demogradi lesthaeghe e de kaa hanno chiamato seconda

transizione demografica. In questa era si tende a rifiutare le scelte irreversibili o difficili da modificare. E il

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matrimonio è una di queste. La convivenza è più facile da sciogliere, quindi è la nuova via alla formazione della

famiglia nell’ambito della rivoluzione demografica. La convivenza è vista come una prova in vista del matrimonio

ma anche come un progetto familiare a lungo termine che non passa attraverso l’istituzione matrimoniale. Un

altro momento di passaggio alla condizione di adulto è il momento in cui si diventa genitori. Sempre più spesso si

fanno figli senza essere sposati. Per leggere il cambiamento della natura delle convivenze è giusto guardare alla

quota di nascite fuori matrimonio, che in alcuni paesi nordici è al 50%, mentre in italia è ancora un po’ molto

basso 18,6%, anche se promette bene.

Capitolo 5 – le nascite fra crollo e recupero. Il primato dei genitori attempati

Gli italiani fanno tanti figli. Questo era lo stereotipo diffuso in tutto il mondo. Ma oggi le cose sono cambiate. Alla

forza dei legami di sangue non corrisponde più una prole numerosa. Anzi, nella prima metà degli anni 90 l’italia

ha avuto il primato di bassa natalità. altro primato italiano è quello dei genitori attempati. I demografi usano

misurare il livello della fecondità attraverso il numero medio di figli per donna. Le donne italiane nate nel 1900

avevano circa 3,1 figli a testa e in questo secolo con l’emigrazione si diffonde lo stereotipo dell’italiano con tanti

figli. Negli anni 30 poi il terrore per la razza italica portò alla creazione di precisi programmi demografici, volti ad

ostacolare il declino demografico (tassa sul celibato). Quando si facevano tanti figli non coppie non si fermavano

finchè la donna non raggiungeva la sterilità. L’idea di potersi fermare una volta raggiunto il numero di figli

desiderato segna l’inizio dell’era moderna, l’era della fecondità controllata, che segna la fine della fecondità

naturale. Qual è la situazione dell’italia oggi?

- Un primato perso: l’italia primo caso di lowest low fertility

Nel corso degli anni 90 l’italia insieme alla spagna è stato il primo paese al mondo a sperimentare quella che i

demografi chiamano lowest low fertility, on la discesa stabile sotto la soglia 1,3 figli per donna tra il 92 e il 93. Il

livello minimo è stato raggiunto nel 95 (1,19). Solo nel 2004 l’italia è riemersa da questa situazione. La

popolazione effettivamente è destinata a calare a meno che gli immigrati non sostituiscano le nascite mancanti,

cosa che è accaduta. Senza immigrazione una popolazione con bassa fecondità aumenta la sua decrescita

(tempo di dimezzamento). Grazie all’immigrazione l’italia non ha più questo primato.

- Lavoro, benessere, famiglia e rapporti di genere

Perché è prosperata la lowest low fertility? Consideriamo 5 possibili cause: il lavoro femminile, le istituzioni di

cura dei figli, l’indebolimento del matrimonio, le differenze di genere, le differenze dei legami di sangue.

1. Gary becker, premio nobel, ha individuato in modo chiaro i meccanismi socio-economici che collegano il calo

della fecondità con l’accresciuta presenza delle donne sul mercato del lavoro. Si fanno meno figli perché le

donne accedono ad una maggiore istruzione e perché lavorano. Ma è del tutto vero?

2. La partecipazione della donna al mercato del lavoro, diventa, col corso del tempo, favorevole a una

fecondità più elevata. Vi è quello che gli economisti definiscono effetto reddito: lavorando in due, aumenta il

reddito della famiglia. E agevolando le istituzioni di cura dei figli è più semplice che le donne riescano a

conciliare il ruolo di lavoratrice e madre. 3

3. Una volta i matrimoni erano più stabili e si facevano tanti figli. Ora sono le convivenze a detenere il record. Si

fanno più figli laddove la coppia è meno orientata agli istituti tradizionali, il matrimonio in primis.

4. I livelli di fecondità sono determinati anche dai rapporti di genere, in particolare il funzionamento della

coppia. Laddove sono più partecipi, sia nella gestione e nel lavoro domestici, sia nella cura dei figli, la

fecondità è più elevata.

5. La forza dei legami di sangue e la cultura: questi possono essere controproducenti per la fecondità. Ci si

orienta quindi verso il figlio unico in molti paesi, potendo concentrare tutte le proprie risorse solo verso un

singolo individuo. Anche in italia accade. 8

- La nuova geografia della fecondità in italia

Nel si assiste per la prima volta da quando esiste il controllo volontario delle nascite, al nord nascono più figli

rispetto al mezzogiorno: 1,38 figli per donna contro l’1,33 del mezzogiorno. Si fanno più figli nelle regioni meo

tradizionali, in quelle più dinamiche e che registrano una quota più elevata di immigrati. Però la tendenza è poco

chiara in italia. Di solito si fanno più figli dove si sta meglio.

- Verso una vita childfree?

La probabilità di rimanere senza figli è generalmente decresciuta negli ultimi anni. La bassa fecondità non è

indice e non è legata in modo automatico alla decisione di non avere figli. In ogni caso la scelta di essere

childfree ha attratto recentemente i ricercatori: molti dicono che sia impossibile in quanto alcune donne hanno

sviluppato geni collegati al bisogno di accudire, ma questo non può essere del tutto vero. Secondo la sociologa

Hakim sono invece gli stili di vita a determinare in via principale il numero di donne senza figli. Semplicemente

alcune donne non vogliono.

- La fecondità ad età elevate

La tendenza ad avere figli sempre più tardi è una delle caratteristiche che accomunano oggi i paesi

industrializzati. Di solito dopo i 30 anni, o anche 40. I rischi legati ad una elevata età sono: complicanze della

gravidanza, maggiori possibilità di un aborto spontaneo e maggiore rischio di malformazioni congenite, per

concludere poi con una potenziale problematicità di un rapporto genitore-figlio caratterizzato da un’elevata

differenza d’età. Esistono però anche posizioni meno scettiche a riguardo: molti ginecologi aborriscono l’idea che

una elevata età non possa rendere genitori e la diffusione ampia della fecondazione assistita ne è una prova.

Negli USA esistono anche delle banche di ovuli dove le donne in carriera possono depositare i loro ovuli per poi

usarli nel momento che riterranno opportuno.

Capitolo 6 – lunga vita agli italiani: il primato della sopravvivenza

Nelle società preindustriali raramente la vita media superava i 35 anni. Dopo le cose sono cambiate. L’insieme di

questi mutamenti è chiamato transizione sanitaria e si può dividere in cnque fasi. Nella prima le grandi epidemie

iniziano ad essere meno frequenti. L’ultima epidemia di peste è stata quella narrata nei promessi sposi, nel 1630.

Ma ancora la medicina non aveva alcuno strumento per attaccare la malattia e usava la quarantena per evitare

nuovi contagi. La seconda fase inzia in italia alla fine del 700 con un progressivo miglioramento delle condizioni

igieniche individuali e collettive. Si diffusero prodotti il cui costo si era abbassato come sapone e biancheria

intima, grazie alla rivoluzione industriale. Vengono anche risanati interi quartieri e costruire fognature. Si

diffusero anche nuove conoscenze epidemiologiche come l’acqua contaminata e i primi vaccini, come quello di

Jenner contro il vaiolo. La terza fase è la rivoluzione di Pasteur. Con il perfezionamento del microscopio si scopre

che molte malattie sono causate dai microbi e si rafforza l’importanza dell’igiene personale e collettiva. Durante

questa fase – che si esaurisce a metà 900 – in italia la vita media aumenta grazie anche al miglioramento delle

abitudini alimentari. La statura iniziò a crescere, si debellarono molte malattie come la tubercolosi e furono

introdotti e diffusi gli antibiotici. Negli anni 30 la scoperta di sulfamidici e antibiotici aprì la quarta fase dove

nuove scoperte ridussero drasticamente le morti per infezioni. Tuttavia aumentarono le malattie degenerative

come malattie cardiovascolari o i tumori. Si scoprirono le cause in una dieta ricca di grassi animali, nella

sedentarietà e nell’uso del tabacco. Nella quinta fase assistiamo oggi ad una minore mortalità per malattie

degenerative.

- Il grande sorpasso della sopravvivenza italiana.

In italia vivono in media 81,5 ani le persone. Gli italiani vivono quindi in media 800 giorni in più di nordeuropei e

statunitensi. C’è un vero abisso. Oggi quindi la mortalità in italia è la più bassa al mondo, accompagnata dal

giappone. La mortalità per malattie cardiovascolari, specialmente infarti e ictus, si è ridotta rapidamente, come i

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tumori che hanno iniziato a diminuire dagli anni 80. Ciò accade perché sempre più spesso i tumori sono

diagnosticati nelle fasi iniziali quando è ancora possibile attaccarli con successo, prima delle metastasi. Ma

perché in italia si vive più a lungo?

- Progresso tecnologico, prevenzione e nuova mentalità

La quinta fase della transizione sanitaria è dominata da 4 processi:

1. La medicina è sempre più in frado di rendere croniche le malattie degenerative, migliraondo al tempo stesso

la qualità di vita dei pazienti. Inoltre le malattie vengono sempre più aggredite a monte.

2. Diagnosi e terapia precoce possono avvenire solo quando il malato viene subito identificato come tale. Oggi

vi è maggiore attenzione alla salute e gli screening ne sono una prova.

3. I grandi progressi sono stati possibili dall’applicazione massiccia di tecnologia alla medicina, come le

innovazioni nella diagnostica, con la TAC o la microchirurgia.

4. La prevenzione: molte persone evitano i comportamenti a rischio e fanno affidamento alle buone pratiche

promosse dai medici e anche dallo stato (multe per fumo)

Tutto questo ha reso possibile migliori condizioni di vita. i 4 processi interagiscono tra loro. Inoltre le nuove

medicine, la nuova attenzione alla salute e tutto il resto hanno creato un forte cambiamento culturale,

comportamentale, tecnologico e terapeutico. Questi cambiamenti in italia, però, sono stati più rapidi che

altrove. Come mai?

- Perché miglioramenti più rapidi e intensi in italia?

I 4 processi probabilmente hanno trovato terreno fertile più che altrove. La forza dei gelami di sangue facilita il

controllo dei figli adulti sulla salute degli anziani e quello degli adulti sulla salute dei giovani. Anche la

straordinaria ondata di badanti ha aiutato. Questa interazione tra adulti e anziani ha permesso un controllo

efficace delle malattie croniche. Inoltre gli italiani sono stati favoriti anche da abitudini alimentari migliori- la

dieta mediterranea è vincente nei riguardi di molte malattie degenerative, molto più salutare di quella a base di

carne e grassi animali diffusa nel resto d’europa e USA. Inoltre gli anziani italiani di oggi hanno vissuto da

bambini un’epoca dove ancora c’era un’alta mortalità infantile, quindi in qualche modo sono stati selezionati.

Questo primato italiano si può veramente comprendere ricordando che nel nostro paese dal 1978 la sanità è

accessibile a tutti. Se una persona deve pagare gli esami del sangue, cercherà di farne il meno possibile. Una che

deve versare solo un ticket contenuto non si farà troppi problemi. In italia negli ultimi 40 anni ogni progresso

medico è stato esteso a tutta la popolazione.

- La longevità aumenterà ancora?

Questa può aumentare ancora se le nuove scoperte che si annunciano ogni giorno diventeranno concrete e si

diffonderanno presso tutta la popolazione. Purtroppo gli ultimi dati riferiscono ancora delle diseguaglianze tra la

popolazione. In media un uomo di 35 anni in italia, con un titolo di studio basso, vivere di meno di un uomo con

un titolo alto. È probabile che questi rischi siano dovute solo marginalmente ai diversi rischi professionali. Esse

rispecchiano, piuttosto, diverse abitudini alimentari, stili di vita, capacità di usufruire delle opportunità sanitarie.

Recuperare è ancora possibile però.

- Qualità o quantità della vita?

Molti italiani possono vantarsi di vivere fino a 90 anni. Ma come sarà la loro vita? lo studio europeo FELICIE ha

come obiettivo proprio quello di intravedere quali saranno le condizioni di vita e di salute degli anziani europei

nei prossimi trent’anni, tramite l’elabrazione di tendenze e proiezioni sul futuro della sopravvivenza e della

disabilità. I risultati rivelano che nel prossimo trentennio gli over 75 aumenteranno del 75%. Ma questo aumento

non si tradurrà in un analogo incremento di anziani disabili, poveri e soli. Le stesse forze che hanno aumentato la

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quantità della vita ne hanno anche spinto verso l’alto la qualità, portando verso età sempre più elevate l’asticella

della disabilità e della perdita di autonomia e di relazioni di parentela.

Capitolo 7 – cinque priorità contro lo spreco e per le pari opportunità

Bisogna stabilire per tutti pari opportunità. La rivoluzione demografica libera forze nuove che potrebbero dare

grandi contributi alla società italiana e non sfruttarle sarebbe uno spreco. La risposta politica alla rivoluzione

demografica deve andare verso le pari opportunità, tra generazioni, tra uomini e donne, tra figli italiani e di

immigrati, tra chi ha alle spalle una famiglia forte e chi non ha tale vantaggio, tra persone di diverso orientamento

sessuale, tra chi nasce al sud e chi nasce al nord. Recenti ricerche hanno evidenziato come le diseguaglianze nascano

già dalla culla, quindi bisogna pensare a tutte le categorie già da bambini. L’italia ha inoltre un capitale sociale, ossia

quell’insieme di valori, tradizioni e regole condivise che fa da collante nella società, che potrebbe darle una marcia in

più nell’affrontare la sfida demografica. Ma questo capitale sociale va rivisto e re-interpretato. Verranno qui trattate

cinque priorità, direttamente connesse ai cambiamenti demografici.

- Prima le donne: mercati flessibili e sicuri

La rivoluzione demografica dipende dai cambiamenti della condizione femminile e delle relazioni di genere tra

uomini e donne. Nei paesi del centro e nord europa ciò si è tradotto in un accesso facilitato al lavoro e alla

genitorialità. Le coppie possono contare su un welfare generoso, una divisione abbastanza equa delle faccende

domestiche tra uomini e donne, mercati flessibili. Anche in italia solo le coppie dove entrambi i genitoi lavorano

possono permettersi più di un figlio, ma nel nostro paese rimane molto difficile conciliare vita lavorativa e

familiare. Gli assegni familiari sono bassi, il contributo maschile al lavoro domestico è limitato, il mercato è

rigido. Quindi si fanno meno figli e le donne partecipano di meno al mercato del lavoro. Lentamente la mentalità

maschilista nel nostro paese si sta modificando, lasciando spazio ad una visione più equilibrata, ma i

cambiamenti sono troppo lenti. La politica può e deve agire solamente in modo indiretto, eliminando ogni

discriminazione per l’accesso delle donne a ogni tipo di carriera scolastica e lavorativa, favorendo la possibiiità di

assumere in modo regolare lavoratori domestici e rimuovendo riferimenti chiaramente maschilisti nei libri di

testo scolastici. Per quanto riguarda la rigidità del mercato del lavoro è necessaria una maggiore flessibilità che

permetta di combattere il rischio della perdita del posto di lavoro. Il modello è quello della flex-security: usare il

part-time non come premio del datore di lavoro, ma come strumento per la conciliazione del lavoro e della

famiglia; oppure istituire il congedo sabbatico (o di cura, per i figli). Ma questo probabilmente metterebbe in

difficoltà alcune aziende: è vero? Assolutamente no. In Olanda e in Grecia è molto utilizzato e i paesi non

risentono di bassa produttività. Se la politica concedesse sgravi fiscali per il part-time agli imprenditori sarebbe

un affare per tutti. Un’azienda family friendly, come l’IKEA, da la possibilità di usufruire di un nido aziendale,

quindi fa diminuire l’uso di permessi familiari ecc. altra soluzione sarebbe incentivare la flessibilità maschile

(evitando così che siano sempre le donne a prendere il part-time) o istituire le Tagesmutter, mamme di giorno.

Queste signore sono mamme con figli grandi che danno disponibilità attraverso il comune a tenere i figli di altre

mamme per qualche ora al giorno, ad una cifra economica bassa. Ma in italia il sospetto delle istituzioni verso

tutto ciò che non è possibile controllare, non permette l’attuazione di piani così elevati. Anche la liberalizzazione

degli orari dei negozi fornirebbe una ulteriore possibilità di conciliare gli orari della vita, ma questo poterebbe ai

lavoratori commerciali a turni che renderebbero impossibili le loro vite.

- Prima i bambini: pari opportunità per chi ha più fratelli:

Altra cosa che il governo può fare è garantire che anche i figli con più fratelli abbiano tutti le stesse opportunità.

Agevolare quindi le famiglie con più figli significa non penalizzarle perché non hanno avuto un solo figlio, come ormai

la società ci richiede. Per esempio il welfare sociale del nord europa si fa carico degli investimenti sui bambini,

dando loro servizi e anche trasferimenti. Anche in francia l’intero sistema fiscale è basato sul quoziente familiare,

dove le imposte si pagano in proporzione alla reale situazione economica della famiglia e non in base al reddito.

Questo sicuramente incentiva l’uguaglianza tra tutti i figli. 11


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simosuxyeah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Viazzo Pier Paolo.

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