Il contesto americano
L’immagine che l’America ha storicamente dato di sé è quella dell’”eccezionalismo” (la sua
unica missione nel mondo, l’idealismo, grandi aspirazioni e senso del destino). Tuttavia ci
sono delle discrepanze interne riguardo ai valori, le istituzioni, la politica e l’identità
nazionale. I vantati ideali corrispondono alla realtà americana, o no? La società americana
è divisa su tutti i livelli, ma vengono fatti considerevoli sforzi per diminuire le differenze e
unificare il paese. Nonostante l’alternarsi di positivismo e disfattismo, eventi come le due
guerre mondiali, la grande crisi, la guerra fredda, la guerra del Vietnam, quella in Iraq e in
Afghanistan, si sono sempre tradotti in rinnovamento e adattamento. Sebbene il desiderio
di cambiamento tra gli elettori, che nel 2008 hanno eletto Obama, le difficoltà interne ed
esterne sono lungi dall’essere risolte. Il dipartimento di Stato degli Usa ha recentemente
registrato un declino dei valori storici americani: Francia, Canada, GB e Germania
mostrano un crescente disincanto nei confronti degli Usa. Altri atteggiamenti contro gli Usa
sono mossi dalla rabbia, invidia o dalla critica secondo cui i presunti valori americani non
sono altro che una cortina di fumo atta a proteggere gli interessi nazionali. In politica
estera, gli Usa sono stati sovente criticati dai loro nemici, dall’opinione interna o dai loro
presunti alleati. L’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 condizionò l’assetto globale.
L’America cominciò a proteggere i propri interessi interni ed esteri dichiarando guerra al
terrorismo e quindi all’Afghanistan e all’Iraq.
Gli sviluppi storici dell’America, sin dalla sua indipendenza (1776), hanno portato alla
formazione di quattro grandi forme di pensiero che operano su livelli d’idealismo e
pragmatismo. La prima forma si basa sulla cultura etnica: quella dei nativi americani, degli
europei degli insediamenti coloniali, degli schiavi afro-americani e delle successive ondate
d’immigrazione. La seconda si fonda sulle confessioni religiose dominanti, ovvero quella
degli immigrati e dei coloni. La terza è una cultura politico-legale basata
sull’individualismo, costituzionalismo e rispetto per la legge, che cerca di unire i cittadini
sotto l’ideale dell’americanità che comprende uguaglianza, patriottismo e moralità. Infine
abbiamo la quarta forma di pensiero basata su una cultura economica e consumistica
guidata dalla competitività aziendale e individuale e sulla produzione, che incoraggia i
profitti e quindi il consumo di beni e servizi. La società americana è stata direttamente o
indirettamente condizionato da queste culture prevalenti che hanno realizzato l’idea di
nazione e l’unità americana.
La cultura etnica
Inizialmente le etnie che si stabilirono negli Usa erano gli inglesi, che condividevano il nord
dell’America con le comunità native e gli altri europei (francesi e spagnoli). Fino all’unità,
più della metà della popolazione proveniva dalle isole inglesi. Tale popolazione andò ad
inglobare gradualmente quelle degli altri coloni europei e si formò una cultura dominante
bianca, principalmente anglo-americana e protestante. Costoro furono i promotori delle
nuove istituzioni che formarono l’America e i valori che tuttora si fanno sentire. In politica:
democrazia, sovranità popolare e mancanza di fede nel governo; nei valori sociali:
individualismo, l’etica di lavoro protestante (lavorare sodo in questa vita per essere
ricompensati nella prossima) e il ruolo della legge (applicata indipendentemente dallo
status o dalla ricchezza). Dopo il periodo coloniale e l’indipendenza, l’America divenne la
meta di molti europei nord occidentali (ma anche di molti asiatici, maggiormente cinesi).
Alla fine dell’800 si crearono due zone d’immigrazione, una nord europea standard, e una
sud europea non più inglese e protestante. Ciò alterò la composizione demografica che
continuò a mescolarsi con altre etnie nel corso del ‘900, nonostante le restrizioni
all’immigrazione. Questo background rende l’America una nazione di immigrati e di
discendenti di immigrati. Nonostante questo, gli effetti dei coloni europei persistono:
istituzioni e cultura anglo-protestante ormai saldi nell’identità civica. E sebbene il processo
d’integrazione stia andando verso il suo compimento, storicamente, immigrati e afro
americani, per problemi linguistici, economici e culturali, hanno trovato l’opposizione dei
coloni e dei nativi che diedero spesso vita a fenomeni di razzismo e nativismo, soprattutto
nelle forme istituzionalizzate. Dall’altra parte, però, la presenza delle etnie è servita a
mitigare la supremazia bianca.
La cultura religiosa
La religione è un altro pilastro costituente della cultura americana. Ognuno (coloni, schiavi
e immigrati) ha portato in America, col passare degli anni, la propria fede. Alcuni coloni,
che scappavano dalle persecuzioni delle loro madrepatrie, speravano di poter stabilire il
proprio credo negli Usa. Gli immigrati e i nativi spesso mantenevano le proprie fedi. Gli
Usa alternarono periodi di poco interesse religioso a periodici grandi risvegli caratterizzati
da attività missionarie. Nonostante, anche in questo caso, furono i nuovi arrivati a fornire
una base istituzionale e morale per la nuova nazione, vi è una generale tolleranza e
rispetto delle confessioni e delle religioni (se compariamo l’America ad altre nazioni).
Forse perché da sempre gli Usa hanno cercato di mantenere costituzionalmente separata
la religione dallo Stato (sebbene l’istruzione, la politica, l’etica risentano direttamente
l’influenza religiosa protestante e anglicana).
Cultura politico-legale
Tale cultura è stata generata da tre fattori: la posizione centrale della legge e della
costituzione nella vita americana; le restrizioni che la costituzione impone alla politica; il
fatto che gli americani credano in un’amministrazione minima, specialmente a livello
federale; il percepito bisogno di attuare una politica di consenso nazionale. La costituzione
è interpretata dalla magistratura (la Corte Suprema d’America di Washington DC) che si
occupa della costituzionalità delle azioni governative. Quest’assetto contribuisce ad
allargare il consenso e a unire la società minimizzando i conflitti interni. In questo ambito
politico-legale la realtà pragmatica e materialistica si trova spesso a scontrarsi con
l’immagine idealistica e astratta della nazione. Le differenze sociali interne sono, ancora
oggi, un ostacolo per l’unità nazionale, e spesso il sistema politico e legale americano è
stato accusato di fare uso alternato di manipolazione sui gruppi e sulle ideologie e,
dall’altra parte, di usare esageratamente la retorica che con speranza promuove un
comune accordo. Spesso, infatti, si parla di speranza, cambiamento e di altre parole
chiave che riescono ad accendere speranza e patriottismo anche davanti a fenomeni di
corruzione e incompetenza politico-legale. La politica americana spesso è più influenzata
da interessi regionali e locali piuttosto che da materie nazionali. I politici per avere voti
promettono al proprio elettorato legislazioni che possano fare al caso di un singolo stato o
di un’area e ciò spinge gli elettori a votare nella stessa lista elettorale rappresentanti
politici di differenti partiti che supportano specifici problemi.
Cultura economica
Anche qui siamo nel pieno confronto tra idealistico/astratto e materialistico/pragmatico. Gli
americani credono nell’individualismo e nel sistema di libera iniziativa, che invia beni e
servizi richiesti dal mercato consumatore. Le persone, storicamente, hanno dovuto lottare
per la propria sopravvivenza economica e sociale un po’ come nella concezione
darwiniana di “sopravvivenza del più adatto”. La competitività americana crea tuttora
disparità di benessere e iniquità sociali. Ma, fortunatamente, accanto alla libera iniziativa e
al corporativismo vi sono iniziative molto efficaci di cooperazione economica,
organizzazioni di carità e di volontariato.
Americanità e identità nazionale
Tutti questi fattori contribuiscono a formarne altri: l’educazione, i servizi sociali, i media e
l’arte, gli sport e il tempo libero. Tutto ciò forma l’americanità e l’identità nazionale. Come
evitare la frammentazione etnica e promuovere l’unità? Inizialmente si pose l’accento
sull’americanizzazione: l’assimilazione dei differenti gruppi etnici sotto un’identità anglo-
americana condivisa (melting pot). Ma questo processo fu visto come una costrizione dalle
minoranze si sentivano al di sotto di una cultura dominante americanizzata e questo
avrebbe portato all’estinzione del pluralismo etnico. Tali problemi emersero con più forza
negli anni ’60 con la crescita dei gruppi etnici latini. Il motto americano “e pluribus unum”
(da molti, uno) fu un ideale astratto e poco coerente con la realtà; dall’altra parte, però,
enfatizza l’etnicità e la differenza che difficilmente può minare la possibilità di realizzare i
valori distintivi di un “modo di vita americano”. Alcuni (conservatori, opposti ai democrats)
temono la diversità proprio per questo: l’America non avrebbe imposto la sua identità
dominante negli ultimi 40 anni a causa di questi dibattiti. Tra gli anni ’70 e il 2000 ci fu una
reazione contro le politiche liberali e i programmi sulla discriminazione indiretta dei gruppi
etnici che erano agevolati, secondo i conservatori, in ambienti di lavoro e di istruzione. Si
pose l’accento sui valori opposti a quelli progressisti: no all’aborto, al controllo delle armi,
ai matrimoni gay, all’immigrazione e sì alla pena di morte e alla religione. Tali dibattiti
dell’opinione pubblica hanno portato a spaccature interne (in ambito politico
democratici/conservatori e nell’ambito d’idea di nazione) e alla preferenza per la nozione
di “mosaico culturale” o di “salad bowl”, in cui ci sono più etnie compresenti ma distinte
(pluralismo etnico), piuttosto che per quella di “melting pot” dove si promuove la
mescolanza delle etnie sotto la supervisione di un’etnia dominante. La nuova nozione non
elimina il problema di incorporare tali differenze in un più largo “insieme” americano. Qual
è l’identità che accomuna le etnie e gli americani? Sebbene il grado d’integrazione vari da
gruppo etnico a gruppo etnico, la completa integrazione risulta difficile o impossibile.
Questo porta alle identità culturali ibride (laddove ci sia un’integrazione esauriente), da un
lato, e alla completa rottura tra Usa e stati intransigenti (laddove i gruppi non accettino
compromessi e pretendano la piena integrazione). Una politica impeccabile per tutti è
impossibile da attuare, dunque gli Usa devono riuscire a convivere con questi conflitti
seppur mostrando una certa elasticità. Secondo i democratici la società multiculturale è
raggiungibile solo tra alcuni decenni, quando ovvero la maggioranza della popolazione
non sarà più bianca, ma si definirà di “razza mista”.
Cambiamento sociale e istituzionale
Le culture americane sono statiche. Sono suscettibili di essere influenzate da pressioni
esterne ma sono anche esportatrici. Sebbene siano condizionate da una sempre maggiore
forza globalizzatrice, esse devono rispondere anche alle necessità politiche, etniche e del
consumistiche dell’America. Alcune sono peculiari altre sono simili a quelle delle altre
nazioni, ma tutte si sono evolute in modo di adattarsi e affrontare una società sempre più
complessa e dinamica. Secondo alcuni, la vita e il comportamento locale delle piccole città
caratterizzano la società più che le istituzioni federali delle grandi città. Ma, ovviamente,
una più larga struttura fa da cemento tra le attività locali e le persone della nazione. Anzi
l’identità sta proprio in questa commistione tra locale e nazionale. Il modo americano si va
definendo in base all’accettazione o alla reazione del cittadino nei confronti delle istituzioni
locali o nazionali. La varietà d’istituzioni e di gruppi sociali spiega l’esistenza di tanti modi e
valori differenti e tutti contribuiscono alla diversità e alla peculiarità della società
americana.
Geografia – Vedi Laila –
Primi incontri tra europei e nativi americani
Quando gli esploratori e i colonizzatori europei incontrarono i nativi americani alla fine del
1400, ebbe inizio una lunga storia di reciproca incomprensione e di conflitto. L’incontro di
due civiltà completamente diverse fu fatale, la diffusione delle malattie tipicamente
“europee” dimezzò la popolazione nativa. Gli europei sopravvissero al primo contratto, ma
nel 1700 la metà di loro morì per difficoltà di adeguamento al nuovo ambiente. La scoperta
della patata ebbe un ruolo chiave per la crescita della popolazione. Ha attirato milioni di
europei e un numero più basso di asiatici in Usa nell’800. Agli europei i nativi americani
sembravano pigri e sembravano sprecare le potenzialità della natura. Vedendo il tempo
come fluido avevano solo un vago concetto del passato e del futuro. Poiché
consideravano la natura una grande madre, non potevano comprendere come fosse
possibile vendere o appropriarsi di pezzi di essa. Dal primo insediamento europeo fino ad
oggi l’obiettivo principale dei conflitti tra queste culture è stato la proprietà fondiaria.
I fondatori
I fondatori sono i primi coloni perché essi stabilirono i costumi e le istituzioni a cui si
adattarono i successivi immigrati. Nel ‘500 e ‘600 gli spagnoli presero la Florida, la
California e il sud ovest. Dopo aver cercato di schiavizzare i nativi, li convertirono al
cristianesimo, ai propri metodi agricoli e alla pastorizia Molti si ribellarono e i conflitti si
protrassero per oltre 200 anni. Gli inglesi si stabilirono a Jamestown, Virginia, nel 1607. Il
re non aveva il desiderio di governare terre lontane ma avviò rapporti commerciali. I primi
residenti inglesi erano più interessati alla vana ricerca dell’oro o ad aprirsi a nuovi contatti
con l’Asia così la colonia ebbe delle difficoltà finché si venne al commercio del tabacco.
Per coltivare le piante d’esportazione gli europei sfruttarono i neri che divennero schiavi
con vincolo di contratto (1680s). In 20 anni il rapporto neri/bianchi sarà di 10.000 contro
75.000. Nel 1630 Lord Baltimore fondò Maryland, un rifugio cattolico contro le
persecuzioni protestanti. Anche se in seguito la sua popolazione (e quella degli stati del
sud, Georgia e le Caroline) andò a rassomigliare sempre più a quella di Virginia. Le guerre
tra coloni e nativi spinsero questi ultimi al sud attorno agli anni 30 dell’800. I pellegrini e i
puritani negli anni ’20 e ’30 del 600 si stabilirono entrambi in Massachusetts. I primi erano
separatisti, i secondi volevano purificare la chiesa anglicana e mostrare all’Inghilterra
come la sua società poteva essere riformata. Per la fine del 600 la colonia puritana si
spinse nel Maine e inglobò il Massachusetts pellegrino e il Connecticut. Le nuove colonie
inglesi divennero il fulcro economico dell’America britannica. I puritani per la loro
intolleranza contro i dissidenti crearono una Nuova Inghilterra omogenea. Le colonie di
centro NY e New Jersey erano olandesi e svedesi. La Nuova Olanda a NY nella baia di
NY e Hudson River, la Nuova Svezia presso il fiume Delaware. Essi avviarono il
commercio delle pelli che compravano dai nativi. Le colonie svedesi furono annesse a
quelle olandesi già dalla metà del ‘600. Qui gli olandesi vi rimasero per 200 anni e a
Nuova Amsterdam posero le basi per la tolleranza delle altre etnie. Sebbene, alla fine del
600, NY e New Jersey divennero inglesi, le autorità inglesi mantennero l’assetto di
tolleranza degli olandesi (concedevano ovvero alle minoranze perseguitate di emigrare. La
Pennsylvania era una colonia dei quaccheri (protestantismo puritano) fondata da William
Penn nel 1681 come rifugio religioso. Promosse le terre a buon mercato e predicò la
tolleranza delle religioni e divenne una zona multietnica proprio come NY.
La prima ondata: immigrazione coloniale, 1680-177
Nonostante la libertà religiosa iniziale, i discendenti dei fondatori diedero una calda
accoglienza solo agli europei che intendevano conformarsi alla cultura anglo-americana e
fornire la forza lavoro richiesta. Questo avveniva principalmente nella Nuova Inghilterra
(Maine, Connecticut e Massachusetts) e meno nelle colonie inglesi di mezzo (NY, New
Jersey, Delaware, Pennsylvania). Jean de Crévecoeur, uno scrittore francese immigrato
(fine ‘700), disse che in America gli individui di tutte le nazioni sono mischiati in una nuova
razza. Quelli che accettavano questa mescolanza erano tutti europei dell’ovest. Egli
riteneva che per integrarsi era necessario girare le spalle alla cultura della madrepatria. La
prima ondata migratoria avvenne dopo il 1660 quando la Corona si oppose all’emigrazione
inglese e gallese e incoraggià quella delle altre nazioni. Nel ’62 Charles II istituì la
compagnia reale degli schiavi africani per le colonie inglesi.
Gli scozzesi e gli irlandesi, discriminati economicamente dagli inglesi, nel 1680
accettarono di diventare schiavi a contratto e partirono volontariamente. Finito il contratto
presero una somma di denaro e si stabilirono sulle frontiere dove le terre erano più
economiche. A causa delle invasioni però spostarono i loro ins
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