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Economia politica Università telematica Pegaso

La nascita dell’economia

Il sistema economico è l'insieme delle relazioni che intercorrono fra gli agenti economici. Gli agenti di mercato sono: le famiglie, le imprese, lo Stato, le banche e il sistema finanziario, il resto del mondo. Ogni agente viene caratterizzato come una singola entità, rappresentativa della categoria. Le scelte degli agenti si basano sui principi di scarsità e di razionalità (le alternative sono numerose e le scelte limitate).

Nelle economie di mercato i prezzi sono determinati dall’incontro tra domanda e offerta, attraverso il meccanismo impersonale del mercato. Nelle economie pianificate (su cui si fondano i sistemi socialisti), la proprietà dei mezzi di produzione è statale. Oggi, la maggior parte dei sistemi economici è caratterizzato come un’economia mista. Il debito pubblico è l'ammontare complessivo dei debiti dello Stato.

Il flusso circolare del reddito descrive le relazioni del sistema economico. Un modello economico esprime una relazione economica, tralasciando gli altri elementi. Viene utilizzata l’espressione 'Ceteris Paribus' (“a parità delle altre condizioni”), in quanto tutte le altre grandezze diverse da quelle presenti nella relazione restano invariate.

I modelli di analisi positiva descrivono la realtà così com’è; i modelli di analisi normativa esprimono giudizi. Le analisi teoriche hanno validità generale e vengono espresse tramite funzioni matematiche; le analisi empiriche derivano dall’osservazione della realtà.

Le variabili di stock (analisi statica) sono riferite ad un preciso istante temporale; le variabili di flusso (analisi dinamica) si riferiscono ad una dimensione di quantità/tempo o valore/tempo. Le variabili economiche esogene sono autonome, mentre le variabili economiche endogene sono dipendenti e rappresentano l’incognita del modello.

Quando si esaminano le variazioni delle grandezze economiche nel tempo, si cerca di isolare l'effetto dovuto alla variazione dei prezzi, considerando quindi le grandezze reali anziché quelle monetarie. In caso di funzioni non lineari, la pendenza di una curva può essere misurata attraverso il calcolo della derivata, che è alla base del calcolo differenziale (scuola marginalista).

La microeconomia studia che cosa, come e quanto consumano le famiglie, che cosa, come e quanto producono le imprese, il risultato complessivo di queste decisioni individuali e come si formano i prezzi dei beni sui diversi mercati.

Le principali scuole di economia

L’economia non è una scienza esatta, ma esistono molteplici teorie economiche, che spiegano lo stesso fenomeno in modo diverso. Per la teoria del mercantilismo (risalente al periodo del declino del sistema feudale), la ricchezza di un paese è data dall’oro, e coincide con il benessere della popolazione; è favorito quindi l’intervento dello stato.

I fisiocratici studiavano le interdipendenze tra i settori produttivi e le classi sociali, e le leggi naturali nell’agricoltura, considerata l’unico settore produttivo. La rivoluzione industriale è iniziata in Inghilterra. Adam Smith è il fondatore della scuola classica ed è considerato il padre dell’economia politica.

Thomas Robert Malthus sosteneva che il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori determinava una crescita demografica incontrollata, rispetto alla quale le risorse prodotte erano insufficienti (progressione geometrica della popolazione). Ricardo David enunciò la teoria del valore - lavoro (il diverso valore dei beni è conseguenza del diverso contenuto di lavoro che incorporano).

Il sistema capitalistico di Karl Marx si basava sull’aumento di plusvalore ottenuto dai capitalisti attraverso lo sfruttamento dei lavoratori; il sistema capitalistico era destinato a crollare, in favore della dittatura del proletariato.

Negli ultimi anni dell’800 si diffuse l’economia neoclassica (“rivoluzione marginale”). L'economia marginalista si basa sulla totale fiducia nella capacità dei mercati concorrenziali di raggiungere l'equilibrio, sul comportamento microeconomico dei singoli, sulla teoria del valore-utilità, sull’unità marginale.

La grande depressione iniziò negli Stati Uniti il 24 ottobre 1929 (giovedì nero). Keynes rivolse la sua attenzione ai grandi aggregati economici, sostituendo l’approccio microeconomico neoclassico con un approccio macroeconomico.

Attualmente, i due modelli economici opposti sono la visione neoclassica, basata sul liberalismo e sul libero agire del mercato, e l’impostazione keynesiana, che reputa necessario l’intervento dello stato. Tentativi di superare tale dualismo sono la scuola comportamentistica (che parte da un approccio sperimentale basato sull’osservazione della realtà), la teoria evoluzionistica (ritiene che gli individui non utilizzino razionalmente tutte le informazioni rilevanti), e l’economia cognitiva (che ritiene che gli agenti economici violino sistematicamente le leggi della razionalità).

Bisogni del consumatore

Il bisogno è un'esigenza o un desiderio che l’individuo cerca di soddisfare. Sono considerati illimitati e possono essere assoluti, o primari, e relativi, o secondari (nascono con la civiltà). Un bene economico è un qualunque mezzo idoneo a soddisfare i bisogni, e deve presentare il requisito di scarsità.

In base alla loro natura, si distinguono beni in senso stretto e servizi; in base alla loro funzione, beni di consumo, o finali, e beni intermedi, o strumentali; in base a come soddisfano i bisogni, beni durevoli e beni non durevoli (es. alimenti).

Il fine del c.d. uomo economico è quello di destinare le risorse scarse e limitate di cui dispone tra impieghi alternativi, allo scopo di soddisfare i suoi bisogni, realizzando il massimo livello di benessere possibile. Il suo comportamento è definito con il termine individualismo metodologico.

La teoria neoclassica individua tre caratteristiche comuni alla media degli individui, che descrivono l’uomo economico: razionale (valuta il costo opportunità di ogni azione), individualista, benesserista.

Quando il prezzo di un bene diminuisce, ma non mutano il reddito, né i prezzi degli altri beni, gli individui sono di solito disposti ad acquistarne una quantità maggiore, e viceversa. Quando viene definita, la regolarità nel comportamento dei consumatori è definita legge di domanda.

Il consumo dei beni dà agli individui una sensazione di soddisfazione, che in economia prende il nome di utilità. Il piacere ricavato dal consumo di un bene rappresenta l’utilità totale; il consumo dell’ultima dose rappresenta l’utilità marginale, la quale è decrescente.

Per poter risolvere il problema di scelta del consumatore, la teoria neoclassica ha sviluppato due diversi approcci: l'utilità cardinale, associata a un numero, e l’utilità ordinale, la quale non è una proprietà fisica dei beni ma è una grandezza soggettiva e psicologica (Pareto).

Quando il consumatore deve scegliere tra due beni, le possibili combinazioni rappresentano lo spazio del consumo, e il paniere è una qualunque combinazione possibile dei due beni all’interno dello spazio del consumo. I panieri sono infiniti, e il consumatore, di fronte a due panieri alternativi, può esprimere relazioni di preferenza (P) o indifferenza (I).

Gli ordinamenti di preferenza sono completi, transitivi, e godono della proprietà di no sazietà (vale a dire che una quantità maggiore di un bene è sempre preferita rispetto ad una quantità minore).

Le curve di indifferenza si ottengono congiungendo tutti i punti infiniti che individuano panieri. Al di sotto di questa curva i panieri sono più svantaggiosi, mentre quelli al di sopra sono più vantaggiosi. Un’intera famiglia di curve è definita mappa di indifferenza.

L’equilibrio del consumatore

Il saggio marginale di sostituzione è il rapporto tra la quantità di un bene a cui il consumatore è disposto a rinunciare e quella dell'altro bene che riceve in cambio; è definito marginale perché è riferito a variazioni molto piccole.

Le curve di indifferenza possono assumere una forma diversa da quella convessa per la relazione che lega tra loro due beni. Più è piccola la quantità di un bene, più si è disposti a rinunciarvi sono in cambio di una quantità sempre maggiore dell’altro bene. Il saggio marginale di sostituzione, spostandoci in basso lungo la curva di indifferenza, è via via decrescente.

La curva di indifferenza dei beni perfettamente sostituiti. I beni perfettamente complementari sono quei beni che per arrecare utilità devono essere usati congiuntamente e nella stessa proporzione.

Il vincolo di bilancio del consumatore è dato dall’equazione: R = pAqA + pBqB (p = prezzo, q = quantità)

Si suppone che il consumatore destini tutto il reddito al bene A, o B; al di sotto della retta di bilancio che li divide si trovano i panieri accessibili. La scelta ottimale del consumatore, ovvero il punto di equilibrio, si determina dall'insieme delle preferenze e dal reddito, stabilendo quale sarà il paniere preferito tra tutti quelli ammissibili, congiungendo la curva di indifferenza con la retta di bilancio. La scelta ottimale è quindi il paniere E.

Nel caso in cui il reddito del consumatore aumenta, il vincolo di bilancio si sposta parallelamente verso l'esterno con la conseguenza che l'area dei panieri diventa più grande. Nel caso in cui il reddito e le preferenze non variano, ma cambia il prezzo di uno dei due beni, il valore dell’intercetta sull'asse verticale resta immutata, poiché il reddito e il prezzo del bene non sono variati, mentre l'intercetta con l'asse orizzontale cambia.

Unendo tutti i panieri ottimali otteniamo la c.d. curva prezzo-consumo, che esprime come variano le scelte del consumatore al variare del prezzo di uno dei due beni, date le preferenze, il reddito e il prezzo dell’altro bene.

La curva di Engel esprime come cambia la domanda di un dato bene da parte del consumatore al variare del suo reddito, ed è solitamente una retta o una curva crescente; la forma e l’inclinazione variano a seconda del tipo di beni. Engel sosteneva che più una famiglia è povera, maggiore è la quota di reddito destinata all'acquisto di beni di prima necessità. In caso di aumento del reddito, la quantità domandata di un bene di prima necessità aumenta, ma in misura inferiore, rispetto all'aumento del reddito; la quantità diminuisce quando il bene è inferiore, e aumenta in misura più che proporzionale rispetto al reddito quando si tratta di un bene di lusso.

L’elasticità del consumatore

Dalla curva prezzo-consumo è possibile derivare direttamente la curva di domanda individuale. La curva di domanda individuale indica le quantità di un dato bene che il consumatore è disposto ad acquistare in relazione ai diversi prezzi del bene stesso, ed è solitamente decrescente. Questa relazione è definita legge di domanda, e non è una legge scientifica ma una regolarità empirica.

La domanda di un bene dipende anche dai prezzi degli eventuali beni sostituti o complementari. Nel caso di beni sostituti, la relazione fra prezzo di un bene e quantità domandata del bene sostituto è una relazione diretta: se aumenta il prezzo del bene A, aumenta la domanda del bene B. Nel caso in cui si tratta di beni complementari, la domanda di un bene è funzione inversa del prezzo dell’altro bene: se il prezzo del bene A aumenta, la domanda del bene B diminuisce.

La domanda di un dato bene dipende dal prezzo del bene stesso, dal prezzo degli altri beni complementari e sostituti, dal reddito del consumatore e dalle sue preferenze. d = f (PA, PB, …., PN, R, P)

Per determinare la curva di domanda del mercato, vanno sommate le quantità domandate da ciascun consumatore per ogni livello di prezzo.

Nell’analisi della domanda, lo strumento che serve per valutare in termini più precisi quanto varia la quantità domandata di un dato bene è il coefficiente di elasticità. L’elasticità è definita in termini di variazioni percentuali.

Il coefficiente di elasticità è il rapporto tra la variazione % della quantità domandata di un bene, e la variazione % del fattore che ha determinato questa modificazione nella quantità, prezzi o reddito. Si calcola facendo riferimento a variazioni di prezzo del bene considerato, del prezzo dei beni complementari e sostituti o del reddito.

L’elasticità della domanda rispetto al prezzo (Ep) è il rapporto tra la variazione % della quantità domandata del bene e la variazione % del prezzo. Quando la quantità diminuisce più che proporzionalmente rispetto all’aumento di prezzo, o viceversa, la domanda è elastica, e il coefficiente è maggiore di 1 (Ep = -10% p / +5% p = 2). In caso di domanda perfettamente elastica, la curva prezzo-consumo è una retta parallela all’asse x.

Se diminuisce o aumenta meno che proporzionalmente, la domanda è rigida e Ep < 1. Alcuni beni di prima necessità, come il pane o il latte, sono beni a domanda rigida. In caso di domanda perfettamente rigida, la curva prezzo-consumo è una retta parallela all’asse y. L’elasticità non è sempre uguale sulla curva di domanda, in quanto diminuisce scendendo lungo la curva.

L’elasticità della domanda rispetto al reddito (Er) è il rapporto tra la variazione % della quantità domandata del bene e la variazione % del reddito. Per i beni di prima necessità Er < 1, per i beni di lusso Er > 1, per i beni inferiori Er < 0.

L’elasticità incrociata della domanda è il rapporto tra la variazione % della quantità domandata del bene A e la variazione % del prezzo del bene B. Se i beni sono sostituti tra loro, la relazione è diretta e E > 0 (l’aumento del prezzo di A provoca l’aumento del consumo di B), se sono complementari E < 0. Se tra i due beni non esiste nessuna relazione, l’elasticità incrociata della domanda è uguale a 0.

L’impresa

Mentre per il consumatore l’obiettivo era la massimizzazione del benessere individuale, per le imprese l’obiettivo è la massimizzazione del profitto. Le imprese possono decidere la quantità offerta, ma non il prezzo.

I processi di trasformazione si sviluppano grazie alla conoscenza e all'evoluzione delle tecnologie, che sono alla base dei sistemi economici.

I fattori produttivi utilizzati per la produzione di un’impresa sono: risorse primarie, materie prime e il lavoro; beni capitali (impianti, macchinari, stabilimenti). I fattori produttivi possono essere raggruppati in terra (comprende tutte le risorse naturali disponibili), lavoro, e capitale (comprende i beni intermedi, impianti, attrezzature ecc.).

L'imprenditore, per poter disporre dei fattori produttivi deve sopportare dei costi. Gli input si possono distinguere tra:

  • Fattori produttivi fissi: sono costituiti da stabilimenti, impianti e macchinari, e implicano decisioni di lungo periodo.
  • Fattori produttivi variabili: sono le materie prime, l’energia e il lavoro, e implicano decisioni di breve periodo.

Nel breve periodo le imprese possono variare la produzione modificando solo i fattori variabili ma non quelli fissi, mentre nel lungo periodo le imprese possono modificare tutti i loro fattori produttivi.

Funzione di produzione: Q = f(L,K) dove Q è la quantità di prodotto totale che un’impresa può ottenere, con l’impiego di una certa quantità di lavoro L, e di capitale, K. La differenza tra l'ammontare dei ricavi ed i costi totali sostenuti costituisce il profitto economico.

Nel breve periodo, K è fisso e costante lo si può trascurare; al crescere della quantità di lavoro utilizzata, cresce anche la produzione totale, ma non allo stesso ritmo.

Il prodotto medio (PMe) è il rapporto tra la quantità totale di prodotto (PT) e la quantità di lavoro utilizzato (L); indica la produttività di ogni unità di lavoro.

Il prodotto marginale (PMg) è il rapporto tra la variazione del prodotto totale (ΔPT) e la variazione unitaria del fattore lavoro (ΔL). Per la legge dei rendimenti marginali decrescenti, aggiungendo successive quantità di un fattore produttivo mentre gli altri si mantengono costanti, il prodotto totale aumenta, ma in misura via via minore.

Se entrambi i fattori produttivi vengono assunti come variabili, si ricorre a delle curve, chiamate isoquanti, che rappresentano le possibili combinazioni dei due fattori produttivi, K e L, per ogni dato livello produttivo; esiste analogia tra curve di indifferenza e isoquanti. Le linee di isocosto indicano tutte le possibili combinazioni di fattori produttivi che per l’impresa comportano lo stesso costo. La scelta ottimale o efficiente è quella individuata dal punto di tangenza fra isoquanti e isocosti.

Il grado di sostituibilità di un fattore produttivo rispetto ad un altro può essere misurato attraverso il saggio marginale di sostituzione tecnica: SMST = ΔK/ΔL

I rendimenti di scala indicano ciò che accade sul piano produttivo quando tutti i fattori variano nella stessa proporzione. Nei rendimenti di scala costanti, l’output varia nella stessa proporzione degli input. Nei rendimenti di scala crescenti, l'output varia in misura più che proporzionale, e sono quindi vantaggiosi. Nei rendimenti di scala decrescenti, l’output varia in misura meno che proporzionale.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giovannidiquattro1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universita telematica "Pegaso" di Napoli o del prof Vastola Aldo.
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