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Dazio doganale

Un dazio è l’imposta applicata su un bene prodotto all’estero e importato che ne fa aumentare il prezzo

globale di un ammontare corrispondente. Ogni singola unità scambiata viene incrementata dalla tassa,

quindi aumentano tutti i prezzi, non solo quelli importati:

- i venditori nazionali sono favoriti dall’imposizione del dazio, essi adeguano il proprio prezzo a

quello mondiale e all’ammontare del dazio, quindi vendono a prezzi più alti

- i compratori nazionali sono sfavoriti dall’imposizione del dazio, essi si trovano a dover pagare in

ogni caso un prezzo più alto.

Per queste ragioni -> la domanda interna diminuisce, mentre aumenta l’offerta interna.

Il dazio riduce le importazioni e fa muovere il mercato interno verso una posizione più vicina all’equilibrio in

assenza di scambi.

Prima dell’imposizione del dazio:

- prezzo interno = prezzo mondiale

- surplus consumatore: ABCDEF

(area tra curva di domanda e prezzo mondiale)

- surplus produttore: G

(area tra curva d’offerta e prezzo mondiale)

- surplus totale: ABCDEFG Dopo l’imposizione del dazio:

- prezzo con dazio > prezzo mondiale

(in un ammontare corrispondente al dazio)

- il surplus del consumatore si riduce ad AB

(area tra curva di domanda e prezzo con dazio)

- il surplus del produttore aumenta a CG

(area tra curva d’offerta e prezzo con dazio)

- le entrate fiscali sono pari al dazio E

- il surplus totale aumenta a ABCG

- perdita secca DF

Un dazio distorce gli incentivi e allontana

l’allocazione delle risorse da quella efficiente: si ha

una diminuzione del benessere collettivo in quanto

l’aumento del benessere dei produttori è inferiore

alla perdita di benessere dei compratori.

Argomentazioni a favore delle restrizioni al libero scambio

Occupazione

La concorrenza internazionale distrugge posti di lavoro, perché se le persone comprano all’estero perché

più economico, la produzione interna si ridurrebbe e richiederebbe meno lavoratori. Protezione

dell’occupazione in alcuni settori -> costo occupazionale.

Tuttavia si crea surplus per i consumatori che possono acquistare a prezzi inferiori

Sicurezza nazionale

In alcuni settori produttivi, la chiusura agli scambi rappresenta maggiore sicurezza nazionale (es.

produzione di armi).

Protezionismo delle industrie nascenti

La nuova industria, che si sta sviluppando nel paese, esporta ad una competizione troppo forte, potrebbe

essere controproducente come intervento. All’inizio della sua attività l’industria è molto debole, crescendo

non ha più bisogno di tutela perché diventa competitiva: tutela temporanea nel breve e medio periodo. 35

Concorrenza sleale

Concorrenza sleale sulla delocalizzazione produttiva -> vado a produrre dove il costo della produzione è più

basso, il paese con costo di produzione più basso può decidere di sfruttare questo vantaggio potrebbe

iniziare a dare sussidi alle imprese che si trasferiscono a produrre nel proprio paese.

Protezionismo come arma di trattativa

Anche se un paese è favorevole al libero scambio, le restrizioni al commercio sono un eccellente strumento

di trattativa con le controparti internazionali. 36

10)LE ESTERNALITA’

L’esternalità è un effetto dell’azione di un soggetto economico sul benessere di altri soggetti non

direttamente coinvolti nell’azione, essa non ha un mercato.

- di consumo -> la decisione di consumare un bene può avere diversi effetti, possono essere positivi

con effetti benefici per gli altri (es. ristrutturare la facciata/acquistare un deodorante) o negativi

con effetti dannosi per gli altri (es. fumare in pubblico): i benefici privati inferiori a quelli sociali.

- di produzione -> la decisione di produrre un bene può avere diversi effetti, possono essere positivi

con effetti benefici per gli altri (es. costruzione di un faro) o negativi con effetti dannosi per gli altri

(es. inquinamento): i costi privati sono inferiori a quelli sociali.

Curva di domanda -> disponibilità a pagare

Curva d’offerta -> costi di produzione

La quantità prodotta e consumata all’equilibrio è efficiente nel senso

che massimizza il benessere di entrambe le parti (somma dei surplus

di consumatori e produttori). -> Quantità di mercato

Esternalità negative Le esternalità negative portano i mercati a produrre

quantità di un bene maggiori di quanto non sia

socialmente accettabile.

Quantità d’equilibrio > Quantità socialmente ottima

Es. Mercato dell’alluminio. Per ogni unità di alluminio

prodotta il costo sociale comprende:

- costo privato (produzione alluminio)

- danno (in termini di inquinamento)

Quindi la curva di costo sociale è più alta della curva

d’offerta. Costo sociale = costo privato + costo sociale

Internalizzare le esternalità negative

Internalizzare le esternalità significa alterare gli incentivi per indurre i soggetti economici a tener conto

degli effetti esterni delle loro azioni: per risolvere il problema il legislatore può internalizzare le esternalità

tassando i beni la cui produzione presenta esternalità negative.

- In questo caso, si potrebbe imporre una imposta su ogni unità di alluminio venduta per spostare la

curva di offerta verso l’alto -> se l’imposta è accuratamente calcolata (riflette cioè il costo sociale)

la nuova curva di offerta coinciderebbe con la curva di costo sociale.

Esternalità positive Le esternalità positive portano i mercati a produrre

quantità di un bene inferiori a quanto non sia socialmente

accettabile.

Quantità socialmente ottima > quantità d’equilibrio

Es. Mercato dell’istruzione. L’istruzione permette agli

individui di essere lavoratori più produttivi (beneficio

privato); una popolazione più istruita produce elettori più

informati (esternalità positiva).

Quindi la curva di valore sociale è più alta della curva di

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domanda. Val. sociale = valore privato + beneficio esterno

Internalizzare le esternalità positive

Internalizzare le esternalità significa alterare gli incentivi per indurre i soggetti economici a tener conto

degli effetti esterni delle loro azioni: Il legislatore può internalizzare le esternalità sussidiando i beni che

generano esternalità positive.

- In questo caso, si potrebbe imporre un sussidio su ogni unità di istruzione acquistata per spostare

curva di domanda verso l’alto -> se il sussidio è accuratamente calcolato (riflette cioè il beneficio

sociale) la nuova curva di domanda coinciderebbe con la curva di beneficio sociale

Intervento pubblico ed esternalità

Lo Stato può intervenire in diversi modi per portare l’allocazione delle risorse il più vicino possibile

all’ottimo sociale:

Provvedimenti di disposizione e controllo -> regolamentazione

Lo Stato può vietare o rendere obbligatori specifici comportamenti con un provvedimento normativo, in

questo modo esso esercita un controllo sulla quantità prodotta di esternalità (es. legge che tutela

l’ambiente).

Politica di mercato

Imposte e sussidi pigouviani

Lo Stato può intervenire sussidiando esternalità positive e introducendo imposte per esternalità negative.

Le pigouviane sono imposte che inducono i privati a tener conto di costi e benefici sociali di un’esternalità.

Esempio. Il governo istituisce un’imposta di 50000 euro per ogni tonnellata di materiale inquinante

prodotta.

Se fisso un’imposta per unità di inquinamento, sto fissando un prezzo dell’inquinamento che l’impresa deve

pagare se vuole continuare a inquinare -> l’imposta definisce il prezzo dell’inquinamento che, insieme alla

curva di domanda, determina la quantità di inquinamento.

La linea rossa rappresenta la curva di offerta che è perfettamente elastica -> offerta: le imprese possono

inquinare quanto vogliono purché paghino l’imposta; domanda: quantità d’inquinamento.

Permessi di emissione negoziabili

I permessi negoziabili danno la possibilità di scambiare diritto ad inquinare in quote.

Esempio. Due industrie possono mettersi d’accordo: una produce 100 tonnellate in più in

inquinamento e l’altra 100 tonnellate in meno in cambio di 3 milioni.

I permessi d’emissione definiscono la quantità di inquinamento che, insieme alla curva di domanda, ne

definisce il prezzo.

La linea rossa rappresenta la curva di offerta che è perfettamente anelastica -> offerta: la quantità di

inquinamento è fissata al numero di permessi; domanda: prezzo. 38

Teorema di Coase

Secondo il teorema di Coase le parti in causa possono risolvere da sole il problema delle esternalità, a

condizione che riescano a negoziare, senza costi di transazione, l’allocazione delle risorse -> l’efficienza è

raggiunta indipendentemente da come vengono assegnati i diritti di proprietà. Non importa a chi

vengono assegnati i diritti di proprietà, alla fine l’efficienza verrà raggiunta.

Non devono esserci costi di transazione (costi per negoziare), altrimenti non si raggiunge un accordo

efficiente. Ipotesi:

- assegnazione dei diritti di proprietà iniziale

- la negoziazione deve essere senza costi di transazione

- razionalità

Esempio: sedili sull’aereo. Anna abbassa il sedile infastidendo Barbara, ma Anna paga per poter abbassare il

sedile. L’efficienza è data dal fatto che chi è disposto a pagare di più ottiene ciò che vuole. 39

11)BENI PUBBLICI E RISORSE COLLETTIVE

Proprietà che definiscono categorie di beni:

Escludibilità: un bene è escludibile quando

riesco a impedire a qualcuno di utilizzarlo.

Rivalità: proprietà di un bene in forza della

quale l’uso da parte di un individuo ne

limita la possibilità di godimento da parte

di un altro -> più soggetti possono

consumare la stessa unità di bene quando

esso non è rivale.

Secondo queste caratteristiche si definiscono quattro tipologie di beni:

BENI PRIVATI: sono esclusivi e rivali nel consumo.

Esempio. Gelato: posso impedire ad altri di mangiare il mio gelato non dandoglielo

(esclusivo), se io mangio il gelato nessun’altro potrà mangiare il mio stesso gelato (rivale).

BENI PUBBLICI: non sono né esclusivi né rivali nel consumo.

Esempio. Sirene d’allarme della protezione civile: non posso impedire a nessuno di udirne il

suono (non esclusivo), se io sento la sirena anche gli altri possono sentirla (non rivale).

RISORSE COLLETTIVE: sono rivali, ma non esclusivi.

Esempio. Pesci in mare aperto. Non posso impedire agli altri di pescare (non esclusivo), ma

se io pesco un pesce ne rimane un numero minore (rivali).

BENI DI CLUB: sono esclusivi, ma non rivali.

Esempio. Servizio di vigilanza antincendio. È possibile impedire agli altri di usufruire del

servizio (esclusivo), ma se un individuo usufruisce del servizio anche gli altri potranno

usufruirne in egual misura (non rivale).

La linea di demarcazione tra queste categorie rimane comunque piuttosto vaga.

Beni pubblici (o gratis)

I beni pubblici sono beni che devono essere distribuiti gratuitamente, sono prodotti e forniti dallo Stato, in

quanto per i privati non è conveniente produrne.

Essi non sono esclusivi in quanto non si può impedire a qualcuno di fruirne, né rivali in quanto il fatto che

un individuo li utili ne fruisca non impedisce ad altri di fruirne.

Sono il caso estremo di esternalità positiva -> difficile definizione precisa, spesso esistono eccezioni.

Esempio. Fuochi pirotecnici. È impossibile impedire a qualcuno di assistervi (non esclusivo)

e se un individuo assiste allo spettacolo non impedisce agli altri di assistervi (non rivale).

Problema dei free-riding

Esempio. Fuochi pirotecnici. 500 abitanti attribuiscono un valore di 10 euro (per un totale di

5000 euro) ai fuochi pirotecnici che costano 1000 euro -> la situazione è economicamente

efficiente. Essendo però i fuochi un bene non esclusivo, gli individui hanno un forte

incentivo ad essere free-rider e quindi a non pagare il prezzo del biglietto per vederli.

Un grosso problema all’efficienza del mercato è quello causato dai free-rider, individui che godono del

vantaggio senza pagarne il prezzo -> usufruire del bene senza pagarlo. Dato che gli individui hanno un

incentivo a comportarsi da free-rider non si riesce a raggiungere l’efficienza.

Per nessun privato è conveniente organizzare lo spettacolo dei fuochi gratuitamente senza

che gli vengano pagati i biglietti. Il paese non avrà lo spettacolo. L’autorità locale può però

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sponsorizzare l’iniziativa dei fuochi pirotecnici aumentando le imposte locali. In questo

modo gli abitanti avranno un beneficio di 8 euro (10 del valore attribuito – 2 dell’imposta).

Stato e enti pubblici possono finanziare la produzione con gettito da tassazione, lo Stato per decidere se

fornire il bene pubblico o meno, confronta sempre prima benefici totali e costi totali (analisi costi-benefici).

Eccezioni: difesa nazionale, sistema giuridico, ordine pubblico, ricerca di base, lotta alla povertà -> tutti beni

per i quali è impossibile escludere chi non ha pagato le tasse.

Analisi costi-benefici

Lo Stato, per decidere se fornire un bene pubblico, deve fare un’analisi dei costi e dei benefici: confrontare i

costi e i benefici totali per la società prodotti dalla fornitura di un bene.

La fornitura efficiente di beni pubblici è più difficile rispetto a quella di beni privati perché i costi e benefici

dei beni pubblici sono più difficili da quantificare:

- nel mercato dei beni privati il valore (beneficio) è quantificato dal prezzo che il compratore è

disposto a pagare per quel bene e il costo (di produzione) è quantificato dal prezzo a cui il

venditore è disposto a vendere -> equilibrio di mercato.

- nel mercato dei beni privati è difficile misurare i benefici perché non c’è un prezzo per i beni

pubblici, ma spesso anche i costi sono difficili da quantificare.

Esempio: installazione di un semaforo al costo di 10.000 euro per ridurre incidenti mortali

da 1,6% a 1,1%. Per capire se conviene dobbiamo quantificare il beneficio generato dalla

riduzione degli incidenti mortali, ma la vita umana è senza prezzo (nessuno sarebbe

disposto a dare la sua vita per nessuna somma di denaro). Si può quindi ricorrere a casi in

cui il valore viene quantificato: dai giudici nei rimborsi assicurativi e dagli individui che

accettano di svolgere lavori pericolosi a volte mortali e vengono pagati

-> secondo questi approcci il semaforo riduce il rischio di morte del 0,5%, quindi il valore

della vita umana è 10.000 x 0,05% = 10.000.000 euro

Risorse collettive (o comuni)

Le risorse collettive, come i beni pubblici, non sono esclusive, sono infatti disponibili gratuitamente per

chiunque le voglia sfruttare; tuttavia sono rivali in quanto l’uso di una risorsa da parte di un individuo

riduce la possibilità di altri individui di goderne -> anche se possono essere utilizzati da tutti, prima o poi si

esauriranno (tragedia dei terreni comuni). -> eternalità negative.

The tragedy of commons

Parabola nota da moltissimo tempo che allude allo sfruttamento eccessivo di risorse comuni.

Esempio. Terreni comuni. Nessuna famiglia è proprietaria del terreno su cui fanno

pascolare le pecore, fino a che il terreno è abbastanza non ci sono problemi. Con

l’aumentare delle famiglie che fanno pascolare le proprie pecore e quindi l’aumentare delle

pecore su quel terreno prima o poi la terra faticherà a rigenerarsi e quindi il terreno non

sarà più in grado di soddisfare tutti. Una soluzione è quella di assegnare una parte di

terreno ad ogni famiglia, in questo modo la terra non è più risorsa collettiva, ma diventa un

bene privato.

Per affrontare il problema dell’esaurimento delle risorse vengono assegnati diritti di proprietà, accordi,

licenze, quote che ne limitino il consumo.

Importanti risorse collettive

- aria e acqua potabile

- strade congestioniate

- pesci e altri animali selvatici 41

11bis)RISCHIO, INCERTEZZA E INFORMAZIONE

Rischio e Incertezza

Rischio -> possibilità di attribuire a un evento la probabilità che si realizzi.

- distribuzione della probabilità

- possibilità di quantificare il rischio

- quindi: è possibile scambiare il rischio sul mercato

Incertezza -> impossibilità di attribuire a un evento la probabilità che si realizzi

- non è possibile quantificare l’incertezza

- quindi: non è possibile scambiare l’incertezza sul mercato

Gestione del rischio

Possiamo quantificare il rischio, calcolando il valore atteso di un evento futuro.

Valore atteso -> media ponderata di tutti i possibili esiti di una situazione rischiosa: somma dei valori di

tutti i possibili esiti, ciascuno moltiplicato per la probabilità a esso associata.

probabilità 1 x valore 1 + probabilità 2 x valore = valore atteso

Esempio: lancio una moneta. Se viene testa vinco 100 euro e se viene croce non vinco nulla.

Probabilità testa = ½, probabilità croce = ½ -> ½ * 100 + ½ * 0 = 50 euro

Esempio: studente che deve scegliere tra lavoro alle dipendenze o lavoro in proprio. Il

lavoro dipendente offre un salario pari a 13.000 euro, il lavoro in proprio (attività

rischiosa/aleatoria) invece se va bene (2/3) gli fa guadagnare 18.000 euro, se va male (1/3)

gli fa guadagnare 3.000 euro.

Lavoro alle dipendenze -> 13.000

Lavoro in proprio -> 2/3 * 18.000 + 1/3 * 3.000 = 13.000

In questo caso è equa = le opzioni hanno lo stesso risultato.

Il valore atteso permette quindi di confrontare il valore di un evento certo con il valore di un evento

aleatorio -> sulla base dei valori gli individui fanno le proprie scelte (è una questione di gusti e preferenze).

Avversione al rischio

Esistono tre tipologie di persone:

- Avverso al rischio: preferisce sempre una somma certa a una somma aleatoria di pari valore

- Neutrale al rischio: indifferente tra preferire una somma certa o una somma aleatoria

- Propenso al rischio: preferisce sempre una somma aleatoria a una somma certa di pari valore

Per convincere una persona avversa al rischio a scommettere è necessario compensarla nel disagio con un

premio per il rischio sufficientemente alto. Premio per il rischio = valore atteso - esito certo

Esempio: studente che deve scegliere tra lavoro alle dipendenze o lavoro in proprio. Per

convincere lo studente a scegliere il lavoro in proprio basterebbe che il guadagno in caso di

esito negativo fosse pari a 6000 perché: 2/3 * 18.000 + 1/3 * 6.000 = 14.000 > 13.000

Mercato del rischio

Sul mercato è possibile scambiare il rischio:

- diversificazione: ripartire il rischio tra molti soggetti (gruppi di persone o imprese)

- trasferimento: da chi non vuole sopportare rischio a chi è disposto a farsene carico, in cambio di un

“premio” -> assicurazioni

In questo caso si genera un mercato potenziale, quello delle assicurazioni, basato sul frazionamento e sulla

ripartizione del rischio stesso.

Esempio: se abbiamo paura che la nostra casa bruci, possiamo essere disposti a pagare un

premio di assicurazione che sarà convogliato in un fondo cui potrà attingere quella famiglia

nella cui casa si è sviluppato un incendio. 42

I premi che le imprese chiedono servono anche a ricoprire i costi di gestione e della verifica degli eventi

assicurati. Allora le assicurazioni stipulano contratti calcolando il rischio medio valutando statisticamente la

rischiosità di gruppi di individui -> il premio diventa quindi proporzionale alla rischiosità media della

categoria cui apparteniamo.

Informazione asimmetrica

Considerando che non tutto è noto a tutti, si ha un’informazione asimmetrica quando una delle due

controparti dello scambio ha informazioni che l’altra non osserva. Problematiche:

- Selezione avversa

L’informazione asimmetrica riguarda caratteristiche di ciò che si scambia.

Esempio: svalutazione delle auto dopo l’acquisto. Il consumatore è disposto a pagare: 5.000

euro per un’auto di buona qualità, e 2.000 euro per un’auto di cattiva qualità. Se esse nel

mercato sono al 50% l’una -> 0,50 * 5.000 + 0,50 * 2.000 = 3500 euro -> valore atteso della

disponibilità a pagare.

Ma al prezzo 3.500 saranno offerte solo automobili di cattiva qualità -> selezione avversa.

Soluzione: quando i venditori cattivi scacciano quelli buoni è necessario diffondere informazioni credibili

sulla qualità dei beni, le garanzie servono proprio a questo: la legislazione italiana prevede due anni di

garanzia per le vendite da imprese a privati, la garanzia obbligatoria responsabilizza il venditore.

Studio di G. Akerlof: Market of lemon

Azzardo morale

La rischiosità di chi è assicurato dipende dal suo comportamento, esso cambia seconda che l’individuo sia

assicurato o non assicurato. Si presentando due casi:

- l’assicuratore può osservare come si comporta il soggetto e conoscerne il grado d’attenzione:

grado di attenzione alto => premio basso

grado di attenzione basso => premio alto

se non ci sono problemi di asimmetria, i contratti e i premi sono contingenti al grado d’attenzione.

- l’assicuratore non può osservare come si comporta il soggetto e conoscerne il grado di attenzione:

il premio non può essere contingente al grado di attenzione. Il prestare attenzione è un’attività

costosa quindi i soggetti tenderanno a modificare il proprio comportamento una volta assicurati.

Esempio: furto di bicicletta. Se assicurati, saranno meno attenti alla propria bicicletta.

La probabilità (p) che il furto avvenga è determinata endogenamente, ovvero dipende dal comportamento:

se la stipula di una polizza riduce il grado d’attenzione dell’assicurato, p aumenta, il rischio in cui incorre

l’assicuratore aumenta e i profitti attesi diminuiscono. Polizza -> - Attenzione -> + P -> + Rischio -> - Profitti

L’assicuratore potrebbe, ancora una volta, decidere di non offrire contratti assicurativi: osserviamo quindi

un “malfunzionamento” del mercato imputabile a differenze nell’informazione a disposizione delle parti

dopo la stipula del contratto.

Fallimento del mercato -> spesso i mercati assicurativi non riescono a gestire rischi importanti della nostra

vita (es. rischio di farsi male, rischio di perdere il lavoro) -> per chi ha stipulato il contratto viene meno ogni

incentivo a comportarsi bene -> azzardo morale.

Contratti, rischio e informazione

Il mercato cerca soluzioni al problema della asimmetria informativa:

- contratti che preservano giusti incentivi (franchigia assicurazioni, banche dati su clienti…)

- intermediari tra chi vede e chi compra: si basa sull’idea di fiducia -> devono essere affidabili perché

per loro la reputazione è importante

- certificazioni di qualità: prodotti e sevizi -> mirano a segnalare la qualità di beni e servizi, pratica

nota come signalling. 43

12)COSTI DI PRODUZIONE

Le imprese stanno nel mercato dal lato dell’offerta e decidono quale quantità è ottimale per loro offrire in

corrispondenza di ogni prezzo -> obbiettivo: .

MASSIMIZZARE IL PROFITTO

Profitto = Ricavi – Costi

- Ricavi: somma che un’impresa incassa per la vendita del prodotto (P x Q)

- Costi: spese che un’impresa sostiene per i fattori produttivi (misurazione più complessa)

La misurazione dei costi è più complessa, ci sono molti tipi di costi da considerare.

Due punti di vista I costi di produzione comprendono:

- costi espliciti: costi monetari sostenuti per procurarsi i

fattori produttivi

- costi impliciti: costi non monetari

 costituiscono il costo-opportunità.

- Economisti: misurano il costo-opportunità

- Contabili: misurano solo i costi espliciti

quindi dal punto di vista contabile il profitto risulta superiore

rispetto a quanto risulti dal punto di vista economico.

Esempio: biscottificio di Chiara. Per aprire il proprio negozio Chiara impiega 300.000 euro

(costo esplicito), se invece avesse messo quei soldi in banca ad un tasso annuo del 5%,

avrebbe guadagnato 15.000 euro all’anno (costo implicito).

Per un economista l’impresa raggiunge il profitto solo se il ricavo totale supera il costo opportunità (che

include sia i costi espliciti che quelli impliciti), tuttavia il profitto sarà sempre minore di quello contabile.

Profitto variabile

Profitto variabile è dato dalla rendita del produttore (ovvero il prezzo pagato dal venditore = costo

marginale sostenuto per produrre ciascuna unità).

Si considerano solo i costi variabili: quelli che dipendono dalla quantità prodotta. Non si contano i costi fissi.

Funzione di produzione

La funzione di produzione mostra la relazione tra la quantità di

fattori produttivi impiegati efficientemente (al meglio delle

possibilità di produzione) e la quantità totale prodotta.

All’aumentare degli addetti la produzione aumenta sempre, ma in

misura minore -> la curva diventa sempre più piatta.

La funzione di produzione illustra i meriti di ragionare al margine e

conduce ai costi (variabili) di produzione.

Esempio: biscottificio di Chiara. Si suppone che il biscottificio abbia dimensione fissa e che

può variare solamente il numero degli addetti alla produzione. Questa ipotesi è realistica

solo nel breve periodo, in quanto solo nel lungo periodo il biscottificio può ingrandirsi.

Colonna 1 e 2-> funzione di produzione: relazione tra la quantità di fattori utilizzata per

produrre un bene, numero di addetti (x) e la quantità prodotta di quel bene (y). 44

Il prodotto marginale di un fattore di produzione è l’aumento della quantità prodotta che si ottiene

aumentando di una unità il fattore di produzione. Esso è decrescente. Più lavoratori vengono impiegati,

minore sarà il loro contributo alla produzione: un solo lavoratore ha tutto lo spazio e gli strumenti per

lavorare, più lavoratori invece devono condividere spazi e attrezzature quindi sono meno produttivi.

Colonna 3 -> prodotto marginale, aumento della quantità prodotta con l’introduzione di un

nuovo addetto.

- se il numero di lavoratori passa da 1 a 2, la quantità

prodotta aumenta da 50 a 90. Prodotto marginale

90-50=40

- se il numero di lavoratori passa da 2 a 3, la quantità

prodotta aumenta da 90 a 120. Prodotto marginale

120-90=30 (sempre positivo, ma più basso)

- se il numero di lavoratori passa da 3 a 4, la quantità

prodotta aumenta da 120 a 140. Prodotto marginale

140-120=20 (sempre positivo, ma più basso).

Dalla funzione di produzione alla curva di costo totale

All’aumentare del numero di lavoratori aumenta la quantità prodotta

-> la funzione di domanda si appiattisce (la produzione aumenta

sempre, ma in misura minore)

ma aumentano anche i costi (+ addetti -> + quantità prodotta -> + costi)

-> la curva di costo totale diventa sempre più ripida.

La curva di costo totale mostra la relazione tra la quantità prodotta del

bene (x) ed il costo totale della produzione di tale bene (y).

Colonna 4 -> costi fissi (30 euro)

Colonna 5 -> costo degli addetti all’ora (10 euro per ogni addetto)

Colonna 6 -> costo totale dei fattori produttivi, costi fissi + costo addetti,

- con 1 addetto 30 (fisso) +10 (1 addetto) = 40 costo totale

- con 2 addetti 30 (fisso) + 20 (2 addetti) = 50 costo totale

Diverse misure di costo

Costi fissi e Costi variabili

Esempio: chiostro di limonate di Irene.

Le prime due colonne consentono di tracciare la curva di costo totale.

Colonna 1 -> quantità di bicchieri prodotta

Colonna 2 -> costo totale di produzione dei bicchieri (CF + CV)

I costi totali (CT) si possono dividere in:

- costi fissi (CF) -> quelli che non dipendono dalla quantità di bene prodotta;

Colonna 3 -> costi fissi (es. impianti)

- costi variabili (CV) -> quelli che dipendono dalla quantità di bene prodotta.

Colonna 4 -> costi variabili per Irene che possono essere lo zucchero e i limoni, in base a

quante limonate deve produrre serve una maggiore quantità di zucchero e limoni. 45

Costo medio Per decidere se incrementare o meno una produzione occorre sapere quanto costa in

media produrre un bicchiere di limonata e quanto costerebbe aumentare la produzione.

Costo medio fisso (CMF) = costo fisso / quantità prodotta

Colonna 5 -> se l’impresa produce 2 bicchieri di limonata il CF è di 3, quindi 3/2=1,50

Costo medio variabile (CMV) = costo variabile / quantità prodotta

Colonna 6 -> se l’impresa produce 2 bicchieri di limonata il CV è di 0,80, quindi 0,80/2=0,40

Costo medio totale (CMT) = costo totale / quantità prodotta.

Colonna 7 -> se l’impresa produce 2 bicchieri di limonata il CT è di 3,80, quindi 3,80/2=1,90

Costo marginale

Costo marginale (CMa) = costo totale 2 – costo totale 1, esso è quindi dato dalla variazione del costo totale

all’aumentare della quantità prodotta: C=∆CT/∆Q

Colonna 8 -> il costo marginale totale è dato dalla variazione del costo totale all’aumentare

della quantità prodotta. Per esempio con 3 unità il CT è 4,50, con 2 unità il CT era 3,80,

quindi 4,50-3,80=0,70 costo marginale totale.

Rappresentazione delle curve di costo

Nella rappresentazione delle curve di costo si considerano la

quantità prodotta (x) e i costi (y).

Curva di costo marginale crescente (C’)

Il costo marginale aumenta all’aumentare della quantità:

- se si produce poco le attrezzature inutilizzate possono

essere sfruttate facilmente e a basso costo.

- se si produce tanto le attrezzature sono sfruttate al

limite, quindi l’aumento della produzione provoca un

elevato aumento di costo di produzione.

Curva di costo medio totale (CMT) a U

La curva di costo medio totale ha forma ad U in quanto esso è dato da:

- CMF che diminuisce all’aumentare della quantità prodotta (viene diviso su più beni)

- CMV che aumenta più che proporzionalmente all’aumentare della quantità prodotta

- Il punto più basso della curva CMT è la quantità che minimizza il CMT = scala efficiente.

A livelli molto bassi di produzione (1 o 2 bicchieri) il CMT è elevato perché il CMF si

ripartisce su meno produzione; poi il CMT diminuisce progressivamente fino a raggiungere

un minimo (5 bicchieri). Se fossero prodotte ulteriori unità il CMT ricomincerebbe a salire

spinto dalla crescita del CMV.

Relazione tra CMT e C’

Se C’ < CMT -> CMT è decrescente.

Se C’ > CMT -> CMT è crescente.

La curva di CMT (costo medio totale) interseca sempre quella di C’ (costo marginale) nel suo punto minimo.

Tipiche curve di costo A bassi livelli di produzione l’impresa presenta un prodotto

marginale crescente e la curva di costo marginale ha pendenza

negativa.

A partire da un livello di produzione più altro l’impresa presenta

un prodotto marginale decrescente e la curva di costo marginale

ha pendenza positiva.

Nonostante le differenze delle curve, esse hanno in comune tre

proprietà:

- il costo marginale, a partire da un certo punto, cresce all’aumentare della quantità prodotta

- la curva di costo medio totale ha forma ad U

- la curva di costo marginale interseca la curva di costo medio totale nel suo punto minimo 46

Costi nel breve e nel lungo periodo

La distinzione tra CF e CV dipende dall’orizzonte temporale.

- Il costo degli impianti è fisso nel breve periodo, ma può diventare variabile nel lungo periodo.

Esempio. Produzione di automobili Fiat. Nel breve periodo Fiat non può variare il numero

dei propri impianti (catene di montaggio) -> il costo degli impianti è fisso nel breve periodo.

Nel lungo periodo Fiat può variare il numero dei propri impianti (catene di montaggio) -> il

costo degli impianti è variabile nel lungo periodo.

Variare il numero di impianti fa cambiare la curva rilevante di CMT nel breve periodo.

Nel lungo periodo l’impresa adegua i propri impianti alla quantità da produrre (curva rossa).

Se il CMT diminuisce al crescere della quantità si realizzano economie di scala (o rendimenti crescenti):

l’impresa produce lungo il tratto decrescente della curva di CMT: i costi aumentano meno che

proporzionalmente all’aumentare delle quantità.

- economie di scala: sono presenti se i CF sono la parte principale dei costi

Se il CMT aumenta al crescere della quantità si realizzano diseconomie di scala (o rendimenti decrescenti):

l’impresa produce lungo il tratto crescente della curva di CMT: i costi aumentano più che

proporzionalmente all’aumentare delle quantità.

- diseconomie di scala: si generano quando alcuni fattori produttivi non sostituibili sono disponibili in

quantità limitata

Se il CMT rimane costante al crescere della quantità si hanno rendimenti costanti di scala: se i CMT non

variano al variare di Q: i costi aumentano proporzionalmente all’aumentare delle quantità.

- in questo caso i CMT hanno un tratto piatto. 47

15)CONCORRENZA MONOPOLISTICA

Concorrenza Imperfetta

Caratteristiche del mercato a concorrenza imperfetta sono:

- molti venditori e compratori;

- beni differenziati, simili ma non sostituibili -> poche imprese concorrenti;

- le imprese sono price-maker: non sono costrette a prendere il prezzo per dato

Concorrenza monopolistica

Molte imprese vendono prodotti simili, ma non completamente identici.

Quando ci sono molte imprese, esse sono disposte a sostenere costi (fissi) per differenziare prodotto e

venire incontro esigenze clienti.

- Breve periodo: possibili extraprofitti;

- Lungo periodo: entrata nuove imprese (costosa ma possibile) fino a erodere l’extraprofitto.

Oligopolio

Mercato nel quale pochi venditori offrono prodotti molto simili o identici tra loro. 48

13)LE IMPRESE IN UN MERCATO CONCORRENZIALE

Concorrenza Perfetta

Caratteristiche del mercato concorrenziale (o in concorrenza perfetta) sono:

- molti venditori e compratori;

- beni scambiati perfettamente sostituibili tra loro, bene omogenei (standardizzati);

- le imprese entrano e escono liberamente dal mercato.

Conseguenze:

- ogni impresa produce una piccola parte del mercato totale e ogni compratore acquista una piccola

quantità -> essi non hanno singolarmente alcuna influenza sul prezzo;

- compratori e venditori prendono il prezzo per dato -> price-taker. In base ad esso i compratori

decidono quanto comprare e i venditori quanto produrre.

Esempio. Mercato del latte. Dato che ci sono tanti compratori e tanti produttore,

nessun compratore influenza il prezzo del latte dal momento che ne acquista una

piccola quantità e nessun venditore produce un quantitativo abbastanza grande di

latte da poter condizionare il prezzo di mercato, egli non ha motivo di vendere a un

prezzo inferiore e se vendesse un prezzo maggiore tutti si rivolgerebbero alla

concorrenza. Chiunque può decidere di iniziare a produrre o smettere di produrre

latte.

Ricavo Colonna 1 -> Prezzo

Colonna 2 -> Quantità

Colonna 3 -> Ricavo Totale (P x Q)

Colonna 4 -> Ricavo Medio (RT/Q)

Colonna 5 -> Ricavo Marg. (RT1-RT2)

Ricavo Totale (Prezzo x Quantità)

In un’impresa in un mercato concorrenziale il è dato da x à.

RICAVO TOTALE PREZZO QUANTIT

Esempio. Latteria Rossi. La latteria produce una quantità di latte Q che vende al

prezzo P, il suo ricavo totale sarà dato da P x Q. Se il prezzo del latte è 6 euro al lt e

essa vende 8 lt avrà un ricavo totale di 48 euro.

Dato che è piccola il prezzo è lo stesso indipendentemente da quanto produce.

Ricavo Medio (Ricavo Totale / Quantità)

In un’impresa in un mercato concorrenziale il è dato da à.

RICAVO MEDIO RICAVO TOTALE / QUANTIT

Esso indica quanto incassa in media l’impresa dalla vendita di un’unità di prodotto.

Esempio. Latteria Rossi. Il ricavo medio in questo caso è sempre uguale a 6, ovvero il prezzo

di mercato del latte.

Per tutte le imprese in mercato concorrenziale il ricavo medio è uguale al prezzo del bene: RM = Prezzo.

Ricavo Marginale (∆ Ricavo Totale / ∆ Quantità)

In un’impresa in un mercato concorrenziale il RICAVO MARGINALE è dato da à,

∆ RICAVO TOTALE / ∆ QUANTIT

ovvero la variazione del ricavo da una quantità all’altra, quindi RT2 - RT1.

Esempio. Latteria Rossi. Il ricavo marginale in questo caso è sempre uguale a 6, ovvero il

prezzo del latte.

Per tutte le imprese in un mercato concorrenziale il ricavo marginale è uguale al prezzo del bene:

RMa = Prezzo e quindi -> Prezzo = RM = RMa 49

Massimizzazione del profitto

L’obbiettivo delle imprese in un mercato concorrenziale è la massimizzazione del profitto che è dato dalla

differenza tra ricavo totale e costi totali (Prof = RT – CT), produrre la quantità che rende massimo il profitto.

Se il Prezzo > CMV è anche possibile che l’impresa operi in perdita pur massimizzando il profitto

Esempio. Latteria Rossi. Col. 1 -> Q

Col. 2 -> Prezzo

Col. 3 -> RTotale = P x Q

Col. 4 -> Costo Totale che comprende

costi fissi = 3, + i costi variabili.

Col. 5 -> Profitto = RT - CT

(0-3=-3; 6-5=1; 12-8=4; 18-12=6)

Col. 6 -> RMarginale = ∆RT - ∆Q

(12-6=6; 18-12=6; 24-18=6)

Col. 7 -> CMarginale = ∆CT - VQ

(5-3=2; 8-5=3; 12-8=4; 17-12=5)

Un altro modo per guardare il profitto dell’impresa è confrontarne il RMarginale con il CMarginale

corrispondenti ad ogni quantità prodotta, quanto varia il profitto per ogni unità di bene in più.

Col.7 -> Variazione del profitto = RMarginale – CMarginale (6-2=4; 6-3=3;...6-6=0)

La latteria eviterà di produrre più di 5 lt di latte in quanto una quantità in più porterebbe ad

una riduzione del profitto.

È importante ragionare al margine, e così fanno tutti gli individui razionali:

- se RMa> CMa, un incremento di Q fa aumentare il profitto;

- se RMa< CMa, una riduzione di Q fa aumentare il profitto;

perciò se RMarginale = CMarginale -> profitto è massimizzato.

Arrivo a produrre fino a che i costi sostenuti per produrre il bene non superano i ricavi di vendita del bene.

Rappresentazione Dato il Prezzo l’impresa sceglie la Quantità che porti ad avere:

Prezzo=CMarginale=RMarginale.

La curva di CMarginale (C’) determina la Q offerta a quel

prezzo -> curva d’offerta.

- la curva di CMarginale (C’) è crescente;

- la curva di CMT ha forma ad U

esse si intersecano nel punto minimo di CMT.

Produrre o no?

Non è sempre conveniente produrre, spesso conviene di più sospendere la produzione o chiudere.

Sospensione temporanea della produzione (breve periodo)

Decisione di non produrre nel breve termine, durante un

periodo specifico.

Se l’impresa sospende la produzione:

- non sostiene più costi variabili,

- continua a sostenere costi fissi (costi sommersi)

non recuperabili perché già sostenuti,

- perde tutti i ricavi

-> quindi sospende se il ricavo che ottiene è inferiore al

costo variabile -> (RT < CV)/Q cioè:

Prezzo < Costo Medio Variabile 50

Quindi, nel breve periodo:

- se P > CMV -> l’impresa continua a produrre

- se P < CMV -> l’impresa sospende la produzione

La curva di offerta del breve periodo di un’impresa concorrenziale è la porzione di curva di costo marginale

(C’) che giace al di sopra del CMV.

Chiusura definitiva (lungo periodo)

Decisione di lungo periodo che riguarda la sopravvivenza dell’impresa -> uscita dal mercato.

Nel “lungo periodo” non si distingue tra fattori fissi e

variabili -> tutti i fattori sono considerati variabili.

Se l’impresa esce dal mercato:

- non sostiene più costi (fissi e variabili)

- perde tutti i ricavi

-> quindi chiude definitivamente se (RT < CT)/Q cioè:

Prezzo < Costo Medio Totale

Quindi nel lungo periodo:

- se P > CMT -> l’impresa entra nel mercato

- se P < CMT -> l’impresa chiude in modo definitivo ed esce dal mercato

La curva di offerta del lungo periodo di un’impresa concorrenziale è la porzione di curva di costo marginale

(C’) che giace al di sopra del CMT.

Se molte imprese escono dal mercato il prezzo aumenta.

Misurare graficamente il profitto

Profitto = RT – CT = (P x Q) – CT, moltiplico e divido per Q: (P x Q/Q – CT/Q) x Q -> (Prezzo – CMT) x Q

Curva d’offerta in un mercato concorrenziale

L’offerta di mercato è uguale alla somma delle quantità offerte dalle singole imprese in un mercato

concorrenziale.

- Numero fisso d’imprese (breve periodo) Fino a che il Prezzo > CMV, (C’) = offerta.

Per ogni Prezzo, ogni impresa produce

Quantità tale che il Prezzo corrisponda al

CMarginale.

L’offerta di mercato riflette quindi le curve di

CMarginale delle singole imprese.

Pago un prezzo che è esattamente uguale al

costo per produrre il bene. 51

Esempio: se nel mercato operano 1000 imprese identiche che allo stesso prezzo di

mercato producono la stessa quantità, la quantità offerta sul mercato è 1000 volte

la quantità della singola impresa.

- Libertà di entrata e uscita dal mercato (lungo periodo)

Le imprese entrano o escono dal mercato

finché il profitto è spinto a zero, la decisione di

uscire o entrare dipende dagli incentivi.

Nel lungo periodo: P = C’ e P= CMT (minimo)

-> profitto economico nullo: il prezzo a cui

scambio è uguale al CMT e la curva d’offerta di

mercato è orizzontale.

- Se P > CMT, nuove imprese sono incentivate ad entrare nel mercato

- Se P < CMT, le imprese esistenti sono incentivate ad uscire dal mercato

questo processo di entrata e uscita delle imprese nel lungo periodo ha termine solo quando P = CMT.

Effetti di aumenti della domanda

- Numero fisso d’imprese (breve periodo)

-> + prezzo di mercato, + profitti, + quantità d’impresa e + quantità di mercato.

- Entrata di nuove imprese (lungo periodo)

-> Pmercato = Piniziale = CMT minimo, quantità d’impresa = quantità iniziale, + quantità di mercato

(perché ci sono più imprese che producono ognuna la stessa quantità di prima), profitto = 0.

Perché profitti nulli?

Il profitto è dato da RT – CT, ma CT per gli economisti comprende anche il costo-opportunità del tempo e

del denaro che l’imprenditore dedica all’attività d’impresa -> la condizione di profitto nullo continua a

remunerare l’imprenditore per il tempo e il denaro che egli impiega nella conduzione dell’impresa.

Esempio. Avvio impresa agricola. Per avviare l’impresa agricola l’imprenditore

investe 1 milione di euro (che depositato in banca gli renderebbe 50.000 euro

d’interessi all’anno) ed è costretto ad abbandonare il precedente lavoro

(remunerato 30.000 euro all’anno) -> costo-opportunità = 80.000 all’anno. Anche se

il profitto dell’impresa risulta nullo, compensa comunque il costo-opportunità.

Infatti, secondo un conteggio contabile il profitto risulterebbe 80.000 euro.

Spostamenti della domanda

Le reazioni di un mercato alle variazioni della domanda hanno effetti diversi a seconda dell’orizzonte

temporale considerato poiché solo nel lungo periodo le imprese possono entrare e uscire dal mercato.

Esempio. Mercato del latte (guardare grafici pag. 210). Il mercato del latte si trova

nella condizione di equilibrio di lungo periodo: le imprese con profitti nulli e P=CMT.

Equilibrio: punto A

Q.tà offerta mercato: Q1

Prezzo di mercato: P1

U

Si scopre che il latte ha proprietà salutistiche straordinarie.

Le persone iniziano a consumare più latte -> + domanda

Breve periodo: curva d’offerta = curva di costo marginale

-> aumento della domanda di mercato: D1 -> D2

-> aumento quantità offerta dal mercato: Q1 -> Q2

-> aumento prezzo di mercato: P1 -> P2 52

-> aumento del profitto dell’impresa perché P2 > CMT

E

Nuove imprese sono incentivate ad entrare nel mercato -> + offerta

Lungo periodo: curva d’offerta = prezzo della singola impresa (orizzontale)

-> aumento dell’offerta di mercato: O1 -> O2

-> diminuzione prezzo di mercato: P2 -> P1 che torna al CMT minimo

-> aumento della quantità offerta: Q2 -> Q3

-> torna ad esserci un profitto nullo -> nuovo equilibrio, punto C

Al contrario, se le imprese escono dal mercato il prezzo aumenta.

Nel lungo periodo la curva d’offerta di mercato è perfettamente elastica (per questo è orizzontale,

inclinazione =0) -> presenza di un numero illimitato di potenziali entranti dotati del medesimo profilo di

costo. + domanda -> + imprese nel mercato e quindi + offerta -> = prezzo.

Ma ci sono due casi in cui la curva ha inclinazione positiva, non perfettamente elastica:

- alcuni fattori rimangono fissi nel lungo periodo (risorse esauribili)

- le imprese hanno costi differenti -> i concorrenti potenzialmente entranti potrebbero avere uno

svantaggio tecnologico, senza un aumento del prezzo non riuscirebbero ad entrare nel mercato.

In questi due casi, i profitti di qualche impresa rimangono positivi anche nel lungo periodo. 53

14)MONOPOLIO

Un’impresa è un monopolio se:

- è l’unico venditore del prodotto

- il suo prodotto non ha beni sostituti

- può influenzare significativamente il prezzo di mercato del proprio bene.

 MASSIMO POTERE DI MERCATO CHE UN’IMPRESA PUO’ AVERE

Perché esistono i monopoli?

I monopoli esistono perché nel mercato sono presenti barriere d’entrata di altri imprese, tali barriere

possono essere generate da almeno tre cause:

- l’impresa è l’unica a possedere una risorsa chiave (non duplicabile) -> monopolio delle risorse

- lo Stato concede ad un’unica impresa il diritto esclusivo di produrre un bene -> monopoli di Stato

- l’impresa può produrre a un costo minore rispetto a tutte le altre imprese -> economie di scala

Monopolio delle risorse

La proprietà esclusiva di una risorsa chiave che non può essere prontamente duplicata è una causa

potenziale di monopolio -> il monopolista può far pagare un prezzo alto anche a fronte di un basso C’.

Esempio: in un piccolo paese della Sicilia è presente un solo pozzo d’acqua e non vi

è altro modo per procurarsi l’acqua, quindi il proprietario del pozzo ha il monopolio

della vendita dell’acqua e può far pagare un prezzo alto nonostante un C’ basso.

Monopolio di Stato (monopolio legale)

Le leggi sui brevetti e sui diritti d’autore sono le maggiori cause dei monopoli legali -> lo Stato offre ad un

solo operatore il diritto esclusivo di vendere un determinato bene o servizio.

Esempio: una società farmaceutica sviluppa un nuovo farmaco, lo brevetta e lo

Stato può conferire all’impresa il diritto esclusivo di produrre quel farmaco.

Monopolio naturale

Un settore nel quale una singola impresa può fornire un bene o un servizio all’intero mercato a costi

inferiori rispetto a quelli sostenuti da una molteplicità d’imprese -> economie di scala rilevanti: l’impresa da

sola può fornire il bene più efficientemente che se le imprese fossero due o più, essa ha da sola CMT

inferiore. Esempio: per fornire l’acqua agli abitanti del paese l’impresa deve costruire una

rete di condutture, se due o più imprese devono competere nella fornitura del

servizio le spese d’impianto raddoppiano -> CMT più basso se è una sola l’impresa

che fornisce l’acqua.

Monopolio e concorrenza

La differenza fondamentale tra l’impresa concorrenziale e quella monopolistica è la capacità di quest’ultima

di influenzare il prezzo di mercato del proprio prodotto.

La curva di domanda è un vincolo per il potere di mercato (capacità di scegliere il prezzo) del monopolista:

egli ha un interno “menù” di P e Q a propria disposizione -> quale sceglie? quella che dà il massimo profitto!

Monopolio

- Unico produttore

- Curva di domanda decrescente, se aumenta P diminuisce la domanda e

se diminuisce l’offerta aumenta P -> corrisponde a domanda di mercato

- È un price maker -> determina il prezzo

- Riduce il prezzo per aumentare le vendite solo se gli conviene.

Impresa concorrenziale

- Uno dei tanti produttori

- Curva di domanda orizzontale: può vendere qualsiasi Q a quel prezzo

- È un price taker -> prende il prezzo come dato

- Vende il quantitativo che desidera allo stesso prezzo (quello di

equilibrio). 54

Ricavo di un monopolista

Esempio. Unico fornitore di acqua della città. La tabella descrive la relazione tra il

ricavo del monopolista e la quantità di acqua distribuita.

Col. 1 -> Quantità Col. 2 -> Prezzo

Col. 3 -> Ricavo Totale = P x Q

Col. 4 -> Ricavo Medio = RT / Q

Col. 5 -> Ricavo Marginale = ∆RT / ∆Q

(RT1 – RT1 -> es. 18 – 10 = 8)

Il RMa ha un andamento diverso per il monopolista rispetto all’impresa in concorrenza perfetta:

- CONCORRENZA PERFETTA: non subisce l’effetto del prezzo, P = R’

- MONOPOLIO quando aumenta la quantità venduta ci sono due effetti sul RT:

- Effetto produzione (rettangolo giallo):

+ quantità prodotta -> + ricavo totale

- Effetto prezzo (rettangolo azzurro):

- prezzo -> - ricavo totale

L'effetto produzione è il maggior ricavo derivante dalla vendita

dell'ultima unità del bene e l'effetto prezzo è il minor ricavo causato

dalla riduzione del prezzo necessaria a vendere l'unità addizionale.

Il ricavo marginale di un’impresa monopolistica è sempre

inferiore al prezzo P > R’ -> per poter vendere una quantità superiore del bene, l’impresa deve

offrirlo ad un prezzo più basso.

- Poche quantità -> effetto produzione > effetto prezzo -> il ricavo aumenta

- Effetto produzione = effetto prezzo -> ricavo nullo

- Tante quantità -> effetto produzione < effetto prezzo -> il ricavo diminuisce

Rappresentazione curva di domanda e curva di ricavo marginale

La curva di domanda (ricavo medio) è decrescente -> per vendere più

quantità l’impresa deve offrire un prezzo più basso.

La curva di ricavo marginale è sempre inferiore rispetto alla curva di

domanda e taglia l’asse delle x nel punto nullo.

Esse hanno origine dallo stesso punto in quanto alla prima quantità

R’= P, ma successivamente P > R’ per questo motivo la curva di R’ si

trova sotto alla curva di RT (di domanda).

Massimizzazione del profitto Un monopolista massimizza il profitto producendo

la quantità per la quale il R’=C’ -> punto A,

intersezione tra curva di C’ e curva di R’.

(ciò avveniva anche per l’impresa concorrenziale, ma per la

monopolistica R’ è decrescente)

Curva di domanda: prezzo che i consumatori sono

disposti a spendere per ogni data quantità di bene

-> il monopolista quindi non ha totale libertà nella

scelta del prezzo a cui vendere, ad un prezzo

troppo alto nessuno compra.

Sinergia -> riduzione dei costi derivante dalla crescita esterna di un’impresa.

Prezzo

Impresa concorrenziale, il prezzo è uguale al costo marginale -> P = RMe = R’ = C’ 55

Impresa monopolistica, il prezzo è maggiore del ricavo marginale -> P = RMe > R’ = C’

Profitto del monopolista Profitto = RT – CT

-> Profitto = (RT/Q -CT/Q) x Q

-> Profitto = (Prezzo - CMT) x Q

Graficamente il profitto è dato dal rettangolo con:

- altezza: prezzo - costo medio totale

- base: quantità venduta (dove si intersecano C’ e R’)

Il monopolista riceverà un profitto positivo se il prezzo è

maggiore del costo medio totale (Prezzo > CMT).

Costo del monopolio in termini di benessere

Perdita secca Il pianificatore benevolo cerca di massimizzare il surplus

totale, (surplus consumatore + surplus produttore).

In concorrenza perfetta avvengono tutti gli scambi per i

quali i consumatori sono disposti a spendere una quantità

di denaro superiore a quanto i produttori sono disposti a

vendere (costo di produzione) = scambio efficiente.

Curva di costo marginale -> costo del monopolista

Curva di domanda -> disponibilità a pagare compratore

Quantità socialmente efficiente: punto d’intersezione tra

curva di domanda e costo marginale (P=C’).

Al di sotto: disponibilità a pagare > C’ = + surplus totale.

Il monopolista applica un prezzo di monopolio > C’,

riducendo la quantità prodotta in quanto ad un prezzo più

alto non tutti i consumatori acquistano -> la Quantità

prodotta in regime monopolistico è inferiore a quella

socialmente efficiente -> i surplus di produttore e

consumatore diminuiscono generando una perdita secca.

Quindi:

- Pianificatore benevolo: P d’equilibrio = C’ -> quantità efficiente -> massimizzazione del surplus

- Monopolista: P di monopolio > C’ -> quantità di monopolio -> meno surplus -> perdita secca.

Discriminazione dei prezzi

Pratica di vendere lo stesso bene a consumatori diversi applicando un prezzo diverso.

(non è possibile in un mercato concorrenziale perché ci sono molte imprese che vendono lo stesso bene e nessuna è disposta ad

applicare un prezzo inferiore e se ne applicasse uno maggiore i consumatori si rivolgerebbero alla concorrenza).

Esempio. Società editrice Leggiunsacco. La società versa 2 milioni ei euro per il

diritto esclusivo della pubblicazione del libro all’autore, il profitto dell’agenzia è

dato dal ricavo della vendita - i 2 milioni pagati all’autore.

Per determinare il prezzo occorre sapere che:

100.000 lettori sono disposti a pagare 30 euro -> 3 milioni – 2 milioni = 1 milione

400.000 lettori sono disposti a pagare 5 euro -> 2 milioni – 2 milioni = 0

Quindi l’agenzia deciderà di vendere il libro a 30 euro, in quanto avrebbe profitto di

1 milione, rinunciando però ad un mercato potenziale di 400.000 lettori -> perdita

secca di 2 milioni di euro. 56

Se però i gruppi di lettori appartenessero a mercati diversi: Austria e Germania, la

strategia sarebbe diversa.

Si vendono 100.000 libri a 30 euro in Austria ricavando 3 milioni e 400.000 libri a 5

euro in Germania ricavando 2 milioni -> 5 milioni – 2 milioni = 3 milioni.

Effetti

La discriminizzazione di prezzo:

- è una strategia razionale per il monopolista per massimizzare il profitto -> aumento del profitto

- è possibile solo se si possono suddividere i consumatori sulla base della disponibilità a pagare

- accresce il benessere economico -> riduce la perdita secca di benessere dovuta al monopolio

Discriminizzazione perfetta

Conoscendo la disponibilità a pagare dei consumatori il monopolista può modificare il prezzo: lo aumenta

per chi è disposto a pagare di più e lo diminuisce per chi è disposto a pagare di meno.

Si ha discriminizzazione perfetta quando il monopolista conosce esattamente la disponibilità a pagare di

ogni singolo consumatore e applica a ciascuno un prezzo diverso: in questo modo egli si appropria di tutto il

surplus dei compratori e della perdita secca facendo diventare tutto surplus del produttore

-> ipotesi teorica, impossibile nella realtà!

Esempi di discriminizzazione

- Biglietti per il cinema (varie fasce di prezzo per età)

- Biglietti aerei (tariffa business -> prezzi più alti)

- Buoni sconto e sconti sulla quantità

- Aiuti finanziari a speciali categorie

Monopolio e politica economica industriale

L’autorità di politica economica risponde al problema del monopolio in quattro modi:

- cercando di stimolare la concorrenza nei settori monopolistici -> abbattendo le barriere all’entrata

- regolamentando il comportamento delle imprese monopolistiche

- trasformando alcuni monopoli privati in imprese pubbliche

- restando inattiva (non interviene)

Quanto sono frequenti i problemi di monopolio?

I monopoli sono abbastanza comuni, le imprese hanno infatti un certo controllo sul prezzo del bene che

producono se esso è molto diverso da quello delle imprese concorrenti. Tuttavia le imprese con un reale

potere monopolistico sono piuttosto rare, sono pochi i beni difficili da sostituire. 57

16)OLIGOPOLIO

Caratteristiche dell’oligopolio

Caratteristiche del mercato oligopolistico sono:

- presenza di poche imprese (venditori) dominanti

- offerta di beni simili o identici tra loro.

L’oligopolio è un mercato nel quale pochi venditori offrono prodotti molto simili o identici tra loro; esso è

una forma di concorrenza imperfetta. Poiché ci sono pochi venditori, le azioni di un venditore nel mercato

hanno tendenzialmente un forte effetto sui profitti degli altri venditori.

Una delle cause principali dell’oligopolio è la presenza di economie di scala.

Caratteristica principale

Contraddizione tra: convenienza alla cooperazione e interesse individuale.

Gli oligopolisti nel loro complesso traggono vantaggio dalla cooperazione: però il singolo oligopolista,

perseguendo l’interesse individuale, ha un forte incentivo a non rispettare l’accordo, cercando di vendere

più di quanto stabilito -> la produzione totale aumenta, il prezzo diminuisce e con esso anche il profitto.

Duopolio

La forma più semplice di oligopolio è il duopolio, un mercato in cui operano due sole imprese: gli oligopoli

con più imprese si confrontano con problemi di natura analoga, ma con un livello di complicazione

superiore. Esempio: duopolio dell’acqua potabile. Giacomo e

Giulia sono gli unici venditori di acqua potabile in una

piccola città. Supponendo che essi non sostengano

alcun costo per pompare l’acqua, quindi hanno Costi

Totali nulli, il loro Ricavo Totale sarà uguale al

Profitto (RT=P).

Colonna 1 -> quantità domandata

Colonna 2 -> prezzo

Colonna 3 -> Ricavo Totale (o Profitto) dato da P x Q

Se si sintetizzassero questi dati in un grafico la curva

di domanda sarebbe con pendenza negativa

(tradizionale). All’aumentare del numero di imprese

operanti, il prezzo di mercato di avvicina a C’.

Secondo la tabella il profitto è massimo a Q=60 e P=60, per massimizzare il profitto:

- il monopolista deciderebbe di produrre 60 lt e offrirli a 60 euro al lt con un

ricavo di 3.600

- i duopolisti si accorderebbero producendo 30 lt a testa al prezzo di 60 euro

al lt e avranno un ricavo complessivo di 1.800 euro a testa.

Collusione

L’accordo tra oligopolisti è detto collusione: le imprese si accordano sulla quantità da produrre e il prezzo

da applicare, agendo in modo coordinato -> il risultato sarebbe uguale a quello monopolistico.

In questo modo le imprese costituiscono un cartello, gruppo di imprese che agisce in maniera coordinata,

secondo il quale le parti si dividono la quantità da produrre e la vendono allo stesso prezzo. Però i cartelli

sono vietati dalle norme antitrust e sono troppo instabili in quanto è forte la tendenza alla competizione.

In assenza di un accordo vincolante è molto probabile che Giacomo e Giulia deviino:

- Giacomo devia e decide di pompare 40 lt di acqua (la produzione totale

diventerebbe di 70 lt, 40 Giacomo e 30 Giulia, e il prezzo scenderebbe da 60 a 50

al prezzo di 50 euro al lt con un ricavo di 2.000 euro;

euro al lt)

- il ricavo di Giulia però diminuisce da 1.800 euro a 1.500 euro poiché essa

continua a produrre 30, ma deve vendere a 50 euro al lt. 58

- Giulia decide di deviare anche lei pompando 40 lt (la produzione totale

diventerebbe di 80 lt, 40 a testa, e il prezzo scenderebbe ulteriormente da 50 a 40

al prezzo di 40 euro al lt con un ricavo di 1.600 euro.

euro al lt)

Se definisce un nuovo equilibrio dove la quantità è 80 lt al prezzo di 40 euro al lt.

Con la collusione -> Gli oligopolisti limitano la produzione, vendono a un prezzo maggiore e aumentano i

propri profitti.

Senza collusione -> Se gli oligopolisti deviano perseguendo ciascuno il proprio interesse nel decidere la

quantità da produrre, finiscono per produrre complessivamente una quantità maggiore di quella che

massimizza il profitto monopolistico, vendendola ad un prezzo inferiore a quello di monopolio e realizzando

quindi un profitto inferiore rispetto a quello del monopolista.

Profitto oligopolistico (3.200) inferiore al profitto monopolistico/collusione (3.600).

Confronto: monopolio, oligopolio, concorrenza

Le decisioni delle imprese monopolistiche sono interdipendenti.

Le imprese oligopolistiche hanno un profitto minore rispetto ai monopolisti: esse producono una quantità

maggiore, ma vendono ad un prezzo inferiore.

Le imprese oligopolistiche hanno un profitto maggiore rispetto alla concorrenza perfetta: esse producono

una quantità inferiore, ma vendono ad un prezzo maggiore.

- P monopolistico > P oligopolistico > P concorrenza

- Q monopolistica < Q oligopolistica < Q concorrenza

- Profitto monopolistico > Profitto oligopolistico > Profitto concorrenza

Generalmente il monopolista tiene il benessere per sé (benessere individuale).

La concorrenza invece è quella che realizza maggiore benessere sociale (collettivo).

- Benessere monopolistico < Benessere oligopolistico < Benessere concorrenza

Oligopolio e numero di imprese

Ogni impresa per decidere se produrre di più deve valutare due effetti dell’aumento della quantità:

o Effetto Quantità: dato che P > C’, aumentano i ricavi, il profitto aumenta.

o Effetto Prezzo: diminuisce il prezzo, il profitto diminuisce.

- Se Effetto Quantità > Effetto Prezzo -> si aumenta la quantità venduta (l’aumento del ricavo è

maggiore dell’aumento del prezzo di vendita)

- se Effetto Quantità < Effetto Prezzo -> non si aumenta la quantità venduta (l’aumento del prezzo di

vendita è maggiore dell’aumento del ricavo).

Cosa succede se un duopolio diventa un “triopolio”?

Diventa ancora più difficile fare un cartello stabile: maggiore è il numero delle imprese, minore è l’effetto

prezzo -> maggiore è l’incentivo ad aumentare la quantità -> maggiore instabilità.

Di conseguenza un oligopolio non collusivo con molte imprese produce un esito vicino a quello della

concorrenza perfetta.

La Teoria dei giochi e l’economia della cooperazione

La teoria dei giochi è lo studio del comportamento individuale in situazioni strategiche: essa è essenziale

in situazioni di oligopolio poiché il profitto di un’impresa dipende anche dalle quantità delle altre imprese; è

invece irrilevante in situazioni di concorrenza perfetta o monopolio.

Equilibrio di Nash

John Nash è stato un matematico premio Nobel dell’Economia nel 1994 [interpretato da Russell Crowenel film “A beautiful mind”].

L’equilibrio di Nash è la situazione nella quale i soggetti economici, attraverso l’interazione, determinano la

propria strategia date le strategie scelte dagli altri: è la situazione in cui nessuna delle parti è incentivata a

cambiare le proprie decisioni.

La situazione in cui Giacomo e Giulia

producono 40 lt a testa è una situazione

di equilibrio detta equilibrio di Nash.

Giacomo ha applicato la strategia di 59

aumentare la produzione, e Giulia si è comportata di conseguenza.

L’equilibrio di Nash si applica a situazioni di interazione strategica, cioè quando un individuo, per prendere

la migliore decisione, deve considerare i possibili comportamenti degli altri -> l’equilibrio è dato dalla

decisione che rappresenta il miglior risultato possibile in reazione alle decisioni degli altri.

È il punto in cui nessuno può migliorare la propria condizione, tutti hanno adottato la strategia migliore e

non intendono modificarla.

L’equilibrio si ha quanto entrambe le parti seguono la strategia dominante.

Dilemma del prigioniero

Il dilemma del prigioniero è un gioco che illustra le difficoltà della cooperazione:

- spesso gli individui decidono di non cooperare tra loro, anche se sarebbe vantaggioso per tutti,

- la cooperazione risulta instabile perché in conflitto con l’interesse individuale.

Il dilemma del prigioniero si può applicare in tutte le situazioni in cui un gruppo cerchi di mantenere la

cooperazione tra i propri membri, non solo in caso di oligopolio.

Le scelte sono rappresentate in una matrice dei payoff che mostra i giocatori e le loro possibili decisioni.

Il dilemma del prigioniero è la storia di due criminali (Bonnie e Clyde) che vengono catturati dalla

polizia, ci sono le prove di proto abusivo d’armi, ma non della rapina in banca:

- nessuna confessione: la polizia può dare loro solo 1 anno per porto abusivo d’armi

- una confessione: chi confessa ottiene l’immunità, ma l’altro prende 20 anni

- entrambi confessano: prendono tutti e due 8 anni

Essi possono quindi scegliere di confessare o non confessare, la condanna che subiranno però

dipende anche dal comportamento dell’altro e non solo dal proprio.

Strategia dominante: miglior scelta possibile, indipendentemente da quello che sceglie l’altro. (non sempre

esiste una strategia dominante).

La strategia dominante è quella di confessare perché se l’altro confessa si prendono solo 8 anni e se

l’altro non confessa si è immuni dalla condanna. Sarebbe stato però più conveniente se entrambi

non avessero confessato, ma nessuno può sapere se l’altro collaborerà -> messi separatamente di

fronte ad una scelta il perseguimento del proprio interesse prende il sopravento.

Quando entrambe le parti seguono la strategia dominante si ha l’equilibrio di Nash.

La ripetizione del gioco nel tempo potrebbe insegnare qualcosa e innescare clausole per “punire” chi non

sta ai patti; altri tipi di minaccia possono funzionare, per esempio pan per focaccia.

Collusione tacita: situazione in cui il comportamento delle imprese conduce ad un mercato che sembra anti

concorrenziale, ma che in realtà scaturisce dalla consapevolezza che le imprese sono interdipendenti.

Economia della cooperazione

Per risolvere il problema del prigioniero si può anche puntare alla massimizzazione dell’utilità

dell’avversario, invece che la propria.

La strategia dominante è tuttavia una strategia sub-ottimale per entrambi:

- se gli individui reagiscono secondo interesse individuale raggiungono l’ottimo individuale

- se gli individui reagiscono secondo collaborazione raggiungono l’ottimo sociale 60

Politica economica e Oligopolio

La collusione tra oligopolisti è indesiderabile perché provoca:

- un livello di produzione troppo basso;

- un prezzo troppo elevato -> perdita secca di benessere generata dalla collusione;

- riduzione del surplus del consumatore.

Per allocare le risorse in modo che si avvicinino all’ottimo sociale, bisogna indurre le imprese a competere.

Leggi antitrust

Le leggi antitrust rendono illegali le restrizioni dello scambio o i tentativi di monopolizzare il mercato:

(Sherman Antitrust Act 1890 – Legge Rossi 1990; Clayton Act 1914 – Trattato di Roma 1957)

esse vietano le attività collusive e quindi gli accordi perché porterebbero solo effetti negativi, anche se

quelli impliciti rimangono.

Esempio. Divieto di abuso di posizione dominante.

Aspetti controversi delle politiche antitrust

Tutti gli accordi diretti a fissare i prezzi tra imprese sono considerati illegali, ma anche altre pratiche

aziendali sono state condannate dalle politiche antitrust.

- Imposizione del prezzo di vendita al dettaglio -> Prezzi imposti al dettagliante dal grossista.

Es. il produttore vende a 100 e impone al dettagliante di vendere a 120.

- Alcuni economisti pensano che tale pratica non limiti la concorrenza: il grossista può esercitare il

proprio potere di mercato sul prezzo all’ingrosso e non trarrebbe vantaggio dallo scoraggiare la

concorrenza tra i propri rivenditori in quanto essi venderebbero meno.

- Il prezzo imposto obbliga il dettagliante a mantenere elevata la qualità del servizio d’assistenza

offerto con il bene.

Si tratta di prodotti su cui è sempre presente lo stesso prezzo, senza sconti o solo in alcuni momenti e decisi

dalla casa madre (tecnologia, automobili, scarpe, vestiti di brand, software).

- Prezzi predatori -> Prezzi di vendita sottocosto.

Si genera una sorta di guerra all’entrata di nuove imprese nel proprio mercato vendendo a prezzi molto più

bassi rispetto al resto del mondo. Esso svantaggia le imprese che vogliono entrare nel mercato, tuttavia si

fa fatica a punirlo in quanto del prezzo basso beneficiano i consumatori.

- Vendite a pacchetto -> Offerta parallela di due beni.

Es. Windows e Internet Explorer: per aumentare la domanda per Explorer a danno di

Netscape, Internet browser concorrente, vengono offerti parallelamente due beni, in

questo caso Explorer e Windows.

Chiara violazione della concorrenza e delle leggi antitrust, per abbattere la concorrenza. 61

MACROECONOMA

Macroeconomia studia la dinamica di un intero sistema economico, come andamento di consumo,

investimento, prezzi, occupazione e disoccupazione.

In questo caso il sistema economico è composto da:

- mercato dei beni e servizi in cui le famiglie domandano e le imprese vendono;

- mercato dei fattori produttivi in cui le famiglie vendono e le imprese domandano.

Fluttuazioni macroeconomiche

Prezzi e produzioni aggregate

Reddito aggregato

Non si parla più di reddito individuale, ma di reddito aggregato:

- PIL - Prodotto Interno Lordo

-> somma di tutti i redditi pagati e percepiti in una economia in un certo periodo di tempo (oppure

dal lato della produzione è il totale del valore aggiunto di tutte le imprese che operano

nell’economia in un dato periodo di tempo).

- PNL - Prodotto Nazionale Lordo

-> uguale al PIL, ma considera solo i redditi prodotti dai cittadini italiani.

Il prodotto interno lordo si misura a:

- prezzi correnti: utilizzando nel calcolo del valore aggiunto i prezzi di ogni anno;

- prezzi costanti: tenendo conto dell’andamento dei prezzi e utilizzando:

- il deflatore del PIL che coglie l’andamento temporale di tutti i prezzi dei beni prodotti in un paese,

- l’indice dei prezzi al consumo che coglie l’andamento temporale dei prezzi dei beni di consumo

consumati in un paese.

Andamento della produzione

- cresce attorno ad un trend di lungo periodo

- fluttua attorno a trend, alternando fasi di: espansione, rallentamento, recessione, ripresa.

PIL reale italiano:

Variazione dei prezzi

I prezzi variano nel tempo -> è importante quindi tenere sotto controllo il livello dei prezzi.

L’aumento dei prezzi nel tempo è detto inflazione, essa ha un andamento ciclico, si muove nella stessa

direzione del PIL.

Il tasso di inflazione misura la variazione dell’inflazione:

- tasso positivo -> inflazione, i prezzi crescono

- tasso positivo, ma in diminuzione -> disinflazione, i prezzi iniziano a scendere

- tasso negativo -> deflazione, i prezzi diminuiscono 62

Problemi macroeconomici: disoccupazione

La disoccupazione non è altro che un eccesso di offerta di lavoro.

Il tasso di disoccupazione è dato da: disoccupati / forza lavoro dove:

- i disoccupati sono le persone in cerca di lavoro

- la forza lavoro è l’insieme di occupati e disoccupati

le persone che non partecipano al mercato del lavoro (studenti, pensionati) non sono considerate: inattivi.

Tipologie

La disoccupazione può essere di:

- disequilibrio -> legata all’andamento dell’economia (crisi economica -> meno posti di lavoro);

- equilibrio -> naturale o strutturale (tempo necessario per colloqui e assunzione).

Andamento

La disoccupazione ha un andamento anticiclico, si muove in modo opposto al PIL:

- aumento del PIL e crescita economica -> diminuzione della disoccupazione

- diminuzione del PIL e recessione economica -> aumento della disoccupazione

Disoccupazione italiana:

La disoccupazione ha raggiunto un picco nel 2014, grazie al Jobs Act, la Dote Giovani dovrebbe diminuire.

Le origini della crisi attuale

Crisi finanziaria del 2007-2008

La crisi attuale non è altro che la conseguenza diretta dei provvedimenti di politica economica presi per

affrontare la crisi dei mutui subprime del 2007-2008 negli USA (boom mercato immobiliare) -> concessioni

di mutui con garanzie inferiori (ad elevato rischio d’insolvenza) in quanto per la banca era facile recuperarli.

Es. Dei lavoratori dipendenti potevano ottenere un mutuo; con i mutui subprime

l’acquisto di un’abitazione risultava più accessibile anche a famiglie a basso reddito.

La facilità di accensione di mutui ha portato ad aumentare la domanda e di conseguenza i prezzi delle case.

Cause

- Bolla immobiliare: prezzo della casa si discosta molto dal costo di costruzione (prezzo > costo

produzione) per meccanismi di potere o di collusione -> quando la bolla è scoppiata il prezzo si è

riallineato al costo medio degli immobili, quindi le banche che avevano concesso mutui subprime

(mutui su un prezzo più basso) hanno conseguito perdite consistenti, trascinando a fondo anche gli

investitori (altre società finanziarie).

-> gli scambi interbancari si sono bloccati e la crisi è passata all’economia reale: riduzione dei

lavoratori (aumento disoccupazione), diminuzione della domanda di beni e servizi -> recessione.

- Bassi tassi d’interesse iniziali;

- Cartolarizzazioni spregiudicate;

- Diffusione di un sistema bancario in ombra con crescita abnorme della leva finanziaria;

- Assenza di regolamentazione. 63


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del turismo e comunità locale
SSD:
Docente: Comi Simona
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher KatiKey_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Comi Simona.

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