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Riassunto esame Antropologia del turismo, prof. Ghiringhelli, libro consigliato Anthropology of life, Ghiringhelli

Riassunto per l'esame di antropologia del turismo e della prof. Ghiringhelli, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Anthropology of life, Ghiringhelli, dell'università degli Studi Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm. Scarica il file in PDF!

Esame di Antropologia del turismo docente Prof. B. Ghiringhelli

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1.3 “Animal turn”: classici e nuovi temi di ricerca per l’antropologia

Negli ultimi anni diverse ricerche scientifiche stanno offrendo elementi nuovi per la conoscenza

degli animali e del loro rapporto con l’uomo, convergendo nella possibilità della relazione

interspecie. Parte di questi studi si dedicano all’investigazione del cavallo e della sua relazione con

l’uomo. Poiché il cavallo è da sempre l’animale che ha accompagnato l’uomo nel corso della storia,

la loro relazione si è trasformata nel tempo in una serie molteplice di tradizioni culturali, in

un’intrecciata rete di rimandi simbolici relativi ai rapporti tra natura e cultura e in situazioni di

interazione interspecie. Oggi le scienze naturali confermano che i cavalli sono in grado di

riconoscere le persone in quanto la loro mente integra informazioni multisensoriali delle persone

in una rappresentazione virtuale. Ciò permette a questi animali di riconoscere le persone

distinguendo la voce di chi è familiare rispetto a chi non lo è, di distinguere una persona solo

guardandola e annusandola. Sembra inoltre che i cavalli siano in grado di formare nella loro mente

il “concetto di persona”, cioè distinguere un essere vivente diverso. Oggi sappiamo anche che

questi animali siano in grado di comunicare con l’uomo (facendo un piano d’azione mentale e

avendo la volontà di comunicarlo all’essere umano). Sono capaci di distinguere le espressioni

facciali umane superando la barriera della differenza di specie, sono in grado di utilizzare il corpo

dell’uomo, i suoi movimenti e la sua posizione per acquisire informazioni sull’ambiente che li

circonda (acquisiscono informazioni che spesso l’uomo fornisce inconsciamente e le utilizzano

magari in un secondo momento-es. capire dove si trova il cibo o il cancello del paddock).

Possiedono inoltre sofisticate capacità di trovare rapidamente soluzioni diverse ad uno stesso

problema, basandosi sull’esperienza fatta. Infine, recenti test hanno dimostrato che l’alterazione

emotiva del cavaliere determina un aumento della frequenza cardiaca del cavallo. Possiamo

dunque affermare che i cavalli sono animali capaci di interazione con l’uomo tenendo presente

che la relazione richiede che ogni soggetto sia in grado di capire i contenuti positivi o negativi

dell’interazione con il proprio partner. Ogni cavallo è soggetto e ciò oggi giorno è confermato dalla

scienza. Anche l’antropologia ha iniziato ad indagare sulla relazione uomo-animale cercando di

capire come l’animale entra nella vita dell’uomo e sia in grado di trasformarla. Non solo, altre

ricerche affermano che l’incontro sia capace di modificare l’uomo nella relazione con sé stesso,

con gli altri e con la natura. Non mancano poi, ricerche che rimandano ancora all’animale oggetto

o alla tendenza dell’uomo ad antropomorfizzare l’animale, attribuendoli caratteristiche umane.

Oggi, un altro tema di ricerca è quello inerente agli interventi assistiti con gli animali (IAA),

esperienze di interazioni positive che derivano dalla relazione uomo-animale, al fine di migliorare

o mantenere lo stato di benessere fisico, psichico e sociale della persona, nel rispetto del

benessere dell’animale. Generalmente questi interventi si indicano con il termine pet therapy, ma

risulta essere poco preciso poiché tali interventi possono avere non solo una valenza terapeutica,

ma anche educativa, ludico-ricreativa o di socializzazione. Distinguiamo 3 specifiche categorie:

• Terapia assistita con gli animali (TAA), intervento a valenza terapeutica finalizzato alla cura

di disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva e relazionale rivolto a

soggetti con patologie fisiche, psichiche, sensoriali o plurime di qualunque origine.

• Educazione assistita con gli animali (EAA), intervento di tipo educativo che ha il fine di

promuovere, attivare e sostenere le risorse e la potenzialità di crescita e progettualità

individuale, di relazione ed inserimento sociale delle persone in difficoltà.

• Attività assistita con gli animali (AAA), interventi con finalità ludico-ricreativo e di

socializzazione attraverso la quale si promuove il miglioramento della qualità della vita e la

corretta interazione uomo-animale.

In tali attività la relazione con l’animale costituisce fonte di conoscenza, stimoli sensoriali ed

emozionali. Sono attività che possono essere rivolte al singolo individuo o ad un gruppo di

individui e promuovono nella comunità il valore dell’interazione uomo-animale al fine del 3

reciproco benessere. In Italia è da segnalare l’Istituto di formazione zooantropologica SIUA,

fondato da Roberto Marchesini.

Importante è anche il rifiorire del cavallo quale parte integrante della cultura e delle tradizioni

popolari. Il cavallo durante tutto il corso della storia ha giocato un ruolo fondamentale in molte

civiltà, diventando parte integrande della storia, della leggenda, dell’arte. Non a caso il cavallo è

l’animale più rappresentato nelle diverse espressioni artistiche. Un’area di ricerca

dell’antropologia è oggi dedicata all’Horse Heritage, ovvero studi che cercano di restituire la

complessa rete di significati e di pratiche sedimentali intorno alle diverse discipline equestri. Le

ricerche dicono di come la cultura del cavallo si intrecci alla salvaguardia, recupero e

valorizzazione dei territori e delle filiere locali insieme a una cura dei siti e degli habitat.

Il cavallo sembra oggi offrire un’opportunità di sviluppo alternativo per le attività agricole e

turistiche, rappresentando un simbolo di sviluppo ecosostenibile. Molte sono le regioni che usano

quest’animale per un turismo verde proponendo ad esempio ippovie attrezzate.

Altri ambiti di indagine riferibili, non solo al cavallo ma, a tutti gli animali sono: la violenza contro

gli animali, i diritti e la tutela degli animali, la rappresentazione degli animali nella pubblicità, film,

videogiochi e nell’arte, la “vecchia” e “nuova” simbologia degli animali, le pratiche di caccia, gli

aspetti antropologici della lingua, il binomio uomo-animale nello sport e il tema animali e divieti

alimentari nelle diverse culture e religioni.

Concetti chiave della zooantropologia applicata

“Relazione” = condizione di incontro-confronto con l’animale basta su:

1. Riconoscimento dell’animale nella sua soggettività, diversità, peculiarità

2. Interscambio tra gli interlocutori e transazione di ruolo

3. Valorizzazione dell’altro come referente

4. Riconoscibilità socio-affiliativa, accreditamento sociale e reciproca affiliazione

5. Definizione di un piano specifico di incontro-dialogo

Alterità animale = stato dell’animale caratterizzato da:

1. Riconoscibilità

a. Attribuzione di una soggettività (principio di non reificazione)

b. Definizione di una propria diversità (principio di non antropomorfizzazione)

c. Accreditamento di una propria peculiarità (principio di non proiezione)

2. Valorizzazione

a. Attribuzione di un proprio ruolo nell’ecumene

b. Accreditamento di un valore referenziale per l’uomo

Referenza animale = valore di ruolo assunto dall’animale nel processo di relazione; capacità

dell’animale di apportare all’uomo valenze ed effetti beneficiali suddivisibili in:

1. Valenze di soglia: capacità dell’animale di operare un decentramento aprendo il

sistema uomo-individuo

2. Contenuti dimensionali: valenze specifiche riferibili alle singole dimensioni di relazione.

Dimensioni di relazione = essendo la relazione un evento di interscambio e transazione essa va

considerata nella definizione delle caratteristiche di incontro-confronto tra i due interlocutori. Si

definisce dimensione di relazione il piano di incontro-confronto ovvero la specifica condizione

dialogica che definisce:

1. Motivazione dei partner di relazione

2. Gioco di ruolo tra gli interlocutori

3. Contenuti interscambiati tra gli interlocutori

Il “nobile” animale

2.1 Storia e domesticazione del cavallo

La cultura equestre comincia con i popoli che dipinsero i cavalli sulle pareti delle grotte, si stima

40.000/50.000 anni fa, per questi popoli i cavalli erano qualcosa da lodare, dipingere, intagliare e

collezionare. Già durante questo periodo questi animali erano rispettati e riveriti prima di essere 4

cavalcati e addomesticati. Il rapporto speciale tra uomo e cavallo esisteva già almeno 60.000 anni

fa, ma si intensificò circa 40.000 anni fa. All’epoca il cavallo era cacciato dall’uomo in quanto fonte

di carne ma, in seguito al calo delle popolazioni equine, il consumo di carne di cavallo in Europa

occidentale diminuì. Tale pratica continuava però a est, nelle steppe euroasiatiche. È proprio in

queste regioni che iniziò la loro domesticazione, con l’iniziale obiettivo di trasformarli in una

risorsa alimentare più sicura. In seguito, l’atteggiamento dell’uomo cambia ed i cavalli domestici

cominciarono a rivestire funzioni più prestigiose, consapevoli del fatto che allevare degli animali

anziché cacciarli era un modo migliore di inserirsi nei ritmi della natura.

La vicenda evolutiva dei cavalli è tra le meglio documentate della storia, ed è una vicenda lunga.

Comincia quando la terra era ancora popolata dai dinosauri.

Il cavallo è uno dei pochi membri rimasti di un intero ordine di mammiferi, i Perissodactyla (con le

dita in numero dispari). Il primo fossile di perissodatilo risale a 55 milioni di anni fa ma i dati

molecolari indicano che i primi membri di quest’ordinedi mammiferi ebbero origine prima

dell’estinzione di massa dei dinosauri (65 milioni di anni fa). Poche sono le specie oggi rimaste: i

membri della famiglia del cavallo e dell’asino (Equidae), quattro specie di tapiri e cinque specie di

rinoceronti. I perissodattili prendono il nome di ungulati, ovvero con le unghie o zoccoli. I cavalli

veri e propri si affermano definitivamente all’inizio del Pleistocene (2 milioni di anni fa), un tempo

risiedevano nel Nord America fino a quando non raggiunsero l’Europa attraverso il ponte di terre

emerse dello stretto di Bering. Nel Nuovo Mondo torneranno solo con Colombo e gli esploratori

spagnoli.

Gli uomini scelsero di addomesticare i cavalli perché rappresentavano una fonte di cibo più sicura

rispetto a bovini e pecore, questi ultimi infatti necessitavano di cibo tutto l’anno mentre i cavalli,

capaci di adattarsi alle praterie non necessitavano nei mesi invernali di un’integrazione di cibo.

La prima fase della domesticazione consisteva nell’esercitare un certo grado di controllo sui cavalli

selvatici. I Botai del Kazakistan, popolo della prima domesticazione, fu il primo popolo a

perfezionare e sfruttare la capacità di cavalcare. Nelle steppe tra il Volga e l’Ural invece, i cavalli

servivano principalmente per la pastorizia. Fin dalle prime fasi della domesticazione gli allevatori

cercarono di migliorare certe qualità dei cavalli (velocità, forza e intelligenza) ma ciò fu difficile a

causa del loro forte temperamento. Questo problema venne risolto introducendo nelle mandrie

domestiche solo cavalli selvatici di sesso femminile. Intorno al 3000 a.C. ossa di cavalli

cominciarono ad apparire in Georgia, Armenia e Azerbaigian; poco tempo dopo anche in gran

parte dell’Europa, in Turchia, Iran, India e Mesopotamia. Con l’arrivo dei cavalli in Cina (intorno al

2000 a.C.) si iniziò ad attaccarli ai cocchi. Furono frequenti gli incroci tra cavalli che si

differenzieranno in ecotipi che a partire dal primo Ottocento costituirono la base per la creazione

delle razze.

Culto Equino

Quando l’uomo intensificò il rapporto con i cavalli, essi iniziarono a far parte della morte degli

uomini e delle cerimonie che la commemoravano, ciò risale all’Età del Bronzo. Quasi ogni cultura

conserva qualche elemento di quello che potrebbe essere definito “culto equino”; le cerimonie

funebri forniscono alcune delle immagini più indimenticabili di come l’uomo venerasse e temesse i

cavalli.

Aspetto caratteristico dei cavalli selvatici era la criniera scura e ispida, fatta da peli corti; diversa da

quella lunga e fluente dei cavalli domestici. A seguito dei primi incroci cominciarono a cambiare

anche il colore del mantello e altre caratteristiche, uno dei tratti su cui di più intervennero gli

allevatori è la taglia. La taglia rispecchia soprattutto le funzioni per le quali le diverse razze furono

sviluppate: cavalli da tiro più grandi, cavalli più piccoli utilizzati nelle miniere. Vi è anche una

classificazione di razze in base al temperamento: razze da tiro più docili (a sangue freddo), razze da

sella più nervose (a sangue caldo) e le razze come l’arabo e il berbero definite a sangue ardente. 5

2.2 Il cavallo nella storia dell’uomo

Grazie ai cavalli l’uomo ha potuto vagare da un luogo all’atro e percorrere terre straniere

fondando nuove civiltà e culture; i cavalli hanno fornito all’uomo un modo per mettere radici e

coltivare la terra, in seguito per spostarsi, scoprire territori, delimitare e difendere i confini.

Per lungo tempo cavalcare in groppa ai cavalli fu una prerogativa dei barbari, il modo civile di

procedere era stando in carrozza, dietro al cavallo. Le élite evitarono di cavalcare per oltre duemila

anni, come simbolo di prestigio i ceti alti preferivano il cocchio.

Intorno al 1000 a.C. grazie all’invenzione di archi di dimensioni ridotte, che permettevano tiri

precisi anche in groppa all’animale in movimento cominciarono le battaglie a cavallo. Il prestigio

dei cavalli continuò ad aumentare finché la pratica di cavalcare diventò lo sport dei re.

Il cavallo ha esercitato una notevole influenza sulla storia dell’umanità; le prime fasi

dell’espansione dell’Islam avvennero in sella ai cavalli (grazie al cavallo arabo, dalle qualità

superlative, nel giro di cento anni l’impero islamico si estese dai Pirenei e dalle coste atlantiche del

Màghrib all’Asia e la Penisola Iberica fu liberata dal dominio visigoto). Poi ci fu la conquista

europea del Nuovo Mondo, i nativi americani erano impauriti da quelle bestie che non avevano

mai visto prima; ma non passò molto tempo che anche i nativi integrassero i cavalli nella loro

cultura. Fu solo l’invenzione del motore a scoppio che il cavallo venne rimpiazzato nel XX secolo.

L’importanza del cavallo, però, non venne meno, semplicemente si trasformò. Da fonte di carne,

mezzo di trasporto, compagno di battaglie, strumento di lavoro a compagno e partner, col passare

del tempo gli impieghi di questo animale si sono evoluti, ampliati, modificati diventando anche

parte del mondo del passato e di come comunità e territori sono oggi.

2.3 La cultura equestre araba e l’importanza del cavallo per l’espansione dell’Islam

Nessuna cultura equestre è riuscita a eguagliare quella araba quanto a disciplina e devozione. Con

l’avvento dell’Islam il cavallo diventa un dono, un regalo che costituisce una fonte di ricompense

spirituali e materiali. Ai cavalli vengono legate le fortune degli uomini fino al giorno del giudizio; la

cura di un cavallo è ritenuta un atto di nobile carità. L’addestramento è regolamentato come i

rituali islamici. Il Corano si riferisce ai cavalli usando l’appellativo El-Kheir, la benedizione suprema.

Diversi sono i racconti per quanto riguarda la creazione del cavallo: secondo Ali ben Abi taleb il

cavallo sarebbe nato da Dio, che con un pugno di vento creò un cavallo sauro bruciato (creatura

che sarà gloria dei miei fedeli e terrore dei miei nemici); un’antica tradizione dei Beduini, nomadi

delle steppe e dei deserti d’Arabia riporta la leggenda legata al cavallo arabo secondo la quale da 5

giumente fedeli al Profeta nacquero le cinque linee di sangue che vennero mantenute pure fino al

XVI secolo (Saklàmi, Manàki, Gilfi, Kuhàylan e Maklàdi).

La nascita del cavallo è dunque diversa da quella di altri animali, il Creatore dopo aver dato vita a

tutti gli altri animali ha voluto coronare la sua opera con un capolavoro. Un’altra storia relativa

all’origine del cavallo arabo è quella che narra di Ismaele, figlio di Abramo, a cui Dio donò cento

cavalli che furono poi tramandati a Salomone il quale regalò uno stallone agli Azde che dovevano

percorrere un lungo viaggio. Dall’unione di questo stallone con la giumenta di un’altra tribù

nacque il cavallo arabo.

Infine, Muhammad si impegnò a coltivare e sviluppare il culto del cavallo, non più solamente per

uno scopo utilitario, ma per il trionfo della legge di Dio. Muhammad utilizzerà il suo potere per

incitare ed incoraggiare i suoi compagni a domare, educare e provvedere al più gran numero di

cavalli in vista di combattere per la strada di Dio.

Una serie di aneddoti, leggende e proverbi che miravano tutti allo stesso scopo: il mantenimento,

l’educazione e lo sviluppo del cavallo, molti dei precetti hanno avuto come effetto quello di

trasmettere nel sangue dei musulmani l’amore per il cavallo. Riassumendo è possibile dire che il

cavallo oltre ad essere una risorsa utile sia in pace che in guerra, è considerato nell’Islam come un

talismano, un portafortuna e allo stesso tempo una prova della misericordia divina e una certezza 6


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f.cena

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6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in turismo, cultura e sviluppo del territorio
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher f.cena di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Ghiringhelli Barbara.

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