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Riassunto di Linguaggi della Comunicazione

Riassunto dell'intero corso di Linguaggi della Comunicazione basato su studio individuale (esame in modalità "non frequentante"), dell'Università degli Studi Bocconi - Unibocconi, Facoltà di Economia, Corso di laurea in economia aziendale e management. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Linguaggi della comunicazione docente Prof. A. Testa

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2 – COMUNICAZIONE INTERPERSONALE

MODELLO DELLA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE

La parola senso può avere diversi significati:

• Fisiologico  ciascuna delle funzioni per cui un organismo vivente raccoglie stimoli

dall’esterno attraverso recettori e organi (es. vista, udito..)

• Psicologico  condizione soggettiva connessa con il sistema emozionale (es. senso di

benessere..)

• Logico  pertinenza, verosimiglianza

• Dal punto di vista dei valori  attività connessa con il giudicare e con i criteri di giudizio (es.

senso estetico, senso critico..)

Quando il destinatario “elabora un senso” ricongiunge tutti i significati possibili; il senso non è né

costante né universale

La ricerca di un senso è una necessità fisiologica per gli essere umani  abbiamo bisogno

fisiologico di capire il senso del messaggio che il mittente trasmette

Spesso elaboriamo un senso in modo automatico grazie ad una competenza pragmatica che

abbiamo sviluppato nelle esperienze precedenti, specialmente se ciò che ci capita non è

complesso; al contrario, se ciò che ci capita è complesso/nuovo/carico di emozioni, allora

l’elaborazione del senso può essere impegnativa

SCAMBIARE INFORMAZIONE

Lo scambio di informazione generata dai comportamenti può continuare indipendentemente dalla

quantità di energia disponibile all’inizio e teoricamente fino all’infinito; lo scambio è circolare, non

lineare

Non è possibile comunicare con tutti allo stesso modo, e ognuno risponde in maniera diversa in

base alla propria capacità di capire, fare previsioni e reagire

La qualità della comunicazione dipende spesso dal soggetto meno “abile” (è difficile fare una

conversazione intelligente con un deficiente); il soggetto più abile può però calibrare la complessità

della comunicazione

Comprendere qualcuno  modo per fargli apprendere qualcosa e quindi per metterlo in grado di

comprendere a sua volta

Sulla base della comprensione si fonda la trasmissione efficace delle competenze; per fare ciò è

importante che il soggetto più abile si metta nei panni del soggetto meno abile

Il feedback orienta lo scambio successivo; nella comunicazione interpersonale il feedback è

istantaneo

Comunicando più volte si impara ad agire in modo tale da ricevere un feedback simile a quello che

si vuole ottenere (es. se il neonato piange non lo porti a fare un giro in moto perché il suo feedback

sarebbe un pianto ancora più forte) 5

Il feedback può essere anche in un linguaggio diverso da quello del messaggio a cui ci si riferisce

(es. io trasmetto un messaggio con un linguaggio analogico e ricevo un feedback con un

linguaggio digitale)

NON SI PUO’ NON COMUNICARE

Il comportamento non ha un opposto, non è possibile non avere un comportamento

Ogni comportamento in presenza di qualcuno ha valore di messaggio e quindi è comunicazione

Se non c’è nessuno, anche il neonato tenderà a smettere di piangere, perché se non c’è nessuno

allora non ha senso piangere perché nessuno riceverà il messaggio

Non è l’individuo a scegliere di comunicare, ma è la presenza di qualcuno (e il suo feedback) ad

assegnare un valore di messaggio ad un comportamento

Il tipo di comportamento (es. piangere) e il modo (es. come un disperato) del comportamento

costituiscono l’informazione a cui si dà un senso

RELAZIONE

A volte uno stesso fenomeno può essere descritto con nomi diversi da soggetti diversi (es.

recupero di efficienza produttiva vs. inaccettabile attacco al diritto all’occupazione) con sensi

diversi

Ognuno ha una strategia operativa diversa che è oggettivamente giusta (per il suo sostenitore)

La soggettività sta nella scelta del modello usato per nominare il fenomeno (es. italiano

aziendalista vs. italiano sindacalese); la scelta colloca il fenomeno in un contesto

Al contrario, altre volte uno stesso nome può essere attribuito a fenomeni diversi

I nomi sono arbitrari e soggettivi, mentre qualsiasi fenomeno, una volta nominato, coincide con il

suo nome; se qualcun’altro usa un nome che rimanda ad un significato diverso, allora apparirà

diverso

Per mettersi d’accordo è necessario condividere un linguaggio, e ciò si verifica al livello della

relazione

Tipo di relazione e tipo di linguaggio scelto hanno un’influenza reciproca  se la relazione non è

conflittuale, i soggetti tenderanno a collaborare per scegliere il miglior linguaggio condiviso, e

viceversa

Relazione  legame che c’è tra due soggetti (è speciale, non generale)

Spesso le relazioni vengono definite a partire da ciò che viene scambiato (es. commerciali,

d’amicizia..), ma la relazione indica il “come” dello scambio, non il “cosa”

Ciascuna relazione ha una forma (es. poesie hanno forma metaforica)

Per riconoscere noi stessi dobbiamo confrontarci  noi siamo chi siamo nella nostra relazione con

gli altri

RELAZIONI SIMMETRICHE vs. RELAZIONI COMPLEMENTARI

La distinzione dipende dalla posizione assunta dai soggetti all’interno dello scambio

Relazioni simmetriche  uguaglianza: il comportamento di uno tende a rispecchiare quello

dell’altro

Relazioni complementari  differenza: il comportamento di uno tende a completare quello

dell’altro 6

Nelle relazioni simmetriche ci si trova sullo stesso piano

Nelle relazioni complementari c’è una posizione primaria (one-up) e una posizione secondaria

(one-down), ma la differenza non implica necessariamente attività/passività, forza/debolezza.. (es.

medico-paziente)

Le relazioni hanno forma fluida, se invece fossero rigide e ripetitive potrebbero essere patologiche;

sarebbe opportuno che una stessa relazione sia in certi momenti simmetrica e in altri

complementare

RIFIUTO vs. DISCONFERMA

La maggior parte delle relazioni interpersonali hanno come obiettivo quello di avere una conferma

del giudizio che ciascuno dà di sé, che è il più grande fattore singolo che garantisca la stabilità

mentale (infatti non si può restare stabili remotamente per tanto tempo comunicando solo con se

stessi)

Quando una relazione simmetrica si deteriora, gli scambi si fondano sul rifiuto di quanto l’altro sta

affermando  “stai dicendo una cosa sbagliata” + “stai sbagliando”

Il rifiuto genera un litigio; il rifiuto contiene comunque un riconoscimento dell’altro come

interlocutore

Quando una relazione complementare si deteriora, gli scambi si fondano sulla disconferma

(negazione dell’altro come interlocutore)  “dici cose sbagliate o che non esistono” + “sei una

persona sbagliata o che non esiste”

Per disconfermare qualcuno è sufficiente ignorarlo

La disconferma genera frustrazione e una resa senza combattimento, le cui conseguenze possono

essere gravi (es. perdita d’identità, patologie di carattere psichiatrico..)

La differenza tra rifiuto e disconferma è che il rifiuto si applica all’oggetto mentre la disconferma si

applica al soggetto; a chi sbaglia si può dare la possibilità di correggersi, mentre alle persone

sbagliate no

Dare disconferme è connesso con l’impenetrabilità  mancanza di consapevolezza nella

percezione interpersonale

È il nostro comportamento a informare l’altro di ciò che è lui per noi

È il nostro comportamento che l’altro interpreta e a cui retroagisce

È il nostro comportamento a dare una forma alla relazione

EMOZIONI

Qualsiasi relazione ha una componente emozionale che influenza l’attenzione e la memoria

Le emozioni possono essere distinte per qualità (positiva vs. negativa), intensità (forte vs. debole),

e capacità di dare luogo a variazioni nel comportamento (alta vs. bassa)

Una volta percepite, le emozioni originano motivazione  impulso urgente di adire

L’emozione è l’insieme di cambiamenti che uno stimolo ambientale provoca, la motivazione è

l’orientamento del feedback

Informazione insufficiente/fraintesa  emozione impropria  motivazione ad un comportamento

improprio

Emozione = insieme di risposte istantanee ad uno stimolo ambientale

Le risposte sono: 7

• Fisiologiche  connesse con il nostro sistema sensoriale (es. paura genera adrenalina)

Le risposte fisiologiche sono diverse da persona a persona a seconda del temperamento

(tendenza innata di ciascun individuo a reagire agli stimoli con un’intensità e una frequenza

ricorrenti, a partire da una certa soglia)

• Espressive  connesse con il nostro comportamento, sia volontario che involontario (es.

espressioni facciali + posture)

Diversi studi hanno confermato che c’è una corrispondenza tra emozioni e comportamenti

involontari

Le emozioni influenzano i comportamenti ma anche i comportamenti influenzano le

emozioni, in quanto le risposte espressive rinforzano l’emozione che le ha provocate

L’attitudine emozionale dominante in un individuo influenza stabilmente alcune parti del suo

sistema muscolare e le funzionalità degli organi interni

• Cognitive  risposte date a partire dalla rappresentazione che ci siamo fatti dell’emozione

L’interpretazione cognitiva della risposta fisiologica determina un rinforzo comportamentale

Secondo Goleman è possibile imparare a decidere quale emozione provare (intelligenza emotiva)

e si può imparare anche a migliorare le decisioni emozionali frenando l’impulso ad agire ed

identificando le alternative (e le conseguenze) possibili prima di agire

Si può provare a suscitare un’emozione, ma è difficile trasmettere le proprie emozioni ad altri

Le emozioni sono diverse da sentimenti (coinvolgono la coscienza) e passione (sentimenti che

polarizzano alcuni nostri atteggiamenti)

SISTEMA SENSORIALE

Quantità di stimoli a cui i nostri sensi sono esposti >> quantità di stimoli percepita ed elaborata

Il nostro sistema sensoriale elabora gruppi di stimoli (non i singoli stimoli), la maggior parte dei

quali sono visivi (infatti se vogliamo concentrarci sulla musica tendiamo a chiudere gli occhi)

Il sistema sensoriale è selettivo  gli stimoli sono spesso in concorrenza tra loro e vincono i più

intensi (es. se sto parlando al telefono non mi accorgo di un clown sul monociclo che mi passa

vicino, perché in quel momento è più importante ciò che mi dice il mio amico al telefono di ciò che

mi succede intorno)

Gli individui tendono a integrare le percezioni con supposizioni generate da esperienze precedenti

Se nel sistema percettivo si generano contraddizioni, gli individui tendono a correggere la

percezione secondo l’esperienza (es. so che la Torre Eiffel è altissima, anche se da lontano riesco

a coprirla interamente con il mio pollice)

La capacità percettiva non è costante né uguale per tutti; gli individui sono condizionati anche dai

propri valori, dai bisogni (es. se ho fame, l’odore di patatine fritte è buono, ma ho il mal di mare

no), dai pregiudizi..

I messaggi sensoriali sono spesso ridondanti, e ciò aumenta la possibilità di una decodifica

corretta (se i segnali sono congruenti tra loro, altrimenti può generare totale incomprensione)

3 – MAPPE, TRAPPOLE E VIE DI SCAMPO

Mappa  sistema di nomi/immagini ordinati per classi e connessi secondo rapporti di causa-effetto,

di somiglianza-diversità, di contiguità o distanza

I nomi definiscono le cose, le immagini le descrivono 8

Una mappa può contenere anche schemi di comportamento

Ogni essere vivente interpreta la realtà attraverso mappe che gli permettono di adattarsi

all’ambiente

Il mondo è molto complesso ed è diverso dalla rappresentazione che ne diamo  facciamo

generalizzazioni + lo semplifichiamo + lo deformiamo, cancellando alcuni dettagli

In alcuni casi, non avere rappresentazioni significa avere “libertà mentale” che ci permette di

stabilire nuove connessioni in seguito al verificarsi di un fatto nuovo, anziché ricondurlo a ciò che

già conosciamo

PUNTEGGIARE

Punteggiare  separare qualcosa da qualcos’altro che sta vicino

Punteggiando separiamo e istituiamo un ordine, una gerarchia di relazioni

Una parte della nostra abilità nel punteggiare è innata, un’altra parte è acquisita con l’esperienza e

l’apprendimento (es. riusciamo a distinguere un quadro falso da uno vero) ma la nostra abilità

dipende anche dal contesto sociale, i valori ideologici, i modelli culturali..

Punteggiamo sia i messaggi che emettiamo, sia quelli che riceviamo. La punteggiatura permette

all’emittente di identificare le parti che costituiscono il messaggio e le loro relazioni, e permette al

ricevente di dare un senso al messaggio

Il ricevente non necessariamente usa la stessa punteggiatura dell’emittente  ripunteggiatura

Il linguaggio analogico implica una maggior libertà di scegliere come punteggiare; in tal caso le

punteggiature sono spesso inconsapevoli (es. cambio di espressione, postura, ritmo..)

In una relazione conflittuale i punti di vista possono essere contrapposti e reciprocamente

indecifrabili

Alla base dei conflitti di punteggiatura c’è la convinzione che esista soltanto una realtà (il mondo

come lo vedo io) e che ogni opinione diversa sia da attribuire all’irrazionalità o mancanza di buona

volontà dell’altro  conflitto su quale sia la causa e quale sia l’effetto

PUNTI DI VISTA

Punto di vista  posizione in cui ciascuno si trova rispetto al mondo che lo circonda

Il punto di vista è soggettivo perché non possiamo osservare completamente tutta la realtà quindi

ognuno vede una parte della realtà in una certa prospettiva  l’insieme di questi “pezzettini di

mondo” dà luogo ad un sistema di rappresentazioni soggettive

Ognuno di noi ha fame di struttura e di senso e cerca quindi di attribuire una logica a qualsiasi

fenomeno

Se abbiamo informazioni contrarie ad una soluzione a cui siamo arrivati attraverso grandi sacrifici

tendiamo a deformare la realtà piuttosto che negare la nostra convinzione  non è facile cambiare il

proprio punto di vista

Quando adottiamo idee altrui tendiamo a sopravvalutare gli aspetti coerenti con il nostro punto di

vista e a sottovalutare (o addirittura non prendere in considerazione) gli altri, perché i primi sono

più facili da “maneggiare”

IDEE E IDEOLOGIE 9

Pregiudizio  giudizio espresso a priori, cioè ancor prima di entrare nel merito  orienta la

percezione

Un pregiudizio rispecchia criteri di economia mentale

Usare criteri di economia mentale anziché criteri di verifica ci aiuta a risparmiare ragionamenti

faticosi; così facendo, però, rischiamo di intrappolarci in un’ideologia

Ideologia  sistema di idee rigidamente strutturato che, a prescindere da ogni possibile evidenza

empirica, spiega e razionalizza il mondo, codifica i comportamenti ammessi e quelli vietati e

contiene 2 assiomi:

• Questa ideologia è vera

• Chi condivide questa ideologia è nel giusto

Un’ideologia è quindi una rappresentazione del mondo “impermeabile” al confronto con il mondo

stesso

È una rappresentazione che si fonda su pregiudizi e rifiuta qualsiasi confronto con dati di realtà

Essere ideologici significa usare una mappa che riproduce solo alcuni dati disponibili  l’adozione

di un’ideologia semplifica le scelte ma riduce la quantità delle scelte disponibili

Se crolla un’ideologia allora gli individui che la condividevano non sanno più come comportarsi

TRAPPOLE COGNITIVE

Mettere in discussione le proprie mappe è difficile, anche a causa di alcune trappole cognitive:

• Sicumera (overconfidence)  gli individui tendono a essere overconfident su argomenti

vicini alla propria area di competenza, e a volte confermano il proprio giudizio anche di

fronte all’evidenza; il grado di sicumera aumenta con la conoscenza dell’argomento

• Pensiero magico (illusory correlations)  gli individui che trovano una correlazione tra due

eventi, pur avendo a disposizione tutti i dati necessari a confermare/negare un’ipotesi,

tendono a considerare solo i dati che confermano la loro ipotesi

• Senno di poi (predictability in hindsight)  con il senno di poi, gli individui a cui viene

raccontata una serie di eventi e la loro conclusione tendono a dichiararsi certi che

avrebbero potuto prevederla a partire da quelle premesse (anche se la conclusione

raccontata non è vera)

• Ancoraggio (anchoring)  spesso gli individui hanno difficoltà ad abbandonare un giudizio

intuitito e impulsivo, anche se si dimostra infondato; inoltre, dovendo dare una stima, gli

individui sono influenzati da un termine di paragone e la stima resta ancorata al valore dato

• Facile rappresentabilità (ease of representation)  gli individui tendono ad essere più

propensi a prevedere che un evento si verifichi quanto più facilmente riescono ad

immaginarlo e quanto più li emoziona; inoltre sembrano più frequenti e più rilevanti i

fenomeni di cui si parla molto e che trovano eco nei media

• Daltonismo per le probabilità (probability blindness)  gli individui tendono a vedere “o tutto

bianco o tutto nero” senza considerare le sfumature intermedie, tendendo a percepire come

analoghe probabilità diverse (es. 1% e 9%) 10

• Manipolabilità delle credenze attraverso copioni (reconsideration under suitable scripts)  gli

individui spesso ignorano che la probabilità che 2 eventi si verifichino contemporaneamente

è inferiore alla probabilità dell’evento meno probabile

Chi si rende conto della soggettività del proprio punto di vista guadagna flessibilità + capacità di

comunicare, accettando l’esistenza di rappresentazioni diversa dalla sua

IMPARARE AD IMPARARE

“Le formulazioni del linguaggio digitale rispecchiano la struttura della mappa in base alla quale chi

si esprime organizza il suo discorso”  identificando le formulazioni errate è possibile modificare le

corrispondenti strutture errate

Ecco alcuni esempi di strutture errate:

GENERALIZZAZIONE

La descrizione è meno ricca della realtà a cui si riferisce

• I riferimenti mancano o sono generici (spesso si dice o si sottintende “tutti/nessuno/niente,

sempre/mai)

• Si stabiliscono false equivalenze fra diversi eventi

• Si istituiscono falsi rapporti di necessità fra cause ed effetti

• Si dà per scontato ciò che non lo è

• Si presume di sapere esattamente cosa c’è nella testa altrui

• Si presentano come oggettive opinioni che sono soggettive

CANCELLAZIONE

La mappa presenta dei vuoti rispetto alla realtà a cui si riferisce, la rappresentazione è parziale

• Le frasi sono incomplete

• Si usano comparativi senza il termine di paragone

• Si usano avverbi (es. “ovviamente”, è ovvio per chi?)

• Si dichiara una necessità o una impossibilità senza offrire prove

DEFORMAZIONE/NOMINALIZZAZIONE

La mappa perde concretezza rispetto alla realtà a cui si riferisce quando si sostituiscono nomi

astratti ai verbi, sfuocando così anche il soggetto dell’azione (es. usiamo verbi impersonali anziché

usare i pronomi “noi”, “io”..)

Ecco perché a volte farsi qualche domanda può essere utile a comunicare meglio

CAPIRSI DA LONTANO: PROIEZIONI E PREVISIONI

Per comunicare bene è necessario comprendere l’interlocutore

Quando si comunica con tanti individui contemporaneamente, magari sconosciuti e lontani, è 11

difficile comprenderli; in tal caso, per orientarci, usiamo i dati relativi al contesto in cui ci troviamo e

facciamo un’ipotesi proiettiva sull’interlocutore ed una previsione sul suo feedback

Parlando con uno sconosciuto tendiamo a fare delle ipotesi sul tipo di persona che è

Al telefono, gli individui parlano come se fossero uno di fronte all’altro, ma trasmettono solo una

parte della comunicazione analogica che di solito correda lo scambio (es. mancano i gesti, le

posture..)  c’è un problema di scarse informazioni trasmesse

Scrivendo una mail viene meno l’intera comunicazione analogica

Quando scriviamo sarebbe opportuno mettersi sempre nei panni del nostro interlocutore, al fine di

migliorare la qualità della comunicazione

PARLARE AD UN PUBBLICO

Quando si parla in pubblico è necessario che ci sia una chiara divisione dei compiti, in modo tale

che tutti siano in grado di fare la loro parte e in modo tale da ricostruire un senso condiviso; così

facendo è però possibile che la comunicazione si trasformi in un gioco delle parti in cui assolvere il

compito è più importante che entrare in relazione

I ruoli sono comportamento stereotipati. Un modo per uscire dallo stereotipo è rompere le regole;

così facendo è però possibile che l’attenzione si sposti da “ciò che il mittente dice” a “ciò che il

mittente fa”  il messaggio rischia di perdersi

Le regole per parlare davanti ad un pubblico sono principalmente di tipo comportamentale:

• Non leggere (o leggere in modo espressivo)

• Non aggrapparsi al microfono

• Non nascondersi dietro al podio

• Stare in piedi

• Prevedere spazi per un’interazione con il pubblico

• Sollecitare domande

• Prendere le “misure” del pubblico (es. parlare a 10 persone è diverso da parlare a 200

persone)  quanto più il pubblico è grande e disomogeneo, tanto più il discorso deve essere

semplice e chiaro

IL MESSAGGIO NELLA BOTTIGLIA

Progettando un’opera come autori, si progetta anche il suo pubblico

Un autore negozia con la propria proiezione di un pubblico futuro in forma di lettore modello

Lettore modello  insieme di competenze linguistiche, conoscenze, atteggiamenti e valori che un

testo compiuto presuppone nei suoi lettori reali

E’ un insieme che si precisa nel corso della realizzazione dell’opera attraverso le scelte che

l’autore compie

Poiché non è possibile immaginare qualcosa che non appartiene già (magari in modo

inconsapevole) alla propria psiche, il lettore modello è necessariamente una proiezione (magari

parziale) del’autore  l’unico limite con cui si confronta l’autore è quindi se stesso 12

Il comunicatore di professione è colui che, a partire dagli obiettivi espressi da un committente,

formula un messaggio finalizzato che verrà trasmesso da un mass media ad un gruppo identificato

di destinatari

Quando un soggetto comunica per conto di un’organizzazione che vende un prodotto/servizio, il

suo compito è creare una relazione fra il prodotto/servizio e i consumatori

Ciascun prodotto ha un sistema di caratteristiche che riusciamo a decodificare e in base al quale

siamo in grado di scegliere, discriminare ed esprimerci attraverso le nostre scelte di consumo;

quando bisogna promuovere un prodotto/servizio, è il target ad avere il coltello dalla parte del

manico perché dalle sue scelte di consumo dipende il successo (o l’insuccesso) del prodotto e del

committente 13

4 – CREATIVITA’

La creatività (fenomeno psichico e individuale) precede l’innovazione (fenomeno sociale e

economico)

Il linguaggio è in sé un ambito creativo, ed ognuno compie un gesto creativo originale sia quando

trasmette un messaggio che esprime un senso, sia quando ricostruisce il senso di un messaggio

ricevuto

Quando si impara qualcosa per insight, anziché a forza di esercizio, sono minori le probabilità di

scordarsene in seguito

Creatività  stabilire connessioni nuove, che siano utili, tra elementi esistenti  novità + utilità

Bisociazione  stabilire connessioni tra 2 fatti o idee mai associati prima

Esistono 2 tipi di cambiamento:

• Cambiamento del 1° tipo  si verifica dentro un sistema che resta immutato

• Cambiamento del 2° tipo  cambia il sistema stesso

Il cambiamento del 2° tipo sembra imprevedibile in termini di cambiamento del 1° tipo (cioè visto

da dentro il sistema) ma visto dall’esterno è solo un cambiamento delle premesse

MODELLO DEL PROCESSO CREATIVO DI WALLAS

L’illuminazione (l’insight) è un fatto istantaneo, mentre altre fasi si sviluppano nel tempo e possono

sovrapporsi; è possibile che nel corso del processo emergano fatti prima non valutati che

impongono una revisione. Le fasi del processo creativo sono:

• Preparazione  individuazione di un problema + raccolta di materiale e informazioni su cui

lavorare e la loro organizzazione + orientamento a trovare una soluzione

• Incubazione  elaborazione mentale dei materiali disponibili, alla ricerca di un ordine che

produca un nuovo senso; è un processo che si sviluppa per prove ed errori e continua

anche in momenti in cui l’attenzione cosciente è sospesa

• Illuminazione/insight  si presenta una soluzione inaspettata e diversa da quanto si era

ipotizzato in precedenza

• Verifica  presentazione della scoperta attraverso un’argomentazione formale, partendo da

assiomi o principi fondamentali; argomentare un’intuizione è un modo per verificarne la

consistenza

Questo modello descrive una possibile sequenza temporale e la diversa natura dell’attività mentale

caratteristica di ciascuna fase, ma non dice come l’individuo passa da una fase all’altra

Gli autori che si occupano di problem solving hanno un approccio pragmatico  non si chiedono i

perché del processo creativo, bensì come attivarlo e come si arriva all’insight

Secondo Edward de Bono la componente principale del processo creativo è il pensiero laterale,

secondo Guilford è il pensiero divergente: entrambi procedono per alternative, non per sequenze 

diverso modo di elaborare il ragionamento 14

Secondo questi ultimi approcci, l’insight potrebbe consistere in una discontinuità che deriva da un

cambiamento del modo in cui organizziamo la nostra esperienza

Pensiero verticale  andare avanti

Pensiero laterale  muoversi di lato

I due processi sono complementari: quello laterale è utile a generare idee e orientamento, quello

verticale è utile per svilupparli

Codificazione selettiva  capacità di individuare e separare le informazioni rilevanti da quelle non

rilevanti

Combinazione selettiva  capacità di connettere tra loro informazioni rilevanti

RAGIONE ED EMOZIONE

Il cervello è distinto in 2 emisferi, di cui quello sinistro riguarda i linguaggi numerici mentre quello

destro riguarda i linguaggi analogici

Uno stesso compito può essere affrontato impiegando strategie diverse

La capacità di ragionare può essere compromessa da un deficit di emozione  le emozioni fanno

parte della strategia che porta a sviluppare una propensione a organizzare i dati in una certa

maniera

PERSONALITA’, COMPORTAMENTI E AMBIENTI

Caratteristiche della personalità creativa:

• Riconoscere l’importanza di essere competenti

• Curiosità

• Bisogno d’ordine e di successo

• Indipendenza

• Spirito critico

• Insoddisfazione

Un’idea creativa:

• Si esprime attraverso un linguaggio (numerico o analogico)

• Genera una discontinuità

• Riconfigura idee e regole esistenti o ne istituisce di nuove

• Presuppone una conoscenza preliminare di regole, teorie e tecniche (necessaria ma non

sufficiente)

• Configura un ordine nuovo + comprendibile + comunicabile + verificabile (creatività

scientifica) o condivisibile (creatività artistica)

• Ha una dimensione sociale 15

• Si sviluppa in un tempo ma si esprime in forma di illuminazione istantanea

I bambini sembrano comportarsi in modo creativo e originale, anche perché non essendo

pienamente consapevoli dei confini tra un campo e l’altro li violano più facilmente.. ma non

possiamo parlare di creatività vera e propria perché manca la conoscenza preliminare

Secondo Goleman ci sono fattori che possono danneggiare lo sviluppo di un’attitudine creativa nei

bambini:

• Sorveglianza  sentirsi sempre sotto osservazione

• Valutazione  doversi preoccupare del giudizio altrui

• Ricompense  ricevere premi determina una perdita di piacere del gesto creativo in sé

• Competizione  trovarsi in situazioni in cui si può solo vincere o perdere

• Eccesso di prescrizioni  l’originalità viene percepita come un errore

• Pressione  dover produrre prestazioni all’altezza di aspettative esagerate

• Limitare le scelte

Anche il clima socioculturale influenza la creatività  è difficile mettere in discussione conoscenze

impartite in maniera dogmatica, ma è anche difficile mettere in discussione conoscenze impartite in

maniera superficiale (in quest’ultimo caso si rischia di fare molta fatica per scoprire una cosa

banale)

CREATIVITA’: ISTRUZIONI PER L’USO

Fattori che possono pregiudicare il raggiungimento di risultati:

• Solitudine  nell’esplorazione di un paesaggio mentale si è soli e lo straniamento può

essere forte; lavorare con altri può aiutare, purché gli altri siano solidali e pazienti

• Fragilità  bisogna ricordare che la fragilità è una percezione soggettiva, non una

condizione reale

• Miopia  a volte si continua ad osservare il problema troppo da vicino, focalizzandosi sui

dettagli piuttosto che sull’insieme; in questi casi bisogna staccare un po’, riconsiderare tutto

da capo, farsi descrivere il problema da qualcun altro

• Accanimento  l’ansia riguardo la propria capacità di ottenere risultati genera fretta e

disordine; anche in questi casi bisogna staccare un po’ e prendersi delle pause

• Frustrazione  quando non si raggiunge un risultato e non si riesce a raggiungerlo viene

voglia di buttare via tutto (e quindi anche il tempo investito in precedenza); in questi casi

può essere utile buttare via tutto e ricominciare da capo dopo un po’, con calma

• Ostinazione  scartare rapidamente soluzioni sbagliate e ipotesi inefficaci può essere utile a

concentrarsi su idee migliori

Procedimento di Watzlawick per la risoluzione di problemi: 16

1. Definizione del problema in termini concreti  ignorare i problemi inesistenti o irrisolvibili

2. Analisi della soluzione finora tentata  quale elemento sta mantenendo invariata la

situazione?

3. Definizione del cambiamento concreto da effettuare  obiettivi vaghi sono irraggiungibili

4. Formulazione e messa in atto di un piano per generare il cambiamento

CREATIVITA’ E LINGUAGGIO

Si può ipotizzare che ognuno abbia la capacità di sviluppare strategie creative in almeno un

campo, così come si può ipotizzare che solo certe persone siano veramente creative (grazie ad

una fortunata combinazione di caratteristiche genetiche, influenze ambientali, occasioni

d’apprendimento..); scegliere una o l’altra ipotesi dipende dalla mappa che adottiamo (es. cosa è

considerato creativo?)

Profezia che si autoavvera  previsioni sul proprio successo/insuccesso generano comportamenti

che determinano il successo/insuccesso effettivo

L’abilità che abbiamo nell’usare il linguaggio e quella di organizzare i concetti sono interdipendenti

 è il possesso di un linguaggio che ci permette di organizzare informazioni e di condividerle

Possiamo essere creativi col linguaggio in diversi modi (es. producendo nuove parole, producendo

nuove combinazioni di parole esistenti, producendo nuovi linguaggi..)

Ogni volta che comunichiamo compiamo un atto creativo  se non inseriamo nel nostro comunicare

una componente creativa (es. ripeto 2 volte la stessa frase) c’è il rischio che la comunicazione

diventi rigida 5 – FARSI CAPIRE

Chi vuole comunicare deve farsi capire, altrimenti fallisce il suo obiettivo di emittente; un buon

modo per farsi capire è essere semplici, ma la semplicità è relativa

Segno  qualcosa (espressione concreta) che sta in luogo di qualcos’altro

Significante  parte del segno che riusciamo a percepire, ciò che colpisce il nostro sistema

sensoriale

Una percezione parziale del significante può determinare un’interpretazione errata; questo avviene

perché ognuno tende a colmare le proprie lacune percettive organizzando gli stimoli che ha

percepito

Il significante deve risultare percepibile dal destinatario in base al contesto (es. colori, caratteri,

corpo, margini, interlinea, ortografia..intensità del suono, pause, ritmi, gesti, preferibilmente no

microfono..)

Codice  sistema di corrispondenze costanti che possono essere condivise

Se il destinatario non condivide il codice dell’emittente allora non capirà

Un codice stabilisce equivalenze semantiche tra elementi di un sistema di significanti ed elementi

di un sistema di significati

Il significante di scrive /parola/, mentre il significato si scrive “parola” 17

DAL SEGNO AL SENSO

il codice permette di dare un significato al significante; così facendo riusciamo a dare un senso ad

un segno

Il senso dipende anche dal contesto e dal sistema individuale di rappresentazioni

Significato  permanente + univoco Senso  mutevole + individuale

Anche l’atto del comprendere è da considerarsi creativo; per comprendere si procede per prove,

errori, ipotesi.. e il “percorso” utilizzato è solo uno dei tanti utilizzabili per comprendere ciò che

vuole comunicare l’emittente

Un errore di ortografia orienta scorrettamente la produzione di un senso

SIGLE E PAROLE STRANIERE

In alcuni ambiti vengono usate spesso parole tecniche che i non esperti potrebbero non capire

Spesso vengono anche abbreviate con sigle, ma poiché le sigle sono un’ulteriore codificazione del

codice è possibile che vengano interpretate erroneamente; si consiglia quindi di indicare tra

parentesi il significato della sigla la prima volta che appare, a meno che la sigla non sia nota (es.

dvd, cd, dna, pc, iva, CdA..)

In alcuni casi si preferisce usare termini stranieri anche quando esistono i corrispondenti italiani

(es. partner, business, staff, flop, teenager, mouse..), tanto che alcuni termini sono ormai d’uso

comune

 codice linguistico aperto a contributi di altri codici, caratteristica di una società multietnica

Le parole straniere usate nel contesto italiano possono essere scritte al plurale anche senza la “s”

finale

Alcune parole possono avere più significati e quindi più traduzioni, altre invece non andrebbero

tradotte dall’italiano all’inglese (es. il partito Forza Italia non andrebbe tradotto con Italy Force);

inoltre bisogna fare attenzione ai falsi amici nelle traduzioni (es. addiction significa dipendenza,

non addizione)

PAROLE COMPLICATE

Prima di iniziare una comunicazione è necessario valutare la competenza linguistica

dell’interlocutore al fine di non compromettere la qualità del feedback

Spesso utilizziamo parole complicate per pavoneggiarci, ma questo danneggia la comunicazione

Parole complicate  interlocutore non capisce  feedback negativo  difficoltà a sviluppare una

buona relazione

Bisogna quindi cercare di semplificare il più possibile la comunicazione mantenendo intatti i

contenuti

POLITICHESE E BUROCRATESE

La caratteristica del politichese e del burocratese è che essi preferiscono i sostantivi ai verbi (es.

la scelta anziché scegliere), ma senza verbi è probabile che la comunicazione diventi troppo vaga

determinando una sorta di spaesamento nell’interlocutore; inoltre spesso usano parole e formule

antiquate (es. onde evitare, apportare miglioramenti..) 18

INDICE GULPEASE

Indice Gulpease  indica il grado di leggibilità di un testo sulla base di lunghezza delle parole/frasi

+ numero di lettere che formano le parole

Presupposti alla base dell’indice Gulpease:

• Frasi brevi sono più facili da capire

• Parole brevi appartengono più probabilmente al vocabolario di base

Risultati dell’indice Gulpease:

• <80  testo difficile per chi la licenza elementare

• <60  testo difficile per chi ha la licenza media

• <40  testo difficile per chi ha un diploma

• <10  testo difficile per chi ha una laurea

PUNTEGGIATURA

La punteggiatura dà senso alle frasi e aiuta a capire come una frase è connessa con la precedente

La punteggiatura è una questione di regole + scelte soggettive

• Punto  indica la fine della frase, dopo il punto ci va la lettera maiuscola

• Virgola  spiega la struttura di una frase e ne indica il ritmo, una coppia di virgola segnala la

presenza di un inciso, bisogna mettere una virgola anche con locuzioni tipo ma-però-

mentre, non bisogna metterle tra soggetto e verbo

• Due punti  indicano una frase che spiega/elabora la precedente o introducono una pausa

breve ma brusca

• Punto e virgola  stabilisce una gerarchia in un elenco altrimenti troppo fitto di virgole

• Punto esclamativo  dà enfasi alla frase

• Punto interrogativo  segnala domande dirette

• Virgolette  segnalano un frammento di discorso diretto

• Trattini  uniscono due parole/cifre o tengono insieme una parola che va a capo

• Parentesi  isola una parte della frase dal resto

• Puntini di sospensione  segnalano un discorso interrotto

Il grassetto e le sottolineature mettono in evidenza ciò che deve essere evidente

USO E INTERPRETAZIONE 19

Interpretazione  rispettosa delle intenzioni dell’opera

Uso  tiene conto esclusivamente di desideri, passioni e arbitrii del destinatario

Quando c’è uso strumentale del testo si parla di decodifica aberrante  l’interpretazione in termini

di senso risulta scorretta e strumentale

• Incomprensione del messaggio per totale carenza di codice  l’informazione trasmessa in

un codice non condiviso viene scambiata per rumore

• Incomprensione del messaggio per disparità di codici  il codice dell’emittente è poco

conosciuto dal ricevente

• Incomprensione del messaggio per interferenze circostanziali  il ricevente decodifica bene

il messaggio ma lo interpreta in base alle proprie aspettative

• Rifiuto del messaggio per delegittimazione dell’emittente  il testo viene volontariamente

stravolto dal ricevente perché il suo sistema di credenze è in contrasto con quello

dell’emittente

Fraintendimento  scorretta interpretazione del significato

Conflitto  scorretta interpretazione del senso 20


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale e management
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fabiomere di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Testa Annamaria.

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