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La donna (E. Stein) - Ethos della professione femminile

Introduzione: ethos, ethos vocazionale, ethos della professione femminile

Ethos

Con ethos intendiamo qualcosa di duraturo che regola gli atti dell’uomo; pensiamo a una forma interiore, un atteggiamento dell’anima. Vi sono i temperamenti, come ilarità o la melanconia; ve ne sono alcuni che si acquisiscono con l’esercizio di attitudini naturali; vi sono infine gli abiti infusi: le virtù soprannaturali. Quando questo concetto generale di abito viene specificato dal punto di vista del valore, abbiamo l’ethos. Quando si parla di ethos si intende un abito, o una molteplicità di abiti, che hanno un valore positivo.

Ethos vocazionale e professionale

Con ethos vocazionale e professionale intendiamo quei costanti atteggiamenti dell’anima che si presentano come un principio strutturante profondo nella vita professionale di un essere umano. La coscienziosità e la fedeltà al dovere sono atteggiamenti permanenti dell’anima che valgono come norma per l’ethos professionale. Chi considera il proprio lavoro solo come fonte di guadagno o come modo di occupare il tempo, lo svolgerà in maniera del tutto diversa da chi lo considera una vera e propria vocazione. In quest’ultimo caso si può parlare di ethos professionale. Infine, ad ogni professione corrisponde un ethos particolare, richiesto dal significato della professione stessa.

1. Vocazione naturale della donna ed ethos corrispondente

Si può parlare di una particolare vocazione professionale della donna? Esiste? E quale disposizione profonda dell’anima essa esige? Il corpo e l’anima della donna sono strutturati per un particolare scopo. La donna è conformata per essere compagna dell’uomo e madre degli uomini. Il modo di pensare della donna, e i suoi interessi, sono orientati verso ciò che è vivo e personale, l’oggetto considerato come un tutto. Proteggere, custodire e tutelare, nutrire e far crescere: questi sono i suoi intimi bisogni, veramente materni. L’astrazione, in ogni senso, è lontana dalla sua natura.

Il suo modo naturale di conoscere non è tanto concettuale e analitico, quanto contemplativo e sperimentale, orientato verso il concreto. Queste doti particolari la rendono atta a curare e a educare i propri bambini. A queste disposizioni materne si uniscono quelle proprie della compagna. Saper partecipare alla vita di un altro uomo, cioè saper prendere parte grande e piccolo, che lo riguarda: alla gioia e al dolore, come al suo lavoro e ai suoi problemi: ecco il dono e la felicità della donna.

La donna è in grado di penetrare con sentimento e comprensione nell’ambito di quella realtà che di per sé le sono lontane. Si tratta di una funzione educativa e formativa, e quindi chiaramente materna ma di cui ha ancora bisogno proprio l’uomo maturo. La partecipazione alla vita di un uomo esige di per sé la subordinazione e l’obbedienza. L’uomo per sua natura si dedica immediatamente alle sue cose; la donna si dedica a queste per amor suo; perciò, è ben opportuno che lo faccia sotto la direzione di lui.

È essenziale che la natura femminile sia sviluppata nella sua genuinità. Il che non è una cosa semplice ed ovvia. Per il peccato originale, infatti, anche sulle particolari attitudini femminili, come nella natura umana nel suo complesso, grava quella macchia che ne impedisce lo sviluppo pieno, e che, se non trova ostacoli, porta a generazioni tipiche. L’orientamento verso il tutto porta facilmente alla dispersione delle forze, alla ripugnanza per la disciplina concreta richiesta dalle singole attività.

La figura della madre di Dio ci mostra chiaramente quali sono gli atteggiamenti dell’animo della donna che corrispondono alla sua vocazione naturale. Nei confronti dell’uomo: ubbidienza, fiducia e partecipazione alla sua vita; nei confronti del bimbo: fedele protezione, cura ed educazione dei talenti concessigli da Dio; e per l’uno e per l’altro: completo dono di sé e prontezza a ritirarsi in silenzio quando di lei non v’è bisogno; e il motivo profondo di tutto ciò è la convinzione che il matrimonio e la maternità sono una vocazione che viene da Dio.

2. Altre professioni naturali della donna

Vi sono altre professioni della donna oltre al suo compito naturale? Che la donna sia in grado di esercitare altre professioni oltre a quella di sposa e di madre lo ha chiaramente dimostrato l’esperienza degli ultimi decenni. Non vi è nessuna professione che non possa essere esercitata da una donna. Nessuna donna è solo donna; ciascuna ha le proprie inclinazioni e i propri talenti naturali come gli uomini, e questi talenti la rendono atta alle varie attività professionali di carattere artistico, scientifico, tecnico, ecc.

La disposizione individuale può orientare di preferenza verso qualsiasi campo, anche a quelli che sono di per sé lontani dalle caratteristiche femminili. In questi casi non si parlerà di professioni femminili. Inoltre, si può affermare che anche quelle professioni, che nei loro prerequisiti puramente oggettivi non sono in particolare sintonia con le caratteristiche della femminilità, di fatto possono venire svolte in maniera genuinamente femminile. Quando qualcuno sa che al proprio posto di lavoro può aspettarsi un aiuto pronto e una partecipazione profonda, nella sua anima si mantiene o si sveglia qualcosa di vitale che altrimenti resterebbe atrofizzato.

È questo un modo in cui la vita professionale può trovare, per l’influsso della femminilità, un’attuazione ben diversa da quella dovuta al solo uomo. Perciò, l’ingresso della donna in vari rami professionali può essere una vera benedizione per tutta la vita sociale, purché ella custodisca lo specifico ethos femminile.

3. Vocazione soprannaturale della donna

Si può considerare la professione religiosa come professione femminile? La chiamata di Dio si rivolge a uomini e donne, ed è una vocazione soprannaturale che viene dall’alto e invita ad elevarsi in alto. Si direbbe perciò che qui non hanno senso le naturali distinzioni di sesso. Caratteristiche naturali maschili o femminili non vengono eliminate dalla vocazione religiosa, ma in essa assunte e rese più fruttuose.

La professione religiosa è l’offerta assoluta di tutto l’uomo e di tutta la vita al servizio di Dio. Questa forma di vita ammette una varietà di espressioni. Se si considerano le diverse attività dei religiosi, e come esse sono distribuite tra i due sessi, si nota che alcune sono comuni sia alle società maschili che a quelle femminili, ma che il loro rapporto con le caratteristiche dei sessi è diverso.

La diffusione della fede è un compito maschile. Le opere di carità verso il prossimo e l’offerta di sé in riparazione, invece, sono in particolare consonanza con la natura femminile. Il lavoro viene diviso dalla regola in modo che al ramo maschile spetti prevalentemente l’attività esteriore, mentre a quello femminile l’attività interiore. E così oggi, dato che il maggior numero delle comunità religiose femminili si dedica ad un’attività esteriore, l’azione delle religiose si distingue ben poco, materialmente, dal lavoro delle donne nel mondo.

Donare sé stessa con questo amore, diventare tutta di un altro (Dio) per poter possedere quest’altro: ecco il desiderio più profondo del cuore femminile. E solo Dio può donare sé stesso all’uomo in modo tale da riempire tutto il suo essere, senza perdere nulla di sé. Perciò, il pieno dono di sé, che è il principio della vita religiosa, è anche l’unico possibile adempimento adeguato dei desideri femminili. Per questo la vita divina, che è la vita donata da Dio, l’amore pronto al servizio, misericordioso, suscitatore e formatore alla vita, corrisponde pienamente a ciò che abbiamo rappresentato quale ethos vocazionale richiesto alla donna.

Qual è la conseguenza pratica? Che tutte le donne devono farsi suore, per poter corrispondere alla propria vocazione? No, ma è certo anche che la natura della donna, natura decaduta e degenerata, può essere risollevata alla sua purezza e innalzata all’altezza del suo ethos vocazionale, solo se ella si dona tutta a Dio. Poniamoci davanti agli occhi il contrasto tra la vita concreta delle donne, quale si sviluppa per lo più oggi, e il quadro ideale da noi delineato. Molte, anche tra le migliori, sono quasi schiacciate sotto il doppio peso del lavoro professionale e dei doveri familiari; dove potrebbero attingere la pace interiore e la serenità necessarie per offrire agli altri appoggio, difesa e guida? E le conseguenze: piccoli attriti quotidiani con il marito e i figli, disordine in casa, rilassamento dell’unità familiare.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarah.botta93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Zambruno Elisabetta.
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