Linguaggio e comunicazione
Ogni organismo vivente comunica nella misura in cui interagisce con l’ambiente in cui non è l’unico organismo vivente (si può comunicare con se stessi ma non con “nessuno”). Gli esseri umani possiedono un linguaggio strutturato e combinatorio. A volte esprimere ≠ comunicare (es. neonato urla ed esprime un disagio ma non riesce a comunicarne i motivi) è necessario preoccuparsi di come far recepire il messaggio in modo tale da non essere frainteso. Comportamento ≠ linguaggio dissonanza cognitiva prevale il comportamento.
Linguaggio numerico/digitale
- È fatto di entità discrete in sequenze finite
- Contiene funzioni logiche (e/e, o/o, se/allora..)
- È astratto, non c’è un rapporto necessario tra ciò che viene rappresentato e la sua rappresentazione (es. la parola “cinque” non somiglia a cinque cose messe insieme)
- Indica per corrispondenze univoche e codificate + si può decodificare
Linguaggio analogico
- È un continuum (non inizia né finisce) debolmente codificato (alti gradi di ambiguità)
- Indica per somiglianze + si può interpretare (es. mano alzata può significare 5, “fermati”...)
- Non comprende la negazione, non si può compiere una non-azione (l’unico modo per negare un gesto è interromperlo, ma l’interruzione di un’azione è un’azione stessa)
- È più veloce da percepire (es. capisco più velocemente un istogramma che un elenco di numeri); il linguaggio analogico viene percepito nella sua globalità
Di norma, una comunicazione presenta aspetti sia digitali che analogici; qualsiasi comunicazione contiene aspetti analogici (ci può essere comunicazione interamente analogica ma non ci può essere comunicazione interamente digitale) tutto ciò che trasmettiamo viene trasmesso su un supporto. Modificare il linguaggio digitale è più semplice che modificare il linguaggio analogico.
Noi facciamo parte di sistemi (e sottosistemi) e possiamo agire liberamente (siamo liberi di fare quello che vogliamo) all’interno dei vincoli strutturali e delle condizioni ambientali; il grado di libertà dipende dal grado di complessità del sistema. L’unico modo per modificare i vincoli di un sistema è cambiare il sistema.
Comunicazione
Comunicare = scambio di informazioni tra 2 o più entità in grado di emettere e ricevere segnali processo interattivo in cui è presente un meccanismo di feedback (reazione dell’altra parte).
Vincoli
- È fisiologico e connesso con il nostro sistema sensoriale (se qualcosa sfugge ai nostri sensi, non la percepiamo); se un canale sensoriale è inutilizzabile bisogna coinvolgerne un altro (es. i ciechi usano il tatto con il Braille)
- È cognitivo e riguarda ciò che siamo in grado di riconoscere e decodificare come informazione, distinguendola da rumore (se non conosco il vietnamita, non capisco ciò che mi dice un vietnamita); più un sistema è complesso, più rumori sarà in grado di decodificare e riconoscere come informazione
- È situazionale e presuppone la presenza di un altro (le 2 persone devono essere in grado di percepire i segnali); per una buona comunicazione è necessario visualizzare l’interlocutore + la scena + l’azione che stiamo descrivendo (capire a chi parlo rende più facile capire come/cosa comunicare)
- L’altro deve retroagire e l’ipotesi di retroazione orienta la comunicazione
Feedback = reazione connessa con la capacità di avere un obiettivo e di perseguirlo. Il feedback è tipico dei sistemi aperti finalizzati che sono “omeostatici” cioè che tendono a procurarsi uno stato di equilibrio e benessere che cercano di mantenere stabile autoregolandosi (come il termostato).
Positivo l’informazione è in accordo con gli obiettivi dell’organismo; il feedback incentiva la fonte perché continui (es. complimenti). Negativo l’informazione è in disaccordo con gli obiettivi dell’organismo; il feedback disincentiva l’ulteriore produzione (es. smettila).
Flessibilità
La comunicazione patologica di solito ha una configurazione rigida e ripetitiva. La soluzione è la flessibilità capacità di accettare una maggior varietà degli input riuscendo a considerare informazione anche ciò che sembra rumore. Processo narrativo (sintagma) mettere in fila le parole secondo le regole della sintassi. Sistema narrativo (paradigma) scegliere le parole da mettere in fila. Sulla base di uno stesso processo narrativo è possibile realizzare diversi sistemi narrativi semplicemente cambiando le parole sulla base di scelte “espressive”.
La scelta di determinate parole vincola a proseguire la frase in un determinato modo (es. se parlo in prima persona non posso usare un verbo in terza persona); la serie delle decisioni possibili è infinita e termina quando chi comunica non ha nient’altro da dire. Scegliendo un certo sistema narrativo, il narratore comunica anche qualcosa di se stesso (a volte anche inconsapevolmente).
La comunicazione attraverso il comportamento integra linguaggi diversi ed è soggetta ai vincoli della grammatica + della logica + della genetica + dell’ambiente. Le svolte narrative non dipendono solo dal narratore ma anche dagli altri narratori con cui interagisce. La flessibilità, in tal caso, determina la capacità di adattarsi modificando il comportamento in base a fatti interiori/esterni; ad esempio basta una smorfia a cambiare il senso di un comportamento, e quindi a cambiare la reazione della controparte.
La nostra capacità di dire è superiore alla nostra capacità di fare. Quando dobbiamo agire, dobbiamo porci 2 domande fine + metodo. La flessibilità, in questo caso intesa come “comprendere ciò che ci circonda per agire e retroagire”, consente ad organismi complessi (come noi) di sopravvivere mantenendo un equilibrio grazie alle molteplici risposte che sono in grado di offrire agli stimoli provenienti dall’ambiente. La creatività è un fattore di successo nella comunicazione ed è frutto di un atteggiamento mentale individuale che, entro certi limiti, è possibile coltivare e trasmettere.
Comunicazione delle organizzazioni
Organizzazione insieme strutturato di individui che svolgono un’attività. Le organizzazioni sono più attente delle persone alla comunicazione perché è fondamentale per la loro sopravvivenza e per espandersi; l’organizzazione deve quindi ottimizzare la propria comunicazione per diffonderla in modo efficace sviluppo di funzioni specifiche. Lo sviluppo di funzioni specifiche all’interno dell’organizzazione determina un’industrializzazione della comunicazione che diventa quindi strutturata. I mass media diffondono la comunicazione e trasmettono a pagamento comunicazione altrui.
Comunicatore professionista
- Contenuto
- Pubblico
- Obiettivo
L’organizzazione però non ha una fisicità e quindi non può avere un comportamento in senso stretto, quindi si affida a mediatori umani. Le organizzazioni hanno bisogno di farsi ascoltare e hanno bisogno di distinguersi il comunicatore professionista interpreta gli obiettivi delle organizzazioni e li esprime in modo tale che essi acquistino un senso per i destinatari.
Il comunicatore professionista ha competenze linguistiche + pragmatiche + emozionali + predisposizione all’invenzione trasforma un obiettivo di comunicazione in comunicazione capace di raggiungere un certo obiettivo. Più l’organizzazione comunica con l’esterno, più si riconosce nei messaggi che esprime e più matura il bisogno di precisarci attenzione professionale alla comunicazione interna è spesso conseguenza dello svilupparsi della comunicazione esterna.
Stile: forma e contenuto
Fa comunicazione professionale chiunque produce per conto di un’organizzazione atti che comunicano + chiunque svolge un’attività che lo mette in contatto con un pubblico ampio. Il ruolo del comunicatore professionista è caratterizzato da minori gradi di libertà possibili nello scegliere i contenuti della comunicazione e nel compiere le necessarie scelte di stile. Stile = tratti formali che caratterizzano il modo di esprimersi/comunicare/comportarsi. Certi contenuti vanno espressi in una certa forma forma e contenuto sono interdipendenti. La creatività risiede anche nella possibilità di esprimere certi contenuti in forme diverse, tuttavia bisogna fare attenzione; il comunicatore professionista potrebbe sovrastimare la componente stilistica determinando una “scelta stravagante”, mentre il singolo individuo potrebbe sottostimarla determinando una “scelta ovvia” non bisogna trascurare né i vincoli né le opportunità connesse con la comunicazione.
Comunicazione interpersonale
Modello della comunicazione interpersonale
La parola senso può avere diversi significati:
- Fisiologico ciascuna delle funzioni per cui un organismo vivente raccoglie stimoli dall’esterno attraverso recettori e organi (es. vista, udito..)
- Psicologico condizione soggettiva connessa con il sistema emozionale (es. senso di benessere..)
- Logico pertinenza, verosimiglianza
- Dal punto di vista dei valori attività connessa con il giudicare e con i criteri di giudizio (es. senso estetico, senso critico..)
Quando il destinatario “elabora un senso” ricongiunge tutti i significati possibili; il senso non è né costante né universale. La ricerca di un senso è una necessità fisiologica per gli esseri umani abbiamo bisogno fisiologico di capire il senso del messaggio che il mittente trasmette. Spesso elaboriamo un senso in modo automatico grazie a una competenza pragmatica che abbiamo sviluppato nelle esperienze precedenti, specialmente se ciò che ci capita non è complesso; al contrario, se ciò che ci capita è complesso/nuovo/carico di emozioni, allora l’elaborazione del senso può essere impegnativa.
Scambiare informazione
Lo scambio di informazione generata dai comportamenti può continuare indipendentemente dalla quantità di energia disponibile all’inizio e teoricamente fino all’infinito; lo scambio è circolare, non lineare. Non è possibile comunicare con tutti allo stesso modo, e ognuno risponde in maniera diversa in base alla propria capacità di capire, fare previsioni e reagire. La qualità della comunicazione dipende spesso dal soggetto meno “abile” (è difficile fare una conversazione intelligente con un deficiente); il soggetto più abile può però calibrare la complessità della comunicazione. Comprendere qualcuno modo per fargli apprendere qualcosa e quindi per metterlo in grado di comprendere a sua volta.
Sulla base della comprensione si fonda la trasmissione efficace delle competenze; per fare ciò è importante che il soggetto più abile si metta nei panni del soggetto meno abile. Il feedback orienta lo scambio successivo; nella comunicazione interpersonale il feedback è istantaneo. Comunicando più volte si impara ad agire in modo tale da ricevere un feedback simile a quello che si vuole ottenere (es. se il neonato piange non lo porti a fare un giro in moto perché il suo feedback sarebbe un pianto ancora più forte). Il feedback può essere anche in un linguaggio diverso da quello del messaggio a cui ci si riferisce (es. io trasmetto un messaggio con un linguaggio analogico e ricevo un feedback con un linguaggio digitale).
Non si può non comunicare
Il comportamento non ha un opposto, non è possibile non avere un comportamento. Ogni comportamento in presenza di qualcuno ha valore di messaggio e quindi è comunicazione. Se non c’è nessuno, anche il neonato tenderà a smettere di piangere, perché se non c’è nessuno allora non ha senso piangere perché nessuno riceverà il messaggio. Non è l’individuo a scegliere di comunicare, ma è la presenza di qualcuno (e il suo feedback) ad assegnare un valore di messaggio a un comportamento. Il tipo di comportamento (es. piangere) e il modo (es. come un disperato) del comportamento costituiscono l’informazione a cui si dà un senso.
Relazione
A volte uno stesso fenomeno può essere descritto con nomi diversi da soggetti diversi (es. recupero di efficienza produttiva vs. inaccettabile attacco al diritto all’occupazione) con sensi diversi. Ognuno ha una strategia operativa diversa che è oggettivamente giusta (per il suo sostenitore). La soggettività sta nella scelta del modello usato per nominare il fenomeno (es. italiano aziendalista vs. italiano sindacalese); la scelta colloca il fenomeno in un contesto. Al contrario, altre volte uno stesso nome può essere attribuito a fenomeni diversi. I nomi sono arbitrari e soggettivi, mentre qualsiasi fenomeno, una volta nominato, coincide con il suo nome; se qualcun’altro usa un nome che rimanda a un significato diverso, allora apparirà diverso. Per mettersi d’accordo è necessario condividere un linguaggio, e ciò si verifica al livello della relazione. Tipo di relazione e tipo di linguaggio scelto hanno un’influenza reciproca se la relazione non è conflittuale, i soggetti tenderanno a collaborare per scegliere il miglior linguaggio condiviso, e viceversa.
Relazione legame che c’è tra due soggetti (è speciale, non generale). Spesso le relazioni vengono definite a partire da ciò che viene scambiato (es. commerciali, d’amicizia..), ma la relazione indica il “come” dello scambio, non il “cosa”. Ciascuna relazione ha una forma (es. poesie hanno forma metaforica). Per riconoscere noi stessi dobbiamo confrontarci noi siamo chi siamo nella nostra relazione con gli altri.
Relazioni simmetriche vs. relazioni complementari
La distinzione dipende dalla posizione assunta dai soggetti all’interno dello scambio. Relazioni simmetriche uguaglianza: il comportamento di uno tende a rispecchiare quello dell’altro. Relazioni complementari differenza: il comportamento di uno tende a completare quello dell’altro. Nelle relazioni simmetriche ci si trova sullo stesso piano. Nelle relazioni complementari c’è una posizione primaria (one-up) e una posizione secondaria (one-down), ma la differenza non implica necessariamente attività/passività, forza/debolezza.. (es. medico-paziente). Le relazioni hanno forma fluida, se invece fossero rigide e ripetitive potrebbero essere patologiche; sarebbe opportuno che una stessa relazione sia in certi momenti simmetrica e in altri complementare.
Rifiuto vs. disconferma
La maggior parte delle relazioni interpersonali hanno come obiettivo quello di avere una conferma del giudizio che ciascuno dà di sé, che è il più grande fattore singolo che garantisca la stabilità mentale (infatti non si può restare stabili remotamente per tanto tempo comunicando solo con se stessi). Quando una relazione simmetrica si deteriora, gli scambi si fondano sul rifiuto di quanto l’altro sta affermando “stai dicendo una cosa sbagliata” + “stai sbagliando”. Il rifiuto genera un litigio; il rifiuto contiene comunque un riconoscimento dell’altro come interlocutore.
Quando una relazione complementare si deteriora, gli scambi si fondano sulla disconferma (negazione dell’altro come interlocutore) “dici cose sbagliate o che non esistono” + “sei una persona sbagliata o che non esiste”. Per disconfermare qualcuno è sufficiente ignorarlo. La disconferma genera frustrazione e una resa senza combattimento, le cui conseguenze possono essere gravi (es. perdita d’identità, patologie di carattere psichiatrico..). La differenza tra rifiuto e disconferma è che il rifiuto si applica all’oggetto mentre la disconferma si applica al soggetto; a chi sbaglia si può dare la possibilità di correggersi, mentre alle persone sbagliate no. Dare disconferme è connesso con l’impenetrabilità mancanza di consapevolezza nella percezione interpersonale. È il nostro comportamento a informare l’altro di ciò che è lui per noi. È il nostro comportamento che l’altro interpreta e a cui retroagisce. È il nostro comportamento a dare una forma alla relazione.
Emozioni
Qualsiasi relazione ha una componente emozionale che influenza l’attenzione e la memoria. Le emozioni possono essere distinte per qualità (positiva vs. negativa), intensità (forte vs. debole), e capacità di dare luogo a variazioni nel comportamento (alta vs. bassa). Una volta percepite, le emozioni originano motivazione impulso urgente di adire. L’emozione è l’insieme di cambiamenti che uno stimolo ambientale provoca, la motivazione è l’orientamento del feedback. Informazione insufficiente/fraintesa emozione impropria motivazione ad un comportamento improprio. Emozione = insieme di risposte istantanee ad uno stimolo ambientale.
- Fisiologiche connesse con il nostro sistema sensoriale
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