Integrazione tra scienze sociali e scienze biologiche nelle biosocial surveys
Fabrizio Martire e Maria Concetta Pitrone
Introduzione
Nella letteratura metodologica l'espressione biosocial survey si riferisce alle indagini campionarie in cui, oltre alle informazioni relative ai temi tradizionali delle survey (aspetti sociodemografici, stili di vita, opinioni, atteggiamenti ecc.), si rilevano anche alcuni biomarkers, cioè aspetti fisici e biologici (altezza, peso, caratteristiche dell'apparato respiratorio, pressione arteriosa, colesterolo, e così via) attraverso i quali ricostruire le condizioni di salute degli intervistati. In anni più recenti l'ambito di rilevazione delle biosocial surveys si è esteso alla genetica. La combinazione tra due approcci consolidati – la survey da un lato e la misurazione di caratteristiche tipicamente associate allo stato di salute dall'altro – crea un ibrido originale funzionale soprattutto allo studio su larga scala delle relazioni tra predisposizioni individuali (anche di natura genetica), stili di vita, condizioni di salute e benessere. Sia il lavoro sul campo, sia il trattamento e l'analisi delle informazioni richiedono investimenti economici e organizzativi fuori portata per la maggior parte dei centri di ricerca sociale, accademica e non. D'altra parte, le biosocial surveys costituiscono per i sociologi un'occasione strategica di accesso a canali di finanziamento altrimenti preclusi o quasi.
Le biosocial surveys nel contesto internazionale e nazionale
A livello internazionale si segnalano tre grandi progetti di biosocial survey. Nel 1990 negli Stati Uniti il National Institute on Aging – in collaborazione con alcuni altri enti governativi – ha avviato The Health and Retirement Study (HRS), un progetto di ricerca longitudinale per studiare l'invecchiamento come processo sociale complesso, con lo scopo di fornire dati e analisi utili ai responsabili delle politiche sulla salute, sul lavoro e sul welfare. Nel 1991 l'Institute for Social and Economic Research dell'università di Essex dà il via allo UK Household Longitudinal Study (UKHLS). Il campione su cui si basa è formato da circa 40.000 famiglie; si tratta di una delle indagini panel più vaste a livello internazionale. Rispetto al progetto HRS sopra citato, l'ambito di interesse di questa ricerca è molto più vasto: infatti il questionario è costruito per rilevare informazioni sulle condizioni occupazionali/professionali delle famiglie, sulle forme di genitorialità, sulle reti di relazioni extra-familiari ecc. Nel 2010 vengono rilevati per la prima volta un insieme di biomarkers con un duplice obiettivo: studiare i fattori di rischio tipici delle patologie più diffuse nel Regno Unito e analizzare le relazioni tra condizioni di salute e ambiente. Nel 2001, sotto gli auspici del Munich Center for the Economics of Aging, affiliato al Max Planck Institute for Social Law and Social Policy, prende il via il progetto Survey on Health, Ageing and Retirement (SHARE) in Europa. I ricercatori di SHARE rivendicano esplicitamente la continuità della loro indagine rispetto a HRS e a un'altra ricerca longitudinale inglese sull'invecchiamento, la English Longitudinal Survey on Ageing (ELSA), chiarendo che un loro obiettivo strategico è la creazione di un sistema informativo longitudinale strettamente comparabile con i dati di HRS.
In Italia, oltre alla partecipazione al progetto SHARE, si segnalano alcune interessanti esperienze di biosocial survey: nell'ambito del progetto Cuore, coordinato dall'Istituto superiore della sanità e che ha come obiettivo la prevenzione delle malattie ischemiche, è stata svolta, a partire dalla metà degli anni '80 del secolo scorso, un'indagine longitudinale campionaria volta a rilevare, per ciascun individuo, un insieme molto ampio di informazioni (lo stato di salute rilevato attraverso specifiche procedure diagnostiche; alcune caratteristiche sociodemografiche; gli stili di vita e i comportamenti a rischio; il consumo di farmaci; una serie di dati sulla familiarità dell'individuo rispetto a determinate patologie); la ricerca che Carla Ancona (Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio) e i suoi collaboratori hanno svolto su un campione di cittadini di Civitavecchia di età compresa tra 35 e i 69 anni. Oltre alle tipiche informazioni di carattere sociodemografico sono stati misurati il peso e l'altezza; per ciascun individuo sono state inoltre effettuate le analisi delle unghie, del sangue e della funzionalità respiratoria. La ricerca di ambito strettamente locale si distingue dalle grandi surveys longitudinali anche per il fatto che i biomarkers sono rilevati presso un presidio medico, che gli intervistati hanno visitato due volte per le varie analisi. I ricercatori hanno esaminato le condizioni di salute degli intervistati alla luce sia delle loro caratteristiche sociali, sia dei fattori di rischio ambientali cui sono esposti nelle diverse zone del centro abitato considerato.
Il primato dei fattori genetici nella spiegazione dei comportamenti
Negli ultimi anni le biosocial surveys hanno esteso il loro ambito di rilevazione ai biomarkers che consentono indagini sul genoma degli individui; si tratta di possibilità riservate ai network scientifici in grado di mettere in campo le risorse organizzative e finanziarie necessarie per gestire la rilevazione e l'analisi di dati di questo tipo. L'apertura alla genetica costituisce un punto di svolta cruciale che rimette in discussione controversie epistemologiche ed etiche che tradizionalmente hanno accompagnato il dibattito sul rapporto tra biologia e scienze sociali. Riflettendo sulle potenzialità dell'indagine Understanding Society, Hobcraft sintetizza così le prospettive di ricerca che la genetica apre alle biosocial surveys: la combinazione di un insieme ricco di biomarkers e di fenotipi intermedi (o caratteristiche stabili) potrebbe conferire a Understanding Society un valore strategico nello studio dell'interazione tra genetica e ambiente.
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