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Cultura e significato

Anatomia politica (Foucault): modalità di controllo sociale che opera attraverso la formazione del corpo (es. la disposizione dei banchi nelle scuole) → legato alla forza di produzione del corpo, capace di essere forza lavoro solo se assoggettato, diviene utile solo quando è contemporaneamente corpo produttivo e corpo assoggettato.

I membri di una data società condividono una stessa cultura (sistema di significati sulla natura dell’esperienza, condivisi dalle persone e trasmessi di generazione in generazione), per questo hanno una visione del mondo simile. (es. morte → per alcuni parte di un ciclo ininterrotto – Kwakiutl, salmone che si reincarna; nell’antica Cina venerati e interpellati per ogni decisione importante; dimostrazione di dolore → i Wari del Brasile occidentale mangiavano corpo del defunto per rispetto e compassione per lui e la sua famiglia, cadavere ricordo doloroso e la terra è fredda).

Gli uomini sono animali culturali, attribuiscono un significato ad oggetti, persone, comportamenti, emozioni e agiscono come se quei significati fossero reali, ogni momento della loro esistenza assume un significato proprio grazie alla cultura → Geertz ipotizza che conferire significato all’esperienza li aiuta a comprenderla e imporre un ordine all’universo. Uno degli obiettivi dell’antropologia culturale: comprendere perché gruppi diversi di esseri umani hanno culture diverse, capire le ragioni delle differenze aiuta a superare l’iniziale sconcerto dato dal confronto con altre culture.

Pregiudizio etnocentrico: condanna e rifiuto di credenze e pratiche altrui perché convinti che le nostre credenze e pratiche siano giuste mentre quelle degli altri errate (l’etnocentrismo: interpretare altre culture secondo il proprio contesto culturale), l’alternativa sarebbe il relativismo culturale (interpretare altre culture studiandole dall’interno), secondo cui nessuna credenza può essere giudicata sbagliata solo perché diversa dalla nostra e possono essere comprese solo prendendo in esame il sistema di significati, cioè la cultura, dentro cui è collocata (es. mutilazione genitali femminili in Sudan perché l’onore della famiglia è determinato dalla castità dei membri femminili, salvaguarda le ragazze da violenze sessuali e controlla le nascite), ma pone un interrogativo etico e si ricade nel pregiudizio relativistico: impossibilità di emettere alcun giudizio morale.

Dilemma morale degli antropologi: rimanere obiettivi e conservare una distanza etica o diventare attivamente coinvolti? → Nancy Scheper-Huges: baraccopoli brasiliana, prima come operatrice sociale e poi solo come antropologa = donne contrariate = l’antropologia per lei deve essere socialmente impegnata, riflettere in modo critico sulla miseria del mondo, l’antropologia deve essere criticamente fondata → impossibile esprimere dei giudizi senza essere etnocentrici. L’antropologo deve liberarsi dei propri preconcetti e devono poi tradurre ciò che hanno imparato di una data cultura in un sistema di significati comprensibile per un’altra cultura → applicazione del metodo etnografico (immersione nella cultura che si sta studiando per cercare di comprendere i significati che il popolo dà all’esperienza): ricerca sul campo, osservazione partecipante, cioè l’attiva partecipazione alla vita di coloro che sono oggetto di indagine, assumere il comportamento dei bambini ai quali i genitori insegnano quale sia il modo giusto di vedere il mondo.

(es. combattimento dei galli e football: esemplificazione di un concetto, status per i Balinesi e il successo per gli Americani; galli sta per uomini, nel football si esalta la virilità; dominati da precise regole, non è importante chi vince ma che qualcuno vinca; il football insegna che per avere successo nella vita, per vincere, c’è bisogno di sacrificio, duro lavoro, ma anche lavoro di gruppo, specializzazione e sottomissione a un’autorità più forte; nei combattimenti tra galli si scommette contro il gallo di un nemico, diventano metafore di scontri tra villaggi e gruppi rivali, i galli rappresentano i loro proprietari e il suo destino è assimilato al destino sociale del proprietario, non ha comunque effetti sulla vita reale, come il football, ma, dice Geertz, è il racconto che i balinesi narrano a se stessi su se stessi).

La costruzione sociale e culturale della realtà

Problema delle credenze: come si può credere in qualcosa di sbagliato (es. stregoneria)? Taylor → religione e credenza nel soprannaturale sviluppati come tentativi di spiegare fenomeni comuni (morte, sogno); nello spiegare la differenza tra vivo/morto o addormentato/sveglio si giunse a ipotizzare un’essenza che si staccava dal corpo defunto o viaggiava durante il sogno, ciò l’anima e di conseguenza che ci fossero dei luoghi in cui risiedevano le anime o che le anime possedessero qualcosa di divino, e dunque era logico invocare gli spiriti per controllare gli eventi della vita? Le credenze nelle divinità e negli spiriti si sono sviluppate per spiegare determinati eventi, bisogno dell’uomo di comprendere e interpretare l’esperienza.

Durkheim → cosa suggerisce alla mente umana l’esistenza di Dio? Segreto celato nelle credenze dei primi esseri umani → analizza le popolazioni indigene dell’Australia → totemismo (McLennan) = totem elemento della natura che assumeva la funzione di simbolo per un gruppo o un clan = elemento di identificazione del gruppo, considerato sacro e divino = clan stesso ad essere adorato = quando si adora Dio nelle società grandi non può essere la società stessa ad essere adorata? + totem visto come divino per le limitazioni che le persone sentono imposte dal gruppo e dalla società e nella forza che sentono quando celebrano i rituali.

Malinowski → gli uomini si rivolgono a divinità e spiriti per influenzare quegli eventi della vita che non riescono a controllare.

Frazer → mago, come scienziato = umanità che vuole farsi padrona del proprio destino, religioso quasi impotente, ma maggior complessità delle credenze rispetto a quelle magiche, che sono prodotte dall’intuitiva associazione di idee, passaggio alla religione quando si capisce la falsità l’inefficacia della magia.

Credenza: stato mentale di assenso verso dei sistemi di idee o uno stato di fede rispetto a qualcosa o qualcuno → Needham: credenza linguistica, configurazione linguistica da correlare alla configurazione culturale. Sperber → prodotto di uno stato mentale individuale il cui contenuto è una rappresentazione culturale condivisa collettivamente, le chiama rappresentazioni culturali, hanno carattere sia pubblico che privato.

Linguaggio: mezzo attraverso il quale entriamo in contatto con il mondo → Sapir: funzione di determinare e guidare la percezione dell’esperienza + Lee Whorf: ogni lingua costituisce un sistema di riferimento che determina la visione del mondo di un particolare popolo, “la lingua è una guida alla realtà sociale, il mondo reale viene costruito sulle abitudine linguistiche del gruppo” → rapporto tra pensiero e linguaggio: lessico cambia in relazione all’ambiente sociale e naturale del popolo (es. Inuit: parole per diversi tipi di neve; pensiero occidentale: ricco di unità di misurazione del tempo, tendenza a ordinare le attività in senso temporale) rapporto con il pensiero caratteristica di pensiero (in inglese nelle proposizioni il soggetto è stabile nel tempo, agisce o è agito, il pensiero inglese come se fosse fatto da oggetti perde la fluidità di un’esperienza in atto, tempo come oggetto per avere la sensazione di controllarlo; negli Hopi – popolazione indiana del Nuovo Messico – esiste solo il tempo manifesto/oggettivo o manifestante/soggettivo, il primo per passato e presente, direttamente percepibili dai sensi, il secondo per il futuro e tutto ciò che riguarda i desideri, le aspettative, le previsioni = realtà rappresentata in termini di eventi e non di oggetti, credenza che i pensieri possano influenzare gli eventi) → relatività linguistica: ogni lingua veicola una certa visione del mondo.

La lingua dà significato anche attraverso le metafore (figura del linguaggio in cui le espressioni linguistiche sono tratte da un ambito dell’esperienza e applicate a un altro) → con le parole viene trasferito anche un particolare linguaggio (es. discussione in cui si vince o si perde come una guerra, se usassimo l’ambito del ballo sarebbero due persone alla pari che cercano di coordinarsi), l’ambito che viene privilegiato dal quale attingere le metafore vengono denominate metafore chiave.

Atto del mangiare metafora chiave per i Kwakiutl: universo visto come luogo in cui alcuni esseri viventi devono morire in modo che altri possano mangiarli per vivere; il mangiare fornisce nutrimento e libera lo spirito (salmone deve essere mangiato per liberare l’anima), la fame è però associata all’avidità, perché senza freni porta ad accumulare bisogni non necessari e altri ne resteranno privi = grande importanza all’atto del donare e della generosità (privi di controllo sociale, bisogno di cooperare per tenere sotto controllo i conflitti); fame anche associata ai bambini perché chiedono costantemente di essere nutriti e, se lasciati fare, divorerebbero tutto il cibo a disposizione di una famiglia = controllo sul mondo del cibo (controllare la vita attraverso il dominio dei settori dell’esperienza che utilizzano per rappresentare gli aspetti della propria vita); azione del nutrirsi ritualizzata + occorre dividere il proprio cibo con gli altri → danza cannibalica: tema dell’iniziazione di un giovane alla società del cannibale, un gruppo a cui è affidata l’esecuzione di alcuni rituali (rituale: trasposizione drammatica o raffigurazione sociale dei significati condivisi da un gruppo in modo da farli sembrare corretti), l’iniziato ha il ruolo del danzatore cannibale (hamatsa) che corre nei boschi alla ricerca di carne umana e che gli uomini devono attirare in una casa attraverso preghiere, quando finisce si riuniscono in un’altra casa e consumano un pasto normale, il segno che l’hamatsa è stato placato.

Come il linguaggio, vi sono anche determinate attività a cui prendiamo parte che esprimono una particolare visione del mondo → azioni simboliche (rituali, mito, letteratura, arte, il gioco, la musica): rappresentazioni e raffigurazioni sociali dei significati condivisi da uno specifico gruppo di persone, esprimono particolari visioni del mondo e le fanno sembrare corrette e adeguate, come il rituale: presenta ai partecipanti soluzioni ai problemi reali (es. l’hamatsa è l’estrema proiezione della potenza della fame e il suo desiderio della carne umana è una manifestazione delle forze che possono distruggere la società, quando si placa la fame dell’hamatsa si affronta simbolicamente la propria responsabilità morale nel controllo dell’avidità e del conflitto, nello stesso modo si affrontano i bambini che vengono come l’hamatsa affamati e minacciano di divorare la ricchezza dei genitori, tutti gli uomini sono dei cannibali che devono essere reintegrati nella società avvolgendoli in fasce, con il digiuno rituale, i genitori trasformano i propri figli da cannibali a esseri umani morali).

In che modo si arriva a credere in determinate cose? → deriva interpretativa: spostamento del modo di interpretare gli eventi quando ci si fa coinvolgere da un particolare fenomeno. Giustificare razionalmente ciò a cui si crede anche se esistono prove contrarie (come sistema tolemaico) → elaborazione secondaria (tentativo da parte degli individui di cercare delle spiegazioni soddisfacenti alle incoerenze e alle contraddizioni delle proprie credenze) (Pritchard): divinazione tra gli Azande, nello Zaire/Congo settentrionale, per prendere una decisione importante ci si rivolgeva a un indovino che somministra del veleno ai polli e rivolge domande all’oracolo, se l’oracolo sbaglia si giustifica l’errore dicendo che non è stato usato il veleno giusto, perché qualche maleficio ha interferito o perché l’indovino era un’incapace).

Le credenze inoltre trovano sostegno nella percezione selettiva (vedere o riconoscere solo quelle cose che ci si aspetta di vedere o quelle che confermano la propria visione del mondo; es. terra al centro dell’universo con i sensi) + si occultano le prove che contraddicono le credenze molto diffuse + fede (sistema tolemaico sostenuto dalla fede, sbagliato porsi interrogativi sull’operare di Dio) + autorità (nelle scritture sacre si sostiene che la terra sia al centro dell’universo) + forza (Galileo imprigionato). Il nostro modo di vivere influenza ciò che crediamo, le nostre credenze servono a mantenere e riprodurre determinati modelli di rapporti sociali, politici ed economici → l’amore romantico, come le emozioni tutte, sono determinate dal significato che la nostra cultura gli attribuisce. Nella società occidentale vi è per Eva Illouz una mercificazione dell’amore romantico che va di pari passo con la mercificazione di gran parte della nostra vita, per creare il momento romantico serve disporre di denaro = divisione in classi, anche nella scelta del partner; celebra l’individualismo perché pone gli individui della persona al di sopra di quelli per il gruppo.

La costruzione culturale dell’identità

La società è un insieme di identità sociali (visione della posizione di se stessi e degli altri nella società. Gli individui cercano una conferma dagli altri riguardo al posto che affermano di occupare nel panorama sociale), ognuno cerca di collocare l’altro in qualche categoria identitaria e in qualche punto del panorama sociale, nessuno è un tipo unico nell’universo sociale, raggruppamenti in base a certi criteri (genere, caratteristiche fisiche, religione ecc.), sono gli altri a confermare che ci troviamo nella posizione sociale che affermiamo di occupare grazie ai loro comportamenti: ognuno è qualcuno solo in rapporto a qualcun altro.

Nome proprio è un contrassegno della persona ma può rivelare quale concetto abbiano di sé le persone e la propria relazione con gli altri (es. America: nome aspetto più durevole dell’identità, gli individui sono entità fisse e indipendenti a prescindere da qualunque situazione = individualismo, nei Gitskan della Columbia Britannica: nome dipende dalla posizione sociale, la persona non può essere considerata come esistente separatamente dalla società o al di fuori del suo status = olismo).

Shweder e Bourne: sé egocentrico (l’individuo si considera una riproduzione dell’intera umanità, capace di agire indipendentemente dagli altri), tipico della visione occidentale, i rapporti sociali sono considerati contatti tra esseri autonomi e liberi di agire, ognuno è responsabile di ciò che è (obiettivo americano di raggiungere la felicità e appagare i propri desideri, base del credo americano nel successo come risultato della libera competizione in un libero mercato); sé sociocentrico (l’individuo si considera dipendente dal contesto, il sé intrinseco non può possedere qualità durevoli), il sé esiste come entità solo entro la situazione concreta o il ruolo occupato dalla persona (i Gitksan, i nomi legati alla loro posizione nella società).

Mauss: io (personalità cosciente come tale; una certa consapevolezza della propria individualità materiale e spirituale sia universale) diverso dalla persona (concetto storicamente e culturalmente costruito di tale individualità).

Conkline e Lynn Morgan: due tipi di relazionalità, una relazionalità strutturale (un essere umano diventa persona realizzando i ruoli sociali cui può accedere per nascita; in queste società si diventa persone progressivamente, realizzando le aspettative sociale) e una relazionalità processuale (essere una persona si realizza gradualmente a seconda degli eventi e delle interazioni con gli altri). Le concezioni individualiste e olistiche possono essere complementari.

Concezione sociocentrica in Giappone: propensi a includere nei confini del sé il gruppo sociale di cui fanno parte, ai bambini si insegna che l’interdipendenza tra la persona e il gruppo è più importante dell’indipendenza. Il pronome personale dipende dal rapporto del parlante con l’interlocutore (il sé varia in rapporto all’interazione sociale), ma vi è comunque una certa concezione individualistica, tengono al proprio nome, ma l’autonomia dell’individuo viene stabilita nei momenti di solitudine.

Costruiamo la nostra identità sociale a partire dalle differenze e uguaglianze con gli altri. Alcuni strumenti identitari (aspetti dell’identità che vengono accentuati di proposito per costruire il sé sociale) sono quasi universali (famiglia, sesso, età). Forse l’insieme più importante è connesso alla parentela (nelle società tradizionali determina l’identità sociale di una persona, gli antropologi vengono “adottati” per assegnare un’identità sociale a un estraneo grazie alla quale gli altri si possono relazionare a lui, non avere alcuna etichetta parentale significa non avere posto nel panorama sociale).

Il genere è una caratteristica che si dà per scontato reputandola biologica, ma è invece una costruzione culturale (maschio e femmina hanno attributi sociali differenti) e le categorie di genere riconosciuto nelle diverse società è variabile (società di nativi americani come i Cheyenne. I Lakota o i Navago, riconoscevano un terzo genere – berdache o nadle – biologicamente maschio ma con ruoli differenti).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher claudiuzza00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof D'Agostino Gabriella.
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