Estratto del documento

Politica

Introduzione

La politica è umana, risponde al desiderio di vivere insieme nella reciprocità, drammatica perché mette a nudo egoismi e chiusure all’altro, la propensione ad assorbirla nella dominazione e nel potere. Arendt e Ricoeur guardano alla politica come un tratto durevole della condizione umana, pratica eminentemente fragile.

Riflettere sulla politica

Riflettere sulla politica significa farsi carico di durata e fragilità: politica è il luogo dove il durevole e il fragile si congiungono inesorabilmente. Duraturo perché dice qualcosa di noi stessi che nessun’altra dimensione umana riesce a mostrare. La politica nasce dal fatto che gli umani cercano tra loro un incontro che possa durare, incontro esposto a fragilità perché dipende dalla responsabilità di ciascuno. La politica incarna il tentativo di creare ogni volta le condizioni per incontrarci e per poter vivere insieme, nella consapevolezza che questo voler vivere insieme va ogni giorno scelto e coltivato, respingendo le tentazioni della violenza e della dominazione sotto qualsiasi forma esse si presentino.

Partecipazione attiva

Partecipazione attiva di un’intera comunità alla vita sociale. Partecipare significa scegliere ogni giorno di dare il proprio contributo per poter vivere insieme in maniera sempre più degna del nostro desiderio di vivere bene e di trovare senso e felicità in ciò che facciamo. Aristotele definì politica come la riflessione importante e architettonica, il cui fine abbraccia i fini di tutte le altre nostre conoscenze, il bene è il medesimo per il singolo e per le città, qualcosa di più grande e di più perfetto.

Rischi della politica

La politica rischia di perdere ogni rilevanza perché è stata ridotta a mera tecnica dell’organizzazione statuale, delegata a gruppi di tecnici o professionisti, rischio di perdere il senso di essere cittadini, status confuso con l’essere elettori e contribuenti, ricettori passivi di beni e servizi forniti da uno stato e mercato. Per vivere assieme, e per portare il proprio contributo occorre trovare delle forme e delle pratiche, istituzioni, regole che favoriscano concretamente il vivere assieme e la partecipazione diffusa. Le istituzioni politiche che inibiscono l’agire politico sono una delle cause fondamentali dell’allontanamento dei cittadini dalla politica partecipata. La migliore educazione alla politica è la partecipazione attiva. Il nemico della politica è la passività.

Contro la politica

Tutto è politica, indica l’esperienza sorgiva di poter prendere la parola e sperimentare nuove pratiche: esperienza diretta della democrazia, pensiero critico, partecipazione creatrice e responsabile, autonomia, libertà. Tutto è politica, tutto può essere reinventato e risignificato grazie al prendere parola insieme. Antico concetto di politica come ricorso alla parola, antidoto della violenza nelle relazioni umane, iniziativa di qualcosa di nuovo.

L'ombra lunga del dominio totalitario

Arendt sottolinea che il totalitarismo sopravvive oltre al suo crollo. Rende superflui gli uomini, ha messo mano alla natura umana, mirava alla trasformazione della natura umana che si oppone al processo totalitario, siamo passati dal tutto è permesso al tutto è possibile. L’impossibile è stato reso possibile, diventato male assoluto, impunibile e imperdonabile. Male radicale che ci sta di fronte con la sua realtà e demolisce i criteri di giudizio, comparso quando tutti gli uomini sono diventati superflui. Il nostro sistema di vita, neoliberista, iperconsumista, si è avvicinato ai meccanismi che creano la superfluità degli esseri umani. Totalitarismo ha rovinato la politica, Abensour la politica e il mondo a essere malati a causa dell’esperienza totalitaria, il totalitarismo rappresenta il punto cieco di tutte le forme di disinvestimento che colpiscono il politico. Il dominio totalitario è l’esperienza della distruzione della politica, volontà di finirla con la condizione umana, in quanto condizione politica: l’uomo è animale apolitico, antipolitico, destinato a vivere fuori della città e contro la città. Il nostro mondo geopolitico registra un arretramento della politica e della democrazia per opera di processi post democratici, democrazie autoritarie, post rappresentative, illiberali. Ragione primaria della crisi della politica risiede nel perdurare di questo fraintendimento che si possa fare a meno della politica come tratto costitutivo dell’umano.

Crisi dell'idea di cambiamento

Oggi la politica è il grado eminente dell’agire, che sopravanza il semplice fare. Chi agisce è in un atteggiamento progettuale: mira al futuro, si propone dei fini che costituiscono una visione in cui viene sprigionata una prospettiva di cambiamento. Noi viviamo in una crisi della politica intesa come fine della speranza in un cambiamento globale, legata alla fine di una fiducia nella stessa possibilità di prevedere e di interpretare l’insieme dei processi sociali e politici. Politica primo ostacolo di cambiamento, il crollo delle grandi ideologie è all’origine della crisi dell’idea di cambiamento. Habermas sostiene che la politica sembra degenerare in una condizione della rinuncia a guardare il futuro con una volontà costruttiva. Conseguenza politica corporativa, sostenuti gli interessi delle categorie forti e penalizzati gli interessi di quelle deboli, rischio di autoritarismo.

La politica dell'immagine

La politica dell’immagine è la conseguenza del frantumarsi della società civile, nasce la politica dello scambio, ciascuno mira il proprio interesse, compito della politica è mediare i vari interessi.

Dal militante a Narciso

Siamo passati dal cambiare il mondo, al ripiegamento narcisistico, io posto al centro di attenzioni e rivendicazioni, siamo passati al ciclo dell’io, della soggettività amplificata dalla deresponsabilizzazione della cultura del narcisismo. Lasch afferma che la politica degenera in una lotta per l’autorealizzazione invece che per il cambiamento sociale, si è svuotato il significato dell’impegno politico a favore del benessere personale, salute fisica e tranquillità psichica. La politica chiede di andare oltre l’immediato e di coltivare una visione e un progetto, mentre per il narcisista qualunque cosa trascenda i bisogni immediati non viene presa in considerazione.

Il trionfo del privato

Il declino dell’uomo pubblico a favore di tutto quello etichettato, come privato. La tutela sociale, sanitaria, previdenziale si è spostata sui privati, il lavoro è frantumato, e temporaneo, ciascuno affronta gli effetti negativi in maniera privata, portando in crisi il sindacato. Sennett sottolinea il declino dell’uomo pubblico, assieme alla dissoluzione delle forme di vita sociale precostituite. Beck rileva che la seconda modernità impone individui affrancati da legami. La ricerca di autorealizzazione e l’impoverirsi della vita pubblica sono alla base del disagio contemporaneo, secondo Sennett. Sono confluiti in questo declino l’istanza liberistica e la pressione mediatica dell’edonismo immaginativo, ossia la riduzione dei cittadini a consumatori, individui assoggettati alla coazione a consumare.

Dalla partitocrazia ai partiti anti partito

Grandi fratture sociali, blocchi omogenei e i partiti nascono come interpreti di questi processi, incarnavano mete finali che avevano caratteristiche utopiche e si iscrivevano a processi di secolarizzazione della modernità. I partiti sono nati all’insegna di una grande occasione di riscatto della società, mediatori di interessi, organizzatori di società, luoghi di rappresentanza. Contro la politica a causa di una rappresentanza che si dimentica di rappresentare l’uomo, perché non soggetto politico. Le disuguaglianze si trasformano in esclusione, che genera solitudine, abbandono, risentimento, rabbia, rifiuto.

Fase fondativa 1943-1968

I partiti della nascente Repubblica Italiana, situati come partiti nazionali d’integrazione e fortemente strutturati, integravano le differenze socioculturali. Hanno assolto le funzioni cui erano stati delegati dalle vicende storiche di costruzione della nuova democrazia italiana.

Fase degenerativa 1968-1992

I partiti diventano fazioni, degenerano in una lunga incubazione negli anni 70, il sistema politico e istituzionale è degenerato in partitocrazia, formula ideologica, polemica, descrittiva del funzionamento reale dei partiti e istituzioni, è una forma negativa inedita di regime democratico.

Il pubblico svuota i militanti

Democrazia del pubblico, contrassegnata dall’erosione della partecipazione socio politica, personalizzazione della politica, comunicazione. Passaggio da una forma di governo rappresentativo, non contano ideali, progetti, organizzazioni politiche, contano i media e le personalità del leader. I partiti si preoccupano del pubblico, e non dei militanti che diventano macchine al servizio degli individui.

È il leader che crea il partito

Nascita del partito personale, personalizzazione della politica, mix di populismo, politica simbolica e di personalizzazione nei meccanismi di raccolta del consenso. Si cerca la via dell’immediatezza fra popolo e capo. Subentra identificazione simbolica con il capo politico, costruzione del consenso tramite l’appropriazione dei beni politici, enfatizzata dal ruolo dei media. Ha indebolito, consumato il legame di fiducia fra leader, partiti e società, ha prodotto partiti senza società, leader senza partiti, trasformarsi del pubblico in pubblici.

Anche in Europa, verso il finale di partiti

Gli elementi costitutivi della democrazia del pubblico, appaiono in rapida e profonda trasformazione. I leader politici si rivolgono al popolo indistinto, alimentano un gioco a somma negativa, che investe l’intero sistema politico e dei partiti. Abisso tra politica e cittadini. Habermas individua la causa della perdita di fiducia nei confronti dell’Europa, nei media e nei partiti politici, perché non persuadono la gente a ricordarsi delle ragioni convincenti che giocano a favore del progetto europeo (Germania legata all’Europa, società globalizzata multi popolare, influenza dell’Europa sulla politica mondiale). Alternativa alla liquidazione dell’euro e abbandono del progetto si chiama più Europa.

Nella rete: per o contro la politica?

La politica è stata coinvolta e trasformata dalla rete e social media, che ha permesso ai nuovi momenti di organizzarsi con risultati rilevanti, riferimento per un modello diverso e alternativo di partecipazione politica. La rete e la partecipazione attraverso i social media hanno modificato le forme della partecipazione politica e della stessa democrazia. Castells osserva che i popoli sono in lotta, internet e le reti sociali permettono alle persone di mobilitarsi senza leader e organizzazioni.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Riassunto esame Antropologia filosofica e teologica, prof. Biagi, Libro consigliato Politica, Biagi Pag. 1 Riassunto esame Antropologia filosofica e teologica, prof. Biagi, Libro consigliato Politica, Biagi Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Antropologia filosofica e teologica, prof. Biagi, Libro consigliato Politica, Biagi Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Antropologia filosofica e teologica, prof. Biagi, Libro consigliato Politica, Biagi Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessia007bergamo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di antropologia filosifica e teologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Biagi Lorenzo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community