Elettronica
I segnali contengono informazioni: per estrale, l’osservatore deve effettuare una elaborazione del segnale,
attraverso un sistema elettronico. Perché questo sia possibile occorre quindi necessariamente convertire il
segnale in un segnale elettrico (una tensione o una corrente), attraverso dei trasduttori: un segnale quindi è
una grandezza che varia nel tempo, che inoltre può essere
rappresentata anche mediante il suo spettro in frequenza
(come somma di segnali sinusoidali di differenti frequenze
ed ampiezze). I segnali possono essere analogici o digitali, a
seconda se essi assumono molteplici valori in ampiezza in
diversi istanti di tempo o valori ben precisi. Un segnale
analogico può essere trasformato in digitale mediante un campionamento.
Richiami sui circuiti lineari Legge Ohm: V=RI
Principio di equivalenza tra generatori: i due generatori
coincidono con V =RI
g g
Leggi di Kirchhoff: 1) la somma algebrica delle correnti
entranti in un nodo del circuito è uguale a zero:
2) la somma algebrica delle differenze di potenziale che s’incontrano spostandosi su un circuito lungo una
linea chiusa e finita è nulla. Le tensioni vanno prese positive se concordi con il verso di spostamento:
Teorema di Thevenin: un sistema lineare a una porta è equivalente a una rete con un generatore di tensione e
una resistenza.
Teorema di Norton: un sistema lineare a una porta è equivalente a una rete con un generatore di corrente e
una resistenza.
Generatori controllati: i valori delle grandezze elettriche sono legate ad un’altra grandezza elettrica presente
nel circuito.
Elementi reattivi 1 (risp. in frequenza)
impedenza: z = −
(t)= V(∞)-[V(∞)-V(0)] =RC
+ -
(0 )= V (0 ) e V con (al gradino)
V
c c c
Impedenza: z= (risp. in frequenza) −
(∞)-[I (∞)-I =RC
+ -
(0 )= I (0 ) e I (t)= I (0)] con (al gradino)
I
L L L L L L
=R +R +…+R
Resistenze in serie: R
eq 1 2 n
1 1 1 1 ∗ …
1 2
= + + ⋯ + →
Resistenze in parallelo: R =
eq
+ …
1 2 1 2
Amplificatori
La prima necessità nell’elaborazione dei segnali è quella di amplificarli (poiché i trasduttori forniscono
segnali piccoli, di energie basse): ciò avviene tramite un
amplificatore, che deve essere dotato di linearità per
evitare distorsioni del segnale.
Un tale amplificatore è formato dalla relazione V (t)= A
0
V (t) dove A, una costante, rappresenta il guadagno dell’amplificatore. L’amplificatore di segnali è una rete
i
due porte, e spesso viene rappresentato con un terminale in comune tra la porta in ingresso e quella di uscita,
detto massa del circuito. Un amplificatore riceve in ingresso un segnale V (t) e fornisce in uscita, attraverso
i
una resistenza di carica R un segnale V (t): si definisce guadagno di tensione la relazione A = . Si
L 0 v
definisce guadagno di potenza (che differenzia l’amplificatore da un trasformatore) la relazione:
( )
A = = con I =
p 0
)
(
(corrente fornita al carico da A).
Definendo inoltre il guadagno di corrente A = si ricava che A = A A .
i p v i
Poiché l’energia trasferita al carico è maggiore di quella assorbita dal
generatore di segnale, è evidente che debba essere fornita energia
addizionale all’amplificatore: ciò avviene tramite il collegamento di generatori in continua, detti
alimentatori.
Un amplificatore richiede due alimentatori: uno positivo di valore V (il cui polo negativo è messo a massa)
1
e uno negativo di valore V (il cui polo positivo è messo a massa). Essi erogano corrente, rispettivamente I e
2 1
, per cui la potenza fornita all’amplificatore è: P = V I + V I .
I 2 dc 1 1 2 2
Indicando con P la potenza dissipata all’interno dell’amplificatore, si ha il bilancio energetico:
diss
+P = P +P .
P dc i L diss
Dove P (potenza fornita al carico). Siccome P (la potenza assorbita) di solito è molto bassa, l’efficienza
L i
η= ∗ .
dell’amplificatore è definita come
Un amplificatore lavora in regime lineare solo per un limitato intervallo di tensioni di ingresso e di uscita: se
+ -
e uno negativo L ,
alimentato da due generatori la tensione di uscita non può superare un limite positivo L
oltre i quali l’amplificatore è in saturazione. In particolare il segnale di ingresso deve essere mantenuto
− +
nell’intervallo < V < . Nella realtà gli amplificatori presentano caratteristiche non sempre lineari: ad
i
esempio quelli alimentati da un solo generatore hanno il punto di lavoro decentrato rispetto all’origine. Per
ovviare a ciò pur mantenendo l’ampiezza del segnale bassa, occorre polarizzare il circuito, applicando una
tensione costante v che si somma alla tensione del segnale: v (t)= V + v (t); in uscita si avrà v (t)= V + v
I I I i 0 0 0
�
=
(t)= A v (t), dove A è la pendenza lineare della caratteristica, cioè
(t), cioè V
0 v i v in Q.
Esistono diversi tipi di amplificatori, ma in particolare ne vengono analizzati quattro: L’amplificatore di
tensione, di corrente, di transresistenza e di transconduttanza.
L’amplificatore di tensione è costituito da un generatore di tensione controllato in tensione con un fattore di
amplificazione A , una resistenza di ingresso R e una
v0 i
d’uscita R . Usando la regola del partitore di tensione si ha
0
=
+
= =
quindi il guadagno di tensione è .
+
Affinché il guadagno non venga ridotto, la resistenza di uscita deve essere molto più piccola della
0
∞
=
; inoltre poiché = si ha . è detto guadagno di tensione a circuito
resistenza di carico
ha valore finito, all’ingresso dell’amplificatore è presente un altro
aperto. Quando la resistenza d’ingresso R i
partitore di tensione, quindi solo una frazione del segnale d’ingresso V arriva in ingresso all’amplificatore,
s
=
cioè , per cui per non perdere una parte del segnale d’ingresso, la resistenza di ingresso deve
+
≫ ≪
(e ). Un caso particolare è il buffer di
essere molto maggiore di quella del generatore, cioè 0
≫
e quindi quando si avrebbe una forte
tensione: uno stadio separatore da utilizzare quando
attenuazione del segnale; in tal caso si utilizza questo tipo di amplificatore, con elevata resistenza d’ingresso
≫ ) ≪
e una bassa resistenza di uscita (tale che ), pur avendo un guadagno unitario
(tale che 0
=
�
=1, ma tale che V V .
A
vs 0 s
= = ∗ → =
�
Il guadagno di tensione complessivo: * ; V =Vs V Vs,
0 0
+ + + +
R
→∞, →0, →1.
se Ri
0
Sebbene sia molto più usato l’amplificatore di tensione, è importante anche l’amplificatore di corrente: esso
è costituito da un generatore di corrente controllato in
corrente con amplificatore A Resistenza in ingresso R e
is, i
di uscita R . Usando la regola del partitore di corrente si
0
ottiene I =
0 +
= = .
quindi il guadagno di corrente è A
i +
deve essere molto maggiore della resistenza di
Per evitare perdita di guadagno, la resistenza di uscita R
0
=
; inoltre se R =0 si ha , quindi è chiamata guadagno di corrente in corto circuito.
carico R
L L
Anche in ingresso vi è un partitore di corrente, e solo una sua frazione giunge in ingresso all’amplificatore:
= , quindi per non perdere parte del segnale di ingresso, la resistenza di ingresso deve essere molto
i
i +
≪ ≫
minore di quella del generatore, cioè (e ). Un caso particolare è il buffer di corrente: si
0 ≪ ) con guadagno unitario, ma
utilizza uno stadio separatore quando si ha alta impedenza d’uscita (
=
� I
tale che I s.
0
= = ∗ → =
� → 0, → ∞, →1.
* ; I =Is I Is, se Ri R
0 0
0
+ + + +
Vi sono infine l’amplificatore di Transconduttanza, che ha un segnale di tensione in ingresso e fornisce un
è detto transconduttanza di corto circuito
segnale di corrente in uscita e il cui parametro di guadagno G
m
= ∞ = ∞);
R e l’amplificatore di transresistenza, he ha un segnale di corrente
(amplificatore ideale per R 0 i
in ingresso e fornisce un segnale di tensione in uscita e il cui parametro di guadagno R è detto
m
= 0 = 0).
R
transresistenza a circuito aperto (amplificatore ideale per R 0 i
I quattro modelli di amplificatori sono unidirezionali, cioè, il segnale fluisce in una sola direzione,
dall’ingresso all’uscita.
Individuare la risposta in frequenza di un amplificatore significa esaminare la sua risposta a segnali
d’ingresso sinusoidali di varia frequenza. Ad un ingresso di questo tipo corrisponde in uscita un segnale con
,
stessa frequenza ma in generale un’ampiezza diversa V rispetto a quella del segnale d’ingresso V e uno
0 i
ϕ:
sfasamento indicando con T() la funzione di
trasferimento dell’amplificatore, si ha che la
risposta dell’amplificatore è completamente
∟T()= ϕ.
descritta da |T()|= e la fase
Quindi individuare la risposta in frequenza
significa ricavare questi due valori al variare della
.
frequenza L’amplificazione rimane cosante in
un intervallo di frequenza tra e , mentre al di sotto di e al di sopra di è minore, poiché il
L H L H
guadagno decresce: tale intervallo è detto larghezza di banda o banda passante. Un fattore di merito per
∗ :
l’amplificatore è il prodotto
( - ) * A =costante.
H L m
Per determinare la risposta in frequenza di un amplificatore, è utile conoscere quella delle reti STC, con una
singola costante di tempo: esse si possono dividere per lo
più in due categorie, caratterizzate da risposte differenti;
passa-basso e passa-alto. Infatti, sapendo che entrambe
le funzioni di trasferimento si possono esprimere mediante
il partitore di tensione (formato da una resistenza e un
condensatore con impedenza al variare della frequenza:
1 ),
Z= nel caso di una rete passa-basso diminuisce all’aumentare della frequenza e tende a zero per che
tende all’infinito (quindi fa passare le basse frequenze attenuandole poco o non attenuandole, mentre attenua
, =0.
quelle ad alta frequenza), invece nel caso di una rete passa-alto diminuisce con annullandosi per Nei
τ
=RC, si ha:
due casi, governati dalla costante di tempo
�
= ∗ ∗ → → →
= T(S)= con = = T(j)=
+ 0
+ + +( )
� �
|T| |T|
→ = 1, = 0
ω ≪ ω
0
1
|T| |T|
ω = ω → = , = −3
� 0
Passa-Basso : √2
ω 0
|T|
→ =
ω ≫ ω
0 ω
= ∗ ∗ → → →
= T(S)= con = = T(j)=
+ + + 0
�
� � � −( )
ω
|T|
ω ≪ ω → =
0
⎧ ω 0
1
|T| |T|
Passa-Alto : ω = ω → = , = −3
0
⎨ √2
|T| |T|
⎩ → = 1 , = 0
ω ≫ ω
0
Gli amplificatori possono essere classificati in base alla forma della loro risposta in ampiezza; essi possono
essere accoppiati direttamente (per cui vengono amplificate anche le basse frequenze), accoppiati
capacitivamente (tramite condensatori, per cui è amplificato solo un intervallo in frequenza)o possono essere
amplificati accordati ( che hanno come risposta un picco attorno ad una frequenza, le altre sono filtrate).
La controreazione (feedback) può essere sia positiva che negativa. Nel progetto degli amplificatori la
controreazione negativa è usata per avere delle proprietà:
1)Stabilizzare il guadagno, cioè rendere il guadagno meno sensibile alle variazioni del circuito (ad esempio
della temperatura).
2) Ridurre la distorsione: fa si che il segnale d’uscita sia direttamente proporzionale all’ingresso (cioè il
guadagno è indipendente dall’ampiezza).
3) Ridurre l’effetto del rumore: minimizzare il contributo da parte dei segnali elettrici indesiderati.
4)Controllare le impedenze di ingresso e di uscita.
5) Estendere la banda passante dell’amplificatore.
Tutti questi effetti positivi vengono ottenuti a prezzo di una riduzione del guadagno: tale fattore è detto tasso
(β). L’amplificatore ad anello aperto
di controreazione
ha un guadagno A, quindi l’uscita X è legata
0
tramite la relazione: X =A X . L’uscita
all’ingresso X
i 0 i
è inviata ad un carico e ad una rete di controreazione,
= β X
che produce una replica X dell’uscita: X . Il
f
f 0
viene sottratto a quello
segnale di retroazione Xf
Xs, per alterare il segnale di ingresso dell’amplificatore: X =X -X (questa sottrazione
fornito dal generatore s
i f
rende negativa la controreazione). Il guadagno dell’amplificatore controreazionato si ottiene combinando le
, dove la quantità Aβ è detta
equazioni: A = = guadagno ad anello (che deve essere positiva se è
f +
1
minore di un fattore 1+ Aβ, se Aβ≫1 =
�
controreazione negativa). Esso è allora A cioè dipende solo dalla
f β
=
� X , essendo X = X
controreazione) e inoltre X s f s.
f +
Per determinare analiticamente la stabilizzazione del guadagno si differenziano entrambi i membri
+−
→
A = , ottenendo: = =
f
+ (+) (+)
che, dividendola per l’equazione di partenza porta a: = * .
(+)
Si evince quindi che la variazione di A (dovuta a variazioni del circuito) è minore della variazione di A del
f
βA,
fattore di controreazione 1+ detto anche fattore di stabilizzazione.
Per quanto riguarda l’allargamento della banda (ad esempio per un amplificatore di alte frequenze) si ha:
ω
A(s) = con che rappresenta il guadagno di banda intermedio e la frequenza di taglio allora
+
�
applicando a questo amplificatore la controreazione otteniamo un guadagno ad anello chiuso:
�
() +
→
(s) = sostituendo A(s): A (s) = .
A
f f
+() )
(+
+ �
�
Da cui si vede una diminuzione del guadagno a centro-banda ( ).
+
( + ).
E un aumento della frequenza di taglio ( =
Analogamente si calcola per le basse frequenza: in ogni caso si mantiene costante il prodotto
Banda*Guadagno.
A seconda del tipo di amplificatore vi è il tipo di controreazione appropriato (in totale quindi quattro tipi).
Nel caso di un
amplificatore di tensione,
la grandezza da prelevare
in uscita è una tensione,
quindi il segnale X deve
f
essere una tensione che
deve essere sommata a
quella del generatore di
segnale: è una
controreazione serie-
parallelo (fig (a) ). In un
amplificatore di corrente, la grandezza da prelevare in uscita è una corrente, quindi anche il segnale di
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