Estratto del documento

Economia manageriale

L’impresa moderna

Federico Vason

Economia manageriale

La natura e gli obiettivi dell’impresa

Perché esistono le imprese? Qual è la loro natura e il loro obiettivo di fondo?

Una prima risposta può essere che le imprese esistono per coordinare e motivare le attività economiche delle persone. Come notava Adam Smith, le economie di scala e di apprendimento permettono di conseguire guadagni di efficienza se le persone si specializzano. Una volta specializzate, le persone diventano interdipendenti tra loro. Questo perché nelle economie moderne un individuo non produce niente che possa consumare personalmente; deve scambiare le cose che produce con i beni e i servizi desiderati prodotti da altre persone. Date queste interdipendenze, c’è bisogno di coordinare le attività svolte da persone diverse e anche motivarle.

  • Coordinare: fare in modo che tutti i compiti da svolgere vengano portati a termine senza inutili duplicazioni. Il coordinamento cerca di assicurare che i compiti vengano svolti efficientemente, dalle persone giuste, nel modo giusto, al momento e nel posto giusto. Anche i compiti devono essere quelli giusti: le attività indicate dalla strategia devono essere svolte in modo da minimizzare i costi e la strategia deve generare il maggior valore possibile.
  • Motivare: non è detto che gli individui o i gruppi siano necessariamente interessati a comportarsi in modo da realizzare una soluzione efficiente al problema del coordinamento. La maggior parte delle persone vorrebbe ricevere più di quanto merita, quindi si preclude ad altri la possibilità di ottenere benefici. Le persone vorrebbero anche evitare il più possibile di sobbarcarsi i costi delle attività economiche; anche se ciò comporta che qualcun altro debba sostenere costi maggiori. In presenza di interdipendenze, quindi, gli individui cercano di ottenere più benefici possibili e di scaricare i costi sugli altri. La questione è motivare le persone a far sì che scelgano di comportarsi in modo coordinato con gli altri.

Un modo per risolvere questi problemi che sorgono con le interdipendenze sono i mercati. I mercati lasciano che gli individui perseguano i propri interessi personali, ma ne guidano le scelte attraverso i prezzi. Quando funziona correttamente, il mercato permette di internalizzare le interdipendenze tra le persone. In presenza di mercati efficienti, ogni individuo è portato a considerare tutti i costi e tutti i benefici delle proprie azioni, a prescindere da chi riguardano, in quanto questi sono riflessi nei prezzi. Le scelte guidate dai prezzi tendono a fare in modo che i costi marginali siano uguali ai benefici marginali (condizione necessaria per l’efficienza). I prezzi nei mercati segnalano quali bisogni devono essere soddisfatti, quando, dove, come e da chi. Facendo ciò, i mercati raggiungono significativi livelli di coordinamento senza alcuna pianificazione e controllo centrale. I mercati offrono anche notevoli incentivi individuali ad innovare, investire e impegnarsi, garantiscono la libertà di scelta.

Secondo Coase, anche non in presenza di mercati concorrenziali, la negoziazione diretta tra parti interdipendenti potrebbe produrre risultati efficienti senza pianificazione e controllo centralizzato. Questo perché se tutti gli attori coinvolti potessero incontrarsi e negoziare liberamente senza costi, allora sarebbero motivati a raggiungere un accordo efficiente, dove è impossibile migliorare la condizione di un attore senza peggiorare quella degli altri.

Ma allora perché ricorriamo alle imprese come meccanismi di coordinamento e motivazione?

Secondo Arrow, a volte i mercati non funzionano: può capitare che non esistano, che non siano concorrenziali, che vi siano eccessi di domanda o di offerta. In questi casi, i comportamenti degli individui orientati al proprio interesse non tengono conto dei costi e dei benefici arrecati agli altri.

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L’impresa moderna

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Di conseguenza, non si realizzano alcuni cambiamenti potenziali nell’allocazione delle risorse da cui tutte le parti avrebbero potuto trarre vantaggio.

Si ricorre all’impresa quando questa rappresenta un modo migliore di coordinare e motivare rispetto al mercato.

1. Cause e natura dei fallimenti del mercato

Le situazioni più comuni di fallimento del mercato sono quelle in cui prevalgono il monopolio o altre forme di concorrenza imperfetta. In queste circostanze, l’offerta viene ridotta per aumentare i profitti. Ciò danneggia l’efficienza perché le perdite sostenute dai consumatori, in termini di prezzi più alti e mancato benessere, sono superiori agli extraprofitti realizzati dal monopolista.

Un altro esempio di fallimento del mercato sono i beni pubblici; ovvero quei beni che soddisfano le proprietà di non-rivalità e non-escludibilità. In presenza di beni pubblici gli accordi di mercato non funzionano: se una persona acquista un bene pubblico questo diventa automaticamente disponibile a tutti e, dunque, gli individui avranno sempre l’incentivo a fare in modo che gli altri si facciano carico dei costi, limitandosi a godere dei benefici. Se tutti, facendo queste considerazioni, decidessero di non acquistarlo, allora il bene pubblico non verrebbe più prodotto, determinando una perdita di benessere per il consumatore superiore al costo che questi avrebbe dovuto inizialmente sostenere per il suo acquisto. I beni pubblici rappresentano una forma estrema di esternalità. Vi è esternalità quando le azioni di una persona hanno conseguenze sul benessere degli altri, ma essa non ha incentivi a considerare tali effetti nel prendere le proprie decisioni. Le esternalità conducono a inefficienze. Le esternalità si presentano anche nelle attività economiche. Il teorema di Coase fu formulato per rispondere al problema delle esternalità. Coase sostenne che quando i diritti di proprietà sono ben definiti e quando è possibile farli rispettare, la negoziazione diretta tra le parti porta a risultati efficienti. Queste negoziazioni a volte non funzionano perché ci sono elevati costi per identificare le parti rilevanti, riunirle nella negoziazione, far rispettare l’accordo.

Una delle principali cause del fallimento del mercato è rappresentata dalle asimmetrie informative. L’asimmetria informativa si può verificare quando i potenziali venditori sono meglio informati degli acquirenti sulla qualità dei beni che stanno offrendo. Questo provoca delle attività che generano costi ma non creano valore: gli acquirenti spenderanno per valutare la qualità dei beni offerti e i venditori per segnalare la qualità dei loro beni. Gli scambi possono anche fallire completamente. Il risultato finale può essere che solo i beni di qualità molto bassa sono effettivamente disponibili e, dunque, vi è un fallimento dei mercati dei prodotti di alta qualità.

Una seconda forma di asimmetria informativa riguarda i vincoli alla capacità di osservare le azioni degli altri individui e, quindi, di determinare se questi rispettano gli accordi presi. Ciò conduce al problema del rischio morale. Es: il mio venditore sta contattando i clienti o sta giocando a golf?

Problemi simili sorgono quando le informazioni raccolte, sulla base delle quali agiscono gli individui, non sono osservabili da parte delle persone nei cui interessi le azioni sono state intraprese. In questi casi le parti si devono accontentare di misurare la performance in modo indiretto e impreciso, causando inefficienze. Quindi o non si raggiungono accordi su materie non verificabili, o tutte e due le parti devono trovare vantaggioso rispettare l’accordo. A questo aspetto sono legati problemi di commitment: far rispettare l’accordo è costoso. Se i contraenti non hanno un incentivo a rispettare l’accordo, i contratti ancora una volta perdono la loro efficacia. Un altro problema legato al commitment sorge quando le azioni intraprese nel rispetto dell’accordo iniziale modificano gli incentivi a continuare a rimanervi fedeli. Ciò può portare a situazioni in cui entrambe le parti sarebbero felici di poter rinegoziare. Tuttavia, il solo fatto di pensare che vi possa essere una rinegoziazione influenza gli incentivi a infrangere l’accordo originario. Inoltre, dal momento che tutti i contratti sono necessariamente incompleti, ci saranno sempre situazioni che non sono state previste dai termini del contratto originale. Ciò significa che i contratti possono essere rivisti al modificarsi delle condizioni ambientali. Impedire a priori la rinegoziazione è molto costoso.

In generale, se i contratti non sono efficaci o i mercati falliscono, non è possibile trovare un’allocazione efficiente alle risorse. Il teorema di Coase può rappresentare una soluzione quando non esistono mercati organizzati, ma le asimmetrie informative possono colpire anche le negoziazioni, impedendo di raggiungere accordi pienamente efficienti.

2. Le imprese e i mercati

Ronald Coase si chiese perché alcune attività economiche venissero realizzate attraverso le transazioni di mercato e altre attraverso i meccanismi di autorità all’interno delle imprese. La sua risposta fu che risparmiare sui costi di transazione (organizzazione, coordinamento, motivazione) determina quali meccanismi di organizzazione verranno adottati. In particolare, una transazione viene portata all’interno di un’impresa quando è più economico organizzarla in questo modo rispetto alle altre alternative. Ciò permette di capire cosa determina i confini dell’impresa e i modelli di progettazione organizzativa più efficienti.

A favore dell’efficienza vi è la constatazione che, se gli accordi non sono efficienti, allora è possibile migliorare la condizione di tutti. Se si possono identificare i potenziali miglioramenti e suddividere i conseguenti guadagni, potremmo aspettarci che questi cambiamenti vengano realmente effettuati. Quindi, se gli accordi durano nel tempo, si può presumere che siano efficienti. Il problema della selezione avversa, però, ci dice che identificare ogni singolo elemento migliorabile può essere complicato. Questo perché con l’asimmetria informativa è probabile che solo i peggiori prodotti vengano offerti e venduti, anche se sono molti gli scambi potenziali che potrebbero migliorare la condizione di tutti. Pertanto, il risultato finale può essere il migliore tra quelli raggiungibili, ma è efficiente in senso limitato.

Per quanto riguarda i costi di transazione, in un contesto di mercato essi sono rappresentati dai costi per trovare e selezionare le controparti, per determinare i prezzi e le specifiche del contratto, per negoziare e far rispettare gli accordi. Comprendono anche i costi-opportunità, i problemi legati all’informazione e al commitment. Un esempio sono gli investimenti specifici, cioè quelli destinati in modo pressoché esclusivo a una sola transazione.

Williamson afferma che in molti accordi economici è facile rimanere intrappolati (lock-in). Infatti, una volta che si è scelta la controparte e che si ha iniziato a lavorare insieme, è molto difficile cambiare partner. In queste circostanze, se i contratti sono incompleti, le parti possono avere l’esigenza di rinegoziare, il che comporta dei costi e il rischio che una delle parti agisca in modo opportunistico. Sia i costi di negoziazione sia i potenziali benefici che vengono persi nel caso in cui la trattativa si rompa e l’accordo non venga raggiunto rappresentano i costi di transazione.

Il lock-in è inevitabile se gli investimenti sono specifici. Un investimento è specifico per un particolare utilizzo, se il valore che si crea in questo modo è maggiore del valore creato in ciascun potenziale impiego alternativo. Quando gli investimenti sono specifici, è probabile che le parti dello scambio tentino di appropriarsi di parte dei rendimenti che chi ha effettuato l’investimento all’inizio si aspettava di ottenere per sé. Ciò può condurre a una serie di inefficienze.

Es: il venditore è soggetto al pericolo di essere privato dei rendimenti (quasi rendite) del suo investimento specifico (problema dell’hold up) in quanto non gli conviene uscire dalla relazione anche quando il prezzo che riceve dall’acquirente gli permette di coprire solo i costi variabili e non anche quelli sostenuti inizialmente per l’investimento. L’acquirente, quindi, può facilmente imporre una rinegoziazione a suo favore, puntando sul fatto che se il venditore non accetta le nuove condizioni, si ritroverà con un bene quasi totalmente inutile (visto che ha fatto un investimento specifico). Dunque, il venditore non può aspettarsi di appropriarsi dell’intero rendimento dell’investimento specifico realizzato. Prevedendo ciò, può essere riluttante a impiegare risorse in investimenti specifici; e quindi viene creato meno valore.

Tra le diverse soluzioni, c’è quella di portare la transazione all’interno di un’unica impresa. Pertanto, il problema di quanto i contratti possono essere effettivamente fatti rispettare crea i costi di transazione nei mercati.

Per quanto riguarda i costi di transazione legati all’organizzazione di un’attività economica all’interno di un’impresa, possono essere il costo di diffondere le informazioni attraverso i livelli gerarchici, di sovraccaricare di informazioni il vertice, ecc. Una soluzione può essere la decentralizzazione organizzativa. A tale proposito, Oliver Williamson suggerisce di replicare il funzionamento dei mercati all’interno delle imprese tutte le volte che ciò permette di aumentare l’efficienza, mentre i top manager dovrebbero fare interventi sulla struttura organizzativa in modo selettivo, cioè solo quando questi interventi permettono di raggiungere risultati migliori di quelli che si avrebbero applicando i meccanismi di mercato. Se ciò funzionasse, sarebbe efficiente avere tutto in un’unica gigante impresa. Ovviamente questo approccio è limitativo, in quanto all’interno di un’unica grande impresa integrata, è impossibile generare incentivi di uguale intensità a quelli che si hanno quando le unità sono di proprietà separate. Il problema consiste nel fatto che il proprietario controlla le misure di performance ma può essere tentato di non prenderle in considerazione, non dando la giusta retribuzione al dipendente. Questo problema indebolisce la forza degli incentivi percepita dal dipendente e può implicare che l’impresa non raggiunga i livelli di efficienza che, invece, il mercato può realizzare.

Tali difficoltà di concludere contratti efficienti possono essere superate grazie agli effetti della reputazione o anche grazie al controllo esercitato da terze parti esterne alla contrattazione. Anche il mercato azionario e il valore delle azioni possono rappresentare importanti strumenti di controllo. Infatti, gli investitori esterni sono molto motivati a controllare la performance, in quanto è in gioco il loro denaro. I prezzi delle azioni, inoltre, possono essere misure di performance oggettive, a basso costo e con una credibilità maggiore di qualsiasi sistema di misurazione della performance creato internamente.

Un’altra situazione in cui offrire forti incentivi in una grande organizzazione risulta difficile è rappresentata dalla mancata separazione tra proprietà e management. Con contratti incompleti è semplicemente impossibile dare a un dipendente gli stessi incentivi che potrebbe ricevere come proprietario.

Altri due studiosi hanno affermato che il problema non è solo offrire incentivi adeguati, ma anche offrire incentivi correttamente bilanciati. Infatti, esistono vari modi in cui le persone possono impiegare il tempo, molti dei quali potrebbero avere valore per un datore di lavoro. Tuttavia, se queste attività fossero in competizione per ottenere l’attenzione di una persona, gli incentivi offerti per le diverse attività dovrebbero essere bilanciati. In caso contrario, ci sarà un impegno sproporzionato. Inoltre, offrire forti incentivi è costoso se la persona è avversa al rischio, perché c’è un rischio aggiuntivo sulla retribuzione. Il costo aumenta all’aumentare della difficoltà di misurazione della performance. Di conseguenza, per i compiti la cui performance è difficile da misurare non dovrebbero essere previsti gli stessi incentivi di quelli che hanno una performance facilmente verificabile. Offrire forti incentivi per questi ultimi è molto costoso: infatti dal momento che la performance è difficilmente verificabile, legare la remunerazione del manager ai risultati ottenuti rende la retribuzione molto casuale, dal momento che la performance non è determinata solo dalle decisioni del manager. Il manager, quindi, dovrà essere compensato per il fatto di sostenere questo rischio: pertanto, aumenteranno i costi per il proprietario.

Offrire incentivi bilanciati è fondamentale anche per far sì che il manager persegua un duplice obiettivo: migliorare la performance del periodo corrente ed effettuare i giusti investimenti per aumentare il valore di lungo periodo. Esistono due modi per farlo.

Si potrebbe vendere l’operazione al manager, che, quindi, si fa carico delle conseguenze di lungo periodo delle sue scelte di investimento così come del miglioramento della performance corrente.

La seconda soluzione consiste nel considerare il manager come un dipendente stipendiato, fornendogli incentivi relativamente deboli per tutte e due le performance. In entrambi i casi gli incentivi sono bilanciati.

Il punto cruciale è

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federico.vason di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia manageriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Monge Filippo.
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