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Sondaggi e interviste: lo studio dell'opinione pubblica nella ricerca sociale

Capitolo 1 – Opinione pubblica e sondaggio

Secondo la Blackwell Encyclopedia of Political Science, il termine opinione pubblica è un concetto astratto legato a condizioni storiche di sviluppo sociale, culturale e politico. L'opinione è pubblica nel senso che si sviluppa ed è espressa pubblicamente, ma è un parere, non si fonda necessariamente su conoscenze certe. Di conseguenza, non ha alcuna pretesa di fornire conoscenze sul mondo che ci circonda e non è necessariamente razionale. Si tratta quindi di pensieri, pareri, valutazioni, espressi in pubblico, su materie di pubblico interesse, dai singoli cittadini comuni, a rappresentanti di gruppi, istituzioni, enti pubblici e privati.

L'espressione opinione pubblica risale alla fine del 700, ma il concetto è più antico e può essere rintracciato già nell'età classica greca e romana. Secondo Aristotele, la collettività diventa un solo uomo con molte mani e molte menti, quindi l'opinione pubblica è superiore alle opinioni individuali: è saggia ed è una volontà collettiva che si evolve nel tempo. Al contrario, Platone sostiene l'incompetenza e l'incapacità degli uomini comuni, perciò li ritiene inadatti alla gestione del potere che dovrebbe invece essere affidato ai filosofi.

Moseley, nel 1852, dichiara per la prima volta che la rappresentanza politica trova le sue radici nell'opinione pubblica e si esprime attraverso il voto. Si affermano quindi le elezioni come espressione della volontà generale mediata da soggetti autorevoli. Il suffragio universale poi segna la svolta nella storia dell'espressione dell'opinione pubblica, attribuendo a tutti i cittadini un'opinione legittimata a stabilire le sorti del paese, depositando nell'urna le loro preferenze.

Contemporaneamente si afferma l'idea che l'opinione pubblica è fatta dalle persone che partecipano alla vita politica e civile, che si informano, che comunicano e manifestano liberamente le loro idee durante tutto il corso della vita quotidiana, e non solo al momento del voto. All’inizio del 900 questa idea trova maggiore fondamento grazie allo strumento per investigare le opinioni individuali: il sondaggio, che prevede una o più domande da sottoporre, in vari modi, ai soggetti-oggetto di studio.

Nella società moderna però non si può più parlare di interesse generale perché è differenziata in sottosistemi (famiglia, apparato giuridico, sistema politico, economia, scienza), che, anche se in relazione tra loro, rappresentano una frammentazione di interesse. A tal proposito, nella storia delle scienze umane si sono delineati due approcci sociologici, uno micro e l'altro macro-sociologico:

  • Tradizione comportamentista: concepisce l'opinione pubblica come aggregazione di opinioni individuali espresse privatamente a uno sconosciuto (l'intervistatore). L'opinione pubblica può essere quindi definita/conosciuta solo attraverso sondaggi che ci dicano quale opinione è detenuta dalla maggior parte dei soggetti interrogati (il popolo). Prendendo spunto da questo approccio, Sartori osserva che l’opinione pubblica è fatta da tutti e da nessuno, è il risultato di un insieme di influenze e contro influenze. È dunque in linea con la visione aggregativa, secondo cui non c'è opinione pubblica unanime, ma tante opinioni quanti i gruppi che le detengono.
  • Interazionismo simbolico: considera l'opinione pubblica costituita dalla partecipazione attiva dei molti organizzati in forze sociali. Su queste basi nasce l’approccio comprendente, a cui si è ispirato Blumer che vede l'opinione pubblica come la risultante dello scontro/confronto di forze sociali (si parla in questo caso di opinioni mobilitate). L’opinione che prevale nello scontro, conquista lo statuto di opinione pubblica.

Lo scienziato sociale deve trovare una mediazione tra le due opposte analisi micro e macro; deve cercare di capire cosa c'è tra i risultati dei sondaggi di opinione e le scelte effettive dei gruppi/individui.

Attraverso il sondaggio si studiano gli individui per analizzare le loro relazioni e la loro personalità. Le informazioni vengono chieste direttamente agli individui, attraverso domande. Altri strumenti di analisi sono:

  • Osservazione, con cui si studiano i comportamenti.
  • Test, con cui si rilevano le capacità intellettuali e/o pratiche. A differenza del sondaggio che preferisce un contesto naturale, più vicino possibile alle esperienze quotidiane di interazione, il test si somministra in laboratorio in una situazione sorvegliata e artificiale.
  • Sondaggio di opinione, che di solito viene condotto da agenzie demoscopiche, su commissione di giornali, partiti e associazioni varie. A differenza del sondaggio, che può usare le forme più svariate di domande, il sondaggio di opinione si basa su domande rigidamente strutturate e legate a vincoli molto rigidi nei tempi e nelle forme di somministrazione.

La concezione aggregativa dell'opinione pubblica dona ai sondaggi il potere di influire sul processo di formazione delle decisioni politiche. Secondo Noelle-Neumann una buona classe politica deve saper interpretare le tendenze dell'opinione pubblica senza l’aiuto dei sondaggi di opinione che, per quanto utili, non possono essere assunti a guida ed espressione della saggezza pubblica. Le obiezioni che solleva sono:

  • Scarsa fondatezza dell'assunto secondo cui tutti gli intervistati hanno un'opinione su qualunque oggetto e tema gli venga proposto dal sondaggista.
  • Limiti della tecnica: il sondaggio è progettato bene? le domande sono formulate bene? L'intervistato reagisce alle domande nel modo auspicato e atteso?

Lippman fu il primo a muovere la critica sulla capacità dei soggetti di esprimere opinioni su tutti i temi, infatti sostiene che i singoli cittadini non sempre hanno la competenza necessaria per valutare, giudicare, formarsi un'opinione su qualsivoglia problema, tema, argomento. Ci sono argomenti che devono essere trattati da chi è competente e ha tempo e capacità per occuparsene.

Fabris depreca la prassi ricorrente di pretendere risposte anche a proposito di argomenti su cui la gente non ha un'opinione; lo studio dell'opinione pubblica è legittimo solo se questa è informata; i cittadini possono reagire criticamente solo se sono adeguatamente informati sui temi proposti dai sondaggi.

I sondaggi si esprimono inoltre attraverso numeri (elaborazioni statistiche), considerati precisi, eleganti e dotati di prestigio scientifico. In altri termini il sondaggio e i numeri di cui si serve per comunicare diventano simboli potenti di un'entità amorfa come l'opinione pubblica e di aspetti fondamentali delle società occidentali come la volontà del popolo, il voto della maggioranza.

Le critiche mosse ai sondaggi di opinione:

  • I sondaggi di opinione (polls) non riflettono la forza delle opinioni; alcune opinioni potrebbero dipendere dallo spazio che i media hanno dato al tema nei momenti precedenti all'intervista.
  • Chi formula le domande? Chi decide i temi meritevoli di un sondaggio tra la popolazione generale?
  • Gli interessi dei committenti non necessariamente coincidono con gli interessi dei soggetti intervistati.
  • Le domande troppo strutturate impediscono di ottenere risposte impreviste.
  • Il risultato dipende troppo dalla formulazione delle domande e da altri fattori accidentali. Secondo Bourdieu i sondaggi di opinione rappresentano al massimo una specie di sociologia spontanea che produce risposte solo ai problemi posti dai committenti piuttosto che dai cittadini.

Capitolo 2 – Caratteristiche generali del sondaggio

Il presupposto su cui ci si basa è che il soggetto interrogato sappia e voglia fornire informazioni su se stesso e sul mondo che lo circonda e che i suoi resoconti siano sinceri e non vengano influenzati dal contesto in cui vive. In definitiva presupponiamo piena corrispondenza tra pensiero-parole-comportamento.

A tal proposito Deutcher ha pubblicato un saggio dal titolo “Words and Deeds” che esamina la relazione tra dire e fare, senza considerare la mediazione del pensiero, dei processi intellettuali ed emotivi che si attivano nel momento in cui rispondiamo a domande, o decidiamo come comportarci.

Infatti Chomski sostiene che non sempre ciò che si dice è ciò che si vuole significare. Bourdieu lamenta che i sondaggi, dissociando lo stato dal soggetto che lo detiene, perdono completamente di vista la visione e il peso che lo stesso soggetto attribuisce a ciò che dice.

Secondo alcuni psicologi le persone costrette a spiegare i loro atteggiamenti, i loro comportamenti o altro, tendono a scegliere più o meno consapevolmente quelle spiegazioni che appaiono al momento più accettabili.

Sul tema si fronteggiano due posizioni opposte:

  • Alcuni sostengono che la situazione di intervista viene considerata dal soggetto come una situazione pubblica, ufficiale, in cui è più opportuno manifestare determinate opinioni piuttosto che altre, in modo da dare l'immagine di sé migliore agli occhi del gruppo di riferimento e dell'interlocutore. È di questo avviso Gostkowski secondo cui le risposte degli intervistati riflettono la posizione che si può esprimere in pubblico, e sono diverse da quelle che una persona esprimerebbe in una situazione informale. Irwing Deutscher precisa che i soggetti possono esprimere opinioni diverse a seconda della situazione in cui lo fanno, senza che una sia necessariamente più sincera dell'altra. Per l'intervistato l'intervista è una situazione artificiale caratterizzata da un forte senso di anonimato che può indurre l'intervistato a esprimere idee che non rivelerebbe nell'arena pubblica, quotidiana e affollata di persone della cui opinione e reazioni normalmente tiene conto.
  • Altri invece sostengono che nell'intervista, il soggetto può anche esprimere un suo pensiero sincero, ma riservato, perciò poco utile per il ricercatore che è interessato a quelle opinioni che si manifestano in pubblico e che quindi contribuiscono alla costruzione dell'opinione pubblica. Come ricorda Galtung infatti, esprimere un’opinione è un atto sociale, il pensiero personale no.

La tecnica del sondaggio, nata nel mondo anglosassone, trae la sua legittimazione da assunti legati al suo humus culturale. Secondo tali assunti i soggetti:

  • Considerando il sondaggio uno strumento utilizzato da istituti di ricerca per ottenere informazioni, si sentono in dovere di rispondere in base alle aspettative del ricercatore.
  • Non credono che la tradizione sia l'unica fonte di credenze e atteggiamenti e sono in grado di capire che ci sono modi alternativi di vedere il mondo.

Nachman attribuisce a fattori culturali la tendenza di alcuni intervistati a mentire o essere vaghi per evitare di rispondere. Secondo Vernon, le parole sono fatti in miniatura. Galtung invece dà per scontato che i patterns di valori definiti da una ricerca sociale non predicono il comportamento degli individui, perché le tecniche di rilevazione non tengono conto del fatto che questi prima di agire cercano il consenso del gruppo di riferimento. Egli inoltre non tiene conto della mediazione della sfera del pensiero, delle diverse attività intellettuali che intervengono tra il dire e fare.

Il comportamento umano è spesso il risultato dell'improvvisazione; le persone possono reagire dinanzi a circostanze impreviste in un modo inventivo. L'immersione nella situazione specifica può attivare componenti inconsce (Fiske). La totale discordanza tra parole e fatti mostra con chiarezza quanto siano diversi i meccanismi che si mettono in opera nelle due situazioni: interazione verbale e il comportamento.

Secondo Schultz, per regolare i loro comportamenti gli uomini attingono a un livello di valori che possiamo definire pragmatico. Le procedure di adattamento psicologico all'ambiente, le mediazioni simboliche con il mondo di relazione sono regolate invece da quel livello di valori definito mitologico che attiene al mondo che giace al di là dell'esperienza diretta dell'individuo.

Il fatto di essere intervistati e quindi costretti a verbalizzare, e prima ancora a elaborare mentalmente la risposta, può produrre un cambiamento nel comportamento. Secondo Bain le risposte non predicono i comportamenti anche perché gli intervistati mentono, dimenticano, razionalizzano, o più semplicemente non capiscono le domande. Se vogliamo sapere come si comportano gli individui in una determinata circostanza, dobbiamo osservarli; scegliere il sondaggio come scorciatoia è un'illusione e un grave errore sul piano metodologico (Merton).

Petty e Cacioppo sostengono che le domande sul comportamento futuro, sulle intenzioni di voto mettono in moto essenzialmente processi cognitivi di elaborazione della risposta. Nel decidere il comportamento da adottare entrano in gioco meccanismi diversi; ciò significa che il comportamento di voto può essere influenzato da aspetti affettivi, emotivi. Jowell e Hedges osservano che talvolta gli intervistati dichiarano in tutta buona fede che puniranno il loro partito non votandolo e poi invece continuano a votarlo, per motivi affettivi o altro; ovviamente può succedere anche il contrario.

In realtà i ricercatori sottolineano che i loro studi non hanno lo scopo di prevenire i risultati elettorali, ma vogliono offrire una istantanea nelle intenzioni di voto in un dato momento. Luzzatto Fegiz: tanto accidentale è il rapporto tra la dichiarazione (durante un'intervista) e il comportamento di voto (al momento delle elezioni) che un sondaggio corretto può produrre risultati lontani da quelli effettivi. Secondo Yankelovich i risultati dei sondaggi politico-elettorali sono riflessi accurati nelle intenzioni e dei sentimenti degli intervistati a un dato punto nel tempo, aumentando le informazioni sui candidati, e quindi negli ultimissimi giorni, si dovrebbe avere una maggiore corrispondenza tra dichiarazioni di voto (rilevati dai sondaggi) e i risultati elettorali. I sondaggi non sempre prevedono i risultati delle elezioni anche perché i loro campioni non rappresentano adeguatamente la popolazione di riferimento.

Capitolo 3 – L'intervista e la standardizzazione

L'intervista può essere definita una conversazione con vari scopi: terapeutico, istruttivo, selettivo, giornalistico, sociologico. La sua ampia diffusione come strumento principale di raccolta delle informazioni è imputabile, secondo Briggs, al fatto che concretizza la concezione un po' ingenua, che parlare equivalga a comunicare. Nel 1924 Bingham e Moore coniavano la definizione dell'intervista come “conversation with a purpose”: lo scopo è ovviamente ottenere informazioni.

L’intervista si propone quindi, come una situazione in cui il processo di domande e di risposte possa essere considerata un’applicazione del modello comportamentista “stimolo-risposta”: il solo obiettivo consiste nell'ottenere reazioni verbali dall’intervistato alle domande che gli vengono poste. La situazione è quindi fortemente squilibrata a favore dell’intervistatore, esso ha il diritto di decidere gli argomenti, di stabilire quando si è detto abbastanza di un certo argomento, quando passare a un altro punto (Schwartz e Jacobs).

Secondo Sormano l'intervista può essere considerata un'istituzione governata da un principio di cooperazione e applicato unilateralmente; uno soltanto dei suoi interlocutori domanderà e l'altro sarà tenuto a rispondere. Secondo alcuni autori l’asimmetria rende la situazione di intervista artificiale al punto da minacciare la qualità dei dati creati. Disturbato dalla mancanza di controllo della situazione, l’intervistato può seguire diverse strategie per riequilibrare il rapporto con l’intervistatore, come rispondere “non so”, o restando nel vago opponendo all’intervistatore una domanda che lo riguarda, o interrompendo l’intervistatore prima che finisca di formulare la domanda o infine, chiedendo all’intervistatore di chiarire le domande.

Mettendosi nei panni dell’intervistato, negli anni 70 Gilli sosteneva la necessità di riequilibrare il rapporto tra i due interlocutori dando all'intervistato una copia del questionario da leggere in anticipo; ma l'idea non ha avuto molto successo.

Le interviste sono essenzialmente negoziazioni, transazioni verbali tra esseri umani. L'intervista si muove continuamente in bilico tra evento interazionale e strumento neutrale in cui si presume sia possibile porre domande: rilevanti rispetto agli interessi cognitivi della ricerca; rilevanti dal punto di vista dell’intervistato; formulate in maniera tale che tutti gli intervistati le comprendano nel senso inteso dal ricercatore.

Si definisce sondaggio, il procedimento di raccolta di informazioni attraverso domande poste a un determinato numero di persone. Gli elementi minimi costitutivi sono:

  • Che gli individui siano oggetto di studio.
  • Che le informazioni siano chieste direttamente a loro attraverso domande.

In linea di massima si possono distinguere i seguenti tipi di intervista:

  1. Intervista in profondità, o non direttiva, che si basa su un colloquio tra intervistato e intervistatore durante il quale quest'ultimo si limita a introdurre un tema che lascerà sviluppare liberamente all'intervistato così come egli lo concettualizza in tutte le sue sfaccettature. In questo caso l'intervistato è protagonista e non si limita a subire l'intervista.
  2. Intervista semi-strutturata, in parte direttiva, si ha quando è...
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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danielademarte di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi dell'opinione pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Martire Fabrizio.
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