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Antropologia come educazione

Introduzione

Dall’etimologia di educazione (ex-ducere), Ingold propone una lettura del concetto di educazione che non è semplicemente un "vivere la vita" ma anche "il guidarla". E-ducere è un far uscire, ovvero aprire strade di crescita intellettuale e di scoperta, senza che vi siano obiettivi predefiniti o punti di arrivo già stabiliti: fornire ispirazione e sguardo critico.

Compito dell'educatore

Ispiratosi a John Dewey, Ingold riconosce l’equipollenza relazionale tra antropologia ed educazione: binomio trasformativo quando l’antropologia è congruente all’esperienza educativa. Quando ci destabilizza trasformando ogni certezza in domanda, quando il suo fine è produrre conoscenza, quando può essere intesa come maniera di condurre la propria vita con gli altri. Per questo motivo l’educazione non può mai avere degli esiti predeterminati, è l’attenzione ciò che conta davvero: prestare attenzione arricchisce, completa, ci abitua a saper ascoltare attivamente, a prendersi cura delle persone e delle cose, saper aspettare ed essere presente, a procedere insieme con altri e ad avere ispirazione.

Nel procedere della vita va considerata l’abitudine che è un principio di produzione generato dalle azioni stesse — concetto di habitus di Bourdieu secondo il quale i comportamenti abituali e routinari sono strumenti attivi di continua rimodulazione delle pratiche sociali. Questo per Ingold diventa un "abitare l’esperienza", cioè imparare a conoscere il mondo, non osservandolo, ma muovendocisi dentro. Abitando il mondo noi ci modifichiamo in un perpetuo rinnovamento: in questo modo siamo nel mezzo dell’esperienza le cui finalità non sono date in anticipo ma emergono durante l’azione stessa (nuovi inizi).

Le operazioni della mente attentiva non sono determinate da azioni intenzionali o cognitive, esse sono ecologiche, e solo in questo modo si può attivare il processo per cui individui e cose responsabilmente co-rispondono: significa che è nel prestarsi reciproca attenzione, mentre si procede insieme, che il singolo trova la sua voce condividendo l’esperienza.

Educare ci conduce fuori dal mondo in una corrispondenza con tale mondo: non si tratta di riempire i "novizi" come se fossero contenitori vuoti, ma si tratta di abituarli a prestare attenzione al mondo, aperti ed esposti alla sua presenza e a venirne al contempo trasformati. L’educazione deve essere praticata in maniera ricettiva e responsabile nei confronti degli altri. L’elemento creativo è tradotto nel saper produrre nuovi inizi, generando persone in relazione e mettendo in comune (comunicazione).

La libertà (soprattutto dell’educatore) è quella di saper improvvisare, di trovare una strada mentre si procede in risposta agli stimoli dell’ambiente, rivolgendoci con uno scopo che costantemente si modifica nel corso dell’evento.

Prospettiva ecologica di Ingold

Modalità di pensiero basata sulla relazione anziché sulla separazione non si impara ad agire in modo isolato ma grazie al coinvolgimento in un mondo sociale con il quale entriamo in risonanza, un mondo in cui la socialità è la qualità fondamentale delle relazioni. In termini di apprendimento la conoscenza avviene nella pratica, attraverso il coinvolgimento concreto dell’individuo nell’esecuzione di compiti quotidiani si apprende in relazione, si apprende se vi è reciprocità.

Concetti del testo

  • Educazione
  • Apprendimento (o esperienza di co-apprendimento): deutero-apprendimento è il savoir faire che mettiamo in atto quando riusciamo ad affrontare con successo dei cambiamenti sistemici e auto-riflessivi. Rispetto la pratica educativa, ciò significa che la conoscenza avviene nella pratica, attraverso il coinvolgimento concreto dell’individuo nei compiti quotidiani.
  • Insegnamento: processo di messa in comune e variazione, di attenzione e risposta. Lo studio è trasformativo, non è addestramento.

Capitolo 1 - Contro la trasmissione

La scuola, nel senso comune, rimane il luogo primario della formazione educativa e in relazione a essa le istituzioni pre-scolastiche sono interpretate come preparazione e quelle post-scolastiche come coronamento. Significa che pratica educativa e istituzione scolastica sembrano essere inscindibili.

Gli antropologi hanno denunciato la divisione dei popoli del mondo in colti e selvaggi, civilizzati e primitivi: è il riflesso di un pregiudizio etnocentrico. Il sapere cambia da cultura a cultura come anche le istituzioni.

L’educazione è allora qualcosa che interessa ogni essere umano. Tutti gli animali apprendono (regolano il loro fare in relazione all’ambiente) mentre passa dall’immaturità alla maturità, ma l’educazione intenzionale è unicamente umana.

La pedagogia è l’arte di insegnare

Assunto fondamentale: l’educazione nel suo senso più ampio riguarda la trasmissione di informazioni. L’educazione avviene a scuola, spazio separato in cui viene trasmesso il sapere. L’educazione è una pratica pedagogica universale degli esseri umani. La scuola può non essere l’unico tipo di istituzione cui è attribuito uno scopo pedagogico ma le pratiche istituzionali alternative sarebbero modellabili su di essa. Funzione analoga a quella della scuola trasmettono il lascito di usanze, valori, credenze che costituiscono la cultura.

Ma non è attraverso la trasmissione che le persone di solito arrivano a sapere quello che fanno e che distorce gravemente lo scopo e il significato dell’educazione. L’educazione è una pratica di attenzione, non di trasmissione (secondo Ingold).

Per contrastare tale "trasmissione" utilizza il libro "Democrazia e educazione" di Dewey. Il punto di partenza di Dewey non è la scuola, ma per capire cos’è l’educazione, dobbiamo occuparci della natura della vita (in che modo piante e animali differiscono dalle pietre?). Essi non possono vivere in solitudine, quindi ogni vita genera altre vite. La continuità del processo vitale non è individuale ma sociale. L’educazione è il mezzo di questa continuità sociale della vita e uno degli strumenti è la scuola.

Per Dewey, nell’educazione non conta la pedagogia formale, ma la trasmissione e la comunicazione (essenze della vita sociale).

Comunicazione

Trasferimento di informazioni o spedizione di messaggi. Partendo dalla somiglianza tra "comunicazione", "comunità", "comune" come le persone con esperienze di vita differenti (di generazioni diverse) riescono a raggiungere un certo grado di affinità mentale. La messa in comune in senso educativo prevede uno sforzo immaginativo da parte delle persone per dare forma alle proprie esperienze in modo che le rendano vicine alle altre esperienze. L’educazione è trasformativa.

Ciò che l’educazione è per la continuità della vita, la comunicazione lo è per la trasmissione (la prima è il mezzo per raggiungere la seconda). Trasmissione: non come passaggio da una generazione all’altra di un corpus di informazioni. È possibile perché le vite si sovrappongono. È attraverso la partecipazione alle vite degli altri che l’educazione agisce e i saperi, i valori, le credenze e le pratiche vengono perpetuate solo se c’è partecipazione da entrambi i lati ci può essere educazione altrimenti si chiama "addestramento".

Ambiente

Se la comunicazione è il mettere in comune la vita e la trasmissione la sua perpetuazione, allora l’ambiente è la variazione della vita. L’ambiente è costituito dalle condizioni che circondano il soggetto e al modo in cui partecipano ad uno schema di attività collegate. Il vero ambiente (Dewey) è costituito da quelle cose che effettivamente lo mutano.

La promessa dell’educazione sta nella capacità di rispondere e di ricevere risposta: senza questa abilità di risposta l’educazione non sarebbe possibile. La messa in comune e la variazione sono interdipendenti: non possono esserci movimento, crescita o vita nella condivisione di esperienza senza che ci sia variazione in quello che un partecipante porta con sé. Il vivere comunitario è una creazione continua. L’immaturità è una specifica potenzialità di crescita, e l’obiettivo dell’educazione non è riempire un vuoto nella mente del bambino per renderlo più maturo, ma avvicinare i giovani e adulti in modo che la vita sociale possa andare avanti (messa in comune tra diverse generazioni).

Non può esserci variazione senza compartecipazione in un ambiente sociale condiviso. È nella corrispondenza con gli altri che ognuno di noi diventa sé stesso. Laddove l’addestramento sopprime la differenza, l’educazione la promuove come principale fonte della personalità.

Messa in comune e variazione dipendono l’una dall’altra e sono entrambe necessarie per la continuità della vita. "Avere qualcosa in comune" non è una base, ma un’aspirazione, un compito che esige uno sforzo comune.

Le persone partecipano nel determinare le condizioni ambientali in cui vengono cresciuti e portati alla maturità i loro successori. L’educazione non può avere luogo con la comunicazione diretta ma solo indirettamente tramite l’ambiente. Gli schemi di parentela usati dagli antropologi per descrivere la relazione tra genitore e bambino prevedono convenzionalmente di raffigurare la filiazione con una linea verticale che connette due icone di forma geometrica.

Questa rappresentazione è in realtà piena di presupposti nascosti: nella relazione di filiazione le vite di genitore e figlio non sono unite ma tenute ben separate, restano confinate nei loro rispettivi posti, ognuno nella sua icona. La linea non è quindi una linea della vita, ma è un insieme di capacità, caratteristiche o istruzioni per viverla. La linea non cresce né si allunga col tempo, gli attributi quindi devono essere assegnati prima e in maniera indipendente rispetto alla crescita del bambino e del suo sviluppo nel mondo.

Così la vita è del tutto slegata dall’esperienza dell’ambiente e la linea sta ad indicare che tutti gli attributi, le caratteristiche e le capacità vengono ereditate dai genitori. Il modello genealogico: la struttura fondamentale degli individui viene determinata, in maniera indipendente e in anticipo rispetto alla loro vita nel mondo, dal passaggio di determinati attributi da parte dei progenitori.

Critica

Le relazioni di parentela si costruiscono vivendo insieme, contribuendo materialmente con l’esperienza alla reciproca formazione. Unendo la compatibilità logica tra le versioni biologiche e psicologiche si creano delle teorie sintetiche dell’evoluzione bi-culturale secondo cui l’informazione genetica e quella culturale procederebbero su binari paralleli. Ogni individuo erediterebbe 2 set di caratteristiche, uno attraverso la replicazione genetica e l’altro attraverso la replicazione (tramite osservazione e imitazione) di analoghe unità di cultura, smontato da una fallacia che si trova proprio al suo centro in quanto si dovrebbe supporre che l’informazione "preesista al processo che l’ha generata".

La replicazione di una molecola è una cosa, tutt’altra è la riproduzione dell’organismo e un collegamento tra esse può essere stabilito unicamente attraverso il processo di sviluppo e maturazione di un organismo all’interno di un ambiente specifico. Il cultotipo (tratto culturale) stabilisce come base abitudini o inclinazioni che possono emergere unicamente attraverso l’azione congiunta di pratica e di esperienza in un determinato ambiente.

Quindi esso, come il genotipo, è una formalizzazione descrittiva del comportamento osservato che lo studioso immagina copiato nelle menti degli individui di una cultura per poi rilevare che viene ricopiato nel loro successivo e conseguente comportamento. Gli antropologi classici hanno lasciato l’ambiente privo di ogni relazionalità sociale: i meccanismi di imitazione o copia non precedono la pratica all’interno di un ambiente determinato, piuttosto procedono da essa.

Dewey sostiene che come l’ambiente è sottoposto a una continua variazione, anche la persona muta in risposta ad essa, e viceversa. Quindi quello che tendiamo a chiamare imitazione è in realtà un tipo di corrispondenza che non può essere interpretata come trasmissione in quanto è impossibile che le credenze e i comportamenti che un gruppo sociale coltiva nei suoi membri immaturi vengano inculcate con la forza: la formazione delle idee dipende dall’esperienza.

Come seguire una ricetta

Secondo Sperber, le rappresentazioni (elementi trasmessi) sono direttamente contagiose: possono diffondersi in una popolazione come un’epidemia. Come una ricetta:

  • Codificare suoni/segni (*)
  • Traduzione in istruzioni verbali
  • Rappresentazioni
  • Comportamento fisico

(*) Se i suoni servono come vettori di trasmissione di istruzioni ricevute nella loro interezza, prima di tradurli in comportamenti fisici bisogna associare loro significato (indipendente da ogni contesto di azione).

Quindi, non ci può essere trasmissione diretta di informazioni da un contesto di azione a un altro senza regole di codifica e decodifica che siano esse stesse indipendenti dal contesto (le istruzioni verbali della ricetta non traggono il loro significato né dall’essere legate a rappresentazioni nella mia mente né nella tua mente, ma dal loro situarsi all’interno del familiare ambiente domestico). I suoni verbali o segni grafici assumono il significato come fanno le cose, a partire dalla partecipazione a un’esperienza condivisa di attività congiunta (la ricetta non è di per se conoscenza, ma apre una strada verso la conoscenza che può essere compresa quando inserita in un contesto di abilità derivate da esperienze pregresse). Ciò che crea la comunità è la condivisione dell’esperienza.

Ogni conoscenza si fonda sull’abilità. Gli antropologi hanno messo in evidenza la funzione educativa, in tutto il mondo, della narrazione. Le storie sarebbero vettori per la trasmissione codificata di informazioni che, una volta decifrate, rivelerebbero un sistema completo di saperi, credenze e valori. Sono invece gli ascoltatori che devono cercare ogni volta da soli il senso delle storie, mettendole in corrispondenza con la propria esperienza e le proprie storie di vita. Qui c’è la distinzione tra modello genealogico e narrazione di genealogie: il primo è una sequenza ben collegata di genitori e discendenti, con delle linee di trasmissione tra genitore e figlio, il secondo è una corrispondenza di vite che, ora sovrapponendosi, ora allontanandosi, mettono in comune e mutano mentre vanno avanti (filiazione come un invecchiare insieme).

Ragione ed ereditarietà

Come è possibile che, nonostante la critica diffusa alle idee di insegnamento inteso come una sorta di travaso e di apprendimento come assorbimento passivo, queste rimanessero nella pratica così radicate? L’antropologia ha avuto a lungo un problema con il concetto di cultura a partire dalle due definizioni più importanti:

  • Tylor: cultura comprende qualsiasi cosa acquisita dall’uomo come membro di una società. Processo di civilizzazione con cui l’umanità si era progressivamente innalzata a stadi differenti tra i diversi popoli. Insieme complesso. L’uomo in società acquisisce conoscenza attivamente, attraverso l’indagine intellettuale.
  • Lowie: cultura è la somma totale di ciò che un individuo acquisisce dalla sua società come eredità del passato. Miscuglio caotico. L’individuo assorbe senza sforzo tutto ciò a cui è esposto, acquisendo la cultura come un’eredità di per sé già completa.

La stessa doppiezza la troviamo nel dibattito tra “scienza” e “saperi tradizionali”. Oggi è ampiamente riconosciuto come anche le persone che non hanno ricevuto un’educazione “occidentale” conoscano il loro ambiente in maniera profonda e dettagliata: i loro saperi crescono e maturano in una continua corrispondenza con le generazioni successive, con gli animali, le piante e la terra stessa. La scienza invece contribuisce a creare il loro opposto, cioè quel sapere che si richiama all’eredità della tradizione concepito come l’acquisizione di sapere attraverso l’indagine empirica e l’analisi razionale. In questo modo i saperi tradizionali, dinamici e aperti, vengono reinterpretati come formule fisse, tramandate acriticamente e attraverso l’autorità del tempo immemore. Secondo la scienza...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ir_9910 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Tassan Emanuela.
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