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L'antropologia e lo studio della cultura

L'antropologia nasce in un contesto in cui gli antropologi si occupavano di studiare culture lontane e misteriose. Il termine antropologia definisce infatti un vasto insieme di indirizzi e va quindi declinato con forme aggettivali specifiche. Possiamo distinguere l'antropologia fisica, ovvero lo studio dell’umanità dal punto di vista biologico, e l'antropologia culturale, ovvero lo studio dell’umanità dal punto di vista culturale.

L'antropologia negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti l'antropologia abbraccia un'ampia gamma di interessi, comprende una maggiore profondità temporale e maggiore varietà di tematiche. È divisa in quattro campi di studio: four fields, ciascuno dei quali corrisponde a un ambito dell'esperienza umana distinto dagli altri.

  • Antropologia fisica: Lo studio della specie umana dal punto di vista biologico, che analizza la sua evoluzione nel tempo e le sue varianti contemporanee.
  • Archeologia: Lo studio delle culture umane del passato condotto attraverso l'analisi dei loro resti materiali.
  • Antropologia linguistica: Lo studio della comunicazione umana.
  • Antropologia culturale: Lo studio delle popolazioni e delle culture contemporanee, che affronta anche i temi delle differenze e del cambiamento culturali.

La tradizione inglese e l'etnologia

Nella tradizione inglese si è sviluppata maggiormente l'antropologia sociale, che non poneva l'enfasi sul concetto di cultura, ma ha sviluppato un approccio incentrato sulla dimensione sociale e sul funzionamento dei sistemi e delle strutture sociali. Il termine etnologia è stato usato come sinonimo di antropologia culturale. Nell’Europa continentale ha definito lo studio delle culture extra europee, mentre negli Stati Uniti ha indicato lo studio delle culture native americane secondo una prospettiva storica.

Demologia e demoetnoantropologia in Italia

Il termine demologia ha indicato lo studio delle culture popolari europee come distinte dalla cultura borghese e aristocratica. L'espressione demoetnoantropologia, definita da Alberto Cirese negli anni '80, riunita nell’acronimo DEA, contiene: storia delle tradizioni popolari; Giuseppe Pitrè, diversamente dai suoi colleghi folkloristici, descrisse gli usi e le pratiche popolari del popolo siciliano con l’osservazione.

L’etnologia, lo studio delle culture etnologiche extra europee, vide Lamberto Loria come figura di spicco a fine '800. Si dedicò all’etnografia italiana raccogliendo oggetti legati ai ceti popolari nelle diverse regioni italiane. Nel periodo tra le due guerre mondiali, con un clima intellettuale dominato dal filosofo Benedetto Croce, critico delle scienze empiriche e sociali, gli studi demologici e gli indirizzi etnoantropologici conobbero un periodo di declino. La ripresa si deve a Ernesto De Martino, il quale condusse lo studio dei “primitivi”, della magia e del pensiero magico, emergendo come primo tentativo dell’uomo di affermare la propria presenza nella storia contro il rischio di annientamento. Influenzato da Antonio Gramsci, si aprì verso un mondo popolare che diventa classe subalterna estromessa dalla storia. In questa prospettiva arrivò a leggere le forme dell’esperienza magico-religiosa in una chiave politico-sociale.

L'antropologia culturale in Occidente

Nel contesto italiano si tende a usare antropologia culturale, sociale ed etnologia come sinonimi, includendovi lo studio delle culture popolari, diversamente dalla tradizione americana. Nonostante si sia frammentata in vari approcci e sottocampi specifici, i tre indirizzi che caratterizzano la “demo-etno-antropologia” sono confluiti in un settore comune che dialoga con istanze internazionali.

L'antropologia culturale è una disciplina nata in Occidente che ha per oggetto lo studio delle popolazioni contemporanee e delle loro culture. Per cultura si intende l'insieme dei comportamenti e delle credenze appresi e condivisi dalle persone. Gli antropologi culturali studiano le culture umane di tutto il mondo e analizzano le somiglianze e le differenze esistenti tra loro, apprendendo informazioni sulla cultura trascorrendo lunghi periodi insieme alle persone che studiano.

Storicamente, nasce allo scopo di conoscere, interpretare e salvaguardare le differenze culturali espresse dalle culture locali rispetto a quelle occidentali industrializzate. La conseguenza di un’omologazione culturale portata dal colonialismo e della progressiva globalizzazione del pianeta fu la scomparsa di molte culture locali, di pratiche, saperi e organizzazioni varie.

Guardando “l'altro” l'antropologia culturale ci porta a vedere meglio noi stessi e a rendere “familiare ciò che è estraneo ed estraneo ciò che è familiare”, avvicinandoci a una comprensione approfondita di fatti, pratiche e idee che appaiono strani o incomprensibili. In quanto “discorso intorno al genere umano” ci abitua a considerare le culture umane in una prospettiva ampia, insegnandoci a osservare noi stessi da un punto di vista esterno.

Le origini dell'antropologia culturale

Le origini dell'antropologia culturale risalgono a scrittori come Erodoto e Marco Polo, grandi viaggiatori che scrivevano resoconti sulle culture con le quali entravano in contatto. Le radici concettuali più recenti risalgono a scrittori illuministi francesi, come il filosofo Montesquieu, il quale faceva risalire le differenze culturali ai diversi climi che caratterizzavano l'ambiente di vita delle popolazioni.

Nella seconda metà del XIX secolo, la scoperta dei principi dell'evoluzione biologica di Charles Darwin e di altri studiosi ha fornito le basi per la prima spiegazione scientifica delle origini della specie umana. La teoria darwiniana prevede l'esistenza di un ininterrotto processo di evoluzione verso varie forme di vita sempre più capaci di adattamento.

I principali protagonisti della fondazione dell’antropologia culturale, nel tardo '700 e all'inizio del diciannovesimo secolo sono Sir Edward Taylor e Sir James Frazer (in Inghilterra) e Luis Henry Morgan (negli Stati Uniti). Ritenevano che le culture umane evolvono nel tempo da forme inferiori a forme superiori. Questa concezione collocava i popoli non occidentali in uno stadio “primitivo” e le culture euro-nordamericane in quello della “civilizzazione”. Prevedeva due possibili destini per le culture non occidentali: avrebbero raggiunto il livello evolutivo delle civiltà occidentali, oppure si sarebbero estinte.

Contributi di Bronislaw Malinowski e Franz Boas

Bronislaw Malinowski (1884-1942), di origini polacche, dopo aver a lungo soggiornato tra gli indigeni delle isole Trobriand nell'arcipelago melanesiano e introdotto la pratica della ricerca sul campo con l'osservazione partecipante, definì l’approccio teorico del funzionalismo: teoria per cui la cultura è paragonabile a un organismo biologico, le cui singole parti collaborano al funzionamento e al mantenimento dell’insieme. È connesso al concetto di olismo: le culture sono complessi sistemi integrati che non possono essere pienamente compresi senza analizzarne le diverse componenti, tra cui l'economia, l'organizzazione sociale e l'ideologia.

Franz Boas è considerato il fondatore dell’antropologia culturale nordamericana e introdusse il relativismo culturale. È importante comprendere ciascuna cultura a partire dai valori e dalle idee che le sono propri e non giudicarla sulla base di standard che non le appartengono. Per Boas nessuna cultura poteva dirsi più evoluta delle altre. Con la sua ricerca, prima tra gli eschimesi poi tra i nativi americani, introdusse un approccio basato sul particolarismo storico: lo studio particolare delle singole culture rispetto ad approcci generalizzanti. L’interesse di Boas per le relazioni tra individui e cultura indirizzò i suoi allievi a una scuola di cultura e personalità: Corrente dell'antropologia statunitense che partendo da un approccio integrato della cultura (intesa come “modello culturale”) teorizza l'esistenza di un “ethos” intorno al quale gli individui svilupperebbero strutture psicologiche comuni.

Margaret Mead è la più famosa allieva di Boas, si occupò di antropologia pubblica ritenendo la divulgazione capace di indurre cambiamenti sociali positivi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale aumentò la varietà di proposte teoriche. Alcuni antropologi svilupparono teorie della cultura basate su fattori ambientali: ritenevano che ambienti simili portassero all’emersione di culture simili. Negli anni '20 l'antropologia britannica con Alfred Radcliffe Brown si orientò verso una prospettiva strutturale-funzionalista che diede vita all’antropologia sociale sviluppando un approccio incentrato sulla dimensione sociale, sul funzionamento dei sistemi e delle strutture sociali in prospettiva comparata, soprattutto a partire dai sistemi di parentela e dagli aspetti normativi. I suoi principali allievi furono Edward Evans Pritchard e Mayer Fortes.

Contributi di Claude Levi Strauss e il materialismo culturale

Negli anni '50, in Francia, Claude Levi Strauss elabora lo strutturalismo francese: ricerca gli elementi soggiacenti le relazioni sociali e le pratiche sociali che si esprimono nella reciprocità e nello scambio. Il quale ha ispirato lo sviluppo dell’antropologia simbolica: lo studio della cultura intesa come sistema di significati.

Negli anni '60 si sviluppa il materialismo culturale: teoria che spiega l'organizzazione e l'ideologia della società a partire dalle condizioni materiali della loro esistenza, quali l'ambiente, le risorse naturali e il sistema di sussistenza.

L'antropologia post-moderna e nuove prospettive

Con l'antropologia post-moderna nel 1980, piuttosto che conoscere “l'altro” si ritiene possibile solo costruire rappresentazioni dell'altro a partire da strategie retoriche testuali e dalla soggettività dell'antropologo. Il postmodernismo influenza due prospettive teoriche:

  • Strutturismo: Una prospettiva teorica, secondo cui forze importanti come l'economia, l'organizzazione politica e sociale e i media plasmano i comportamenti e modi di pensare degli individui.
  • Agency individuale: Capacità umana di operare delle scelte e di esercitare liberamente la propria volontà, anche nell’ambito di strutture dominanti. Ad esempio, in situazioni di povertà tentano di migliorare la loro condizione, mentre per gli strutturisti non è possibile.

Emergono sempre più prospettive teoriche diverse: l'antropologia femminista ha messo in evidenza la necessità di analizzare i ruoli che le donne assumono presso le diverse culture e le esistenti disuguaglianze di genere. L'antropologia queer si dedica allo studio delle culture gay e delle discriminazioni basate sull'identità e le preferenze sessuali. L'antropologia antirazzista, economica, psicologica, medica, politica, applicata, dello sviluppo.

Determinismo biologico e costruzionismo culturale

Determinismo biologico: Cerca di spiegare il comportamento e il modo di pensare delle persone a partire da fattori biologici come i geni e gli ormoni, che contribuiscono a generare comportamenti come omicidio, alcolismo o turbe adolescenziali. I ricercatori sostengono che il migliore senso dello spazio da parte del sesso maschile, rispetto a quello femminile, sia una conseguenza della selezione evolutiva. I maschi che dimostrano una migliore attitudine spaziale sono avvantaggiati nel procurarsi cibo e compagne e generano più figli dotati di migliori competenze spaziali.

Costruzionismo culturale: Spiega i comportamenti e le idee degli esseri umani come prodotti dell’apprendimento modellato dalla cultura. I genitori e gli insegnanti gestiscono la socializzazione alle attitudini spaziali in modi differenziati sulla base del genere, dunque le competenze vengono tramandate dalla cultura durante l'apprendimento e non dai geni. Anche comportamenti come l'omicidio o l’alcolismo dipendono da fattori culturali, esperienze infantili e ruoli familiari. La maggior parte degli antropologi culturali è costruzionista, alcuni di loro prendono in considerazione sia fattori biologici sia culturali.

Antropologia interpretativa: Studia la cultura attraverso l'analisi di ciò che pensano gli individui che ne fanno parte, a partire dai simboli che per loro sono importanti. Per comprendere le abitudini alimentari degli Hindu, gli antropologi chiedono loro perché non mangiano carne di manzo, spiegano questa consuetudine in termini religiosi poiché le vacche sono sacre e ucciderle e mangiarle è considerato peccato; questa risposta è per gli interpretativisti sufficiente.

Materialismo culturale

Per spiegare la cultura si usa un modello interpretativo composto di tre livelli: il livello inferiore è quello dell’infrastruttura che si riferisce ai fattori materiali di base quali le risorse naturali, l'economia e la popolazione. L'infrastruttura tende a influenzare la struttura (l'organizzazione sociale, la parentela e l'organizzazione politica) e la sovrastruttura (le idee, i valori e le credenze). I tre ambiti presentano delle interconnessioni. I materialisti spiegano il tabù posto sull'uccisione delle vacche e sul consumo di carne di manzo poiché essi hanno un valore maggiore da vivi piuttosto che da morti. Le numerose vacche che vagano per le strade indiane appaiono inutili agli occidentali, invece nei loro spostamenti si nutrono di rifiuti commestibili e i loro escrementi sono “oro marrone”: vengono utilizzati come fertilizzante, come combustibile per cuocere il cibo o dai contadini per arare i campi. I materialisti culturali interpretano queste credenze come un sistema di protezione simbolica atto a tutelare animali estremamente utili da vivi.

Definizione di cultura e il concetto antropologico di cultura

La prima definizione è stata proposta nel 1871 dall’antropologo Sir Edward Taylor: “La cultura, o civiltà è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l'arte, morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una società. Prima era intesa come patrimonio di conoscenze che l'individuo accumula nel corso della sua vita legate all’istruzione. La cultura in senso antropologico: ogni individuo diventa portatore di cultura, essa si delinea come un concetto aperto e progressista perché porta ad attribuire pari dignità a tutti i comportamenti umani, anche quelli che appaiono più bizzarri. Questo manuale definisce la cultura come insieme di comportamenti e credenze appresi e condivisi, una definizione più ampia di quella di Geertz. Tutti gli esseri umani hanno una cultura, è una facoltà della specie umana.

Declinato al plurale il termine indica le micro-culture o culture locali, ossia l'insieme di specifici schemi di comportamento e di pensiero appresi e condivisi che si riscontrano presso una determinata area e un particolare gruppo umano. La cultura è distinta dalla natura, tutti dobbiamo assolvere le funzioni umane universali per sopravvivere: mangiare, bere, dormire e andare di corpo, ma non le assolviamo tutti allo stesso modo.

La cultura nel mangiare, bere, dormire e andare di corpo

Mangiare: la cultura condiziona le nostre scelte alimentari, i tempi e i modi del nostro nutrimento e attribuisce significati al cibo e all’alimentazione. Maiale: ne proibiscono il consumo la religione ebraica e l’Islam; in Nuova Guinea è il centro della vita e modifica la gestione dell’economia e delle relazioni; in Sardegna caratterizza l’appartenenza all’isola. La percezione del gusto varia in modo significativo, anche il modo in cui mangiamo è un aspetto importante del nostro comportamento alimentare. In alcune culture è importante mangiare solo dal proprio piatto, mentre in altre viene considerato corretto mangiare da un piatto centrale condiviso.

Bere: Ogni cultura stabilisce che cosa sia corretto bere, quando bere e con chi e attribuisce significati alle bevande e alle occasioni in cui bere. Nella cultura francese, durante i pasti di famiglia è consentito il consumo di vino. Negli Stati Uniti le famiglie bevono generalmente acqua durante i pasti. In India, l'acqua viene servita e consumata a fine pasto. Le diverse culture codificano il significato di particolari bevande e la maniera corretta di berle e servirle.

Dormire: la cultura influenza la quantità di tempo che dedichiamo al sonno, chi dorme con chi e il tempo dedicato al riposo. Nelle grandi città del Giappone è diffuso un disturbo chiamato “eccessiva sonnolenza diurna” alla quale sono correlati gravi incidenti sul lavoro, la diminuzione della produttività e una maggiore incidenza di malattie e decessi. La probabilità di soffrirne è maggiore per le donne, specialmente quelle sposate.

Andare di corpo: può essere considerato un atto privato oppure avere luogo in contesti relativamente pubblici. Nei villaggi dell'India, la maggior parte delle abitazioni non ha stanze da bagno e ogni mattina gruppi di donne e uomini si recano in campi specifici. Ciascuno porta con sé un pentolino pieno d'acqua con la quale sciacquarsi. Secondo gli Occidentali potrebbe essere una pratica poco igienica e imbarazzante, allo stesso modo può avvenire il contrario. Presso molte culture i prodotti dell'evacuazione sono considerati inquinanti e disgustosi. I membri di alcune società della Papua Nuova Guinea...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melis02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Bachis Francesco.
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